Il Mattino, 24 luglio 2019
Dopo mesi di contrasti tra Lega e M5s, il Governo potrebbe essere al capolinea: "o si sciolgono i nodi o non si riesce ad andare avanti, il momento è decisivo". La ministra della P.a. Giulia Bongiorno inquadra così, al Forum Ansa, la situazione politica, chiarendo che non c'è alcun problema di rimpasto, ma le sorti dell'Esecutivo sono appese a tre nodi decisivi da sciogliere: lavori pubblici, autonomia e giustizia.
di Silvia De Napoli
stateofmind.it, 24 luglio 2019
La dipendenza in carcere: mentre i criteri diagnostici e i trattamenti sono cambiati, la stessa evoluzione sembra non esserci stata in ambito giuridico. Realtà consolidata, la denominazione di "Dipendenza Patologica" sopraggiunta con l'ultima versione del Dsm-V, va a sostituire la classica dicitura "Tossicodipendenza", infatti nell'ultima versione del Dsm-V troviamo nella categoria "Disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction", importanti novità, oltre che elementi di continuità. Preme sottolineare questi elementi di novità per una maggiore comprensione: nell'ultima versione sparisce la differenza tra abuso e dipendenza, dando risalto ad un continuum su tre livelli di gravità; in sostanza viene eliminato il concetto di abuso, precedentemente inquadrato come "lieve o iniziale".
di Grazia Zuffa
Il Manifesto, 24 luglio 2019
"Per molte delle leggi attuali, l'accusa radicale e assorbente è quella di razzismo. Tale situazione deriva dalle discriminazioni contenute nelle leggi fondate su ragioni analoghe: quelle di elevare certi gruppi di persone (portatrici in genere di significativi problemi sociali) a bersaglio di discriminazioni". (...) "Una resistenza alle leggi ingiuste, non solo è possibile, ma dovuta".
Questo scritto di Alessandro Margara - del 2009 - apre il volume "Carcere e giustizia, ripartire dalla Costituzione", che raccoglie le relazioni e gli interventi del convegno sul tema tenutosi a Firenze l'8 e il 9 febbraio scorsi.
di Massimiliano Lanzotto
La Città di Salerno, 24 luglio 2019
Il ministro "interrogato" dai ragazzi: "Bisogna andare nelle scuole, lì fanno fatica a ricordare Falcone e Borsellino". Arriva puntuale e si accomoda in platea. Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, rompe gli schemi. Va controcorrente rispetto ai suoi predecessori: è il primo ministro della storia del Festival di Giffoni che siede tra i giurati, guarda e commenta con loro un docu-film.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 24 luglio 2019
Anticorruzione. "Non riconosciuti i meriti dell'Autority. Torno a fare il magistrato". Sarà un caso, ma per tutto il giorno l'unico commento di un esponente del governo all'annuncio delle dimissioni di Raffaele Cantone da presidente dell'Anac è stato quello di Giulia Bongiorno. E la titolare della Pubblica amministrazione si è limitata a prendere atto della decisione presa dal magistrato simbolo della lotta alla corruzione: "L'Anac ha evidenziato che il tema della prevenzione è importante quanto quello della repressione. Ma detto questo - si è affrettata a precisare la ministra - alcune linee guida e regolamenti dell'Anac non riuscivano a coniugare l'esigenza della trasparenza con quella dell'efficienza e della rapidità".
Parole che suonano come un benservito e che non devono aver fatto piacere all'uomo che per cinque anni ha guidato l'Autorità nazionale anticorruzione fino a farne un modello citato all'estero come un esempio, dalla Commissione europea al Fondo monetario passando per organismi internazionali come l'Ocse, l'Osce e il Consiglio d'Europa. Ma che ieri ha invece deciso che è arrivato il momento di voltare pagina e di tornare a indossare la toga. Il motivo? Certamente gli scandali che hanno investito il Csm e di fronte ai quali - spiega Cantone in una lettera pubblicata sul sito dell'Anac - "la mia indole mi impedisce di restare uno spettatore passivo". Ma anche, e forse soprattutto, la constatazione che qualcosa si era rotto nel rapporto con il governo gialloverde. "Dopo oltre cinque anni sento che un ciclo si è definitivamente concluso anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell'Anac e del suo ruolo".
Un addio che non è certo maturato all'ultimo minuto. Nei giorni scorsi Cantone ne aveva parlato con il presidente della Repubblica Mattarella e con il premier Conte, oltre che con la stessa Bongiorno. Alcuni mesi fa aveva presentato al Csm la sua candidatura per un incarico direttivo presso tre uffici giudiziari, ma proprio le vicissitudini vissute dal Consiglio - è spiegato sempre nella lettera - hanno "comportato una dilazione dei tempi tale da rendere non più procrastinabile una decisione".
A voler guardare, i segni della rottura che si stava consumando c'erano tutti da tempo, frutto anche di alcuni provvedimenti del governo. Come il decreto Sblocca-cantieri, in alcuni aspetti del quale Cantone vedeva un "rischio di corruzione" anche perché, alcuni anni dopo l'approvazione del Codice appalti, reintroduceva modifiche in un settore che invece "ha assoluto bisogno di stabilità e certezza delle regole e non di continui cambiamenti", come spiegò lo scorso mese di giugno nella relazione annuale tenuta a Montecitorio denunciando anche un ridimensionamento del ruolo dell'Anac. Ironia della sorte, nello stesso momento in cui lui parlava alla Camera, al Senato la maggioranza gialloverde approvava in via definitiva lo Sbloccantieri.
Duri i commenti dell'opposizione all'addio annunciato da Cantone. "Mi colpisce che l'Anac venga indebolita proprio adesso, chissà perché. E dire che e un tempo gridavano "Onestà"" scrive di Facebook Matteo Renzi, che nel 2014 da presidente del consiglio lo chiamò a risollevare le sorti dell'Autorità anticorruzione. Dello steso tenore il commento di Paolo Gentiloni: "Così l'anticorruzione è diventata un peso - scrive il presidente del Pd - e oggi Raffaele Cantone con le parole misurate di un uomo delle istituzioni, dice al governo: se volete ridimensionare o cancellare l'Anac fatelo senza di me".
A colpire è il silenzio del premier Conte e del ministro dell'Interno Salvini. Parlano invece, ma solo quando ormai è pomeriggio inoltrato, il vicepremier grillino Luigi Di Maio e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. "Con il presidente Cantone abbiano sempre lavorato benissimo, è stata una delle prime autority con cui ho lavorato, in particolare sull'Ilva di Taranto", dice il primo. "Con lui c'è sempre stato un dialogo costruttivo: alcuni suoi suggerimenti mi hanno consentito di migliorare la legge Spazzacorrotti", commenta il secondo. Parole che suonano come di circostanza e che difficilmente convinceranno Cantone a fare marcia indietro.
La Notizia, 24 luglio 2019
Tempi stretti per la conversione in legge del decreto Sicurezza bis. Talmente stretti che il Governo, con il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, ha deciso di porre la questione di fiducia sul procedimento. Il voto di Montecitorio è previsto oggi pomeriggio (prima chiama alle 16,15, voto previsto in serata).
di Nello Avellani
news-town.it, 24 luglio 2019
E' Gianmarco Cifaldi il nuovo Garante dei detenuti della regione Abruzzo. Cifaldi, 55 anni, aquilano, sociologo e criminologo, professore aggregato all'Università D'Annunzio di Chieti-Pescara, è stato eletto dal Consiglio regionale con 23 voti a favore su 29 votanti, prendendo due voti in più rispetto ai 21 necessari a raggiungere la maggioranza dei due terzi fissata dalla legge come quorum per rendere valida l'elezione. Il voto si è svolto a scrutinio segreto. Dallo spoglio sono venute fuori 5 schede bianche, attribuibili al centrosinistra, e anche un voto a favore di Fabio Nieddu, un altro dei 9 candidati che avevano presentato domanda. Per Cifaldi hanno votato a favore il centrodestra e i Cinque Stelle.
Da quel che si è capito, il centrosinistra ha votato scheda bianca non perché avesse delle riserve ma perché non ha condiviso il metodo usato dal centrodestra, che ha puntato subito sul nome del professore della D'Annunzio senza dare alla coalizione Legnini la possibilità di fare una propria proposta. Con l'elezione di Cifaldi, si chiude una brutta pagina della storia recente del consiglio regionale: la nomina del Garante dei detenuti era attesa infatti da quasi 10 anni, da quando, cioè, una legge nazionale l'aveva istituito. Nelle passate legislature non si era mai riusciti ad arrivare a una sintesi.
Per Cifaldi aveva fatto un endorsement anche la Uil Penitenziaria Abruzzo, che di lui aveva detto: "E' molto vicino alle dinamiche carcerarie, e che ha dimostrato attenzione per il diritto di tutti siano essi detenuti che addetti del settore compresi i poliziotti penitenziari". E' stata invece rinviata l'elezione dei componenti della Commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità e della parità giuridica e sostanziale tra donne e uomini per permettere agli uffici del Consiglio regionale di espletare le procedure burocratiche necessarie all'accoglimento delle candidature.
Soddisfazione dei Cinque Stelle - "Siamo molto soddisfatti che finalmente il Consiglio regionale abbia eletto il Garante dei detenuti nella persona del Professor Gianmarco Cifaldi, e siamo ancora più soddisfatti che la scelta arrivi al termine di un lungo percorso di ascolto, finalizzato all'individuazione di una figura di comprovata professionalità in materia carceraria.
Il sociologo Cifaldi è una figura professionale che trova il nostro concreto supporto e che come gruppo del M5S avevamo già proposto nella scorsa legislatura in virtù del suo curriculum e delle competenze acquisite grazie al lavoro svolto negli istituti di detenzione. A differenza del Governo D'Alfonso oggi siamo arrivati ad un nome non sulla base di una cieca logica di appartenenza politica ma seguendo quel metodo che il Movimento 5 Stelle indica da anni". Ad affermarlo i Consiglieri regionali del M5S.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2019
Corte di cassazione - Sentenza 19883/2019. Nessun pregiudizio per il creditore dello Stato, vittima del processo lumaca, che non propone la domanda di indennizzo Pinto entro sei mesi dalla fine del procedimento di cognizione che accerta il suo diritto.
Il termine, nella sola ipotesi in cui il creditore è lo Stato, scatta, infatti quando il giudizio esecutivo è definitivo: le due fasi vanno considerate, infatti, come un'unica. Nell'affermare che il "tempo del processo" va inteso come unitario, le Sezioni unite della Corte di cassazione (sentenza 19883) si muovono anche sulla scia della sentenza della Consulta 88/2018, con la quale il giudice delle leggi ha bollato come incostituzionale l'articolo 4 della legge Pinto, per la parte in cui non prevede che la domanda di equa riparazione possa essere proposta in pendenza del procedimento presupposto.
La sentenza depositata ieri è anche convenzionalmente orientata. I giudici guardano al caso Bozza contro Italia (2017), che ha suscitato i dubbi della sezione remittente. In quell'occasione la Corte di Strasburgo, analizzando la nozione di "decisione definitiva", aveva fatto una netta differenza tra debitore privato e della pubblica-amministrazione.
Per gli eurogiudici il privato che ha ottenuto una sentenza contro lo Stato, non deve, di norma, avviare un procedimento distinto per ottenere l'esecuzione forzata di una sentenza che non comporta alcuna difficoltà, oltre al versamento del denaro. La Cedu ha fissato il tempo per adempiere, a sei mesi dalla data in cui la decisione del risarcimento é diventata esecutiva. E il tema della particolare semplicità dei giudizi Pinto, rispetto all'obbligo di pagamento, è ripreso dalla Sezioni unite che lo "utilizzano" per fugare i dubbi su possibili condotte abusive del creditore. La soluzione adottata si muove nell'ottica di approntare una tutela effettiva dei creditori, depotenziando il contenzioso che potrebbe continuare a prodursi se si mantenessero fermi i vecchi principi che limitavano "la possibilità di ottenere l'integrale ristoro del pregiudizio sofferto per l'irragionevole durata del processo unitariamente considerato".
Per le Sezioni unite il creditore dello Stato non deve essere gravato dall'onere di un giudizio volto all'esecuzione di obbligo che deve essere adempiuto, senza alcuna soluzione di continuità "anche oltre il termine che la giurisprudenza convenzionale individua come ragionevole per tale esecuzione". A completamento del quadro delineato, il Supremo collegio fa altre precisazioni. I giudici segnalano che la fase esecutiva, eventualmente intrapresa dal creditore nei confronti dello Stato, inizia con la notifica dell'atto di pignoramento mentre la fine coincide con la definitiva soddisfazione del credito indennitario.
Ancora un chiarimento riguarda il tempo che passa tra la definitività della fase di cognizione e l'inizio dell'esecutiva, che non va considerato come "tempo del processo". Un periodo che può, eventualmente, essere rilevante ai fini del ritardo nell'esecuzione, come pregiudizio a sé stante. Un "danno" indennizzabile in via diretta ed esclusiva solo dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, mancando attualmente un rimedio interno.
di Germana Bevilacqua
sicilianews24.it, 24 luglio 2019
Samuele Bua era un giovane che aveva bisogno di aiuto, un'assistenza psicologica forse psichiatrica, non certamente di essere rinchiuso in isolamento nel carcere Pagliarelli di Palermo dove lo scorso 4 novembre si è tolto la vita con i lacci della sue scarpe. Sono troppi i punti oscuri della vicenda, le domande senza risposta e le responsabilità ancora da accertare, e per questo la famiglia di Samuele, assistita dall'avvocato Giorgio Bisagna, ha sporto denuncia perchè sia fatta piena luce sulla morte del ragazzo.
Samuele era finito dietro le sbarre dopo una denuncia a seguito di un violento litigio con la madre a causa del suo temperamento nervoso ed irascibile: "Ma mio figlio era un ragazzo dal cuore buono" spiega la madre, "Quel giorno i vicini sentendo il trambusto hanno chiamato i carabinieri e Samuele così è finito in carcere, ma non era lì che doveva stare" spiega la signora Lucia Agnello.
Samuele Bua, otto mesi senza verità, una manifestazione questa mattina davanti il carcere Pagliarelli
"Abbiamo bisogno di sapere la verità, dopo otto mesi non abbiamo avuto nessuna informazione sull'esito dell'autopsia, - spiega Rosalinda, la sorella di Samuele - come si può morire in una cella d'isolamento con dei lacci che non avrebbe dovuto avere a disposizione? Un ragazzo che doveva essere sorvegliato h24. Avevamo ottenuto già il consenso per un trasferimento - continua Rosalinda Bua - ma si è perso troppo tempo, mio fratello doveva essere trasferito al più presto in una struttura adeguata a lui".
I familiari di Samuele Bua non si arrendono. E questa mattina hanno manifestato pacificamente davanti al carcere di Pagliarelli di Palermo, per chiedere verità e giustizia sulla morte del loro congiunto. Pino Apprendi, presidente di Antigone Sicilia, ha espresso la propria vicinanza alla famiglia: "Antigone è vicina ai familiari di Samuele nella ricerca di una verità che, ancora, a distanza di otto mesi non emerge".
Samuele Bua soffriva di allucinazioni, manie di persecuzione, la diagnosi era di schizofrenia e turbe comportamentali, come spiega la famiglia. Era un ragazzo difficile ma aveva bisogno di aiuto, di un sostegno psichiatrico, forse di essere ricoverato in una struttura adeguata, ma certamente non della detenzione carceraria, una condizione dura, spesso intollerabile e ai limiti del rispetto della dignità umana anche per chi non è fragile come Samuele.
Il Mattino, 24 luglio 2019
"Ho trovato una situazione ancora di estrema tensione, con oltre 2.300 detenuti presenti rispetto ai circa mille posti letto regolamentari ed un personale di Polizia penitenziaria demotivato e sfiduciato per l'assenza di urgenti provvedimenti idonei a garantire loro tutele e migliori condizioni di lavoro".
Lo sottolinea, in una nota, il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), Donato Capece, che oggi, accompagnato dal responsabile sindacale della Campania Emilio Fattorello, ha fatto visita al carcere di Poggioreale di Napoli e incontrato il personale in servizio ed i poliziotti aderenti al Sappe.
"A distanza di tempo dalla rivolta che ha portato alla distruzione del Padiglione detentivo Salerno, - ha aggiunto - i rivoltosi sono ancora lì e nessun provvedimento concreto di trasferimento in altre carceri fuori dalla Campania li ha riguardati. Insomma, il concetto che passa è che a Poggioreale i detenuti possono fare quel che vogliono che nessuno li punisce: è mortificante e inaccettabile".
"Per fortuna delle Istituzioni, - evidenzia il sindacalista - gli uomini della Polizia penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio in carcere, come a Poggioreale, con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici. Ma non si può e non si deve ritardare ulteriormente la necessità di adottare urgenti provvedimenti: non si può pensare che la gestione quotidiana delle costanti criticità delle carceri napoletane, campane e del Paese sia lasciata solamente al sacrificio e alla professionalità delle donne e degli uomini della Polizia".
Nel pomeriggio, Capece e la delegazione del Sappe incontreranno i circa 100 allievi Agenti di Polizia Penitenziaria che stanno frequentando il corso di Formazione nella Scuola di Portici: "L'occasione è utile per fare il punto della situazione penitenziaria e in particolare dell'operatività della Polizia Penitenziaria nel contesto dell'esecuzione penale. Alle donne e agli uomini del Corpo impegnati in questo importante ruolo professionale nella Sicurezza del Paese va l'augurio del Sappe per un percorso formativo da coronare con successo".
Capece ricorda ancora che "le Scuole di Polizia Penitenziaria coinvolte nei corsi di formazione dei prossimi neo Agenti sono strutture di eccellenza nella formazione e nell'aggiornamento professionale degli appartenenti non solamente al Corpo di Polizia Penitenziaria ma anche alle altre Forze di Polizia".









