di Davide Varì
Il Riformista, 19 aprile 2021
Si apre lo scontro Pd-FdI. La senatrice dem Rossomando: "È più forte di loro, provare a cambiare le tutele costituzionali sembra un chiodo fisso della destra".
"Fratelli d'Italia rivolge un appello a tutte le forze politiche: difendiamo insieme la legittimità dell'ergastolo ostativo, una norma sacrosanta e fondamentale per combattere la criminalità organizzata. Siamo già al lavoro per presentare una proposta di legge, senza escludere la possibilità di una modifica costituzionale, per mantenere intatto uno dei pilastri della normativa antimafia, da sempre combattuto e osteggiato dai boss. Il Parlamento deve parlare con una voce sola e condurre unito questa battaglia di legalità e civiltà". A lanciare l'appello è la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato "illegittimo" l'ergastolo ostativo e ha dato dato tempo un anno al Parlamento per legiferare.
di Sergio Segio
vita.it, 19 aprile 2021
La pena perpetua è questione che divide opinione pubblica, partiti, Parlamento, "addetti ai lavori". Lo riconfermano i commenti alla sentenza della Corte costituzionale sull'ergastolo cosiddetto ostativo, ma è storia di sempre. Il referendum abrogativo del 1981, promosso dal Partito Radicale, ottenne il 22,63% dei consensi.
di Riccardo Mazzoni
Il Tempo, 19 aprile 2021
La Corte Costituzionale ha definito l'ergastolo ostativo "incompatibile" con i principi di uguaglianza e di funzione rieducativa dettati dagli articoli 3 e 27 della Costituzione, oltre che con il divieto di pene degradanti sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani: un pronunciamento che boccia in modo inequivocabile la disciplina che preclude in modo assoluto, per chi è condannato all'ergastolo per delitti di mafia e non abbia collaborato con la giustizia, la facoltà di accedere al beneficio della liberazione condizionale, anche quando il suo ravvedimento risulti sicuro.
rumorscena.com, 19 aprile 2021
Si apre il sipario su Ora d'Arte/eventi culturali per il carcere, il nuovo progetto del Teatro Tragodia di Mogoro e del Teatro d'Inverno di Alghero, con la partecipazione dell'Orchestra da Camera della Sardegna e in collaborazione con Il Miglio Verde OdV. Una rassegna "virtuale" che supera le barriere fisiche e simboliche, per portare il teatro e la musica oltre le sbarre: in cartellone sulla piattaforma Teams due commedie, Just Forever (semplicemente per sempre) di Virginia Garau (sua anche la regia) e Fashion Victims di Giovanni Follesa, e un concerto, con un programma ecclettico che spazia fra Settecento e Novecento.
La cultura viaggia in rete tra la Sardegna e la Penisola - tra la Casa di Reclusione Giuseppe Tomasiello di Alghero e la Casa Circondariale San Lazzaro di Piacenza, la Casa Circondariale Ettore Scalas di Uta (Cagliari), la Casa Circondariale di Monza, la Casa di Reclusione di Asti e la Casa Circondariale Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere.
Inaugurata lo scorso marzo, l'Ora d'Arte prosegue - a partire da mercoledì 21 aprile - con 13 appuntamenti fino all'8 giugno con un trittico fra prosa e musica in ciascun Istituto di Pena: "L'idea di proseguire l'attività in carcere in questi tempi di pandemia, quando l'isolamento è diventato ancora più duro a causa delle restrizioni imposte dall'emergenza sanitaria ha suscitato interesse e adesioni oltre le nostre aspettative" spiega Giuseppe Onnis del Teatro Tragodia.
"Il teatro rappresenta uno spazio di libertà, la possibilità di far viaggiare la mente e immedesimarsi nei personaggi, vivere altre vite: l'Ora d'Arte è per noi l'occasione di poter ritornare in scena sia pure "a distanza", ma speriamo di poter offrire anche al pubblico un momento di svago, una temporanea "fuga" dalla routine tra spunti di riflessione e divertimento" sottolinea Giuseppe Ligios del Teatro d'Inverno. Per la psicologa Rosella Floris de Il Miglio Verde OdV, che da diversi anni opera all'interno delle carceri: "La cultura e l'arte sono necessarie come l'aria: questo progetto rompe la monotonia della vita carceraria e porta un messaggio di speranza, uno spiraglio di luce".
Just Forever del Teatro Tragodia, originale commedia musicale in scena (d)a La Fabbrica delle Gazzose di Mogoro disegna un sapido affresco del Belpaese dagli Anni Quaranta ad oggi le chiacchere e i litigi di un "gineceo impazzito" di madri, nonne, zie e amiche della sposa impegnate nei preparativi per un matrimonio: nel cast Nigeria Floris, Daniela Melis, Caterina Peddis e Carmen Porcu, con Siparietti Finali a cura di Marco Nateri e musiche originali di Paolo Congia. Fashion Victims, trasposizione teatrale dell'omonimo "pamphlet" di Giovanni Follesa e Fabrizio Demaria, con la regia di Sonia Borsato, in diretta dal Teatro Civico di Alghero, racconta il tempo del lockdown attraverso i monologhi di quattro personaggi, interpretati da Giuseppe Ligios, dal "dandy" Foffo a Samantah, parrucchiera dei vips, da Monica, un'impiegata ligia alle regole a Gabriele, che ha scelto l'isolamento per sfuggire al contagio. Infine - in diretta dal Teatro di Sanluri - il concerto dell'Orchestra da Camera della Sardegna diretta da Simone Pittau, sulle note della Serenata per Archi in mi minore op.20 di Edward Elgar e del Divertimento per Archi in Re maggiore KV136 di Wolfgang Amadeus Mozart, accanto alla Sinfonia per Archi n.10 di Felix Mendelssohn-Bartholdy e alla celebre Simple Symphony di Benjamin Britten.
ilmetropolitano.it, 19 aprile 2021
In Comune si è tenuta la riunione della Commissione Pace, diritti umani, immigrazione e diritti internazionali. Udita nuovamente la Garante dei detenuti. L'avvocato Russo ha introdotto il suo intervento ringraziando tutta la commissione, la Presidente Lucia Nucera, l'Assessore Mariangela Cama presente in quell'occasione, ed i consiglieri di maggioranza e minoranza che con grande sensibilità complessiva stanno interagendo per la realizzazione di politiche sociali all'altezza delle esigenze della cittadinanza.
Ha poi rinsaldato il concetto di quanto oggi più che mai sia necessario ed inderogabile avviare percorsi di formazione professionalizzante. Ce lo dice l'Europa, ce lo chiede l'impianto normativo, ma soprattutto è un'esigenza di chi vuole riscattare la propria vita da un reato commesso. Servono percorsi di reinserimento sociale e lavorativo contemperati alle reali esigenze dei detenuti. Nulla deve essere lasciato al caso.
Ulteriore aspetto di non minore rilevanza è stato il tema della giustizia riparativa che ha una radice antichissima. Cita Zagrebelsky: "diciamo che il crimine determina una frattura nelle relazioni sociali. In una società che prenda le distanze dall'idea del capro espiatorio, non dovrebbe il diritto mirare a riparare quella frattura?
Da tempo si discute di giustizia riparativa, restaurativa, riconciliativa. Studi sono in corso, promossi anche da raccomandazioni internazionali". La giustizia penale riparativa - come la intendiamo oggi - è strettamente legata a quest'ultima modalità, ovvero all'esigenza di sanare l'offesa attraverso azioni "utili" alla vittima, sia essa una persona fisica, una collettività più o meno estesa di persone o la comunità in senso lato. Si tratta, dice la Garante, di una prospettiva nuova che potrebbe modificare le coordinate con le quali concepiamo il crimine e il criminale: da fatto solitario a fatto sociale; da individuo rigettato dalla società a individuo che ne fa pur sempre parte, pur rappresentandone il lato d'un rapporto patologico. Qualcosa si muove, nella giustizia minorile, nei reati punibili a querela. Ma molto c'è da fare.
Ed è da questo pensiero che l'attenzione della Garante si indirizza verso quel brillante progetto denominato Mandela's Office, siglato con apposito protocollo nel 2018. Proprio ieri comunica l'Avv. Russo, dall' Ufficio che oggi rappresento è stata inviata una pec a tutte le Istituzioni coinvolte perché il Mandela's non può e non deve subire più nessuna battuta d'arresto. Non si guardi al passato, si pensi all'oggi, alle responsabilità di ciascuno di noi ed è questa la linea definita con il Sindaco Falcomatà.
In questo contesto, oggi esasperato ancor di più dalla situazione pandemica e da una povertà sociale allarmante, i fenomeni di criminalità e la commissione di reati soprattutto tra i giovani, ci impongono di intervenire e rendere funzionale il Mandela's Office. Ne ha parlato con il suo predecessore la Garante la quale afferma: "con il Garante regionale dei detenuti, l'avv. Siviglia, c'è assoluta sinergia istituzionale e grande rispetto professionale. Stiamo affrontando assieme molte annose vicende che riguardano il sistema penitenziario e le battaglie se condivise hanno un valore diverso, soprattutto quando si ottengono risultati per la tutela dei detenuti troppo spesso ritenuti soggetti invisibili".
Con questo pensiero ci batteremo tutti per riprendere lì dove si è incagliata la nave. Non guardando la pagliuzza del passato nell'occhio altrui, ma lavorando ad un coerente qui ed ora. Abbiamo tutti la responsabilità del presente e della costruzione di un mondo migliore per le generazioni future. Da questo modo di pensarsi, dalle responsabilità individuali in capo a ciascuno di noi, la Garante auspica in tempi brevi una ripresa delle attività.
di Selene Pascasi
Il Sole 24 Ore, 19 aprile 2021
Due episodi di molestie, anche concentrati in un arco di tempo breve. O uno scambio di sms minacciosi, per quanto non seguito da un incontro fisico. Si tratta di fatti che, se spaventano la vittima o la costringono a cambiare abitudini, possono integrare il reato di stalking.
È quanto emerge dall'analisi delle recenti pronunce dei giudici. Il reato di stalking, previsto dall'articolo 612-bis del Codice penale, punisce (con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi) chi, con condotte reiterate, minacci o molesti una persona in modo da causare un continuo e grave stato di ansia o paura o un fondato timore per l'incolumità propria o dei suoi cari, tanto da farle cambiare routine.
Pena più alta se si bersaglia il coniuge, anche separato o divorziato, una persona con cui si è osi è stati legati sentimentalmente, minori, donne incinte, disabili o se si usino mezzi informatici, telematici, oppure armi o travisamenti.
A segnare i confini del reato di stalking è la giurisprudenza. Il punto chiave è la prova di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma. Quando ricorre il reato Scattalo stalking per chi consapevolmente minacci di morte la donna con cui aveva interrotto i rapporti inviandole sms quotidiani e lasciandole scritte murali offensive vicino al Sert frequentato (Corte d'appello di Ancona 642/2020).
Anche l'ingiuria, una delle forme più frequenti di molestia, può sfociare nello stalking se posta in essere in pubblico o alla presenza di più persone essendo in quelle circostanze idonea a incidere "dolorosamente e fastidiosamente" sulla condizione psichica della vittima (Cassazione 1172/2021). Per la singola offesa come fatto isolato - non inserito in un più ampio contesto di voluta aggressione alla sfera psichica e morale della vittima - si incorre in sanzioni civili. Ma per inchiodare lo stalker può essere sufficiente provare di aver subìto due episodi di minacce, molestie o lesioni idonei a indurre il mutamento di consuetudini.
E ciò anche per atti che si siano svolti in un breve lasso di tempo e persino nell'arco della stessa mattinata e nello stesso luogo (Cassazione 6207/2021): non è essenziale che le persecuzioni si snodino in una prolungata sequenza temporale. Lo stalking può essere integrato anche dall'invio di alcuni messaggi minacciosi e da un'unica telefonata proveniente dall'utenza dell'imputato e rimasta senza risposta, nonostante non sia mai avvenuto un incontro fisico con la vittima, se quest'ultima dimostra di essere stata costretta a cambiare abitudini (Cassazione 61/2019).
Quando non c'è stalking Si configura invece il reato di minaccia (articolo 660 del Codice penale), meno grave di quello di stalking, se si infastidisce qualcuno male dichiarazioni dell'offeso e i fatti non ne dimostrino il turbamento psicologico (Cassazione, 23375/2020). Assolto dall'accusa di atti persecutori, perché il fatto non sussiste, anche l'ex coniuge incriminato per aver instillato nella moglie un serio stato di preoccupazione, se il medico di base abbia espressamente e categoricamente escluso la condizione ansiosa denunciata dalla signora (Corte d'appello di Trento, 11/2021).
Lo stalking, invece, è solo tentato se alla condotta tesa a produrre uno degli eventi tipici (continua ansia o paura, fondato timore per l'incolumità propria o dei cari, cambio d'abitudini) non segua l'effettivo verificarsi di almeno uno di essi (Cassazione, 1943/2021). La tutela Strumento dissuasivo utile a frenare l'escalation delle molestie è l'ammonimento del Questore. Trattandosi di provvedimento che non sancisce la colpevolezza del potenziale stalker (decisione rimessa al giudice), per ottenerlo non serve munirsi di prove rigorose ma basta raccogliere indizi da cui desumere, con un adeguato grado di attendibilità, un comportamento reiterato anomalo, minaccioso o molesto, tale da suscitare ansia e paura (Tar Puglia,1381/2020).
di Bartolomeo Romano*
Il Dubbio, 19 aprile 2021
Forse il caso Palamara inizia a determinare riflessioni concrete, anche se non produce ancora decisioni conseguenti. Qualche giorno fa, su Il Fatto Quotidiano, Henry John Woodcock, pubblico ministero assai noto e talvolta discusso, ha posto due temi seri sul tappeto: la questione dell'obbligatorietà dell'azione penale e quella della separazione delle carriere, nell'ottica della crisi di credibilità della magistratura alla luce di quello che lui stesso ha definito il "terremoto Palamara".
Si tratta di una presa di posizione quasi "scandalosa", anche per la sede nella quale ha formulato le sue osservazioni, finalmente aperta a posizioni eterodosse. Tuttavia, per chi, come me, ritiene che è importante ciò che si dice o si scrive, piuttosto che la persona che sostiene certe opinioni o il luogo dove le esprime, conta soprattutto la sostanza. Rileva, cioè, un approfondimento libero da pregiudizi ed aperto a visioni prospettiche non asfittiche o miopi. Ora, occorre ammettere che il modello di processo penale esistente è solo in parte in linea con il complesso delle attuali norme costituzionali.
Infatti, non ci si può certo limitare ad una analisi della Costituzione così come delineata nel 1948, la quale aveva come stella polare il processo inquisitorio; occorre, infatti, sviluppare i successivi dettati costituzionali, sulla scia del riformato articolo 111, ad opera della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2, che, con la formazione della prova in dibattimento, nel pieno contraddittorio delle parti, ha effettuato una scelta univoca, nel senso del modello accusatorio, del resto ormai decisamente prevalente nelle democrazie più mature ed evolute.
Tale modello richiede la presenza di un giudice realmente terzo, di un pubblico ministero che svolga pienamente il compito dell'accusa e di un difensore in grado di controbilanciare, con la propria attività, quella del pubblico ministero. Non vi è dubbio, poi, che è necessario ragionare anche sul principio dell'obbligatorietà dell'azione penale (di cui all'art. 112 Cost.).
Del resto, scriveva già Giovanni Falcone (allora, come oggi): tutto è "riservato alle decisioni assolutamente irresponsabili dei vari uffici di procura e spesso dei singoli sostituti... mi sento di condividere l'analisi secondo cui, in mancanza di controlli istituzionali sull'attività del pubblico ministero, saranno sempre più gravi i pericoli che influenze informali e collegamenti occulti con centri occulti di potere possano influenzare l'esercizio di tale attività.
Mi sembra giunto, quindi, il momento di razionalizzare e di coordinare l'attività del pubblico ministero finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticistica dell'obbligatorietà dell'azione penale e della mancanza di efficaci controlli sulla sua attività" (Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Giovanni Falcone, interventi e proposte 1982/ 1992, Firenze, Sansoni, 1994, pp. 173 e 174).
Pertanto, non è affatto pleonastico stabilire chi debba scegliere le notitiae criminis: se debba esserci una indicazione "politica" (parlamentare?); o se debba essere il vertice dell'ufficio a fissare i criteri (si pensi alle opinabili circolari di alcuni procuratori della Repubblica); oppure se debba agire, come oggi prevalentemente avviene, in assoluta autonomia ogni singolo pubblico ministero con una totale discrezionalità che rischia di tramutarsi in arbitrio. E sono a tutti note recenti vicende-limite nelle quali si ha il sospetto che il pubblico ministero abbia esercitato il proprio delicato potere scegliendo più "le persone da colpire piuttosto che i casi su cui indagare" (R. H. Jackson, The Federal Prosecutor, "Journal of the American Judicature Society", 1940).
Ma, forse ancora di più, occorre interrogarsi sui rapporti tra giudici e pubblici ministeri, e tra questi e i difensori, nella cornice del processo accusatorio. Ancora Giovanni Falcone (alcuni decenni fa): "Comincia a farsi strada faticosamente la consapevolezza che la regolamentazione delle funzioni e della stessa carriera dei magistrati del pubblico ministero non può essere identica a quella dei magistrati giudicanti, diverse essendo le funzioni e, quindi, le attitudini, l'habitus mentale, le capacità professionali richieste per l'espletamento di compiti così diversi: investigatore a tutti gli effetti il pubblico ministero, arbitro della controversia il giudice. Su questa direttrice bisogna muoversi, accantonando lo spauracchio della dipendenza del pubblico ministero dall'esecutivo e della discrezionalità dell'azione penale che viene puntualmente sbandierato tutte le volte in cui si parla di differenziazione delle carriere. Disconoscere la specificità delle funzioni requirenti rispetto a quelle giudicanti, nell'anacronistico tentativo di continuare a considerare la magistratura unitariamente, equivale paradossalmente a garantire meno la stessa indipendenza ed autonomia della magistratura" (Giovanni Falcone, interventi e proposte, cit., p. 179).
Ed invece, quasi solo in Italia, ed in Francia - ove, però, il pubblico ministero è sottoposto gerarchicamente al Ministro della Giustizia, soluzione che io credo si debba evitare - pubblici ministeri e giudici sono reclutati con lo stesso concorso e possono passare da una funzione all'altra. Invece, nei Paesi nei quali si è affermato il sistema processuale accusatorio il pubblico ministero non appartiene allo stesso corpo dei giudici. A compiti e funzioni separate corrispondono, linearmente e coerentemente, carriere e ruoli distinti. Si tratta, mi rendo conto, di questioni delicatissime e complesse. Ma non c'è più tempo per lasciare tutto immutato, come da decenni: occorre fare riforme di sistema, prima che "il sistema" faccia sprofondare, ancora di più, la nostra giustizia penale e, in definitiva, la nostra stessa democrazia.
*Ordinario di Diritto penale nell'Università di Palermo Ex componente Consiglio Superiore della Magistratura
di Viviana Lanza
Il Riformista, 19 aprile 2021
"L'ingiusta detenzione è sempre una vicenda lacerante per l'individuo il quale, almeno nei casi di ingiustizia cosiddetta sostanziale, subisce una restrizione della libertà personale pur essendo innocente. Ma il messaggio secondo cui ciò accade sempre perché i giudici compiono valutazioni errate, poco prudenti o poco approfondite rappresenta una inaccettabile semplificazione delle dinamiche processuali".
di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei
Il Sole 24 Ore, 19 aprile 2021
La ministra Cartabia vuole rendere la giustizia riparativa accessibile in ogni stato e grado di procedimento. La giustizia riparativa entrerà nella riforma del processo penale. L'obiettivo è accrescere la tutela delle vittime di reato attraverso percorsi che coinvolgano anche gli autori dei crimini e riescano a "ricucire" le lacerazioni dei legami sociali e a farsi carico delle conseguenze negative delle violazioni.
di Manuela Marascio
torinoggi.it, 19 aprile 2021
Al via in otto regioni la nuova edizione di "Adotta uno scrittore", coinvolte 19 scuole. È iniziata in classe e online la XIX edizione di Adotta uno scrittore, iniziativa di promozione della lettura del Salone del Libro sostenuta dall'Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte, in collaborazione con la Fondazione con il Sud. Coinvolti quest'anno 37 autori, che saranno adottati da 19 scuole (8 secondarie di secondo grado, 6 secondarie di primo grado, 5 primarie), due università e 13 scuole carcerarie di otto regioni italiane.
Oltre a Piemonte, Campania, Sicilia, Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna, il progetto approda per la prima volta nel Lazio, alla Casa Circondariale Raffaele Cinotti di Rebibbia Nuovo Complesso a Roma, nel quadro di un'iniziativa che coinvolge gli studenti dei percorsi scolastici interni dell'IIS J. Von Neumann, detenuti universitari o bibliotecari, e detenuti comuni. Aumenta infatti il numero delle scuole carcerarie coinvolte, anche a Torino, Biella, Saluzzo (CN), Alessandria, Novara, Asti, Roma, Pozzuoli (NA), Locri (RC), Gela (CL), Turi (BA), Potenza, Salerno.
Già nel 2020 Adotta uno Scrittore ha aperto i suoi contenuti a docenti e studenti non coinvolti nel progetto grazie alla piattaforma digitale SalTo per la Scuola. Anche per questa nuova edizione, online troveranno spazio alcune video-lezioni realizzate dagli autori adottati, nel ciclo Adotta una parola: ciascun autore sceglierà una parola, un modo per mostrare voci diverse, sguardi sul mondo e approcci degli scrittori di questa edizione. Ma anche per fornire a tutte le scuole materiali da affiancare alla didattica tradizionale.
Donatella Di Pietrantonio, finalista al Premio Strega 2021 con Borgo Sud (Einaudi), sarà a Rebibbia, in un incontro a più voci con studenti ristretti, studenti delle superiori, bibliotecari e altri detenuti; alla Casa di Reclusione di Asti arriverà Fabio Cantelli, a partire dal libro Sanpa, madre amorosa e crudele (Giunti), nel quale racconta la comunità fondata da Vincenzo Muccioli, soggetto dell'omonima serie di Netflix; Diego De Silva sarà alla Casa Circondariale di Salerno, per incontrare insieme studenti ristretti e delle superiori di Salerno; così come Cathy La Torre, che all'Istituto Penitenziario Cantiello e Gaeta Casa di Reclusione San Michele di Alessandria - Reparto Collaboratori di Giustizia - incontrerà insieme gli studenti reclusi e gli studenti dell'Istituto Istruzione Superiore Saluzzo Plana di Alessandria. All'Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti di Torino i ragazzi incontreranno i filosofi Andrea Colamedici e Maura Gancitano, mentre all'Istituto Penale Minorile Emanuele Gianturco di Potenza sarà adottato lo scrittore e attivista Abdullahi Ahmed.
All'Università del Piemonte Orientale arriverà poi Emanuele Trevi con Due vite (Neri Pozza), il suo ultimo libro che gli è valso la candidatura al Premio Strega 2021. Anche Antonella Lattanzi, sarà alla Casa Reclusione di Turi (Bari) con Questo giorno che incombe (HarperCollins Italia); mentre Alice Urciuolo, scrittrice e sceneggiatrice, porterà il suo Adorazione (66thand2nd), altro candidato al Premio Strega 2021, all'Istituto Superiore Norberto Bobbio di Carignano. E ancora, sempre tra i candidati allo Strega, Giulia Caminito, all'Istituto Comprensivo di Diano d'Alba (CN). Grazie alle possibilità offerte dal digitale, saranno diversi anche gli autori stranieri che si collegheranno dall'estero con gli studenti italiani, tra questi: Björn Larsson, Bernard Friot, Olivier de Solminihac.
- Migranti. Un corridoio sanitario per Amir Labbaf, dall'Iran alla Bosnia dramma senza fine
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- Le donne vere protagoniste di tutto il Vicino Oriente










