di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 24 aprile 2021
Giudicando il caso di un soggetto condannato per associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, il Consiglio di Stato, sentenza n. 3084/2021, ha chiarito che la riabilitazione può semmai avere effetti ai fini della domanda prima del decorso dei tre anni.
Non è necessario un provvedimento di riabilitazione per conseguire nuovamente la patente dopo una condanna per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. È infatti sufficiente il decorso del tempo. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, sez. III, con la sentenza del 14 aprile 2021, n. 3084 (Pres. Frattini, Est. Cogliani) che ha respinto il ricorso della Prefettura di Bari contro la decisione del Tar di Bari (del 25 novembre 2019) di annullamento dell'atto con il quale era stato negato il rilascio del nulla osta per l'ottenimento del nuovo documento di guida.
Per i giudici di Palazzo Spada dunque deve considerarsi illegittimo il diniego di nulla osta al rilascio della nuova patente di guida in ragione della sussistenza, a carico del richiedente, di sentenze per i reati di cui all'articolo 74, Dpr n. 309 del 9 ottobre 1990, senza che siano intervenuti provvedimenti riabilitativi, atteso che il mero decorso del tempo comporta la rilasciabilità del titolo.
Entrando nel dettaglio, la Sezione, richiamando precedenti del giudice di appello (sezione IV, 3 agosto 2015, n. 3791), ha infatti chiarito che la revoca della patente, nei casi previsti dall'articolo 120 del Codice della strada (Requisiti morali per ottenere il rilascio della patente di guida), non ha natura sanzionatoria né costituisce conseguenza accessoria della violazione di una disposizione in tema di circolazione stradale, ma rappresenta la constatazione dell'insussistenza (sopravvenuta) dei "requisiti morali" prescritti per il conseguimento di quel titolo di abilitazione.
Dunque, prosegue il ragionamento, per la possibilità di rilasciare una nuova patente di guida depongono una serie di elementi, quali: il comma 1 dell'articolo 120 del Cds àncora il divieto di conseguire la patente per la durata dei divieti, ma prevede la possibilità di conseguire "di nuovo" il titolo, salvo per "le persone a cui sia applicata per la seconda volta, con sentenza di condanna per il reato di cui al terzo periodo del comma 2 dell'articolo 222".
Il comma 2 prevede che "La revoca non può essere disposta se sono trascorsi più di tre anni dalla data di applicazione delle misure di prevenzione, o di quella del passaggio in giudicato della sentenza di condanna per i reati indicati al primo periodo del medesimo comma 1". Il comma 3 dispone che "La persona destinataria del provvedimento di revoca di cui al comma 2 non può conseguire una nuova patente di guida prima che siano trascorsi almeno tre anni".
Dal dato normativo, conclude il Cds, "si ricava che il rinnovo della patente è possibile e previsto dalla disciplina, che la valutazione negativa del requisito morale è 'a termine' per così dire, poiché dopo tre anni, l'Amministrazione non potrebbe procedere alla revoca, nel caso in cui non sia disposta prima, che l'ostatività al nuovo titolo discende da una nuova condanna". "Ne discende che l'eventuale riabilitazione può avere semmai effetti ai fini della domanda di rilascio prima del decorso dei tre anni, ma non costituisce - in base alla lettera della norma - condizione ulteriore per il rilascio una volta decorso l'arco temporale previsto".
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 aprile 2021
Uso politico della giustizia, intervista all'avvocato Gaetano Pecorella, ex presidente della Commissione giustizia alla Camera. "L'uso politico della Giustizia è un fenomeno che ha attraversato il mondo da Cicerone ad oggi. Le Commissioni d'inchiesta possono servire, ma che il Parlamento si metta a indagare sui giudici rispetto a sentenze politiche mi pare una di quelle iniziative che sfociano in niente. Perché non ha il coraggio di sottrarre al Csm la funzione disciplinare, invece di inventarsi queste commissioni?".
A parlare è Gaetano Pecorella, avvocato - difensore, tra gli altri, dell'ex premier Silvio Berlusconi - ed ex presidente della Commissione Giustizia della Camera dal 2001 al 2006. Convinto che indagare sull'uso politico della Giustizia, così come proposto da Mariastella Gelmini, prima firmataria del progetto di legge per l'istituzione di una Commissione d'inchiesta, non porti a nulla. Piuttosto, spiega al Dubbio, sarebbe necessario intervenire sul Csm, con la creazione di una Corte Suprema in grado di giudicare in maniera davvero imparziale l'operato dei magistrati. "Palamara ha scoperto l'acqua calda - sottolinea -. Ma fare i processi sui processi non è mai una buona cosa. È compito degli storici e dei giornalisti indagare su come sono andate le cose".
Professore, cosa ne pensa della proposta di una Commissione d'inchiesta sull'uso politico della magistratura?
Credo sia una di quelle iniziative destinate a sfociare nel nulla. Può essere utile, ma alla fine il risultato sarebbe una bella relazione che nessuno leggerebbe e diventerebbe occasione di scontro politico. Come andrebbe, si chiamerebbero a testimoniare i magistrati che hanno emesso sentenze politiche? Il Parlamento ha cose più serie di cui occuparsi in questo momento e non vicende come quella di Grillo o processi del passato. Un conto è Mani Pulite, che ha tagliato alle radici un intero sistema politico, un altro un singolo processo.
La proposta a prima firma Gelmini parte dal caso Palamara e dalle rivelazioni emerse con riferimento alle vicende che, nel 2013, hanno portato alla condanna di Silvio Berlusconi e alla sua decadenza da senatore per frode fiscale...
Secondo me fare i processi sui processi non è mai una buona cosa. Il processo c'è stato, andrebbe lasciato allo storico, al giornalismo, il compito di fare queste cose. Io ero difensore di Berlusconi, potrei essere ben contento che si dimostrasse che è stata studiata a tavolino la condanna a tutti i costi, però francamente, fare un processo politico sul processo politico mi sembra una classica invenzione italica. Se si vuole fare un'inchiesta la si faccia sul cattivo o buon funzionamento della Giustizia. Anche questa mi sembra una di quelle iniziative che fanno rumore al momento e poi scompaiono. Poi chi bisognerebbe sentire, oltre Palamara? Tutti quelli che hanno messo sotto processo Berlusconi? Mi pare un'iniziativa inutile, soprattutto in questo momento, in cui ci vorrebbe una grande unità delle forze politiche per tirarci fuori da questa situazione drammatica. Andare a creare momenti di frizione politica non mi pare proprio una buona idea, in generale.
Ma dato quanto emerso con il caso Palamara non sarebbe il caso di fare un approfondimento?
Palamara ha scoperto l'acqua calda. Le cose che scrive in alcuni casi sono elementi specifici, ma il sistema noi avvocati lo abbiamo denunciato da tempo. Gli intrighi tra magistratura e politica sono cose note. Quando mai si può pensare che le correnti non siano collegate ai partiti se addirittura hanno una collocazione politica? Ora, in un libro, ci sono cose che abbiamo conosciuto o immaginato o in qualche modo già saputo. Per un avvocato, che la scelta della dirigenza di uffici importanti è in mano alla politica è una cosa pacifica. La magistratura non vuole essere separata tra inquirenti e giudicanti mica per un fatto tecnico, ma perché vuole essere un corpo politico, una forza che va dalla Cassazione fino all'ultimo giudice singolo. Scoprire oggi, grazie a Palamara, l'uso politico della Giustizia mi pare una sciocchezza. Ogni processo che tocca l'area politica diventa un processo politico o viene creato apposta per colpire quell'area politica. I politici se ne sono accorti oggi e vorrebbero interrogare chi, i magistrati? Si può pensare che vengano ad ammettere responsabilità simili? Palamara lo ha fatto perché è stato buttato fuori. È la sua vendetta, ma certamente tutti quelli che sono in magistratura non diranno mai nulla, tranne casi sporadici. Ma se uno che ha fatto Mani Pulite diventa senatore del Pd, se un magistrato diventa presidente del Senato o presidente di una casa editrice, questo non ci dice niente?
Per fare luce su questo uso politico della Giustizia quale dovrebbe essere il metodo?
Ha funzionato bene il metodo Palamara, ovvero il lavoro di un bravo giornalista d'inchiesta. Ma non credo che i politici che sono stati l'oggetto di questa politicizzazione della magistratura possano indagare. Mi pare che siamo un po' al grottesco. Probabilmente ci sono altri sistemi. Se si vuole fare un po' di polverone questa commissione d'inchiesta si può anche fare, ma che la politica messa sotto processo dai giudici metta sotto processo i giudici mi sembra una cosa da commedia all'italiana.
Pd e M5S hanno contestato il fatto che esiste già il Csm per "indagare" sul comportamento della magistratura. Hanno ragione?
È un'obiezione senza alcun fondamento. E lo sappiamo prima di tutto dal fatto che anche i componenti del Csm sono stati coinvolti nella vicenda Palamara, in secondo luogo perché sappiamo che la grandissima parte degli esposti contro i magistrati vengono tendenzialmente archiviati. Ma soprattutto sappiamo che la giustizia domestica è fatta in modo da proteggere e non da punire. C'era una mia proposta di legge costituzionale, che era anche l'idea di Violante, di fare la Corte Suprema di Giustizia, composta per un terzo da magistrati, un terzo da professori universitari, un terzo da avvocati, con una funzione disciplinare distinta dal Csm. Il Csm non può essere un organo disciplinare: finché ci sarà la commistione tra chi deve punire e chi fa le nomine non potrà giudicare, perché una cosa condizionerà l'altra. E poi chi mai emetterebbe una sentenza che domani potrebbe essere applicata a sé stesso? Ci sarà sempre una mano molto leggera.
Durante questo dibattito, era stata proposta anche una commissione "mista". Potrebbe essere una soluzione?
Tutte le commissioni d'inchiesta hanno al loro interno consulenti esterni. Si può fare, ma alla fine chi decide che cosa mettere nelle relazioni è sempre il Parlamento. Non può essere la componente esterna. Il Parlamento lo sa benissimo che il Csm funziona a modo suo e che deve fare un organo con una maggioranza esterna alla magistratura e basterebbe questo. Quello sì che potrebbe fare le inchieste. Un organo costituzionale, con tutte le garanzie. Ma non un organo nominato dal Parlamento.
Quindi ciò che serve è la riforma del Csm...
La riforma da fare è togliere al Csm la sezione disciplinare, da affidare ad un altro organo. Modificare le forme elettorali, perché finché le correnti domineranno il Csm lo stesso sarà un organo politico. Sono contrario all'estrazione a sorte, perché non si estrae a sorte l'intelligenza o la preparazione, ma oggi il Csm non è espressione della magistratura, ma delle sue correnti politiche e quindi è un organo politico. E come tutti gli organi politici non è imparziale, ma segue le esigenze politiche. Perché il Parlamento non ha il coraggio di sottrarre al Csm la funzione disciplinare, invece di inventarsi queste commissioni? Faccia una riforma costituzionale, istituendo una Corte Suprema, con il compito di giudicare magistrati e avvocati.
reggiosera.it, 24 aprile 2021
L'Ausl: sezioni in quarantena per presenza costante di nuovi casi. Il Covid non smette di imperversare nel carcere di Reggio Emilia. I detenuti positivi sono ad oggi oltre 150 e 10 sono stati ricoverati in ospedale. L'aggiornamento della situazione arriva dal direttore generale Cristina Marchesi che spiega: "Da parte della sanità pubblica, così come delle istituzioni penitenziarie, c'è grande attenzione su questo focolaio. Ma per uscirne il processo sarà abbastanza lungo". Questo perché', viene spiegato, "abbiamo diverse sezioni in quarantena e ogni volta che effettuiamo i tamponi di fine isolamento registriamo nuovi casi positivi. Quindi non possiamo 'liberare' le sezioni".
borderline24.com, 24 aprile 2021
Un ricorso al Tar Puglia contro il silenzio del Ministero della Giustizia di fronte alla richiesta di garantire il distanziamento nel carcere di Bari. È quanto depositato dagli avvocati Alessio Carlucci e Luigi Paccione, con il sostegno dell'associazione "Nessuno tocchi Caino".
I legali, in particolare, nell'aprile 2020, durante il lockdown per la prima ondata dell'emergenza Covid, aprirono una class action procedimentale invitando il Ministero della Giustizia ad "adottare ogni misura atta a garantire all'interno della sovraffollata casa circondariale di Bari il rispetto della normativa sul distanziamento interpersonale sul divieto di assembramento".
All'epoca dell'istanza, va specificato, il carcere di Bari, a fronte di una capienza di 299 persone, accoglieva 434 detenuti. Secondo i due avvocati però, gli spazi detentivi nel carcere di Bari non consentono alle persone ristrette, stante il detto sovraffollamento, di rispettare il distanziamento e "detta oggettiva impossibilità si traduce nell'aggravamento dei rischi per la salute dei detenuti e del personale penitenziario".
"A distanza di un anno - spiegano - nella permanenza dell'obbligo normativo e a fronte del silenzio del Ministero, gli scriventi hanno depositato un ricorso dinanzi al Tar Puglia per far dichiarare l'illegittimità del silenzio inadempimento ministeriale. Problematiche analoghe sono state evidenziate anche da altre associazioni che si occupano di garantire i diritti dei detenuti.
di Chiara Carlino
cronachedellacampania.it, 24 aprile 2021
Si è riunito l'Osservatorio Regionale per la Sanità Penitenziaria, a cui hanno partecipato direttori delle carceri Campane, i responsabili sanitari degli istituti penitenziari, del Provveditorato Campano dell'Amministrazione Penitenziaria, del Dipartimento Giustizia Minorile e il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania Samuele Ciambriello. La riunione ha fatto il punto della campagna vaccinale negli istituti penitenziari della Campania.
"Attualmente sono stati vaccinati 2049 persone, tra agenti di polizia penitenziaria, personale amministrativo, operatori penitenziari e volontari che entrano nelle carceri su un totale di 4274 che ne hanno fatto richiesta, quindi il 47,94 % delle persone. Le quattro carceri Casertane hanno la piu' alta percentuale di questo personale vaccinato, in primis Santa Maria Capua Vetere con 342 persone, il primo tra gli istituti in Campania, pari al 66,93% dei richiedenti", spiega il Garante Campano dei detenuti Samuele Ciambriello parlando di una partenza a macchia di leopardo.
"Ho chiesto durante la riunione di far partire negli istituti penitenziari i punti vaccinali anche attraverso un'equipe di vaccinatori per consentire la vaccinazione dei detenuti, partendo dagli ultra 80, 70 e 60enni e dai soggetti fragili. Ad oggi tale campagna di vaccinazione per i detenuti è partita solo nel carcere di Poggioreale con 21 vaccinati, Secondigliano con 23 vaccinati e le carceri di Salerno, Vallo della Lucania ed Eboli con un totale di 101 vaccinati.
Faccio appello ai responsabili sanitari delle Asl affinché' nelle prossime giornate possano destinare risorse e vaccini agli istituti penitenziari per far partire tale campagna di vaccinazione in tutte le 15 carceri della Campania dove attualmente sono ristrette 6458 persone, di cui 319 donne e 862 stranieri", aggiunge Ciambriello.
primaillevante.it, 24 aprile 2021
Il capogruppo di Linea Condivisa in visita al carcere di Marassi. In settimana il capogruppo di Linea condivisa Gianni Pastorino, accompagnato dall'avvocata Alessandra Ballerini (osservatrice di Antigone), si è recato in visita al carcere genovese di Marassi. "È la mia seconda visita in questa legislatura, la prima è stata nel 20 novembre 2020 - dichiara il consigliere regionale Gianni Pastorino - e la ritenevo necessaria, vista anche l'emergenza sanitaria in atto che, in un perimetro come quello carcerario, rappresenta un problema enorme".
Il problema principale resta il sovraffollamento - La nuova direttrice ha fornito al consigliere Pastorino i dati relativi alla casa circondariale di Marassi: sono circa 624 i detenuti, in calo rispetto al 20 novembre scorso di circa 50 unità, ma sempre in sovrannumero rispetto alla capienza standard che è di circa 550 persone; sono circa 275 gli agenti di polizia penitenziaria, a fronte di una dotazione organica di circa 365. "Certamente questo, del sovraffollamento, rimane un grande problema perché, a fronte di una capienza di 500/550 detenuti, ne abbiamo per lo meno tra i 70-90 in più e, inoltre, molte stanze con sei detenuti nello stesso spazio", rimarca Pastorino. "Abbiamo posto alla dirigenza del carcere soprattutto il problema, sollevato da associazioni e detenuti, dei prezzi del sopravvitto e del necessario controllo da esercitare su questo servizio, portato avanti dall'azienda Landucci - prosegue il capogruppo Pastorino -. In precedenza ci era infatti stato segnalato un aumento dei prezzi che non trovava giustificazione, a tal proposito la dirigenza di Marassi ha assicurato il massimo controllo e il rigore sul prezziario che viene proposto dall'azienda".
La visita ha toccato anche la sezione per patologie psichiatriche - Il consigliere Pastorino e l'avvocata Ballerini sono stati accompagnati dal vicecomandante e dall'ispettrice, oltre che dagli agenti penitenziari preposti, attraverso un sopralluogo in sezione prima, mentre per motivi di sicurezza non è stato possibile fare altrettanto in sezione seconda. La visita è proseguita poi nella sezione sesta, nel centro clinico e in altri settori del carcere, comprese le stanze destinate all'osservazione di persone detenute con patologie psichiatriche, attualmente vuote da circa 15 giorni. "Ribadiamo un giudizio positivo sulla gestione dell'emergenza sanitaria, sull'andamento delle vaccinazioni e sul fatto che a detta della dirigenza non vi siano in questo momento casi positivi, inoltre quelli che si sono verificati sono stati gestiti in maniera tempestiva", aggiunge Pastorino.
Sul fronte vaccini sono state vaccinate circa 230 persone tra la popolazione detenuta, solo negli ultimi due giorni sono stati 20 i detenuti che hanno ricevuto la dose del vaccino anti-covid. Sono più o meno 220 invece gli agenti di polizia penitenziaria vaccinati e oltre 90 le persone che collaborano con l'attività carceraria. Tutti sono stati vaccinati con la prima dose di AstraZeneca.
"Manca un garante per queste persone" - "Questa visita rinsalda in me l'ulteriore necessità di nominare il garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, - aggiunge il capogruppo di Linea condivisa Gianni Pastorino - figura che manca in Liguria e che svolge un ruolo di mediazione tra chi vive dentro il perimetro carcerario (persone detenute, agenti e operatori penitenziari) e le istituzioni, cercando di prevenire e di risolvere conflitti che dentro una realtà così complessa rischiano di essere alquanto negativi".
Il consigliere Pastorino si riferisce a una figura che deve avere la capacità di partire da un'analisi delle condizioni delle carceri in Liguria, sia dal punto di vista delle strutture che da quello delle condizioni di vita delle persone detenute e degli operatori penitenziari. "Una figura indipendente e competente a mio giudizio importante, che deve guardare a tutto tondo alla realtà carceraria, senza rischiare mai di subire pressioni o condizionamenti di sorta", spiega il consigliere. "Proprio per questo è necessario che anche la classe politica ligure invii da una parte segnali di attenzione alle realtà carcerarie e ai disagi di chi vive dentro, persone detenute e operatori penitenziari, riuscendo però, dall'altra, a mantenere un netto distacco da pressioni strumentali di gruppi organizzati, magari sottoposti a regimi penitenziari particolari (vedi 41-bis o altre realtà)", chiosa Pastorino.
comune.fi.it, 24 aprile 2021
"Verso il 25 aprile in Santo Spirito, Rifondazione organizza un'iniziativa sul superamento delle logiche repressive, a partire da una riflessione sugli istituti penitenziari, insieme al consigliere comunale Dmitrij Palagi e l'Associazione Progetto Firenze".
La Firenze Antifascista ha organizzato il tradizionale 25 aprile in piazza Santo Spirito tenendo conto dell'emergenza pandemica in cui siamo immersi. Si eviteranno quindi situazioni di assembramento, si rispetterà il distanziamento e ci si concentrerà sugli interventi politici, rispettando tutte le disposizioni previste per evitare il diffondersi di Sars-CoV-2.
Il nostro gruppo consiliare sarà ovviamente presente e il consigliere comunale Dmitrij Palagi parteciperà all'iniziativa "verso la Liberazione" organizzata dal Partito della Rifondazione Comunista, dove è stata invitata anche l'Associazione Progetto Firenze.
Si partirà dall'impegno di questi mesi sul tema degli istituti penitenziari, per discutere dei meccanismi di repressione dentro e fuori il carcere, contestando un modello di società dove il controllo si fa sempre più ossessivo e invadente, come dimostra la gara a chi vuole più telecamere sul territorio, tra Partito Democratico e destre. L'iniziativa sarà oggi - alle 18.00 - e si potrà seguire in modalità telematica, su YouTube (https://youtu.be/59w8NOQSp8s) o su Facebook (
Oltre a Dmitrij Palagi e Massimo Lensi (Associazione Progetto Firenze) saranno presenti Italo Di Sabato (Osservatorio Repressione), Bruno Mellano (garante delle persone private della libertà della Regione Piemonte) ed Eleonora Forenza (già eurodeputata e della direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista).
di Fiorella D'Auria
diritto.news, 24 aprile 2021
La Camera Penale di Bologna "Franco Bricola", unitamente al proprio Osservatorio Carcere, esprime grande preoccupazione per la situazione di allarmante sovraffollamento della popolazione detenuta all'interno della Casa Circondariale.
È stato diffuso un comunicato del Consiglio Direttivo e dell'Osservatorio Diritti umani, Carcere e altri luoghi di privazione della libertà, in cui si legge: "La Camera Penale di Bologna 'Franco Bricola', unitamente al proprio Osservatorio Carcere, esprime grande preoccupazione per la situazione di allarmante sovraffollamento della popolazione detenuta all'interno della Casa Circondariale di Bologna. Attualmente le presenze si attestano sulle 750 unità, a fronte di una capienza regolamentare di 500″.
Secondo la nota, ripresa dal sito bolognatoday.it, lo stato di emergenza dovuto alla pandemia in atto, imporrebbe l'adozione di misure deflattive, allo scopo di ridurre il rischio di contagio all'interno del carcere, che rappresenta, per ovvie ragioni, una realtà in cui è complicato mantenere adeguati parametri di distanziamento.
La nota così prosegue: "Se è vero che l'emergenza sanitaria costituisce solo la punta dell'iceberg del problema di grave sovraffollamento, che caratterizza ormai da troppo tempo l'Istituto di pena bolognese, è altrettanto evidente che si deve porre rimedio a tale gravissima situazione anche attraverso un uso corretto delle misure sostitutive al carcere, sia nella fase della cognizione che dell'esecuzione della pena".
E oltre a ciò: "Sono difatti ancora troppi i detenuti in attesa di giudizio, per i quali l'applicazione della misura cautelare in carcere, prevista dal legislatore quale extrema ratio, è spesso inflitta in maniera spasmodica dal Giudice della Cognizione, talvolta anche in spregio delle eventuali condizioni soggettive che possono essere valorizzate per l'applicazione di una misura diversa dal carcere. Parimenti, le misure alternative alla detenzione meriterebbero una più ampia applicazione, in ottemperanza alla finalità rieducativa della pena prevista dall'art. 27 della Costituzione".
di Emiliano Squillante
Il Manifesto, 24 aprile 2021
L'annuncio dal carcere dell'oppositore russo dopo le manifestazioni di mercoledì scorso, a cui sono seguiti centinaia di arresti. Mosca alla comunità internazionale: "Concentratevi sui vostri problemi". L'oppositore russo Aleksej Navalnyj ha annunciato la fine dello sciopero della fame, iniziato il 31 marzo scorso per protestare contro le condizioni della sua detenzione a seguito dell'arresto nel quadro del caso Yves-Rocher. L'annuncio arriva dopo le manifestazioni di mercoledì scorso, durante le quali, secondo Navalnyj, è stato "ottenuto abbastanza da revocare lo sciopero".
Le condizioni dell'attivista erano andate peggiorando negli ultimi giorni, tanto da richiedere un trasferimento in una struttura civile nella regione di Vladimir - dove sta scontando la sua detenzione - per accertamenti: una situazione che ha spinto giovedì anche i suoi medici personali a esprimersi contro un ulteriore digiuno che a loro dire avrebbe potuto causarne la morte.
Dopo aver esaminato i referti delle analisi svolte in ospedale, lo staff ha richiesto il trasferimento in una struttura a Mosca, per consentirgli di ricevere un trattamento adeguato alle sue attuali condizioni. Lo stop allo sciopero della fame arriva a seguito delle manifestazioni di mercoledì che secondo i dati di organizzazioni come Ovd-Info hanno portato a un totale di 1.631 arresti in tutta la Russia. Le proteste sono state particolarmente intense a San Pietroburgo, in cui si contano 743 fermi, mentre sono solo 26 quelli registrati a Mosca.
Sempre divergenti, invece, i numeri forniti dalle autorità e dallo staff di Navalnyj sulla partecipazione alle manifestazioni: mentre il ministero dell'Interno parla di 6mila persone a Mosca e 4.500 a San Pietroburgo, lo staff dell'attivista riferisce rispettivamente di 10-15 mila e 6-8 mila. Numeri che, anche considerando le grandi manifestazioni in città come Ekaterinburg, Novosibirsk e Omsk, appaiono ridotti rispetto allo scorso gennaio, complice anche il discorso alla nazione di Vladimir Putin mercoledì scorso.
Nel frattempo, con la possibilità di nuove manifestazioni nel fine settimana, dalla comunità internazionale proseguono le richieste per il rilascio dell'oppositore, a cui le autorità di Mosca hanno risposto in maniera secca. La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha invitato i "paesi occidentali" a "concentrarsi sui loro problemi": "Molti associano le sue condizioni a un avvelenamento da armi chimiche: se siete così preoccupati fornite tutto il materiale su ciò che gli è successo, cosa che non è stata ancora fatta".
Il Riformista, 24 aprile 2021
Affetto da una grave forma di artrite reumatoide che lo immobilizza da anni, il prossimo 27 aprile alle ore 12, presso la Procura di Arezzo, Walter De Benedetto affronterà la udienza decisiva del processo che lo vede imputato per coltivazione di sostanza stupefacente in concorso. Il paziente, indagato per aver coltivato cannabis, si era trovato a lungo senza terapia - nonostante la regolare prescrizione - a causa delle carenze del Sistema Sanitario.
Rinviato a giudizio lo scorso 23 febbraio, in quell'occasione era stato incardinato il rito abbreviato, condizionato alla produzione documentale, come aveva spiegato l'avvocato Claudio Milgio che, insieme al collega Lorenzo Simonetti, segue il caso. "Non è un problema solo di Walter. La filiera degli attori che compaiono in questo caso è molto più ampia del semplice rapporto imputato/tribunale: dal momento in cui la farmacia ospedaliera non procura al paziente la medicina per la quale ha una regolare prescrizione, lasciandolo di fatto senza terapia, il paziente è lasciato solo dallo Stato" aveva dichiarato il legale Simonetti.
A febbraio, uscendo dall'aula dove era arrivato in ambulanza, De Benedetto aveva dichiarato: "Mi assumo la mia responsabilità, questa è una battaglia in cui non ci sono solo io, credo nella giustizia e nella legge, mi sento a posto con la mia coscienza".
Sono numerosi infatti i pazienti che, trovandosi in condizioni analoghe, hanno deciso di raccontare la propria storia attraverso la campagna Meglio Legale. È il caso di Alfredo Ossino, Maresciallo Capo della Guardia di Finanza, in congedo a causa di un deficit-funzionale della colonna vertebrale. Oppure la quarantenne Stefania Lavore affetta dalla malattia di Parkinson di origine genetica. E ancora, Mara Ribera, che denuncia come "il dolore non può essere parte integrante della vita delle persone, soprattutto laddove si è riscontrato che l'utilizzo di cannabis terapeutica riesce a garantire una vita migliore".
E poi il trentenne Carlo Monaco, affetto da anoressia nervosa, e Paolo Malvani che soffre di dolore neuropatico causato da un incidente stradale, e Rosario D'Errico la cui decisione di procedere con la coltivazione domestica, data l'assenza di terapia, l'ha portato ad avere problemi con la giustizia e un processo penale con conseguente perdita del lavoro. Donato Farina, trentunenne di Padova, ha dovuto supplire con gli antidolorifici le lungaggini della prescrizione medica; fino alla storia di una bambina di dodici anni che solo grazie alla cannabis terapeutica riesce a controllare gli spasmi epilettici causati dalla sua rarissima patologia.
In Italia la cannabis terapeutica è legale dal 2007 ma, a causa dello scarso quantitativo prodotto dallo Stato, la distribuzione è spesso assente. Per quanto la legge preveda che il medico possa prescrivere questa terapia a carico del Servizio Sanitario Nazionale, molto spesso il farmaco non si trova in farmacia, portando chi ne fa uso all'assenza di terapia. Inoltre, lo stigma creato intorno alla pianta rende difficile anche il processo di prescrizione. Due fenomeni, questi, che legati alla scarsa informazione in merito rendono molto complesso l'approvvigionamento della terapia.
"Era il 28 aprile del 2007 quando con il Decreto Turco si riconobbe in Italia l'efficacia terapeutica del THC riconoscendo la cannabis terapeutica come adiuvante nella terapia del dolore. Quattordici anni dopo, il prossimo 27 aprile, Walter comparirà davanti a un giudice rischiando fino a sei anni di carcere per aver coltivato la sua medicina.
Noi di Meglio Legale naturalmente saremo ad Arezzo per supportarlo." - ha detto Antonella Soldo, coordinatrice della campagna - "Il suo caso è tra i più conosciuti, ma non è l'unico: migliaia di pazienti si sono scontrati con l'impossibilità di avere diritto alle cure con questa terapia. Meglio Legale ogni giorno riceve messaggi con storie simili alla sua e richieste di supporto. Storie alle quali il Parlamento dovrebbe rispondere con urgenza".
Lo scorso ottobre De Benedetto si era rivolto al Presidente della Repubblica chiedendo che fosse rispettato il diritto alle cure previsto dalla Costituzione: l'appello, supportato da Meglio Legale insieme all'Associazione Luca Coscioni, ha raccolto oltre 20.000 firme depositate presso il Quirinale lo scorso 16 aprile.










