di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 agosto 2025
Il provvedimento divide la maggioranza, vede favorevoli le opposizioni e rischia di riaccendere lo scontro con le toghe. Trattativa difficile per approvare al rientro dalle ferie il ddl “salva-detenuti”. Nel giorno del 56esimo suicidio in carcere e durante una estate ancora meteorologicamente rovente, soprattutto dietro le sbarre, abbiamo cercato di capire se ci siano concrete possibilità che il Parlamento alla sua riapertura metta l’acceleratore su un provvedimento che dia respiro agli istituti di pena. Ma probabilmente la strada è in salita e non si esclude che questo scenario potrà configurare l’ennesimo scontro tra politica e magistratura.
di Antonio Mattone
Il Mattino, 21 agosto 2025
La clamorosa evasione di due detenuti dal penitenziario di Poggioreale ha alimentato la discussione sulle condizioni e sulle criticità delle carceri italiane. Un dibattito che si apre puntualmente nei giorni di caldo afoso, e che quest’anno ha visto anche il contributo del detenuto “eccellente” Gianni Alemanno, già ministro nel Governo Berlusconi ed ex sindaco di Roma, che ha saputo descrivere efficacemente la durezza della vita all’interno delle celle. Inoltre, giorni addietro c’è stata la polemica sulle dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha contestato la correlazione tra il numero di suicidi, dall’inizio del 2025 arrivati a quota 55, e il sovraffollamento all’interno degli istituti di pena, dove sono presenti quasi 16mila detenuti in più rispetto ai posti disponibili.
di Antonio Bincoletto*
tuttieuropaventitrenta.eu, 21 agosto 2025
Quasi 63.000 detenuti nelle carceri italiane, capaci di contenerne regolarmente 48.000. Erano circa 56.000 i detenuti quando, nel 2021, assunsi il ruolo di Garante comunale a Padova. La situazione è andata via via peggiorando negli anni, con un aumento costante delle persone ristrette. Ci stiamo avvicinando al punto di rottura, come avvenne nel 2013, quando una sentenza della Corte europea condannò l’Italia per le condizioni in cui teneva i carcerati, che rasentavano la tortura: celle con meno di 3m² di spazio disponibile per persona. Si ricorse allora a misure straordinarie, quali l’apertura delle sezioni attraverso la vigilanza dinamica, e il riconoscimento di una riduzione di pena per chi risultasse sottoposto a condizioni detentive non adeguate e dignitose.
di Barbara Roffi
tuttieuropaventitrenta.eu, 21 agosto 2025
Se negli ultimi tempi il sovraffollamento nelle carceri italiane ha raggiunto già il 133% della sua capacità a livello nazionale - con percentuali superiori al 200% in alcune carceri come a Milano, a Brescia, a Lucca e a Foggia - la situazione rischia ancora di peggiorare a causa dei più di centomila cosiddetti “liberi sospesi” cioè individui condannati, ad una pena inferiore a 4 anni, che aspettano la decisione di un magistrato di sorveglianza se mandarli in carcere o dargli una qualunque altra misura alternativa. “L’attesa per queste persone può durare anche diversi anni - ci dice Rita Bernardini, Presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino - con un impatto immaginabile sulla vita di queste persone, ma se per ipotesi anche solo il 40% di queste persone dovesse finire in carcere la situazione esploderebbe e rischierebbe di succedere un finimondo”. I dati del sovraffollamento secondo il Ministero della Giustizia indicano che la capienza regolamentare sarebbe di 51.312 posti a cui vanno sottratti 4.475 posti inagibili, a fronte di una popolazione carceraria di 61.861 persone al 31/12/2024. Ma secondo Rita Bernardini - ex parlamentare radicale ed ex vicedirettrice di Radio Radicale - occorre sottrarre dalla capacità ricettiva 4.474 posti che sono inagibili e quindi inutilizzabili. Quello del sovraffollamento non è certo l’unico problema ma la situazione è in gran parte dovuta allo Stato che per primo non rispetta le proprie leggi.
Giornale di Sicilia, 21 agosto 2025
“L’uso del Taser, tanto diffuso in America, non sembra servire a fare diminuire gli atti criminali o le aggressioni, mentre crescono le denunce, purtroppo, nei confronti dei poliziotti che usandolo hanno causato la morte di alcune persone. Adesso sarà consegnato anche alla Polizia penitenziaria e creerà certamente altri gravi danni nei rapporti fra gli agenti e i detenuti”. Lo dice Pino Apprendi Garante dei detenuti di Palermo, il quale lamenta anche che un suicidio avvenuto nel carcere di Catania lo scorso lunedì “pare non sia stato reso noto”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 21 agosto 2025
Alcuni anni fa, subito dopo la nomina di Carlo Nordio a via Arenula, il Dubbio profetizzò un dualismo fra il neoguardasigilli e Nicola Gratteri. Finora le incursioni mediatiche, se così possiamo definirle, del procuratore di Napoli nel dibattito sulla giustizia erano state piuttosto occasionali, estemporanee. Ma sempre orientate in una chiara direzione: di attacco alla maggioranza e all’Esecutivo Meloni. In un’intervista pubblicata ieri da Repubblica, il capo dei pm partenopei, il magistrato che in Calabria è entrato in conflitto permanente effettivo con l’avvocatura penale, è riapparso con valutazioni piuttosto nette sulle scelte di Nordio e, in generale, del centrodestra. Valutazioni non di totale censura, va detto, visto che Gratteri ha citato come positive le modifiche introdotte esattamente due anni fa dal governo, col “celebre” decreto 105/2023, sull’estensione delle norme antimafia in materia di intercettazioni ai reati non associativi.
di Marco Roberti
L’Espresso, 21 agosto 2025
Dalla violazione della norma, di cui si occupano i processi, alle conseguenze psicologiche su vittime e autori del reato. Lo prevede la riforma che procede, sia pure tra molte difficoltà. La giustizia riparativa sposta l’attenzione dalla violazione di una norma alla violazione di una persona. Per questo è un paradigma completamente differente”. Patrizia Patrizi è ordinaria di Psicologia giuridica all’Università di Sassari ed è stata presidente dell’European forum for restorative justice, che quest’anno arriva al quarto di secolo. Secondo la definizione dello stesso Forum, la giustizia riparativa viene definita come un “approccio volto a fronteggiare il danno o il rischio di danno, coinvolgendo tutte e tutti coloro che ne sono toccati.
di Luigi Lochi
Il Sole 24 Ore, 21 agosto 2025
Il dibattito sull’uso efficace dell’ingente patrimonio rappresentato dai beni e dalle aziende confiscate, che un rapporto Eurispes di qualche anno fa quantifica in oltre 32 miliardi di euro, quasi il 2% del Pil, al netto del valore dei beni mobili, dei titoli e delle liquidità confiscate, quantificato intorno ai 4,3 miliardi, è pressoché unanime nel riconoscimento della valenza sociale ed economica di questo patrimonio. Il bene confiscato, infatti è considerato giustamente come una opportunità di promozione della coesione sociale di un territorio, opportunità che si concretizza soprattutto quando il bene è affidato in gestione alle organizzazioni del Terzo Settore, e al tempo stesso volano di sviluppo dell’economia civile e un simbolo di ripristino della legalità.
di Vincenzo Giglio e Riccardo Radi
terzultimafermata.blog, 21 agosto 2025
Un provvedimento illuminato del tribunale di sorveglianza di Torino. Il tribunale di sorveglianza torinese, emettendo un’ordinanza pilota, ha concesso la detenzione domiciliare ad un condannato affetto da obesità e cardiopatia ischemica cronica. I giudici torinesi hanno deciso in tal senso pur in presenza di una relazione sanitaria secondo la quale il detenuto era in condizioni discrete che non richiedevano ricoveri esterni e non soffriva di patologie incompatibili con lo stato detentivo. Il collegio, pur riconoscendo l’inesistenza di un’incompatibilità in senso stretto, ha inteso inserire nella propria valutazione il parametro del sovraffollamento, attualmente pari al 134,24%, dell’istituto Lorusso e Cutugno ove l’istante è ristretto ed ha concluso che tale condizione è tale da causare “un surplus di sofferenza e disagio evitabile con misure alternative”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 21 agosto 2025
Scatta l’accusa di persecuzione per il detenuto in una Casa circondariale, “innamorato” della direttrice del carcere. Il corteggiamento troppo pressante e sgradito all’oggetto del desiderio è stalking. La Cassazione ha così confermato le misure cautelari a carico del ricorrente con l’accusa di stalking, per aver rivolto le sue attenzioni con insistenza alla direttrice del carcere nel quale era ristretto. Senza successo, la difesa si gioca la carta della “sbandata” sull’onda della quale l’uomo aveva agito, non per condizionare la vita della dirigente carceraria, ma perché non era razionalmente in grado di trattenersi. Ma i giudici nell’ordinanza impugnata non avevano colto la differenza tra corteggiamento e stalking.
- Catania. Suicidio in carcere, la Uil-Pa: “Strage senza fine”
- Torino. Hamid suicida in carcere, la sorella: “Trattenuto ore senza cure ospedaliere, è omicidio”
- Roma. Il sovraffollamento nelle carceri uccide gli agenti come i detenuti
- Brindisi. Detenuto a rischio suicidio scarcerato: fondamentale l’intervento della Garante
- Cosenza. Accesso nelle carceri negato alla stampa al tempo dei suicidi e del sovraffollamento











