di Maddalena Berbenni
Corriere della Sera, 18 luglio 2019
Non fosse abbastanza chiara la strada imboccata in via Gleno, ci sono i rinforzi a evidenziarla una volta di più. Undici agenti di Polizia penitenziaria sono stati destinati al carcere di Bergamo, notizia attesa e ufficializzata ieri, con la direttrice Teresa Mazzotta senza nemmeno un dubbio sugli obiettivi di questo potenziamento: "Dopo il primo periodo di inserimento - dichiara - i nuovi agenti verranno impiegati subito nell'ambito delle attività formative e di avviamento al lavoro dei detenuti".
La parola d'ordine è: misure alternative. Adesso e in futuro. "Vorremmo destinare una palazzina attualmente vuota, che si trova nell'intercinta ma fuori dal muro perimetrale, a chi accede alle misure alternative, detenuti in semi libertà o ammessi al lavoro esterno". I primi, oggi, sono una ventina, 13 gli altri. "Ci siamo detti: perché non utilizzare un edificio che già esiste? È stato eseguito un primo sopralluogo da parte dei tecnici, che ora dovranno stendere un progetto, io spero realizzabile nel 2020 - spiega Mazzotta. Potrebbe accogliere fino a 40 detenuti, che in questo modo lascerebbero liberi altri spazi".
Ha un senso, per almeno due ragioni. Da una parte per il cronico problema del sovraffollamento: 550 persone (ma il numero oscilla) su 321 posti disponibili. E poi per i 380 detenuti in esecuzione pena. Tanti, soprattutto per una casa circondariale che dovrebbe accogliere solo chi è in attesa di sentenza definitiva. "Intendiamo puntare sulle misure alternative e sul reinserimento sociale anche per questo", puntualizza Mazzotta, arrivata da Milano a giugno 2018, nel pieno dello scandalo che ha travolto il suo predecessore Antonino Porcino, e nominata a tutti gli effetti a febbraio.
Gli undici agenti - dieci uomini e una donna - giureranno a fine mese e saranno operativi a partire da agosto. Rientrano nel piano di mobilità predisposto dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria in base alle esigenze evidenziate dalle carceri di tutta Italia e hanno appena terminato il 175esimo corso. Quantitativamente vanno a rimpiazzare gli undici colleghi che il Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria regionale ha distaccato per motivi di incompatibilità ambientale dopo le perquisizioni di inizio aprile: sono sotto indagine per spaccio e corruzione, ultimo filone dell'inchiesta partita dagli ex vertici.
"Siamo estremamente contenti di questi nuovi arrivi - riprende la direttrice - perché speriamo vadano in continuità con gli obiettivi che ci siamo posti anche attraverso la serie di relazioni con il territorio che stiamo rinsaldando. Sono ragazzi appena formati, che hanno bene chiaro che oltre a sicurezza e ordine, bisogna prevedere un intervento trattamentale".
A proposito di fare rete con il territorio, la direttrice prevede l'attivazione, in autunno, di altri corsi dopo l'ultimo per parrucchiere e "nail art", esperte in manicure. "Abbiamo preso contatti con imprenditori del settore della lavorazione della gomma, del caseario e delle pulizie".
Con la palazzina per le misure alternative potrebbero arrivare altre forze. "L'ideale sarebbe arrivare a una ventina di agenti in tutto - calcola la direttrice. Undici ci sono stati assegnati ora ed è un grande risultato, contiamo di ottenerne altri sette, otto con i futuri corsi. Lavoreremo perché ci possa essere una valutazione ulteriore delle assegnazioni".
cronachedellacampania.it, 18 luglio 2019
Stamane davanti alla Casa circondariale di Poggioreale a Napoli, il segretario generale del sindacato polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo, dopo aver visitato l'istituto penitenziario, terrà una conferenza stampa per illustrare la grave situazione del carcere di Poggioreale e per illustrare tutte le iniziative che verranno messe in campo per la salvaguardia del personale e dei detenuti. Intanto sempre stamane Maria Luisa Palma, direttrice del carcere di Poggioreale intervenendo in diretta su radio Crc ha spiegato: "Se mancano gli agenti al mattino, figuriamoci il pomeriggio.
I poliziotti devono garantire situazioni di sicurezza per tenere al sicuro detenuti e addetti, ma questo non è solo una problematica di Poggioreale, ma di tutti gli istituti penitenziari italiani. A settembre, quando inizieranno anche i corsi di formazione professionale finanziati dalla Regione, si determinerà la necessità di avere delle finestre di dialogo pomeridiane".
E a proposito della mancanza di personale e di figure di assistenza sanitaria e psicologica per i detenuti ha affermato: "Gli educatori sono funzionari dello Stato ed hanno un orario di servizio ben ferrato. Per quanto riguarda gli psicologi, sono figure di aiuto che devono essere inserite nella cura del detenuto e delle famiglie. Se riuscissero, l'Asl e la Regione, ad avere questa competenza è probabile che, assieme alle figure convenzionali, potrebbe esserci una copertura di cure e tutela più lunga durante la giornata".
foggiatoday.it, 18 luglio 2019
Sono i corsisti del carcere di Foggia che stanno partecipando al corso organizzato da Smile Puglia in partenariato con il Consorzio Aranea. Una volta scontato il loro debito con la giustizia, avranno una possibilità di riscatto. Sono 13 i detenuti del carcere di Foggia che stanno partecipando al corso per "Operatore della Ristorazione".
Il corso è tenuto da Smile Puglia, in partenariato con il Consorzio Aranea, nell'ambito dell'Avviso1/2017-Linea 1 Inclusione "Iniziativa sperimentale di inclusione sociale per persone in esecuzione penale".
Il Progetto finanziato dalla Regione Puglia - P.O.R. Puglia - Fesr - F.S.E. 2014 - 2020 - rilancia la collaborazione istituzionale tra Istituti penitenziari, Enti di formazione e terzo settore fondamentale per l'efficacia dei percorsi di crescita personale e di reinserimento lavorativo e sociale della persona detenuta. Il corso di formazione è stato promosso in stretta collaborazione con la Direzione del penitenziario. Oltre alle attività formative, si stanno realizzando un servizio di mediazione culturale e l'organizzazione di un laboratorio teatrale.
La parte teorica del corso è incentrata su diverse tematiche: lezioni di sicurezza sui luoghi di lavoro, informatica, inglese turistico, elementi di chimica e merceologia per arrivare poi ad approfondire l'arte culinaria, attraverso la fase di simulazione in contesto operativo. Gli allievi sono stati chiamati a confrontarsi con un tema, quello della cucina tipica a chilometro zero: un momento esperienziale mirato alla ricerca e alla contestualizzazione storica della realtà di Capitanata, attraverso la descrizione delle eccellenze locali, la loro valorizzazione nella quotidianità e la sperimentazione innovativa della cucina.
È stata applicata una didattica basata sull'esperienza, sul fare, sull'assaggiare, vedere, sentire e partecipare. Gli allievi detenuti hanno simulato una co-progettazione insieme ai docenti, proponendo di giorno in giorno nuove ricette. La formazione può costituire un allentamento della tensione, un impegno mentale che favorisce la non fissazione nel qui e ora della cella, un'occasione d'incontro con persone che, provenendo dall'esterno, favoriscono una sensazione di minore abbandono.
La formazione per il detenuto non è solo un'occupazione del tempo ma è anche la soddisfazione di un bisogno, un'opportunità a livello personale per rimettersi in gioco e per riscoprire risorse, abilità e potenzialità che molto spesso non sapeva nemmeno di possedere e che, all'interno di un sistema relazionale, gli consentono di riacquistare fiducia in sé stesso.
I detenuti che hanno deciso di partecipare al percorso si sono mostrati motivati ed entusiasti. Hanno messo grande impegno nella preparazione di primi e secondi piatti e nella realizzazione di dolci e prodotti da forno. "Sono davvero ammirevoli - ha sottolineato il presidente di Smile Puglia- Antonio De Maso - l'entusiasmo e l'impegno che i corsisti, Federico, Anacleto, Luigi, Giuseppe, Vincenzo, Giuseppe, Islam, Michele, Fabio, Christian, Alessio, Luigi e Domenico, hanno profuso nel seguire tale iniziativa. Alcuni evidenziano naturali propensioni e talento per le attività di pasticceria e di cucina. Molti di loro potranno sicuramente impiegarsi in entrambi i settori".
"Ci teniamo a ringraziare tutto lo staff dei nostri docenti e dei nostri tutor: Pina Di Cesare, Massimo D'Amico, Giuseppe De Cato, Marzia Salsapariglia, Franco Foglio, Pietro Perrino, Lucy Serena, Luigi Talienti, Giorgio Cicerale, Pietro Del Gaudio, Lucia Di Domenico, Umberto Mastroluca, Mario Ognissanti, Giuseppe Scarlato, Vincenzo Romano, Rocco Serena, Luigia Cristiani e Carmela Longo. Hanno seguito quotidianamente gli allievi, in modo professionale e appassionato, trasmettendo conoscenze e competenze non solo squisitamente culinarie, ma soprattutto aprendo dialoghi e confronti di profonda umanità. Inoltre, a fine corso si prevedono momenti dedicati all'approfondimento degli strumenti di ricerca attiva del lavoro", ha sottolineato e concluso la coordinatrice del percorso formativo Grazia Francavilla.
di Mauro Gatti
riforma.it, 18 luglio 2019
Dal 2018 un progetto pilota finanziato dall'Otto per mille della Chiesa Battista per sostenere gli agenti di Polizia penitenziaria e prevenire il rischio di "burnout". Le persone che operano nel Corpo di Polizia Penitenziaria sono esposte quotidianamente a un così forte ed evidente disagio psicologico tanto che l'opinione pubblica ne è informata costantemente. Infatti spesso si hanno notizie di eventi drammatici che coinvolgono queste persone che operano a contatto con situazioni di sicurezza sociale e di controllo della devianza.
Prima del 15 dicembre 1990 questo organismo deputato alla sicurezza, aveva la denominazione di Corpo degli Agenti di Custodia. Da questa data il Corpo venne smilitarizzato assumendo la odierna denominazione di Corpo di Polizia Penitenziaria. La custodia ha tuttavia radici di fondazione già nel lontano 1817, ma si strutturò definitivamente nel 1873.
Forse non è azzardato dire che, nella storia, l'uomo deve sempre aver vigilato su un altro uomo ritenuto dannoso per altri uomini affinché pagasse per il suo comportamento in un regime di controllo. Chi controlla altri uomini è soggetto a tensioni, stress, pensieri, in grado, nel tempo, di incidere sul suo tono dell'umore come sulla condizione psichica più ampia che comprenda dunque l'emozione e il comportamento vero e proprio come risultato del substrato emotivo.
Nella interpretazione psicologica della totalità dell'uomo, ogni comportamento è la conseguenza della emozione. Le persone dedicate alla sicurezza sociale, dunque, sono esposte più di altre a situazioni psicologiche difficili da gestire, in quanto essere vicino costantemente ad individui con un disagio sociale, che porta alla violenza e alla mancanza di rispetto delle regole, determina una sorta di onda emotiva di tale intensità e profondità, capace, nel tempo, di investire e disorientare la personalità dell'operatore al punto da fargli perdere significato esistenziale e lucidità. È chiamata sindrome di burnout. Le conseguenze di stare vicino al disagio degli altri provoca, dunque, uno stress talmente forte da creare nel tempo nella persona un tale disorientamento che può produrre conseguenze drammatiche.
In base alla triste realtà sociale dei suicidi degli Agenti di Polizia Penitenziaria conseguenti alla sindrome di burnout, nel 2018 e nel 2019 la Chiesa battista di Civitavecchia ha voluto proporre e realizzare, con un finanziamento dell'otto per mille battista, un Progetto Pilota di sostegno psicologico specialistico per gli Agenti di Polizia Penitenziaria che operano nelle carceri. Finalità del progetto è stata operare nella prevenzione e nella anticipazione delle dinamiche di disagio, andando nella direzione di un aiuto concreto per gli agenti attraverso un professionista che conoscesse già le complesse dinamiche psicologiche della carcerazione per avvicinare e sostenere, con deontologia professionale e una competenza psicoterapeutica diretta e specifica, il complesso lavoro trattamentale dell'agente. Metodologia del progetto sono stati i colloqui e le tecniche di autocontrollo con tempo di durata di sei mesi. In alcune specifiche circostanze, si è ravvisata l'opportunità che dei colloqui con gli agenti venissero svolti insieme a direttori e commissari, per favorire quanto più possibile e con la massima sinergia di competenze, il senso di appartenenza al Corpo.
Riguardo la necessità di incoraggiare negli agenti questo senso di appartenenza, non può non essere ricordato che già nel 2014 era stata prevista dal Ministero della Giustizia in ogni Istituto di Pena la figura del facilitatore, una figura autorevole e con spiccate abilità relazionali, individuata in un dipendente ministeriale dell'Istituto, che, resosi disponibile e volontario, avrebbe dovuto facilitare i rapporti tra personale e istituzioni.
Purtroppo, la figura del facilitatore non ha avuto seguito e continuità. Per una attività di dedizione così significativa e specialistica alla persona-agente, è consigliabile una presenza dedicata, meglio con una professionalità specifica e con competenze psicoterapeutiche, in quanto, le problematiche di chi svolge attività lavorativa nelle carceri sono profonde, spesso subdole e latenti, in grado di cambiare e modificare il tono dell'umore curvandolo verso il nervosismo, la perdita di lucidità, la demotivazione come la depressione.
In questi sei mesi di attività professionale dedicata esclusivamente al Corpo di Polizia penitenziaria, sono emerse alcune considerazioni riguardo un modello di intervento specifico. È opportuno svolgere un preciso e attento lavoro di squadra in cui partecipino, oltre gli agenti, anche i commissari e gli ispettori al fine di realizzare una attività capillare che consenta di mettere l'agente al centro di un processo di coinvolgimento e che quindi favorisca il terapeutico senso di appartenenza.
Infatti, è proprio il senso di appartenenza che consente di arginare la perdita di senso, quella triste condizione psichica che spesso attanaglia chi svolge lavori di difesa sociale a stretto e continuo contatto con la popolazione detenuta assorbendone le relative complesse e insidiose dinamiche di adattamento al regime carcerario. È altresì necessario precisare che la finalità del progetto pilota, non era rivolto solo agli agenti, ma, dove richiesto e necessario e previa necessaria autorizzazione del Commissario, anche per i loro familiari allo scopo di svolgere un servizio psicologico che proponesse linee guida comportamentali.
Spesso i familiari subiscono - più o meno consciamente - le dinamiche e i disagi che gli agenti assorbono nel loro lavoro. In conclusione, il tipo di lavoro realizzato in questo progetto ha avuto la caratteristica di andare verso la persona con una modalità che ha previsto, tuttavia, un necessario accordo con le varie competenze di Polizia Penitenziaria che operano nel carcere. Tale modalità sinergica ha permesso di individuare gli agenti più a rischio di burnout, quindi incontrarli per spiegare il significato dell'aiuto e successivamente sostenerli con specifiche tecniche psicoterapeutiche previste dal professionista, fuori dall'orario lavorativo. Una sinergia di lavoro di squadra si considera fondamentale per un sostegno completo ed efficace.
Senza un metodo così strutturato, il progetto non avrebbe avuto gli stessi apprezzati riconoscimenti dalle figure che ne hanno usufruito, pur nella sua breve durata e che ha prodotto un benessere sufficiente da migliorare il contatto comunicativo con i detenuti a vantaggio di una gestione più adeguata e professionale delle dinamiche relazionali detentive.
ilsicilia.it, 18 luglio 2019
Antigone ha lanciato una campagna per far sì che l'articolo 67 del regolamento dell'Amministrazione Penitenziaria, che stabilisce le autorità che possono avere libero accesso nelle carceri, possa prevedere anche i sindaci delle città dove sorgono queste strutture. "È una esigenza che impegna i sindaci a collaborare, dove possibile e per le proprie competenze, con le strutture carcerarie per servizi ai detenuti o alle loro famiglie. A volte basta un bus o una pensilina all'ingresso di un carcere per alleviare le sofferenze anche fisiche dei familiari che visitano i ristretti - ha detto Pino Apprendi, presidente di Antigone Sicilia.
Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando ha accettato di partecipare ad una prima visita all'Ucciardone, autorizzata dal ministero della Giustizia, mercoledì 17 alle ore 15, insieme ad una delegazione dell'Osservatorio Nazionale per le carceri di Antigone, guidata da Pino Apprendi presidente di Antigone Sicilia. "Peraltro il sindaco Orlando non ha mai negato la sua presenza all'Ucciardone essendo stato lui stesso promotore di diversi progetti", conclude Apprendi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 luglio 2019
Protesta per avere i documenti necessari ad accedere ai benefici. Dal 25 giugno alcuni detenuti della sezione di alta sicurezza del carcere di Cosenza hanno iniziato lo sciopero della fame perché ci sarebbe stata la mancata chiusura della relazione di sintesi da parte dell'area rieducativa, documenti che dovevano essere redatte già da diversi mesi, e in assenza delle quali è impossibile poter accedere ai benefici penitenziari. A renderlo noto è l'associazione calabrese Yairaiha Onlus, la quale ha ricevuto la lettera da parte di un detenuto in sciopero della fame.
"Da oggi, 25 giugno siamo in sciopero della fame per la chiusura della sintesi da parte dell'area educativa. Io sono ammissibile ai permessi già da febbraio 2019 - ha sottolineato - e siamo in 10 con reati comuni, tutti nella stessa situazione, e non ci viene chiusa la sintesi né ci vengono riconosciuti i permessi". Il detenuto ha annunciato che porteranno avanti lo sciopero della fame fino a che non gli verrà fatta la sintesi. "Siamo persone non animali - scrive ancora nella lettera rivolta a Yairaiha Onlus. Non chiediamo delle grazie ma una seconda possibilità per una vita normale. Qui non abbiamo nessuna possibilità di essere reinseriti. Io ho solo una madre di 74 anni che vive con la pensione e ne spende metà per venire fino a qua".
Queste, in realtà, sono problematiche già emerse durante l'ispezione che fece lo scorso aprile l'on. Anna Laura Orrico del Movimento 5 Stelle con un esponente dell'associazione Yairaiha Onlus, ed erano state segnalate nell'interrogazione del 29 maggio scorso che la stessa ha presentato al ministro della Giustizia e che, ad oggi, non ha ricevuto ancora alcuna risposta. Oltre al mancato accesso ai benefici e ai ritardi delle risposte da parte della magistratura di sorveglianza, la parlamentare ha evidenziato numerose criticità strutturali e gestionali che, ad avviso dell'interrogante, "non possono che rendere pressoché solo afflittiva, e non rieducativa, la funzione della pena, nonché estremamente difficoltoso il lavoro del personale in servizio che segnala, fra l'altro, un sottodimensionamento dell'organico".
Al momento della visita, secondo l'onorevole Orrico, il carcere "versava in una grave condizione di sovraffollamento, considerata la presenza di 262 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 218 posti letto suddivisi nel modo seguente: 102 in AS3, 117 in media sicurezza, 3 semiliberi e 37 al padiglione ex femminile". Poi c'è il discorso dell'area sanitaria dell'istituto di pena, che sempre secondo l'interrogante "presenterebbe notevoli carenze quanto all'assistenza dei detenuti in merito a numerose patologie, anche gravi; l'acqua corrente sarebbe disponibile solo in alcune fasce orarie, mentre per quanto concerne i generi alimentari ammessi e il prezzo del sopravvitto, sono state segnalate notevoli difformità".
Alcune strutture riservate alla socialità, alle attività ricreative e lavorative, secondo la parlamentare "non sono agibili, in tal modo determinando una permanenza dei detenuti in cella per 22 ore giornaliere". Inoltre risulterebbero "scarse le possibilità di reinserimento effettivo dei detenuti, soprattutto quanto all'inserimento lavorativo, ad eccezione del lavoro intramurario turnato".
andriaviva.it, 18 luglio 2019
Sarà donata sabato la prima opera. Si tratta di uno scatto di Dobici, il fotografo di Baglioni. La prima opera esposta sarà questa del fotografo di fama internazionale Alessandro Dobici che ha interpretato il progetto di don Riccardo Agresti e don Vincenzo Giannelli con uno scatto che rappresenta la visione della condizione umana del detenuto.
Un museo dedicato all'arte contemporanea nascerà nel carcere Senza Sbarre, la masseria nelle campagne di Andria dove i detenuti imparano un lavoro per reinserirsi nella società. Il sogno dei due sacerdoti andriesi coltivato per anni si è concretizzato il 4 maggio scorso con l'inaugurazione della masseria e del pastificio a mani libere in cui lavorano i detenuti che diventa un ponte tra il carcere e il mondo.
Il curatore del progetto, prodotto da "Wit Media Comunicazione", è Stefano Del Bravo che ha coinvolto nella sua idea grandi maestri per "lasciare una testimonianza concreta e tangibile che superi il tempo e resti per sempre a memoria delle continue battaglie di un sacerdote di frontiera che ha dimostrato più volte in tutti questi anni di saper resistere ai venti contrari che non hanno mai fermato la sua corsa", spiega Del Bravo.
Dopo l'esposizione di 20 anni del suo lavoro a Cuba e la mostra nel Chiostro del Bramante a Roma, Dobici, appassionato anche di musica, decide nel 1996 di mettersi in contatto con Claudio Baglioni. Diventa così il suo fotografo ufficiale, sabato sarà a San Vittore per donare personalmente la sua opera, la prima del Museo di Senza Sbarre.
Ristretti Orizzonti, 18 luglio 2019
Previsto per le ore 15.00 del 19 luglio 2019. Dodici giurati, un giovane ragazzo accusato di parricidio, certezze e dubbi di colpevolezza sono gli ingredienti dello spettacolo teatrale che verrà portato in scena dai detenuti della Casa di Reclusione "G. B. Novelli" di Carinola, presso la sala teatro dell'istituto penitenziario, il 19 luglio 2019 alle ore 15:00.
Lo spettacolo "La parola ai giurati", tratto dall'omonimo film del 1957 è un'occasione per condividere il messaggio rieducativo, che cerca attraverso la forza del volontariato, di arricchire il tempo detentivo, attraverso l'arte, la creatività e messaggi positivi. Sono stati invitati alla rappresentazione il Vescovo di Sessa aurunca, i Magistrati del Tribunale di Sorveglianza dell'Ufficio di Santa Maria Capua Vetere, i Sindaci dei Comuni che condividono, con la Casa Reclusione di Carinola, progetti di reinserimento sociale dei detenuti. Presenzieranno anche i volontari che operano nell'istituto penitenziario ed i familiari dei detenuti protagonisti dello spettacolo teatrale.
I volontari che con il loro grande impegno hanno reso possibile la realizzazione di questo spettacolo sono Filippo Ianniello e Giovanni Maliziano, i quali, da alcuni mesi, conducono, a titolo gratuito, un laboratorio teatrale a favore della popolazione detenuta di Carinola.
Un tema, quello trattato dalla rappresentazione teatrale, sicuramente impegnativo, dai toni serrati, acuti, che lascia spazio ad importanti riflessioni, condivise e rievocate con impegno dai detenuti. Il reinserimento sociale ha più probabilità di riuscire se i detenuti hanno l'opportunità di incontrare durante il proprio percorso qualcuno che li rinforzi nella capacità di autodeterminazione, nella possibilità di non ricadere più, di avere accanto persone che collaborano con il carcere e contro gli effetti desocializzanti.
I Funzionari Giuridici Pedagogici
24live.it, 18 luglio 2019
Parla l'organizzatrice Angela Gitto. "Ho coronato un mio sogno": così dichiara Angela Gitto, imprenditrice della moda, che con forza e determinazione ha organizzato un evento unico per il Centrosud, come la sfilata di moda all'interno della casa circondariale Madia di Barcellona.
Nel reparto femminile della struttura oggi pomeriggio dalle 19 sarà allestita una passerella su cui sfileranno 24 modelle per un giorno, tra cui alcune detenute che hanno accolto con entusiasmo la proposta dell'organizzazione, capace di ottenere tutte le autorizzazioni per un'iniziativa così unica nel suo genere.
Al fianco delle 9 detenute, ci saranno tante donne comuni, che sfideranno la passerella, con la presenza di un magistrato di sorveglianza e di rappresentanti della politica e delle istituzioni del territorio. Al fianco di Angela Gitto, titolare dei negozi di abbigliamento "Le Sorelle Inglesi" ed al club Soroptimist di Spadafora, ci saranno anche il Lions Club, l'associazione Frida Onlus, il circolo delle lucertole e l'edizione Smasher, che proporranno alcuni intermezzi con letture e interventi sulle donne.
"L'idea - racconta Angela Gitto - è nata da un evento organizzato nel negozio di via Dante. Era presente anche la responsabile del reparto femminile del carcere di Barcellona, che mi ha proposto quasi per scherzo questo progetto. Ho subito sposato l'iniziativa e l'ho fatta mia, forte anche della mia passione per la criminologia, messa da parte per quella ancor più forte verso la moda. Il gruppo di ragazze coinvolte si trova nel reparto psichiatrico del carcere e ciò ha reso ancora più titanica questa impresa.
Insieme alle Soroptimist di Spadafora abbiamo coinvolto donne della società civile e del mondo politico provenienti da tutta la provincia. Questo evento, che coinvolgerà una platea limitata di 100 persone, non sarà fine a stesso, ma rappresenta un punto di partenza per altre iniziative a sostegno delle donne detenute, che vivono una condizione di grave disagio".
agensir.it, 18 luglio 2019
"Noi non ci dimentichiamo di voi". Lo ha detto Alessandro, uno dei rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio che oggi pomeriggio, insieme ad altri volontari, ha visitato i detenuti del Carcere Regina Coeli di Roma. L'incontro è avvenuto in uno degli spazi comuni del penitenziario capitolino, circa un centinaio i reclusi che alle 16 hanno lasciato le loro sezioni per spezzare la monotonia della giornata con un momento di condivisione e di incontro. L'iniziativa nasce in seguito a un più che ventennale servizio di Sant'Egidio all'interno di questa realtà: "Negli anni - racconta Fabio - abbiamo visto che l'esperienza iniziata nel carcere con i pranzi o le cene di Natale è stata contagiosa e in tanti, tra associazioni e parrocchie, hanno accolto questo servizio. Col tempo ci siamo accorti che l'estate è un momento critico in cui i reclusi sono più esposti alla solitudine, per questo abbiamo pensato ad un momento di solidarietà come la Cocomerata".
Ci troviamo nella Casa Circondariale principale di Roma, conosciuta per le condizioni di sovraffollamento, 1.020 detenuti per una capienza effettiva di circa 870 persone. La Comunità di Sant'Egidio, sostenuta dalla generosità del Centro Agroalimentare di Roma, è riuscita a raccogliere una tonnellata di cocomeri, suddivisi tra Rebibbia e Regina Coeli.
L'idea, in entrambi i penitenziari, è quella di raggiungere in più giornate tutti i detenuti, attraverso incontri di condivisone in cui il gioco a quiz tra squadre di reclusi diventa un momento di leggerezza e uno spazio di umanizzazione.
"Sono le armi semplici del gioco" prosegue Fabio, che nella sua esperienza di volontariato tra i detenuti, ricorda come questo sia proprio lo spirito cui tanto è affezionato Papa Francesco. "A mio avviso l'aspetto più prezioso del dono è che è circolare - dice Doriana del Centro Agroalimentare di Roma rivolta ai detenuti - non siamo noi che abbiamo regalato qualcosa a voi con questi cocomeri, la verità è che voi ci avete fatto il dono della vostra presenza e di questo momento".
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