di Emanuele Lombardini
Avvenire, 20 agosto 2025
Le Rems, residenze per autori di reati che hanno disturbi mentali, sono solo 30 e tre regioni ne sono sprovviste. Pochi operatori, si rischia un ritorno ai vecchi manicomi. Nate dieci anni fa per sostituire gli ospedali psichiatrici giudiziari, le Rems rischiano di trasformarsi in ciò che avrebbero dovuto cancellare, cioè in veri e propri “manicomi” dove chi entra non esce migliore. L’allarme è dell’associazione Antigone che denuncia le tante carenze strutturali e di organico delle “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza”, dove oggi vengono accolti quei soggetti affetti disturbi mentali, autori di reati, a cui viene applicata dalla magistratura la misura di sicurezza detentiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o l’assegnazione a casa di cura e custodia.
di Samuele Ciambriello*
tuttieuropaventitrenta.eu, 20 agosto 2025
Sovraffollamento, suicidi, tossicodipendenti e malati di mente rivedo un copione, un canovaccio di una routine perversa fatta di numeri, pregiudizi ed indifferenza verso il mondo penitenziario. Da decenni i numeri dei suicidi, del sovraffollamento, delle pessime condizioni igieniche sanitarie, dei detenuti chiusi per 20 ore al giorno nelle celle, delle poche misure alternative al carcere, dell’eccessivo uso del carcere preventivo ci inducono a pensare che è difficile parlare di un “carcere nella Costituzione”, perché semplicemente non esiste nella realtà. Non esiste, oggi, un carcere che incarni i principi costituzionali. Il carcere della Costituzione è un luogo ideale, secondo alcuni una mera utopia irrealizzabile, sicuramente un obiettivo ancora lontano ma, almeno io credo, essenziale per affrontare seriamente e realisticamente questo problema. Forse allora, tutti, dobbiamo avere il coraggio di parlare di un carcere fuori dalla Costituzione.
di Barbara Roffi
tuttieuropaventitrenta.eu, 20 agosto 2025
Le ultime proposte sulle carceri del Governo “sono una presa in giro che si ripete nel tempo” dice Roberto Giachetti, parlamentare di Italia Viva ed ex Vice Presidente della Camera dei deputati dal 2013 al 2015. Dopo una lunga militanza nel Partito Radicale, Roberto Giachetti, 64 anni, romano, è da sempre impegnato in battaglie per la difesa dei diritti civili e in particolare negli ultimi anni nel tentare di porre rimedio a quella che, in virtù del sovraffollamento e del numero crescente dei suicidi, è ormai comunemente riconosciuta come l’emergenza carceri.
di Chiara Ludovisi
vita.it, 20 agosto 2025
Luca Villa, procuratore del tribunale dei minori di Milano, commenta gli sviluppi della vicenda dei bambini rom che hanno investito e ucciso Cecilia De Astis: “Uno ha provato a fuggire dalla casa famiglia, i primi giorni è normale. All’inizio è difficile, ma tanti di questi ragazzi poi colgono l’opportunità e a 18 anni chiedono il prosieguo. Le strutture e gli educatori però vanno sostenuti”. “Un percorso rieducativo in casa famiglia è sempre possibile, bisogna sempre provare. Tanti ragazzi, collocati contro la loro volontà, hanno poi compreso, apprezzato e colto l’opportunità che veniva loro offerta. E a 18 anni hanno chiesto di poter rimanere in comunità, fino al raggiungimento dell’autonomia”: Luca Villa è procuratore del tribunale per i minorenni di Milano. Di storie, spesso drammatiche, ne ha viste tante, ma non ha perso la fiducia: nella giustizia da un lato, nell’intervento sociale e rieducativo dall’altro. Perché la pena non può mai essere l’unica possibilità: tanto meno quando si parla di un minore, o perfino di un bambino. Sta seguendo da vicino il caso dei quattro bambini rom che a Milano, hanno investito e ucciso Cecilia De Astis. E non ha dubbi: “Il percorso educativo e rieducativo deve essere sempre tentato, non si deve mai dire che è impossibile”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 20 agosto 2025
Dopo i due morti, il ministro difende senza incertezze l’intervento dei militari indagati. Il testimone oculare: “Era disarmato, l’hanno colpito con quattro scariche”. “Il taser è uno strumento imprescindibile che viene fornito agli agenti proprio per evitare l’utilizzo di armi da sparo”. Il giorno dopo aver contato ben due morti nel giro di 48 ore - a Olbia e in provincia di Genova - di persone colpite con la pistola elettrica dalle forze dell’ordine, il ministro Matteo Piantedosi non mostra alcun tentennamento quando afferma che “la sicurezza dei cittadini è il primo obiettivo che deve essere perseguito, e dalle prime ricostruzioni è esattamente la situazione in cui si sono ritrovati i carabinieri intervenuti”. Eppure ieri il Secolo XIX ha pubblicato il racconto di un testimone oculare della morte del muratore 41enne Elton Bani avvenuta domenica sera a Manesseno (Ge). Una testimonianza che dovrebbe quantomeno ammutolire chiunque. E far riflettere.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 20 agosto 2025
Dopo le due morti nel giro di 48 ore si è riaccesa la polemica sull’utilizzo dello strumento da parte delle Forze dell’ordine. “Strumento imprescindibile”: è questa l’espressione utilizzata ieri dal Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per descrivere il taser, il cui utilizzo da parte delle Forze dell’ordine è finito al centro della polemica dopo le due morti avvenute negli ultimi giorni prima ad Olbia e poi a Genova. Com’è noto sabato 16 e domenica 17 agosto, due uomini sono deceduti dopo essere stati colpiti da una scarica della pistola a impulsi elettrici utilizzata dai carabinieri durante due interventi distinti. Le autopsie verranno effettuate nei prossimi giorni. Intanto, mentre le Procure di Tempio Pausania e di Genova hanno aperto fascicoli per omicidio colposo nei confronti dei quattro militari - due in servizio in Sardegna e due in Liguria - quale atto dovuto per consentire ai militari coinvolti di partecipare agli accertamenti tecnici con i propri consulenti, non si placa la diatriba politica.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 20 agosto 2025
Per il sociologo Maurizio Fiasco non si possono attribuire poteri magici a un’arma, ma è necessario un ripensamento soprattutto in un periodo difficile come quello dei mesi caldi. Taser sotto accusa dopo che nel giro di due giorni, sabato e domenica scorsi, due persone sono morte dopo aver ricevuto una scarica dalla pistola elettrica in uso alle forze dell’ordine. Ad agire in entrambe le circostanze sono stati gli uomini dell’Arma dei carabinieri, ora indagati dalle Procure di Tempio Pausania e Genova per omicidio colposo, un atto dovuto per consentire ai quattro militari - due di stanza a Olbia, il capo pattuglia e chi ha utilizzato materialmente il taser, gli altri nel capoluogo ligure - di partecipare agli accertamenti tecnici con i propri consulenti. Ne parliamo con il sociologo Maurizio Fiasco, specializzato, tra le altre cose, in ricerca e formazione in tema di sicurezza pubblica.
di Francesco Petrelli*
L’Altravoce, 20 agosto 2025
Sentire l’aggiunta della procura milanese affermare, con un sorriso accattivante, “ho una passione per la verità”, suona come un banale slogan populistico. Banale perché evoca un rapporto semplice e diretto fra verità e processo che, come ben sappiamo, non esiste affatto, essendo il processo a determinare la “sua” verità e non il contrario. Populistico perché ammicca ad un facile consenso popolare all’indagine: come non sostenere infatti una procura che scopre e accerta la verità in favore del popolo vessato, come non amare un pubblico ministero che svela impavida le magagne degli amministratori. Quello della “passione per la verità” sembra il prossimo slogan di una trasmissione televisiva. Bello ed efficace.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 20 agosto 2025
La Suprema Corte ha ritenuto che il venir meno della norma incriminatrice esclude la necessità - e l’obbligo - di pervenire a una formula assolutoria piena. La pronuncia della Corte di Cassazione n. 29184/ 2025, emessa in seguito all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, ha definito con chiarezza l’assetto processuale conseguente all’ipotesi di abolitio criminis: in simili casi il giudice deve pronunciarsi con immediato proscioglimento ai sensi dell’articolo 129 c. p. p., senza procedere ad alcuna verifica nel merito circa la sussistenza del fatto o la responsabilità dell’imputato. Come saggiamente illustrato in alcuni contributi, la Suprema Corte ha ritenuto che il venir meno della norma incriminatrice esclude la necessità - e l’obbligo - di pervenire a una formula assolutoria piena (“perché il fatto non sussiste” o “perché l’imputato non lo ha commesso”), bastando la declaratoria di estinzione del reato. La ratio risiede nel principio di legalità e nel divieto di prosecuzione dell’azione penale per fatti non più previsti dalla legge come reato.
di Anna Larussa
altalex.com, 20 agosto 2025
Legittimo il divieto di acquisto di farina e lievito disposto per motivi di sicurezza interna, data la potenzialità esplosiva della farina (Cassazione n. 21834/2025). Un detenuto, sottoposto al regime penitenziario differenziato, aveva impugnato il provvedimento dell’amministrazione penitenziaria che vietava l’acquisto di farina e lievito nel sopravvitto, sostenendo la mancanza di motivazione e l’irragionevolezza del divieto anche alla luce del fatto che altri prodotti potenzialmente pericolosi (come l’olio) restavano acquistabili e che in altri istituti il divieto non era in vigore. Il Tribunale di sorveglianza di Sassari aveva disapplicato il divieto, ritenendo che non fossero state prospettate delle effettive ragioni di sicurezza, dovute alla asserita potenzialità esplosiva della farina.
- Piemonte. “Carceri, servono riforme e misure alternative alla detenzione”
- Sicilia. Carceri in crisi: il Codacons lancia l’allarme
- Torino. Ha 73 anni, si è murato vivo nella sua cella ed esce solo per i Tso. Che ci fa in carcere?
- Roma. Pochi medici e agenti, detenuti pronti alle rivolte
- Napoli. Gratteri: “Nelle carceri comandano i boss, ecco dove nasce il caos”











