di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 settembre 2019
Per il Comitato europeo per la prevenzione della tortura la costruzione di nuove carceri non è la strada giusta, servono politiche "che limitano la detenzione". Un sovraffollamento record da diversi anni mai raggiunto. Al 31 agosto 2019, secondo i dati pubblicati sul sito del ministero della Giustizia, i detenuti ristretti nelle 190 carceri italiane sono 60.741 rispetto ad una capienza regolamentare di 50.469. Cioè vuol dire che risultano 10.272 detenuti in più.
di Errico Novi
Il Dubbio, 4 settembre 2019
Nel programma condiviso Pd-M5s c'è dunque il sì alla riforma Bonafede. Non un via libera testuale e incondizionato, ma un ok di massima, evidente nella stesura del dodicesimo punto delle "Linee di indirizzo programmatico per la formazione del nuovo governo", allegate ieri dai pentastellati alla pagina web del voto sul Conte bis: "Occorre ridurre drasticamente i tempi della giustizia civile, penale e tributaria, e riformare il metodo di elezione dei membri del Consiglio superiore della Magistratura".
gnewsonline.it, 4 settembre 2019
Il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità - Direzione generale per l'esecuzione penale esterna e di messa alla prova - Uff. III offre a 42 giovani la possibilità di partecipare al progetto "Seguici: per un impegno responsabile nella giustizia di comunità", rientrato tra i progetti finanziati dal Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale che, nei prossimi giorni, pubblicherà il bando di selezione dei 39.181 operatori volontari che potranno svolgere l'esperienza del servizio civile nel 2020.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 4 settembre 2019
La svolta rossogialla sulla giustizia passa dalla discontinuità con una legge horror. E la prescrizione? La domanda è sorta spontanea di fronte alla bozza del programma di governo col Pd fatta circolare ieri dal M5s in occasione del voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau. Nel testo, infatti, è assente qualsiasi riferimento al tema della prescrizione.
Come noto, sulla questione la distanza tra grillini e dem è notevole, con i primi strenui e fieri difensori della riforma approvata con la Lega che sospende la prescrizione dopo una sentenza di primo grado (e che scatterà dal primo gennaio 2020), e con i secondi comprensibilmente preoccupati che l'abolizione di fatto di questo istituto possa essere, oltreché inutile, visto che il 70 per cento dei procedimenti finisce in prescrizione durante le indagini preliminari (cioè prima del processo), anche fatale per una giustizia italiana già lenta e inefficiente.
Così, per nascondere l'imbarazzo per un mancato accordo sul da farsi, gli strateghi casaleggiani hanno pensato di nascondere il problema sotto il tappeto. Tra i 26 punti che compongono le "linee di indirizzo programmatico" del nuovo governo sottoposte agli iscritti pentastellati, solo uno è dedicato alla giustizia: "Occorre ridurre drasticamente i tempi della giustizia civile, penale e tributaria, e riformare il metodo di elezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura".
L'ennesima enunciazione generica, che però in questo caso sembra palesare la volontà dei grillini di non ritoccare (o abolire) la precedente modifica della prescrizione e di approvare semplicemente la riforma del processo penale, di quello civile e del Csm che era stata definita dal Guardasigilli Bonafede, e su cui poi si era consumata l'ennesima frattura con la Lega.
Il testo fatto votare dal M5s ai propri iscritti, insomma, sembra contenere un messaggio molto chiaro al Pd, soprattutto se si considera che, in caso di nascita del governo rossogiallo, Bonafede dovrebbe con molta probabilità essere confermato al ministero della Giustizia: la riforma della prescrizione non si tocca. Resta da capire se i dem accetteranno di sottoporre i cittadini a processi a vita e contrari a qualsiasi principio basilare dello stato di diritto. Servirebbe un punto numero 27: non bloccare la prescrizione.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 settembre 2019
Sul piatto la riforma Bonafede bloccata dalla Lega e gli altri nodi di due opposte visioni del penale. È indicato da Forza Italia come uno dei punti più generici del programma giallorosso, e d'altronde non potrebbe essere altrimenti. Se il testo della riforma della giustizia, approvata in Consiglio dei ministri "salvo intese" a fine luglio, è stato infatti terreno di scontro duro tra la Lega e il M5S, si può stare certi che lo sarà anche - e forse ancora di più - con il Pd.
di Carmen Mora
Il Dubbio, 4 settembre 2019
In città negli ultimi due anni il consumo di eroina è aumentato del 103% e le morti per overdose di oltre il 15%. Milano, con circa un milione e 300 mila abitanti e un indotto di oltre due milioni e mezzo di persone che entrano ed escono dalla città ogni settimana, è uno dei capoluoghi in cui si consuma più droga d'Italia.
Denaro in abbondanza, attività finanziarie, moda, università e movida rappresentano il tessuto sociale ideale per la diffusione e l'abuso di sostanze stupefacenti. Domanda alta. Offerta ancora più alta. Un fenomeno trasversale, quello della tossicodipendenza, che oggi riguarda una fascia molto estesa della popolazione, dai preadolescenti agli anziani e seguitare a credere che i tossici appartengano al mondo degli sballati emarginati è un grossolano errore di valutazione che nessuno può permettersi.
Rogoredo è un quartiere periferico a sud-est del centro di Milano poco distante dalla famosa Abbazia di Chiaravalle. All'inizio del secolo scorso fu protagonista di un consistente processo di industrializzazione con l'insediamento di acciaierie e industrie chimiche e conseguente significativo aumento della popolazione al punto da assumere i contorni di un paese indipendente ai margini di Milano.
La situazione ha iniziato a complicarsi intorno al 2015, in corrispondenza con Expo, quando i consumatori, allontanati dal centro città, sono confluiti in questa zona periferica rivelatasi logisticamente strategica. La maggior parte dello spaccio e del consumo avviene in un'area alberata all'interno del Parco Cassinis, meglio nota come "il boschetto" oppure nei pressi della limitrofa stazione dell'alta velocità.
Due luoghi malsani, oltre ogni dignità, dove centinaia di tossicodipendenti comprano e consumano eroina, cocaina e droghe sintetiche creando un vero e proprio allarme sociale per il quartiere. Degrado, spaccio, violenza e pochissimi controlli nonostante la presenza di un presidio fisso delle forze dell'ordine concentrato, evidentemente, a un lavoro più contenitivo che risolutivo. In pochi anni Rogoredo è diventato lo scenario quotidiano di un pendolarismo massiccio da tutta la Lombardia e dalle regioni confinanti e per quanto possa apparire insolito intraprendere un viaggio in treno per comprare una dose, il motivo è facilmente spiegato: non esistono prezzi così bassi in tutto il nord Italia.
Nel boschetto della droga c'è un tariffario per ogni servizio e non si vende solo una dose ma tutto il kit necessario per drogarsi. Con 8 euro, ad esempio, oltre alla dose di cocaina cosiddetta "dei poveri" si ottiene una siringa nuova, un accendino e un cucchiaino e ai più fortunati i pusher omaggiano l'uso di un materasso malconcio per circa un'ora.
Una monodose di eroina da 0,1 grammo invece può costare 2 o 3 euro. Meno di un pacchetto di sigarette. A chi non ha soldi a sufficienza viene proposto di vendere il proprio corpo nella tenda canadese rossa dove, oltre alla droga, talvolta viene consegnato un preservativo. Le prestazioni sessuali vanno da 5 euro per il sesso orale a 20/ 30 euro per un rapporto completo.
La cocaina rimane in assoluto la droga più diffusa ma la vera emergenza degli ultimi 4 / 5 anni è il grande ritorno dell'eroina. Di facile accessibilità, non si inietta più solo in vena ma si fuma. La tendenza dei narcotrafficanti è quella di potenziarla aumentando la percentuale di principio attivo per "affamare" il consumatore e fidelizzarlo.
Siamo di fronte a geniali e strategiche operazioni di marketing da parte di spacciatori senza scrupoli che, attraverso l'aumento della disponibilità e il calo dei costi, raggiungono i veri obiettivi finali: drastico abbassamento dell'età dei consumatori e parco clienti allargato.
I primi contatti avvengono a 13 / 14 anni attraverso i cannabinoidi, ancora oggi, la sostanza di ingresso più diffusa. Molti ragazzi giungono al primo consumo per motivazioni banali e il senso di invulnerabilità tipico della giovane età li conduce a sperimentare di tutto senza conoscere nulla della sostanza assunta trascinandoli velocemente nel baratro della dipendenza.
Risale a pochi giorni fa l'ennesimo angosciante fatto di cronaca che ha coinvolto una 17enne tossicodipendente e incinta aggredita e picchiata al "boschetto della droga". La ragazza, con il volto tumefatto dalle botte, accasciata tra i cespugli piangeva e gridava aiuto in uno stato di grave disagio psico- fisico. Fortunatamente è stata soccorsa e trasferita in una struttura medica adeguata. Ma il dramma rimane. Il dramma di una realtà statica in cui l'assunzione di sostanze stupefacenti da parte dei giovani sembra un fatto quasi scontato.
Una sorta di lento ma inesorabile processo di normalizzazione dei comportamenti trasgressivi. Pochi anni fa l'indagine "Sballo 2.0" scoperchiò un giro di giovanissimi spacciatori/ consumatori che si scambiavano droghe di ogni genere comunicando con disegnini via Whatsapp la sostanza prescelta. Come se fascinazione e mitizzazione del pericolo e del vietato prevalessero su tutto il resto in un rapporto con la realtà totalmente scomposto e distante.
Nel boschetto, tra rifiuti e siringhe abbandonate, circolano più di 500 persone al giorno. Tra i clienti abituali non mancano ex imprenditori, disoccupati, impiegati, persino un nonno con un nipote e studenti neodiplomati con lo zainetto in spalla che invece di bussare alla porta di qualche azienda si infilano l'ago nel braccio. Negli ultimi due anni il consumo di eroina è aumentato del 103% e le morti per overdose di oltre il 15%.
È indispensabile prendere atto della crisi dei processi formativi tradizionali e della responsabilità educativa degli adulti a loro volta, troppo spesso, disorientati e spiazzati dalla complessità del raggiungimento di un reale progetto di vita. Alla radice della crisi dell'educazione vi è innanzitutto una crisi di fiducia nella vita con cui prima o poi tutti dovranno fare i conti.
comunicalo.it, 4 settembre 2019
Mentre scontano la pena i detenuti ad Agrigento avranno la possibilità di studiare e prendere la qualifica per pizzaioli o partecipare a corsi di formazione brevi è per operatori della ristorazione e per operatori agricoli. È quanto prevede il progetto Aquilone finalizzato all'inclusione delle persone in esecuzione penale finanziato dall'assessorato regionale al Lavoro, Famiglia e Politiche sociali a valere sull'Avviso 10/2016, rientra nell'attuazione dell'Asse II "Inclusione Sociale e lotta alla povertà", del Po Fse Sicilia 2014/2020, Obiettivo tematico 9, Azione 9.2.2.. Il progetto ad Agrigento è già rivolto a soggetti in esecuzione penale esterna; sono in corso intese per includere anche il carcere di Agrigento e i reclusi di quell'istituto, come già avviene negli istituti penitenziari di Enna e a Piazza Armerina, dove i beneficiari sono detenuti.
I destinatari del progetto sono tutte le persone dai 18 ai 64 anni che, a diverso titolo e con diverse misure, sono sottoposte a provvedimenti dell'autorità giudiziaria di limitazione o restrizione della libertà individuale.
Rientrano in questo ambito le seguenti categorie di destinatari: soggetti in esecuzione penale intramuraria; soggetti in esecuzione penale esterna; soggetti sottoposti a misure di sicurezza o in sospensione del procedimento per messa alla prova. Il progetto è promosso da: Eap Fedarcom (capofila), Enaip Enna (sono entrambi enti di formazione), Associazione Spiragli (soggetto del terzo settore specializzato nell'animazione sociale di soggetti reclusi), Cifa Italia (Associazione datoriale) che ha delegato alla partecipazione operativa la sua federazione Upi (Unione Pizzaioli Italiani). Il progetto Aquilone prevede percorsi integrati di accoglienza e orientamento, corsi di formazione brevi (per operatori della ristorazione e per operatori agricoli) e a qualifica (per pizzaioli) e accompagnamento al lavoro (cioè tirocini finalizzati all'inserimento lavorativo).
di Antonio Folle
Il Mattino, 4 settembre 2019
Familiari dei detenuti pronti alla mobilitazione. L'estate ormai finita è stata rovente per il carcere di Poggioreale e per gli oltre duemila detenuti nella struttura. Scioperi della fame, rivolte, risse tra bande e, dulcis in fondo, la rocambolesca fuga di un detenuto che ha violato la sicurezza di una struttura ritenuta tra le più sicure d'Italia.
Tante le falle anche all'interno del carcere. Il sindacato della polizia penitenziaria negli scorsi mesi ha denunciato la presenza di droga, telefoni cellulari - 11 chili di droga e ben 900 cellulari - e un fitto sistema di comunicazioni che permetterebbe ai camorristi di controllare i loro traffici criminali anche dietro le sbarre.
A tenere banco è il tema del sovraffollamento della struttura e la richiesta - ormai da più voci - della dismissione del carcere di Poggioreale e della trasformazione in un museo. Come Alcatraz.
Pietro Ioia, presidente dell'associazione ex Don - Detenuti Organizzati Napoletani - ha tracciato un desolante quadro della situazione. "Questo carcere è una polveriera pronta a esplodere - ha affermato - e questa estate è stata infernale da tutti i punti di vista. Abbiamo assistito a una fuga, a episodi di risse tra detenuti, rivolte e aggressioni ai danni delle guardie carcerarie. Non si può andare avanti in questo modo - prosegue - in una struttura dove entra di tutto, dalla droga ai telefonini portati dentro da alcuni familiari. C'è bisogno di una profonda riforma del sistema carcerario italiano ma quello che chiediamo a gran voce è la chiusura definitiva di questo inferno e la trasformazione degli spazi in un museo".
Una situazione, quella della casa circondariale di Poggioreale, molto distante da quello che dovrebbe essere lo scopo della detenzione. La rieducazione dei detenuti, come denunciato più volte dai sindacati della polizia penitenziaria, è di fatto impossibile. Le associazioni delle famiglie dei detenuti hanno annunciato un autunno caldo sul fronte delle proteste di piazza. La prima è prevista per sabato a piazza Nazionale.
"Non resteremo con le mani in mano ad aspettare che qualcuno si decida a risolvere i problemi dei detenuti che stanno scontando giustamente la loro pena - ha proseguito ancora Ioia - per questo abbiamo indetto per sabato 7 settembre alle 17 una manifestazione a piazza Nazionale. Invitiamo i familiari delle persone detenute in questo inferno a scendere in piazza e a manifestare il loro disappunto. Solo così si potranno ottenere risultati a breve e medio termine. Ad ogni modo - ha poi concluso il presidente dell'associazione Ex Don - la manifestazione di sabato è solo un primo passo. Nelle prossime settimane chiameremo a raccolta ancora una volta i familiari dei detenuti, che sono poi i veri garanti dei loro diritti, per manifestazioni all'esterno delle carceri della Campania".
di Luca Ingegneri
Il Gazzettino, 4 settembre 2019
Sta affrontando con risultati apprezzabili il lungo percorso di rieducazione ma non ha ancora raggiunto una condizione psicologica tale da poterne escludere la pericolosità sociale. É con questa motivazione che il magistrato dell'Ufficio di Sorveglianza di Padova Tecla Cesaro ha negato il primo permesso premio a Donato Bilancia, il serial killer che, in appena sei mesi, tra il 1997 e il 1998 aveva insanguinato Liguria e Piemonte consumando diciassette omicidi e accumulando condanne per complessivi 13 ergastoli e 28 anni di reclusione.
Sessantotto anni compiuti a luglio, Bilancia è in carcere dal 6 maggio 1998 ma da circa otto anni ha potuto lasciare il regime di isolamento per poter essere inserito nei circuiti detentivi comuni all'interno della Casa di reclusione di strada Due Palazzi. Solidarietà, lavoro e studio hanno caratterizzato il suo lento percorso riabilitativo, scandito finalmente da comportamenti esenti da rilievi di natura disciplinare, in netto contrasto con quanto accaduto nei primi anni di carcerazione.
Da circa un paio di anni Bilancia coltiva un sogno, fin qui rimasto irrealizzato. Quello di incontrare un bimbo di nove anni, di origini cinesi, affetto da sindrome di Down, cui eroga una parte del suo trattamento pensionistico, con l'obiettivo di assicurargli un regolare ciclo di studi. Il piccolo vive all'Opera della Provvidenza Sant'Antonio di Sarmeola, alle porte della città.
Ed è in questo ambito protetto che il pluriomicida vorrebbe incontrare il bambino, assieme al cappellano del carcere don Marco Pozza, che lo sta sostenendo nel percorso di fede e che ha definito questo particolare legame con il minore "una delle più sincere e disinteressate gesta di carità che mi è capitato di vedere in questi sette anni di lavoro".
La stabilizzazione della condotta comportamentale, il particolare impegno negli studi (quattro gli esami sostenuti alla facoltà universitaria di Progettazione e Gestione del turismo culturale dopo il diploma in ragioneria e la buona conoscenza di tre lingue straniere), nelle attività carcerarie, come componente della commissione cucina cui partecipa ogni mattina, e la sincera compartecipazione emotiva nei momenti in cui ha potuto esprimere il proprio dispiacere per i crimini del passato non sono stati ritenuti sufficienti per la concessione del permesso premio.
Secondo il magistrato di sorveglianza "non sono stati acquisiti elementi tranquillizzanti sotto il profilo della pericolosità sociale". In quei sei mesi d'inferno in cui ha firmato diciassette delitti Bilancia ritiene di essere stato colpito da una specie di malattia, non controllabile ma limitata nel tempo, da cui ora sarebbe però guarito. Non si è però mai sottoposto ad un percorso psicoterapeutico che lo obblighi ad una revisione in chiave critica dei suoi orribili comportamenti.
Ed è questo l'aspetto che non convince il giudice: "La conclusione del percorso avviato soltanto nel marzo scorso - scrive la dottoressa Cesaro - consentirebbe da un lato di comprendere l'origine delle gravissime condotte che Bilancia giustifica con sentimenti di rabbia e frustrazione per il tradimento da parte di un amico e con l'utilizzo di cocaina, di cui tuttavia non si trova alcun riscontro, dall'altro di capire se egli sarebbe in grado di gestire adeguatamente momenti di frustrazione e rabbia nel momento in cui venisse a trovarsi fuori dell'ambiente contenitivo del carcere". Almeno per ora il serial killer dovrà quindi rinviare l'atteso incontro con il bimbo cinese. Mancano le rassicurazioni necessarie per poter beneficiare dell'esperienza premiale.
quilivorno.it, 4 settembre 2019
La squadra composta dai detenuti del carcere cittadino, allenati dallo staff tecnico dei Lions Amaranto, ha battuto per 4 mete a 3 gli avversari pistoiesi in un test match pre-campionato.
Le "Pecore Nere" hanno iniziato in grande stile la loro nuova stagione agonistica. La squadra composta da detenuti del carcere de "Le Sughere", attivi nel mondo del rugby grazie al lavoro della società dei Lions Amaranto Livorno, hanno battuto, nella prima amichevole di un'annata che si preannuncia particolarmente intensa, 4 mete a 3, il Pistoia.
Il punteggio del confronto, disputato in questo caldo sabato di fine agosto sul campo sintetico situato all'interno dell'istituto penitenziario labronico, ha un valore del tutto secondario. Ben maggiori sono i significati extra-tecnici della sfida. Sono stati proprio gli ospiti - in piena preparazione in vista del campionato di C2 - a richiedere di confrontarsi con le Pecore Nere. Richiesta accettata con entusiasmo da parte della squadra del carcere livornese. Alla presenza del direttore de "Le Sughere", Carlo Alberto Mazzerbo, le due compagini si sono misurate in una partita all'insegna dell'equilibrio. Pistoia - a sua volta alla prima uscita stagionale - si è presentata con soli 11 elementi, per defezioni dell'ultima ora. E dunque le due formazioni si sono affrontate a ranghi incompleti. Deroghe rispetto alle classiche regole proprie della palla ovale (niente trasformazioni dopo le mete, così come accade nel campionato Old), ma, per la prima volta da quando, cinque anni fa, è iniziata l'avventura delle Pecore Nere, si sono lanciate le classiche touches, le rimesse laterali. Insomma, passo dopo passo, la squadra dei detenuti - che si allena una volta alla settimana, sotto la conduzione tecnica di Manrico Soriani, Michele Niccolai e Mario Lenzi - sta crescendo.
Pistoia sblocca ben presto il punteggio. La reazione delle 'Pecore Nerè non si fa attendere: la meta del mediano di apertura, su disattenzione difensiva degli antagonisti, consente ben presto di pareggiare i conti. Pistoia ha più possesso ed un numero maggiore di punizioni a disposizione (troppi i fuori gioco della formazione dei detenuti).
Le Pecore Nere, però, sfruttano, con grande concretezza, le poche occasioni costruite e, sia pur di misura, portano a casa il risultato. È stata una giornata meravigliosa, rugbisticamente parlando, che si è conclusa con un luculliano terzo tempo organizzato a regola d'arte a base di arancini, pizza e dolci. Un ringraziamento particolare va ai ragazzi pistoiesi che hanno scelto come loro prima uscita un confronto che va al di là dell'agonismo e che per i ragazzi detenuti è di fondamentale importanza. Un ringraziamento speciale a tutti gli agenti ed al direttore dottor Mazzerbo, che hanno reso possibile l'evento.
- Ancona. Protocollo anti-suicidi per le carceri di Montacuto e Barcaglione
- Napoli. Carcere di Poggioreale, raccolta fondi per comprare 600 ventilatori ai detenuti
- "45 seconds of laughter". Tim Robbins: mi ispiro alle commedie di Dario Fo
- Cuneo. Nuovo appuntamento con il teatro nel carcere di Saluzzo
- Ferrara. La Camera Penale in visita al carcere: "tante attività ma poco partecipate"









