di Michele Giorgio
Il Manifesto, 22 agosto 2020
I comandi militari israeliani e il ministro della difesa Gantz pronti a dare il via a una offensiva ampia in risposta ai lanci di palloncini incendiari e razzi. Ma i gruppi armati palestinesi ripetono che andranno avanti fino a quando Gaza resterà una "prigione" e le condizioni di vita insopportabili.
Israele è pronto a lanciare un'offensiva militare ampia e distruttiva contro Gaza. L'avvertimento lanciato giovedì dal ministro della difesa Gantz, durante un incontro con il capo di stato maggiore Aviv Kochavi, è stato seguito dall'invio di rinforzi di uomini e mezzi inviati ai reparti dell'esercito schierati nel sud del paese. Le organizzazioni militanti palestinesi però dicono che non si piegheranno alla minaccia avanzata da Israele. Il movimento islamico Hamas, che controlla Gaza, si è detto pronto alla guerra e il Comando congiunto palestinese ha diffuso un comunicato in cui afferma che non farà passi indietro.
Mesi di trattative e contatti dietro le quinte, mediati dall'Egitto, tra Israele e Hamas non hanno portato a nulla. Resta inalterata la condizione insopportabile degli oltre due milioni di palestinesi che vivono nei 400 kmq della "prigione a cielo aperto" di Gaza. Di giorno l'erogazione della corrente elettrica è ridotta a tre ore, perché il combustibile dell'unica centrale si è esaurito dopo la decisione delle autorità israeliane di bloccare l'ingresso a Gaza del gasolio.
Questo mese sono ripresi i lanci da parte palestinese di palloncini incendiari verso il territorio israeliano - dove hanno provocato incendi e danni - e poi anche di razzi - 12 giovedì notte - che in un caso hanno colpito un'abitazione a Sderot. Da parte sua l'aviazione israeliana ha compiuto decine di incursioni. Le ultime 10 notti sono state turbate dagli echi di violente esplosioni, specie a Beit Lahiya e ad est di Khan Yunis. Israele ha fatto avanzare nelle ultime ore le batterie Iron Dome di difesa anti-missile. E il governo Netanyahu ha congelato il trasferimento a Gaza di decine di milioni di dollari che mensilmente il Qatar dona alla popolazione locale.
Un nuovo ampio conflitto è sempre più probabile, a sei anni dall'offensiva "Margine protettivo" contro Gaza costata la vita a ad almeno 2300 palestinesi (i morti israeliani furono alcune decine, in gran parte militari). E non è un elemento insignificante che attualmente sia ministro della difesa Gantz, che nel 2014 da capo di stato maggiore guidò "Margine protettivo". Intanto la mediazione egiziana non ha effetti. Ieri sera a Gaza si aperta una notte che potrebbe portare a un'altra guerra devastante.
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 22 agosto 2020
È di almeno nove morti il bilancio degli scontri avvenuti negli ultimi giorni nella regione di Oromia, in Etiopia, tra le tra forze di sicurezza e i manifestanti che chiedono il rilascio del leader dell'opposizione oromo Bekele Gerba e del magnate dei media Jawar Mohammed, entrambi arrestati pochi giorni dopo l'uccisione del cantante Hachalu Hundessa. Lo riferiscono fonti della sicurezza citate dai media internazionali, secondo cui le proteste sono scoppiate martedì scorso al culmine di una campagna condotta sui social media per il rilascio dei due leader.
Secondo quanto riferito, sei persone sono morte e almeno 32 sono state ricoverate negli ospedali di Hiwot Fana e Jegol, nella regione di Harari, con ferite da arma da fuoco, la maggior parte delle quali provenienti dalla città di Aweday. Nella città di Chiro, situata a 320 chilometri a est di Addis Abeba, tre persone sono morte e altre 30 sono state condotte in ospedale, 25 delle quali con ferite da arma da fuoco. Secondo il quotidiano Addis Standard, le proteste sono scoppiate lunedì scorso, 17 agosto, nelle città di Shashemene, Ambo, Aweday e Haramaya dopo che è stata diffusa la notizia secondo cui Jawar Mohammed sarebbe stato gravemente malato e non sarenne potuto comparire in tribunale.
"Le autorità dovrebbero garantire che il diritto alla protesta pacifica possa essere esercitato e che le misure di applicazione della legge non superino il limite", ha affermato il portavoce della Commissione, Aaron Maash, in una nota. Hundessa è stato ucciso lo scorso 29 giugno a colpi di arma da fuoco mentre era alla guida di un'auto ad Addis Abeba. Per l'omicidio la polizia avrebbe arrestato due persone, senza rivelarne l'identità. L'uccisione di Hachalu ha scatenato le proteste di molti cittadini nella capitale o e si è diffusa ben presto nella circostante regione di Oromia, almeno 178 persone sarebbero rimaste uccise e novemila sono state arrestate secondo le cifre ufficiali fornite dalle forze dell'ordine.
I testi del musicista erano incentrati sulla tutela dei diritti del gruppo etnico oromo, diventati poi dei veri inni durante l'ondata di proteste che ha infiammato la regione a partire dal 2015 e ha portato alle dimissioni del premier e all'ascesa di Abiyn Ahmed alla poltrona di primo ministro (e nel 2019 all'assegnazione del premio Nobel per la Pace). è stato il primo oromo a diventare capo del governo. Nel 2018 aveva chiamato Hachalu a cantare per il presidente eritreo Afeworki e della pace ritrovata (sulla carta) tra storici nemici.
La Stampa, 22 agosto 2020
La dottoressa personale del dissidente russo in coma: "Grave ma stabile". Per i suoi sostenitori è stato avvelenato. L'aereo con a bordo Alexei Navalny, il dissidente russo che è in coma dopo un sospetto avvelenamento, è partito per un ospedale tedesco dall'aeroporto della città siberiana di Omsk. Navalny, 44 anni, è uno dei più feroci critici del presidente russo Vladimir Putin. Giovedì è stato ricoverato in un'unità di terapia intensiva a Omsk. I suoi sostenitori credono che sia stato avvelenato e che ci sia il Cremlino dietro il ritardo nel trasferimento. I medici russi affermano che non ci sono prove di avvelenamento e inizialmente hanno rifiutato di consentirgli di essere trasferito all'estero.
Il ritardo nel trasferimento di Navalny in Germania è dovuto alla volontà delle autorità russe di "nascondere la causa delle sue gravi condizioni. Dopo tutto questo tempo, non saranno più rimaste tracce di veleno e in Europa sarà impossibile stabilire la sostanza tossica usata". Lo ha affermato in un'intervista a Repubblica Anastasija Vasilieva, la dottoressa personale del dissidente russo da due giorni in coma per un sospetto avvelenamento. "I medici di Omsk non volevano lasciar andare Navalnyj. Sostenevano che non fosse trasportabile, ma era una menzogna palese. È illegale e criminale trattenere un paziente in un ospedale che non ha le attrezzature necessarie a garantirgli le cure di cui ha bisogno", ha spiegato Vasilieva, secondo la quale in Russia "seppure trovassero la causa, la nasconderebbero.
Nessuno vuole uno scandalo internazionale". Rispetto al presunto caso di avvelenamento di cui Navalny è stato vittima anche un anno fa, la dottoressa ha sottolineato che non c'è niente in comune, ma "mi fa male vedere lo stesso freddo cinismo e obbedienza alle istruzioni dall'alto". Vasilieva ha precisato che al momento le condizioni del dissidente sono "gravi, ma stabili".
Il Fatto Quotidiano, 22 agosto 2020
L'ex presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva ha chiesto scusa alle famiglie delle vittime di Cesare Battisti riconoscendo "l'errore" di aver a suo tempo concesso asilo al terrorista italiano. In un'intervista al canale Youtube TV Democracia, il leader del Partito dei lavoratori - condannato a 12 anni in secondo grado con l'accusa di aver ricevuto denaro dalla Petrobras e ora in attesa della sentenza definitiva - ha detto di aver preso la decisione di non estradare Battisti perché il suo ministro della Giustizia di allora, Tarso Genro, era certo che l'ex membro dei Pac fosse "innocente".
"Ha ingannato molta gente in Brasile, non so se ha fatto altrettanto in Francia, ma la verità è che c'erano molte persone che pensavano che fosse innocente. E se abbiamo commesso questo errore, ci scusiamo senza dubbio". Lula ha detto di non aver mai conosciuto personalmente Battisti. "Tutta la sinistra brasiliana, i compagni e molti partiti di sinistra e personalità di sinistra chiedevano che Battisti rimanesse qui", ha detto ancora Lula. Tuttavia quella su Battisti, "non fu una decisione facile", ha aggiunto, perché "l'ex presidente italiano Giorgio Napolitano, con il quale ho avuto lunghe conversazioni e tutta la sinistra italiana facevano pressioni perché il Brasile consegnasse Cesare Battisti".
Nel 2018 il presidente brasiliano Michel Temer aveva revocato lo statusdi rifugiato al terrorista italiano. Nel dicembre dello stesso anno, la Corte Suprema Federale ne aveva ordinato l'arresto. Temer aveva autorizzato l'estradizione in Italia, ma Battisti era fuggito in Bolivia, dove è stato arrestato il 12 gennaio 2019 ed estradato in Italia, il giorno dopo. Nel marzo 2019, durante un lungo interrogatorio del procuratore Alberto Nobili in carcere, Battisti ha ammesso la sua responsabilità per quattro omicidi: quello del tenente Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978; quello del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, entrambi uccisi dal Pac il 16 febbraio 1979, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quello dell'agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978. Battisti, fino ad allora, si era sempre dichiarato innocente. Oggi Battisti, che ha 65 anni, sta scontando l'ergastolo in isolamento nel carcere di Oristano.
di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 22 agosto 2020
La testimonianza di una suora missionaria, da 20 anni impegnata in progetti umanitari nel Paese africano. "Proteste popolari diffuse e mai ascoltate". Il pericolo jihadista.
"C'era tanto malcontento, anche nella scuola e tra gli insegnanti - racconta una suora missionaria, Myrian Bovino, che vive in Mali da 20 anni - ma questo intervento dei militari preoccupa ancora di più, perché non se ne immaginano gli sbocchi e perché mancano leader politici preparati". La religiosa, piemontese, impegnata in progetti d'aiuto umanitario, parla al telefono con la redazione dell'agenzia Dire da una missione proprio a ridosso della base dei golpisti a Kati. "Il presidente è detenuto proprio qui - dice, riferendosi al presidio militare dal quale era partito anche il colpo di Stato del 2012 - ieri abbiamo sentito gli spari dei militari e abbiamo seguito le raccomandazioni di restare in casa. Oggi preoccupa invece il futuro - ha aggiunto - sotto il segno dell'incertezza, con una situazione di grande confusione, che non è nient'affatto risolta".
Le proteste inascoltate. Nella notte, dopo l'arresto da parte di un gruppo di militari, guidati dai colonnelli Malick Diaw e Sadio Camara e dal generale Cheick Fanta Mady Dembele, il presidente è stato portato a Kati e costretto a dimettersi assieme al suo governo, "recitando" un messaggio registrato trasmesso poi dalle Tv. L'ormai ex capo di Stato ha detto di "non avere scelta" e di essersi dovuto "sottomettere" per evitare che fosse "versato sangue". Suor Myrian Bovino, missionaria delle Figlie di Maria ausiliatrice, p originaria di Bellinzago Novarese e ricorda che in tutto il Paese africano le ultime settimane erano state attraversate da rivendicazioni diffuse con vibranti proteste di piazza. "Al malcontento e alle manifestazioni - ha riferito la suora -non è però finora corrisposta alcuna proposta chiara, espressione di un leader preparato", ha aggiunto.
L'Imam Dicko ispiratore delle contestazioni. È, al momento, opinione assai diffusa che un ruolo decisivo nel sovvertimento dei poteri nel Paese africano, l'abbia avuto, quanto meno come come ispiratore, l'imam Mohmoud Dicko, che ha a lungo vissuto in Arabia Saudita, dove ha compiuto i suoi studi, d'orientamento wahabita, per diverso tempo presidente dell'Alto consiglio dei musulmani del Mali. Myrian Bovino, assieme alle sue consorelle è stata testimone in prima linea delle fragilità istituzionali che seguirono al golpe del 2012, che si realizzò nella parte settentrionale del Paese, proprio quando si sviluppò un attacco concentrico dei tuareg e degli islamisti, che ancora oggi mostrano di tenere in mano gran parte del Mali.
I progetti di aiuto delle Figlie di Maria. Secondo la suora delle Figlie di Maria ausiliatrice è assai complicato, per ora, dar credito alle promesse per nuove imminenti elezioni del "Comitato nazionale per la salvezza del popolo", il nome che si sono auto-assegnati i golpisti. "Di certo - ha tenuto a sottolineare suor Bovino, all'Agenzia Dire - c'è la determinazione delle Figlie di Maria ausiliatrice a continuare l'impegno tra la gente al di là di qualsiasi distinzione comunitaria o religiosa. A Kati siamo impegnati in attività sociali su più fronti: con la nostra biblioteca informatica o i corsi da parrucchiere e di taglia e cuci, rivolti a tutti, gratis nei villaggi".
La fame che incombe su milioni di persone. Il quadro politico e geopolitico in tutta l'area del Sahel - che comprende Mali, Burkina Faso, e Niger - è intensamente condizionato dalla crescente insicurezza alimentare, che riguarda circa 4.3 milioni di donne, uomini e bambini, che rischiano letteralmente di morire di fame. Nel febbraio scorso, l'ormai ex presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keïta, lanciò un appello urgente alla comunità internazionale chiedendo di unificare gli sforzi e mostrare solidarietà nei confronti della diffusa e pericolosa povertà nel Sahel. Regione che ormai dal 2016 è testimone di violenza crescenti, con attacchi da parte di formazioni armate jihadiste - più o meno eterodirette - in Burkina Faso, Mali e Niger, con il solo intento di prendere il controllo definitivo dell'area. Circostanze, queste, che hanno creato milioni di sfollati e fatto sì che molte aree si trovino in una situazione di grave carenza di generi alimentari.
Quei 200 militari italiani appena partiti per il Mali. Lo spunto per un'analisi più ampia e più concentrata su aspetti geopolitici nella zona, l'ha colto Alberto Negri, inviato ed esperto di politica internazionale con un articolo sul Manifesto, ripreso poi da Remo Contro, la virtù del dubbio il blog collettivo coordinato da Ennio Remondino. "Il mondo cambia ma ce ne accorgiamo sempre con un impercettibile ritardo - scrive Negri - se è vero che i militari giunti al potere a Bamako hanno confermato gli impegni internazionali del Paese, è però evidente che sono saltati i rapporti fiduciari tra la Francia e l'ex presidente Ibrahim Boubakar Keita". Nell'articolo si affronta anche la questione del coinvolgimento dell'Italia in Mali, con l'invio, deciso dal Parlamento il 16 luglio scorso, di un contingente di 200 militari, "per combattere jihadismo e terrorismo nell'ambito della missione Takuba nel Sahel". Negri sottolinea diverse perplessità sul ruolo dell'Italia in questa missione" di cui, peraltro, si sa poco o nulla e di cui "nessuno parla".
di Patrizio Gonnella*
Il Giorno, 21 agosto 2020
Non è facile immaginarsi cosa potrebbe essere il settembre carcerario italiano. Una cosa è certa, però: bisogna assolutamente evitare che gli istituti penitenziari italiani si trasformino nei nuovi focolai, come è avvenuto per le residenze per anziani nei mesi di marzo e aprile. Per evitare tutto questo, va ridotto il tasso di affollamento che rende impossibile il distanziamento fisico.
di Serena Sileoni
Il Foglio, 21 agosto 2020
Innocenti per il giudice penale, colpevoli per l'Antitrust. Il caso Avastin/Lucentis mostra i problemi delle nostre regole. Sono state depositate le motivazioni che hanno indotto il giudice penale di Roma ad assolvere con formula piena i vertici di Roche e Novartis dall'accusa di rialzo fraudolento dei prezzi nel caso Avastin/Lucentis.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 agosto 2020
Tullio Padovani, avvocato penalista, già professore ordinario di Diritto penale alla Scuola
superiore Sant'Anna di Pisa è tra i pochissimi accademici del suo campo ad essere stato invitato a far parte della Accademia Nazionale dei Lincei. In questa lunga intervista affronta i temi attuali di politica giudiziaria senza molti giri di parole.
di Viviana Lanza
Il Riformista, 21 agosto 2020
Il Covid prima, con il lockdown, il distanziamento e l'isolamento che ha determinato. E l'estate poi, con il personale in ferie, lo stop delle attività trattamentali, il caldo e il sovraffollamento nelle celle. Di mezzo la solitudine e la disperazione dei detenuti e un nuovo fenomeno: l'abuso di psicofarmaci. Lancia l'allarme Luigi Romano, presidente di Antigone Campania.
di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 21 agosto 2020
Indagine dell'Anticorruzione. Spesi 6 miliardi tra marzo e aprile. In Lombardia camici pagati il quadruplo a 70 chilometri di distanza. Legnano e Lodi sono nella stessa regione, distano 70 chilometri e le aziende sanitarie rispondono allo stesso assessorato. Eppure sembrano su pianeti diversi, quando acquistano camici per medici e infermieri.
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