quotidianogiuridico.it, 17 febbraio 2021
Cassazione penale, sezione I, sentenza 2 febbraio 2021, n. 4031. Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza aveva rigettato il reclamo dell'Amministrazione penitenziaria contro il provvedimento con il quale il magistrato di sorveglianza aveva accolto il reclamo di un detenuto in regime di carcere duro, disponendo che la Direzione del carcere gli consentisse di acquistare al "modello 72" (in cui vanno inserite le richieste di acquisto di generi alimentari al sopravvitto) gli stessi cibi acquistabili presso le altre sezioni del carcere e di cucinare cibi senza la previsione di fasce orarie, la Corte di Cassazione (sentenza 2 febbraio 2021, n. 4031) - nell'accogliere la tesi dell'Amministrazione penitenziaria, secondo cui, per quanto qui di interesse, la previsione limitativa era da ritenersi giustificata in quanto finalizzata a impedire che il detenuto sottoposto a regime differenziato possa acquistare in carcere quantità e qualità di cibi tali da dimostrare e/o imporre il suo carisma, o spessore criminale, al resto della popolazione carceraria - ha diversamente affermato che, ove riconducibile alla necessità di evitare l'acquisizione di una posizione di potere da parte del detenuto, la previsione di una serie di limitazioni alla possibilità di acquisito e/o detenzione è pienamente giustificata.
garantediritti.marche.it, 17 febbraio 2021
La nomina dell'avvocato è stata sancita dal Consiglio regionale con 18 voti favorevoli. Succede ad Andrea Nobili che negli ultimi cinque anni ha guidato l'Autorità di garanzia, chiamata ad occuparsi di difesa civica, infanzia e adolescenza, diritti dei detenuti, contrasto alle discriminazioni e sostegno alle vittime di reato.
L'avvocato Giancarlo Giulianelli è il nuovo Garante per i diritti della persona della Regione Marche. La sua nomina è stata sancita dall'Assemblea legislativa con 18 voti favorevoli (nove sono andati al legale Manuela Caucci).
Giulianelli succede all'avvocato Andrea Nobili che ha guidato l'Autorità di garanzia negli ultimi cinque anni e che proprio nei giorni scorsi ha ritirato la candidatura per un nuovo mandato. Istituito con legge del 2008, a cui successivamente sono state apportate diverse modifiche, il Garante regionale è chiamato ad occuparsi di difesa civica, infanzia e adolescenza, diritti dei detenuti, contrasto alle discriminazioni e sostegno alle vittime di reato, settore quest'ultimo introdotto nel marzo 2020. Resta in carico per cinque anni e, in base alla normativa vigente, puo' essere confermato anche per un secondo mandato.
Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2021
A metà marzo nel Lazio inizierà la somministrazione del vaccino anti-Covid ai detenuti e al personale carcerario. A renderlo noto è l'assessore alla Sanità, Alessio D'Amato, durante un'audizione in consiglio regionale. A oggi, la Regione ha superato la soglia delle 295mila dosi somministrate, mentre sono oltre 116mila le persone che hanno già ricevuto i richiami. Un'accelerazione nella tabella di marcia dovuta al fatto che le vaccinazioni degli operatori sanitari sono state quasi completate.
Come riferisce l'assessore "sono rimasti alcuni operatori sanitari privati". Nel frattempo, "da alcuni giorni sono iniziate le somministrazioni per gli over 80: ad oggi abbiamo superato 54mila vaccinati e oltre 260mila prenotati". Con il ritmo attuale, che potrebbe essere accelerato con più dosi di vaccini a disposizione, la vaccinazione della categoria degli over 80 potrebbe concludersi entro il mese di aprile. "Stiamo marciando sulle 7mila-9mila vaccinazioni al giorno, ma la capacità di somministrazione è di 30mila al giorno", ricorda l'assessore, auspicando che il "tema sia all'attenzione del nuovo governo perché avere più dosi oggi è dirimente".
"Per noi è importante avere il cosiddetto il vaccino made in Italy, su cui anche la Regione Lazio ha investito. Ci sono anche altre Regioni che chiedono di poter partecipare al vaccino Reithera. Noi crediamo che potrebbe essere disponibile a settembre con 100milioni di dosi", ha dichiarato D'Amato ricordando che "la campagna vaccinale non si concluderà con la singola o la doppia dose, si concluderà quando raggiungeremo l'immunizzazione di gregge. È facilmente prevedibile, quindi, che anche nei prossimi anni dovremo fare vaccini anti-Covid". Da lunedì 22 febbraio inizia invece la somministrazione al personale, docente e non docente, di scuole e università del Lazio. "Confidiamo di concludere la platea dei docenti in sei settimane", ovvero agli inizi di aprile, ha detto l'assessore alla Sanità.
"Verranno utilizzati hub importanti come la Nuvola all'Eur e la stazione Termini, ma in generale tutte le strutture, in totale 27, sono attive", ha proseguito l'assessore. Per i docenti di scuole, università e gli operatori dei servizi per l'infanzia le prenotazioni si aprono il 18 febbraio e saranno scaglionate per fasce di età secondo il calendario: 45-55 anni dal 18 di febbraio; 35-44 anni dal 22 febbraio; under 34 anni dal 26 febbraio. Questa modalità non riguarda gli studenti (over 18) che dovranno rivolgersi ai medici di medicina generale quando arriverà il loro turno.
Per quanto riguarda le altre categorie, "la prima che verrà presa in considerazione dopo gli over 80, che contiamo di concludere entro aprile, sono le persone estremamente vulnerabili, per proseguire con le fasce d'età 75-79, 74-70 e così via". In questi casi verranno utilizzati sempre i sieri Pfizer e Moderna". Dal 1 marzo "inizieremo con le somministrazioni dei medici di medicina generale" per la popolazione "fino ai 55 anni di età", aggiunge D'Amato. "I medici di medicina generale inizieranno con la fascia 55-54 anni nel primo mese (circa 180mila persone), la fascia 53-52 ad aprile, 51-50 a maggio".
Il Centro, 17 febbraio 2021
La deputata del Movimento 5 Stelle Daniela Torto presenta una interrogazione parlamentare sui contagi Covid nel carcere teatino. "Sicuramente è una situazione che in qualche modo deve essere controllata", dice Torto, "e credo sia necessario che i vaccini vengano somministrati sia ai reclusi sia agli operatori; sappiamo bene come qualsiasi focolaio possa allargarsi molto velocemente e anche piuttosto facilmente se non si interviene con l'attenzione necessaria e nel più breve tempo possibile. Il contagio all'intento del carcere di Chieti potrebbe diffondersi non solo all'interno dell'istituto penitenziario ma, attraverso le famiglie degli operatori che vi lavorano, anche al di fuori di esso".
Torto ha dunque annunciato che presenterà un'interrogazione parlamentare ai ministeri competenti, quello della Salute e quello della Giustizia, per sapere quali siano le azioni che intendono mettere in campo urgentemente, per contenere i contagi ed evitare che quanto sta accadendo in queste ore possa ripetersi nuovamente. "Sono sicura", conclude la deputata, "che chi di dovere interverrà immediatamente affinché il focolaio rimanga circoscritto".
di Roberto Puglisi
livesicilia.it, 17 febbraio 2021
Forse è presto per dire che al carcere Pagliarelli è tornato il sereno, ma è pure vero che i contagi da Covid tra i detenuti sono considerevolmente calati. Il primo focolaio si è ridotto di molto: da una cinquantina che erano, i positivi, sono nove, più sei casi dubbi.
Nell'altra zona dell'istituto penitenziario, lì dove era divampato un nuovo focolaio, ci sono cinque contagiati. Si tratta di un aggiornamento importante, rispetto all'ultimo bollettino. Non si può parlare, appunto, di un problema superato: abbiamo imparato che il Coronavirus è un avversario subdolo. Ma si può, in questo momento, tirare un mezzo sospiro di sollievo.
"Vacciniamo i detenuti" - Intanto, da più parti e con più voci, si chiede che la popolazione detenuta sia inserita tra le categorie prioritarie per la vaccinazione. Il carcere è una comunità chiusa, dove, semplicemente, non è possibile andare da un'altra parte.
Di recente, con LiveSicilia.it, ha parlato l'avvocato Fabio Massimo Bognanni, vicepresidente della Camera penale di Palermo. "Vorremmo che fosse protetto l'intero universo della giustizia, senza dimenticare i detenuti che vivono in una condizione di fragilità". Una presa di posizione, all'interno dell'avvocatura palermitana, scossa dal grave caso dell'avvocato Giovanni Lupo, ricoverato all'Ospedale "Cervello".
L'appello del garante - Una posizione già espressa dal garante regionale per i detenuti, il professore Giovanni Fiandaca, che sta seguendo la vicenda del 'Pagliarelli': "Già l'otto gennaio scorso ho inviato una nota formale all'assessore Razza e al presidente Musumeci per chiedere, sulla scia di quanto rappresentato dal garante nazionale e dalla conferenza dei garanti regionali, di prendere in considerazione, tra la categorie da vaccinare in via prioritaria, detenuti e personale penitenziario, o di prendere in considerazione, in subordine, gli over sessanta e i soggetti affetti da comorbilità"
tusciaweb.eu, 17 febbraio 2021
È successo ieri poco prima delle 14 nel carcere viterbese. Si tratta di Emanuele Paolini, 45enne originario di Pescara. Ancora da chiarire le cause del decesso ma pare si tratti di morte naturale.
La salma, al momento, è a disposizione dell'autorità giudiziaria.
di Emilio Pucci
Il Messaggero, 17 febbraio 2021
La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per una cinquantina di detenuti del carcere di Rebibbia per i disordini avvenuti all'interno del penitenziario il 9 marzo del 2020 a seguito delle misure disposte per contenere la diffusione del Covid. I pm Eugenio Albamonte e Francesco Cascini contestano, a vario titolo, reati di danneggiamento, sequestro di persona, rapina e devastazione. La rivolta avvenne tra il 7 e in 9 marzo, gli indagati furono 55, 9 gli arrestati.
Durante i disordini un intero reparto venne messo a ferro e fuoco, le chiavi delle celle furono sottratte a un agente della penitenziaria, la biblioteca incendiata, l'infermeria distrutta e centinaia di medicinali rubati. Furono sequestrati e aggrediti anchedei poliziotti. Gli scontri furono ripresi dalle telecamere, immagini fondamentali per identificare i responsabili della rivolta.
In base a quanto accertato dalla polizia Penitenziaria la sommossa è scoppiata prima nel reparto G11 per poi estendersi ad altri settori del complesso penitenziario. Il 24 novembre scorso, erano state emesse nove misure cautelare in carcere nei confronti di alcuni detenuti coinvolti nelle rivolte. Durante gli scontri un ispettore rimase ferito con una prognosi di 40 giorni.
Dalle indagini, svolte dalla polizia penitenziaria e coordinate dalla Procura di Roma, è emerso il ruolo di quattro detenuti come promotori: dopo aver aggredito personale della polizia penitenziaria erano riusciti ad impadronirsi delle chiavi dei cancelli "filtro" così da permettere ai detenuti degli altri reparti di uscire e unirsi alla protesta.
Rivolte ci furono in carceri anche di altre città. Oggi il capo della polizia Franco Gabrielli ha inviato una circolare a prefetti e questori con cui si definiscono le linee guida per la pianificazione degli interventi con l'obiettivo di una gestione più efficace di questi episodi. I prefetti sono invitati a convocare appositi Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica con la presenza del direttore del carcere e del comandante del Reparto di polizia penitenziaria di ciascuno degli istituti penitenziari presenti sul territorio. La Direzione investigativa antimafia fornirà notizie utili alla stesura del piano.
Il Comitato dovrà pianificare le misure da attuare esternamente al carcere. Dovrà esser previsto il numero di forze di polizia da impiegare in base allo scenario di rischio. L'intervento all'interno dell'istituto, sottolinea la circolare, "è di natura assolutamente eccezionale e pertanto connesso con il verificarsi di eventi non ordinari". In questi casi il direttore del carcere, sentito il comando del reparto di polizia penitenziaria, farà richiesta al competente Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria. Le linee guida invitano a seguire criteri di progressività.
Nelle fasi iniziali le azioni potrebbero concretizzarsi in un "mero, ma visibile, dispiegamento della forza pubblica, posizionata in assetto di pronto intervento nei pressi dell'intercinta, a scopo dissuasivo e preventivo". L'intervento all'interno dell'istituto, è l'indicazione, "può verificarsi esclusivamente in via residuale e straordinaria e solo dopo che siano stati esperiti tutti i sistemi di contenimento e le risorse a disposizione dell'amministrazione penitenziaria". In caso di eventi di "straordinaria eccezionalità" potrà essere convocata l'Unità di crisi, con l'eventuale impiego dei reparti speciali (Nocs e Gis).
di Cristian Lamorte
agenziaimpress.it, 17 febbraio 2021
Sarà sentenza domani al Tribunale di Siena per 10 agenti di Polizia Penitenziaria del carcere di massima sicurezza di Ranza a San Gimignano rinviati a giudizio per tortura in concorso. I fatti contestati risalgono all'ottobre 2018 quando un detenuto, secondo l'accusa, sarebbe stato gettato a terra e colpito con calci e pugni durante un trasferimento coatto di cella.
I 10 agenti insieme ai loro legali, Manfredi Biotti e Stefano Cipriani, hanno scelto fin da subito la strada del rito abbreviato. Il Pm Valentina Magnini ha chiesto 3 anni di reclusione per 8 di loro, 2 anni per uno ed un anno e 10 mesi per l'altro. Domani ci sarà il tempo delle controrepliche del Magistrato e poi camera di consiglio e, quasi certamente, la sentenza.
Altri 5 agenti a processo - Si tratta di un troncone dell'indagine tradotta in centinaia di pagine e condotta dalla Procura di Siena sul presunto pestaggio di un detenuto e che aveva già portato, nel novembre del 2020, al rinvio a giudizio di altri 5 agenti accusati anch'essi di tortura dopo l'introduzione del reato per pubblici ufficiali dal 2017. I 5 agenti, a differenza dei 10 colleghi, andranno a processo e la prima udienza è fissata per il 18 maggio a Siena. Si tratta di un ispettore superiore, due ispettori capo, due assistenti capo coordinatori all'epoca dei fatti contestati in servizio nell'istituto penitenziario di Ranza, già più volte alla ribalta delle cronache per problemi di sovraffollamento.
Ad un mese dalla prima condanna in Italia - La sentenza di domani per i 10 agenti che hanno scelto il rito abbreviato arriverà ad un mese esatto dalla prima condanna in primo grado in Italia per torture per un loro collega del carcere di Ferrara dell'Arginone, anch'egli a processo per aver usato violenza su un detenuto. In quel caso il fatto contestato risale al settembre 2017.
di Marco Aldighieri
Il Gazzettino, 17 febbraio 2021
Le accuse a vario titolo per i diciannove imputati sono di spaccio e corruzione, per otto si va verso l'assoluzione. Il teste chiave davanti ai giudici ha snocciolato una serie di "Non ricordo", ora rischia il processo per falsa testimonianza.
Il processo sullo scandalo all'interno del carcere Due Palazzi, con l'introduzione in favore dei detenuti di droga e telefoni cellulari, è arrivato alle battute conclusive. Ieri il pubblico ministero Sergio Dini, titolare delle indagini, davanti al tribunale collegiale presieduto da Nicoletta De Nardus, ha chiesto in totale 80 anni di carcere per undici imputati, mentre per altri otto ha chiesto l'assoluzione. La prossima udienza, quella decisiva, è stata fissata per il 4 maggio.
Durante le indagini prima e poi in corso di dibattimento, si sono registrati alcuni colpi di scena. Il poliziotto della penitenziaria Paolo Giordano e il detenuto Giovanni Pucci si sono tolti la vita. E poi il teste chiave Pietro Rega, indicato come il numero uno dell'organizzazione criminale nella casa di reclusione, davanti ai giudici ha fatto scena muta. Tutti quei "Non ricordo", gli sono costati una richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza.
I diciannove imputati finiti alla sbarra sono stati accusati a vario titolo di corruzione e di spaccio di sostanza stupefacente. L'accusa ha chiesto 6 anni per Gaetano Bocchetti, Giuseppe Cristino 5 anni, Ferruccio Chiostergi 5 anni ed Eros Murador 6 anni.
Quindi per i due fratelli Issam e Mohamed Tlili dieci anni a testa; dieci anni anche per Adriano Patosi e per il suo compagno di cella Bledar Din-ja. Infine 5 anni per Mourad El Archi, Sigismondo Strisciuglio 5 anni e sei mesi, e Hakim Nafausi 7 anni e 6 mesi. Richiesta di assoluzione invece per Aldel Chabbaa, Amai El Archi, Ivan Firenze, Abdelhamid Jebrani, Adii Khamlich, Giuseppe Marino, Makrem Mestiri e Domenico Morelli.
Il processo riguarda il primo filone delle indagini scattate nel luglio del 2014, quando gli uomini della Squadra mobile hanno scoperto il "marcio" all'interno del Due Palazzi. Rega si procurava la droga assieme a un collega contattando alcuni spacciatori nordafricani. Lo stupefacente finiva nelle mani di un pericoloso detenuto albanese, Adriano Patosi, che gestiva poi le ulteriori cessioni tra i corridoi e le celle della casa di reclusione.
Gli altri canali di rifornimento per lo stupefacente, i telefoni cellulari e le Sim card facevano invece capo a due esponenti della malavita organizzata che si dividevano i profitti. Si tratta di Gaetano Bocchetti esponente del clan camorristico di Secondigliano e di Sigismondo Strisciuglio della Sacra Corona Unita. I due boss rifornivano di soldi gli agenti penitenziari ottenendo in cambio hashish, eroina, ma anche chiavette Usb, computer e telefoni cellulari, con cui poter mantenere senza difficoltà i contatti con le rispettive organizzazioni criminali.
Il teste chiave davanti ai giudici ha fatto scena muta. L'ex agente della polizia penitenziaria, Pietro Rega, indicato come il boss uno dell'organizzazione criminale in carcere, ha di fatto ritrattato quanto in precedenza dichiarato agli inquirenti. Scarcerato il 19 novembre del 2019, dopo cinque anni di cella, il "Capo" o "Uomo brutto", così era soprannominato, al magistrato ha sciorinato una serie di "Non ricordo". Le uniche accuse le ha mosse nei confronti di detenuti deceduti. Aggiungendo anche: "Mi hanno indotto a dire certe cose". Rega, nel lontano 2001 era già stato arrestato per fatti analoghi dalla Dda di Napoli quando lavorava nel carcere di Avellino.
Corriere della Sera, 17 febbraio 2021
#AncheIoInsegno è un'iniziativa nata dalla collaborazione fra l'associazione Parole_Ostili e il ministero dell'Istruzione. Appello della Presidente Rosy Russo al governo: "Introdurre un'ora di cittadinanza digitale a settimana in tutte le scuole".
Una piattaforma piena di contenuti per affrontare a scuola ma anche a casa temi sensibili come il bullismo, il cyberbullismo, i rischi e opportunità della Rete, i diritti e doveri online, le fake news, gli hate speech, la web reputation, il revenge porn, il body shaming e la privacy online. Sarà online da mercoledì 17 febbraio 2021 e a disposizione di tutti gli insegnanti e i genitori che si vorranno iscrivere alla community di "Parole O_Stili", l'associazione che lavora a sensibilizzare i più giovani contro la violenza delle parole. Giunta al quarto anno di collaborazione con il ministero dell'Istruzione l'associazione ha deciso di mettere a disposizione di insegnanti e genitori i progetti didattici realizzati per gli oltre 800 mila studenti che già hanno lavorato sui principi del Manifesto della comunicazione non ostile e su tematiche come la cittadinanza digitale e l'uso consapevole del web.
Contro il bullismo e il cyberbullismo - Secondo quanto emerso dal Rapporto giovani 2021 realizzato dall'Istituto Toniolo (ente fondatore dell'Università Cattolica), i ragazzi riconoscono alla scuola di averli aiutati a sviluppare il senso di responsabilità (52,6%), il desiderio di imparare (50,8%), il pensiero critico (50,3%) e la capacità di lavorare in gruppo (50,1%) ma lamentano l'incapacità di esprimere una visione positiva della vita e di se stessi e l'incapacità di essere leader. Ed è proprio a sostegno di queste necessità e per supportare la crescita dei ragazzi e delle ragazze che è nata #AncheIoInsegno. La piattaforma - raggiungibile al link ancheioinsegno.it e aperta a tutti previa iscrizione - sarà una sorta di database, pronta a soddisfare le necessità didattiche di tutti quegli educatori, insegnanti e genitori che vogliono affrontare in classe o a casa temi come: bullismo e cyberbullismo.
Un'ora di cittadinanza digitale - "Siamo sempre più convinti che l'educazione sia l'unica risposta per affrontare le sfide poste dal web - dice Rosy Russo, Presidente di - ed è per questo motivo che lancio l'appello per l'introduzione di un'ora di cittadinanza digitale a settimana nelle scuole, rafforzando la consapevolezza che virtuale è reale. L'istruzione deve essere una priorità del nostro Paese, motivo per cui ho accolto con grande piacere il richiamo del Presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, sulle urgenze che il nuovo governo dovrà affrontare".
Oltre alla nuova piattaforma, Parole O_Stili sta per lanciare un'indagine demoscopica che coinvolgerà insegnanti di ogni ordine e grado e gli studenti della secondaria di secondo grado, con l'obiettivo di restituire una fotografia della situazione emotiva e sociale del mondo scuola dopo un anno di didattica a distanza.
L'indagine sarà condotta da Ipsos con il sostegno dell'Istituto Toniolo. A questo si aggiunge un progetto didattico smart dedicato alle classi della secondaria e che coinvolgerà tre volti noti tra i più giovani: la youtuber Sofia Viscardi e i cantanti Coma_Cose, prossimi partecipanti a Sanremo. Il progetto culminerà con un evento live il prossimo 24 febbraio alle ore 10 sul canale YouTube di Parole O_Stili con la presenza di migliaia di studenti.
- Bielorussia, ondata di arresti e perquisizioni: nel mirino giornalisti e attivisti per i diritti uma
- Libia. Dieci anni dalla rivolta, la Nato e le occasioni perdute
- Stati Uniti. Entrato in carcere a 15 anni ne esce a 83: "Ma ero innocente"
- Accusata di sedizione, in carcere Disha Ravi, la Greta dell'India che si batte per l'ambiente
- "La giustizia sia equa, la pena proporzionata, i detenuti recuperati"










