di Margherita Abis
L’Espresso, 22 agosto 2025
Un recluso su cinque fa uso di psicofarmaci, più di uno su tre di ipnotici. La salute mentale dietro le sbarre non è un diritto. E i farmaci diventano la soluzione per tutto. Il 12 per cento della popolazione detenuta in Italia presenta una diagnosi psichiatrica grave. È una percentuale in aumento e fotografa una delle criticità più profonde e strutturali del sistema penitenziario: la gestione della sa- Iute mentale. Il disagio psichico in carcere si muove lungo due direttrici. Da una parte ci sono persone che entrano già con patologie pregresse, spesso legate a condizioni di marginalità, dipendenza, povertà.
di Camillo Cantarano e Delia Cascino
L’Espresso, 22 agosto 2025
Tanto la premier, quanto il ministro Carlo Nordio nel suo piano carceri di luglio hanno ribadito l’impegno ad agevolare il passaggio dei detenuti tossicodipendenti alle comunità di recupero. Ma, in assenza di altri interventi, le Comunità terapeutiche non sono pronte. Questione di cifre e non solo: la platea di tossicodipendenti in carceri idonee per un percorso di cura in comunità comprendeva il 29 per cento del totale a fine 2023, ovvero 17.400 detenuti circa. I posti letto disponibili nelle strutture, però, sono 13.000. “Dire: faremo una lista di strutture per ricevere i detenuti, non basta - dice Massimo Barra, direttore della fondazione Villa Maraini, che si occupa di terapia e cura di dipendenze a Roma dal 1976 - noi non chiudiamo mai, abbiamo un presidio che può garantire cure 24 ore al giorno sette giorni su sette a 30 persone, ma ci mancano risorse.
di Paola Canevini*
Corriere della Sera, 22 agosto 2025
Ogni anno nelle 190 carceri italiane transitano circa centomila detenuti. Oltre al sovraffollamento, l’emergenza del disagio psichiatrico. Il dato è aggiornato al 31 luglio scorso: 62.569 le persone detenute quel giorno nelle 190 carceri d’Italia. Complessivamente - tra quelle che ci entrano, quelle che ne escono e quelle che ci restano - ogni anno ve ne transitano circa centomila. Più di una su tre è detenuta per reati legati alla droga e una quantità compresa fra il 35 e il 50 per cento ha problemi legati all’uso di sostanze. A questo si sovrappone l’uso di psicofarmaci prescritti in carcere: secondo il Rapporto Antigone 2025 quasi il 45% dei detenuti assume sedativi o ipnotici, due su dieci prendono antidepressivi, stabilizzanti dell’umore o antipsicotici. Il sovraffollamento aggrava tutto con 748 posti a San Vittore per oltre 1.100 detenuti, 918 posti Opera per più di 1.300 persone effettive, 1.267 a Bollate per quasi 1.400. Più della metà dei ristretti, per esempio a San Vittore, ha problemi di disagio psichico o veri e propri disturbi psichiatrici. Molti portano con sé traumi legati a storie di migrazione.
di Giuseppe Tiani
L’Identità, 22 agosto 2025
Le Carceri e Gaza luoghi d’umanità dissolta. Le carceri domestiche, istituzioni nate per rieducare ridotte a discariche sociali, il lavoro dei poliziotti penitenziari sempre più impegnativo e massacrante. Le celle sono alveari claustrofobiche, turni per respirare aria in un grigio cortile. Dove lo Stato e la civiltà del diritto dovrebbe correggere, ci si abbrutisce. Gaza rappresenta l’abisso in cui è precipitata l’umanità, ove la segregazione ha i colori dello sterminio del popolo della Striscia, la colpa, esistere sotto il cielo sbagliato, innocenti pagano le barbarie subite dal popolo israeliano.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 agosto 2025
Il procuratore di Napoli contro la riforma: secondo le correnti (tutte o quasi) sarà un’arma preziosa nella campagna referendaria dei magistrati per il “No” alla separazione delle carriere. Nicola Gratteri sarà o no una risorsa per la campagna comunicativa dell’Anm contro la separazione delle carriere? La risposta è sì, anche a parere dei suoi colleghi magistrati, fatte alcune eccezioni che vedremo. Ma prima di tutto arriva il suo pensiero, a corroborare questa nostra tesi: quest’anno non solo ha disertato per la prima volta nella sua carriera l’inaugurazione dell’anno giudiziario, ma ha altresì aderito formalmente, pur rimanendo nel proprio ufficio a lavorare, allo sciopero dell’Anm del 27 febbraio scorso.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 22 agosto 2025
Il dibattito sull’impiego delle misure di coercizione nei confronti degli imputati e, in particolare, sull’uso delle manette durante i trasferimenti e le udienze tocca uno dei punti più delicati dello Stato di diritto contemporaneo: la concreta attuazione del principio di presunzione d’innocenza. Non si tratta di un dettaglio ma di una questione che investe la legittimazione stessa del sistema penale, il rapporto tra potere pubblico e dignità individuale e, in ultima analisi, la credibilità della giustizia agli occhi dei cittadini e delle istituzioni sovranazionali.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 22 agosto 2025
“L’inchiesta milanese sull’urbanistica rappresenta il requiem della presunzione di innocenza. Se di fronte a provvedimenti come quelli del tribunale del Riesame non si riesce più neanche a fermarsi un momento per considerare che forse l’impostazione della procura può essere sbagliata, ma anzi si mettono in piazza altre chat che proprio quel giorno vengono depositate dai pm, significa che c’è una disaffezione totale verso quel principio costituzionale”. A parlare al Foglio è l’avvocato Federico Riboldi, segretario della Camera penale di Milano, che nei giorni scorsi ha preso posizione con un comunicato stampa contro il grande circo mediatico-giudiziario sviluppatosi attorno all’indagine sull’urbanistica. Nel comunicato si sottolinea innanzitutto come molti degli indagati, compreso il sindaco milanese Beppe Sala, abbiano appreso di essere sotto indagine o addirittura di essere destinatari di una richiesta di arresto ai domiciliari o in carcere leggendo i giornali, ancor prima che i provvedimenti venissero notificati ai legali. “Una cosa inaccettabile”, dice Riboldi.
di Francesco Petrelli*
L’Altravoce, 22 agosto 2025
Dopo che alcuni imputati eccellenti erano stati scarcerati a causa della decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare, Roberto Saviano ha scritto che “è uno scandalo che i boss stiano fuori dal carcere”, aggiungendo che è altrettanto scandaloso “che in tre anni di processo non si sia arrivati a sentenza”. Tale scandalo, secondo Saviano, sarebbe dovuto alle non meglio identificate “falle di un sistema normativo confuso”. Credo che sia magari banale, ma evidentemente necessario, ricordare che tutti i sistemi liberali, propri dei paesi democratici, come quello in cui speriamo di vivere, prevedono alcuni fondamentali meccanismi di garanzia, come la prescrizione o la perdita di efficacia delle misure cautelari una volta decorso un certo periodo di tempo, necessaria ad evitare che i cittadini si vedano privati della libertà personale troppo a lungo in attesa di un accertamento definitivo della loro responsabilità.
di Giuliano Cazzola
Il Riformista, 22 agosto 2025
L’allora governatore dell’Abruzzo fu arrestato sulla base di “prove schiaccianti” che non uscirono mai. Il 22 agosto di un anno fa ci lasciava Ottaviano Del Turco. Il Grande Sonno lo liberò dalle sofferenze che lo avevano privato di una vita degna di essere vissuta. Ottaviano, però, continuerà a vivere nell’affetto di chi l’ha accudito lungo tutto il suo calvario. Aveva iniziato a morire ben 14 anni prima, in quel 14 luglio 2008 quando la polizia giudiziaria si era presentata, in ore antelucane, nel suo buen retiro di Collelongo (un paese abruzzese lungo una strada che termina lì) per arrestarlo sulla base di accuse gravissime e infamanti. Allora, Ottaviano era presidente della Regione Abruzzo. Questa fu l’ultima tappa di un cursus honorum folgorante.
di Daniela Piana
Il Dubbio, 22 agosto 2025
Ci deve essere un giudice a Strasburgo. C’è. Fa la differenza? Sì. La fa. In molti modi diversi. Formalmente, il ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali ha significato l’accadere di processi di trasformazione a più livelli delle giurisprudenze - e, per questo tramite, delle domande di giustizia - sia nei Paesi che aderiscono al sistema del Consiglio d’Europa sia in altre parti del mondo in cui si guarda a tale sistema. Si pensi in tal senso ai Paesi dell’America Latina. Fa la differenza sul piano del pensiero e sulla luce che, per via rifratta fra le strade che si dipanano nelle terre di mezzo alle nazioni, arriva a Roma.
- Puglia. Le carceri più sovraffollate d’Italia: quasi il doppio dei detenuti in ogni cella
- Avellino. Detenuto di 25 anni in coma: nessun ospedale vuole curarlo
- Avellino. “Giustizia e cure per Paolo Piccolo”
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Emergenza sanitaria e sovraffollamento in carcere
- Salerno. Carcere di Fuorni: “In sei in una cella, tre docce per 60 persone”











