di Orlando Mastrillo
legnanonews.com, 19 novembre 2020
Una parte dei detenuti del carcere bustocco ha iniziato una protesta chiedendo misure alternative al carcere e più telefonate coi parenti. La Regione convoca il responsabile del Dap Lombardia.
La situazione nel carcere di Busto Arsizio sta emergendo in tutta la sua drammaticità. In alcune celle della struttura di via per Cassano Magnago è iniziato uno sciopero della fame da parte di un gruppo di detenuti che, tramite i loro legali, hanno fatto avere alle testate giornalistiche un testo che racconta il grande disagio che si sta vivendo nelle anguste celle delle realtà penitenziarie come quella di Busto Arsizio che già da anni soffre una situazione di sovraffollamento.
I detenuti chiedono la valutazione e l'accelerazione delle decisioni sulle misure alternative al carcere, colloqui telefoni giornalieri con i parenti, scarcerazioni anticipate dove possibile e risoluzione dei problemi di chi ha figli minori a carico. La situazione è stata affrontata oggi dalla commissione speciale sulla situazione carceraria in Lombardia. Un punto della situazione voluto dal presidente Gianantonio Girelli con il provveditore Dap della Lombardia, Pietro Buffa.
Il quadro è il seguente: 174 detenuti contagiati, accolti in gran parte nei Covid hub di San Vittore e Bollate, 11 ricoverati e 142 operatori in quarantena fiduciaria per positività o contatti con persone risultate positive. Sono alcuni dei dati resi noti questo pomeriggio nella Commissione speciale. Buffa ha spiegato che rispetto all'ondata del marzo scorso, si è voluto cambiare strategia, vista la velocità di diffusione del virus. Si è passati quindi da un hub solo, quello di San Vittore, a 403 posti, distribuiti tra le varie carceri lombarde, per accogliere i detenuti malati.
Buffa ha poi sottolineato che focolai importanti sono stati registrati negli istituti di Busto Arsizio e Lodi e ha sollevato il problema della difficoltà di reperire sanitari, medici e infermieri, in grado di eseguire e processare i tamponi. Concludendo il suo intervento ha confermato l'impegno dell'amministrazione anche sul tema del tracciamento "passaggio fondamentale per capire come si muove il virus e come si veicola l'infezione". "Non si può che esprimere apprezzamento per il lavoro che si sta facendo nelle carceri lombarde - ha detto il Presidente Girelli - in un momento ancora più critico rispetto a quello già impegnativo del marzo scorso. Significa che ci troviamo di fronte a una struttura penitenziaria pronta ad affrontare l'emergenza, che non dimentica ma anzi fa tesoro di quanto vissuto nei mesi scorsi".
Il Mattino, 19 novembre 2020
Il coronavirus varca le porte del carcere: sono 13 i positivi tra operatori e detenuti nel carcere di Capodimonte a Benevento. Il direttore è "pronto a fronteggiare qualsiasi emergenza".
Covid nel carcere di Capodimonte. "Ad oggi - ha spiegato il direttore del carcere di Capodimonte Gianfranco Marcello a proposito dell'accertata positività al Covid di alcuni dipendenti e detenuti - sono risultati positivi 6 poliziotti penitenziari e 1 dipendente amministrativo. Sono tutti a casa con sintomi lievi. I detenuti positivi sono 6, si tratta di 5 uomini e una donna, giunti da poco nella struttura. Sono stati separati dagli altri fin dall'ingresso, sono in isolamento e quando il tampone darà esito negativo saranno reintegrati in struttura". Le visite ai familiari al momento sono sospese "ma la durate delle videochiamate è passata da 20 a 30 minuti".
reteabruzzo.com, 19 novembre 2020
Salgono a sei i casi accertati di Covid 19 nel carcere di Sulmona, tre nell'area sanitaria e altri tre tra i poliziotti penitenziari. Lo screening sul personale ha portato alla luce i sei nuovi casi. Casi subito isolati che non hanno avuto contatti stretti con i detenuti. Il sistema di prevenzione adottato dall'amministrazione penitenziaria dà quindi risultati.
Proprio a causa dei casi covid nel penitenziario Mauro Nardella ha sollecitato il Dipartimento per l'immediata conversione dell'unità operativa collaboratori in reparto Covid riservato agli eventuali detenuti positivi. "Resta ovvio che la responsabilità per le eventuali disfunzioni che ne potranno derivare dalla non predisposizione immediata di un idoneo presidio covid saranno da ascrivere a chi osteggerà l'unico percorso fattibile per l'individuazione di un reparto ermetico ed esclusivo covid quale è appunto il reparto collaboratori esentando da possibili inefficienze e responsabilità invece(oltre a tutti gli operatori di Polizia penitenziaria) il direttore e il comandante di reparto ai quali va il mio plauso per l'ottimo lavoro sinora svolto" afferma Nardella, che ha inviato la proposta al "Garante Regionale delle persone detenute o private della libertà personale Abruzzo la cui presente è indirizzata affinché si faccia anch'esso portavoce di questa impellente e non più procrastinabile conversione".
di Elena Marmugi
La Nazione, 19 novembre 2020
Da mesi senza poter vedere i propri cari. Chiusi in spazi al limite del distanziamento. E nella maggior parte dei casi la "pretesa" è solo quella di fare due parole. La condizione in cui versano le carceri fin dal lockdown di marzo, aggravata ora dalla seconda ondata dell'epidemia, è al limite dell'umano.
Una situazione, drammaticamente diffusa nei penitenziari di tutta Italia e che, certamente, riguarda anche quello lucchese per il quale la garante dei detenuti dà voce a un allarme sociale senza precedenti che non risparmia certo chi sta scontando una pena detentiva.
L'avvocato Alessandra Severi denuncia infatti, sul piano sociale oltreché emergenziale, la deriva distruttiva della quotidianità carceraria che, appunto, si riversa su quella di intere famiglie: "Nel carcere di Lucca c'è un forte senso di angoscia e di abbandono da parte dei detenuti proprio per queste ragioni, dall'assenza dei colloqui con i volontari, alla mancata ripresa delle attività e in alcuni casi per l'impossibilità di vedere i propri cari e i figli minori.
Durante i colloqui molti di loro esprimono la semplice esigenza di parlare con qualcuno. L'introduzione delle videochiamate durante il lockdown, e mantenuta fino a oggi, ha migliorato lo stato delle cose, permettendo ad alcuni di loro di mantenere un contatto con i propri cari, anche lontani - spiega Severi - Durante il lockdown grande è stato l'impegno degli agenti penitenziari, delle educatrici, della direzione e di tutta l'area sanitaria, che si trovano oggi, di nuovo, a dover gestire questa nuova fase emergenziale, momento particolarmente delicato per il fatto che anche nella Casa Circondariale di Lucca, attualmente, le persone presenti sono in numero maggiore rispetto alla capienza ordinaria della struttura".
Un'altra problematica è legata alla mancanza di uno spazio esterno nella struttura: "Nonostante la criticità di questo periodo il Comune di Lucca mi coadiuva regolarmente nel monitoraggio della situazione complessiva del San Giorgio - conclude Severi - Inoltre il Comune ha recepito l'esigenza dei detenuti di avere uno spazio esterno avviando la progettazione di un campo polivalente nell'istituto, oltre ad aver rafforzato il controllo e la collaborazione con il Gruppo volontari carcere, associazione che gestisce la Casa San Francesco, dove si trovano persone ai domiciliari".
La Stampa, 19 novembre 2020
L'hanno battezzata "Un minuto vale oro - Chiamarsi accorcia le distanze" la raccolta fondi per far sì che i detenuti della casa circondariale di Biella possano continuare ad avere contatti con i familiari. L'iniziativa, promossa dalle associazioni che aderiscono al Tavolo del Carcere in collaborazione con la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, ha però indispettito i rappresentanti della Lega. Le porte di via dei Tigli con la pandemia sono state chiuse ai visitatori e l'operazione ha l'obiettivo di permettere ai reclusi, che non possono avere telefoni personali, di mantenere vivi i loro rapporti affettivi con mogli, figli e congiunti.
"Nel corso del lockdown di marzo, una raccolta fondi interna alle associazioni aveva garantito la disponibilità di oltre 9 mila minuti di telefonate - spiegano dal Tavolo -. Minuti importanti, fondamentali per il benessere della popolazione della casa circondariale, per le famiglie e per gli operatori che a vario titolo agiscono all'interno del sistema carcerario. Con l'ultimo Dpcm, sono stati nuovamente sospesi i colloqui in presenza e l'urgenza di aiutare chi non riesce a coprire con i suoi risparmi l'acquisto di una Sim telefonica è tornata con prepotenza. Per questo motivo, abbiamo promosso una nuova raccolta per aiutare chi, in questo momento, si trova nuovamente in difficoltà".
Ma la Lega, schierata dalla parte delle guardie carcerarie ha subito incalzato: "L'iniziativa - dice il capogruppo in Comune Alessio Ercoli - appare un'inutile beffa. Ci risulta che i detenuti dispongano già di 5 chiamate vocali a settimana più 8 videochiamate al mese che possono quindi coprire tutti i giorni settimanali.
L'iniziativa del Tavolo si manifesta come una decisione unilaterale, assunta ignorando gli agenti penitenziari e senza considerare l'ulteriore lavoro che andrebbe a gravare sulle loro spalle e ad aggravare una situazione già molto difficile sia per il Covid che per l'atavica carenza di personale, che si riflette sulle loro condizioni di sicurezza e li costringe a turni massacranti. Appoggiamo quindi l'invito dei sindacati della polizia penitenziaria di non dare seguito all'inutile iniziativa e rivolgiamo anche l'invito alla Garante dei detenuti di non abusare della nostra fiducia".
Non si è però fatta attendere la risposta della direttrice del carcere, Tullia Ardito, che ha chiarito la situazione: "Nell'impossibilità di avere colloqui in presenza, già nella scorsa primavera erano state autorizzate videochiamate su Whats'app e telefonate in misura maggiore rispetto a quanto previsto dall'ordinamento penitenziario - spiega in una nota.
L'amministrazione ha individuato i detenuti non abbienti per destinare loro una somma allo scopo e, vista la positiva esperienza della prima volta, è stata la direzione stessa a chiedere al Tavolo del carcere di attivarsi per un analogo sostegno. Il progetto è da considerarsi esclusivamente come un segnale di solidarietà alla stessa stregua per il quale all'interno del carcere era stata attivata la raccolta di generi alimentari da donare all'esterno in occasione della Giornata nazionale del banco alimentare".
polesine24.it, 19 novembre 2020
L'allarme lanciato dal sindacato con una lettera ai vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. "Il sindacato Fp-Cgil Veneto denuncia la grave situazione in cui si trova oggi la Casa Circondariale di Rovigo, causata dai continui distacchi in uscita di unità di polizia penitenziaria e di un'assenza, a breve, di un Direttore.
Infatti l'attuale Direttore terminerà a giorni il suo distacco per ritornare nuovamente nella propria sede di provenienza, in una città della Sicilia. I recenti distacchi del personale di polizia penitenziaria risalgono a pochi giorni fa, uno al Gom e l'altro in un altro Istituto per rinforzo. Se la situazione dei distacchi in uscita da Rovigo continua si arriverà ben presto a un punto di non ritorno, dove molto probabilmente non ci saranno più le condizioni di garantire/assicurare i diritti sia ai poliziotti che ai detenuti", comincia così la lettera che il sindacato veneto ha inviato ai vertici del Dap e al Garante Nazionale dei detenuti sulla criticità all'interno del carcere di Rovigo.
"Occorre sottolineare che, all'interno della Casa Circondariale di Rovigo è stata collocata, un anno fa, una sezione di detenuti classificata AS 3, seppur l'Istituto essendo di recente costruzione non è idoneo a contenere la suddetta tipologia di detenuti, questo lo si deduce da come è strutturato il carcere, che dimostra in tutti i suoi lati l'inadeguatezza a contenere la suddetta sezione. Questo dimostra che le realtà, quella del carcere e quella del Dap, sono completamente diverse e prive di qualsiasi collegamento tra di loro. Dove il Dipartimento che Lei dirige risulta essere sordo e indifferente ai problemi rappresentati dalla periferia, nonostante che la stessa informi codesto Ufficio della vacanza di organico, dei numerosi problemi strutturali, dei problemi dati dai detenuti AS 3 e non ultimo dei problemi, la pandemia, dove ci sono ben 4 unità positive al Covid-19 e altre unità poste in isolamento fiduciario, che incidono negativamente sul buon andamento dell'Istituto, mentre non vi è nessun positivo tra i detenuti".
"Come O.S. abbiamo chiesto più volte la Sua presenza e intervento in quanto responsabile del Dipartimento per affrontare insieme ai problemi che affliggono il personale giornalmente. Per onestà intellettuale alcuni sono stati affrontati quali le aggressioni al personale ma altri ancora devono ancora essere affrontati. Abbiamo anche più volte chiesto a codesta Amministrazione di ascoltare i bisogni del proprio personale e non di calare dall'alto protocolli o convenzioni, che sono senza dubbio utili, ma che al personale non interessa.
Signor Presidente, ci ha fatto piacere sentire il suo videomessaggio di vicinanza al personale, si spera che esso non sia solo di facciata o di circostanza perché al personale non serve questo, soprattutto a Rovigo in questo momento difficile dove la vacanza di personale di polizia penitenziaria si fa sentire fortemente come, fra poco, si farà sentire fortemente anche la vacanza di un Direttore stabile. Il carcere di Rovigo ha necessità di risposte e d'interventi decisivi atti a migliorare la situazione lavorativa e detentiva, che ora non ha.
Per i motivi suesposti, la scrivente O.S. Fp-Cgil Veneto penitenziari chiede di aprire un confronto con Lei sulla grave situazione di Rovigo al fine di evitare il gap, che esiste tra Centro e periferia e allo stesso tempo Le chiediamo la revoca dei distacchi in uscita dall'Istituto rodigino non rientranti in quelli previsti dalla Legge, il tutto per evitare una debacle dei diritti sia dei poliziotti
che dei detenuti".
di Venanzio Postiglione
Corriere della Sera, 19 novembre 2020
Il traguardo più lontano è Natale, con i dubbi sul cenone e i parenti, mentre un discorso serio sul Paese del 2021 e magari del 2022 non lo fa quasi nessuno. La zona rossa diventerà arancione. E viceversa. La gialla aspetterà un po', vedremo. Il governatore che chiude vuol restare aperto. Ma quando aprono chiederà la chiusura. Il federalismo sognato da Carlo Cattaneo due secoli fa ora si è trasformato in una macchia di colore sulla cartina: dalla questione meridionale o settentrionale alla questione cromatica. Non si vive mese per mese (avercene), ma giorno per giorno. Il traguardo più lontano è Natale, con i dubbi sul cenone, i parenti stretti e i regali, mentre un discorso serio sull'Italia del 2021 e magari anche del 2022 non lo fa nessuno. O quasi nessuno. Il futuro si scrive adesso: se solo qualcuno decidesse di farlo.
La sanità è quella della primavera ma anche di dieci e venti anni fa. Come un palazzo in zona sismica che spera solo non arrivi il terremoto perché non è stato messo in sicurezza o ricostruito ex novo. Paolo Valentino ci ha raccontato il modello tedesco (Corriere di sabato 14): la presenza capillare con i medici della porta accanto, i posti in terapia intensiva passati da 28 mila a 40 mila, i tamponi allargati e anche veloci, il localismo che ha fatto un passo indietro di fronte all'emergenza.
A volte non si sa dove pescare: qui ci sarebbe già un sistema pronto da osservare e tradurre in italiano. E non è solo perché ora siamo bastonati dalla pandemia. L'investimento sulla salute, sulla sanità, avrebbe senso per noi tutti e per le prossime generazioni, "ce lo ritroviamo" per dirla facile.
L'attuale modello si basava (e si basa) soprattutto sullo slancio e la generosità dei singoli, lo sanno anche i ragazzini e adesso sta succedendo di nuovo. Ci affidiamo ai medici, sperando sempre di trovare in corsia il dottor Rieux che illumina La Peste di Camus: "Non so quello che mi aspetta né quello che accadrà, dopo. Per il momento ci sono dei malati e bisogna guarirli". È così ogni giorno, nei nostri ospedali. Poi la tempesta passerà e prenderà forma un modello diverso: se viene immaginato, pensato, discusso, deciso, organizzato. Si tratta di guardare oltre la prima curva, epidemiologica e non solo.
Il Recovery fund non è ancora uscito dai labirinti europei, ma poi succederà: anche qui sarà meglio arrivare preparati invece che studiare la sera prima. Questione di idee, progetti, legati a risorse e scadenze. "The great reset", per citare Time: nel senso di azzerare ma soprattutto di riavviare. Il digitale non l'ha inventato la pandemia, ma lo scatto è sotto i nostri occhi: una crescita da accompagnare, seguire, sospingere. L'ambiente sarà la prateria del 2021: un bimbo delle elementari nativo ecologista e Joe Biden parlano la stessa lingua, era anche ora, il Paese ha tutte le caratteristiche per giocare la partita. La scuola ripartirà dalle scartoffie e dalle riunioni o riscoprirà i professori più bravi e appassionati. E così il turismo, il nostro turismo, che può trascorrere questi mesi in letargo o prendere la rincorsa. Se è vero che ognuno ha due patrie, e la seconda è l'Italia, avremo un mare di programmi da scrivere o riscrivere.
Chi ci sta pensando? Una task force e una cabina di regia per ogni settore? O gli attuali ministri (e i vari staff, che esistono e sono pagati dallo Stato) tireranno fuori le idee e la tenacia? Le Regioni hanno altre proposte illuminanti al di là della clausura dei settantenni? E per le prossime emergenze si tornerà al metodo che ci invidiava tutto il mondo, quello inventato da Giuseppe Zamberletti, o si ripeterà il festival del non coordinamento? L'ansia per il Natale è sacrosanta ma non può diventare il nuovo alibi nazionale: mezza apertura, un cambio di colore, potete passeggiare addirittura senza cane, il resto si vedrà.
Sarebbe anche il tempo della leadership. Nel senso di competenza, talento, fiducia, testa e cuore: al governo e all'opposizione, a Roma e nelle Regioni. Ma è un tema troppo grande per un solo articolo. L'esempio più bello, in questi giorni di tragedia, ci arriva da un signore di 92 anni, Silvio Garattini, fondatore del Mario Negri, grande scienziato. Vorrebbe fare il vaccino antinfluenzale: la Lombardia è tra le aree più ricche del mondo, chiede da anni maggiore autonomia, però non è riuscita ancora a vaccinare tutti gli anziani. Garattini potrebbe procurarsi la dose in un attimo. Ma si è rivolto al suo medico e adesso attende la chiamata. "Da cittadino voglio aspettare, come tutti, il mio turno in coda". A proposito di leadership.
di Roberta Rampini
Il Giorno, 19 novembre 2020
Pugliese d'origine, milanese d'adozione, 52 anni, da 17 è alla guida del carcere di Bollate: "Un riconoscimento per quello che stiamo facendo". C'è anche Cosima Buccoliero, direttore uscente del carcere di Bollate, tra i personaggi che il prossimo 7 dicembre riceveranno l'Ambrogino d'Oro, la massima onorificenza concessa dal Comune di Milano a chi ha dato lustro alla città. Cinquantadue anni, originaria della Puglia, la Buccoliero lavora nel carcere bollatese dal 2003 quando le è stata assegnata la poltrona di direttore aggiunto, nel febbraio 2019 è diventato direttore.
In tutti questi anni ha garantito la continuità affiancando i direttori che si sono succeduti. "Sono felicissima non solo per me ma anche perché è il giusto riconoscimento dell'impegno del carcere di Bollate in questa difficile gestione del Covid. Sono grata alla città di Milano per questa attestazione di stima e di vicinanza", ha commentato. Laureata in giurisprudenza nel 1992 presso l'università degli studi di Bologna con una tesi in diritto penitenziario, lavora nell'amministrazione penitenziaria dal 1997 e nel 2003 è stata assegnata come direttore aggiunto all'istituto penitenziario di Milano-Bollate e nel febbraio 2019 è diventato direttore. Sono stati anni intensi in cui ha dato il contributo per avviare numerose iniziative dietro le sbarre: dalla Academy Cisco, che consente ai detenuti di acquisire certificazioni nel settore informatico da spendere sul mercato del lavoro fino all'asilo nido aziendale inaugurato destinato ai figli del personale ma aperto ai bambini del territorio e ai figli delle mamme detenute.
La sua candidatura all'Ambrogino d'Oro è stata sottoscritta da chi in questi anni ha lavorato e collaborato con lei dentro e fuori il carcere. "Noi operatori, a diverso titolo rappresentanti la società civile all'interno del carcere siamo orgogliosi che sia stata accettata la nostra proposta al Comune di Milano per la benemerenza civica dell'Ambrogino d'Oro - commentano le associazioni che hanno sottoscritto la richiesta. Un atto dovuto. Un grande riconoscimento alla professionalità, alla competenza, al coraggio ed all'umanità e a chi nel e del carcere sa guardare oltre".
Ultima nota positiva è la capacità della Buccoliero nella gestione estremamente complessa e rischiosa del Covid-19. Buccoliero ama la sua terra ma anche Milano, da lei descritta cosi, "Milano è una città in cui si possono coniugare lavoro e passioni, impegni e amicizie. Un luogo in cui è radicato un associazionismo straordinario, un mondo che in questi anni ha dato molto al carcere e a tutto ciò che ruota intorno. Questa città, ma più in generale direi tutta la Lombardia, è la culla ideale per il mio mestiere: qui è nata la visione diversa del carcere di cui vi ho parlato. Qui c'è terreno fertile per il cambiamento, qui mi sento a casa".
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 18 novembre 2020
Le cause: spazi insufficienti per isolare i positivi, presidi sanitari carenti o inesistenti, buchi di organico della Polizia penitenziaria. Spazi insufficienti per isolare i positivi, presidi sanitari carenti o inesistenti, buchi di organico della polizia penitenziaria. Non è difficile mettere in fila le cause della crisi legata all'epidemia di Covid nelle carceri italiane.
di Giulia Merlo
Il Domani, 18 novembre 2020
In un mese e mezzo i positivi al Covid sono passati da 20 a 1.694. Il Dap, però, non divulga direttamente i numeri, ma li invia a sindacati e Garante. E mancherebbero i detenuti contagiati in regime di 41bis.
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