di Elena Stancanelli
La Stampa, 8 settembre 2019
È il fratello di un pentito di camorra l'uomo che ha preso a calci un bambino di tre anni che si era avvicinato alla carrozzina dove dormiva la figlia. L'hanno subito allontanato da Cosenza, dove è avvenuto il fatto, per questioni di sicurezza.
Lo diciamo, anche se nessuno l'avrà presa in considerazione come attenuante. Non credo che abbia pensato che quel bambino, di origine marocchina, fosse affiliato, un sicario, latore di qualche messaggio. Ripetiamolo: tre anni. Né che la sua mano potesse in qualche modo mettere a repentaglio la vita della figlia, rovesciare la carrozzina, compiere un rapimento. E allora cosa? Cosa ti scatta in testa e ti fa compiere un gesto così violento e così inutile?
Non sappiamo cosa sia accaduto, se quell'uomo, subito dopo, abbia tentato di minimizzare o se lo abbia rivendicato. Sappiamo però che la moglie era presente e che altri si sono ribellati, lo hanno insultato, hanno testimoniato e permesso così l'identificazione. Di fronte alla violenza sui bambini tutti si indignano, da destra a sinistra. Persino i più razzisti non hanno faticato a rivelare l'incredibile mostruosità di quel gesto. E allora cosa?
Il bambino era di origine marocchina, e quindi avrà avuto un colore della pelle, un aspetto leggermente diverso dall'uomo che l'ha preso a calci. Simile a quello delle persone che ci sentiamo in diritto di trattare come fossero inferiori a noi. Non c'entra il denaro, il lavoro, l'invasione. In questo caso non funziona la formula secondo la quale la loro presenza va ostacolata perché toglie spazio.
L'ho già detto, stiamo parlando di un bambino di tre anni. C'entra il bisogno di mantenere delle sacche di cieco privilegio, dei luoghi nei quali tutto è permesso perché chi sta dall'altra parte è, semplicemente, in una condizione di inferiorità. Prima le donne e i bambini. Li facciamo scendere dalle navi avanti agli altri, apprestiamo corsie privilegiate nelle code degli aeroporti, se c'è da scegliere chi salvare li mandiamo per primi sulle scialuppe. E poi li pestiamo.
Le donne e i bambini. Perché è più facile, si difendono peggio. Sono come scatole, muri. Li prendiamo a pugni e non reagiscono, e noi ci sfoghiamo. Qualche volta muoiono, ma di solito no. Si ammaccano, proprio come i muri, e le scatole. A volte, perché funzioni ancora meglio come sfogo, troviamo delle ragioni.
Michele Amitrano, per esempio, protagonista del romanzo di Niccolò Ammaniti "Io non ho paura", viene picchiato da sua madre perché è rientrato tardi. Poi viene minacciato dal padre che lo avverte: se torni a cercare il bambino nel buco ti ammazzo di botte. Il bambino è Filippo, rapito da una banda di balordi nella quale è coinvolto anche il padre.
Ma Michele ci va lo stesso, perché ha promesso a quel mucchio di stracci lurido, coi capelli biondi impiastricciati di terra, che lo aiuterà a uscire da lì. Il finale, a chi non avesse ancora letto il libro, non lo dico. Ma non vince nessuno. Perché diventa sempre più difficile pestare donne e bambini impunemente. Così troviamo dei sotterfugi: le donne le pestiamo ma poi diciamo che è stato un raptus, troppo amore, colpa loro.
E per quanto riguarda i bambini, pestiamo quelli degli altri, che è un po' meno brutto. Ci domandiamo perché la presenza di stranieri ci ha reso peggiori, in che modo ha tirato fuori le nostre paure che tenevamo a bada. Una risposta possibile è che ha creato nuove vittime per carnefici disoccupati, per sfaccendati della violenza. Cosa c'è di più vulnerabile di un bambino con la pelle scura? E pazienza se ha solo tre anni.
di Caterina Galloni
blitzquotidiano.it, 8 settembre 2019
In Texas, Billy Jack Crutsinger, detenuto nel braccio della morte nel penitenziario di Huntsville, e condannato nel 2003 per l'omicidio di Pearl Magouirk, 89 anni e della figlia Patricia Syrenat, 71, è stato giustiziato con un'iniezione letale.
Crutsinger, 64 anni, prima che gli inoculassero il liquido letale ha fatto un ultimo discorso di quattro minuti, dicendo che gli sarebbero mancati i "pancakes" ma che "il posto dove andrò è multi colore", secondo quanto riportato da Houston Chronicle. Crutsinger, infine ha aggiunto: "Ora sono in pace e pronto a raggiungere Gesù e la mia famiglia".
Dopo 13 muniti dall'iniezione letale è stato dichiarato il decesso. Il 6 aprile 2003 dopo essere entrato nella casa di Magouirk e Syrenat, che conoscevano il Crutsinger e gli avevano precedentemente offerto lavoro, aveva ucciso le donne. Era stato arrestato a Galveston mentre in diversi bar utilizzava la carta di credito di Syrenat: aveva confessato di aver ucciso le donne per impossessarsi dei loro beni e aggiunto dove avrebbero trovato le prove.
Gli investigatori avevano rilevato il Dna di Crustsinger su un coltello trovato in un bagno della casa delle vittime, all'interno dell'auto di Syrenat e su abiti da uomo trovati in un bidone della spazzatura accanto al veicolo, come era emerso dai documenti del tribunale. Lydia Brandt, avvocato difensore di Crutsinger, aveva chiesto - senza successo - alla U.S. Supreme Court di impedire l'esecuzione.
La Brandt aveva affermato che il precedente avvocato difensore era incompetente, non aveva parlato dei problemi di Crutsinger: tre matrimoni falliti, perdita di controllo a causa dell'alcol. Tre mesi prima dell'omicidio era un senzatetto disperato, la moglie lo aveva cacciato da casa e la madre aveva smesso di aiutarlo.
Sembra che Crutsinger abbia avuto un attacco d'ira da ubriaco dopo aver realizzato che le vittime non avrebbero potuto offrirgli abbastanza lavoro così da risollevarlo finanziariamente. Nel 2019, Crutsinger è stato il quinto detenuto in Texas, e il quattordicesimo negli Stati Uniti, a essere giustiziato, secondo il Death Penalty Information Center. Da quando nel 1976 la Corte Suprema ha ripristinato la pena di morte, il Texas è lo stato più attivo degli USA nelle esecuzioni, attualmente sono previste altre 10 entro l'anno.
di Danilo Loria
strettoweb.com, 7 settembre 2019
La proposta di Agape, Libera e Forum associazioni familiari. "La storia del ragazzino di 8 anni di Gioia Tauro iniziato al mondo del narcotraffico ripropone la necessità di interventi più incisivi delle istituzioni e della comunità nelle sue varie componenti per dare una prospettiva diversa di vita a migliaia di minori che vivono la stessa condizione di rischio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 settembre 2019
Sono 2.113, dei quali 1.611 nella Ue. Più della metà sono in cella in attesa di giudizio. Tanti sono i dossier di cui dovrà occuparsi il neo ministro degli esteri Luigi Di Maio, ma uno riguarda anche la situazione dei detenuti italiani all'estero.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 settembre 2019
Nelle prossime settimane entrerà nel vivo il processo d'appello sulla presunta trattativa Stato-mafia. A luglio la Corte d'assise d'appello di Palermo, presieduta da Angelo Pellino, giudice a latere Vittorio Anania, ha deciso per la rinnovazione dibattimentale. E sono numerose le prove ammesse in accordo delle parti, comprese nuove testimonianze tutte finalizzate a completare il quadro.
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 7 settembre 2019
Che cosa intendiamo per "eversione" e "violenza" quando adoperiamo questi due termini a proposito di molte situazioni politiche nuove che stanno sorgendo in Europa, le stesse che qui da noi a molti sono sembrate trovare espressione in alcune decisioni dell'ormai ex ministro degli Interni Salvini?
Io credo che in una democrazia i due termini di cui sopra vadano adoperati solo quando una parte usa la violenza per condizionare e manipolare la vita politica in tutti i modi immaginabili, per impedire libere elezioni, per chiudere la bocca agli oppositori e così via: questa è l'eversione e la violenza che le è funzionale, come il fascismo ci ha insegnato fin troppo bene.
Ma avendo detto queste cose in tv, Adriano Sofri mi sgrida accusandomi di colpevole distrazione. Infatti si può e si deve parlare di eversione, egli scrive (Il Foglio, 4 settembre), anche quando la violenza fisica è impiegata "contro i migranti tenuti in ostaggio, sofferenti, umiliati e offesi nelle imbarcazioni dei soccorritori"; come per l'appunto ha fatto Salvini, forte del fatto di poter impiegare una violenza per cui: "non occorrevano le squadre quando si poteva impiegare allo scopo i corpi militari e le forze dell'ordine dello Stato".
Bene, con questi criteri Salvini è certamente un eversore criptofascista. Ma allora allo stesso modo, però, lo sono i governanti spagnoli di destra e di sinistra che a Ceuta e Melilla da anni sparano contro gli africani che vogliono superare il confine, lo sono i governanti di Malta che praticano anche loro la politica dei "porti chiusi", lo è Macron che a Calais rastrella gli immigrati per non fargli attraversare la Manica e a Ventimiglia gli impedisce con la forza di entrare in Francia, e lo è anche la signora Merkel, che quando occorre li rispedisce in Italia. Tutti eversori e tutti fascisti, caro Sofri? O questo invece non è violenza?
Corriere della Sera, 7 settembre 2019
Il 32enne di Carmignano Sant'Urbano, in provincia di Padova, venne ucciso da un maresciallo dell'Arma mentre cercava scappare per sottrarsi a un Tso. Ieri il comandante generale dei carabinieri ha incontrato la madre e la sorella. "È stato un incontro carico di umanità, che poi era quello che avremmo voluto da parte dell'Arma sin dal primo momento. Il generale ha parlato da padre ed è stato molto solidale con il dramma e il dolore della nostra famiglia".
di Francesca Schianchi
La Stampa, 7 settembre 2019
"Governo rinnovato, era importante in questo momento. Col M5S vedo tutte le difficoltà, ma in politica si sceglie tra le alternative disponibili". "Abbiamo un governo profondamente rinnovato rispetto alle compagini precedenti, con un'età media giovane, ma non improvvisato".
di Marco Ansaldo
La Repubblica, 7 settembre 2019
La querela era stata inizialmente presentata dal quotidiano filogovernativo Sabah, che ha chiesto la condanna della dirigente Chp allegando una serie di tweet di Canan Kaftancioglu, a partire dal 2014.
La responsabile del principale partito di opposizione turco per la provincia di Istanbul, Canan Kaftancioglu della formazione socialdemocratica Chp e braccio destro del sindaco Ekrem Imamoglu eletto a giugno strappando Istanbul al partito Akp al governo dopo 25 anni, è stata condannata a 9 anni e 8 mesi di carcere per diversi capi d'accusa, fra cui "propaganda terrorista" e "insulti al capo dello Stato" Recep Tayyip Erdogan.
In particolare Kaftancioglu è stata condannata a 2 anni e 4 mesi per "diffamazione" nei confronti del presidente della Repubblica, un anno e sei mesi per aver diffamato la pubblica amministrazione, un anno e 6 mesi per "propaganda a favore di organizzazione terroristica", 2 anni e 8 mesi per aver "istigato all'odio e istigato conflitto sociale" e un anno e 8 mesi aver "umiliato apertamente la nazione".
La querela era stata inizialmente presentata dal quotidiano filogovernativo Sabah, che ha chiesto la condanna della dirigente Chp allegando una serie di tweet della Kaftancioglu, a partire dal 2014. Il procedimento, aperto lo scorso 15 gennaio in seguito a diversi post e condivisioni sulle piattaforme social in cui la dirigente Chp criticava apertamente il governo e la stampa filo governativa, ha visto costituirsi parte lesa anche il presidente, Recep Tayyip Erdogan lo scorso 25 gennaio.
La Repubblica, 7 settembre 2019
Sono accusati di aver terrorizzato una comunità di recupero per minori della provincia di Nuoro dove erano ospiti. Quattro minorenni sono arrestati dalla Polizia di Stato perché ritenuti responsabili di sequestro di persona, estorsione, violenza sessuale, stalking, maltrattamenti, lesioni e danneggiamento ai danni di altri minori ospiti. Due dei giovanissimi sono stati sottoposti alla misura cautelare in carcere, gli altri due in comunità. Tra le vittime dei bulli un ragazzo autistico e una ragazza costretta a subire atti sessuali.
Le indagini sono state avviate nel gennaio scorso dalla Squadra Mobile di Nuoro, coordinata dalla procuratrice della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Sassari Luisella Grazia Fenu, e hanno consentito di documentare come i giovani, con i loro comportamenti violenti e aggressivi, avevano creato all'interno della Comunità un clima di paura e di grave tensione, tale da indurre le vittime a cambiare le proprie abitudini. Una vera e propria baby gang, come ce ne sono sempre di più. Vittime degli abusi erano anche gli educatori della comunità, che venivano fatti oggetto di aggressioni verbali e fisiche e minacce di morte.
Le violenze dei quattro minorenni ai danni del ragazzo autistico, secondo gli investigatori, erano numerose e continuate con calci, pugni e schiaffi e spesso gli venivano messe le mani al collo come per strangolarlo e procurandogli lesioni. E proprio dopo che il ragazzo era stato portato al Pronto soccorso dopo l'ennesima aggressione sono scattate le indagini della Polizia.
Qualche volta il ragazzo è stato costretto a consegnare loro denaro, 10 o 20 euro, che procurava chiedendo l'elemosina in strada su loro richiesta. In un'altra circostanza i quattro bulli hanno sfondato a calci la porta della stanza del ragazzo, scaricando il contenuto di un estintore all'interno e imbrattando tutti gli arredi e gli effetti personali della vittima, che spesso veniva svegliato di notte con dei gavettoni d'acqua.
Tre dei quattro minori arrestati, sono indagati anche per il reato di sequestro di persona ai danni del giovane autistico, in quanto, in una occasione era stato rinchiuso nella propria stanza e sottoposto a sevizie. Due sono accusati di violenza sessuale aggravata ai danni di una minorenne ospite della struttura, che agli inizi di agosto dopo avere ricevuto messaggi vocali e insulti sul suo profilo Instagram, è stata costretta a subire atti sessuali, interrotti dal provvidenziale intervento di un operatore della struttura.
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