innaturale.com, 26 giugno 2019
La prigione Hmp Rye Hill nel Northamptonshire in Inghilterra ha messo a disposizione dei detenuti un giardino biologico tra le sue mura per combattere l'uso di droga. Una risoluzione che, per quanto semplice, sembra stare ottenendo degli interessanti frutti... in tutti i sensi.
Le origini del progetto risalgono al 2010 quando il governo inglese destinò nuovi fondi destinati alla lotta alla droga e alla dipendenza. Il carcere di Rye Hill in collaborazione dell'associazione benefica Garden Organic, impegnata a promuovere le pratiche biologiche; e il G4S Drug and Alcohol Recovery Team ha istituito un giardino biologico in prigione per combattere l'uso di droga tra i detenuti. Una scelta che nel tempo si è dimostrata vincente. Molti dei detenuti con problemi di dipendenza, oltre a venir presto coinvolti dall'attività di giardinaggio biologico, riuscivano a ottenere degli ottimi risultati nella lotta alla droga.
I benefici di un giardino biologico in prigione sui detenuti, infatti, sono molteplici: dall'implemento dell'autostima, dell'autocontrollo, della salute e del benessere in generale. Anche i rapporti tra i detenuti sono migliorati, merito anche della capacità del giardinaggio di insegnare la pazienza.
Rispetto a quest'ultimo punto, determinante risulta riuscire a far focalizzare i detenuti su obiettivi a lungo termine piuttosto che su ricompense immediate. In tal senso, niente nel giardinaggio è rapido e ciò ha la capacità di far assumere una prospettiva differente e nuova, anche rispetto alla dipendenza. Nel carcere i test antidroga risultati positivi sono calati del 30%. Un risultato in linea con quanto mostrato da uno studio del 2003 di Grimshaw and King in cui si mostrano i benefici di progetti come questo su un campione di 104 istituti penitenziari.
I detenuti, dal canto loro, amano il giardino biologico in prigione e ne riconoscono un effetto positivo sul loro percorso riabilitativo. Il carcere di Rye Hill, oltre al giardino, possiede al suo interno anche delle arnie per la produzione di miele. Naturalmente la cura delle api è affidata ai detenuti. L'effetto di un contatto diretto con la natura e del lavoro in accordo con le sue leggi ha un potere di cui ancora non capiamo appieno il potenziale, ma che vale la pena scoprire.
di Edmondo Bruti Liberati
Corriere della Sera, 25 giugno 2019
Va ridotto il peso degli apparati allargando la possibilità di scelta di chi continua a far riferimento a una o altra corrente. Il monito di Mattarella "voltare pagina nella vita del Csm" potrà trovare attuazione se i magistrati italiani sapranno muoversi sul percorso indicato dallo stesso Presidente: modifica dei comportamenti e rigore deontologico.
di Pietro Mecarozzi
linkiesta.it, 25 giugno 2019
Nonostante il calo dei reati sono quasi 10mila i detenuti in più presenti nelle carceri italiane. Tra strutture senza acqua calda e riscaldamento e celle al di sotto del parametro dei 3mq, emerge anche un alto tasso di suicidi tra i detenuti. Ma non solo: il problema adesso è la mafia nigeriana.
adnkronos.com, 25 giugno 2019
Un assistente capo del Corpo di Polizia Penitenziaria, di circa 50 anni, originario di Sassari e da molti anni in servizio nel carcere di Vigevano, si è tolto la vita nel tardo pomeriggio, sparandosi con la pistola d'ordinanza, in Sardegna, dove trascorreva un periodo di ferie. A darne notizia è il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe).
"Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei quattro Corpi di Polizia dello Stato italiano", dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe. "Siamo sconvolti - continua - L'uomo era benvoluto da tutti, molto disponibile ed era sempre a disposizione degli altri. Per questo risulta ancora più incomprensibile il suo terribile gesto".
Capece non entra nel merito delle cause che hanno portato l'uomo a togliersi la vita, ma sottolinea come sia importante "evitare strumentalizzazioni ma fondamentale e necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l'attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere dal poliziotto. Non sappiamo se, in questo, era percepibile o meno un eventuale disagio che viveva il collega.
Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l'Amministrazione penitenziaria e il ministero della Giustizia sono in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta. Al ministro Bonafade ed ai sottosegretari di Stato Morrone e Ferraresi chiedo un incontro urgente per attivare serie iniziative di contrasto al disagio dei poliziotti penitenziari". "Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del personale di polizia penitenziaria - conclude Capece.
Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un'apposita direzione medica della polizia penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell'Amministrazione penitenziaria. Non si perde altro prezioso tempo nel non mettere in atto immediate strategie di contrasto del disagio che vivono gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria è irresponsabile. Vorrei fare un appello al ministro Bonafede: se ci sei, batti un colpo".
ottopagine.it, 25 giugno 2019
Il Garante Ciambriello: "Serve riforma vera delle strutture, detenuti protestino pacificamente". Ieri mattina una delegazione formata da parlamentari ed esponenti del Consiglio regionale campano, accompagnata dal Garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello, si è recata al carcere di Poggioreale per un sopralluogo, a pochi giorni dalla rivolta scoppiata nel Padiglione Salerno.
"Le condizioni strutturali e sanitarie del penitenziario continuano a destare preoccupazione: urge trovare una soluzione tempestiva per garantire dignità e vivibilità ai detenuti". È questo l'accorato appello lanciato da Michela Rostan, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Paolo Siani, deputato del Partito democratico, Bruna Fiola, consigliere regionale della Campania e dal Garante Ciambriello al termine della visita.
"Per agire sul fronte della rieducazione bisogna mettere i detenuti i condizioni tali da poter svolgere determinate attività. In alcuni padiglioni si fa fatica addirittura a respirare e c'è una difficoltà oggettiva a sopravvivere - ha dichiarato Michela Rostan a margine del sopralluogo nella struttura penitenziaria - Ci attiveremo fin da subito per presentare un'interrogazione parlamentare che riguarderà sia i fondi stanziati dal Ministero per le Infrastrutture per il riordino dei padiglioni (12 milioni) e mai utilizzati, sia la stabilizzazione dei precari, in particolar modo del personale medico e degli operatori socio sanitari con la previsione in loro favore di un'indennità di rischio".
Criticità, quelle di Poggioreale, a cui bisogna trovare la quadra: "Nonostante una dirigente straordinaria, la situazione è preoccupante. C'è bisogno di riflettere per dare una mano concreta, è inammissibile che siano in servizio duecento agenti in meno rispetto al previsto", ha commentato Paolo Siani.
"La mia proposta sarà quella di incentivare il diritto alla salute in carcere. La privazione della libertà non deve diventare anche privazione della dignità - ha sottolineato Bruna Fiola - In questo modo si perde il fine ultimo della rieducazione, rischiando poi un maggiore incattivimento al termine della pena".
"Occorre una riforma vera delle strutture penitenziarie che ormai sono invivibili - è il monito di Samuele Ciambriello - Sono grato alla delegazione per la visita odierna, sono sicuro che sveglieranno dal torpore le istituzioni locali e nazionali. Mi sono raccomandato con tutti i detenuti affinché mettano in atto solo proteste pacifiche.
Poggioreale non deve diventare una polveriera e gli agenti non sono la panacea di tutti i mali; il problema è strutturale e in questi termini deve essere affrontato a partire dall'utilizzazione dei fondi disponibili e dall'assunzione di personale di agenti di polizia penitenziaria, educatori e figure sociali di riferimento. A Poggioreale sono operative dieci associazioni di volontariato e sono evidenti gli sforzi che quotidianamente la direzione mette in campo per progetti di reinserimento sociale".
di Giampaolo Piagnerelli
Il Sole 24 Ore, 25 giugno 2019
Corte di cassazione - Sezione II penale - Sentenza 24 giugno 2019 n. 27816. Il giudice penale prima di irrogare la sanzione, in applicazione del favor rei, deve analizzare se le varie condotte che costituiscono un reato complesso siano più o meno gravi rispetto alle singole ipotesi di reato per l'imputato. Ci deve essere quindi un vero e proprio bilanciamento in applicazione del favor rei.
La vicenda - La Cassazione, con la sentenza n. 27816/19, ha precisato come i giudici di merito avessero errato a contestare il reato di violazione di dimora visto che dopo l'introduzione del n. 3bis del terzo comma dell'articolo 628 del codice penale(un reato complesso come il furto aggravato), nell'illecito rimane assorbito il delitto di violazione del domicilio che costituisce reato-mezzo, legato da nesso di strumentalità a quello di furto in abitazione.
I Supremi giudici hanno precisato che nel reato di furto aggravato sussistono una serie di condotte che - come stabilito dall'articolo 84 del Cp-, non si applicano alle norme sul concorso dei reati col conseguente cumulo delle pene, ma va aggiunta la sola pena prevista per il reato complesso. In definita è corretta la impostazione che si evince da precedenti decisioni secondo cui l'individuazione della disciplina più favorevole va fatta in concreto ovvero in conseguenza dell'esito del giudizio di bilanciamento poiché soltanto laddove il giudice di merito ritenga nella sua discrezionalità di dover bilanciare l'aggravante con le concorrenti circostanze attenuanti, la disciplina potrà essere in effetti concretamente più favorevole.
Le conclusioni - Si tratta però di una valutazione, quella di bilanciare o meno l'aggravante, che è all'evidenza riservata al giudice di merito il quale pertanto dovrà, alla luce del risultato di bilanciamento, verificare quale disciplina sia nel caso di specie più favorevole all'imputato, se quella vigente al momento del fatto oppure quella sopravvenuta in quanto entrata qualche giorno dopo. Solo con questo tipo di "equilibrio" si attua il principio del favor rei.
di Giulia Provino
Italia Oggi, 25 giugno 2019
Reclusione da 2 a 6 anni e multe fino a 2.065 euro. Approvato in Senato il disegno di legge contro chi abusa dell'età di una persona. Il ddl n. 980 "Modifiche al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane", approvato all'unanimità dal Senato, il 12 giugno 2019, introduce nel codice penale il nuovo articolo 643-bis, appunto dedicato alla circonvenzione di persone anziane, che aumenta le pene contro chi commette tale fattispecie di reato.
di Nicola Galati (Avvocato)
extremaratioassociazione.it, 25 giugno 2019
Il tema delle intercettazioni è da tempo una costante del dibattito pubblico sulla giustizia. Dopo lo scandalo CSM si è ricominciato a parlarne. Ci sarà davvero una svolta sul tema? Con questo esecutivo è molto difficile che avvenga. Intanto, ecco un'analisi sulle "patologie" e sui rischi dell'abuso di questo strumento.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 giugno 2019
"In nome di una idea sgrammaticata di "certezza della pena", si insegue un consenso popolare costruito sulla sollecitazione delle emotività più rozze e violente della pubblica opinione: il detenuto "marcisca in carcere". Una vocazione "carcero-centrica" in spregio della Costituzione, che non certo a caso fa riferimento alle "pene" (art. 27) e non alla "pena": dunque non solo carcere, ma anche altre sanzioni e misure che possano responsabilizzare il condannato in un percorso punitivo-rieducativo che consenta il suo recupero".
modenatoday.it, 25 giugno 2019
Nella Regione le celle sono più affollate del consentito e anche della media nazionale. A Modena solo un educatore ogni 168 detenuti. Dopo alcuni anni di deflazione, il tema del sovraffollamento penitenziario è nuovamente cruciale. E l'Emilia-Romagna non fa eccezione.
A fine marzo sono 3.641 i detenuti presenti, pari al 6% della popolazione carceraria nazionale. La regione è sopra la media nazionale per indice di sovraffollamento: al 31 marzo 2019 è al 129,8% contro il 120% del nazionale. Ciò significa che in regione gli spazi previsti in termini di capienza regolamentare per cento detenuti ne vedono presenti 130 con un'eccedenza di un terzo circa.
È quanto emerge dal Rapporto sulle condizioni di detenzione in Emilia-Romagna realizzato dalla sezione regionale di Antigone. "Il sovraffollamento incide sulla qualità della vita detentiva e puo' contribuire a comprimere diritti e aspettative dei detenuti, riducendo le possibilità di accesso alle attività trattamentali, ai servizi sanitari e scolastici, alle opportunità ricreative - si legge nel Rapporto - Considerando i dati da noi raccolti nel 2018, è difficile sostenere l'idea che sia l'eccesso di detenuti a determinare tale drammatico sbilanciamento: questo dato imbarazzante riflette piuttosto il dimensionamento strutturale delle attività rieducative e di supporto".
In media il rapporto tra detenuti ed educatori (lo staff dell'area giuridico-trattamentale) è di 80 a uno con picchi di 168 a uno nella casa circondariale di Modena dove ci sono tre educatori in organico, e di 118 a uno a Bologna dove gli educatori sono sette. A titolo di paragone si consideri che il rapporto medio tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria è di 2 a 1 con picchi di 1,4 a 1 a Rimini e Ravenna.
Meno di un terzo dei detenuti presenti nei dieci istituti penitenziari della regione lavora: 1.097 a fine 2018, di cui 36 per datori di lavoro esterno (in Veneto questi ultimi sono 350 e in Lombardia 287). Ricco, invece, il quadro su corsi di formazione qualificata: 17 attivati nel secondo semestre del 2018 con 156 iscritti, di cui 89 stranieri, ovvero il 4% dei reclusi. "Numeri contenuti che però collocano l'Emilia-Romagna al quinto posto in ambito nazionale dopo Lombardia, Puglia, Lazio e Piemonte".
Nello stesso periodo sono 20 i corsi conclusi con 166 iscritti e 149 promossi con titolo accreditato. In media l'11,1% dei detenuti è coinvolto in corsi professionali: sopra la media Ravenna con il 32,4% e Ferrara con il 14,2%. Scolarizzazione primaria e secondaria inferiore garantite ovunque: il 23,9% va a scuola, percentuali più elevate a Bologna (50,1%), Castelfranco Emilia (30,6%) e Ravenna (27%). Offerta sportiva disomogenea ma in otto istituti su dieci è garantito ai detenuti che lo chiedono almeno un accesso settimanale alla palestra.
Il regime a celle aperte è applicato in modo parziale, mentre in quasi tutti gli istituti è possibile cucinare in cella. Gli spazi destinati ai congiunti sono "tendenzialmente dignitosi". Quelli per la pratica di culti non cattolici sono presenti solo a Ferrara, Modena, Piacenza e Reggio Emilia, mentre il menù specifico per i detenuti musulmani sarebbe garantito ovunque.
Sette detenuti su dieci in Emilia-Romagna hanno una condanna definitiva, i restanti sono equamente distribuiti tra soggetti in attesa di primo giudizio e altri non definitivi (appellanti, ricorrenti, posizioni miste). Sono 581 i reclusi in circuiti specifici: 41 bis, alta sicurezza, collaboratori di giustizia, semiliberi, ex articolo 21, isolamento disciplinare e sanitario, transgender.
"In regione sono detenuti solo esponenti dell'area antagonista (matrice anarchica), mentre non sono presenti imputati o condannati per delitti connessi al terrorismo di matrice jihadista". Sono 7 i detenuti in AS2, il circuito dedicato alle forme di eversione politica, a Ferrara. Sono 65 i detenuti in regime di 41 bis a Parma, 28 quelli in AS1 (sempre a Parma) e 281 in AS3 tra Bologna, Ferrara, Piacenza, Parma. I soggetti residenti in regione in carcere sono 2.494 su 3.641, tra loro anche molti stranieri residenti in Emilia-Romagna.
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