Il Fatto Quotidiano, 9 agosto 2020
Area: "Sorteggio delle Commissioni svilente". Anm: "Apprezzamento, ma rischi incostituzionalità". Dopo l'approvazione della legge delega in Consiglio dei ministri, arrivano le reazioni del mondo della giustizia italiano. Secondo i magistrati progressisti ci sono "norme positive", ma viene definito "ipocrita" il nuovo divieto di costituire gruppi a Palazzo dei Marescialli. Caiazza: "Riforma gattopardesca". Salvini: "Non cambierà nulla".
di Iuri Maria Prado
Libero, 9 agosto 2020
È ben comprensibile che i lettori sbuffino quando si discute di separazione delle carriere dei magistrati: perché se ne parla, se ne parla, se ne parla da anni, da decenni, senza che mai si spieghi bene in che cosa consista la faccenda. Di solito funziona così: da una parte c'è qualcuno cui per accidente è concesso di dire che bisogna separarle, e dall'altra una star della magistratura militante che gli rinfaccia di essere un amico dei corrotti che vuole impedire agli angeli togati di far sognare il popolo perbene sbattendo la gente in galera e facendo pulizia nelle amministrazioni pubbliche, nelle aziende, nelle liste elettorali, tutta roba da rivoltare come un calzino, secondo la terminologia degli anni Novanta, o da smontare come un Lego, secondo quella di marca calabrese oggi di moda.
di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 9 agosto 2020
Il pm antimafia e membro del Csm contesta il disegno di legge con le nuove regole sulla magistratura. "Vedo più ombre che luci. Si vuole dare all'opinione pubblica l'apparenza di una reazione, senza colpire le vere patologie". "Complessivamente non mi pare una buona riforma", dice del disegno di legge Bonafede il pm antimafia e consigliere del Csm Nino Di Matteo.
di Liana Milella
La Repubblica, 9 agosto 2020
Il presidente del Consiglio superiore: "La Costituzione non dà all'istituzione il ruolo di mera gestione amministrativa. I sorteggi? Sistema inaccettabile". Il futuro del Csm? "La sua discrezionalità viene ridotta". Rischia di "diventare un organo burocratico, e la Costituzione gli dà tutt'altro rango". Il sorteggio? "Un sistema inaccettabile". Perfino per le commissioni del Csm? "Quella poi è proprio una forzatura". Il vice presidente del Csm David Ermini legge la riforma del Csm del Guardasigilli Alfonso Bonafede e con Repubblica fa il suo primo bilancio.
di Giulia Ferri
L'Espresso, 9 agosto 2020
Parte da Reggio Calabria la proposta per un fondo speciale per le cure sanitarie che al momento non sono coperte dal servizio sanitario. L'iniziativa nasce dal comitato a sostegno della donna bruciata viva in strada dall'ex marito. "Le istituzioni devono capire che servono fondi urgenti, non ingessati da tempi e criteri burocratici".
Lo scorso venerdì mattina è stata presentata presso la Questura di Reggio Calabria una proposta di legge regionale per la costituzione di un fondo di solidarietà e urgenza per le donne vittime di violenza di genere e violenza domestica e i loro figli. L'iniziativa è partita dal comitato, nato pochi mesi fa, a sostegno di Maria Antonietta Rositani, la donna bruciata viva in strada dall'ex marito Ciro Russo e sopravvissuta alle fiamme.
"Negli ultimi mesi erano già sorti vari movimenti a sostegno di Maria Antonietta", ha raccontato all'Espresso l'avvocato Lucia Lipari, promotrice dell'iniziativa, "a un certo punto abbiamo ritenuto indispensabile costituire un comitato che avesse due scopi: da un lato raccogliere fondi appositamente per lei, dall'altro fare pressione per l'istituzione di un apposito fondo intanto sul governo regionale per poi arrivare a una misura nazionale".
Il testo della proposta di legge è stato ispirato dalla dolorosa storia della signora Rositani. La donna si trova ancora ricoverata in ospedale dopo più di 450 giorni e i suoi familiari, seppur con molte difficoltà, stanno cercando in ogni modo di restarle accanto. Sono moltissime le spese che devono sostenere le donne vittime di violenza e le loro famiglie, e soprattutto non si esauriscono nell'immediato. "Per i risarcimenti l'iter è molto complesso e il sistema sanitario nazionale copre solo le spese per le cure mediche imminenti" ha spiegato l'avvocato Lipari.
Infatti il sistema sanitario nazionale paga le spese per le cure e gli interventi necessari in una fase iniziale, mentre le successive visite, le terapie riabilitative o gli ulteriori accertamenti vengono pagati autonomamente dalle donne. Il risarcimento di queste spese arriverà solo a posteriori, solo a determinate condizioni e con tempi spesso lunghissimi. Da qui la necessità di un fondo che possa essere utilizzato per tutti gli interventi chirurgici e le cure mediche necessarie, che sia subito operativo e risponda alle esigenze di chi deve allontanarsi urgentemente dal nucleo familiare e far fronte a spese immediate.
La proposta di legge chiede poi un'azione che non si rivolga solo alla donna colpita dalla violenza, ma anche ai figli minori e ai familiari.
Proprio a questo scopo il fondo dovrebbe servire a garantire la copertura delle spese per la fuoriuscita della donna ma anche dei propri figli dalla situazione di violenza; la stipula di convenzioni con le strutture ricettive per ridurre le spese di soggiorno dei familiari, nei casi di donne che abbiano subito gravi forme di violenza e debbano trascorrere lunghi periodi di degenza in ospedale; interventi a tutela dei minori per il completamento del percorso scolastico.
In Italia, i fondi pubblici destinati al Piano Nazionale Antiviolenza vengono gestiti a livello regionale, spesso con gravi ritardi nell'erogazione delle risorse finanziarie, a causa di vincoli di bilancio e complessi procedimenti amministrativi. "Le istituzioni devono capire che servono fondi urgenti, non ingessati da tempi e criteri burocratici, la cui elargizione non sia subordinata alle pronunce processuali", sostiene l'avvocato Lipari.
L'iniziativa è stata fortemente sostenuta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dal Coordinamento delle camere minorili della Calabria, dalle forze di polizia, dal Tribunale per i minorenni e da molte altre associazioni. Durante la presentazione il procuratore della Repubblica, Giovanni Bombardieri, ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa legislativa "perché le donne vittime di violenza avviano un percorso veramente complesso attraverso la denuncia, che non si esaurisce in quell'attimo, ma prosegue per un lungo periodo e ciò comporta la necessità concreta che queste donne siano sostenute psicologicamente, legalmente ma anche finanziariamente".
Allo stesso modo il giudice del tribunale dei minori, Patrizia Surace, e il questore Maurizio Vallone, hanno sottolineato la necessità di operare a livello preventivo e legislativo, perché non si può pensare che le vittime denuncino e poi vengano abbandonate lungo percorsi così complessi. Secondo il Rapporto sulla violenza di genere del Consiglio regionale della Calabria, la Regione è la seconda a più alto indice di femminicidio in Italia in rapporto alla popolazione femminile, (0,35 donne uccise all'anno ogni 100mila donne residenti), preceduta solo dal Trentino, mentre il 26 per cento delle donne della regione hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita.
Per questo per Lucia Lipari è fondamentale avviare una presa di coscienza innanzitutto a livello regionale, per poter poi arrivare a una legge quadro nazionale. E il comitato non è solo in questa battaglia: numerose altre associazioni chiedono una legge che intervenga in maniera organica e stabilisca risarcimenti adeguati alle donne che subiscono violenza.
Anche Antonella Veltri, presidente di Donne in rete contro la violenza (D.i.Re), in una recente nota stampa ha dichiarato che: "La vicenda di Maria Antonietta Rositani deve servire affinché lo Stato italiano adotti finalmente misure adeguate di risarcimento per le donne vittime di violenza, dando seguito alle raccomandazioni del Grevio, il Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne del Consiglio d'Europa, e alla recente sentenza della Corte europea di giustizia su questa materia". L'avvocato Lipari ha intenzione di chiedere un incontro ufficiale alla Regione Calabria: "Mi auguro che ci sia questa sensibilità, si tratta di tante storie, tutte simili e tutte che hanno bisogno al più presto di risposte concrete".
di Sergio Rizzo
La Repubblica, 9 agosto 2020
Il nuovo corso dell'Anticorruzione si apre con la nomina dei cinque componenti del nuovo collegio dell'authority da parte del Consiglio dei ministri qualche giorno dopo che la gestione uscente aveva garbatamente stroncato l'ultimo parto del governo.
Segnalando, con un documento di 26 pagine subito finito in un cassetto del Senato senza neppure essere stato discusso, che l'abolizione temporanea delle gare d'appalto prevista dal cosiddetto decreto Semplificazioni elimina la concorrenza e favorisce il rischio di un aumento della corruzione. Sia chiaro, non che ci sia un qualche collegamento fra il caustico giudizio e il cambiamento del vertice: i commissari uscenti non avrebbero potuto essere confermati mentre la nomina dei sostituti, soprattutto di quella del presidente, arriva con grande ritardo.
Così non possiamo dire se la missione sia far dimenticare la stagione di Raffaele Cantone, che se n'è andato quasi un anno fa dopo aver denunciato "il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell'Anac e del suo ruolo". Di sicuro, tuttavia, non c'è nulla che sembra più distante da quella esperienza di questo nuovo corso. A cominciare dal presidente designato. Giuseppe Busìa è un avvocato, organico a quel mondo che ruota intorno a Guido Alpa, principe del foro e mentore, fino a diventarne socio, del presidente del consiglio Giuseppe Conte. Con il premier, il rapporto di amicizia è strettissimo.
Al punto che Busìa doveva diventare segretario generale di palazzo Chigi, ma il veto leghista lo ha bruciato a favore di Riccardo Chieppa, magistrato e figlio di magistrati. Poi, uscita di scena la Lega, era in predicato per assumere l'incarico politico di sottosegretario a palazzo Chigi nel Conte due, ma è stato bruciato dal veto grillino in favore di Riccardo Fraccaro. A quel punto non gli restava che un'authority. Si era fatto avanti per la Privacy, ma intanto si era liberata la poltrona di Cantone: più facile e rapido. Da mesi le voci di palazzo dicevano che quel posto era destinato a lui.
Busia è esponente della burocrazia fiduciaria della politica, da cui quella burocrazia trae la propria forza. La sua atmosfera di provenienza è quella della scomparsa Margherita che si è ben innervata nel Partito democratico. Ex vice capo di gabinetto del ministro margheritino dei Beni culturali Francesco Rutelli durante il secondo governo Prodi, il nuorese Busia è approdato all'autorità della Privacy presieduta dall'ex deputato margheritino ed ex sindaco di Nuoro Antonello Soro con il prestigioso incarico di segretario generale.
In quel ruolo, nel 2016, aveva preso in contropiede l'Anac di Cantone che si stava apprestando a stabilire le linee guida della legge che avrebbe imposto ai dirigenti pubblici di rendere noti i propri patrimoni, sollecitando in fretta e furia tutti i funzionari a preparare le carte. Con quella mossa Busia aveva di fatto consentito ai dirigenti già in rivolta di fare ricorso al Tar, affossando la norma sulla trasparenza dei loro patrimoni. E ora le circostanze vogliono che venga nominato alla guida dell'autorità che dovrebbe essere il tempio della trasparenza. Segnale impossibile da non notare. Ma sono sciocchezze, al cospetto della ragion di maggioranza.
Chi meglio di un amico di Conte non sconfessabile dal Partito democratico, e soprattutto dalla fazione del Pd che più ha sostenuto il piano del governo Conte due con i grillini, per un incarico del genere? Certo, c'è l'incognita del parlamento: i cinque componenti dell'Anticorruzione sono designati dal governo ma vanno confermati dalle commissioni delle Camere a maggioranza qualificata.
Una garanzia che può offrire soltanto la spartizione accurata degli altri quattro esperti commissari. Con la partecipazione dell'opposizione, ovvio. Ecco allora Consuelo Del Balzo, che firma articoli al curaro (anche contro Conte) sulla Voce del Patriota, una specie di organo ufficiale di Fratelli d'Italia. Ecco l'avvocato Paolo Giacomazzo: lo stesso Giacomazzo candidato per la Lega alle elezioni comunali di Mira nel 2017? Ecco il magistrato Luca Forteleoni, che nel 2014 il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, oggi deputato renziano, sponsorizzava via sms per una nomina al Csm. Ed ecco, infine, Laura Valli, già esperta "non retribuita" dell'Anac, che non dispiace al Movimento 5 stelle.
Tutti bravissimi, confidiamo. Se però una caratteristica dovrebbe avere un'autorità creata per combattere la corruzione, sarebbe quella di essere lontana dalla politica. Soprattutto in Italia. Perché se al contrario è controllata dal governo e dai partiti, allora diciamo la verità: un'authority del genere non serve a niente. Diventa un postificio e basta. Ma di postifici ne abbiamo già troppi.
ilreggino.it, 9 agosto 2020
L'assessore comunale alle politiche sociali: "Si dà seguito e conclusione ad un percorso avviato nei mesi scorsi". Sono stati presentati nella sala Lampadari di Palazzo San Giorgio, il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale Giovanna Russo, dei diritti dell'infanzia ed adolescenza la psicologa, psicoterapeuta e assistente sociale Valentina Arcidiaco, della persona con disabilità la psicopedagogista Carmelina Costarella, dei diritti della salute Giuseppe Ferreri, nominati dal Comune di Reggio Calabria. Subito dopo si è proceduto alla riunione della neo eletta "Giunta dei Garanti" che sarà presieduta, su indicazione del sindaco Giuseppe Falcomatà, dall'assessore alle Politiche Sociali Lucia Anita Nucera.
"Sono felice per le nomine-ha affermato l'Assessore Lucia Nucera- perché si dà seguito e conclusione ad un percorso avviato nei mesi scorsi. I Garanti saranno operativi da subito, si tratta di figure con un profilo professionale elevato che saranno al servizio della città. Opereranno all'interno del comune con i propri uffici, tranne il Garante delle persone private della libertà personale che sarà collocato in una via vicina dove è presente un bene confiscato. Per me, si realizza un sogno.
Tutti i Garanti fanno parte del mio settore che ringrazio, ci saranno incontri settimanali per avviare le procedure e portare avanti tutte le problematiche che saranno attenzionate. Penso che questo rispecchi un'attenzione particolare per le fasce deboli. Inoltre, abbiamo istituito l'Osservatorio delle pari opportunità e contro ogni forma di discriminazione di cui faranno parte i Garanti al fine di interagire con altre istituzioni all'interno delle politiche sociali".
Presente all'incontro anche il consigliere Valerio Misefari delegato alla sanità che ha posto l'accento sulla situazione drammatica della salute. "Continua il percorso - ha dichiarato il sindaco Giuseppe Falcomatà - volto a favorire la partecipazione di soggetti competenti nella tutela dei diritti. La nomina dei Garanti è gratuita e al servizio della collettività. Queste figure daranno determinazione e competenza ai vari settori di cui si occuperanno". Il Garante delle persone private della libertà personale è Giovanna Russo che durerà in carica cinque anni: "Questo incarico è un onere ma anche un onore e cercheremo di creare delle sinergie con tutte le parti coinvolte. Avremmo il compito di vigilare e tutelare su tutti quelli che sono i diritti negati dei detenuti e delle persone private delle libertà personali.
Nella mia carriera professionale e universitaria mi sono sempre dedicata agli ultimi ed a percorsi cattolici che mi hanno sempre spinto a stare vicino a persone che hanno problemi di inserimento sociale e di tutele negate". Il Garante dell'Infanzia e dell'adolescenza è Valentina Arcidiaco che resterà in carica tre anni: "Sono psicologa, psicoterapeuta e assistente sociale specialista. Tenevo molto a ricoprire questo incarico perché lavoro da tanti anni con i minori sia in Italia che all'estero".
Il Garante della persona con disabilità è Carmelina Costarella psicopedagogista, nominata sempre per tre anni: "Ho lavorato per tanti anni al comune come responsabile del settore disabili e ho voluto mettermi di nuovo al servizio delle persone con disabilità e per le famiglie. Sento di avere una grande responsabilità ma ho anche tanta passione e dedizione".
Il Garante della salute è il medico Giuseppe Ferreri in carica per tre anni: "La sanità non attraversa un periodo florido quindi è necessario che ci sia una figura che stia accanto al paziente che lo sappia consigliare e guidare nei momenti critici della sua patologia". Presente anche il Garante dei diritti degli animali Mary Foti.
lavocetorino.it, 9 agosto 2020
La denuncia dei radicali, in merito alla situazione della struttura. "Abbiamo chiesto da mesi sul carcere di Torino di fare luce sulla mala-gestione in fase di emergenza e oggi, malgrado le inchieste in atto, si stanno di nuovo creando le condizioni per nuove violazioni e nuove violenze con un sovraffollamento insopportabile".
È quanto dichiarano Igor Boni e Patrizia De Grazia, esponenti radicali, in merito alla situazione della struttura delle Vallette. "Al 31 luglio - osservano - erano presenti 1369 detenuti di cui poco più di 100 donne a fronte di una capienza regolamentate di 1058. I benefici della riduzione parziale attuata in periodo di emergenza Covid che avevano fatto scendere i numeri a 1270 sono annullati. Gli stranieri sono 663 e non ci sono mediatori culturali. I numeri sono in costante aumento".
Boni e De Grazia invitano "la politica ad adottare il carcere di Torino e tutte le strutture regionali". "Ogni 15 giorni a turno - è la proposta - i consiglieri regionali utilizzino il loro potere ispettivo e si rechino nelle carceri. Si può fare un accordo tra tutte le forze politiche per dare voce e luce a quel che accade dietro le sbarre. Da mesi chiediamo consigli regionali e comunali straordinari aperti sul dramma delle carceri. Strutture che dovrebbero garantire distanziamento, sanificazione e utilizzo di mascherine e che oltre a non fare nulla di tutto questo costringono persone ammassate in violazione delle leggi e dei diritti umani".
di Giusy Santella
linkabile.it, 9 agosto 2020
Una riunione al Prap promossa dal garante campano propone un impegno collegiale per ridurre il rischio suicidario. Si è tenuta nei giorni scorsi presso il Provveditorato campano dell'amministrazione penitenziaria una riunione richiesta dal garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello, avente come oggetto la riduzione del rischio suicidario nelle carceri.
Alla riunione, oltre al garante regionale, erano presenti i garanti del comune di Napoli Pietro Ioia, della provincia di Caserta Emanuela Belcuore, della provincia di Avellino Carlo Mele. Fondamentale anche la presenza del provveditore campano Antonio Fullone, della responsabile dell'ufficio trattamento detenuti Assunta Borzacchiello, del responsabile della sanità penitenziaria Giuseppe Nese e delle direzioni delle carceri di Secondigliano, Poggioreale, Salerno, Aversa e Santa Maria Capua Vetere.
Nella sua introduzione il dottor Fullone ha ringraziato il Garante Samuele Ciambriello per aver chiesto questo incontro a più voci, sapendo che l'emergenza Covid ha aggravato alcune problematiche all'interno delle carceri, sia per la mancanza di attività e la mancata presenza dei volontari, sia per la riduzione dei colloqui con i familiari e gli avvocati.
Quella dei suicidi è una tragedia che riguarda le carceri di tutta Italia, tuttavia la Campania detiene un triste primato: basti pensare che solo da marzo ad oggi sono già 7 i detenuti che si sono suicidati nelle carceri campane ma, come ha ricordato il Garante Ciambriello, decine di altri tentativi sono stati sventati grazie alla prontezza dell'intervento degli agenti di polizia penitenziaria.
Samuele Ciambriello, nel suo intervento, ha posto l'accento sul tema della prevenzione del rischio suicidario, che non può essere una responsabilità solo di chi si trova nel carcere: "i gesti estremi hanno diverse motivazioni ed è erroneo pensare di individuare dei colpevoli a tutti i costi. Ogni morte di una persona in carcere, ogni forma di autolesionismo, fa sentire responsabile tutti gli operatori penitenziari, compresi i volontari, ma probabilmente le maggiori responsabilità sono da attribuire alla politica, che da alcuni anni ha rimosso la questione delle carceri dalla propria agenda".
Durante la riunione sono state messe in campo possibili azioni da intraprendere in contrasto a quella che è diventata una piaga che affligge il sistema carcerario. Si è parlato di incrementare i progetti d'istituto e di volontariato, specialmente di pomeriggio e di prevedere la presenza pomeridiana in istituto di almeno un educatore a rotazione e di un commissario di polizia e di incrementare le figure sociali nelle carceri (psicologi, psichiatri, educatori, assistenti sociali, pedagoghi). Come ha ricordato la direttrice di Secondigliano Giulia Russo, il pomeriggio in tutte le carceri rischia di "essere il deserto dei tartari".
Nei loro interventi i Garanti Ioia e Ciambriello hanno sottolineato l'incremento massiccio nelle carceri di detenuti con patologie psichiatriche, che prima di entrare in carcere erano seguiti dai dipartimenti di salute mentale territoriali e di detenuti tossicodipendenti seguiti dai Sert territoriali. Le situazioni di disagio sono molteplici e necessiterebbero di accurati percorsi terapeutici che spesso in carcere non possono essere garantiti. Intanto aumentano anche le denunce delle famiglie estenuate dalle violenze ed estorsioni dei figli e che decidono purtroppo di ricorrere alla risposta del carcere per i propri figli, consegnando una delega in bianco al sistema.
I garanti hanno dichiarato la propria disponibilità a ricevere segnalazioni provenienti dagli istituti e riguardanti i soggetti che vivono un disagio maggiore o che hanno già tentato di togliersi la vita, in modo da creare anche all'esterno una rete che coinvolga le famiglie e il mondo del volontariato.
Purtroppo i dati dimostrano che i mesi estivi risultano ancora peggiori per i detenuti, che si sentono ancora più soli, dovendo passare più tempo in cella per questioni di carattere organizzativo e mancanza di personale. I numeri di suicidi continuano a salire, e per ogni persona che decide di togliersi la vita in carcere, il sistema penitenziario dimostra di essere sempre più inadeguato a svolgere quella che è la sua funzione rieducativa e risocializzante. Tutta la comunità è chiamata e riflettere ed agire, prima che sia troppo tardi.
di Liana Milella
La Repubblica, 9 agosto 2020
Il premier, ex componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, attaccato per la riduzione delle norme processuali sugli appalti che smantellano la tutela del giudice. È scontro tra il Consiglio di Stato e il premier Giuseppe Conte. Che, prima di diventare premier, ha fatto parte del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa e ne è stato anche vice presidente.
E ha poi portato a palazzo Chigi Roberto Chieppa, ex giudice di palazzo Spada, come segretario generale. Ma stavolta il decreto Semplificazioni fa saltare i nervi ai consiglieri di Stato. Che tornano dalle ferie, si riuniscono il 7 agosto, e dopo aver letto e chiosato il testo buttano giù una nota al veleno contro l'idea di modificare il codice del processo amministrativo smantellando così "la tutela del giudice". E ciò accade proprio quando si parla di appalti, in quella linea di totale deregulation che ormai caratterizza la più recente legislazione e che lo stesso presidente del Cds, Filippo Patroni Griffi, ha criticato in un'intervista a Repubblica.
Ma cosa lamentano le toghe amministrative? Sostanzialmente sono contrarie a un intervento che "incide sull'organizzazione della giustizia amministrativa, e sulla qualità e sull'efficienza del servizio giustizia". Nella nota, approvata all'unanimità dal Consiglio di presidenza, inviata alle Camere e alle commissioni che dovranno convertire il decreto Semplificazioni, si sottolinea che oggi "i tempi di definizione dei giudizi in materia di affidamento di opere, servizi e forniture sono straordinariamente celeri, tanto che è possibile ottenere una sentenza definitiva in due gradi in meno di un anno e una pronuncia cautelare in trenta giorni". Tant'è che ormai è giudizio unanime che "i ricorsi in materia di appalti non sono causa del ritardo nella realizzazione delle opere pubbliche".
In pratica, dopo il decreto Semplificazioni, i tempi del giudizio provvisorio, quello cautelare, diventano i tempi della sentenza. Quindi le parti avranno pochissimo tempo per studiare la causa e difendersi. E la stessa cosa vale per il giudice che dovrà decidere su cause di milioni di euro e di centinaia di pagine in tempi strettissimi. Il tutto a scapito del rispetto della legalità negli appalti.
Si annidano qui i dubbi del Consiglio di presidenza che scrive: "Non si comprendono le reali ragioni dell'intervento normativo che corre il rischio, se applicato letteralmente, di pregiudicare le garanzie di difesa dei cittadini e delle imprese e rimettere il controllo di legalità esclusivamente alla sede penale".
Già nei giorni scorsi era stata diffusa la tabella dei tempi dei giudizi cautelari davanti al Tar, i Tribunali amministratrici regionali (nel 2017 erano serviti 38 giorni per un giudizio; 45 nel 2018). E quelli ugualmente cautelari presso il Cds: 62 giorni nel 2017, 41 nel 2018. Tempi che nel 2019 si sono ulteriormente abbassati. Stanno migliorando anche i tempi di durata dei giudizi, scesi sotto l'anno per una sentenza definitiva, ovvero per i due gradi di giudizio.
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