newz.it, 16 febbraio 2021
I Garanti Siviglia e Russo in visita congiunta presso il carcere di San Pietro a Reggio Calabria. La visita nella Casa circondariale Panzera è scattata dopo una richiesta dei detenuti della sezione di alta sicurezza "Scilla", a causa di tensioni per la paura di diffusione del Covid all'interno dell'Istituto penitenziario".
Ieri mattina i Gaanti, regionale dei detenuti, avvocato Agostino Siviglia e comunale per le persone private della libertà personale, avvocato Giovanna Russo hanno fatto visita alla casa circondariale G. Panzera. Gli stessi, dopo aver ricevuto una richiesta da parte dei detenuti della sezione di alta sicurezza "Scilla", a causa di tensioni derivanti dalla paura di diffusione del Covid all'interno dell'Istituto penitenziario, si sono prontamente coordinati.
Accompagnati dal comandante Stefano La Cava e dal coordinatore della sanità penitenziaria calabrese, dott. Luciano Lucania, dopo una preliminare riunione con il direttore, dott. Calogero Tessitore, sempre attento alle relazioni tra istituzioni, i garanti hanno visitato personalmente la sezione dell'Istituto penitenziario riscontrando che gli sforzi profusi dall'amministrazione penitenziaria reggina sono volti in questo particolare momento a tutelare e scongiurare il rischio da contagi all'interno del carcere.
Nella giornata di venerdì pomeriggio si è appreso che un detenuto, già posto per profilassi in isolamento Covid in una delle due celle dedicate all'interno della stessa sezione, sia risultato positivo ai controlli effettuati con il primo tampone. "Prontamente - spiegano i garanti - sono state sottoposte a tampone tutte le unità che potevano essere entrate in contatto con il detenuto positivo e successivamente si sono esperite le procedure di sicurezza, ulteriore tracciamento e contenimento.
Malgrado ciò i detenuti hanno sollevato una pur sempre pacifica protesta e domenica mattina sono stati tamponati tutti e 56 i detenuti della sezione benché non fossero entrati direttamente in contatto con il soggetto positivo. Risultato dei tamponi: tutti negativi. Si è poi verificata la seconda occasione in cui, grazie alla scrupolosa osservanza delle circolari del Dap e del Prap, l'amministrazione ha potuto scongiurare ad oggi, la diffusione di questo nemico invisibile".
"La tensione che si respira negli istituti penitenziari rimane alta, - si legge in una nota dei garanti - del resto impossibile non comprenderne le ragioni. Questo periodo di pandemia aumenta la paura all'interno delle carceri dove le celle non consentono un distanziamento sociale tra i detenuti e gli spazi di isolamento destinati ai casi sospetti presentano comunque delle fragilità strutturali".
"Siamo dalla parte dell'Amministrazione penitenziaria, - continuano Siviglia e Russo - in piena e reciproca sinergia lavorativa, ma sempre e soprattutto a sostegno e tutela dei diritti dei detenuti che rimangono il nostro primo obiettivo nello svolgimento del mandato assunto". I due garanti hanno fatto visita anche alla sezione femminile ascoltando e risolvendo prontamente alcune istanze delle detenute, tra le quali la richiesta di una madre che non poteva mettersi in contatto con il figlio di soli due anni e mezzo ospite in una casa famiglia.
Un'ulteriore verifica è stata operata nella sezione di osservazione psichiatrica in cui l'avvocato Siviglia ha potuto rilevare come, malgrado gli sforzi profusi in questi ultimi anni, "la situazione sia ancora inadeguata o peggio non rispondente ai risultati sperati".
Il messaggio che i garanti vogliono trasmettere è che "proprio in questo particolare momento di pandemia, di perdita delle certezze per l'essere umano e di fragilità psicologica maggiormente avvertita in carcere, loro decidono di collaborare istituzionalmente in maniera sinergica facendo fronte comune alle mancanze di un sistema politico fragile o peggio distratto, segno di una Calabria che cambia passo a partire dalle Istituzioni per la tutela dei più fragili".
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 febbraio 2021
In un documento l'elenco delle violazioni che hanno la precedenza rispetto a quelli considerate minori: tra queste quelle legate al Covid. Priorità ai "reati Covid". Dice questo il protocollo firmato da Procura e Tribunale di Genova, dove per smaltire il lavoro si è deciso di creare una corsia preferenziale per le violazioni commesse in relazione alla pandemia, a cui dare la priorità assieme ai reati normalmente considerati particolarmente gravi. Un ordine di servizio riservato per pm e giudici, come riporta il Secolo XIX, che riguarda esclusivamente i casi per i quali il pubblico ministero può citare direttamente a giudizio. Il documento arriva all'esito di due mesi di fitti incontri tra le parti ed è valido dal 10 febbraio, stabilendo una scala di priorità tra reati, distinti in "prioritari" e "non prioritari".
Tra le violazioni ritenute prioritarie quelle che, in qualche modo, sono legate agli eventi della pandemia. Dunque trovano spazio i processi a carico di quei datori di lavoro che non hanno provveduto adeguatamente alla sicurezza dei propri dipendenti, chi ha lucrato sulla pandemia sfruttando la vendita di mascherine e disinfettanti, magari facendo la cresta sui costi, e chi ha somministrato farmaci in modo irregolare. Nel documento a firma del procuratore Francesco Cozzi viene sottolineato come "al fine di agevolare la rapida trattazione di talune fattispecie di reato e di selezionare i processi da svolgere, anche nel rispetto delle esigenze di salute e sicurezza davanti alla pandemia Covid-19, si è concordato di introdurre la categoria dei processi prioritari, meritevoli di fissazione anticipata rispetto alla categoria dei processi ordinari".
I fatti più gravi rimangono fuori dalla classificazione, così, ad esempio, viaggiano su un altro binario i reati contro la persona, il patrimonio, la violazione delle norme sugli stupefacenti, le violazioni in materia di pubblica amministrazione o in materia di terrorismo. Il pm dovrà dunque seguire l'ordine di servizio per quei casi di citazione diretta in giudizio, dando dunque la precedenza alle udienze classificate come prioritarie dal documento.
Sono 29, in totale, le "questioni" da ritenere più urgenti, tra le quali il reato di lesioni, anche se con prognosi inferiore ai 21 giorni, se dovute alla mancata prevenzione obbligatoria sui luoghi di lavoro o per colpa medica. Ci sono poi la sottrazione di minori, la sottrazione di persone incapaci, danneggiamenti a seguito di incendio e frodi informatiche, che hanno subito un'impennata proprio durante il periodo del lockdown.
Tra i reati urgenti anche quelli compiuti dai magistrati (la procura di Genova indaga sulle violazioni commesse dai colleghi di Firenze) e gli abusi edilizi, nonché i processi per lesioni stradali e l'omissione di soccorso. Possono essere affrontati in un secondo momento, invece, reati come la guida in stato di ebbrezza, salvo che non sia collegata a incidenti o per i recidivi, i furti semplici - mentre sono tra le priorità quelli compiuti in casa o con strappo.
L'ordine di servizio arriva all'esito di un periodo drammatico per la giustizia ligure, come evidenziato nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "La pandemia - ha sottolineato il presidente vicario della corte d'appello di Genova Alvaro Vigotti - ha avuto notevoli effetti sulla gestione dei processi e più in generale sulla organizzazione dei processi, con un grave rallentamento nel funzionamento della giustizia sia nel settore civile che in quello penale".
Tra i problemi principali, accentuati proprio dall'emergenza, lo scarso numero di aule idonee a celebrare i processi in sicurezza. "Ciò ha determinato la necessità di ulteriori rinvii delle udienze, con la conseguenza di una diminuzione dei processi e un aumento dei tempi di svolgimento di quelli in corso", ha aggiunto Vigotti.
Se, da un lato, si è registrata una diminuzione dei procedimenti penali conseguente al lockdown, dall'altra parte sono aumentati i maltrattamenti in famiglia e gli persecutori, nonché le violenze sessuali. Ma non solo: proprio nel distretto di Genova, sono state molte le indagini sulla gestione dell'emergenza. In primo luogo, per gli eventi conseguiti ai contagi nelle Rsa e negli ospedali sono stati iscritti - a seguito di esposti dei congiunti dei soggetti deceduti e, per le lesioni, delle segnalazioni dell'Inail - procedimenti penali, specialmente nei confronti dei direttori sanitari delle strutture interessate, per i reati colposi di epidemia, omicidio e lesioni, si legge nella relazione del procuratore generale della corte d'appello di Genova Roberto Aniello.
"Si è inoltre ritenuta la necessità di verificare i contenuti dei documenti di valutazione dei rischi (che anche prima della pandemia dovevano prevedere misure per la prevenzione del rischio biologico da infezioni) e il loro aggiornamento dopo la diffusione dei contagi. Ulteriori accertamenti riguardano il rispetto delle regole di precauzione nel corso dell'evoluzione del fenomeno: in particolare la segregazione dei soggetti positivi, la formazione e l'informazione del personale, la fornitura di Dpi".
livesicilia.it, 16 febbraio 2021
La vertenza delle mense delle carceri in Sicilia continua a tenere banco: la Cisal ha infatti indetto una giornata di sciopero e un sit-in a difesa degli oltre 70 lavoratori coinvolti. "Già lo scorso 5 ottobre - dice il Segretario Regionale Cisal Terziario Sicilia Paolo Magrì - avevamo lanciato l'allarme alle istituzioni, ma la vertenza che da subito avevamo capito essere aspra è stata presa sotto gamba, abbiamo più volte cercato un'interlocuzione con il Provveditore, richiesto l'intervento della Prefettura di Palermo, dell'assessorato regionale e perfino del Presidente della Regione, senza che nessuno si sia fatto carico di una vicenda che porta alla disperazione oltre 70 lavoratori coinvolti, in gran parte unico sostentamento delle loro famiglie".
"Una vicenda - si legge in una nota del sindacato - iniziata lo scorso 25 settembre quando improvvisamente e senza alcun preavviso la committenza ha revocato l'appalto che era affidato fino al 31 dicembre 2020 alla ditta uscente Cot Società Cooperativa; tutto bene visto che contemporaneamente si comunicava il subentro della ditta aggiudicataria Fabbro Spa e Itaca Ristorazione dal primo ottobre.
Solo qualche giorno dopo la situazione è precipitata con una serie di differimenti senza mai arrivare all'avvio del servizio, fino al triste epilogo: la comunicazione odierna da parte della Cot dell'avvio di licenziamento di tutto il personale delle mense delle carceri".
Il sit-in, che si terrà nel rispetto delle normative anti Covid-19, è indetto per il 22 febbraio dalle 9 alle 13 davanti alla sede del Provveditorato in viale Regione Siciliana. "L'ultima richiesta di aiuto dei lavoratori disperati, da mesi in cassa integrazione con misere indennità - dice Magrì - Ci auguriamo di avere concrete rassicurazioni circa la ripresa del servizio, dando una boccata di ossigeno e tranquillità ai lavoratori".
"Si tratta di una vicenda dai contorni drammatici - dice Gianluca Colombino, segretario della Cisal Palermo - In un momento difficile come questo, in cui i posti di lavoro nel privato sono altamente a rischio, non possiamo accettare che un simile atteggiamento venga portato avanti proprio dallo Stato che invece quei posti di lavoro dovrebbe tutelarli. Non vorremmo registrare i primi segnali di inversione di tendenza rispetto agli avvicendamenti al governo".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 febbraio 2021
Mattia Palloni, uno dei testimoni dei presunti pestaggi nel carcere di Modena, detenuto a Montacuto nelle Marche, ha un'ernia inguinale. Da diverse settimane che chiede una visita medica per una ernia inguinale (già da tempo a rischio strozzatura), ma alla richiesta di visita un agente penitenziario gli avrebbe risposto che "sarebbe stato portato in ospedale solo in caso di emorragia". Ma è uno dei tanti inspiegabili dinieghi che il detenuto starebbe subendo nel carcere di Montacuto, nelle Marche, dove è attualmente recluso.
La questione, però, diventa più inquietante perché parliamo di Mattia Palloni, uno dei cinque detenuti che hanno sottoscritto l'esposto in procura per i fatti di Modena: i pestaggi dopo la rivolta e in particolare la morte di Salvatore Piscitelli, avvenuta nel carcere di Ascoli Piceno dove era stato tradotto nonostante le sue condizioni fisiche.
I cinque non parteciparono attivamente alla rivolta - Ricordiamo che i cinque detenuti del carcere di Modena, oltre a essere vittime di pestaggi nonostante si fossero consegnati senza nemmeno aver partecipato attivamente alla rivolta di marzo, hanno testimoniato di aver visto caricare "detenuti in palese stato di alterazione psicofisica dovuta a un presumibile abuso di farmaci, a colpi di manganellate al volto e al corpo, morti successivamente a causa delle lesioni e dei traumi subiti, ma le cui morti sono state attribuite dai mezzi di informazione all'abuso di metadone".
Segnalazione dell'Associazione Yairaiha Onlus a al Dap e alla neo ministra Cartabia - I familiari di Mattia Palloni, che hanno appreso da lui stesso queste presunte vessazioni, sono preoccupatissimi ed è l'Associazione Yairaiha Onlus a farsene carico inviando una segnalazione al Dap e alla neo ministra della Giustizia Marta Cartabia, la quale si ritroverà - tra le innumerevoli criticità del sistema penitenziario lasciate in sospeso dal guardasigilli precedente - a occuparsi anche del dossier delle rivolte di marzo e le 13 relative vittime, per le quali c'è stata una minimizzazione dell'accaduto, nonostante le numerose testimonianze che sono pervenute da diverse carceri, teatro di presunti pestaggi.
Ritorniamo alle presunte vessazioni che uno dei testimoni dei fatti di Modena starebbe subendo. Com'è stato detto ci sarebbe stato il mancato accertamento medico per un'ernia inguinale a rischio strozzatura. Ma non solo. Mattia Palloni ha riferito alla sorella che gli vengono negati la consegna di un pacco (che è stato inizialmente rifiutato dal personale del carcere, costringendo i familiari a sostenere nuovamente le spese di spedizione, e successivamente trattenuto) e la disponibilità dei soldi spediti dai familiari. Il detenuto fa sapere che ha evitato di replicare ai dinieghi dell'agente per evitare sanzioni disciplinari, ma ha messo a conoscenza di queste vessazioni i propri familiari perché impaurito da possibili ritorsioni.
"Vale la pena ricordare -sottolinea nella missiva l'associazione Yairaiha Onlus - che il signor Palloni è uno dei 5 firmatari dell'esposto presentato in Procura per i fatti di Modena e per la morte di Salvatore Piscitelli oltre che compagno di camera, cella n. 52, presso la cc di Ascoli Piceno e che ha assistito, impotente - nonostante le numerose richieste di aiuto, alla morte del suo compagno, avvenuta la mattina del 9 marzo 2020".
Altro fatto riferito è che ci sarebbe stato il rifiuto della consegna del numero di protocollo di una istanza presentata da Mattia tramite ufficio matricola. "Anche questo appare insolito - osserva Yairaiha - e fuori dal regolamento penitenziario. I familiari, e noi, siamo estremamente preoccupati per i fatti narrati dal sig. Mattia Palloni e per i toni che sarebbero stati usati dal personale di Polizia penitenziaria a fronte di richieste semplici e legittime". Per questo l'associazione invita le autorità a voler verificare quanto rappresentato e a voler predisporre "le giuste misure di tutela della salute e dei diritti del sig. Mattia Palloni e per la sua incolumità che, attualmente, appaiono sensibilmente compromessi".
di Paolo Guido Bassi
lombardiaquotidiano.com, 16 febbraio 2021
Affrontare congiuntamente la novità introdotta dal D.L. 20 ottobre 2020 n. 130 che attribuisce agli stranieri, trattenuti nei Centri di Permanenza e Rimpatrio (Cpr), la possibilità di inoltrare reclami ai Garanti. Questo il tema affrontato venerdì nell'incontro che si è tenuto a Palazzo Pirelli fra il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale Mauro Palma, il membro del Collegio del Garante nazionale Daniela de Robert e i Garanti della Regione Lombardia e del Comune di Milano Carlo Lio e Francesco Maisto. L'individuazione delle modalità di raccolta delle istanze consentirà di affrontare le criticità già emerse nella realtà locale del Centro di Via Corelli.
L'occasione ha inoltre consentito un confronto sul quadro generale dei contagi negli Istituti di pena, sia a livello regionale sia a livello nazionale, nonché sulle condizioni critiche di sovraffollamento, esaminate alla luce dei dati relativi alle scarcerazioni e ai nuovi ingressi. L'accordo tra i diversi livelli istituzionali permetterà di affrontare sinergicamente le nuove competenze attribuite con una modalità di azione condivisa.
isolasolidale.it, 16 febbraio 2021
Partirà giovedì 25 febbraio 2021 il nuovo "Corso di formazione online per volontari interni ed esterni al carcere", promosso dalle associazioni L'Isola Solidale e Semi di Libertà Onlus e dal Numero Verde "Oltre il Carcere" per il disagio carcerario, in collaborazione con la Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale, Gabriella Stramaccioni.
Il corso si comporrà di 10 lezioni che si terranno tramite la piattaforma Zoom ogni giovedì dalle ore 18 alle ore 19.30. Potrà partecipare chiunque sia interessato ad affrontare un'esperienza di volontariato in carcere e per questo verranno fornite le nozioni di base sulle principali leggi che disciplinano l'esecuzione pensale, sul ruolo del volontariato in ambito penitenziario, sull'organizzazione, i regolamenti e le figure professionali presenti negli Istituti Penitenziari, e in generale su tutti gli aspetti più importanti per sostenere efficacemente i detenuti nel difficile periodo dell'esecuzione penale e agevolare il loro reinserimento nella società.
Per la partecipazione è prevista una quota d'iscrizione di 10 € (per info:
I temi dei 10 incontri saranno: "Costituzione e diritto penitenziario" (25/2/2021), "Esecuzione penale interna" (prima parte 4/3/2021, seconda parte 11/3/2021), "Il carcere femminile" (18/3/2021), "Sex offender, transessuali, malati psichiatrici e reparti precauzionali" (25/3/2021), "Esecuzione penale esterna" (1/4/2021), "Giustizia riparativa e mediazione penale" (8/4/2021), "La giustizia minorile" (1574/2021), "Dopo il carcere" (22/4/2021), "Il ruolo del volontariato in ambito penale" (29/4/2021).
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 16 febbraio 2021
"Tutto può essere tolto a un uomo ad eccezione di una cosa: la libertà di scegliere il proprio comportamento in ogni situazione" è la scritta che decora le aule didattiche della casa circondariale di Mantova. Sono parole di Viktor Frankl, psichiatra austriaco sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, scelte dalle detenute del corso d'arteterapia, assieme all'immagine di alcuni libri, per illustrare l'importanza dello studio. Il laboratorio, coordinato dalla decoratrice Valeria Pozzi, è stata l'unica attività a rimanere aperta tra le tante organizzate nell'istituto e sospese per contrastare la diffusione del virus. È stato scelto di mantenerla "per dare la possibilità ai detenuti- spiega la direttrice Metella Romana Pasquini Peruzzi - di sperimentarsi, esprimersi in maniera creativa e occupare giornate infinite".
Le decorazioni realizzate dalle donne (italiane e straniere) che hanno partecipato al corso, hanno trasfigurato a colpi di colore l'ingresso, il corridoio, la sala socialità e le aule. Tra le immagini, molto presenti gli elementi da sempre evocativi di libertà, come il mare, "che hanno scelto subito tra le mie proposte" racconta la coordinatrice, già responsabile di un progetto analogo nel carcere di Cremona e autrice di murales antismog in spazi cittadini.
"A volte le parole non bastano, e allora servono i colori" è stato uno dei commenti alle foto pubblicate sul profilo social di Valeria Pozzi, quanto mai calzante anche per i lavori delle detenute. Le immagini rappresentate raccontano, infatti, molto dei loro sentimenti, non solo il bisogno di orizzonti liberi ma anche l'intimità della vita familiare ricordata da cani, gatti, rampicanti e davanzali fioriti. La scelta dei colori ha tenuto conto anche della loro valenza terapeutica: "Nella sala della socialità- spiega Valeria Pozzi - dove leggono e giocano, abbiamo optato per immagini geometriche gialle, colore che aiuta la concentrazione, arancione caldo, che favorisce serenità, e viola che produce armonia". Il programma di arteterapia proseguirà a breve con i detenuti. Presto anche le decorazioni sulle pareti della sezione maschile racconteranno l'attesa di ritrovare la bellezza del mondo libero.
molisenews24.it, 16 febbraio 2021
Si rinnova l'appuntamento con il concorso nazionale di scrittura rivolto ai detenuti degli Istituti carcerari di tutto il territorio nazionale. L'iniziativa del Comune di Campobasso e dell'Unione Lettori Italiani. Torna l'appuntamento con il concorso nazionale di scrittura "Scrittodicuore" rivolto ai detenuti degli Istituti carcerari di tutto il territorio nazionale. L'iniziativa, giunta alla quinta edizione, è promossa e organizzata dal Comune di Campobasso- assessorato alle Politiche per il Sociale e dall'Unione Lettori Italiani con la direzione artistica di Brunella Santoli e con la collaborazione della Direzione della Casa Circondariale di Campobasso e rientra nell'ambito della programmazione di Ti racconto un libro 2021 che sarà presentata ufficialmente non appena l'emergenza sanitaria nazionale lo consentirà.
Ai partecipanti verrà chiesto di inviare una lettera "scritta di cuore", che sarà valutata da due giurie. La Giuria Tecnica, composta da scrittori di primo piano nel panorama narrativo italiano, e da una Giuria Giovani, composta da selezionati e motivati lettori di età non superiore ai 35 anni, che segnalerà la lettera d'amore ritenuta più meritevole. Da sempre convinta che la lettura e la scrittura abbiano un ruolo fondamentale nella costruzione di una società giusta e attenta alle necessità sociali, l'Unione Lettori Italiani di Campobasso, nonostante le ben note difficoltà del momento, ha voluto coinvolgere ancora una volta gli istituti carcerari, luoghi in cui il tempo e lo spazio in cui vivere i sentimenti confluiscono marcatamente nell'interiorità del singolo.
Scrittodicuore è un modo per riportare il calore della condivisione all'interno del carcere dove la scrittura diventa un importante strumento di contatto indiretto con l'esterno, veicolo fiduciario di una riflessione rispetto a sé stessi e rispetto agli "oggetti" d'amore. Una esperienza che oggi assume i contorni della necessità. Perché se è vero che questa pandemia ci ha fatto riscoprire l'importanza del contatto umano, è altrettanto vero che ci sono persone che sperimentano quotidianamente la durezza di una vita in cui l'incontro con l'altro è un'occasione di rara bellezza.
recensione di Luigi Labruna
La Repubblica, 16 febbraio 2021
"Giustizia, politica, democrazia. Viaggio nel Paese e nella Costituzione", di Giovanni Verde (Ed. Rubettino, 250 pp., euro 22.00). Pare che anche nel nostro Paese, martoriato dai populismi, non siano morte la politica e la democrazia, tendenzialmente ricondotte da Mattarella e Draghi, "mentre i partiti sono nel panico", nell'alveo della Costituzione. Sarà dura, ma c'è da sperare che - munito finalmente di un competente ministro della Giustizia, assente da anni da via Arenula - il nuovo esecutivo avvii con urgenza (oltre agli interventi su sanità, economia, ambiente, scuola) la riforma della Giustizia, presidio della democrazia ormai priva della fiducia dei cittadini, e - nel suo àmbito - con priorità, quella del processo civile. Non perché sia più urgente di quelle della giustizia penale e del Csm, ma perché essa incide più immediatamente sulla crisi economica che devasta il Paese e scoraggia gli investimenti degli stranieri (che si rifugiano spesso in clausole arbitrali per sottrarsi alla giurisdizione italiana) e gli stessi imprenditori nostrani.
Stritolati (gli uni e gli altri) dai folli grovigli di norme e procedure e dalle conseguenti lungaggini, "che spesso si traducono in vere e proprie vessazioni, creando il terreno fertile nel quale alligna la corruzione". E sono altresì dissuasi dal rischiare dal timore delle responsabilità, che "ingessa gli amministratori pubblici, i quali cercano riparo in regolamenti che riducono a zero la discrezionalità con una crescita esponenziale della burocrazia", e dal terrore di incappare in guai penali eterni con l'accusa (magari ingiusta o frutto di interpretazione "creativa") di aver violato qualche regola.
Lo mette in luce, fra tante altre cose di cui tratta (e sulle quali torneremo) in un approfondito, ma chiarissimo libro intitolato Giustizia, politica, democrazia.
Viaggio nel Paese e nella Costituzione, con prefazione di Biagio De Giovanni e postfazione di Gerardo Bianco (Rubettino ed.) Giovanni Verde, maestro universalmente riconosciuto della procedura civile, formatosi alla Federico II alla scuola di Andrioli e Vocino. Ne seguirà - spero - gli insegnamenti la neo-guardasigilli Cartabia, giurista eccellente, anch'essa di elevata genealogia accademica. (A proposito: ma che ci azzecca in un governo "di alto profilo" Di Maio agli Esteri anche se "con Draghi premier avrà autonomia solo sull'Oceania"?).
bolognatoday.it, 16 febbraio 2021
Fp-Cgil Bologna riferisce che, nelle ultime settimane, il numero dei detenuti avrebbe raggiunto "una cifra molto vicina alle 720 presenze, a fronte di una capienza di 492", oltre a "diverse detenute risultate positive al Covid 19".
È ancora allarme per il "grave sovraffollamento in atto presso la Casa circondariale (Dozza - ndr), divenuta nell'ultimo periodo, questione sempre più delicata e urgente anche a causa del costante rischio di contagio dal virus Covid 19".
Salvatore Bianco di Fp-Cgil Bologna riferisce che, nelle ultime settimane, il numero dei detenuti avrebbe raggiunto "una cifra molto vicina alle 720 presenze, a fronte di una capienza regolamentare di 492", oltre a "diverse detenute ristrette presso l'apposito Reparto, risultate positive al Covid 19 con la conseguente allocazione temporanea delle stesse presso il Reparto Semiliberi, situazione non idonea dal punto di vista della sicurezza. Risulta inoltre - continua Bianco - che negli stessi giorni è stato riaperto, quasi a sorpresa, il Reparto di Osservazione Psichiatrica sempre presso il Reparto Femminile".
Bianco fa notare che "negli stessi giorni, presso il sopra citato Reparto è stato registrato un tentativo di suicidio a mezzo impiccagione, fortunatamente scongiurato grazie alla prontezza del personale in servizio. Appare chiaro - rileva - che la situazione risulta particolarmente grave, ed influisce molto negativamente nella gestione quotidiana, soprattutto di alcune sezioni detentive".
Critica anche la situazione al Reparto Infermeria, dove "permangono da diverso tempo alcuni detenuti particolarmente problematici che quotidianamente mettono in seria difficoltà il personale, oltretutto detto reparto finisce spesso per ospitare detenuti che dovrebbero essere allocati negli altri reparti, ma che per carenza di posti finiscono per permanervi per diverse settimane. Anche le sezioni giudiziarie risultano congestionate e finiscono spesso per diventare teatro di eventi critici dovuti alla convivenza forzata di soggetti di difficile gestione".
Nella nota inviata al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria di Roma, al Provveditore Regionale Emilia-Romagna e Marche e alla direttrice del carcere, Claudia Clementi, si legge che sarebbe "di prossima apertura un'altra sezione detentiva, destinata ad ospitare detenuti ad alta sicurezza, e che in tale situazione di
sovraffollamento è palese l'altissimo rischio di contagio per le evidenti difficoltà nel garantire il distanziamento sociale, appare del tutto chiaro che occorrono urgenti interventi da parte dell'Amministrazione destinati a decongestionare quanto prima l'istituto e limitare i possibili rischi da questo derivanti". Per Bianco "la condizione sopra descritta, finisce per penalizzare sia la Polizia penitenziaria, che la Popolazione detenuta si chiede un immediato intervento da parte dei Superiori Uffici, al fine di assicurare migliori condizioni
lavorative per il personale e di vivibilità per la popolazione detenuta".
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