di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 19 agosto 2025
Mentre le condizioni dei detenuti nelle nostre carceri, come era purtroppo agevole prevedere, continuano ineluttabilmente a peggiorare con un ininterrotto aumento tanto del fenomeno del sovraffollamento giunto a quota 62.728 ( si tratta di 6 detenuti in più ogni giorno secondo l’attendibile calcolo operato da Mauro Palma), con un tasso medio del 134,3 %, quanto del numero dei suicidi ( 54), credo sia necessario svelare la profonda contraddizione che caratterizza la risposta del Governo di fronte a questo scempio disumano.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 19 agosto 2025
La maggior parte dei 62mila detenuti è alle prese con importanti fragilità. Molti non sanno l’italiano. Altri sono nei reparti di alta sicurezza. Così, l’accesso all’impiego si riduce molto. Il lavoro è una delle leve più potenti per favorire la ripartenza umana delle persone detenute. E tutti auspicano che le poche, pochissime occasioni per praticarlo che sono oggi disponibili si moltiplichino. Ma c’è anche chi mette in guardia da facili demagogie e invita e guardare la questione con il realismo necessario. Come Nicola Boscoletto, fondatore della cooperativa sociale Giotto di Padova, pioniere e profondo conoscitore del tema, e proprio per questo critico con chi vende sogni a buon mercato.
di Martina Amante
Il Sole 24 Ore, 19 agosto 2025
Lo schema di decreto Stanziati 500mila euro per ciascun anno dal 2025 al 2027. Ecco le esperienze. È stato predisposto lo schema di decreto del Ministro della Giustizia che prevede le modalità di ripartizione del fondo per la promozione delle attività teatrali negli istituti penitenziari. Il provvedimento prevede lo stanziamento di 5oomila euro per ciascun anno dal 2025 al 2027. Le risorse rese disponibili andranno a sostegno di uno dei settori, quello teatrale, considerati decisivi per il recupero sociale e il reinserimento lavorativo dei detenuti.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 19 agosto 2025
Certo, è proprio come l’uovo di Colombo, basta schiacciarlo sul fondo e sta in piedi, la questione sovraffollamento delle carceri. Sarebbe sufficiente arrestare di meno. Non è utopia da vecchi liberali nostalgici, sono dati di fatto, e basta qualche piccola riforma. Prendiamo l’inchiesta giudiziaria che ha destato maggiore scalpore nelle ultime settimane, quella sull’urbanistica milanese. La Procura guidata da Marcello Viola aveva richiesto sei misure cautelari, quattro delle quali con detenzione in carcere e due ai domiciliari.
di Giulia Mietta e Alberto Pinna
Corriere della Sera, 19 agosto 2025
È la seconda vittima in 48 ore: indagati 4 carabinieri. I decessi a Genova e Olbia. Salvini difende l’Arma, Salis attacca. Due episodi in due giorni. Dopo il caso di Olbia di sabato notte, un’altra persona è deceduta domenica pomeriggio a Genova colpita con il taser (sempre) dai carabinieri: si tratta di Elton Bani, 47 anni, di nazionalità albanese. La sequenza e la vicinanza temporale dei due fatti hanno scatenato mille polemiche. In difesa dei militari sono scesi in campo i sindacati di polizia e il fronte politico di centrodestra. Critici invece sull’uso dello strumento i settori della sinistra. Tutto questo mentre sul fronte delle indagini i quattro carabinieri coinvolti sono stati iscritti nel registro degli indagati: un atto dovuto delle Procure per avviare subito i primi accertamenti e disporre le autopsie.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 19 agosto 2025
Parla la Garante regionale dei detenuti della Sardegna. “Dolori lancinanti, convulsioni, incontinenza fecale, a volte morte. È un’arma che non si può usare contro malati psichiatrici o persone alterate dalle sostanze”. Prima di Gianpaolo Demartis, morto ad Olbia sabato sera, e di Elton Bani, deceduto a Manesseno domenica sera, c’erano stati Riccardo Zappone (30 anni, Pescara) e Simone de Gregorio (35enne affetto da problemi psichiatrici, Chieti); e l’anno prima era accaduto a Barletta, a Vipiteno e a Roma. Tutti morti dopo essere stati colpiti con una pistola taser. Troppi, per non porsi almeno qualche domanda. Lo ha fatto, com’è sua abitudine, la radicale Irene Testa, Garante regionale dei detenuti della Sardegna: “Uso di scariche elettriche per contenere il disagio, provocando effetti fisici e psichici devastanti. A volte la morte. Si può ancora consentire l’uso di strumenti di tortura legalizzata?”, ha scritto sui suoi canali social.
di Simone Marani
altalex.com, 19 agosto 2025
Debbono essere vietati i colloqui tra familiari appartenenti alla medesima associazione mafiosa e sottoposti a regime penitenziario differenziato, qualora emergano particolari situazioni di criticità, posto che la finalità di detto regime è quella di impedire interazioni con altri detenuti appartenenti alla medesima organizzazione. Questo è quanto emerge dalla sentenza 9 giugno 2025, n. 21558 della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione. Il caso vedeva il Tribunale di sorveglianza respingere un reclamo proposto dal DAP, ai sensi dell’art. 35 ord. penit., avverso l’ordinanza con la quale il magistrato di sorveglianza consentiva ad un detenuto sottoposto a regime penitenziario differenziato di effettuare videochiamate con il fratello, anch’egli sottoposto a regime penitenziario differenziato.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 19 agosto 2025
La Suprema corte di Cassazione chiude la porta ai ricorsi straordinari ex articolo 625- bis del codice di procedura penale, proposti da imputati e terzi interessati in un complesso procedimento per associazione mafiosa, estorsioni e reati connessi, ribadendo che lo strumento per ottenere giustizia è riservato solo ai condannati. Il caso nasce dal giudizio abbreviato celebrato a Catanzaro, primo e secondo grado, nei confronti di un’articolata rete criminale legata a una cosca di ‘ ndrangheta. Dopo condanne e confische confermate in appello, vari imputati e alcuni terzi proprietari di beni sottoposti a confisca avevano impugnato in Cassazione, denunciando presunti “errori di fatto” commessi dalla stessa Corte di legittimità in una precedente pronuncia.
Il Mattino di Padova, 19 agosto 2025
La Regione Veneto apre nuovi progetti in accordo con il Ministero della Giustizia, con fondi propri ed europei. La Giunta regionale del Veneto ha approvato due delibere il 29 luglio e il 12 agosto scorsi su salute e giustizia riparativa. Il primo intervento prevede l’attivazione in Veneto di 12 posti letto presso Comunità socio-sanitarie ad alta integrazione sanitaria, destinati a minori e giovani adulti autori di reato con disagio psichico o dipendenze. Il progetto è frutto dell’accordo di programma tra la Regione e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia, con una retta giornaliera di 320 euro pro-capite, ripartita tra Regione (60%) e Ministero (40%).
libertasicilia.it, 19 agosto 2025
Il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, giurista siciliano, è la proposta delle associazioni per il ruolo di ‘Garante dei detenuti’ regionale. L’appello a Schifani: “Nomini garante, basta ‘difensori’ di facciata”. I garanti dei detenuti delle città di Palermo, Messina e Siracusa hanno inviato una missiva al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, sollecitandolo a procedere quanto prima con la nomina del nuovo garante regionale. Il ruolo è vacante dallo scorso 1° aprile, data in cui Santi Consolo ha rassegnato le dimissioni.
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