di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 22 agosto 2025
Esistono sconfitte che contengono, seppure in potenza, risvolti positivi, storie che si evolvono in modo da ribaltare il corso degli eventi. Lo sgombero del Leoncavallo è una vendetta del governo contro un luogo storico dell’opposizione sociale. Ed è inequivocabilmente una sconfitta della quale chiunque, a sinistra, dovrebbe assumersi la sua parte di responsabilità. Ma è anche una delle occasioni propizie per far scattare il contropiede. Sia chiaro: siamo di fronte a un arretramento oggettivo. Ma lo sfratto senza colpo ferire di una casamatta della sinistra sociale merita di essere indagato perché mostra i segni di una riscossa possibile. Per motivi storici, fu proprio da uno sgombero di un altro agosto milanese del 1989 che si dipanò un grande movimento, e per contingenze politiche e sociali. Per comprenderlo è necessaria una sana dose di ottimismo della volontà, ma non solo quella.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 22 agosto 2025
Salvataggio di Mediterranea in zona Sar libica. I dieci lanciati in acqua da un’imbarcazione veloce che poi si è allontanata. L’ong: “Vicenda che illumina sui rapporti tra mafie, trafficanti e sedicente Guardia costiera”. Ha effettuato il suo primo salvataggio la Mediterranea Ship, la nuova nave dell’omonima ong italiana in precedenza appartenuta alla tedesca Sea Eye. La nave si trovava circa a 30 miglia a nord di Tripoli, in zona Sar Libica, quando intorno alle tre di notte di ieri è stata affiancata da un assetto di tipologia militare che ha gettato in mare dieci persone per poi allontanarsi. “Come se fossero rifiuti” ha commentato l’ong.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 22 agosto 2025
“Qui non ci sono avvocati, non ci sono telefonate, non ci sono giudici, non c’è niente. L’unica cosa che avete è quello che indossate e quello che sta dentro la cella”. Benvenuti al Cecot, la prigione dei morti viventi. Non è un film dell’orrore ma una fotografia del carcere del Salvador dove vengono rinchiusi in maniera per lo più illegale le migliaia di immigrati espulsi dagli Stati Uniti. Il Cecot - il Centro per il Confinamento del Terrorismo - è stato progettato per l’internamento di massa dei membri delle bande più violente e pericolose di El Salvador, un simbolo dell’approccio intransigente del presidente Nayib Bukele all’ondata di omicidi ed estorsioni che aveva terrorizzato il Paese. Da quando è stata aperta nel 2023, le autorità sono state reticenti sulle condizioni di detenzione della più grande prigione dell’America Latina, già denunciate da diverse ong. Quindi ci sono poche informazioni disponibili su ciò che accade dietro i muri di cemento e le recinzioni elettrificate. Bukele è anche un fervente ammiratore di Donald Trump con il quale ha uno stretto rapporto e non mancano i reciproci elogi pubblici. Ma dopo la denuncia di un gruppo di cittadini venezuelani (almeno 250), espulsi dagli Stati Uniti, e rinchiusi nel Cecot a marzo, per un accordo come parte della campagna del presidente Trump di deportazioni di massa di migranti, la verità sta venendo a galla e con essa i racconti dell’inferno vissuto in questo carcere.
di Brent McDonald*
Internazionale, 22 agosto 2025
Grazie al suo enorme sistema carcerario e a giudici che condividono la linea del presidente, lo stato della Louisiana è diventato il centro nevralgico delle politiche repressive dell’amministrazione Trump. L’aeroporto internazionale di Alexandria, in Louisiana, ha l’aspetto di un piccolo scalo commerciale, con un negozio che vende caffè e merendine e finestroni affacciati sulle piste, da cui ogni giorno decollano e atterrano una decina di voli gestiti dall’American Airlines e dalla Delta. Ma a poche centinaia di metri dagli imbarchi c’è un’altra pista, molto più trafficata. È qui che Badar Khan Suri è atterrato in un pomeriggio di marzo. Quel giorno Suri, cittadino indiano di 41 anni con un visto per ricerca all’università di Georgetown, a Washington, è sceso da un aereo con manette ai polsi e alle caviglie, e poi è stato portato all’Alexandria staging facility, un centro di detenzione di settemila metri quadrati.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 22 agosto 2025
Eleonora Colpo, medical coordinator della Ong dal 2019. “Dopo Afghanistan e Ucraina credevo di conoscere la guerra, ma ai bambini bruciati non ti abitui: perché loro e non noi?”. “Ero tornata da poche ore. Sono andata a fare la spesa. Nel negozio mi è venuto il magone. Ottanta marche di shampoo, sette tipi di ciliegie, carne, formaggio, tutto in abbondanza eccessiva mentre nella Striscia i bambini muoiono di fame e un sacco di farina costa 500 euro”. Eleonora Colpo lavora come infermiera e medical coordinator con Emergency dal 2019. Da dicembre ai primi di luglio con un mese di pausa in mezzo, in missione nel posto meno accessibile della terra e oggi più pericoloso: Gaza. “Sono entrata che non c’era ancora il cessate il fuoco, sono uscita che la tregua era finita e gli aiuti umanitari avevano smesso di entrare”.
Avvenire, 22 agosto 2025
La Ong Open doors, in occasione della giornata internazionale Onu delle vittime di atti di violenza basati sulla religione e sul credo, ricorda la persecuzione attuata da decenni dal regime di Isais. Corea del Nord, Iraq, Nicaragua, Afghanistan, Sudan, Pakistan, India, Eritrea, solo per citarne alcuni. E in occasione della Giornata internazionale delle vittime di atti di violenza basati sulla religione e sul credo che si celebra domani, l’organizzazione Porte Aperte/Open Doors ha scelto l’Eritrea come paradigma della situazione per lanciare un appello urgente per la liberazione di alcuni leader cristiani detenuti arbitrariamente all’Asmara, evidenziando una grave e persistente violazione dei diritti umani da parte del regime del dittatore Isais Afewerki al potere dal 1993.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 21 agosto 2025
Ancora un suicidio fra i detenuti. Secondo Nordio il sovraffollamento delle galere non c’entra nulla con la disperazione di chi si uccide, mentre Gratteri butta la palla in tribuna. Il cinismo bipartisan. Ferragosto è passato, e pure il meritorio Ferragosto in carcere dei Radicali. Il pomeriggio di Ferragosto s’è portato via anche un detenuto di 53 anni, la prima volta in un istituto di pena, suicidatosi a Benevento. Nemmeno l’ultimo: ieri la notizia di un detenuto extracomunitario di 34 anni che si è tolto la vita nel bagno della cella nella Casa circondariale di Catania. Il conto sale così a 56 detenuti che si sono uccisi da inizio 2025, oltre a tre operatori penitenziari. Una situazione fuori dallo stato di diritto, da ogni criterio di umanità ma soprattutto fuori da ogni controllo responsabile da parte delle autorità. “Nei paesi in cui gli uomini non si sentono al sicuro in carcere, non si sentono sicuri neppure in libertà”. È una celebre frase dello scrittore polacco Stanislaw Jerzy Lec. Bisogna augurarsi che un ministro di vena intellettuale e liberale, come Carlo Nordio, la conosca bene.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 agosto 2025
Il provvedimento divide la maggioranza, vede favorevoli le opposizioni e rischia di riaccendere lo scontro con le toghe. Trattativa difficile per approvare al rientro dalle ferie il ddl “salva-detenuti”. Nel giorno del 56esimo suicidio in carcere e durante una estate ancora meteorologicamente rovente, soprattutto dietro le sbarre, abbiamo cercato di capire se ci siano concrete possibilità che il Parlamento alla sua riapertura metta l’acceleratore su un provvedimento che dia respiro agli istituti di pena. Ma probabilmente la strada è in salita e non si esclude che questo scenario potrà configurare l’ennesimo scontro tra politica e magistratura.
di Antonio Mattone
Il Mattino, 21 agosto 2025
La clamorosa evasione di due detenuti dal penitenziario di Poggioreale ha alimentato la discussione sulle condizioni e sulle criticità delle carceri italiane. Un dibattito che si apre puntualmente nei giorni di caldo afoso, e che quest’anno ha visto anche il contributo del detenuto “eccellente” Gianni Alemanno, già ministro nel Governo Berlusconi ed ex sindaco di Roma, che ha saputo descrivere efficacemente la durezza della vita all’interno delle celle. Inoltre, giorni addietro c’è stata la polemica sulle dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha contestato la correlazione tra il numero di suicidi, dall’inizio del 2025 arrivati a quota 55, e il sovraffollamento all’interno degli istituti di pena, dove sono presenti quasi 16mila detenuti in più rispetto ai posti disponibili.
di Antonio Bincoletto*
tuttieuropaventitrenta.eu, 21 agosto 2025
Quasi 63.000 detenuti nelle carceri italiane, capaci di contenerne regolarmente 48.000. Erano circa 56.000 i detenuti quando, nel 2021, assunsi il ruolo di Garante comunale a Padova. La situazione è andata via via peggiorando negli anni, con un aumento costante delle persone ristrette. Ci stiamo avvicinando al punto di rottura, come avvenne nel 2013, quando una sentenza della Corte europea condannò l’Italia per le condizioni in cui teneva i carcerati, che rasentavano la tortura: celle con meno di 3m² di spazio disponibile per persona. Si ricorse allora a misure straordinarie, quali l’apertura delle sezioni attraverso la vigilanza dinamica, e il riconoscimento di una riduzione di pena per chi risultasse sottoposto a condizioni detentive non adeguate e dignitose.
- Rita Bernardini: “Nelle carceri la situazione è disastrosa e a rischio peggioramento”
- Il Garante dei detenuti di Palermo: no all’uso del Taser nelle carceri
- “Suicidi in cella provocati dai boss, partiti vigilati dai pm”: riecco Gratteri
- Riparare, un’altra via di giustizia
- Per valorizzare i beni confiscati le risorse del Fondo unico giustizia











