di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 novembre 2019
L'ergastolano Francesco Zavota, che è stato trasferito da Voghera a Parma, soffre di diverse patologie tanto da avere una piastra di ferro in una gamba, dovrebbe dormire su un materasso ortopedico come gli era stato prescritto dai medici, ma si ritrova in una cella liscia, senza suppellettili né televisione, e con un materasso inadeguato.
Parliamo di uno degli ergastolani trasferiti da Voghera a Parma e che si ritrovano nella "sezione Iride" come sanzione disciplinare. Il motivo è già stato riportato da Il Dubbio. Provenienti dal carcere di Voghera, reduci dello smantellamento delle sezioni 1 e 3 del circuito AS3, sono stati sanzionati disciplinarmente per essersi rifiutati di andare in celle poco più grandi di tre metri quadrati per starci in due.
Per punizione sono stati mandati nella sezione di isolamento denominata Iride, e alcuni denunciano di essere stati sistemati in quattro celle lisce. Uno di loro, l'ergastolano Francesco Zavota è colui che ha problemi di deambulazione, tanto che nel carcere di Voghera veniva assistito da un piantone. Ora però a Parma la situazione si è ulteriormente aggravata.
L'avvocato Giuseppe Annunziata ha denunciato la sua situazione direttamente al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e alla direzione del carcere. "Dal colloquio - si legge nella lettera - è emersa una situazione di forte sofferenza del detenuto, fortemente debilitato anche dall'acuirsi degli effetti legati alle patologie di cui soffre (l'impossibilità di dormire bene su di un materasso non idoneo ed i dolori alle protesi causati dalla crescente umidità)".
L'avvocato Annunziata, inoltre, denuncia che il suo assistito gli ha riferito "di non essere stato ancora autorizzato all'uso del materasso ortopedico che aveva comprato a Voghera e che era stato consigliato dal fisioterapista e che pure aveva chiesto che gli venisse consegnato".
Sottolinea che "quella cella è priva di tv è di suppellettili, che è umida e non idonea ad una detenzione per un periodo prolungato; anche il tempo dedicato al passeggio è confinato in un piccolo spazio adiacente a quella cella senza condivisione con altri".
Per capire meglio il motivo della protesta dei detenuti, sanzionata disciplinarmente, viene in aiuto la stessa lettera dell'avvocato dove chiede che il suo assistito venga trasferito in una cella singola. Spiega che nel caso di specie è in corso una violazione dell'art. 6 comma 5 legge n. 354 del 26- 7- 75 L. dell'Ordinamento penitenziario che recita "fatte salve diverse contrarie prescrizioni sanitarie e salvo che particolari situazioni dell'istituto non lo consentano è preferibilmente consentito al condannato alla pena dell'ergastolo il pernottamento in camere ad un posto ove non richieda di essere assegnato a camere a più posti".
Anche se non è un obbligo, ma una preferenza, l'avvocato Annunziata sottolinea che tale disposizione ha trasfuso in norma giuridica, "una consuetudine o prassi consolidata negli anni e presente negli istituti carcerari per cui agli ergastolani vengono sempre assegnate camere singole".
Nel caso del suo assistito è poi una vera e propria necessità. "Considerate le patologie di cui è affetto - scrive l'avvocato - (lo stesso uso della turca in bagno crea non pochi problemi di movimento), il mancato rispetto della prescrizione de quo si ripercuote in concreto ed immediatamente sulla salute del detenuto al quale è stato negato, altresì, l'uso del materasso ortopedico".
In via subordinata chiede che venga disposto il trasferimento in altra struttura carceraria in modo tale da consentire "al detenuto di espiare la propria pena in una camera singola cosi come previsto anche in considerazione delle patologie di cui soffre".
di Davide Leveghi
ildolomiti.it, 21 novembre 2019
Il capogruppo della Lega, Mara Dalzocchio: "Tuteliamo gli onesti". Le opposizioni: "Inqualificabile e vergognoso". E' stato approvato in Quarta Commissione il Ddl che contiene il discusso articolo sulla modifica dei requisiti di ingresso e permanenza nelle case Itea. Una norma che appare illogica, disumana e anche incostituzionale, visto che non riconosce la responsabilità individuale ma riversa sul nucleo familiare le colpe di un suo componente, aggiungendo disagi e sofferenza.
C'era una volta lo Stato di diritto. Potrebbe essere questo l'inizio della "favola" - più somigliante a un incubo, a dir la verità - concernente la storia dell'articolo 14 del disegno di legge 36/XVI approvato oggi dalla Quarta commissione con cui si introducono misure di restrizione all'accesso e alla permanenza all'interno degli alloggi Itea. Ddl che attende ora di passare in Consiglio per la votazione.
La "favola", se letta, fa accapponare la pelle.
Alla proposta di "implementare i requisiti soggettivi richiesti per l'accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica", infatti, si lega la possibilità non solo di escludere la relativa domanda a coloro che, negli ultimi dieci anni, sono stati condannati per delitti non colposi per i quali la legge prevede la pena detentiva non inferiore a cinque anni nonché per i reati particolarmente gravi quali i delitti contro l'incolumità pubblica", ma pure di ampliare la misura all'intero nucleo familiare del richiedente l'alloggio.
Ma non solo. "La modifica normativa interessa anche coloro che sono già inseriti all'interno di alloggi di edilizia pubblica". Tradotto in soldoni, chi occupa un appartamento Itea potrebbe essere sfrattato laddove un componente del nucleo familiare venisse riconosciuto colpevole di una dei suddetti reati: "riduzione in schiavitù, pornografia minorile, sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, furto, rapina, delitti concernenti le sostanze stupefacenti o psicotrope, delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine costituzionale" o qualsiasi condanna superiore ai 5 anni.
A leggere "delitti di eversione dell'ordine costituzionale", a questo punto, verrebbe pure da sorridere - seppur amaro - visto che la stessa Costituzione contiene all'articolo 27 una chiara contraddizione con il contenuto dell'articolo proposto dalla Giunta leghista. "La responsabilità penale è personale", "le pene devono tendere alla rieducazione del condannato", tutti principi esclusi da una misura che non solo riversa sull'intero nucleo familiare, già scosso dall'incarcerazione di un suo componente, le colpe del singolo, ma che pure se ne frega alla grande dell'estinzione del "debito con la società" scontato dal soggetto scarcerato, lasciandogli appiccata la stigma di delinquente e impedendogli di ottenere l'aiuto pubblico attraverso l'accesso all'edilizia popolare per ripartire.
Come se non fosse abbastanza l'articolo 14 prevede che la famiglia colpita possa essere sfrattata pure in virtù di crimini con pene inferiori ai 5 anni, come lo spaccio o il furto, almeno fino a quando non vengono rilevate le attenuanti e il fatto considerato di lieve entità. In sintesi: in attesa di capire se tuo figlio, il padre o la madre siano dei criminali, statevene fuori di casa.
Nonostante le palesi illogicità e incostituzionalità dell'articolo 14 del Ddl, in Commissione gli esponenti leghisti l'hanno difeso a spada tratta. "Il regolamento attuale prevede già che un nucleo possa perdere l'alloggio per il mancato pagamento dell'affitto o la mancanza osservanza del regolamento condominiale - ha affermato la capogruppo della Lega in Consiglio provinciale Mara Dalzocchio - quindi l'articolo si colloca in questo solco. Gli immobili Itea sono stati costruiti con i soldi pubblici e quindi si deve richiedere un comportamento corretto. L'articolo può scuotere le coscienze ma va anche a tutela del vicinato, perché c'è il rischio di un uso illecito o immorale degli alloggi".
E dopo aver mescolato piani che nulla che hanno a che fare l'uno con l'altro, la consigliera del Carroccio ha continuato: "Sui diritti di chi ha commesso reati devono prevalere quelli delle persone oneste, magari dei padri o delle madri separati, che non riescono ad avere una cosa o che ne hanno una di una sola stanza. Chi sceglie di delinquere ne deve pagare le conseguenze". Poco importa che a farlo siano pure i famigliari, automaticamente trasformati in molestia per il vicinato. Chi vorrebbe vivere, d'altronde, accanto a una famiglia con un figlio o un genitore criminale?!
Argomento ribadito dall'assessora alle politiche sociali - o meglio, alle politiche sociali? - Stefania Segnana, che non solo ha affermato che la norma sia stata introdotta a seguito "delle molte segnalazioni" ma che pure ha sostenuto che sia stata "fatta per dare serenità ai condomini".
Di diverso avviso le opposizioni, che per bocca di Lucia Coppola (Futura), Luca Zeni (Pd) e Paola Demagri (Patt), hanno espresso una netta contrarietà. Se la prima ha bollato come "incostituzionale, inqualificabile e insopportabile" l'articolo, auspicando di evitarsi la vergogna di vederlo arrivare in Consiglio provinciale, gli altri due hanno fatto notare come questo finisca per ripercuotersi inevitabilmente su persone deboli, come ad esempio le vittime di maltrattamenti - quale genialata sfrattare una donna, magari con figli, dopo che il marito è stato condannato per averli maltrattati!
E non a caso qualche perplessità arriva pure dai banchi della maggioranza. "Anche se l'ho votato - ha dichiarato il consigliere Claudio Cia (Agire) - ho dei dubbi più che politici di coscienza, perché una famiglia che si trova di fronte al dramma di un familiare nei guai per la giustizia diventa così doppiamente disgraziata. Si potrebbe capire se ci fosse una connivenza o complicità della famiglia ma in questo modo si rischia di mettere in campo un esercizio muscolare e poco concreto". Il rischio? Trasformare il Trentino in "una fabbrica di problemi sociali".
D'altronde questa proposta con primo firmatario il presidente di Giunta Maurizio Fugatti "puzza" oltre che di incostituzionalità anche di "Legge del taglione". Aprendo un libro di storia giuridica bisogna infatti risalire al Codice di Hammurabi di più di 3700 anni fa, in cui veniva sancita la possibilità di punire persone appartenenti alla stessa famiglia per colpe attribuite ad un soggetto terzo. Un principio superato dalla Bibbia - nel Deuteronomio si proibisce la punizione dei figli al posto dei genitori - e ampiamente trasgredito in tempi di guerra, come quando i nazifascisti colpivano i familiari dei partigiani che non si consegnavano alle autorità.
italpress.it, 21 novembre 2019
E' stato rinnovato il protocollo d'intesa tra l'Ateneo di Roma "Tor Vergata", il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Lazio e il Provveditorato regionale Lazio-Abruzzo-Molise dell'Amministrazione Penitenziaria. La firma è avvenuta presso la Macro-area di Lettere e Filosofia dell'ateneo, nell'ambito dell'incontro "In carcere oggi-Rieducazione, Ordinamento penitenziario, Ergastolo ostativo".
Viene così consolidata la collaborazione, iniziata oltre dieci anni fa, che ha dato l'avvio all'iniziativa "Teledidattica-Università in Carcere", grazie alla collaborazione dell'allora Garante dei diritti dei detenuti della Regione Lazio, Angiolo Marroni, e la Casa circondariale di Rebibbia, con l'allora direttore del carcere Carmelo Cantone, oggi Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria. La firma è avvenuta alla presenza di Marina Formica, responsabile del progetto "Università in carcere" per l'Università Roma "Tor Vergata".
All'incontro, al quale hanno partecipato numerosi studenti, sono intervenuti Paolo Canevelli, magistrato della Procura generale della Corte di cassazione, già presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia ed esperto di Diritto penitenziario; Stefano Anastasia, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Lazio; Carmelo Cantone, provveditore delle regioni Lazio-Abruzzo-Molise del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria; Angiolo Marroni, avvocato, già Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Lazio, che ha presentato il volume "Passami a prendere, racconti sul carcere scritti in collaborazione con Stefano Liburdi, Marta Mengozzi, docente di Istituzioni di Diritto pubblico, Università Roma "Tor Vergata, tutor nel progetto "Università in carcere" e Giacomo Silvano, detenuto laureato di "Tor Vergata", oggi in regime di semilibertà, che ha presentato il libro "Dal calcio al carcere", racconto-testimonianza del suo personale di crescita personale e culturale che lo ha portato nel 2014 a laurearsi in Giurisprudenza, con una tesi sull' articolo 27 della Costituzione e gli aspetti problematici delle sanzioni penali. Giacomo Silvano è stato il primo laureato magistrale col progetto Università in Carcere a "Tor Vergata".
L'incontro è stata l'occasione per affrontare temi di grande attualità come la risocializzazione dei detenuti, la cosiddetta "rieducazione", la riforma del diritto penitenziario e l'introduzione di pene alternative, la funzione di difesa civica e di mediazione esercitata dalla figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale e la questione dell'ergastolo ostativo.
E proprio il giorno in cui la Corte Costituzionale, poche settimane fa, anticipava in un comunicato stampa la pronuncia di incostituzionalità dell'ergastolo ostativo, nel teatro della Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, Filippo Rigano, studente detenuto iscritto all'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", si laureava in Giurisprudenza, con una tesi in Diritto Costituzionale dal titolo "Sopra la Costituzione... l'ergastolo ostativo: per chi ha sete di diritti".
"Alla discussione della tesi - ha raccontato Cristina Gobbi, ricercatrice e cultore della materia in "Diritto penale", tutor nel progetto "Università in carcere" e presente oggi alla firma del Protocollo - ha assistito anche il gruppo degli altri detenuti del reparto Alta Sicurezza, iscritti presso l'Università Roma 'Tor Vergata', che formano una piccola ma vivace comunità studentesca all'interno della struttura penitenziaria".
"L'Università Roma 'Tor Vergata' è stata tra i primi poli universitari in Italia ad aver aperto le porte ai detenuti - ha detto Formica -. Da quando è iniziato, in via sperimentale, pur tra innumerevoli difficoltà finanziarie, il progetto non solo ha continuato a vivere ma ha preso gradualmente corpo grazie al coinvolgimento, sempre più partecipato, di numerosi docenti, volenterosi neolaureati e dottorandi di ricerca e, soprattutto, all'impegno costante di altrettanti numerosi detenuti.
Grazie poi all'esperienza di 'Università in carcere' - ha proseguito - l'Ateneo di 'Tor Vergata' nell'anno accademico 2018-2019 ha avviato il Master di I livello, 'Mediatori del disagio penitenziario', rivolto a tutte quelle figure professionali impegnate nel lavoro nel mondo carcerario per accrescerne le competenze e offrire strumenti idonei ad affrontare le relative complessità e le diverse forme di disagio che si manifestano nelle carceri. A breve, partirà la seconda edizione, prevista per l'a.a. 2020-2021".
Il tema del diritto allo studio e delle attività di formazione universitaria in carcere sarà oggetto di un convegno "Libertà di studiare: l'Università in carcere", organizzato dalla Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (il prossimo 28 novembre), al quale parteciperà anche l'Università di Roma "Tor Vergata" e dove sarà presente la Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (Cnupp), istituita presso la Crui. Le macro-aree/facoltà coinvolte nel progetto "Università in carcere" all'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" sono:
Giurisprudenza, con i corsi di laurea in Giurisprudenza (laurea magistrale a ciclo unico) e Scienze dell'Amministrazione e delle Relazioni Internazionali (laurea triennale); Lettere e Filosofia, con i corsi in Beni Culturali, Lettere (laurea triennale), Scienze dell'Informazione, della comunicazione e dell'editoria, Musica e Spettacolo (laurea magistrale); Economia, con i corsi in Economia e Management ed Economia e Finanza (laurea triennale); Medicina e Chirurgia con il corso di laurea triennale in Scienze Motorie.
I detenuti della Casa Circondariale di Frosinone possono accedere, almeno per il momento, soltanto al corso di laurea triennale in Lettere (Macro-area di Lettere e Filosofia), e al corso di laurea in Scienze Motorie (Medicina e Chirurgia). Nell'anno accademico 2018/2019, che si è appena concluso, si sono iscritti 59 detenuti iscritti all'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", di cui 50 in regime di detenzione presso la Casa Circondariale di Rebibbia e 9 presso quella di Frosinone.
gonews.it, 21 novembre 2019
"Scrittura d'evasione", il corso di scrittura creativa promosso da Arci Firenze, giunto alla sua quinta edizione. Il progetto di animazione sociale e culturale rivolto alla popolazione carceraria, ideato e condotto dalla scrittrice Monica Sarsini, torna dopo i successi delle passate edizioni ed anche quest'anno porterà nelle aule della scuola carceraria di Sollicciano scrittori, giornalisti e documentaristi in un ciclo di 20 incontri settimanali che da gennaio fino a maggio coinvolgerà un gruppo formato da detenuti e partecipanti esterni.
Per questa quinta edizione il motore della narrazione richiesta ai partecipanti sarà il tema del Viaggio con tutte le sue numerosissime implicazioni, dirette ed indirette, presenti nella vita di ognuno di noi. Il tema sarà sviluppato attraverso lezioni frontali e laboratori in cui si lavorerà sui testi elaborati dai partecipanti, ma anche incontri con scrittori, attori e docenti universitari, per offrire ai partecipanti una grande opportunità di confronto, formazione e crescita: uno strumento prezioso per imparare ad ascoltare se stessi e gli altri, per poi raccontare e raccontarsi.
Tra i nomi degli ospiti di questa edizione lo scrittore romano Tommaso Giagni, la giovane scrittrice di romanzi già premiata col Premio Brancati Giulia Caminito ma anche Augusta Brettoni ed il giornalista ed esperto di comunicazione Gioacchino De Chirico. In seguito all'esperienza del laboratorio di scrittura creativa nella sezione femminile, dal 2016 Monica Sarsini insieme ad Arci Firenze ha progettato un corso di scrittura creativa anche nella sezione maschile del carcere di Sollicciano, dove questa attività non era ancora stata prevista in modo continuativo.
La successiva ulteriore idea di aprire il corso anche a persone esterne ha creato uno scambio attivo ed importante per i due mondi separati, partendo dal principio base che la lettura e la scrittura non sono attività solitarie e isolate, ma creano la possibilità di una riflessione collettiva.
Un progetto, quello di "scrittura d'evasione", su cui il Comitato fiorentino di Arci crede ed investe da anni con convinzione, proprio per la sua capacità di coniugare quei valori di inclusione, umanità, solidarietà, cultura e partecipazione su cui l'Associazione si fonda. Il corso sarà gratuito per tutti i partecipanti. Una novità rispetto agli scorsi, grazie anche al contributo del Comune di Firenze nell'ambito del progetto "realizzazione attività di animazione culturale e socializzazione a favore della popolazione carceraria del Nuovo Complesso Penitenziario di Sollicciano e della Casa Circondariale maschile Mario Gozzini" realizzato in Rti con Cat (Capofila) e Arci Firenze (partner).
Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione e al sostegno dell'Istituto Cpia 1 Firenze, dei suoi docenti e della scuola carceraria. Come nelle passate edizioni, l'emittente fiorentina Novaradio di cui Arci Firenze è editore, trasmetterà al termine del corso degli estratti dai racconti.
Chi è l'autrice Monica Sarsini è nata a Firenze e vive nelle campagne vicino alla città. Scrittrice e artista visiva, ha esposto in numerose personali e collettive, in Italia e all'estero, e ha realizzato installazioni, performance e scenografie per spettacoli teatrali d'avanguardia. Tra le sue numerose pubblicazioni: "Crepacuore" (1985); "Crepapelle" (1988); "Crepapancia" (1996) per l'edizione Scheiwiller.
Tiene corsi di scrittura nella sezione maschile e in quella femminile del carcere di Sollicciano. Da questi ultimi sono nate ben tre raccolte: "Alice nel paese delle domandine" (2011) "Alice, la guardia e l'asino bianco" (2013) e l'ultimo appena uscito "Racconti dalla Casa di Nessuno" pubblicate dalla casa editrice Le Lettere. Quando? Le lezioni si svolgono nella scuola carceraria di Sollicciano, tutti i martedì dalle 10.30 alle 12.30, a partire dal 14 gennaio 2019. Le iscrizioni scadono giovedì 5 dicembre.
Come iscriversi Tutte le informazioni sul calendario e in merito alle modalità di iscrizione si possono richiedere all'indirizzo:
immediato.net, 21 novembre 2019
Dopo il primo laboratorio con gli studenti, giovedì 21 novembre Daniela d'Elia e Maria Del Vecchio incontreranno i detenuti. Grande successo per il primo appuntamento di preparazione a "La voce del mare", la rassegna di belle parole ideata da Daniela d'Elia - e organizzata da Comune di Foggia - Assessorato alla Cultura e Assessorato alla Pubblica Istruzione, Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, Rotary Club Foggia, Biblioteca Magna Capitana, Casa d'Arte - Casa D'E, con il sostegno di Provveditorato agli Studi di Foggia, Confcommercio Foggia, L.I.P.S. (Lega Italiana Poetry Slam), Confcommercio Foggia e Federeventi - in programma dal 13 al 15 dicembre 2019 (e non dal 29 novembre al 1° dicembre, come precedentemente comunicato) nell'Auditorium Santa Chiara a Foggia. Il laboratorio di poesia, svoltosi il 15 novembre scorso nell'aula magna dell'istituto tecnico "Notarangelo-Rosati" di Foggia, ha visto la partecipazione di ben 250 ragazzi, guidati nella mattinata poetica dalle poetesse Daniela d'Elia e Maria Del Vecchio. "Per me la poesia è rivoluzione, sovverte, aiuta a far venir fuori la voce vera di ognuno di noi, anche degli adolescenti", ha affermato Daniela d'Elia.
E il moto travolgente, preparatorio a "La voce del mare", continua giovedì 21 novembre, giorno in cui Daniela d'Elia e Maria Del Vecchio torneranno in carcere per dare continuità al progetto "La via d'uscita: la Poesia" che nei mesi di maggio e giugno scorso ha coinvolto 15 detenuti della Casa Circondariale di Foggia e diversi poeti del territorio.
L'iniziativa, ideata da Daniela d'Elia, è stata resa possibile grazie all'esperienza della giornalista Annalisa Graziano, operatrice del Csv Foggia; alla sensibilità di Anna Paola Giuliani, Assessore alla Cultura del Comune di Foggia e alla disponibilità della responsabile dell'Area Educativa del carcere di Foggia, Giovanna Valentini. "Noi siamo molto felici di dare continuità a questo progetto nato per regalare, attraverso i componimenti poetici, momenti di "evasione" e analisi introspettiva che possano favorire nei detenuti una valutazione critica del vissuto e del proprio operato", dichiara d'Elia. I componimenti dei detenuti saranno declamati durante la 2 edizione de "La voce del mare".
Linee guida di partecipazione a "La voce del mare": i poeti che vorranno declamare un proprio componimento durante il Corteo Poetico del 13 dicembre devono inviare l'adesione a
expartibus.it, 21 novembre 2019
Dal 22 al 24 novembre mostre fotografiche e pittoriche, film, opere teatrali, libri e percorsi di lettura, realizzati all'interno degli istituti penitenziari italiani. La manifestazione "Con lo sguardo di dentro": Matera 2019, capitale europea della cultura. Diritto di accesso e partecipazione dei detenuti alla vita culturale della comunità, organizzata dal Cesp-rete delle scuole ristrette e Fondazione Matera Basilicata 2019 e il sostegno del Mibac, vuole essere la narrazione del percorso di ricerca compiuto dai docenti e dagli studenti della rete delle scuole ristrette nell'ambito dei Laboratori interdisciplinari e di Educazione diffusa che la rete ha progettato e realizzato.
Le tre giornate seminariali, che si svolgeranno presso il Teatro Comunale Guerrieri di Matera il 22, 23 e 24 novembre prossimi, presentano mostre fotografiche e pittoriche, film, opere teatrali, libri e percorsi di lettura, realizzati all'interno degli istituti penitenziari di riferimento dei docenti della rete.
Si inizia con le mostre, che rimarranno esposte nei locali del Teatro Comunale Guerrieri di Matera per le tre giornate. Mostre di pittura: i ritratti ad acquerello di detenuti e sorveglianti della Casa di Reclusione di Spoleto, dell'artista Paola de Rose, i cui 'Sguardi, da dentro' accompagnano gli spettatori nel viaggio e 'I Tarocchi reclusi', i 21 arcani maggiori delle carte, realizzati nella Bottega di Pittura del maestro Piero Sacchi, interna al penitenziario, dai detenuti della Casa di Reclusione San Michele di Alessandria. Una ricerca basata sulla presenza dei tarocchi come esperienza culturale nella vita dei detenuti e sulla necessità di individuare identità simboliche capaci di rappresentare il detenuto artista.
Si prosegue con gli scatti di backstage e ritratti di Viniie Porfilio, 'Lo sguardo di dentro' realizzati durante lo spettacolo 'Nessuno' al 60' festival dei 2 Mondi di Spoleto e le Fotocomposizioni di Bruno Appiani, Monica Dorato e Valter Ravera Tra il dentro e l'Inferno di Dante dei laboratori di Artiviamoci, che hanno riprodotto insieme agli allievi "ristretti" le parti più significative della Divina Commedia, realizzando ritratti che hanno interpretato i sentimenti dei canti danteschi.
La mostra 'Riscatti' è invece frutto di un laboratorio che il fotografo pratese Andrea Abati ha condotto con i detenuti della Casa Circondariale La Dogaia durante l'attività didattica del Centro Provinciale Istruzione Adulti di Prato, nel corso del quale sono state selezionate opere di pittori appartenenti ad un periodo che va dal XV al XIX secolo, che sono diventate la base per un serio gioco di interpretazione e sostituzione, nel quale i detenuti si ritraggono nella stessa posa e con la stessa luce usata per il personaggio protagonista del dipinto da loro scelto.
Si continua con la sezione proiezioni: la prima dedicata alle donne in carcere, come contributo e partecipazione della rete alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, con la proiezione del lavoro teatrale Desdemona non deve morire, della Compagnia gli Scatenati - Teatro dell'Arca - Teatro Necessario, realizzato dai detenuti della Casa di Reclusione di Marassi - Genova e, nella giornata successiva del 23 novembre, del Film Sezione Femminile, per la regia di Eugenio Melloni, film che nasce da un laboratorio di cinema tenutosi all'interno del Carcere femminile di Bologna, un'elaborazione artistica e toccante della prigionia e della solitudine.
Accanto a queste Maria e la Luna di Egle Mazzamuto, viaggio tra la violenza e la poesia delle anime vaganti, nella quale Maria, anima che popola una delle tante zone fatiscenti di Palermo, delinea gli ultimi momenti della sua umile vita di ragazza richiusa in un "carcere" sociale in cui la sottomissione di genere e la violenza divengono pane quotidiano.
In posizione centrale nelle produzioni della rete, si collocano poi le azioni teatrali, accesso con Passaporto per Matera 2019 e prenotazione, della Compagnia #SIneNOmine della Casa di Reclusione di Maiano / Spoleto, direttore artistico e regista Giorgio Flamini, che presenta due lavori, il 'Cantico dei Cantici' nella versione laica di Guido Ceronetti, con 3 detenuti, due attrici e musica registrata, un mezzosoprano e 'Storia vera 'e capite comm'è', già rappresentato nell'ambito del Festival dei 2 Mondi da #SIneNOmine con un adattamento sul romanzo in due libri 'La Storia Vera', racconto fantastico scritto in forma immaginaria e autobiografica da Luciano di Samosata, unito a Pinocchio di Collodi e alle città invisibili di Calvino.
Un contributo importante proviene dalla Fundacja Jubilo, Wroclaw - Polonia, capitale europea della cultura 2016, direttore artistico e regista Diego Pileggi che presenta, con attori detenuti del penitenziario di Wroclaw, Kain in Absentia - Installazione performativa presentata per la prima volta a Poznan nell'aprile 2019, all'interno del VI Festival nazionale polacco di teatro in carcere, accesso con Passaporto per Matera 2019 e prenotazione.
Durante questa occasione l'installazione ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria del Festival con la seguente motivazione: "Per la toccante interpretazione della tematica di 'Caino e Abele', la proposta di una forma alternativa alla presenza dal vivo ed il costante atteggiamento degli attori".
All'interno di questa cornice si svolgerà il seminario, che inizierà nel pomeriggio, con i docenti delle scuole della rete che faranno il punto sui laboratori formativi-interattivi, da quelli teatrali a quelli di lettura alle biblioteche carcerarie, con la presentazione del libro di un ergastolano, Pierdonato Zito, 'Indimenticabile padre: ricordi di un ergastolano', che sarà presente in sala, insieme al Magistrato di sorveglianza Margherita Di Giglio e la presentazione del teaser, del cast del docu-film 'Lo cunto dei ristretti' in corso di produzione, con finanziamento Monitor 440 2018-2019 Miur - Mibact Prodotto da Rete delle scuole ristrette e Cesp.
Al termine del seminario la rete delle scuole ristrette dopo un anno vissuto all'insegna della cultura trarrà un Bilancio dell'attività della rete e traccerà le linee degli interventi futuri. Lì dove non specificato, l'accesso agli appuntamenti è libero fino ad esaurimento posti. La prenotazione degli spettacoli che richiedono il Passaporto per Matera 2019 è disponibile sul sito materaevents.it o presso L'Infopoint di Matera 2019.
di Carlo Marroni
Il Sole 24 Ore, 21 novembre 2019
Papa Francesco sta cercando di mettere a punto una piattaforma di princìpi che coniughi l'agire morale con la sostenibilità economica perché "la persona fragile, vulnerabile, si trova indifesa davanti agli interessi del mercato divinizzato, diventati regola assoluta".
Quando il mercato diventa una divinità intoccabile è la democrazia stessa a essere a rischio. E innesca il meccanismo perverso della "irrazionalità punitiva", un male da estirpare dentro le società democratiche. L'agenda economica di Papa Francesco si arricchisce di elementi nuovi e costruisce una cornice giuridica attorno al messaggio pastorale di un sistema economico inclusivo e sostenibile, che ribalti la deriva dell'usa e getta, dello scarto, non solo alimentare, ma anche umano.
Negli ultimi giorni (e lo farà anche nel viaggio in Tailandia e Giappone, in corso) è tornato sui temi sociali, ed è chiaro come Bergoglio stia stringendo sull'agenda, facendone un vero e proprio "manifesto" in progressione, per il summit di Assisi del marzo 2020, che avrà l'obiettivo di riscrivere una grammatica economica inclusiva.
L'obiettivo, che diventa sempre più chiaro via via che passa il tempo, non è solo ribadire i capisaldi della Dottrina sociale della Chiesa, declinati dal Papa nei vari documenti fondanti del pontificato - Evangelii gaudium, Laudato si' e Oeconomicae et pecuniariae quaestiones - ma creare una piattaforma originale di princìpi che possa essere non solo buona e giusta, ma anche economicamente sostenibile. Nei giorni scorsi Francesco ha parlato agli oltre seicento partecipanti al XX congresso mondiale dell'Associazione internazionale di diritto penale, sul tema "Criminal Justice and Corporate Business" - guidati da Paola Severino, vicepresidente della Luiss e presidente dell'Aidp gruppo italiano - con un articolato discorso destinato a lasciare una traccia nella dottrina giuridica.
"La persona fragile, vulnerabile, si trova indifesa davanti agli interessi del mercato divinizzato, diventati regola assoluta. Oggi, alcuni settori economici esercitano più potere che gli stessi Stati: una realtà che risulta ancora più evidente in tempi di globalizzazione del capitale speculativo. Il principio di massimizzazione del profitto, isolato da ogni altra considerazione, conduce a un modello di esclusione che infierisce con violenza su coloro che patiscono nel presente i suoi costi sociali ed economici, mentre si condannano le generazioni future a pagarne i costi ambientali.
La prima cosa che dovrebbero chiedersi i giuristi oggi è che cosa poter fare con il proprio sapere per contrastare questo fenomeno, che mette a rischio le istituzioni democratiche e lo stesso sviluppo dell'umanità", ha detto il Papa. Che su questo tracciato è andato oltre: "In concreto, la sfida presente per ogni penalista è quella di contenere l'irrazionalità punitiva, che si manifesta, tra l'altro, in reclusioni di massa, affollamento e torture nelle prigioni, arbitrio e abusi delle forze di sicurezza, espansione dell'ambito della penalità, la criminalizzazione della protesta sociale, l'abuso della reclusione preventiva e il ripudio delle più elementari garanzie penali e processuali".
Ai giuristi Bergoglio ha chiesto di lavorare nella direzione di "una giustizia penale restaurativa" visto che le società "sono chiamate ad avanzare verso un modello di giustizia fondato sul dialogo, sull'incontro". Ecco la saldatura tra l'ingiustizia del sistema economico che produce la progressiva marginalizzazione e la reazione punitiva di chi detiene il monopolio della forza. E il pensiero qui va a quanto sta accadendo in molte parti del mondo, proteste di piazza macchiate di sangue che Bergoglio non può citare: Cile, Libano e Iran, per non parlare di Hotig Kong, solo per ricordare le più eclatanti di questi giorni. "Una delle maggiori sfide attuali della scienza penale è il superamento della visione idealistica che assimila il dover essere alla realtà.
L'imposizione di una sanzione non può giustificarsi moralmente con la pretesa capacità di rafforzare la fiducia nel sistema normativo e nella aspettativa che ogni individuo assuma un ruolo nella società e si comporti secondo ciò che da lui ci si attende". In qualche modo con l'incontro di Roma il Papa arruola nel percorso di ripensamento alla radici delle scienze economiche applicate anche i giuristi (penali, in questo caso) e Paola Severino accoglie l'invito: "Serve una giustizia che sia umanizzatrice e riconciliatrice" e che abbia una costante attenzione al carcere, consentendo "il possibile e pieno recupero del condannato all'interno della comunità di riferimento".
Parole sulla linea della pastorale papale, e che riportano rapidamente al cuore del "manifesto", il danno sociale dei delitti economici. "Una delle frequenti omissioni del diritto penale, conseguenza della selettività sanzionatoria, è la scarsa o nulla attenzione che ricevono i delitti dei più potenti, in particolare la macro-delinquenza delle corporazioni. Il capitale finanziario globale è all'origine di gravi delitti non solo contro la proprietà ma anche contro le persone e l'ambiente. Si tratta di criminalità organizzata responsabile, tra l'altro, del sovra-indebitamento degli Stati e del saccheggio delle risorse naturali del nostro pianeta".
Quindi il diritto penale non può rimanere estraneo a condotte in cui, approfittando di situazioni asimmetriche, si sfrutta una posizione dominante a scapito del benessere collettivo: "Questo succede, per esempio, quando si provoca la diminuzione artificiale dei prezzi dei titoli di debito pubblico, tramite la speculazione, senza preoccuparsi che ciò influenzi o aggravi la situazione economica di intere nazioni. Si tratta di delitti che hanno la gravità di crimini contro l'umanità, quando conducono alla fame, alla miseria, alla migrazione forzata e alla morte per malattie evitabili, al disastro ambientale e all'etnocidio dei popoli indigeni".
Un diritto penale, quindi, dinamico verso uno scenario nuovo dell'economia globale, che deve al suo interno sviluppare modelli economici più equi "che consentano a ogni persona di avere parte delle risorse di questo mondo e di poter realizzare le proprie potenzialità", ha detto ai membri del Consiglio per un capitalismo inclusivo - iniziativa nata all'interno del dicastero dello Sviluppo umano integrale, guidato dal cardinale Peter Turkson - tra cui anche l'imprenditore umbro Brunello Cucinelli, coinvolto con la sua azienda di Borgo di Solomeo in "Percorsi Assisi", scuola di economia che due mesi fa è stata un po' il preludio del grande incontro del prossimo marzo.
"Uno sguardo alla storia recente, in particolare alla crisi finanziaria del 2oo8, ci mostra che un sistema economico sano non può essere basato su profitti a breve termine a spese di uno sviluppo e di investimenti produttivi, sostenibili e socialmente responsabili a lungo termine", ha ribadito Francesco. "L'aumento dei livelli di povertà su scala globale testimonia che la disuguaglianza prevale su un'integrazione armoniosa di persone e nazioni. È necessario e urgente un sistema economico giusto, affidabile e in grado di rispondere alle sfide più radicali che l'umanità e il pianeta si trovano ad affrontare".
Bergoglio ha ricordato che "l'attività imprenditoriale è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti", ma anche che "il vero sviluppo non può limitarsi alla sola crescita economica, ma deve favorire la promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo".
Questo significa "molto di più che far quadrare i bilanci, migliorare le infrastrutture o offrire una più ampia varietà di beni di consumo. Comporta piuttosto un rinnovamento, una purificazione e un rafforzamento di validi modelli economici basati sulla nostra personale conversione e generosità nei confronti dei bisognosi. Un sistema economico privo di preoccupazioni etiche non conduce a un ordine sociale più giusto, ma porta invece a una cultura "usa e getta" dei consumi e dei rifiuti".
di Simona Musco
Il Dubbio, 21 novembre 2019
I risultati della squadra speciale del ministero della Giustizia. Parla il Guardasigilli: "Nessuno può insinuare che non ci sia volontà di parlare di questi argomenti. Per la prima volta c'è qualcuno che toglie la benda allo Stato". È la "prima volta" che "lo Stato si toglie la benda che ha avuto finora e apre gli occhi per guardare a 360 gradi la situazione". Lo ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, affermando che "sul tema degli affidi la maggioranza politica che oggi è al governo ha la massima concentrazione".
"In un momento in cui qualcuno osa insinuare che non ci sia volontà di parlare di queste tematiche, cancelliamo questo dubbio: la maggioranza politica ha concentrazione massima non solo per parlarne, ma anche per agire concretamente, tutti uniti e compatti". Quello del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede sembra quasi una manovra per compattare la maggioranza, dopo gli scossoni degli ultimi giorni e in risposta a chi, fino a ieri, era al governo.
Il pretesto, con due settimane di anticipo sulla tabella di marcia, viene dal "Caso Bibbiano", con i primi risultati della Task Force voluta dal ministero per monitorare il sistema degli affidi. E i numeri grezzi della fase uno - per la "prima volta" in cui "lo Stato si toglie la benda" -, per quanto freddi "non sono allarmanti", assicura Bonafede: nel periodo dal primo gennaio 2018 al 30 giugno 2019, i minori allontanati dai propri genitori sono stati, complessivamente, 12.338, circa 23 al giorno, su un totale di 9,8 milioni di bambini e adolescenti, dei quali 1540, poi, conclusi con un rientro nella famiglia d'origine, ovvero il 12,5%.
Numeri, al momento, privi di valutazione qualitativa: "dobbiamo capire le condizioni di disagio sociale - ha sottolineato il guardasigilli. Ma è la prima volta che il ministero ha la possibilità di avere questi dati". Ma cosa dice l'indagine circa i fatti dell'inchiesta "Angeli e Demoni"? E 12.338 affidi sono troppi o pochi? Impossibile, al momento, rispondere, giura il ministro.
Ma un dato certo, dall'Emilia Romagna, viene dato dal presidente del tribunale dei minori di Bologna: nello stesso periodo monitorato dal ministero, in Emilia gli allontanamenti sono stati 249 e di questi circa la metà dei ragazzi sono rientrati in famiglia. "Numeri bassissimi", ha commentato il giudice Giuseppe Spadaro.
Il monitoraggio ha consentito di verificare anche la natura degli stessi affidamenti: 8.722 sono stati disposti da un tribunale, mentre la parte restante dagli altri uffici. E il collocamento in comunità dipende dalla mancanza di famiglie disposte ad accoglierli o su precisa richiesta degli stessi minori, in particolare gli adolescenti. Dati che arrivano da un monitoraggio su 213 uffici su 224, ossia il 95% del totale. Negli stessi 18 mesi, inoltre, sono state 5.173 le ispezioni ordinarie o straordinarie effettuate negli istituti di assistenza pubblici o privati, ossia a circa 9 al giorno.
"La squadra si era data compiti importanti e ambiziosi - ha spiegato Bonafede - ovvero il monitoraggio dell'applicazione della normativa, la raccolta di proposte e la creazione di una banca data nazionale degli affidi". Un monitoraggio che rischiava di essere interrotto dalla crisi di governo, "la mia più grande paura", ha confidato Bonafede.
Ma il ministro è riuscito a concludere ieri la fase uno, restituendo intanto l'entità del fenomeno. "Non agiamo per allarmare qualcuno", anzi, "non è un dato allarmante ha spiegato -. Vogliamo, semmai, tranquillizzare i cittadini, dicendo che c'è una maggioranza politica che concentra l'attenzione, per la prima volta, proprio sui bambini, per garantire un sistema che protegge bambini e famiglie". Le criticità riguardano l'eterogeneità delle esperienze e lo spezzettamento del percorso del minore, che risulta, così, non sempre sotto controllo.
La fase due sarà perciò caratterizzata da un lavoro di riflessione sui numeri, sullo sviluppo della banca dati e sullo studio di nuove possibili linee d'azione per rendere l'attuazione delle leggi omogenea. "È necessario prevedere un termine di scadenza dell'affidamento, salvo proroghe, con un monitoraggio semestrale ha aggiunto. Serve una revisione della disciplina dei collocamenti, con una tempestiva valutazione da parte del tribunale dei minori e un protocollo normativo peri provvedimenti d'urgenza che non tolga il controllo allo Stato in nome dell'emergenza".
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 21 novembre 2019
La ministra Lamorgese: decreto entro Natale. Permessi, si allenta la stretta. E le sanzioni per le navi di soccorso passano da un milione a 50 mila euro. Il decreto sicurezza ter arriverà prima di Natale e spazzerà via le megamulte fino ad un milione di euro e le confische delle navi che Matteo Salvini aveva introdotto per mettere fuori gioco le Ong che avessero osato violare il suo divieto di ingresso in acque territoriali per sbarcare in Italia i migranti.
Ma non solo: ripristinando quella che fonti del Viminale definiscono l'irrinunciabile "cornice degli obblighi costituzionali e internazionali" relativi al diritto d'asilo, si riaprono in qualche modo le maglie della protezione umanitaria ormai crollata dal 28 all'i per cento dei casi in esame. Questo, almeno, nelle intenzioni della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese che, con gli uffici legislativi del Viminale, ha messo a punto le modifiche promesse sia al primo che al secondo decreto sicurezza, seguendo le precise indicazioni che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva affidato alle lettere che hanno accompagnato la firma di entrambi i decreti.
"È già pronto uno schema di provvedimento, ne devo parlare in Consiglio dei ministri. Posso già dire che nel testo saranno inserite modifiche connesse alle osservazioni pervenute dal presidente della Repubblica", ha annunciato ieri la ministra in commissione Affari Costituzionali della Camera. Ben sapendo che la strada che dovrà portare il provvedimento in Consiglio dei ministri prima di Natale non sarà affatto facile.
Lamorgese ha fatto il suo lavoro, tecnico-giuridico, ma la decisione ultima sarà collegiale e politica. E si prevede un confronto acceso tra le due anime del governo, con il Pd che vorrebbe scardinare l'impianto salviniano e il M5S che resiste. Per questo, prima di arrivare ad un testo, lo schema di modifiche proposto dal Viminale sarà oggetto di confronto con il premier Conte e i capidelegazione di Pd e M5S. La Lega va all'attacco: "Pronti alle barricate, in aula e in piazza".
"Sproporzionate rispetto ai comportamenti", le aveva definite il Capo dello Stato nella lettera inviata al premier Conte e ai presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati firmando il decreto bis che, accogliendo un emendamento, aveva portato fino a un milione di euro le sanzioni. La modifica proposta è quella di ritornare alle multe previste nella originaria formulazione, da 10.000 a 50.000 euro e tornando a tenere in debita considerazione, per l'eventuale confisca delle navi, la reiterazione della violazione dell'eventuale divieto di ingresso in acque territoriale.
Con una chiara tipizzazione dei mezzi che possono essere oggetto di multe e con il riferimento al dovere di soccorrere i naufraghi. Si corregge il tiro anche sul primo decreto sicurezza con il chiaro ripristino, nell'esame delle richieste di protezione, della cornice normativa della Costituzione italiana e del diritto internazionale. Non è il ritorno del permesso umanitario ma le commissioni dovranno tenere in debito conto il rispetto nei Paesi d'origine dei migranti delle libertà democratiche.
L'oltraggio a pubblico ufficiale Torna la non punibilità per "particolare tenuità del fatto" che era stata abolita e soprattutto la differenza tra l'offesa rivolta ai tutori dell'ordine pubblico (e ai magistrati) rispetto a quella nei confronti di funzionari pubblici.
Reuters, 21 novembre 2019
La denuncia arriva da uno studio delle Nazioni Unite che rileva inoltre come ogni anno 300.000 bimbi entrano nei centri per migranti di 80 Paesi. Oltre sette milioni di bambini nel mondo vivono in centri di detenzione per profughi, in luoghi di custodia come commissariati, in prigioni o altri luoghi di detenzione. "Privare della libertà un bambino significa negargli l'infanzia", ha sottolineato l'esperto dell'Onu Manfred Nowak presentando un rapporto delle Nazioni Unite sul tema. Lo studio rileva inoltre come ogni anno 300.000 bimbi entrano nei centri per migranti di 80 Paesi. Bambini privati della libertà che diventano invisibili alla stragrande maggioranza della società e il cui destino rappresenta una grave violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo.
Si tratta di bambini che appartengono ai gruppi più vulnerabili, discriminati, esclusi e dimenticati nelle nostre società contemporanee. Provengono dai livelli più poveri della società, appartengono a minoranze etniche e religiose, popolazioni indigene, famiglie di migranti o rifugiati, sono bambini con disabilità mentali o fisiche, spesso separati o abbandonati dai genitori e costretti a vivere per strada.
Questi bambini sono spesso vittime di abusi, negligenza e sfruttamento. "Invece di crescere con le loro famiglie o in un ambiente familiare nel contesto dei sistemi di protezione dei minori, vengono trattenuti in istituti di giustizia penale o in centri di detenzione e crescono senza libertà", sottolinea il rapporto.
È inoltre in grave aumento, secondo l'Onu, il numero dei bambini detenuti nei Paesi coinvolti in conflitti armati o dove permangono gravi problemi di sicurezza nazionale. Si tratta spesso di un aumento dovuto a misure antiterrorismo particolarmente dure "che includono il trattenere e perseguire i bambini per attività online, compresi i messaggi di Facebook e Twitter".
Più in generale, il rapporto sottolinea come almeno 410.000 bambini siano detenuti ogni anno in carceri e centri di detenzione in cui la violenza è "endemica". Questa cifra non include il milione di bambini trattenuti, in molti paesi, ogni anno dalla polizia. Di questi molti sono accusati di reati come l'assenteismo scolastico, la disobbedienza e il consumo di alcol prima dell'età legale. Il rapporto delle Nazioni Unite segnala infine come la privazione della libertà peggiora la salute dei bambini, causando ansia, depressione, pensieri suicidi e stress post-traumatico.
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