di Sergio Segio
vita.it, 28 luglio 2020
13 persone morte in stato di detenzione nell'arco di poche ore, un evento senza precedenti nella storia delle carceri italiane. Dopo quasi cinque mesi poco o nulla si conosce pubblicamente sulle cause e circostanze di quella vera e propria strage.
di Errico Novi
Il Dubbio, 28 luglio 2020
Alla fine l'unico voto sarà sulla seguente richiesta: "Volete o no, voi deputati, rimettere la separazione delle carriere in freezer?". Finale già scritto, anticipato ieri in aula da tre autorevoli esponenti della maggioranza, nel giorno in cui finalmente la legge costituzionale di iniziativa popolare promossa dall'Unione Camere penali atterra in aula a Montecitorio.
ansa.it, 28 luglio 2020
Ex capo Dap: "Trattativa con i boss? Le rivolte, a seguito dell'emergenza sanitaria, si sono verificate in quasi tutti gli stati del mondo". "Riguardo alle mie dimissioni da capo del Dap, ho preso la decisione che era giusto adottare. La Circolare che ha generato polemiche? Revocarla o sospenderla non ha senso, come pure è stato suggerito da qualcuno, visto che sia la norma che il correlato obbligo di segnalazione per i direttori - quello sulle patologie o gravi condizioni sanitarie dei detenuti - rimarrebbero comunque in vigore".
di Bartolomeo Romano*
Il Dubbio, 28 luglio 2020
La "riforma" del Csm: ancora una occasione mancata? A parole, tutti (o quasi) sembrano essere della medesima opinione: occorre impedire che le "correnti" dei magistrati, da libere formazioni di pensiero e da organismi eminentemente "culturali", magari in grado di contarsi ai fini delle elezioni all'Associazione Nazionale Magistrati (libera di organizzarsi come crede), diventino macchine elettorali per l'elezione al Consiglio Superiore della Magistratura, che invece è organo di rilevanza costituzionale.
Dunque, bisognerebbe evitare che il meccanismo di rappresentanza finisca per trasformare le correnti, pur con il nome nobile di "gruppi" (al Csm), in luoghi di gestione del potere, di carrierismo e di autoreferenzialità. Ciò è, in gran parte, dovuto alla circostanza che i consiglieri togati (che rappresentano i due terzi dei componenti il Csm) devono la loro elezione, salvo eccezioni rarissime, proprio alla corrente della quale, quasi inevitabilmente, finiscono per essere poi portavoce.
Dunque, al netto della onestà e della buona fede di tutti, tale meccanismo elettorale - come mi resi conto quando, nel 2010, iniziai il mio percorso quale componente "laico" (meglio: "diversamente togato") del Csm nella Quinta Commissione, che si occupa degli incarichi direttivi e semi-direttivi, sia dei pubblici ministeri che dei giudici - finisce con il premiare i "soliti noti", con il non consentire (absit iniuria verbis) ai "cani sciolti" di essere nominati (e persino di essere proposti al Plenum), con il determinare nomine "a pacchetto", pur se i posti sono banditi in tempi diversi, in modo da mettere in pratica il manuale Cencelli delle nomine, in perfetta proporzione con la forza delle correnti in seno al Consiglio.
Le recenti vicende che hanno coinvolto il Dott. Palamara - nelle quali non entro, dovendo essere approfondite in sede penale e disciplinare - avrebbero dovuto suggerire serie ed ampie riforme. Non riforme contro, ma riforme a favore: a favore di tutti i cittadini e, in senso più ampio (molti non sono neppure nostri concittadini...), a favore di tutti coloro i quali hanno la ventura (o la sventura) di incrociare la giustizia italiana. Ed a favore della stessa magistratura, la quale vive anche di immagine (la magistratura deve essere ed apparire imparziale, dicono gli stessi atti, interni ed internazionali, che se ne occupano...): e, oggi, siamo, purtroppo, ai minimi termini.
Invece, dopo proclami solenni ed annunci altisonanti, sembra proprio che la ipotizzata riforma della legge elettorale del CSM - limitandosi ad abbandonare l'attuale collegio unico nazionale e a sostituirlo con dei collegi uninominali con possibilità di preferenza multipla, in cui sarà eletto solo chi raggiunge una determinata soglia (altrimenti si andrà al riparto proporzionale) - abbia partorito un topolino: tutto sembrerà mutare, ma non cambierà nulla. Forse non è un caso, come ricordai ai miei Colleghi durante una seduta del Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, che a Roma, a pochi metri dal Palazzo dei Marescialli, sia morto Giuseppe Tomasi di Lampedusa, mio illustre concittadino (singolarmente, proprio in questi giorni corre l'anniversario: 23 luglio 1957).
Naturalmente, nessun sistema elettorale è perfetto, ma alcuni sono migliori di altri. Ed io ho sempre pensato che un sistema misto, con un ampio sorteggio (che preveda un multiplo dei posti da eleggere al CSM) e poi una votazione tra i sorteggiati, sia in grado di bilanciare esigenze di autonomia e libertà e necessaria rappresentanza degli eletti.
Pochi giorni fa tale proposta sembra sia stata fatta propria da una delle correnti dei magistrati, Magistratura Indipendente, nel rispetto della rappresentanza di genere. Forse, lentamente, qualcosa di muove... Certo, neppure questa sarebbe una riforma radicale, poiché toccherebbe il solo sistema elettorale; ma qualcosa è meglio di niente.
Per essere chiari, a mio modo di vedere, una seria riforma dovrebbe attuare l'art. 111 della Costituzione, con l'ovvia e naturale separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici (ma evitando che i p. m. possano dipendere dall'esecutivo). Di qui, ovviamente, la presenza di due diversi Consigli Superiori della Magistratura: uno per i pubblici ministeri ed uno per i giudici. Ma la proposta di separazione delle carriere, giunta in Parlamento per iniziativa delle Camere Penali, che hanno raccolto più di 70 mila firme in calce a un disegno di legge popolare, non sembra essere all'ordine del giorno.
Analogamente, occorrerebbe affrontare anche le diverse, ma connesse, questioni delle c. d. porte girevoli (magistrati che entrano in politica e poi tornano a fare i magistrati) e del numero troppo elevato di "fuori ruolo" (magistrati autorizzati dal Csm, su richiesta della politica o di vari organi, e di loro stessi, a occuparsi di altro, rispetto alle questioni di giustizia). Ed anche sotto tale profilo le riforme sembrano lontane. Ma se non saremo capaci di comprendere cosa è accaduto, e perché è accaduto, ci limiteremo - al massimo - a colpire la punta dell'iceberg. E la nave della giustizia tenderà sempre a galleggiare, riuscendoci solo a volte.
*Ordinario di Diritto penale nell'Università di Palermo
Il Sole 24 Ore, 28 luglio 2020
L'Europa ha stanziato "una cifra molto importante, e ci ha indicato come prioritari quattro obiettivi. Tra questi, la giustizia". "Si tratta di un'occasione irripetibile, che comporta una responsabilità enorme: quella di non sprecarla".
Lo scrive il presidente dell'Unione Camere civili, Antonio de Notaristefani, in un accorato intervento su Facebook, in cui si richiama anche il documento della Commissione "the 2020 Justice Scoreboard" che contiene diversi "suggerimenti".
La prima emergenza per de Notaristefani è il "crollo della fiducia dei cittadini nella indipendenza dei giudici", percepiti come troppo vicini alla politica. E siccome, argomenta, la giustizia si regge sulla fiducia conta poco se ciò sia vero o meno, quello che è certo infatti è che "impugnerò qualunque sentenza che mi dia torto, se ritengo che il giudice che la ha emessa non è imparziale".
Rvolgendosi poi direttamente al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di cui pure riconosce la "capacità di ascolto", chiede "ma davvero Lei vuole passare alla storia come chi ha buttato via il biglietto vincente della lotteria?"
L'Europa, prosegue, ci ha chiesto di interpellare tramite questionari avvocati e cittadini sul gradimento dell'operato dei giudici. Una soluzione apparentemente banale ma in realtà "rivoluzionaria" perché ci ricorda che nei sistemi democratici "la giustizia è amministrata - o dovrebbe esserlo - in nome del popolo". Un tema, quest'ultimo, che si sposa con quello del sistema di valutazione dei magistrati che ha raggiunto un livello "imbarazzante".
"Rifiutarsi di rendere conto del proprio operato a quel popolo in nome del quale si pronunciano le sentenze - attacca de Notaristefani - significa essere autoreferenziali, non indipendenti. Per questo, la responsabilità della riuscita di questo progetto straordinario di riforma non è solo del Ministro, ma anche dei giudici: se non vogliono farlo fallire, devono smetterla di essere autoreferenziali, e diventare davvero indipendenti".
"Ce la farà - conclude - la politica, a convincere i giudici a rendere conto al popolo dei propri comportamenti? Non lo so: a volte, mi viene da pensare che forse il problema non è la indipendenza dei giudici dalla politica, ma la indipendenza della politica dai giudici.
Ma spero vivamente di sì: io nei giudici ho molta fiducia, e confido che quelli che stanno in Tribunale chiederanno anche loro che le carriere siano decise dal merito, e non dai vincoli di affiliazione. Se non andrà così, saranno loro ad avere gettato via il biglietto vincente della lotteria, e dovranno assumersene la responsabilità".
di Liana Milella
La Repubblica, 28 luglio 2020
Lettera del Pd ai partiti. La mossa del vice segretario dei dem Orlando (con Pinotti e Verini) alla vigilia della riforma del Guardasigilli Bonafede. La Camera rinvia alla commissione Affari costituzionali la questione della separazione delle carriere.
La magistratura alla prova della Costituzione. Che oggi non consente di separare le carriere, come vorrebbero gli avvocati e il centrodestra. E non permette neppure di mettere fuori dal Csm la sezione disciplinare. Ma, giusto nelle stesse ore, ecco che qualcosa si muove su entrambi i fronti. Perché, per la prima volta, approda in aula alla Camera, anche se destinata subito al rinvio in commissione, proprio la separazione delle carriere.
Chiesta a gran voce dagli avvocati con una legge di iniziativa popolare che ha raccolto quasi 10mila firme. Sollecitata dal centrodestra come essenziale per garantire un giusto processo e il rispetto dell'articolo 111 della Carta. Con una maggioranza però che ne chiede il ritorno in commissione Affari costituzionali, come fa il presidente della prima Giuseppe Brescia (M5S) prima ancora che cominci il dibattito nella solita aula deserta di un lunedì pre-ferie.
Ma ecco un'altra novità, che invece arriva dalla maggioranza: la lettera che tre Dem - Andrea Orlando, il vice segretario del partito, Roberta Pinotti, la responsabile per la Riforma dello Stato, Walter Verini, il responsabile Giustizia - hanno indirizzato il 24 luglio ai responsabili Giustizia di tutti i partiti. Con la quale chiedono di mettere fuori dal Csm la sezione disciplinare, per farne un'Alta corte indipendente che giudichi tutte le magistrature. Un segnale che certo pesa proprio mentre al Csm parte il giudizio su Luca Palamara, Cosimo Maria Ferri e i 5 consiglieri che si sono dimessi dal Csm stesso a seguito delle rivelazioni di Perugia.
Giusto alla vigilia del consiglio dei ministri, in cui il Guardasigilli Alfonso Bonafede porterà la legge delega per la riforma del Csm - questa o la prima settimana di agosto - ecco che i Dem chiedono per lettera "il vero superamento della permanenza della funzione disciplinare all'interno dello stesso Csm, evitando commistioni tra l'esercizio della giurisdizione disciplinare e la partecipazione alle attività di vera e propria gestione della magistratura".
Secondo Orlando, Pinotti e Verini è necessario invece "superare con serietà un cortocircuito che corre il rischio di incrinare profondamente il rapporto di fiducia tra la magistratura e i cittadini".
Per questo, scrivono i tre, "è necessario assicurare alcuni elementari pre-requisiti di imparzialità e terzietà dell'organo disciplinare, che l'attuale assetto delle articolazioni interne del Consiglio Superiore della Magistratura sicuramente rende più difficili, a fronte di una sostanziale coincidenza personale tra coloro che svolgono funzioni disciplinari e coloro che attendono alle funzioni amministrative proprie delle diverse commissioni del Consiglio".
Insomma, in parole semplici, fuori la disciplinare dal Csm. Con l'idea di farne quell'Alta corte che molte volte, in questi anni, ha sollecitato l'ex presidente della Camera Luciano Violante, ma che si è sempre a livello di dibattito sulla giustizia. Ma stavolta il Pd sembra fare sul serio con una riforma che - se davvero dovesse arrivare in Parlamento - vedrebbe sicuramente il consenso di tutto il centrodestra.
di Alberto Pellai
Famiglia Cristiana, 28 luglio 2020
Una vicenda che fa vacillare ogni certezza. Se un'intera stazione dei carabinieri è marcia, è la giustizia stessa, nel suo significato più profondo, a vacillare. Nel prossimo anno scolastico l'educazione civica entrerà per legge nelle scuole. Penso che ci siano molto altri ambiti in cui tale materia risulti necessaria. E chiedo ai politici di esserne i primi evidenti esempi e testimoni.
Le vicende avvenute nella caserma di Piacenza e di cui la cronaca ci parla da giorni sono il simbolo di un degrado che ci deve far riflettere: come adulti, come cittadini, come genitori, come educatori. Una caserma che è interamente dedita al crimine che dovrebbe sconfiggere, apparentemente al di fuori di ogni controllo e supervisione.
Una caserma che addirittura pochi mesi prima viene premiata con riconoscimento pubblico per il numero di arresti compiuti (ed ora abbiamo intuito perché e come ciò sia successo). Una caserma che infanga il lavoro onesto e dedicato di migliaia di uomini che alla Giustizia ogni giorno dedicano tutto, fino a rischiare la vita.
Ecco, come può esistere una caserma così? Siamo tutti concordi nel ritenere che sia possibile che in ogni ambiente si possa infilare una mela marcia. Ma ci sono ambienti in cui le mele marce, quando vi si infiltrano, vengono immediatamente isolate e rimosse. E le caserme dovrebbero essere tra questi. Al 100%, nessuna esclusa. La storia di Piacenza fa vacillare ogni certezza, mette lo Stato in una situazione di tale imbarazzo da rendere necessaria una verifica istantanea di chi ha la responsabilità non solo sui singoli, ma anche sul sistema in generale.
Se un'intera caserma è marcia, lo è per anni e se nessuno dice niente e nessuno se ne accorge, è la giustizia stessa, nel suo significato più profondo, a vacillare. Quella Giustizia che dovremmo scrivere con la G maiuscola e che per colpa di quella caserma oggi scriviamo con la lettera minuscola. Sperando di poter correggere quella lettera minuscola al più presto. Nel prossimo anno scolastico si porterà l'educazione civica nelle scuole, per obbligo di legge. Penso che ci siano molto altri ambiti in cui tale materia risulti necessaria. E chiedo ai politici che reclamano l'educazione civica per i nostri figli a scuola (iniziativa di cui, sia chiaro, sono un sostenitore purché si sappia bene chi la insegna, come e con quali contenuti) di esserne i primi evidenti esempi e testimoni. E anche su questo ci sarebbe molto, ma proprio molto da dire.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 28 luglio 2020
Corte di cassazione - Sezione I - Sentenza 21 luglio 2020 n. 21796. Il giudice non può condannare per bancarotta fraudolenta, per l'omesso deposito dei bilanci societari, i dipendenti inseriti nel consiglio di amministrazione che, di fatto, svolgono il ruolo di carpentieri.
La Corte di cassazione, con la sentenza 21796, accoglie sul punto il ricorso, contro la condanna, confermata dal giudice di appello anche dopo il rinvio. Nella sentenza rescindente i giudici di secondo grado avevano dato atto che i due ricorrenti, nonostante sedessero nel board della società fallita, svolgevano nel cantiere un'attività manuale, negando così che potesse essere addebitata a loro la condotta preordinata di sottrazione della contabilità, addebitabile piuttosto all'amministratore.
Malgrado questo la corte d'appello aveva affermato l'esistenza dell'elemento psicologico utile a configurare l'addebito di bancarotta fraudolenta, per l'omesso deposito dei bilanci. Ad avviso dei giudici di seconda istanza, infatti, i ricorrenti erano consapevoli della violazione che aveva impedito alla curatela di ricostruire le cause del dissesto e l'eventuale recupero dei beni distratti. I giudici hanno considerato irrilevante la mancata conduzione dell'attività di gestione economica e contabile: con l'assunzione del ruolo di amministratori nel Cda, sorgeva l'obbligo di vigilanza e controllo nei confronti di chi aveva condotto l'impresa.
Il compito non svolto dimostrava la volontà di non consentire l'accertamento delle cause del dissesto, eludere le responsabilità e conseguire un ingiusto profitto. Per la Suprema corte si tratta di una conclusione non in linea con il dato normativo che pretende dal soggetto che compie le azioni incriminate, condotte di natura attiva, di sottrazione o distruzione delle scritture contabile, con lo scopo di ottenere un ingiusto vantaggio o danneggiare i creditori. La cassazione annulla senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.
istituzioni24.it, 28 luglio 2020
Quella dei suicidi nelle carceri in Campania è una strage silente. Ieri, domenica 26 luglio, nel carcere di Fuorni c'è stata la settima vittima da inizio dell'anno. Si tratta del giovane 25enne Giovanni Cirillo di origini senegalese, rientrato in carcere da un paio di settimane in seguito alla revoca degli arresti domiciliari.
La vittima richiedeva con forza il trasferimento in una struttura sanitaria destinata al trattamento di patologie psichiche. Dopo un calo dei suicidi negli istituti penitenziari della regione nel 2019 rispetto all'anno precedente, i dati di questo primo semestre tornano ad essere allarmanti.
Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Regione Campania, dichiara, denuncia e propone: "Delle 7 persone che hanno deciso di porre fine alla loro vita, in questi primi mesi dell'anno, in Campania, molti hanno sono stati denunciati dai loro familiari per violenze, in molti altri casi di tentativi di suicidio e atti di autolesionismo, ci troviamo di fronte a persone con gravi disturbi della relazione con i propri cari.
A mio parere le famiglie, estenuate dalla lotta interna, ricorrono alla "risposta carcere" consegnando una delega in bianco a tale sistema. Né la famiglia né la società possono fornire una risposta all'altezza slegandola da altri interventi che devono essere garantiti fuori dagli istituti penitenziari, e cioè sul territorio.
Il tema della prevenzione dei suicidi non può essere ristretto alla riflessione e alla responsabilità solo di chi si trova a gestire il carcere. Ciò è pericoloso perché in seguito a tali estremi gesti siamo portati erroneamente a individuare dei colpevoli a tutti i costi e a ricercare responsabilità che molto spesso sono "allargate".
Bisogna integrare i protocolli di prevenzione del rischio suicidario, adeguandoli ai bisogni delle nuove utenze. Per questi motivi il prossimo 5 agosto si terrà al Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria un incontro a più voci sul tema dei suicidi, da me fortemente voluto e proposto, affinché si riflettano sulle possibili azioni da intraprendere in contrasto a questa piaga che affligge il sistema carcerario e che tristemente torna alla ribalta della cronaca.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 28 luglio 2020
Corte di cassazione - Sezione VI - Sentenza 27 luglio 2020 n. 22523. Non può essere applicata la norma sulla particolare tenuità del fatto, al padre che non versa il mantenimento per il figlio, nella misura e nei tempi stabiliti dal tribunale, per più mensilità. La Corte di cassazione (sentenza 22523) esclude, infatti, l'applicazione della norma che consente la non punibilità, prevista dall'articolo 131-bis del Codice penale, in caso di condotte reiterate.
I giudici della sesta sezione penale, accolgono così il ricorso della pubblica accusa e della madre del ragazzo, parte civile, contro la decisione del tribunale di riconoscere la causa di non punibilità, malgrado l'omesso versamento avesse riguardato quattro mensilità, mentre in altre occasioni era stata versata una somma minore.
Per il Pm come per la parte civile, l'articolo 131-bis era stato applicato, nonostante l'abitualità del comportamento, incorrendo così nella violazione della legge penale, che ammette il beneficio solo in caso di azioni isolate. La Suprema corte accoglie i ricorsi ricordando che è irrilevante la particolare tenuità di ogni singola omissione, valorizzata invece dal tribunale. L'omesso versamento dell'assegno - precisano i giudici di legittimità - integra un reato a consumazione prolungata "caratterizzato da fatto che ogni singolo inadempimento aggrava l'offesa al bene giuridico tutelato".
- Trapani. Detenzione e malattia. L'amministrazione penitenziaria si dice attenta
- Milano. Carcere e imprese sostenibili
- Como. Al carcere del Bassone ancora un suicidio, è il secondo caso in un mese
- Catanzaro. Anziano, malato e in attesa di giudizio. Ma per i giudici può rimanere in cella
- Torino. "Andiamo a divertirci", le intercettazioni delle guardie penitenziarie accusate di tortura










