di Davide Varì
Il Dubbio, 23 febbraio 2021
Dopo il caso Palamara. Tra i firmatari il gip di Palermo Giuliano Castiglia, Clementina Forleo del Tribunale di Roma, Lorenzo Matassa di Palermo, Gabriella Nuzzi di Napoli. Sessantasette magistrati che scrivono una lettera accorata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e gli chiedono un "intervento immediato nel suo ruolo di garante della Costituzione, "affinché sia finalmente intrapreso il cammino per l'eliminazione dei fattori distorsivi dell'imparzialità e buon andamento della funzione di autogoverno ripristinando la legalità delle sue dinamiche".
Per uscire dal caos e recuperare trasparenza i magistrati firmatari della lettera ritengono che serva "il sorteggio perla selezione dei componenti del Csm". I togati si rivolgono dunque direttamente al Capo dello Stato per chiedere "che siano rimosse le cause che hanno condotto alla grave delegittimazione di articolazioni essenziali dell'Ordinamento Giudiziario e del Sistema di autogoverno della Magistratura e che sia assicurato l'allontanamento da tali ruoli di coloro che non sono risultati all'altezza del compito".
In una lettera resa pubblica dall'Adnkronos, i 67 giudici scrivono a Mattarella, anche in qualità di Presidente del Csm. Tra i firmatari ci sono il gip di Palermo Giuliano Castiglia, Clementina Forleo del Tribunale di Roma, Lorenzo Matassa di Palermo, Gabriella Nuzzi di Napoli.
"Le chiediamo, signor Presidente, di tornare a intervenire con la Sua autorevolezza, per avviare finalmente l'ormai non più differibile azione di recupero della fiducia di cui l'Ordine Giudiziario e la gran parte dei Magistrati meritano di godere, e della credibilità della Giurisdizione, baluardo prezioso ed essenziale dello Stato di diritto delineato dai nostri Costituenti", scrivono i magistrati.
I magistrati fanno poi riferimento all'intervento di Mattarella, il 19giugno del 2019 al Csm, quando "esprimeva, con fermezza, il grave sconcerto e la riprovazione per la degenerazione del sistema correntizio e l'inammissibile commistione fra politici e magistrati, evidenziando come tali fenomeni avessero pesantemente compromesso il prestigio e l'autorevolezza dell'Ordine Giudiziario",
E al nuovo intervento, un anno dopo, il 29 maggio 2020, quando, "imperversando e intensificandosi ulteriormente lo scandalo che sta abbattendo completamente la credibilità delle istituzioni giudiziarie, attraverso una nota del Suo Ufficio stampa, nell'evidenziare come in quel momento non potesse farsi luogo allo scioglimento del CSM, Ella ha ribadito come sia compito del Parlamento quello di predisporre e approvare una legge che preveda un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi".
E proseguono poi nella lettera: "Oggi, un altro anno è passato ma, con grande rammarico, dobbiamo prendere atto che il Suo accorato auspicio è rimasto inevaso e che le iniziative legislative, pur annunciate come imminenti, sono ben lungi dal tradursi in realtà. Nel frattempo, lo scandalo continua a imperversare e, lungi dal placarsi, è costantemente alimentato dall'uscita di nuove e allarmanti notizie che rendono il quadro complessivo sempre più inquietante e inaccettabile".
E ancora: "Al netto di ogni tentativo di strumentalizzazione, di cui siamo pienamente consapevoli, riteniamo che i fatti, come pubblicamente esposti dagli organi di informazione, siano troppo gravi per rimanere inesplorati e non verificati". "Si avverte, inoltre, una profonda contraddizione rispetto all'esigenza di trasparenza e completa conoscenza di quanto risultante dagli atti.
Ufficialmente, essi sono confinati nelle mani di poche Autorità; di fatto, però, sono nella disponibilità di tantissimi, a cominciare dai media. Così, in questo contesto delicatissimo, il rischio di un loro uso strumentale e distorto, condizionato da convenienze e scopi particolari, è straordinariamente grave", denunciano i 67 magistrati.
"Il vano trascorrere del tempo, inoltre, anche in ragione dei termini normativamente previsti per l'accertamento delle condotte dei singoli, pone a rischio ogni possibilità di futura verifica, tanto da farci ritenere auspicabile l'intervento di una Commissione Parlamentare di inchiesta volta a fare definitiva chiarezza - chiedono poi i magistrati- E tuttavia, pensiamo di non potere rassegnarci alla inerzia".
"Siamo da tempo e restiamo fermamente convinti che la via per il ripristino della credibilità della Giurisdizione, oltre che per un'inequivoca e pubblica risposta agli appelli alla trasparenza (troppo spesso elusi, strumentalizzati o del tutto inevasi), passi ineludibilmente per una radicale riforma dell'Ordinamento giudiziario- concludono. Avvertiamo, in questo, perfetta sintonia con quanto Ella, purtroppo finora inascoltata, ha così autorevolmente e ripetutamente sollecitato.
Due dovrebbero essere, a nostro giudizio, i punti essenziali e imprescindibili di tale iniziativa l'inserimento del sorteggio nella procedura di selezione dei componenti del Csm e la rotazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi. Lungi dall'essere in contrasto con la Carta costituzionale, specie ove seguito da una elezione successiva tra un numero predeterminato di candidati estratti a sorte (e non il contrario, come, forse non a caso, alcuni esponenti delle c.d. correnti hanno in passato proposto),il sorteggio rappresenta l'unico sistema idoneo a garantire l'imparzialità della funzione di autogoverno e l'effettività dei principi di distinzione dei magistrati soltanto per diversità disfunzioni, di indipendenza dei magistrati e di soggezione dei giudici soltanto alla legge". "La rotazione, a sua volta, è in grado di eliminare in radice il carrierismo e la concentrazione di potere in mano a pochi, fenomeno preoccupante e dei cui effetti distorsivi e dannosi le recenti cronache ci hanno resi tutti ancor più consapevoli".
livesicilia.it, 23 febbraio 2021
La richiesta del sindacato inviata all'assessore regionale Razza e ai direttori generali delle Asp. La Fials Sicilia sollecita tutte le Aziende sanitarie ad accelerare i processi di stabilizzazione del personale che opera all'interno delle carceri siciliane. Lo scrive in una nota la segreteria regionale guidata da Sandro Idonea che rivendica "pari dignità agli operatori sanitari in attesa della stabilizzazione".
La Fials Sicilia torna così a chiedere con forza di portare a termine "il processo di stabilizzazione degli operatori impegnati in prima linea nella lotta contro il Covid 19, oltre al difficile compito di assicurare la quotidiana assistenza al personale recluso. La legge Madia - scrive la Fials - offre la concreta possibilità di una svolta nella normalizzazione del rapporto di lavoro svolta per altro sollecitata e condivisa dall'assessorato". Da qui la richiesta inviata all'assessore regionale Razza e ai direttori generali delle Asp.
di Eleonora Pergolari
edotto.com, 23 febbraio 2021
Alle Sezioni Unite penali è stata sottoposta una questione di legittimità in tema di conformità delle condizioni di detenzione all'art. 3 della Cedu, per come interpretato dalla Corte Europea dei Diritti dell'uomo. Era stato chiesto, in particolare, se lo spazio minimo disponibile di tre metri quadrati per ogni detenuto dovesse essere computato considerando la superficie calpestabile della stanza ovvero quella che assicuri il normale movimento, conseguentemente detraendo gli arredi tutti senza distinzione ovvero solo quelli tendenzialmente fissi e, in particolare, se, tra questi ultimi, dovesse essere detratto il solo letto a castello ovvero anche quello singolo.
Con sentenza n. 6551 del 19 febbraio 2021, le SS.UU. hanno fornito la loro soluzione rispetto agli orientamenti della Corte di cassazione non uniformi sui criteri di calcolo dello spazio minimo da assicurare a ciascun detenuto: le pronunce, in particolare, divergevano per quel che riguarda la stessa nozione di "spazio disponibile", inteso come "superficie materialmente calpestabile" ovvero come "superficie che assicuri il normale movimento nella cella".
La Suprema corte ha enunciato apposito principio di diritto ai sensi del quale: "I fattori compensativi costituiti dalla breve durata della detenzione, dalle dignitose condizioni carcerarie, dalla sufficiente libertà di movimento al di fuori della cella mediante lo svolgimento di adeguate attività, se ricorrono congiuntamente, possono permettere di superare la presunzione di violazione dell'art. 3 Cedu derivante dalla disponibilità nella cella collettiva di uno spazio minimo individuale inferiore a tre metri quadrati; nel caso di disponibilità di uno spazio individuale fra i tre e i quattro metri quadrati, i predetti fattori compensativi, unitamente ad altri di carattere negativo, concorrono alla valutazione unitaria delle condizioni di detenzione richiesta in relazione all'istanza presentata ai sensi dell'art. 35-ter ord. pen.".
Gazzetta del Sud, 23 febbraio 2021
Invito alle autorità ad includere nell'elenco delle categorie prioritarie per la somministrazione dei vaccini anti Covid le persone detenute nei 12 penitenziari calabresi. Un invito alle autorità ad includere nell'elenco delle categorie prioritarie per la somministrazione dei vaccini anti Covid le persone detenute nei 12 penitenziari calabresi e il personale ad altro titolo operante, è stato rivolto dal garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Agostino Siviglia.
"Ritengo doveroso segnalare - scrive Siviglia - la necessità di inserire nel Piano vaccini regionale per la Calabria, fra le categorie prioritarie, le persone detenute nonché il personale in conformità con le linee di indirizzo in tal senso formulate dal commissario straordinario per l'emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, in quanto rientranti tra le categorie a rischio.
Nel mentre, si registra positivamente l'inserimento nel calendario vaccini presentato dal presidente della Regione Calabria del personale di polizia penitenziaria. Inoltre, mi preme segnalare ancora una volta, la necessità e l'urgenza del più tempestivo intervento (in specie da parte dell'Asp di Catanzaro) in merito all'avvio dell'attività funzionale della Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) di Girifalco (Catanzaro)".
di Viviana Lanza
Il Riformista, 23 febbraio 2021
"Puntare su inclusione socio-lavorativa per i diversamente liberi". Nel carcere di Bellizzi Irpino si è concluso un progetto sulla genitorialità promosso dal garante campano Samuele Ciambriello e realizzato dall'associazione "Social Skills", che ha visto coinvolti per diversi mesi 15 detenuti del nuovo padiglione.
Alla manifestazione di chiusura erano presenti la presidente dell'associazione Rossella Chiapparelli e la vicepresidente Simona d'Agostino, il direttore del Carcere Paolo Pastena, la vicedirettrice Laura Abruzzese, il comandante Attilio Napolitano e il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello.
Per la vicepresidente dell'associazione Simona d'Agostino: "Questa esperienza è stato un qualcosa di umano ed arricchente. Il progetto è stato rivolto ad un gruppo di detenuti padri, che sono stati coinvolti in un percorso di consapevolezza della propria vita affettiva e relazionale, attraverso un approccio autobiografico, affinché potessero affrontare meglio una genitorialità fatta, inevitabilmente, di rinunce e di distanza".
Dopo le testimonianze di alcuni detenuti ha concluso la manifestazione il garante campano Ciambriello che ha dichiarato: "Questo progetto, promosso dal mio ufficio, ha proseguito la linea di un altro già fatto per la sezione femminile del carcere, poiché penso che il tema della genitorialità faccia recuperare responsabilità e speranza.
I progetti promossi da me nelle carceri campane hanno una valenza di inclusione sociale, di recupero di risorse, competenze e ruoli dei diversamente liberi. Mi auguro che il Ministero della Giustizia e l'amministrazione penitenziaria, d'intesa con le amministrazioni locali, gli enti del terzo settore, mettano in campo anche nella provincia di Avellino, senza enfasi, progetti di inclusione sociale e socio lavorativi evitando così le recidive e diminuendo l'insicurezza dei nostri quartieri e delle nostre città. Tali interventi sono la logica costituzionale del reinserimento e dell'accudimento dei diversamente liberi".
Prima di andare via, il Garante ha regalato ai detenuti mascherine e libri. Nel carcere di Avellino ci sono oggi 421 detenuti, di cui 23 donne. Il garante comunica che il suo ufficio, nelle carceri avellinesi, ha in corso progetti quali: uno sportello di ascolto, un corso di sartoria nella sezione femminile del carcere di Avellino e un progetto che partirà a breve di teatro nel carcere di Ariano Irpino, ed ha finanziato un progetto mirato al riciclo della plastica per il carcere di Sant'Angelo dei Lombardi.
Redattore Sociale, 23 febbraio 2021
L'intesa riguarda i soggetti in esecuzione penale esterna e prevede percorsi di formazione, attività per il reinserimento sociale, lavorativo e per lo sviluppo delle competenze. Percorsi di formazione, attività per il reinserimento sociale e lavorativo, promozione dei beni comuni e della cittadinanza attiva. Sono questi gli obiettivi più importanti del protocollo d'intesa siglato in Campania tra l'Uiepe (ufficio interdistrettuale dell'esecuzione penale esterna) e il Csv Napoli, che puntano così a consolidare la loro collaborazione nell'ambito della "giustizia di comunità".
Le attività previste dall'accordo, che si aggiunge ad altre collaborazioni simili avviate dai Csv in tutta Italia, riguardano i soggetti in esecuzione penale esterna ovvero sottoposti a misure alternative al carcere e vedranno, grazie all'attività di coordinamento del Csv, il coinvolgimento diretto degli enti del terzo settore del territorio.
L'intesa, che come sottolinea la direttrice del Csv Giovanna De Rosa "formalizza una collaborazione già in essere da tempo nell'ambito della giustizia minorile e del volontariato in carcere" porterà all'organizzazione di iniziative per l'acquisizione e lo sviluppo di competenze e prevede anche l'attivazione di percorsi di istruzione e formazione modulari e personalizzati. "Crediamo - commenta Nicola Di Caprio, presidente del Csv - che insieme si possa crescere culturalmente e socialmente e stimolare la cittadinanza attiva così da migliorare i territori della nostra città metropolitana e realizzare iniziative concrete per favorire percorsi di inclusione".
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 23 febbraio 2021
Lo spettacolo "New Wild Web - le armi del cyberbullismo", scritto e interpretato dai giovani detenuti dell'istituti Beccaria di Milano, sfonda per un giorno le mura del carcere e grazie alla tecnologia streaming va in scena per tutti.
Lo spettacolo parla di cyberbullismo. È scritto e interpretato da una compagnia di ragazze e ragazzi del carcere minorile Beccaria di Milano. Il progetto si era già classificato al primo posto nella campagna di raccolta fondi "Chi odia paga", a suo tempo sostenuta tra gli altri proprio da Buone Notizie. Ora lo spettacolo New Wild Web - Le armi del cyberbullismo debutta in streaming direttamente dal teatro del carcere. Alle 10 di martedì 23 febbraio: orario scomodo, direte, ma son gli orari di un carcere. E tuttavia questo avviene proprio mentre tutti i teatri d'Italia, appesi alle parole del ministro Dario Franceschini che dice "l'Italia suia la prima a ripoartire", stanno diventando pazzi per cercare il modo (appunto) di ripartire. Per questo diamo spazio qui alla forza di volontà con cui, dentro un carcere, i minorenni del Beccaria e i loro educatori hanno continuato a prepararsi e prepararli per tutto questo tempo pur tra le mille limitazioni dovute al Covid. Oggi, martedì 23 febbraio, è il loro giorno.
La produzione è stata realizzata dal Teatro Puntozero, la struttura da 200 posti che all'interno del Beccaria promuove dal 2015 laboratori teatrali mirati al reinserimento professionale di giovani (sia come attori sia come tecnici) attraverso un approccio sperimentale a forte contenuto innovativo. Lo spettacolo attuale poi, per le modalità della sua diffusione, è quasi un metaspettacolo: un testo sulle forme di comunicazione digitale, e sulle sue distorsioni, rappresentato attraverso le tecnologie video e streaming da una generazione che mai più di così potrebbe incarnare se stessa e la condizione dei suoi componenti "nativi digitali". Oltre a vedere lo spettacolo il pubblico interessato potrà anche interagire con commenti e domande attraverso i seguenti link: su Vimeo per la visione dello spettacolo (https://vimeo.com/event/712533 - password: NWW) e su Slido per l'interazione quiz e chat (https://app.sli.do/event/oocnjyh3).
di Andrea Daniele Signorelli
La Stampa, 23 febbraio 2021
Adoperato soprattutto per prevenire il terrorismo e l'immigrazione clandestina, non è mai stato oggetto di dibattito pubblico. E ora arriva anche da noi una raccolta di firme che ne chiede la messa al bando. Negli ultimi anni, la tecnologia del riconoscimento facciale è stata spesso al centro della cronaca: città come San Francisco od Oakland, per esempio, hanno recentemente messo al bando quest'applicazione dell'intelligenza artificiale (che permette di riconoscere la persona ripresa da una videocamere confrontando l'immagine con il database fotografico a disposizione dell'algoritmo), mentre un esponente politico di spicco come la deputata statunitense Ocasio-Cortez si è scagliata contro le discriminazioni nei confronti delle minoranze etniche causate dall'impiego di questi software.
Una questione globale - Sarebbe però sbagliato pensare che questa controversa tecnologia sia un affare soltanto statunitense. Dalle sperimentazioni avvenute a Londra fino all'utilizzo nelle scuole superiori francesi, è sempre più evidente come il riconoscimento facciale si stia diffondendo anche in Europa. Italia inclusa. Almeno a partire dal 2018 (quando ha ricevuto il via libera dal garante della privacy), la polizia italiana usa infatti un sistema noto come Sari Enterprise, un software che permette di confrontare i fotogrammi ripresi dalle videocamere di sorveglianza con i nove milioni di volti archiviati nel database AFIS, che contiene non solo le foto segnaletiche di chi ha compiuto crimini, ma anche quelle di migranti e richiedenti asilo.
Sari Realtime - C'è però un secondo strumento per cui la polizia italiana - come ha svelato un'indagine condotta da Irpimedia - ha recentemente indetto una gara d'appalto: Sari Realtime, software in grado di analizzare in tempo reale i volti dei soggetti ripresi dalle telecamere, confrontandoli con un database di circa diecimila persone. Come spiega a La Stampa Riccardo Coluccini, vicepresidente della ong per i diritti civili in ambito digitale Hermes Center, "nei documenti della gara d'appalto è scritto nero su bianco che l'obiettivo delle forze dell'ordine è utilizzare questo software per monitorare le attività di sbarco dei migranti".
Si tratta di uno strumento utilizzato già oggi, visto che la gara d'appalto riguarda il suo aggiornamento? "Non è chiaro", prosegue Coluccini. "Il ministero degli Interni non ha rilasciato comunicazioni a riguardo e non ha risposto alle domande in merito. Per la stessa ragione non si sa nemmeno a quale scopo lo si vuole impiegare: per identificare gli scafisti che ormai sappiamo non restare più a bordo? Per identificare potenziali terroristi? Nessuno lo sa, perché il ministero non ha mai chiarito questi aspetti".
C'è un altro aspetto fondamentale, ovvero che l'utilizzo di Sari Realtime non è mai stato approvato dal garante della privacy: "Il garante della privacy ha aperto un'istruttoria tre anni fa", prosegue il vicepresidente di Hermes Center. "La richiesta di fare una valutazione d'impatto - in base ai documenti che abbiamo ottenuto - non ha però mai ricevuto risposta dal ministero. Ma senza l'approvazione del garante, questi strumenti non si potrebbero utilizzare".
I rischi - Quali sono i rischi? Prima di tutto, è ormai ampiamente documentato come questi software abbiano un tasso di accuratezza non sufficientemente elevato; una mancanza che negli Stati Uniti ha già provocato - almeno in tre casi - l'arresto e l'incarcerazione di persone di colore innocenti. "Ma se anche funzionassero alla perfezione, questi sono strumenti che disumanizzano le persone, trattate quasi come codici a barre viventi", prosegue Coluccini. Se non bastasse, il timore è che strumenti di questo tipo vengano un domani impiegati anche per sorvegliare la popolazione nel suo complesso: è ormai noto da tempo come videocamere dotate di riconoscimento facciale siano infatti state in azione nella città di Como e come se ne stia sperimentando l'utilizzo anche a Firenze, Torino e altrove. Al di là dei casi che hanno riguardato alcuni comuni, la sensazione, conclude Coluccini, "è che il ministero dell'Interno stia tirando dritto senza nemmeno instaurare un dialogo con la società civile e, a quanto pare, senza nemmeno coinvolgere il garante della privacy".
"Ridateci la faccia" - È anche per questo che la coalizione Reclaim Your Face - di cui fanno parte l'Hermes Center, l'Associazione Luca Coscioni, Privacy Network e altri - ha lanciato la raccolta firme per la messa al bando del riconoscimento facciale. Un'iniziativa che mira a raccogliere un milione di firme in sette paesi UE nell'arco di 12 mesi e che è stata organizzata all'interno del programma ECI (Iniziativa cittadini europei) dell'Unione Europea. Se avrà successo, Reclaim Your Face obbligherà la Commissione Europea ad aprire un dibattito sul tema con gli stati membri del Parlamento Europeo e a valutare la messa al bando di una tecnologia che mette in serio pericolo la privacy di tutti i cittadini.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 23 febbraio 2021
Sono sotto gli occhi di tutti eppure per le istituzioni praticamente non esistono. Sono tanti, quasi un esercito: 500 mila persone tra senza fissa dimora, sia italiani che stranieri, uomini e donne privi di documenti o di un permesso di soggiorno, apolidi, ma anche una parte della popolazione Roma e Sinti. Invisibili dal punto di vista amministrativo e per questo impossibilitati in piena pandemia a rientrare nel piano nazionale vaccini.
A sollevare l'attenzione su di loro sono state, con una lettera al ministro della salute Roberto Speranza. le associazioni che aderiscono al Tavolo immigrazione e salute (Tis), tra cui la Caritas, Emergency, medici senza frontiere, Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) e Sanità di frontiera. Tutte hanno chiesto al nuovo governo di emanare al più presto indicazioni nazionali per definire le modalità di inclusione nel Piano nazionale vaccinazioni di queste 500 mila persone. "Il diritto al vaccino c'è, ma non è praticabile", spiega l'avvocato Marco Poggi dell'Asgi. "Aver individuato nel medico di famiglia il tramite per l'accesso al vaccino rischia di tradursi in un ostacolo insormontabile per questa particolare fascia di popolazione. A meno che in ogni Asl non si individui un medico di riferimento per queste persone".
Quello che le associazioni chiedono è di prevedere una "flessibilità amministrativa così come indicato dall'Aifa, eventualmente anche mediata da enti locali oppure da organizzazioni dell'associazionismo e del terzo settore" per agevolare le vaccinazioni anche a coloro che al momento sono esclusi perché non hanno documenti come la tessera sanitaria, il codice fiscale o una carta di identità. Il tavolo ricorda come anche nelle indicazioni dell'Aifa ci sia la raccomandazione di effettuare le vaccinazioni alle persone, sia italiane che straniere, che si trovino in condizioni di fragilità accettando "qualsiasi documento (non necessariamente on corso di validità) che riporti l'identità delle persone da vaccinare". Ma anche che, "in mancanza di un qualsiasi documento verranno registrati i dati anagrafici dichiarati dalla persona e l'indicazione di u eventuale ente/struttura/associazione di riferimento".
Non stante queste il fatto che per prenotare il vaccino occorre iscriversi a una piattaforma nazionale o presso il medico di famiglia oppure in un altro luogo attraverso il codice fiscale o la tessera sanitaria, rischia di rappresentare un ostacolo per la popolazione più fragile. Esempi in tal senso on mancherebbero. Le associazioni ricordano come questo sia già accaduto in alcune Regioni "con l'obbligatorietà della ricetta dematerializzata e la prenotazione on line".
I dati forniti dall'Istituto superiore di sanità evidenziano come i casi di positività al Covid 19 sono meno numerosi tra gli stranieri rispetto a quelli riscontrati tra i cittadini residenti ma, avvertono e associazioni, "tra le persone straniere c'è un certo numero di diagnosi ritardate che, comportando un aggravamento clinico, portano a una maggiore ospedalizzazione rispetto agli italiani. Il ritardo diagnostico spesso, è determinato dalla scarsa assistenza socio- sanitaria". Da qui la richiesta di valutare la possibilità di procedere alla somministrazione del vaccino nei centri per i migranti, negli alloggi affollati e nei rifugi per senza tetto.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 23 febbraio 2021
In un periodo di sipari chiusi e platee deserte, all'interno della casa di reclusione di Vigevano, è nata la compagnia teatrale Rumore D'Ali Teatro. Un evento che può sembrare in controtendenza ma che invece rientra negli obiettivi di Per Aspera ad Astra, progetto che ha consentito di mantenere viva e vitale l'attività artistica in molti istituti durante la pandemia, utilizzando gli strumenti di didattica a distanza. Nato per iniziativa dalla Compagnia della Fortezza di Volterra e realizzato con il contributo dell'Associazione Fondazioni Casse di Risparmio - ACRI, il progetto coinvolge 12 istituti che condividono buone pratiche di teatro. Tra queste, la formazione professionale nei mestieri del teatro, che comprendono, oltre agli ad attori e drammaturghi, anche scenografi, costumisti, truccatori, fonici e addetti alle luci.
Se "Rumore d'ali teatro" è appena nata, ha invece già una storia il laboratorio FormMattArt, di cui la compagnia è espressione, diretto dalla regista e performer Alessia Gennari, non nuova a esperienze del genere: negli ultimi cinque anni ha infatti realizzato, sempre nella casa di reclusione di Vigevano, produzioni teatrali per il progetto "Tecniche da inserimento" della Regione Lombardia.
Il nome della compagnia è stato suggerito da una farfalla scoperta a volare sul palcoscenico: "Cosa ci faceva una farfalla dentro al teatro del carcere e proprio in quel momento? - racconta un operatore del laboratorio sul profilo social dell'associazione - Quando si è trattato di trovare il nome per il nostro gruppo, già di fatto attivo dal 2016 ma fino ad allora "anonimo", è stato abbastanza immediato tornare a quel momento. Le ali di una farfalla, quando sbattono, non le sente nessuno, figurarsi se vola dentro le mura di un carcere".
Il prossimo spettacolo di FormMattArt, il primo messo in scena dalla compagnia, nasce dal monologo scritto da un giovane straniero che, anni fa, durante il laboratorio, era riuscito a imparare l'italiano al punto da raccontare il carcere in maniera efficace e ironica, utilizzando la metafora dell'hotel piccolo e tranquillo. Durante il lockdown è sembrato ai componenti del gruppo teatrale che la portata simbolica dell'hotel, dove gli ospiti si trasformano cambiando solo di stanza, si prestasse a essere estesa a quella del luogo chiuso che abbiamo tutti sperimentato.
In programma, a breve, una prima versione digitale dello spettacolo, con contenuti video e audio che andranno a integrare la rappresentazione dal vivo quando il teatro ritroverà finalmente il suo pubblico.










