comunicalo.it, 4 settembre 2019
Mentre scontano la pena i detenuti ad Agrigento avranno la possibilità di studiare e prendere la qualifica per pizzaioli o partecipare a corsi di formazione brevi è per operatori della ristorazione e per operatori agricoli. È quanto prevede il progetto Aquilone finalizzato all'inclusione delle persone in esecuzione penale finanziato dall'assessorato regionale al Lavoro, Famiglia e Politiche sociali a valere sull'Avviso 10/2016, rientra nell'attuazione dell'Asse II "Inclusione Sociale e lotta alla povertà", del Po Fse Sicilia 2014/2020, Obiettivo tematico 9, Azione 9.2.2.. Il progetto ad Agrigento è già rivolto a soggetti in esecuzione penale esterna; sono in corso intese per includere anche il carcere di Agrigento e i reclusi di quell'istituto, come già avviene negli istituti penitenziari di Enna e a Piazza Armerina, dove i beneficiari sono detenuti.
I destinatari del progetto sono tutte le persone dai 18 ai 64 anni che, a diverso titolo e con diverse misure, sono sottoposte a provvedimenti dell'autorità giudiziaria di limitazione o restrizione della libertà individuale.
Rientrano in questo ambito le seguenti categorie di destinatari: soggetti in esecuzione penale intramuraria; soggetti in esecuzione penale esterna; soggetti sottoposti a misure di sicurezza o in sospensione del procedimento per messa alla prova. Il progetto è promosso da: Eap Fedarcom (capofila), Enaip Enna (sono entrambi enti di formazione), Associazione Spiragli (soggetto del terzo settore specializzato nell'animazione sociale di soggetti reclusi), Cifa Italia (Associazione datoriale) che ha delegato alla partecipazione operativa la sua federazione Upi (Unione Pizzaioli Italiani). Il progetto Aquilone prevede percorsi integrati di accoglienza e orientamento, corsi di formazione brevi (per operatori della ristorazione e per operatori agricoli) e a qualifica (per pizzaioli) e accompagnamento al lavoro (cioè tirocini finalizzati all'inserimento lavorativo).
di Antonio Folle
Il Mattino, 4 settembre 2019
Familiari dei detenuti pronti alla mobilitazione. L'estate ormai finita è stata rovente per il carcere di Poggioreale e per gli oltre duemila detenuti nella struttura. Scioperi della fame, rivolte, risse tra bande e, dulcis in fondo, la rocambolesca fuga di un detenuto che ha violato la sicurezza di una struttura ritenuta tra le più sicure d'Italia.
Tante le falle anche all'interno del carcere. Il sindacato della polizia penitenziaria negli scorsi mesi ha denunciato la presenza di droga, telefoni cellulari - 11 chili di droga e ben 900 cellulari - e un fitto sistema di comunicazioni che permetterebbe ai camorristi di controllare i loro traffici criminali anche dietro le sbarre.
A tenere banco è il tema del sovraffollamento della struttura e la richiesta - ormai da più voci - della dismissione del carcere di Poggioreale e della trasformazione in un museo. Come Alcatraz.
Pietro Ioia, presidente dell'associazione ex Don - Detenuti Organizzati Napoletani - ha tracciato un desolante quadro della situazione. "Questo carcere è una polveriera pronta a esplodere - ha affermato - e questa estate è stata infernale da tutti i punti di vista. Abbiamo assistito a una fuga, a episodi di risse tra detenuti, rivolte e aggressioni ai danni delle guardie carcerarie. Non si può andare avanti in questo modo - prosegue - in una struttura dove entra di tutto, dalla droga ai telefonini portati dentro da alcuni familiari. C'è bisogno di una profonda riforma del sistema carcerario italiano ma quello che chiediamo a gran voce è la chiusura definitiva di questo inferno e la trasformazione degli spazi in un museo".
Una situazione, quella della casa circondariale di Poggioreale, molto distante da quello che dovrebbe essere lo scopo della detenzione. La rieducazione dei detenuti, come denunciato più volte dai sindacati della polizia penitenziaria, è di fatto impossibile. Le associazioni delle famiglie dei detenuti hanno annunciato un autunno caldo sul fronte delle proteste di piazza. La prima è prevista per sabato a piazza Nazionale.
"Non resteremo con le mani in mano ad aspettare che qualcuno si decida a risolvere i problemi dei detenuti che stanno scontando giustamente la loro pena - ha proseguito ancora Ioia - per questo abbiamo indetto per sabato 7 settembre alle 17 una manifestazione a piazza Nazionale. Invitiamo i familiari delle persone detenute in questo inferno a scendere in piazza e a manifestare il loro disappunto. Solo così si potranno ottenere risultati a breve e medio termine. Ad ogni modo - ha poi concluso il presidente dell'associazione Ex Don - la manifestazione di sabato è solo un primo passo. Nelle prossime settimane chiameremo a raccolta ancora una volta i familiari dei detenuti, che sono poi i veri garanti dei loro diritti, per manifestazioni all'esterno delle carceri della Campania".
di Luca Ingegneri
Il Gazzettino, 4 settembre 2019
Sta affrontando con risultati apprezzabili il lungo percorso di rieducazione ma non ha ancora raggiunto una condizione psicologica tale da poterne escludere la pericolosità sociale. É con questa motivazione che il magistrato dell'Ufficio di Sorveglianza di Padova Tecla Cesaro ha negato il primo permesso premio a Donato Bilancia, il serial killer che, in appena sei mesi, tra il 1997 e il 1998 aveva insanguinato Liguria e Piemonte consumando diciassette omicidi e accumulando condanne per complessivi 13 ergastoli e 28 anni di reclusione.
Sessantotto anni compiuti a luglio, Bilancia è in carcere dal 6 maggio 1998 ma da circa otto anni ha potuto lasciare il regime di isolamento per poter essere inserito nei circuiti detentivi comuni all'interno della Casa di reclusione di strada Due Palazzi. Solidarietà, lavoro e studio hanno caratterizzato il suo lento percorso riabilitativo, scandito finalmente da comportamenti esenti da rilievi di natura disciplinare, in netto contrasto con quanto accaduto nei primi anni di carcerazione.
Da circa un paio di anni Bilancia coltiva un sogno, fin qui rimasto irrealizzato. Quello di incontrare un bimbo di nove anni, di origini cinesi, affetto da sindrome di Down, cui eroga una parte del suo trattamento pensionistico, con l'obiettivo di assicurargli un regolare ciclo di studi. Il piccolo vive all'Opera della Provvidenza Sant'Antonio di Sarmeola, alle porte della città.
Ed è in questo ambito protetto che il pluriomicida vorrebbe incontrare il bambino, assieme al cappellano del carcere don Marco Pozza, che lo sta sostenendo nel percorso di fede e che ha definito questo particolare legame con il minore "una delle più sincere e disinteressate gesta di carità che mi è capitato di vedere in questi sette anni di lavoro".
La stabilizzazione della condotta comportamentale, il particolare impegno negli studi (quattro gli esami sostenuti alla facoltà universitaria di Progettazione e Gestione del turismo culturale dopo il diploma in ragioneria e la buona conoscenza di tre lingue straniere), nelle attività carcerarie, come componente della commissione cucina cui partecipa ogni mattina, e la sincera compartecipazione emotiva nei momenti in cui ha potuto esprimere il proprio dispiacere per i crimini del passato non sono stati ritenuti sufficienti per la concessione del permesso premio.
Secondo il magistrato di sorveglianza "non sono stati acquisiti elementi tranquillizzanti sotto il profilo della pericolosità sociale". In quei sei mesi d'inferno in cui ha firmato diciassette delitti Bilancia ritiene di essere stato colpito da una specie di malattia, non controllabile ma limitata nel tempo, da cui ora sarebbe però guarito. Non si è però mai sottoposto ad un percorso psicoterapeutico che lo obblighi ad una revisione in chiave critica dei suoi orribili comportamenti.
Ed è questo l'aspetto che non convince il giudice: "La conclusione del percorso avviato soltanto nel marzo scorso - scrive la dottoressa Cesaro - consentirebbe da un lato di comprendere l'origine delle gravissime condotte che Bilancia giustifica con sentimenti di rabbia e frustrazione per il tradimento da parte di un amico e con l'utilizzo di cocaina, di cui tuttavia non si trova alcun riscontro, dall'altro di capire se egli sarebbe in grado di gestire adeguatamente momenti di frustrazione e rabbia nel momento in cui venisse a trovarsi fuori dell'ambiente contenitivo del carcere". Almeno per ora il serial killer dovrà quindi rinviare l'atteso incontro con il bimbo cinese. Mancano le rassicurazioni necessarie per poter beneficiare dell'esperienza premiale.
quilivorno.it, 4 settembre 2019
La squadra composta dai detenuti del carcere cittadino, allenati dallo staff tecnico dei Lions Amaranto, ha battuto per 4 mete a 3 gli avversari pistoiesi in un test match pre-campionato.
Le "Pecore Nere" hanno iniziato in grande stile la loro nuova stagione agonistica. La squadra composta da detenuti del carcere de "Le Sughere", attivi nel mondo del rugby grazie al lavoro della società dei Lions Amaranto Livorno, hanno battuto, nella prima amichevole di un'annata che si preannuncia particolarmente intensa, 4 mete a 3, il Pistoia.
Il punteggio del confronto, disputato in questo caldo sabato di fine agosto sul campo sintetico situato all'interno dell'istituto penitenziario labronico, ha un valore del tutto secondario. Ben maggiori sono i significati extra-tecnici della sfida. Sono stati proprio gli ospiti - in piena preparazione in vista del campionato di C2 - a richiedere di confrontarsi con le Pecore Nere. Richiesta accettata con entusiasmo da parte della squadra del carcere livornese. Alla presenza del direttore de "Le Sughere", Carlo Alberto Mazzerbo, le due compagini si sono misurate in una partita all'insegna dell'equilibrio. Pistoia - a sua volta alla prima uscita stagionale - si è presentata con soli 11 elementi, per defezioni dell'ultima ora. E dunque le due formazioni si sono affrontate a ranghi incompleti. Deroghe rispetto alle classiche regole proprie della palla ovale (niente trasformazioni dopo le mete, così come accade nel campionato Old), ma, per la prima volta da quando, cinque anni fa, è iniziata l'avventura delle Pecore Nere, si sono lanciate le classiche touches, le rimesse laterali. Insomma, passo dopo passo, la squadra dei detenuti - che si allena una volta alla settimana, sotto la conduzione tecnica di Manrico Soriani, Michele Niccolai e Mario Lenzi - sta crescendo.
Pistoia sblocca ben presto il punteggio. La reazione delle 'Pecore Nerè non si fa attendere: la meta del mediano di apertura, su disattenzione difensiva degli antagonisti, consente ben presto di pareggiare i conti. Pistoia ha più possesso ed un numero maggiore di punizioni a disposizione (troppi i fuori gioco della formazione dei detenuti).
Le Pecore Nere, però, sfruttano, con grande concretezza, le poche occasioni costruite e, sia pur di misura, portano a casa il risultato. È stata una giornata meravigliosa, rugbisticamente parlando, che si è conclusa con un luculliano terzo tempo organizzato a regola d'arte a base di arancini, pizza e dolci. Un ringraziamento particolare va ai ragazzi pistoiesi che hanno scelto come loro prima uscita un confronto che va al di là dell'agonismo e che per i ragazzi detenuti è di fondamentale importanza. Un ringraziamento speciale a tutti gli agenti ed al direttore dottor Mazzerbo, che hanno reso possibile l'evento.
cronacheancona.it, 4 settembre 2019
Una task force per prevenire episodi di autolesionismo e suicidi nei penitenziari di Montacuto e Barcaglione. Il direttore dell'Area vasta 2, Giovanni Guidi e la direttrice degli Istituti penitenziari di Ancona, Manuela Ceresani, hanno siglato il protocollo "Piano Locale condotte suicidarie Istituti Penitenziari di Ancona", sintesi del lavoro multi-disciplinare e inter-istituzionale che vede la collaborazione tra il personale sanitario e quello operante nelle carceri.
Sulla scorta delle esperienze positive degli anni precedenti (gestiti con il protocollo del 2014) che hanno ridotto fortemente gli episodi di autolesionismo - con un solo suicidio tra il 2014 ed il 2018 -, sono stati introdotti alcuni nuovi elementi previsti dalle indicazioni nazionali e regionali.
Tra queste, il nuovo protocollo prevede la presenza di referenti locali, uno sanitario ed uno della polizia penitenziaria per coordinare i vari livelli di interventi multidisciplinari, a partire dallo screening nel momento dell'ingresso in carcere, fino al colloquio con il funzionario giuridico pedagogico, passando per il triage medico infermieristico e la valutazione psichiatrica. Il detenuto viene collocato in una fascia di rischio su una scala da 0 a 3 in funzione della quale scattano protocolli via via più intensivi di sorveglianza
La cabina di regia è costituita dal gruppo di valutazione multidisciplinare, composto dagli operatori dell'Av 2, dall'amministrazione penitenziaria e dal dipartimento di Giustizia minorile e comunità. Presenti alla stipula del protocollo anche il direttore generale e quello sanitario dell'Asur, Alessandro Marini e Nadia Storti, ed il garante dei diritti Andrea Nobili.
internapoli.it, 4 settembre 2019
Mancano quattro giorni per completare la raccolta di fondi per comprare seicento ventilatori per il carcere di Poggioreale e mancano ancora più di cinquemila euro. Per questo il deputato Paolo Siani, che a giugno ha visitato l'istituto di pena con l'onorevole Michela Rostan, la consigliera regionale Bruna Fiola e il garante dei detenuti Samiele Ciambriello, dalla sua pagina Facebook rilancia l'iniziativa.
"Ultimi giorni per l'acquisto dei ventilatori per il carcere di Poggioreale a Napoli - scrive l'onorevole - Ne sono stati già acquistati e consegnati 100 per il padiglione sanitario. Se vi va di aiutarmi in questa "piccola impresa" in internet trovate tutte le indicazioni".
Il link da cliccare è: http://https//www.derev.com/aria-pulita-per-il-carcere-di-poggioreale. "Vi chiediamo un aiuto per dare aria pulita e ossigeno - si legge sulla pagina. Si tratta di dare un po' di aria pulita, fresca, ricca di ossigeno a chi ha sbagliato e sta pagando. Si tratta di riempire di ossigeno i polmoni, il cervello, il cuore. Donare ossigeno che possa penetrare nella pelle e rigenerare tutti i tessuti. A Poggioreale le condizioni di detenzione sono durissime e i detenuti non possono di certo uscire come persone migliori in queste condizioni.
A chi ha sbagliato è giusto togliere la libertà, non la dignità, altrimenti falliremo nell'obiettivo di recuperare e rieducare il più possibile e togliere, così, criminali dalla strada. Aiutateci a regalare un ventilatore per ogni cella! Ne servono 600 e ogni ventilatore costa 13 euro. Facciamolo in fretta, fa caldo e in quelle celle non si respira, non arriva ossigeno.
di Stefania Ulivi
Corriere della Sera, 4 settembre 2019
Il regista al Lido con un documentario realizzato con detenuti-attori: "Non mi illudo, ma bisogna cambiare la situazione carceraria". Alla Mostra del cinema con un film (fuori concorso) che racconta il potere rigenerativo del teatro. Si intitola 45 seconds of laughter(45 secondi di risa) il documentario che Tim Robbins ha presentato ieri al Lido. Cronaca di sei mesi, un lavoro appassionato iniziato con la sua sua compagnia, The Actors' Gang all'interno dell'istituto di pena statale di Calipatria in California. Arlecchino e Pulcinella e altre maschere della commedia dell'arte offerte ai detenuti come armi per liberare le proprie emozioni.
Sessantuno anni, i capelli ormai candidi, così orgoglioso di essere nonno al punto da scriverlo nelle note biografiche, Robbins è legatissimo alla sua esperienza con la Actors' Gang. "Non ha scopo di lucro, facciamo teatro per le comunità. È la mia casa, il luogo di confronto e continuo arricchimento, dove impari a lasciare l'ego fuori dalla porta. Siamo venuti anche in Italia in tournée - con 1984 di Orwell - lo abbiamo portato a Spoleto. E a Milano ho recitato davanti a Dario Fo che è uno degli autori che mi ha ispirato". Fu Morte accidentale di un anarchico, ricorda spesso, a spingerlo verso il palcoscenico.
Con i colleghi della compagnia, fin dall'inizio, tiene seminari nelle scuole. Dopo aver girato Le ali della libertà e Dead Man Walking, arrivò l'idea di entrare nelle carceri. Gli Usa, ricorda l'attore e regista, detengono il poco onorevole record di Paese con il più alto numero di reclusi del mondo. "Con gli studenti abbiamo avuto esperienze notevoli: ragazzi chiusi in loro stessi, frustrati e pieni di rabbia che lasciavano emergere le emozioni. E lo stesso è accaduto con i carcerati, con The Actors Gang Prison Project". Grazie alle maschere, non è un paradosso, è più facile mostrarsi. Al di là delle differenze sociali, di etnia, del carattere.
"Abbiamo chiesto di poter entrare in contatto con le realtà carcerarie più dure e difficili, che ogni classe fosse interrazziale e che le bande rivali si incontrassero nella stessa stanza: abbiamo scoperto cose sorprendenti e di grande umanità, un'esperienza che ha segnato tutti noi. Se si vuole cambiare qualcosa bisogna cambiare anche la situazione carceraria. È importante aiutare le persone a ritornare nella vita sociale, una volta usciti dal carcere. Io non ho mai avuto un atteggiamento giudicante verso i detenuti, questo ha aiutato".
È un tipo testardo Robbins ("Sono cresciuto con genitori che mi hanno reso consapevole del mondo. Penso gli artisti abbiano l'obbligo di dire la verità") ma non si fa illusioni: questo tipo di lavoro non è una terapia e non basta a risolvere i problemi del mondo.
Ma può fare la differenza. I detenuti che hanno partecipato all'esperienza hanno ricevuto l'89% in meno di provvedimenti disciplinari legati a episodi violenti, e il 77% una volta fuori ha trovato un lavoro. "È difficile cambiare le cose a livello macro, ma puoi lasciare un segno lavorando sui micro-livelli. Esperienze così ti danno speranza per il futuro. Vedi cambiare le persone". E scene che ti aprono il cuore: "Come la madre di un detenuto viene da te e ti dice: "Grazie, rivedo mio figlio".
targatocn.it, 4 settembre 2019
Lo spettacolo "Scusate l'attesa", prodotto da Voci Erranti, andrà in scena dal 26 al 29 settembre. Con prenotazioni aperte fino al 14 settembre. È questo il momento dell'anno in cui riprendono gli impegni dopo le vacanze e ritorna il tradizionale appuntamento con il nuovo spettacolo che i detenuti del carcere di Saluzzo preparano per i tanti nuovi ed affezionati spettatori. È questa un'esperienza particolare perché assistere ad uno spettacolo in carcere è, sicuramente, un incontro con l'arte ma non può essere disgiunto dal coinvolgimento emotivo dell'entrare in una Casa di Reclusione.
È un incontro con quella umanità a cui, solitamente, non pensiamo o che, solitamente, immaginiamo in termini cinematografici. Eppure fa parte della nostra società, il detenuto è cittadino e il carcere, oltre alla storia sociale e politica, partecipa anche all'economia di un territorio. La realtà del Teatro in Carcere di Voci Erranti è riconosciuta, a livello nazionale, come una delle realtà più interessanti ed innovative, unica nella possibilità di replicare gli spettacoli sia in teatri esterni che per gli studenti nell'ambito del Progetto Educare alla Legalità.
Premiata a Roma, nel dicembre 2018, dall'Associazione Nazionale Critici Teatrali è sempre presente in contesti di Festival e Convegni come testimone di una buona pratica artistica in campo sociale. Questi risultati sono il frutto di un lavoro serio e rigoroso costruito negli anni con tutto il personale coinvolto, dal Magistrato di Sorveglianza del Tribunale di Cuneo, al Direttore, agli Educatori e tutto il personale di Polizia Penitenziaria.
"Scusate l'attesa" - È il titolo della nuova produzione che Voci Erranti porta in scena con un gruppo di venti detenuti, partecipanti al Laboratorio Teatrale tenuto da Grazia Isoardi e Marco Mucaria. È una riflessione sul tempo, un tempo che fuori passa troppo veloce e dentro è congelato, eterno. La vera condanna del recluso è questa sospensione temporale, un'attesa vuota come in una sala d'aspetto di una stazione senza luogo e senza tempo dove nessun treno passerà. Diceva Qolet, nell'Antico Testamento, e lo ha ripreso Ivano Fossati che c'è un tempo per tutto eppure quello dell'attesa lo viviamo con ansia e frustrazione, dimenticando che l'attesa è una condizione in cui il tempo trattiene il fiato per ricordarci chi siamo.
E non possiamo liberarci facilmente dell'ambiguità della vita con il suo alternarsi di presenza-assenza, "non più-non ancora". Forse la musica è riuscita a rendere nel modo più concreto questo dualismo anche se i suoi ritmi seguono uno schema più definito rispetto alle vicissitudini della vita. E allora balliamoci sopra perché, tutti, siamo dentro a questo ballo. Lo spettacolo andrà in scena dal 26 al 29 settembre, ore 15 e ore 17. Sono aperte le prenotazioni fino a sabato 14 settembre scrivendo a
estense.com, 4 settembre 2019
Presenti 373 detenuti. Progressi nell'opera rieducativa ma ci sono difficoltà logistiche ed economiche. Nella giornata di martedì una delegazione del Direttivo e dell'Osservatorio Carcere della Camera Penale Ferrarese, composta dagli avvocati Pasquale Longobucco, Alessandro Misiani, Irene Costantino, Mattia Romani, Carlo Alberto Papotti, Alessandra Palma, Nicola Sganzerla e Lucrezia Vaccari, ha fatto visita alla casa circondariale di via Arginone.
Attualmente presso la struttura sono presenti 373 detenuti (nella maggior parte dei casi collocati in celle a due letti) rispetto ad una capienza regolamentare di 244 e una capienza tollerabile di 464, di cui circa il 35% di stranieri. Il numero dei detenuti risulta in progressivo e costante aumento, secondo un trend di crescita che caratterizza tutto il territorio nazionale e che testimonia, ancora una volta, la natura sistemica del fenomeno del sovraffollamento carcerario.
Pur con tutte le problematiche connesse, da un lato al numero dei detenuti e, dall'altro al numero del personale di polizia penitenziaria (ad oggi inferiore di poco più di venti unità rispetto alla pianta organica) si è potuto constatare - come già, invero, avvenuto anche nel corso dell'ultima visita, risalente allo scorso anno - che, nel corso degli ultimi anni, sono stati effettuati indubbi progressi nell'opera rieducativa-trattamentale, grazie al costante impegno degli uffici direttivi della struttura.
I detenuti, infatti, hanno la possibilità di accedere a diverse attività formative e lavorative tra le quali, in particolare, la scuola (è attivo il percorso di studi dell'istituto alberghiero), il recupero dei Raee, la coltivazione di orti e il laboratorio di bricolage. Deve, tuttavia, rilevarsi che il numero dei detenuti coinvolti in queste attività, ad oggi, risulta ancora troppo limitato a causa soprattutto di difficoltà logistiche ed economiche.
"Un'efficace opera rieducativa, però, non può assolutamente prescindere dallo svolgimento costante e generalizzato di attività di studio e di lavoro il cui reperimento non può essere lasciato agli sforzi del singolo istituto, ma necessita di interventi strutturali e centrali - spiega il direttivo e l'osservatorio della Camera Penale Ferrarese. Proficue e, sicuramente da proseguire e incrementare, appaiono anche le iniziative di collaborazione con associazioni del territorio e, in generale, con realtà esterne all'istituto" chiosa la delegazione, "ringraziando gli organi direttivi della casa circondariale per l'occasione e per il confronto costruttivo che, nel corso delle nostre visite, è sempre stato garantito".
di Teresa Valiani
redattoresociale.it, 4 settembre 2019
Evento speciale della Mostra del Cinema, il docu-film di Fabio Cavalli sarà proiettato giovedì. Il regista: "Occorreva dare tridimensionalità alla Costituzione attraverso i punti di vista dei suoi custodi e interpreti. E fare altrettanto con quel 'sistema della pena' tanto evocato, vilipeso e, fondamentalmente, sconosciuto".
Approda al Festival del Cinema di Venezia, come evento speciale di questa 76ma edizione, "Viaggio in Italia, la Corte costituzionale nelle carceri", il docu-film di Fabio Cavalli prodotto da Rai Cinema e Clipper media. La pellicola racconta un incontro che non ha precedenti nella storia del nostro Paese, quello "tra due mondi apparentemente agli antipodi e diversamente 'chiusi' - sottolinea una nota della Consulta - e si ispira all'omonima iniziativa avviata dalla Corte costituzionale nel 2018" quando sette giudici intrapresero un viaggio all'interno delle carceri italiane incontrando i detenuti di altrettanti istituti.
"Pensando alla realizzazione di un docu-film che racconti l'incontro fra i giudici della Corte costituzionale e le carceri italiane - racconta il regista Fabio Cavalli - mi è tornato in mente il 'Viaggio in Italia' di Guido Piovene: un reportage prima radiofonico per la Rai, poi in volume, sul finire degli anni '50. L'Italia è molto cambiata. Ma c'è una cosa che tiene insieme le generazioni: la Carta Costituzionale. Poco se ne parla, eppure è la legge fondamentale che dà forma alla nazione ed incide sulla vita di ciascuno di noi. Anche sulla vita dei cittadini detenuti. Per questo docu-film ho provato ad assumere il punto di vista di Piovene: andare a scoprire davvero quello che si crede illusoriamente di conoscere. Aprire lo sguardo sugli aspetti della realtà che non stanno in luce, coperti dal bagliore dei rilievi. Trovare l'ombra nel tuttotondo".
La proiezione è prevista per giovedì 5 settembre alle 17.00 nella Sala storica dell'Hotel Excelsior del Lido di Venezia e sarà introdotta dalla presentazione del presidente della Biennale, Paolo Baratta. All'evento saranno presenti, insieme al regista, la vice presidente della Corte costituzionale, Marta Cartabia, e i giudici costituzionali Francesco Viganò e Luca Antonini.
"Storie di viaggi e incontri. Uomini, donne, persone uniche e comuni: i giudici, i carcerati, il personale penitenziario - prosegue Cavalli raccontando il suo film -. Storie di luoghi inaspettati: le carceri, il loro habitat architettonico e il loro contesto antropologico. E storie di paesaggi visivamente potenti, il loro spirito profondo, quello che il tempo disegna, incidendo anche lo spirito del popolo che li abita".
"Ho potuto usare qualsiasi mezzo di ripresa - sottolinea il regista - per disegnare i rilievi del nostro Paese, dal punto di vista delle sue valli più oscure: coi droni abbiamo sorvolato il maestoso Palazzo della Consulta e i cieli sopra le carceri. Genova-Marassi, Napoli-Nisida, Lecce, Terni, Milano San Vittore, Firenze-Sollicciano, Rebibbia. E poi dai cieli siamo scesi giù, nel profondo delle celle e nei loro sotterranei.
Occorreva dare tridimensionalità alla Costituzione della Repubblica Italiana, attraverso i punti di vista dei suoi custodi ed interpreti: i giudici. E fare altrettanto con quel 'sistema della pena' tanto evocato, vilipeso o invocato, e, fondamentalmente, sconosciuto. Da una parte gli uomini e le donne dell'Istituzione, dall'altra gli uomini, le donne e i ragazzini minorenni che l'Istituzione l'hanno violata. Il loro incontro getta un po' di luce fra le ombre.
Un incontro per me emozionante, un'avventura fra storie umane incredibili, dolorose, paradossali, umanissime. Un film sugli sguardi dei giudici e dei detenuti. Fra il prima e il dopo l'incontro c'è una differenza ben visibile negli sguardi. La stessa differenza che spero di leggere negli sguardi degli spettatori all'uscita dalla proiezione".









