di Mosè Vernetti
La Stampa, 24 agosto 2025
L’appello della mamma palestinese. Parla Layla al-Sheik, mamma di Qusay morto a 8 mesi: “Vogliamo libertà e uguaglianza”. “Mi chiamo Layla al-Sheikh. Vengo da Betlemme. Mio figlio Qusay è morto a otto mesi per un’infezione polmonare causata dai gas lacrimogeni israeliani. Era il 2002, la seconda intifada. Siamo corsi fuori di casa per portarlo all’ospedale di Betlemme ma ci ha fermati un blocco dell’esercito. Ci siamo diretti quindi a Hebron (al-Khalil) ma di nuovo le Idf non ci hanno fatto passare. Siamo arrivati all’ospedale troppo tardi”.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 24 agosto 2025
Tra fame, violenza e cure impossibili donne e bambine vivono schiave dei Talebani. Le promesse di libertà e di miglioramento dell’Occidente non si sono mai realizzate. Dalle otto di mattina, ogni mattina, la zona riservata alle donne della struttura sanitaria di Intersos in Uruzgan, si riempie ora dopo ora, burqa dopo burqa. Le donne arrivano camminando sul letto del fiume dove l’acqua ha lasciato posto ai sassi e ai greggi in pascolo, tengono i figli in braccio o per mano, li accudiscono e si fanno accudire perché senza un marham, un guardiano, non possono uscire di casa.
di Patricia Iori
ultimavoce.it, 24 agosto 2025
Una realtà spesso celata tra le mura delle prigioni pakistane è stata recentemente portata alla luce da un nuovo e sconvolgente rapporto. Pubblicato dalla Commissione nazionale Giustizia e Pace (Ncjp), organismo affiliato alla Conferenza Episcopale del Pakistan, il dossier dal titolo “Speranza dietro le sbarre” offre un resoconto dettagliato delle condizioni di vita dei detenuti appartenenti alle minoranze religiose, con un approfondimento sugli abusi contro cristiani e indù all’interno del sistema carcerario pakistano. Il documento denuncia con forza un sistema carcerario permeato da atteggiamenti discriminatori, abusi sistematici e trattamenti differenziati ai danni dei prigionieri non musulmani, che si trovano non solo a scontare una pena privativa della libertà, ma anche a subire quotidianamente umiliazioni e violenze psicologiche legate alla loro appartenenza religiosa.
giustizianews24.it, 23 agosto 2025
Nei giorni caldi delle polemiche sulle mille disfunzioni delle carceri italiane, segnate profondamente da suicidi e problemi di sicurezza (in pochi giorni quattro detenuti sono evasi da Poggioreale e Bolzano), arrivano le dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri ad alimentare nuove discussioni sulla vita all’interno degli istituti di pena. In una intervista rilasciata pochi giorni fa, Gratteri non ha usato mezzi termini. “Preoccupato? Certo che lo sono. E come si fa a non esserlo, di fronte alla situazione delle carceri? Basta entrarci e capisci”.
di Alice Dominese
Il Domani, 23 agosto 2025
Le detenute trans versano nelle “condizioni più sfavorevoli in assoluto”, come riporta Antigone. A Ivrea uno dei pochi istituti in Italia. Cosa accade in carcere alle persone transgender? A Ivrea - circa 50 chilometri a nord di Torino - si trova uno dei sei istituti di pena che (su 189) in Italia ospitano una sezione dedicata a persone transessuali. Si tratta di una popolazione detenuta composta in media da sette donne trans, in prevalenza di origine straniera, collocate all’interno del carcere maschile della città. In base alla riforma dell’ordinamento penitenziario introdotta nel 2018, “anche laddove la persona abbia ottenuto la rettificazione degli atti anagrafici, l’unico criterio di assegnazione dell’amministrazione penitenziaria resta quello legato all’apparato genitale”, spiega l’associazione Antigone. “Per questo oggi in Italia, a meno che non sia stato effettuato un intervento di chirurgia di genere, le donne trans sono collocate in istituti maschili e gli uomini trans in istituti femminili”.
di Angelo Andrea Vegliante
abilitychannel.tv, 23 agosto 2025
E chi ci pensa alle persone con disabilità in carcere? Bella domanda, a cui sembra le istituzioni non sappiano dare una risposta concrete. È quanto emerge da un’analisi collettiva, in cui abbiamo analizzato report, dati e testimonianze. Se in linea generale le persone con disabilità sembrano messe ai margini della società, i detenuti disabili vivono condizioni ancora peggiori. Dopo aver letto il nuovo report dell’Associazione Antigone, “L’emergenza è adesso”, basato su 86 visite effettuate negli ultimi 12 mesi negli istituti penitenziari italiani, ci siamo chiesti quali fossero le condizioni delle persone con disabilità in carcere. Ciò che è venuto fuori è un quadro assolutamente disumano. Innanzitutto, abbiamo contattato l’Associazione Antigone per avere il quadro della situazione, la quale ci ha scritto che il problema principale sta nella mancanza di un censimento completo e aggiornato a livello nazionale dei detenuti con disabilità. Di fatto, non esistono accordi specifici tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e il Sistema Sanitario Nazionali (SSN) sulla raccolta di dati in merito.
Bennardo Bommarito, cieco e sulla sedia a rotelle, che pericolo costituisce per la nostra sicurezza?
di Emiliano Silvestri
L’Unità, 23 agosto 2025
Ha 89 anni, da 33 è rinchiuso in carcere e ora si trova nella Casa di reclusione di Opera, alle porte di Milano; i compagni di pena lo chiamano “Zio Bennardo”. Da otto anni è assiduo frequentatore dei laboratori di Nessuno Tocchi Caino - luogo di dialogo tra detenuti e “liberi”; spazio di ricerca, individuazione e ricostruzione - per gli uni, non di rado anche per gli altri - della propria identità.
di Luca Muglia
Il Dubbio, 23 agosto 2025
A distanza di un anno dalla improvvisa scomparsa del presidente del collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, il calabrese Felice Maurizio D’Ettore, mi preme rivolgere ed esprimere qualche pensiero in ricordo della sua memoria. Avvocato e docente universitario stimato ed apprezzato, negli otto mesi di mandato che hanno preceduto la sua scomparsa D’Ettore ha svolto un ruolo di grande rilievo, impresa non facile e per niente scontata ove si consideri l’encomiabile lavoro svolto negli otto anni precedenti dal suo predecessore. Ma al di là dell’infaticabile impegno istituzionale e delle indiscusse capacità professionali, D’Ettore era anche e soprattutto una persona onesta, ironica e di grande umanità.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 23 agosto 2025
Gratteri, il frontman dell’Anm, in una campagna mediatica permanente La prima pagina del Dubbio di ieri aveva un titolo e un argomento curioso, e gustoso, per chi sia preoccupato del pessimo meccanismo mediatico che polarizza da decenni il rapporto tra i poteri della politica e quello della magistratura: “L’Anm arruola Gratteri - Sarà lui il frontman per il no alla separazione delle carriere”. Il procuratore di Napoli, figura mediaticamente arcinota fin dai tempi delle indagini, non tutte coronate dal successo, in Calabria, è notoriamente contrario a praticamente ogni virgola della riforma Nordio.
di Entico Bellavia
L’Espresso, 23 agosto 2025
È una resa dei conti con i magistrati: la riforma della giustizia non la renderà più efficiente. C’è qualcosa di profondamente evidente nella foga con cui il governo Meloni sta spingendo la cosiddetta riforma della giustizia che non riforma un bel niente. Lascia intatti i problemi che ne intralciano il corso - dai tempi alla macchina, dagli organici all’arretrato, dall’iperproduzione normativa al disastro penitenziario - e, ancora una volta, interviene per segmenti, la separazione delle carriere, inceppando un meccanismo già farraginoso, con il pastrocchio di un doppio Csm per sorteggio e l’Alta corte disciplinare.
- Cervo: “La separazione delle carriere è fumo negli occhi”
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