di Marco Panzarella
lavocediasti.it, 31 dicembre 2019
Mellano: "Servono un progetto complessivo e investimenti cospicui". Annunciata ad Asti la realizzazione di un nuovo padiglione detentivo. Continua l'emergenza sovraffollamento nelle carceri piemontesi, dove 4508 detenuti vivono in spazi che al massimo potrebbero accoglierne 3671. Il dato è emerso stamattina durante la presentazione del "Dossier criticità", documento di sintesi delle principali carenze strutturali e logistiche nelle 14 carceri piemontesi.
"Per risolvere il problema - ha spiegato il garante dei detenuti della Regione Piemonte Bruno Mellano - è necessario un progetto complessivo e investimenti cospicui, basti pensare che a livello nazionale arrivano meno di 4 milioni di euro a fronte di una richiesta di oltre 50 milioni".
Il dossier analizza le situazioni dei penitenziari regionali, con le proposte di intervento in vista del 2020. A Torino, dove vivono 400 detenuti in più rispetto alla capienza massima, nel nuovo anno è prevista l'installazione di un sistema di videosorveglianza delle aree comuni, la riorganizzazione e il potenziamento dell'Articolazione psichiatrica, l'eliminazione dei bagni a vista nelle celle di osservazione psichiatrica, il rifacimento dei tetti e la realizzazione di una Casa famiglia protetta per le mamme detenute con bambini.
Migliorie anche per il carcere minorile "Ferrante Aporti", con l'ampliamento del numero delle camere di pernottamento, così da separare i minori (14-18 anni) dai giovani adulti (18-25) ed evitare fenomeni di bullismo. Fra i progetti da attuare, anche il recupero degli spazi del vecchio padiglione detentivo minorile per arricchire l'offerta formativa e scolastica e la realizzazione di una sala per riunioni ed eventi in uno spazio già esistente ma che al momento è poco utilizzato.
Molteplici gli interventi nel Cuneese. Alla casa di reclusione "Giuseppe Montalto" di Alba, fra le altre cose, è in programma la ristrutturazione del padiglione principale, chiuso dal gennaio 2016 per un'epidemia di legionella. Al carcere di Cuneo sarà avviata la ristrutturazione del padiglione "ex giudiziario" chiuso da circa dieci anni e del padiglione "Cerialdo", dove sono collocati i detenuti in regime di 41 bis. Interventi anche alla casa di reclusione di Saluzzo, necessari dopo la trasformazione del plesso in carcere esclusivamente dedicato a detenuti in regime di alta sicurezza.
Ad Asti è già stata annunciata la realizzazione di un nuovo padiglione detentivo utilizzando una parte dello spazio ad oggi occupato dalle aree verdi, mentre a Biella sarà completamente attivato il laboratorio tessile che al momento impiega 20 operai. Durante l'incontro, infine, sono stati resi noti i numeri dei suicidi avvenuti nelle carceri italiane nel 2019: a togliersi la vita sono stati 52 detenuti a cui si aggiungo 11 agenti penitenziari.
di Giulio Benedetti
Il Sole 24 Ore, 31 dicembre 2019
L'amministratrice infedele aveva sottratto per due anni somme rilevanti. Il giudice, quando dichiara la responsabilità penale di un individuo, per adeguare la pena al caso concreto ed alla persona del reo, valuta gli effetti della pena e può concedere, in base all'articolo 62 bis del Codice penale, le "attenuanti generiche", dichiarandole equivalenti o prevalenti sulle aggravanti contestate. Tuttavia, il reo non ha assoluto diritto a tali attenuanti.
È quanto ha affermato la Corte di Cassazione (sentenza 49202/2019) dichiarando inammissibile il ricorso di un'amministratrice condominiale contro una sentenza che l'aveva condannata per il reato di appropriazione indebita aggravata. La sentenza della Corte di Appello affermava che l'amministratrice si era impossessata, in più occasioni, di somme condominiali e non le aveva restituite all'amministratore subentrante.
L'amministratrice veniva condannata con la concessione delle attenuanti generiche, ritenute equivalenti all'aggravante dell'abuso delle relazioni di ufficio. L'amministratrice, nel ricorso in Cassazione, invocava la concessione delle attenuanti generiche in misura prevalente sulle aggravanti, poiché affermava che gli importi sottratti erano di importo inferiore a quanto contestato nella sentenza e che parte delle somme erano state impiegate in compensazione dei suoi crediti con il condominio.
La Cassazione ha però dichiarato inammissibile il ricorso poiché la Corte di Appello aveva affermato che l'amministratrice si era impossessata in più occasioni delle somme (rilevanti, come accertato dalla Guardia di Finanza), che non aveva più restituito e non aveva mai collaborato con l'amministratore a lei succeduto a ricostruire la contabilità.
In particolare il giudice sosteneva che la condotta distrattiva non si è limitata a uno o a due episodi in un breve lasso di tempo, ma ha attraversato due anni di gestione condominiale. Pertanto la decisione del giudice d'appello di non concedere le attenuanti generiche, in modo da ritenerle prevalenti sull'aggravante contestata, non è apparsa arbitraria ma frutto di un giudizio prognostico negativo sulla condotta dell'imputata, non meritevole di un premio per la sua condotta.
lavorolazio.com, 31 dicembre 2019
Frongia: "Continuiamo il virtuoso percorso intrapreso". A conclusione dell'anno 2019 Roma Capitale presenta la relazione annuale delle attività svolte dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Gabriella Stramaccioni. La relazione, che si riferisce al periodo compreso fra il 1 luglio 2018 e il 30 giugno 2019, contiene la serie di iniziative e progetti che sono stati messi in atto al fine di migliorare la condizione dei soggetti in regime di reclusione.
L'impegno di Roma Capitale in favore delle persone private della libertà si traduce, tra gli altri, in progetti di pubblica utilità che a Roma sono diventate delle realtà ormai consolidate e sono state considerate "buone prassi" da esportare a livello nazionale e internazionale.
"Mi Riscatto per Roma", è un programma attivato tra Roma Capitale ed il Ministero della Giustizia - frutto di una iniziale sperimentazione, partita nel 2017, tra Roma Capitale, il Ministero della Giustizia, in particolare il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Dap, il Tribunale di Sorveglianza di Roma e la Casa Circondariale Rebibbia N.C. - per ospitare i detenuti in espiazione di pena ed ottenere dei vantaggi in termini di miglioramento del decoro urbano e servizi ai propri cittadini. L'idea è quella di anticipare un percorso di reinserimento già all'interno delle strutture penitenziarie nella fase di conclusione della pena attraverso il lavoro inteso come strumento di riscatto sociale perché svolto con progetti utili alla città.
A conclusione delle vicende giudiziarie il detenuto potrà così trovarsi formato e idoneo al lavoro. Non si tratta di attività fini a sé stesse ma che, al contrario, contribuiscono ad aumentare l'autostima dei detenuti, dando anche un senso alla pena, considerando che i dati confermano che il lavoro è causa fondamentale di non recidiva nel reato e concreta attuazione dell'art. 27 della Costituzione. I settori interessati sono: la pulizia del verde con attività di sfalcio dell'erba e manutenzione del verde pubblico, piccola manutenzione stradale, con annesse opere di rifacimento della segnaletica orizzontale, pulizia di caditoie e sistemazione di sedi stradali a basso scorrimento.
È in fase di definizione il nuovo protocollo operativo, volto al recupero e alla valorizzazione del patrimonio ambientale di aree verdi, per il coinvolgimento delle donne detenute nella casa circondariale di Rebibbia presso le aziende agricole di Roma Capitale. Già operativo da metà dicembre il protocollo per i piccoli interventi di manutenzione stradale che hanno previsto la formazione di un ulteriore gruppo per asfaltisti dedicati alla segnaletica e ad attività di pulizia delle caditoie, destinato a detenuti del Polo penitenziario di Rebibbia - La Casa di reclusione (sezione Penale).
Nel 2019 sono state 120 le persone detenute coinvolte nei progetti di pubblica utilità, un numero importante che fa di Roma la città maggiormente impegnata in questo ambito. A giugno del 2019, alla presenza di una delegazione formata da alcuni rappresentanti del sistema penitenziario degli Stati Uniti del Messico e funzionari dell'Ufficio messicano delle Nazioni Unite per la lotta alla droga e al crimine, si è tenuto un Seminario internazionale "Il rinnovamento penitenziario negli Stati Uniti del Messico e il progetto 'Mi riscatto per Roma'", organizzato dal 3 al 7 giugno dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria in collaborazione con Roma Capitale.
Roma Capitale eroga, oltre al progetto Mi Riscatto per Roma, numerosi servizi in favore della popolazione detenuta e delle persone sottoposte a misure alternative alla detenzione e a misure riparative, tra cui se ne annoverano alcuni più significativi: servizio di orientamento, valutazione e accompagnamento all'inserimento presso i centri di accoglienza per detenuti in convenzione con Roma Capitale, servizio di orientamento al lavoro (Col), case di accoglienza per un totale di 24 posti a cui si aggiungono 6 posti per le donne ed 8 per i minori all'interno della Casa di Leda, biblioteche interne agli istituti penitenziari, differenti laboratori di falegnameria, tappezzeria, pizzeria e sartoria. Un'altra importante attività che svolge la Garante sono gli incontri negli istituti: nel secondo anno di mandato sono stati effettuati colloqui con almeno 600 persone private della libertà, di cui 257 hanno avuto necessità di un intervento.
"Continuiamo il virtuoso percorso che abbiamo iniziato in fase sperimentale nel 2017 teso a favorire la popolazione detenuta, in particolare con formazione professionale ed inserimenti lavorativi. Mi Riscatto per Roma è diventato un progetto noto e molto apprezzato da tutti i cittadini, che, oltre a costituire un'opportunità di riabilitazione per il detenuto, rappresenta anche un valido supporto per la città, come si è verificato in tante occasioni compresi i lavori straordinari per i grandi eventi. Ringrazio la Garante Gabriella Stramaccioni per il prezioso lavoro svolto con grande impegno e passione che aiuta a dare nuova speranza e opportunità lavorative ai detenuti e contribuisce a diminuire il rischio di recidiva", dichiara l'Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi Cittadini con delega ai rapporti con la Garante, Daniele Frongia.
romatoday.it, 31 dicembre 2019
Il Garante Anastasìa: "Così la Regione adempie alle proprie responsabilità per il reinserimento sociale". La Regione ha assegnato 500mila euro per "Interventi a sostegno dei diritti della popolazione detenuta" nel Lazio. La ripartizione delle risorse, relative all'esercizio finanziario 2019 in base alla legge regionale 7 del 2007, è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regionale del 21 novembre e del 24 dicembre scorso. La metà sarà erogata in conto corrente e l'altra metà in conto capitale. In particolare 250mila euro sono destinati a interventi strutturali, 120mila euro per laboratori teatrali e attività trattamentali, 90mila euro per Casa di Leda, 40mila euro per il sostegno agli studi universitari.
"È molto importante il fatto che la Regione Lazio, di concerto con l'Amministrazione penitenziaria, torni a programmare i propri interventi", commenta il Garante regionale Stefano Anastasìa. "Si tratta di un investimento che si affianca a quelli già posti in essere a valere sulle risorse del Fondo sociale europeo e destinati alla formazione professionale, all'inserimento lavorativo e all'inclusione sociale delle persone detenute o comunque provenienti da percorsi penali, e a cui si spera potranno a breve aggiungersi quelli destinati dalla Cassa delle Ammende a progetti condivisi con le Amministrazioni della giustizia".
In questo modo, conclude il Garante "la Regione adempie alle proprie responsabilità per il reinserimento sociale delle persone detenute, che si affianca al delicato compito della loro assistenza sanitaria, rendendo evidente quanto l'effettiva attuazione dell'articolo 27 della Costituzione richieda il concorso e il pieno coinvolgimento degli enti territoriali, responsabili di parte significativa delle azioni e degli interventi necessari per il rispetto della dignità dei detenuti e il loro migliore reinserimento sociale a fine pena".
Come si legge in una nota stampa diramata dall'ufficio del Garante dei detenuti, per la parte corrente, 90mila euro sono stati destinati al prosieguo delle attività della Casa di Leda, la prima casa-famiglia aperta in Italia per donne condannate con figli di età inferiore a dieci anni. 40mila euro, invece, sono stati destinati alle università di Roma Tre e Tor Vergata che, in virtù di appositi protocolli d'intesa sottoscritti con il Garante e con il Provveditorato, sono impegnate nel tutoraggio didattico dei detenuti iscritti presso i propri corsi di studio.
I restanti 120mila euro sono stati assegnati tramite bandi pubblici per la realizzazione di laboratori teatrali e progetti finalizzati al reinserimento sociale e alla promozione della pratica sportiva negli istituti di pena. Per la realizzazione di laboratori teatrali, sono stati ammessi e finanziati i progetti presentati dalle associazioni Arte Studio, La Ribalta, Sangue Giusto, Forte Apache e Per Ananke che si svolgeranno nel corso del 2020 nei penitenziari di Regina Coeli, Viterbo, Rieti, Velletri, Latina, Rebibbia Nuovo Complesso, Rebibbia femminile e Civitavecchia.
Per quanto riguarda invece le cosiddette attività trattamentali, continua la nota, le domande finanziate sono quelle delle associazioni Edi, Arci Solidarietà Viterbo, Ancei, Vic Volontariato e A buon diritto e interesseranno l'Istituto penale minorile di Casal del Marmo e le carceri di Viterbo, Cassino, Rebibbia e Frosinone.
I 250mila euro stanziati per la parte capitale riguardano invece gli "Interventi strutturali volti al miglioramento della condizione carceraria esistente negli Istituti penitenziari del Lazio". Diverse le finalità degli interventi finanziati: dal sostegno alla genitorialità ed alla conservazione e miglioramento della vita affettiva e relazionale dei detenuti al reinserimento sociale e lavorativo, al benessere psicofisico e alle forme di espressività, creatività e riflessione. Trovano così spazio la realizzazione di otto gazebo per l'area verde destinata ai colloqui all'aperto dei detenuti con i familiari nella Casa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso e la realizzazione dell'area di attesa dei familiari per i colloqui con i detenuti nel carcere di Cassino.
Per il "sostegno al reinserimento sociale e lavorativo" sono stati approvati e finanziati interventi per la ristrutturazione del laboratorio da destinare ad attività artigianali della Casa di Reclusione Paliano, la ristrutturazione dell'ex laboratorio di tipografia per la realizzazione di una lavanderia nel carcere di Civitavecchia, nonché la ristrutturazione dell'area esterna per consentire l'accesso delle detenute di alta sicurezza a spazi dedicati ad attività lavorative nella Casa Circondariale di Latina.
Ci sono poi gli interventi per il "sostegno al benessere psicofisico": dalla ristrutturazione dei campi di calcio e sportivi di Rebibbia, Rieti e Frosinone, all'attrezzatura dell'area verde finalizzata ad attività motorie e ricreative nella Casa Circondariale di Viterbo. Infine, conclude il comunicato, quelli a "sostegno delle forme di espressività, creatività e riflessione" con l'approvazione della ristrutturazione delle sale teatro dei penitenziari di Rebibbia e Velletri.
Il Mattino, 31 dicembre 2019
Sono 70 i minori detenuti negli istituti di pena di Nisida e Airola, 1.130 compresi i giovani adulti, quelli presi in carico dagli uffici del servizio sociale di Napoli di cui 387 per la prima volta. Sono i dati, aggiornati a novembre 2019, della relazione sui minorenni e i giovani detenuti in Campania, diffusi oggi dal Garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello, che rivendica "più diritti per i minori in comunità" e dice: "Il diritto alla salute viene negato".
Una lettera al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per denunciare il rischio che i minori detenuti negli istituti di pena campani che il diritto alla salute non sia assicurati e sia "totalmente" negati a chi è affidato alle comunità per minori o comunità per adulti con problemi di tossicodipendenza.
Ciambriello e le comunità residenziali della Campania hanno ribadito l'importanza di alcuni diritti fondamentali, e per quanto riguarda il diritto alla salute, il ripristino dell'esenzione del ticket. "Noi comunità alloggio, insieme con il Garante dei detenuti - è scritto nella lettera - chiediamo aiuto perché stiamo portando avanti una battaglia di civiltà e giustizia che, al momento, ci vede soccombere. Stiamo provando a riaffermare il diritto alla salute pubblica gratuita per i minori dell'area penale che accogliamo nelle nostre comunità e che viene negato". "Una discriminazione ancora più forte - sottolineano - se si pensa che per i loro coetanei ristretti presso gli Istituti penali minorili questo diritto è invece garantito".
Ciambriello che ha sottolineato anche un dato: "Sono 7.600 le persone detenute nell'area esterne e, nell'ultimo anno si sono verificati tre suicidi per persone sottoposte ad arresti domiciliari. Gli assistenti sociali per quest'area sono solamente ventiquattro". All'incontro hanno partecipato, oltre al garante campano, Vincenzo Morgera, responsabile comunità Jonathan, Luigi Isaia, responsabile comunità il Germoglio e padre Jhonny Morelli della comunità di Padre Arturo in Marigliano.
latinaquotidiano.it, 31 dicembre 2019
Un piccolo sospiro di sollievo per il carcere di via Aspromonte a Latina. La struttura segnata da evidenti e cronici problemi di sovraffollamento vedrà, infatti, alcuni lavori mirati a migliorare le condizioni della popolazione detenuta. Tra questi quelli inerenti il sostegno al reinserimento sociale e lavorativo che prevedono interventi di ristrutturazione dell'area esterna per consentire l'accesso delle detenute di alta sicurezza a spazi dedicati ad attività lavorative. In tutto i fondi assegnati per l'esercizio finanziario 2019 ammontano a 250mila euro per interventi strutturali, 120mila euro per laboratori teatrali e attività trattamentali, 90mila euro per Casa di Leda, 40mila euro per il sostegno agli studi universitari.
"In questo modo, in un momento particolarmente dedicato per le nostre carceri, la Regione - spiega il garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia - adempie alle proprie responsabilità per il reinserimento sociale delle persone detenute, rendendo evidente quanto l'effettiva attuazione dell'articolo 27 della Costituzione richieda il concorso e il pieno coinvolgimento degli enti territoriali". 40mila euro, invece, sono stati destinati alle università di Roma Tre e Tor Vergata che, in virtù di appositi protocolli d'intesa sottoscritti con il Garante e con il Provveditorato, sono impegnate nel tutoraggio didattico dei detenuti iscritti presso i propri corsi di studio. I restanti 120mila euro sono stati assegnati tramite bandi pubblici per la realizzazione di laboratori teatrali e progetti finalizzati al reinserimento sociale e alla promozione della pratica sportiva negli istituti di pena.
"Si tratta di un investimento che si affianca a quelli già posti in essere a valere sulle risorse del fondo sociale europeo e destinati alla formazione professionale, all'inserimento lavorativo e all'inclusione sociale delle persone detenute o comunque provenienti da percorsi penali, e a cui si spera potranno a breve aggiungersi - conclude Anastasia - quelli destinati dalla Cassa delle ammende a progetti condivisi con le amministrazioni della giustizia".
Per la realizzazione di laboratori teatrali, sono stati ammessi e finanziati i progetti presentati dalle associazioni Arte Studio, La Ribalta, Sangue Giusto, Forte Apache e Per Ananke che si svolgeranno nel corso del 2020 nei penitenziari di Regina Coeli, Viterbo, Rieti, Velletri, Latina, Rebibbia Nuovo Complesso, Rebibbia femminile e Civitavecchia. Per quanto riguarda invece le attività trattamentali le domande finanziate sono quelle delle associazioni Edi, Arci Solidarietà Viterbo, Ancei, Vic Volontariato e A buon diritto e interesseranno l'Istituto penale minorile di Casal del Marmo e le carceri di Viterbo, Cassino, Rebibbia e Frosinone. Diverse le finalità degli interventi finanziati: dal sostegno alla genitorialità ed alla conservazione e miglioramento della vita affettiva e relazionale dei detenuti al reinserimento sociale e lavorativo, al benessere psicofisico e alle forme di espressività, creatività e riflessione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 dicembre 2019
Il caso di Salvatore Giordano segnalato dall'associazione Yairaiha Onlus. A i familiari era stato detto che il detenuto - recluso nel carcere di Voghera aveva un lieve ingrassamento del fegato da curare con l'alimentazione, ma quando sono andati a trovarlo in ospedale la vigilia di Natale lo hanno trovato in condizioni devastanti.
Non riconosceva nessuno, biascicava parole senza senso, magrissimo, pieno di macchie cutanee rosse e munito di un pannolino: ha il tumore al fegato di grosse dimensioni con tanto di metastasi. Parlando con un medico dell'ospedale, i familiari hanno appreso che la situazione era già compromessa da diverso tempo e l'aggravamento non era di certo avvenuto nelle poche ore di degenza in ospedale. A quel punto hanno sporto una denuncia a carico dell'amministrazione penitenziaria del carcere di Voghera, per eventuali negligenze nella cura.
Il detenuto, Salvatore Giordano, è stato tratto in arresto per reati associativi nel 2017 e da metà ottobre di quest'anno recluso nel carcere di Voghera. I familiari hanno contattato Sandra Berardi dell'Associazione Yairaiha Onlus che a sua volta a portato a conoscenza del caso il ministro della Giustizia, il Dap e anche il Garante nazionale delle persone private della libertà.
"I familiari fanno presente che il signor Giordano - scrive l'associazione Yairaiha - è stato portato in ospedale solo nel momento in cui il figlio e la moglie si presentavano alle porte del carcere in data 23 dicembre per avere informazioni circa lo stato di salute del proprio congiunto, condizioni che durante l'ultima telefonata si avvertivano gravi", si sottolinea che "la diagnosi iniziale riferiva un generico ingrossamento del fegato da curare attraverso l'alimentazione", ma "oggi ci troviamo di fronte ad un tumore al fegato e diversi altri organi in metastasi".
Sempre l'associazione Yairaiha spiega che "nei venti giorni precedenti il ricovero le uniche persone che hanno prestato assistenza al signor Giordano sono stati gli altri detenuti, in un surreale clima di disinteresse verso la vita di un uomo visibilmente sofferente le cui condizioni andavano peggiorando di ora in ora".
Poi arriva il 24 dicembre quando, come chiaramente esposto nella denuncia, i familiari hanno potuto far visita al proprio caro presso l'ospedale di Voghera dove il medico in servizio li informava delle condizioni pressoché irreversibili del proprio congiunto, sottolineando che l'aggravamento non era collocabile nel breve spazio temporale di permanenza in ospedale.
"È concepibile che il signor Giordano - si rivolge l'associazione Yairaiha alle istituzioni sia stato portato in ospedale solo nel momento in cui si sono presentati i familiari alle porte del carcere? E ancora, è ammissibile nei confronti dei familiari, preoccupati ed angosciati, sia stato tenuto un siffatto atteggiamento da parte di uomini che rappresentano lo Stato?".
L'associazione, nella missiva, denuncia che non è la prima volta che raccolgono e trasmettono simili denunce, ma "è, semmai, una ulteriore testimonianza che diritti umani, art. 27 e la Costituzione tutta, vengono violati sistematicamente da chi dovrebbe predicarne e praticarne il rispetto".
Sempre la Onlus Yairaiha si rivolge alle istituzioni sottolineando che questa volta non ha nulla da chiedere, visto che non sono in grado di "compiere un miracolo per il signor Giordano", ma "dovreste, invece, far sì che gli oltre 60.000 detenuti e detenute delle galere italiane venissero trattate da persone con diritti inalienabili, anche se detenute, nel rispetto di quella Costituzione sulla quale ogni uomo e donna di Stato giura".
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 31 dicembre 2019
L'assessore Funaro e l'appello del direttore per i figli delle madri detenute: pronto un progetto. Basta bambini in carcere. Palazzo Vecchio raccoglie l'appello al Corriere Fiorentino del direttore di Sollicciano che chiede aiuto per aiutare i figli delle madri detenute, a frequentare l'asilo o strutture fuori dal carcere. "È una priorità assoluta - sottolinea l'assessora Funaro - Ho già contattato il direttore del carcere e l'associazione Telefono Azzurro".
Basta bambini in carcere. Palazzo Vecchio raccoglie l'appello al Corriere Fiorentino del direttore di Sollicciano che chiede aiuto per aiutare i figli delle madri detenute, a frequentare l'asilo o strutture ludiche fuori dal carcere. E così entro gennaio, spiega l'assessore all'istruzione Sara Funaro, "lavoreremo su un progetto per permettere di accompagnare all'esterno i bambini costretti a vivere nel penitenziario fiorentino".
"È una priorità assoluta - ha detto Funaro - che tutti i bambini, senza alcuna differenza, possano avere accesso a spazi educativi e ricreativi esterni a quelli del carcere. I bambini di Sollicciano devono avere gli stessi diritti di quelli fuori". In quest'ottica, ha aggiunto l'assessore, "ho già contattato il direttore del carcere e l'associazione Telefono Azzurro (che da anni gestisce i progetti educativi nel carcere), ci incontreremo a gennaio per capire come concretizzare le uscite da Sollicciano".
Sulla possibilità di frequentare l'asilo nido, dipende innanzitutto dalla permanenza delle madri in carcere, che solitamente stanno a Sollicciano soltanto pochi mesi (è il caso delle attuali quattro detenute). Se però la loro permanenza supererà i sei/sette mesi, è stato spiegato da Palazzo Vecchio, è ipotizzabile un inserimento dei bimbi all'asilo. Certo non sarà semplice, perché i bambini iscritti all'asilo hanno bisogno di tempo per ambientarsi.
Quello che invece è fattibile con più facilità, anche per gli attuali bambini presenti a Sollicciano, sono le uscite in ludoteca: "Nella zona intorno a Sollicciano - ha detto l'assessore Funaro - ci sono diverse ludoteche, spazi ricreativi ed educativi dove i bambini, grazie alla presenza di educatori professionisti, possono divertirsi imparando. Laddove le madri acconsentiranno all'uscita dal carcere del proprio figlio, dovremo riuscire a portare i bambini in questi spazi attraverso un progetto organizzato insieme a direzione di
Sollicciano e Telefono Azzurro". Andranno trovati gli accompagnatori adeguati e potrebbe rivelarsi utile l'aiuto del volontariato. Un problema, quello dei bambini in carcere, che esiste in molti penitenziari italiani, motivo per cui sono nati i cosiddetti Icam, istituti a custodia attenuata dove le detenute madri scontano la pena. A Firenze l'Icam non c'è. Esiste un accordo per realizzarlo nella palazzina di Rifredi messa a disposizione gratuitamente dalla Madonnina del Grappa. L'accordo risale a dieci anni fa ed è stato firmato da Società della Salute (che gestisce l'immobile), Ministero della Giustizia, Tribunale di Sorveglianza, Istituto degli Innocenti e Regione Toscana, che stanziò oltre 500mila euro per i lavori edilizi. I lavori però, a causa di intoppi burocratici, non sono ancora partiti.
di Franco Venturini
Corriere della Sera, 31 dicembre 2019
Il nostro Paese si scopre all'improvviso al centro di una grande partita geopolitica, che non aveva non previsto, che minaccia i suoi interessi energetici. Una tenaglia mediterranea si stringe sull'Italia e rischia di farle vivere, nel 2020, il suo più grave smacco diplomatico dalla fine della guerra: la perdita della Tripolitania. Complici la guerra civile in Libia e la decisione di Turchia e Russia di inviare uomini e armi sul campo di battaglia, l'Italia delle interminabili liti interne si scopre all'improvviso al centro di una grande partita geopolitica che non aveva previsto, che minaccia i suoi interessi energetici e che lascia poco spazio al tentativo di governare i flussi migratori che proprio dalla Tripolitania giungono sulle nostre coste. Quando va bene.
Eppure per l'Italia l'emergenza Libia viene da lontano, da un mondo tramontato (chiedere agli Usa) nel quale né Putin né Erdogan oserebbero muoversi come fanno oggi. Fedele alla sua cultura del soft power, per molti anni dopo l'abbattimento militare di Gheddafi nel 2011 l'Italia si è identificata con i buoni uffici dell'Onu. Anche quando essi risultavano palesemente inefficaci o troppo partigiani a sostegno di Fayez al-Sarraj, oggi fragile capo della Tripolitania. E si è nascosta, l'Italia, anche dietro rassicurazioni americane tanto altisonanti quanto prive di concreto significato: il "ruolo dirigente" di Obama, poi la "comune cabina di regìa" di Trump. Ipersensibili eravamo invece ad una ingigantita competizione con la Francia (che esiste ed è lecita), con il risultato che noi e i transalpini collaboriamo strettamente per tentare di recuperare il terreno che entrambi, ma noi più di loro, abbiamo perduto.
Schierata decisamente dalla parte di Sarraj, l'Italia poteva almeno vantare una coerenza tra la sua linea e i suoi interessi in Tripolitania. Per un po' siamo andati avanti così. Ma il 4 aprile scorso questo debole castello di carte, fatto di parole e di cortesi inviti più che di iniziative politiche, è venuto giù. Con l'aiuto dell'Arabia Saudita, degli Emirati e dell'Egitto, e forte di una calcolata disattenzione statunitense, Khalifa Haftar si è lanciato quel giorno all'assalto di Tripoli. Che avrebbe probabilmente espugnato, non fosse stato per le sperimentate milizie di Misurata che in odio al generale cirenaico decisero di difendere la capitale. Nove mesi dopo l'attacco, l'ambizioso Haftar mostra oggi di aver fatto il passo più lungo della gamba. Ma il suo nemico Sarraj è stato comunque costretto a chiedere aiuto, a reclamare forniture di armi malgrado l'ormai ridicolizzato embargo proclamato dall'ONU. Questo poteva essere un momento di scelta strategica per l'Italia, un momento che forse in futuro rimpiangeremo. Sta di fatto che né l'amica Italia né altri esponenti di quella Comunità internazionale formalmente legata a Tripoli hanno accettato di aiutare Sarraj.
La guerra civile libica veniva ormai condotta da due sconfitti virtuali tenuti in vita e in guerra dai rispettivi patrocinatori: Arabia Saudita, Emirati e Egitto con Haftar, Turchia e Qatar con Sarraj. Ma il fallimento militare di Haftar e le vane richieste di aiuti di Sarraj avevano ormai creato in Libia un vuoto di potere. Uno di quei vuoti, la Storia insegna, che non rimangono a lungo tali, che i più forti e spregiudicati si precipitano sempre a riempire. Più che mai quando c'è odore di petrolio e di gas. È così che in Libia si è prodotta la svolta russo-turca che oggi ci minaccia e ci impone di reagire.
Putin, pur continuando ad auspicare a parole un accordo di pace, ha inviato in appoggio ad Haftar i contractors della Wagner già visti in Ucraina. Erdogan ha fornito a Sarraj armi sofisticate e ha creato le premesse per mandare anch'egli forze di terra (ma avanguardie delle sue milizie turcomanne sono già a Tripoli). Nemiche per interposti clienti, Russia e Turchia si criticano reciprocamente. Ma il loro vero obbiettivo sta già per essere raggiunto senza scontri militari diretti, come in Siria.
Quando verrà l'ora del negoziato, quando i due libici sconfitti diventeranno effettivamente tali, sul tavolo della questione libica ci saranno soltanto le pistole della Russia e della Turchia. Loro (così sperano) decideranno se e come la Libia resterà unita. Loro saranno i primi a mettere le mani su petrolio e gas libici. Loro decideranno chi altri potrà mettersi in fila e avere le briciole. Loro decideranno cosa fare con i migranti, sapendo quanto pesa il loro impatto elettorale sulle democrazie europee.
Gli antidoti difensivi sono pochi e urgenti. Una "no-fly zone" come quella descritta da Lorenzo Cremonesi sul Corriere potrebbe fermare la cruciale guerra dei droni, soprattutto se ad imporla fosse una forza aerea italiana, britannica, francese e tedesca. Ma per definire un simile accordo serve tempo. E di tempo ce n'è poco, la conferenza di Berlino di fine gennaio rischia di arrivare tardi e gli europei, almeno alcuni di essi, dovrebbero agire subito se non vogliono dover sottostare in futuro alle regole russo-turche.
Tanto più che al largo di Cipro le prospezioni dell'ENI e di molti altri sono già oggetto del contendere con Ankara. Tanto più che in Siria infuria la battaglia di Idlib patrocinata da Damasco e dai russi, e la Turchia si rifiuta di far entrare i 350.000 profughi che scappano verso il nulla e che fatalmente diventeranno rifugiati da accogliere in Europa. Tanto più che la Russia è già un forte alleato dell'Egitto, e il turco Erdogan ha appena gettato un amo in Tunisia sognando che l'accordo sottoscritto con Sarraj possa consentirgli di spingere fino alle coste tripolitane le ambizioni marittime di Ankara. E che la Libia di domani possa essere una rivincita della sconfitta ottomana del 1911 contro l'Italia. Nelle stanze dei decisori italiani la sveglia suona ormai con inaudito fragore. E questa volta le parole non basteranno.
Avvenire, 31 dicembre 2019
Il 31 sera a Cagliari la 52esima edizione della tradizionale manifestazione organizzata da Cei, l'Azione Cattolica, Caritas e Pax Christi. Il 1 gennaio Sant'Egidio manifesta in tutti i continenti.
Un mondo senza guerra e terrorismo. La speranza per questo nuovo anno che inizia è proprio questa. E così domani sera, per la prima volta nell'isola, si svolgerà a Cagliari la 52esima Marcia per la pace, il tradizionale appuntamento organizzato da Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, l'Azione Cattolica Italiana, la Caritas Italiana e Pax Christi Italia.
La Marcia prenderà il via alle ore 17:00 da piazza San Michele, sul cammino ci saranno interventi e testimonianze per giungere presso la Basilica di Nostra Signora di Bonaria dove alle ore 22:00 si terminerà con la Santa Messa trasmessa su TV2000.
L'appuntamento è preceduto da due giorni di convegno organizzato da Pax Christi Bella Italia, armate sponde..., presso il teatro della parrocchia di Sant'Eulalia, per discutere delle fabbriche che producono armi in Sardegna e le esportano a Paesi in guerra. Tra i partecipanti monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia e vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele e di Libera e Franco Uda, presidenza nazionale Arci e portavoce Tavola sarda della pace.
Il 1° gennaio, sempre in occasione della 53a Giornata Mondiale della Pace, esprimendo il proprio sostegno al messaggio di Papa Francesco "La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica", la Comunità di Sant'Egidio invita invece a cominciare il nuovo anno per la strada, insieme a chi lavora per un mondo più giusto e umano. Ad esempio a Roma, la comunità trasteverina si ritroverà alle 10.30 a Largo Giovanni XXIII fino ad arrivare poi insieme a Piazza San Pietro, per ascoltare le parole di Papa Francesco all'Angelus.
Il mondo è una "casa comune" e tutti siamo chiamati a prendercene cura. In questo momento, dice la Comunità San'Egidio in una nota, "siamo fortemente preoccupati per le troppe guerre ancora in corso e il terrorismo che ha colpito la Somalia, il nord del Mozambico e vari Paesi del Sahel, come la Nigeria, il Burkina Faso, il Mali e il Niger, di cui si parla troppo poco. A soffrirne più di tutti sono i poveri che hanno diritto alla pace attraverso il dialogo e la riconciliazione". Ma, continua, dobbiamo farci carico anche di tutte le terre ferite dallo sfruttamento della natura che attendono una "conversione ecologica". Per questo nel primo giorno dell'anno, Sant'Egidio organizza marce, manifestazioni e iniziative pubbliche in centinaia di città di tutti i continenti. Durante il loro svolgimento, a partire da quella di Roma, verranno ricordati i nomi di tutti i Paesi ancora coinvolti dai conflitti e dalla violenza nei diversi continenti.
- Potenza. Visita in carcere del ministro Speranza e del capo Dap Basentini
- Egitto. L'Italia arma la repressione, nuovi accordi con al-Sisi
- Migliaia di europei nel limbo dei foreign fighters nelle carceri curde
- Cannabis. Coltivazione domestica, il ripensamento della Cassazione
- La vittoria contro l'odio di Liliana Segre









