di Maria Cinzia Zanellato*
Avvenire, 22 agosto 2025
Nei laboratori del “Due Palazzi” di Padova si intrecciano storie bibliche e storie dei reclusi. La sfida: avvicinare, tramite pratiche teatrali, alla giustizia riparativa. E la Scrittura si rivela “parola viva” per persone di religioni e culture diverse. Dal 2005 curo la direzione artistica di “Teatrocarcere Due Palazzi” alla casa di reclusione di Padova. Al centro della progettualità vive il concetto di recupero della relazione come presupposto all’inclusione sociale, sia tra le persone detenute che tra la realtà carceraria e l’esterno mediante attività artistiche, culturali e di valenza civile.
di Roberto Ciccarelli
Il Manifesto, 22 agosto 2025
Una delle ragioni per leggere “Nell’occhio dell’algoritmo. Storia e critica dell’intelligenza artificiale” (Carocci, pp. 267, euro 29), il libro scritto dal Matteo Pasquinelli è lo smontaggio della propaganda sull’intelligenza artificiale ispirata al mito capitalista dell’automazione totale, un genere di grande successo funzionale alla vendita di costosi gadget digitali, alla capitalizzazione di borse e al rafforzamento di un potere oligarchico delle Big Tech, azioniste influenti dell’Impero guidato da Donald Trump.
di Riccardo Benotti
Corriere della Sera, 22 agosto 2025
L’accessibilità era un fatto non uno slogan. Nessuno era “aggiunto” all’evento: eravamo tutti parte della stessa esperienza, malati o in carrozzina, con pari dignità e possibilità di partecipare”. Da giornalista in incognito, al Giubileo dei giovani non ho avuto bisogno di mimetizzarmi. La carrozzina, in mezzo a migliaia di ragazzi, mi ha reso uno di loro. Sono partito da piazza di Cinecittà nel primo pomeriggio, insieme a gruppi provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo. La strada verso Tor Vergata era un via vai continuo: navette gialle in arrivo e in partenza, volontari che indicavano le direzioni, ragazzi che pregavano, parlavano o semplicemente aspettavano di ripartire.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 22 agosto 2025
Esistono sconfitte che contengono, seppure in potenza, risvolti positivi, storie che si evolvono in modo da ribaltare il corso degli eventi. Lo sgombero del Leoncavallo è una vendetta del governo contro un luogo storico dell’opposizione sociale. Ed è inequivocabilmente una sconfitta della quale chiunque, a sinistra, dovrebbe assumersi la sua parte di responsabilità. Ma è anche una delle occasioni propizie per far scattare il contropiede. Sia chiaro: siamo di fronte a un arretramento oggettivo. Ma lo sfratto senza colpo ferire di una casamatta della sinistra sociale merita di essere indagato perché mostra i segni di una riscossa possibile. Per motivi storici, fu proprio da uno sgombero di un altro agosto milanese del 1989 che si dipanò un grande movimento, e per contingenze politiche e sociali. Per comprenderlo è necessaria una sana dose di ottimismo della volontà, ma non solo quella.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 22 agosto 2025
Salvataggio di Mediterranea in zona Sar libica. I dieci lanciati in acqua da un’imbarcazione veloce che poi si è allontanata. L’ong: “Vicenda che illumina sui rapporti tra mafie, trafficanti e sedicente Guardia costiera”. Ha effettuato il suo primo salvataggio la Mediterranea Ship, la nuova nave dell’omonima ong italiana in precedenza appartenuta alla tedesca Sea Eye. La nave si trovava circa a 30 miglia a nord di Tripoli, in zona Sar Libica, quando intorno alle tre di notte di ieri è stata affiancata da un assetto di tipologia militare che ha gettato in mare dieci persone per poi allontanarsi. “Come se fossero rifiuti” ha commentato l’ong.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 22 agosto 2025
“Qui non ci sono avvocati, non ci sono telefonate, non ci sono giudici, non c’è niente. L’unica cosa che avete è quello che indossate e quello che sta dentro la cella”. Benvenuti al Cecot, la prigione dei morti viventi. Non è un film dell’orrore ma una fotografia del carcere del Salvador dove vengono rinchiusi in maniera per lo più illegale le migliaia di immigrati espulsi dagli Stati Uniti. Il Cecot - il Centro per il Confinamento del Terrorismo - è stato progettato per l’internamento di massa dei membri delle bande più violente e pericolose di El Salvador, un simbolo dell’approccio intransigente del presidente Nayib Bukele all’ondata di omicidi ed estorsioni che aveva terrorizzato il Paese. Da quando è stata aperta nel 2023, le autorità sono state reticenti sulle condizioni di detenzione della più grande prigione dell’America Latina, già denunciate da diverse ong. Quindi ci sono poche informazioni disponibili su ciò che accade dietro i muri di cemento e le recinzioni elettrificate. Bukele è anche un fervente ammiratore di Donald Trump con il quale ha uno stretto rapporto e non mancano i reciproci elogi pubblici. Ma dopo la denuncia di un gruppo di cittadini venezuelani (almeno 250), espulsi dagli Stati Uniti, e rinchiusi nel Cecot a marzo, per un accordo come parte della campagna del presidente Trump di deportazioni di massa di migranti, la verità sta venendo a galla e con essa i racconti dell’inferno vissuto in questo carcere.
di Brent McDonald*
Internazionale, 22 agosto 2025
Grazie al suo enorme sistema carcerario e a giudici che condividono la linea del presidente, lo stato della Louisiana è diventato il centro nevralgico delle politiche repressive dell’amministrazione Trump. L’aeroporto internazionale di Alexandria, in Louisiana, ha l’aspetto di un piccolo scalo commerciale, con un negozio che vende caffè e merendine e finestroni affacciati sulle piste, da cui ogni giorno decollano e atterrano una decina di voli gestiti dall’American Airlines e dalla Delta. Ma a poche centinaia di metri dagli imbarchi c’è un’altra pista, molto più trafficata. È qui che Badar Khan Suri è atterrato in un pomeriggio di marzo. Quel giorno Suri, cittadino indiano di 41 anni con un visto per ricerca all’università di Georgetown, a Washington, è sceso da un aereo con manette ai polsi e alle caviglie, e poi è stato portato all’Alexandria staging facility, un centro di detenzione di settemila metri quadrati.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 22 agosto 2025
Eleonora Colpo, medical coordinator della Ong dal 2019. “Dopo Afghanistan e Ucraina credevo di conoscere la guerra, ma ai bambini bruciati non ti abitui: perché loro e non noi?”. “Ero tornata da poche ore. Sono andata a fare la spesa. Nel negozio mi è venuto il magone. Ottanta marche di shampoo, sette tipi di ciliegie, carne, formaggio, tutto in abbondanza eccessiva mentre nella Striscia i bambini muoiono di fame e un sacco di farina costa 500 euro”. Eleonora Colpo lavora come infermiera e medical coordinator con Emergency dal 2019. Da dicembre ai primi di luglio con un mese di pausa in mezzo, in missione nel posto meno accessibile della terra e oggi più pericoloso: Gaza. “Sono entrata che non c’era ancora il cessate il fuoco, sono uscita che la tregua era finita e gli aiuti umanitari avevano smesso di entrare”.
Avvenire, 22 agosto 2025
La Ong Open doors, in occasione della giornata internazionale Onu delle vittime di atti di violenza basati sulla religione e sul credo, ricorda la persecuzione attuata da decenni dal regime di Isais. Corea del Nord, Iraq, Nicaragua, Afghanistan, Sudan, Pakistan, India, Eritrea, solo per citarne alcuni. E in occasione della Giornata internazionale delle vittime di atti di violenza basati sulla religione e sul credo che si celebra domani, l’organizzazione Porte Aperte/Open Doors ha scelto l’Eritrea come paradigma della situazione per lanciare un appello urgente per la liberazione di alcuni leader cristiani detenuti arbitrariamente all’Asmara, evidenziando una grave e persistente violazione dei diritti umani da parte del regime del dittatore Isais Afewerki al potere dal 1993.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 21 agosto 2025
Ancora un suicidio fra i detenuti. Secondo Nordio il sovraffollamento delle galere non c’entra nulla con la disperazione di chi si uccide, mentre Gratteri butta la palla in tribuna. Il cinismo bipartisan. Ferragosto è passato, e pure il meritorio Ferragosto in carcere dei Radicali. Il pomeriggio di Ferragosto s’è portato via anche un detenuto di 53 anni, la prima volta in un istituto di pena, suicidatosi a Benevento. Nemmeno l’ultimo: ieri la notizia di un detenuto extracomunitario di 34 anni che si è tolto la vita nel bagno della cella nella Casa circondariale di Catania. Il conto sale così a 56 detenuti che si sono uccisi da inizio 2025, oltre a tre operatori penitenziari. Una situazione fuori dallo stato di diritto, da ogni criterio di umanità ma soprattutto fuori da ogni controllo responsabile da parte delle autorità. “Nei paesi in cui gli uomini non si sentono al sicuro in carcere, non si sentono sicuri neppure in libertà”. È una celebre frase dello scrittore polacco Stanislaw Jerzy Lec. Bisogna augurarsi che un ministro di vena intellettuale e liberale, come Carlo Nordio, la conosca bene.
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