di Simona Musco
Il Dubbio, 18 marzo 2021
Intervista all'eurodeputato Giuliano Pisapia. "Abolire la prescrizione? Un'assurdità giuridica". "La Giustizia non deve essere strumentalizzata per finalità di consenso politico. E, chiaramente, anche la politica non deve essere strumentalizzata per finalità personali. Insomma, bisogna uscire dalle polemiche ideologiche e dall'idea di fare le riforme non perché necessarie, ma per finalità di consenso elettorale".
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 marzo 2021
L'Ucpi: "Sottocultura populista e giustizialista che relega il processo penale a un evento secondario e immeritevole di attenzione". L'Unione delle Camere Penali Italiane "esprime lo sdegno dei penalisti italiani per questa pagina di desolante inciviltà scritta dal servizio pubblico radio-televisivo". Sono parole durissime quelle espresse ieri in una nota in relazione alla puntata della trasmissione Presa Diretta, andata in onda lunedì sera su Rai Tre, e dedicata all'indagine "Rinascita Scott" condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 18 marzo 2021
Primi consigli interessati alla nuova ministra, che martedì sarà con il capo dello stato proprio al Consiglio superiore. Intanto i consiglieri laici in quota Lega non approvano la messa fuori ruolo del capo di gabinetto scelto da Cartabia.
Martedì prossimo Marta Cartabia accompagnerà il presidente della Repubblica nel plenum straordinario del Consiglio superiore della magistratura, dedicato alla procura europea. Ieri intanto il Csm ha cominciato a discutere un parere pesante, a tratti assai critico, su una delle riforme della giustizia che la ministra ha davanti a sé. Il parere lo ha chiesto il precedente ministro, il grillino Bonafede, che ha firmato il disegno di legge delega di riforma del Csm.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 18 marzo 2021
Ma la decisione lascia spazio per l'utilizzo di questa figura professionale fino al 31 ottobre 2025, per consentire lo smaltimento degli arretrati. Sono incostituzionali le norme che hanno previsto, come magistrati onorari, i giudici ausiliari presso le Corti d'appello. Le quali, tuttavia, potranno continuare ad avvalersi legittimamente dei giudici ausiliari per ridurre l'arretrato fino a quando, entro la data del 31 ottobre 2025, si perverrà ad una riforma complessiva della magistratura onoraria, nel rispetto dei principi costituzionali.
E quanto si legge nella sentenza n. 41 depositata oggi, redattore Giovanni Amoroso, con cui la Corte Costituzionale ha accolto la questione sollevata dalla terza sezione civile della Cassazione nell'ambito di due giudizi aventi ad oggetto altrettanti ricorsi contro sentenze di Corte d'appello emesse da un collegio composto anche da un giudice onorario ausiliario.
Sono stati quindi dichiarate incostituzionali gli articoli da 62 a 72 del Dl n. 69/2013, convertito dalla legge n. 98 del 9 agosto. La Consulta ha affermato che l'articolo 106 della Costituzione, secondo cui è possibile la nomina di magistrati onorari "per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli", permette solo eccezionalmente e temporaneamente che, in via di supplenza, i giudici onorari possano svolgere funzioni collegiali di primo grado. Quindi, nei Tribunali e non già nelle Corti (d'Appello o di Cassazione).
Pertanto, l'istituzione dei giudici onorari ausiliari, destinati, in base alla legge, a svolgere stabilmente e soltanto funzioni collegiali presso le Corti d'appello, nelle controversie civili, deve ritenersi in aperto contrasto con l'articolo 106 della Costituzione. Nel dichiarare l'illegittimità costituzionale delle norme che hanno istituto e disciplinato i giudici onorari ausiliari, la Corte ha però ritenuto necessario lasciare al legislatore un sufficiente lasso di tempo che "assicuri la necessaria gradualità nella completa attuazione della normativa costituzionale".
È stato così indicato il termine previsto dall'articolo 32, primo periodo, del d.lgs. 13 luglio 2017, n. 116, di riforma generale della magistratura onoraria, ossia quello del 31 ottobre 2025. Fino ad allora, la "temporanea tollerabilità costituzionale" dell'attuale assetto è volta ad evitare l'annullamento delle decisioni pronunciate con la partecipazione dei giudici ausiliari e a non privare immediatamente le Corti d'appello dell'apporto di questi giudici onorari per la riduzione dell'arretrato nelle cause civili.
di Viviana Lanza
Il Riformista, 18 marzo 2021
L'intervento della ministra della Giustizia Marta Cartabia dinanzi alle Commissioni di Camera e Senato è un chiaro messaggio per pm e giudici: basta con il carcere come unica effettiva risposta al reato. "La certezza della pena non è la certezza del carcere che per gli effetti desocializzanti che comporta deve essere invocato quale extrema ratio", ha detto la guardasigilli.
Che sia il cambio di passo che permetterà all'Italia di non essere più condannata a risarcire ingiuste detenzioni, che interromperà la deriva populista e giustizialista degli ultimi decenni, che eviterà a tanti innocenti in attesa di giudizio di vivere per mesi, o addirittura per anni, in celle sovraffollate e fatiscenti in cui sono mortificati i più fondamentali dei diritti? Perché in carcere non si trovano solo colpevoli, come credeva l'ex ministro Bonafede, e almeno la metà della popolazione carceraria è composta da detenuti in attesa di giudizio, cioè presunti innocenti.
In Campania i numeri sono tra i più alti d'Italia e sono numeri che con la rivoluzione Cartabia potrebbero essere invertiti in nome di un carcere meno affollato e più umano e di una pena capace di volgere concretamente verso la sua funzione costituzionale riabilitativa. Secondo l'ultima relazione del garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello, a fronte di una capienza regolamentare di 6.156 persone, nelle quindici carceri della Campania si registrano 6.329 reclusi, di cui 2.349 in attesa di giudizio.
Rispetto al 2019, nel 2020 le presenze in carcere si sono ridotte di appena il 15% e su questo dato, più che una cultura del carcere come extrema ratio, ha prevalso la pandemia con l'esigenza di ridurre il sovraffollamento dietro le sbarre. Intanto, ancora oggi oltre 2mila persone attendono un processo rinchiuse in celle di pochi metri quadrati e senza la possibilità, adesso anche a causa degli stop imposti dalla pandemia, di impiegare le giornate con attività di formazione o di lavoro.
Nel 22% dei casi vivono rinchiusi in celle che non hanno le docce, nel 37% senza bidet in cella, nel 16% addirittura senza l'acqua calda. Nel 69% dei casi gli istituti penitenziari hanno fatto ricorso alla cosiddetta "sorveglianza dinamica" che consente ai detenuti di trascorrere la maggior parte della giornata al di fuori degli stretti spazi della cella, ma non basta per rendere il carcere più vivibile. Nella casa circondariale di Poggioreale "le condizioni detentive appaiono critiche - si legge nel dossier del garante regionale - arrivando a ospitare in una singola camera detentiva anche 14 reclusi". Poggioreale è anche il carcere con il maggior numero di detenuti (il 35% della popolazione campana), seguito da Secondigliano (19%) e da Santa Maria Capua Vetere (14%). "Questi istituti - conclude Ciambriello - rappresentano le realtà in cui il livello di sovraffollamento è una grande criticità e in cui l'insufficienza di attività trattamentali rende più difficile la realizzazione di una prospettiva di recupero e di reinserimento sociale".
regione.lazio.it, 18 marzo 2021
L'Aula impegna la Giunta "ad adottare tutte le misure necessarie e gli opportuni provvedimenti di competenza", per la somministrazione prioritaria alla popolazione carceraria del vaccino anti-Covid-19. Il Consiglio regionale del Lazio, nella seduta del 20 gennaio in modalità mista (parte dei consiglieri in presenza, parte in remoto) ha approvato un ordine del giorno che "impegna il presidente della Regione e la Giunta regionale ad adottare tutte le misure necessarie e gli opportuni provvedimenti di competenza, affinché la popolazione detenuta all'interno degli istituti penitenziari della Regione possa essere ricompresa tra le categorie di cittadini cui la somministrazione del vaccino contro il Covid-19 sarà effettuata in modo prioritario". L'ordine del giorno presentato da Marta Bonafoni, Alessandro Capriccioli e Paolo Ciani rispettivamente capigruppo della Lista Civica Zingaretti, +Europa Radicali e Demos, ha ottenuto 25 voti a favore e cinque contrari.
"Il sovraffollamento nei nostri istituti penitenziari - si legge in una nota dei proponenti - è un dato oggettivo (113 per cento a fronte di una media nazionale del 109 per cento), che non consente di adottare le giuste misure di distanziamento per far fronte alla pandemia. I molti contagi che si sono verificati nel carcere di Rebibbia, oltre al detenuto deceduto a Rieti dopo aver contratto il virus, sono un segnale chiaro del rischio che stiamo correndo se non provvediamo subito a mettere in sicurezza questi luoghi chiusi e pieni di persone, dove eventuali focolai potrebbero diventare incontrollabili: questo metterebbe a rischio, oltre ai detenuti, anche tutto il personale che lavora a stretto contatto con loro. Inoltre - concludono Bonafoni, Capriccioli e Ciani - la popolazione carceraria era vulnerabile dal punto di vista sanitario già prima della pandemia, ora la situazione non può che essere peggiorata a causa delle restrizioni, per cui occorrono soluzioni immediate e d'urgenza".
chietitoday.it, 18 marzo 2021
"In Abruzzo sono stati vaccinati circa il 90% dei detenuti e per 85% il personale dell'amministrazione penitenziaria". Il garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Gianmarco Cifaldi, fa il punto della situazione sulla campagna vaccinale all'interno degli istituti penitenziari dove si sta procedendo celermente, con la collaborazione del personale sanitario penitenziario e con la disponibilità delle Asl.
"Con l'assessore Verì abbiamo stabilito un crono programma delle sedute vaccinali da completare entro questo mese. Ad oggi possiamo ritenerci soddisfatti come Regione Abruzzo - spiega il professor Cifaldi - perché sono stati vaccinati circa il 90% dei detenuti e per 85% il personale dell'amministrazione penitenziaria escludendo coloro che si sono rifiutati di sottoporsi al vaccino, unitamente ai soggetti che hanno contratto il virus che devono attendere il tempo necessario per ricevere la vaccinazione".
Gli operatori penitenziari e i detenuti sono stati sottoposti al vaccino seguendo tutti protocolli stabiliti. "Qualora si riscontrassero particolari patologie - precisa il garante dei detenuti - e i soggetti sono definiti 'vulnerabili' vengono segnalati al centro di vaccinazione di riferimento".
di Cristiano Pellegrini
agenziaimpress.it, 18 marzo 2021
Preoccupano le ripercussioni psicologiche dei detenuti nelle carceri toscane. Condizioni aggravate anche dallo scoppio della pandemia. Sono dati drammatici quelli rilasciati da Giuseppe Fanfani, garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale regionale che è stato ascoltato in commissione sanità.
Secondo il quadro presentato dal garante nella primavera scorsa negli istituti toscani si sono registrati tre suicidi e una morte per cause non del tutto chiarite. A Sollicciano, il carcere fiorentino, lo scorso anno gli atti di autolesionismo sono stati 700, a Livorno 89, a Prato 95. Anche i più giovani sono stati colpiti: a Firenze, nell'istituto minorile, su 14 minori ospitati ci sono stati 12 atti di autolesionismo e 1 tentato suicidio; a Pontremoli, su 7 ospiti, 2 atti di autolesionismo, 1 tentativo di suicidio e 1 aggressione.
Dati allarmanti in quelle che sono le strutture della Toscana (16 carceri, 2 Rems che hanno sostituito i vecchi manicomi giudiziari, 2 istituti per minori). Nelle prossime settimane è attesa la relazione annuale dell'attività del Garante dei detenuti.
Il disagio nelle carceri in Toscana è aumentato ancor di più a causa della pandemia. Il Garante ha ricordato che, a seguito dell'epidemia, "hanno subito delle forti limitazioni le visite dall'esterno, la presenza del volontariato, i trasferimenti, le iniziative come i corsi di istruzione. Questo ha aumentato a dismisura la sofferenza in carcere, dove in 14 metri quadri devono convivere due o tre persone". Per fronteggiare l'emergenza è stato stabilito che chi entra in carcere dall'esterno debba effettuare una quarantena e, ovviamente, anche chi è positivo debba stare da solo in una cella apposita. Questo ha ridotto ulteriormente gli spazi a disposizione per gli altri.
In Toscana, il numero dei positivi al Covid-19 all'8 marzo scorso erano i seguenti: 63 su 3122 detenuti e 19 su 2267 addetti alla sorveglianza. In realtà, i numeri si sono mantenuti bassi per tutto il 2020, fino a quando poche settimane fa è scoppiato un focolaio a Volterra che ha fatto registrare 57 casi di contagio. "A parte questo episodio i casi contenuti dimostrano che c'è stata attenzione" ha detto il Garante.
ildolomiti.it, 18 marzo 2021
È successo domenica sera e per capire cosa possa essere successo sono stati disposti degli accertamenti medico legali. Nelle scorse ore è stata informata la Garante dei detenuti
Dramma al carcere di Trento. Una detenuta di 28 anni è morta domenica sera. Il personale medico che si è portato immediatamente sul posto, quando è stato lanciato l'allarme, non ha potuto far altro che constatare la morte. Non si conoscono al momento le cause della morte e proprio per questo la Procura ha disposto degli accertamenti medico legali per capire cosa possa essere successo. "Sono stata avvertita di quello che è successo - ha spiegato la Garante per i detenuti, la professoressa Antonia Menghini - e stiamo attendendo i risultati degli accertamenti. È morta una ragazza giovane, è una grande disgrazia e speriamo che arrivino quanto prima le risposte per capire cosa possa essere successo". Al momento non si esclude nessuna strada, solamente gli accertamenti potranno fare chiarezza e capire se si è trattato di un malore fatale o altro.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 marzo 2021
I familiari di molti detenuti a Melfi hanno denunciato gravi violenze, abusi e maltrattamenti subiti dai loro cari nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2020. "I detenuti ristretti in Melfi i quali hanno partecipato attivamente alla rivolta sono stati colpiti da provvedimenti di trasferimento in altri Istituti adottati nella imminenza dei fatti e, quindi, in sostanza, la riduzione dell'orario viene ad operare indistintamente a danno dei ristretti rimasti che invece si sono dissociati dalla rivolta non prendendovi parte".
È un passaggio di una ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Potenza dove censura la repressione delle rivolte di marzo 2020. A renderlo noto è il Quotidiano del Sud, sottolineando che si tratta di una ordinanza a firma del giudice Michele Petrocelli, che nei giorni scorsi ha accolto il ricorso presentato da un detenuto calabrese, Rosario Calderazzo di Palmi, per il risarcimento del danno sofferto per violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Risarcimento riconosciuto nella riduzione della pena da scontare di "un giorno per ogni 10 durante il quale ha subito il pregiudizio".
Dimezzate da 8 a 4 delle ore in cui i detenuti, ogni giorno, possono restare all'esterno delle celle - Si parla, quindi, di un totale di 18 giorni complessivi. A portare la questione alla sua attenzione era stato il difensore di Calderazzo, l'avvocato Antonio Silvestro, evidenziando un aggravamento delle condizioni di vita all'interno dell'istituto da marzo dell'anno scorso in avanti.
In particolare il dimezzamento da 8 a 4 delle ore in cui i detenuti, ogni giorno, possono restare all'esterno delle celle. "Trattasi - scrive il giudice nella sua ordinanza, secondo quanto riportato dal quotidiano - di una drastica riduzione (alla quale si aggiunge anche una riduzione dell'orario di fruizione delle docce rispetto a quanto previsto a partire dal settembre 2016) che, rapportata all'ampiezza della superficie netta fruibile nella cella, deve indurre a riconoscere il presupposto delle condizioni inumane e degradanti".
Tanto anche in considerazione di altro dato e cioè quello per il quale la possibilità di fare la doccia nei locali comuni è prevista in orario (dalle 08.30 alle 11.00 e dalle 13.00 alle 15.30 dal 27 marzo 2020 al 15 ottobre 2020) che "si sovrappone quasi completamente a quello stabilito per le ore all'aperto con la conseguenza di porre il detenuto dinanzi alla non ragionevole scelta tra il fare la doccia o usufruire delle ore d'aria". Passaggi interessanti, quelli evidenziati da Quotidiano del Sud.
Le denunce di presunti abusi e maltrattamenti - Anche perché dimostra il carattere punitivo che ha colpito indistintamente tutti.
A questo punto va anche ricordato che nel periodo delle rivolte, Antigone è stata contattata dai familiari di molte persone detenute proprio a Melfi, le quali hanno denunciato gravi violenze, abusi e maltrattamenti subiti dai familiari nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2020, verso le ore 03.30, come punizione alla protesta scoppiata il 9 marzo 2020 in seguito alle restrizioni conseguenti allo stato d'emergenza sanitaria.
Le testimonianze parlano di detenuti denudati, picchiati, insultati e messi in isolamento. Molte delle vittime sarebbero poi state trasferite da Melfi. Durante le traduzioni non sarebbe stato consentito nemmeno di andare in bagno. Ad esse sarebbero state fatte firmare delle dichiarazioni in cui dichiaravano di essere cadute accidentalmente. Ad aprile 2020 Antigone ha presentato un esposto per violenze, abusi e torture.
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