di Mimmo Mastrangelo
Avvenire, 10 agosto 2019
Prodotto anche da "Libera" racconta Antonio Esposito Ferraioli, sindacalista e scout ucciso nel
1978 a 27 anni. Sul finire degli anni settanta Pagani, come altri centri dell'agro Nocerino- Sarnese, era nella morsa della camorra. Lo Stato era debole e gli amministratori locali, il più delle volte, collusi con un sistema di violenza e soprusi.
Chi provava a scardinare certi equilibri malavitosi poteva pagare con la vita. Come accadde la notte del 30 agosto 1978 ad Antonio Esposito Ferraioli, il quale, nella strada sottostante l'abitazione della fidanzata Angela, con cui si sarebbe dovuto sposare il mese successivo, venne trucidato a colpi di lupara da un commando camorristico. Tonino, come lo chiamavano tutti, aveva solo 27 anni, faceva il cuoco nella mensa della Fatme-Ericsson, una fabbrica di materiali elettrici gestita, per conto di una multinazionale, da imprenditori locali in odor di camorra. In fabbrica Tonino svolgeva attività sindacale, era tosto e per questo non era ben visto dai gestori della fabbrica, ma i suoi colleghi lo stimavano, ne apprezzavano il coraggio. Era "la voce dei loro diritti".
Anche quella volta che in cucina arrivò una partita di carne avariata il giovane cuoco e capo scout si ribellò. E pagò caramente con la vita. Come altri delitti di camorra, anche il suo è rimasto sepolto per anni nell'oblio, poi grazie alla famiglia, ad amici, sindacalisti e amministratori più sensibili si è tornati a parlare della sua tragedia. A Pagani sul delitto del sindacalista della Cgil si è sempre saputo tutto, ma ancora nessun giudice ha emesso una sentenza di condanna per mandanti ed esecutori.
Solo nel 2014 il tribunale di Nocera Inferiore ha riconosciuto Esposito Ferraioli tra le vittime innocenti della criminalità organizzata. Nel frattempo alla sua memoria sono state dedicate strade, scuole, premi letterari e due produzioni cinematografiche. Dopo il docu-film Tonino Esposito Ferraioli (2002) di Michele Schiavino, è stato girato da Gaetano Del Mauro Tonino. Su scrittura di Alfonso Tramontano Guerritore, Aldo Padovano e Federico Esposito, il regista filma una sorta di ritorno tra i vivi del giovane scout e sindacalista che, interpretato da Andrea Contaldo, gira con la sua Citroen nella Pagani di oggi.
Visita lo stabilimento ormai abbandonato dove lavorava, sosta in un bar, irrompe nella locale Camera del Lavoro, giunge in tribunale e si imbatte in due giudici che conversano con dei cronisti del suo caso. Questo giro tra i vivi si chiude, prima dei colpi mortali della camorra, in un'abitazione dove il fratello Mario sfoglia un plico di foto e vecchi articoli di giornali e la sorella (Anna Rita Vitolo) attaccata al telefono dice: "Non se n'è mai andato, so' quarant'anni che sta qua". Prodotto anche col contributo di Libera Tonino filmograficamente funziona ma più di tutto Del Mauro propone allo spettatore una vicenda che è tragica e lieve. Tonino Esposito Ferraioli non è un eroe né un martire, ma sacrificò la sua vita per la legalità e i diritti. Per questo il ricordo non basta più e il suo coraggio ci chiede emulazione.
Il Piccolo, 10 agosto 2019
La rivista degli ospiti del Coroneo fa il bis e accende i riflettori sulle ombre del sistema. Uno scrigno di lettere, racconti e poesie scritti dagli ospiti dal carcere del Coroneo. C'è questo e molto altro nella seconda pubblicazione del volume "A Tu per Tu", il progetto della Cooperativa Reset prodotto nell'ambito del laboratorio di scrittura finanziato dall'Uri Giuliana con il contributo della Regione. Un percorso curato da Pino Roveredo, coadiuvato da Lucia Vazzoler, Stefani Grimaldi e Giuliano Caputi.
Seconda uscita, diverse riflessioni. La nuova pubblicazione, piuttosto agile e strutturata in una sessantina di pagine, sviluppa temi molto sentiti dai detenuti a Trieste, qui chiamati ad una narrazione nella quale si avvertono due prospettive: la voglia di riscatto dei rinchiusi e la richiesta di attenzione, rivolta all'intera società, per il mondo che si sviluppa dietro alle sbarre e tutti i suo problemi: "Non è facile abbattere i luoghi comuni legati al carcere - ha premesso Pino Roveredo nel corso della presentazione, avvenuta al Parco di San Giovanni -. Il primo era andato oltre ogni aspettativa e con questo secondo, oltre all'aspetto terapeutico della scrittura, puntiamo anche a far emergere le illegalità del sistema carcerario, la mancanza di personale e di educatori".
Riscatto e desiderio di dignità appaiono quindi al primo posto, sgorgano dalle testimonianze d'inchiostro raccolte durante i laboratori e si traducono anche nelle interviste agli ospiti di turno, questa volta espressione del mondo dello sport - vedi il capitano della Pallacanestro Trieste, Daniele Cavaliero e l'ex azzurro di basket Stefano Attruia - e di quello del cinema e del teatro, rappresentato dall'attrice triestina Isabel Russinova. Il volume verrà diffuso gratuitamente nelle scuole, al Posto delle Fragole e nella sede di Radio Fragola al Parco di San Giovanni. Il prossimo numero? È in cantiere e punta ad accogliere altri contributi di peso, con interviste a personaggi del calibro come Bruno Pizzul e la cantante Elisa, e pure qualche politico.
di Laura Naimoli
Il Mattino, 10 agosto 2019
L'appello della compagna: aiutatelo. "Vi prego, aiutate il mio compagno massacrato di botte, in carcere". È l'appello di una donna, preoccupata per le condizioni del padre di suo figlio, il trentenne ebolitano Mauro C., detenuto fino a due giorni fa nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta ma trasferito ieri sera, nel carcere di Secondigliano. Il debito di Mauro con la giustizia è consistente e, senza tener conto di eventuali sconti di pena, dovrebbe ritornare in libertà nel 2024.
Secondo la compagna, Roberta Somma, che ha sporto denuncia ai carabinieri di Eboli, Mauro si trova costantemente in pericolo di vita. Tratto in arresto e portato nel carcere di Fuorni nell'agosto del 2018, Mauro è stato trasferito in diversi istituti circondariali della Regione fino a Santa Maria Capua Vetere. Qui sono iniziate le forti preoccupazioni della famiglia.
Tra la provincia di Salerno e quella di Caserta scoppia il caso su un detenuto del carcere di Santa Maria Capua Vetere, originario di Eboli, il quale sarebbe stato picchiato. Negli ultimi giorni è arrivato l'appello disperato della compagna per chiudere un aiuto.
La donna è visibilmente preoccupata per le condizioni del padre di suo figlio. Si tratta di Mauro C., il quale è stato rinchiuso fino a due giorni fa presso la casa circondariale sita nel casertano. Ieri sera però è stato trasferito nel carcere di Secondigliano. L'uomo deve scontare una pena importante, tale da riportarlo in libertà entro il 2024. Roberta Somma (questo il nome della compagna) ha sporto denuncia presso il comando dei carabinieri di Eboli, sottolineando il fatto che Mauro sia continuamente in pericolo.
Arrestato e portato nel carcere di Fuorni nel 2018, il detenuto è stato trasferito in diversi istituti circondariali della Regione fino a Santa Maria Capua Vetere, dove sarebbero iniziate i problemi. Stando ad alcune ricostruzioni, l'uomo avrebbe tentato addirittura il suicidio in due occasioni.
Dopo la richiesta di trasferimento presso un altro padiglione, la compagna di Mauro avrebbe spiegato ai militari che l'uomo sarebbe finito in isolamento senza cibo. Inoltre, sarebbe stato picchiato da circa 15 esponenti della Polizia Penitenziaria. Proprio dopo questi episodi, Mauro C. ha chiesto a Roberta di denunciare tutto ai carabinieri, temendo seriamente per la propria incolumità.
Ristretti Orizzonti, 10 agosto 2019
Ancora un situazione di stallo di una nave che ha effettuato un attività di soccorso in mare rispetto all'individuazione del luogo di approdo. Un'impasse che ha un impatto rilevante sui diritti fondamentali delle persone soccorse, impossibilitate allo sbarco e in quanto tali impedite nella propria libertà di movimento, ed esposte al rischio di trattamenti contrari sia al senso di umanità sia alla dignità delle persone stesse.
È quanto scrive il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale all'Ammiraglio Giovanni Pettorino, Comandante Generale della Guardia Costiera Italiana, rispondendo a una richiesta di intervento avanzata dai responsabili della "Foundacion Proa (Pro-activa Open Arms)".
Il Garante nazionale rileva innanzitutto come sia alta la responsabilità dei partner europei relativamente alla situazione che si è determinata, in particolare della Spagna, essendo la nave battente bandiera spagnola, e di Malta che ha rifiutato l'approdo. Tuttavia, a parere del Garante, la situazione in atto può e deve essere vista come ambito di competenza giurisdizionale del nostro Paese, nonostante la sua presenza in acque internazionali, ma in virtù del preventivo divieto d'ingresso nelle acque nazionali notificato dalle Autorità italiane il 1° agosto. L'interdizione all'ingresso costituisce esercizio della sovranità e implica che ai migranti soccorsi e a bordo della nave debbano essere riconosciuti tutti i diritti e le garanzie (divieto di non refoulement, diritti dei minori stranieri non accompagnati, diritto di protezione internazionale, ...) che spettano alle persone nei confronti delle quali l'Italia esercita la propria giurisdizione.
Il Garante nazionale sottolinea la preliminare valutazione delle vulnerabilità effettuata dalla Guardia costiera italiana, in esito alla quale sarebbe stata disposta l'evacuazione di tre donne, di cui di cui due in stato di gravidanza. Una azione meritoria che comunque è indicativa di una "presa in carico" della situazione delle persone ospitate, di elementi valutativi effettuati direttamente o riconosciuti validi se effettuati dai responsabili a bordo, di conseguenti azioni: "tutto ciò determina l'assunzione di una complessiva responsabilità, che è fattore determinante per ogni accertamento delle eventuali successive azioni omesse o compiute. Una responsabilità che ne configura una forma di esercizio di giurisdizione".
È a partire da tali premesse che il Garante ravvisa il duplice rischio di violazione del principio di non refoulement e del divieto di espulsioni collettive. Riguardo al principio di non refoulement, il Garante evidenzia come a seguito del divieto di ingresso in acque territoriali da parte delle Autorità italiane e dell'omologo divieto di approdo di quelle maltesi, per i migranti soccorsi è forte il rischio del loro ritorno nel luogo da cui sono partiti, la Libia (dichiarata dallo stesso Ministro degli esteri, Enzo Moavero Milanesi un porto non sicuro).
Sottolinea il Garante che il divieto di ingresso può essere visto come azione di respingimento collettivo delle persone soccorse, se esercitato - come in questo caso - senza un preventivo esame delle condizioni individuali delle stesse. Tra l'altro, nel caso del secondo intervento di salvataggio operato dalla "Open Arms" lo scorso 2 agosto, risulta addirittura antecedente alla salita a bordo delle persone stesse.
Su questa base il Garante nazionale ha chiesto informazioni e chiarimenti al Comandante generale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 agosto 2019
"Le condizioni di chi è respinto alla frontiera siano urgentemente rese compatibili con il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali". Lo chiede a gran voce il Garante nazionale delle persone private della libertà tramite la pubblicazione del primo Rapporto sulle visite ai locali in uso alle Forze di Polizia presso alcuni valichi di frontiera.
Le visite erano dirette a verificare le procedure e gli ambienti utilizzati per la permanenza delle persone straniere dichiarate prive del permesso di fare ingresso nel territorio italiano e pertanto respinte in forza dell'articolo 10 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, d'ora in poi testo unico sull'immigrazione. La permanenza delle persone all'interno delle sale d'attesa presso i valichi di frontiera è configurata dal Garante nazionale come una privazione de facto della libertà personale, non disposta o convalidata dall'autorità giudiziaria e che rischia di non dare effettività alle garanzie sostanziali e procedurali.
Secondo il Garante tale prassi non appare avere base legale nel nostro ordinamento. Il Garante raccomanda urgentemente l'adozione di una norma primaria che eviti tale rischio. Per questo ha inviato il Rapporto anche ai Presidenti del Senato e della Camera. Il Garante raccomanda intanto che le soluzioni predisposte per accogliere temporaneamente le persone respinte alla frontiera siano urgentemente rese compatibili con il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali. Un esempio, come si evince nel rapporto, è quello che ai cittadini stranieri sono sostanzialmente reclusi nei locali degli aeroporti, con tanto di sentinella che sorveglia costantemente a vista, persone e ambienti.
Nel caso dell'aeroporto di Malpensa, vi è un posto di guardia da cui la polizia sorveglia costantemente e dove, in caso di necessità, gli operatori di polizia di turno all'interno dei locali possono attivare l'intervento urgente di una squadra di supporto attraverso un sistema di allarme che invia un segnale al personale in servizio negli altri uffici di polizia del "Polo di frontiera". Il Garante sottolinea come la destinazione funzionale di questi luoghi a luoghi di trattenimento, secondo il comitato europeo per la prevenzione sulla tortura è da equiparare alle strutture di permanenza per gli immigrati.
Fra le criticità segnalate nel Rapporto, infatti, molte riguardano le condizioni materiali dei locali nei quali le persone vengono trattenute. In particolare, il Garante nazionale ha constatato nei locali visitati l'assenza di luce naturale e l'impossibilità per le persone trattenute di accedere a spazi esterni. In molti casi le persone straniere sono sistemate in brandine da campo e a volte in situazioni di promiscuità fra uomini e donne.
Nell'Aeroporto di Fiumicino il Garante si è poi imbattuto in un locale di sicurezza, dotato di una parete a vetro e privo di suppellettili: al Garante è stato riferito che tale locale viene adoperato per ospitare persone pericolose o turbolente. Il Garante esprime preoccupazione per la presenza di un ambiente di questo tipo, che amplifica la sensazione di costrizione delle persone.
A destare forti perplessità sono poi alcune limitazioni al diritto all'incontro con i propri avvocati. Il Garante nazionale sollecita infine il Ministero dell'Interno a dotarsi in frontiera di un servizio stabile di mediatori linguistici e interpreti, presenza che a oggi è assicurata solo saltuariamente.
di Daniele Manca
Corriere della Sera, 10 agosto 2019
Anche Microsoft ha confermato di ascoltare alcune conversazioni,rese anonime, grazie ai servizi offerti da Skype e dall'assistente vocale Cortana. E fu la volta di Microsoft. Il gruppo ha confermato di ascoltare alcune conversazioni, rese anonime, grazie ai servizi offerti da Skype (traduzione) e dall'assistente vocale Cortana. Ascolti finalizzati a migliorare i servizi offerti, si dice. Non è un caso che a farlo siano stati anche Google, Apple e Amazon per i loro assistenti vocali.
Con l'aumentare delle polemiche sulla privacy violata, sia Google sia Apple hanno recentemente sospeso la sperimentazione. Ma il punto non è questo. I colossi dell'hi-tech continuano a godere di un potere che gli esperti chiamano "conglomerale". E cioè attraverso l'offerta di servizi apparentemente gratuiti o dei quali è difficile fare a meno nell'era della tecnologia (servizi peraltro sui quali hanno di fatto un monopolio), continuano ad accumulare dati sui clienti.
L'elaborazione di queste informazioni dà un vantaggio competitivo a quelli che l'Economist chiama i "Titani del web" nei confronti di qualsiasi settore decidano di aggredire. Pensate all'auto a guida autonoma, o all'ecommerce o al caso clamoroso della pubblicità. Clamoroso in quanto stanno riuscendo a drenare gran parte dei ricavi che si distribuivano su altre piattaforme.
Ci sono quindi due piani ben distinti.
Quello della privacy sui quali l'Europa si è mossa per prima e ha indicato la strada al mondo con il suo regolamento (Gdpr) che ha sancito un principio semplice: i dati sono di proprietà del singolo consumatore ed è lui a decidere l'utilizzo che se ne può fare. Principio non facile da far rispettare ma siamo all'inizio. L'altro piano è il contrasto alle politiche anti competitive dei colossi hi-tech. Le multe possono essere utili ma non così efficaci per compagnie tanto ricche. Il tema vero resta: come ripristinare autentiche condizioni di competizione e mercato in questi settori. E la risposta non è facile.
di Marina Catucci
Il Manifesto, 10 agosto 2019
In Mississippi l'inizio ufficiale delle operazioni dell'agenzia federale Ice. Gli arrestati sono per lo più latinoamericani privi di documenti, impiegati in sette aziende. Mentre Trump era a Dayton e El Paso a causa dei mass shooting razzisti, secondo molti causati dal clima d'odio e la criminalizzazione dei migranti, cifra distintiva della sua amministrazione, in Mississippi l'Ice (Immigration and Customs Enforcement, agenzia federale del Dipartimento della sicurezza interna Usa, responsabile del controllo delle frontiere e dell'immigrazione), ha arrestato 680 immigrati privi di documenti, nel più grande giro di vite sull'immigrazione mai effettuata da un singolo Stato. Gli arrestati sono per la maggior parte lavoratori latinoamericani sprovvisti di documenti e impiegati in sette impianti di trasformazione alimentare.
Lindsay Williams, portavoce dell'agenzia, ha dichiarato che gli agenti federali hanno eseguito i mandati in collaborazione con la procura degli Stati uniti per il distretto meridionale del Mississippi. Mike Hurst, un procuratore di quel distretto, ha dichiarato: "Devono rispettare le nostre leggi, devono venire qui legalmente o non venire affatto".
Una lavoratrice della Koch Foods intervistata dalla stazione tv locale Wapt ha raccontato che gli agenti sono entrati nell'edificio e hanno ordinato ai dipendenti di mettersi in fila e uscire: "Questi sono tutti i nostri lavoratori, è metà dell'impianto! Ora è un disastro, dobbiamo pensare ai bambini e a tutto. Chi si prenderà cura dei loro figli?".
Fotografie e video postati sui social media mostrano gruppi di persone che salutano con la mano mentre gli autobus si allontanavano, altri si asciugano le lacrime o sono aggrappati a un cancello fuori dalle fabbriche mentre guardano gli agenti eseguire l'operazione; ci sono uomini e donne che camminano con le mani legate dietro la schiena mentre altri sono seduti sull'erba o vicino a grandi silos bianchi nella proprietà dell'azienda.
"Siamo tornati ufficialmente all'era dei raid nei posti di lavoro - ha affermato Ali Noorani, direttore esecutivo del National Immigration Forum - Il risultato è che i lavoratori immigrati vengono spinti ancora di più nel buio dell'illegalità, le famiglie vengono separate e le economie locali decimate. Gli operai americani e le loro famiglie perdono i vicini, i compagni di lavoro, di chiesa, gli amici". L'associazione legale per la difesa dei diritti civili, Aclu, ha immediatamente scritto su Twitter: "I funzionari locali hanno il potere di rifiutare di obbedire all'Ice. Noi abbiamo il potere di non dare loro un momento di pace finché non lo faranno".
di Luca Martinelli
Il Manifesto, 9 agosto 2019
Cambiamento climatico. Rapporto del comitato scientifico dell'Onu sul rapporto tra clima e territorio: rischi di siccità, incendi e instabilità alimentare, Gli scienziati del clima hanno lanciato l'ennesimo allarme di fronte al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici. A Ginevra, l'8 agosto, l'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell'Onu ha presentato un rapporto speciale dedicato ad approfondire il rapporto tra uso del suolo e cambiamento climatico. Almeno mezzo miliardo di persone, spiega, vive in aree dov'è in corso un processo di desertificazione. Terre aride e desertiche sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici e a eventi estremi quali siccità, onde di calore, tempeste di polvere.
Il risultato è inevitabile: caleranno la produzione agricola e la sicurezza delle forniture alimentari. E a pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, costrette ad emigrare. Ecco perché il flusso non può essere fermato, anche se chi cerca rifugio in Europa non può sapere che anche il Mediterraneo è - secondo gli scienziati che hanno redatto il report - ad alto rischio di desertificazione e incendi.
È passato meno di un anno da quando, nell'ottobre del 2018, lo stesso Ipcc ha pubblicato il rapporto sul clima famoso per avvertire che senza ridurre immediatamente le emissioni di gas climalteranti, già nel 2030 le temperature medie globali potrebbero superare la soglia di 1,5 gradi in più rispetto ai livelli pre-industriali. Il limite fissato dall'Accordo di Parigi del 2015.
Questo nuovo rapporto si concentra invece sul rapporto fra il cambiamento climatico e l'uso del suolo, studiando in particolare il rapporto tra modello agricolo e di gestione forestale e climate change. Per il report, la stabilità delle forniture di cibo calerà all'aumento della grandezza e della frequenza degli eventi atmosferici estremi, che spezzano la catena alimentare, ma anche come conseguenza di un aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera, elemento che può abbassare le qualità nutritive dei raccolti.
Le zone tropicali e subtropicali saranno le più vulnerabili. Per gli scienziati che hanno redatto il rapporto (107 gli autori, da 52 Paesi, che hanno analizzato circa 7mila paper, e valutato oltre 28mila commenti), alcune risposte potrebbero mitigare l'impatto del climate change: produzione sostenibile di cibo, gestione sostenibile delle foreste, gestione del carbonio organico nel suolo, conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione (spesso direttamente legate alla produzione agro-industriale, con la soia in Amazzonia o le piantagioni di palma da olio in Indonesia), riduzione della perdita e dello spreco di cibo.
Questi sono gli strumenti che riducono in modo diretto le emissioni di gas serra. Le politiche potenzialmente più efficaci, perché hanno un impatto immediato, in un momento di continue emergenze, sono la conservazione di quegli ecosistemi che catturano grandi quantità di carbonio, come le paludi, le zone umide, i pascoli, le mangrovie e le foreste.
Nelle grandi aree verdi, piante e alberi catturano l'anidride carbonica dell'atmosfera e la conservano in tronchi e foglie. Questi in seguito si decompongono a terra e lasciano la CO2 imprigionata nel terreno. Misure di lungo periodo, comunque necessarie, sono la forestazione e riforestazione, il ripristino di ecosistemi ad alta cattura di carbonio e di suoli degradati. "Il suolo e la biodiversità stanno soffrendo una pressione enorme a causa dell'aumento della deforestazione in Amazzonia e degli incendi che stanno devastando Siberia e Indonesia - spiega Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia -.
Questi fenomeni hanno un impatto diretto sulla vita di milioni di persone e sul clima, poiché minacciano la nostra sicurezza alimentare favorendo la desertificazione e il degrado del suolo". "Il messaggio del rapporto Ipcc è un ulteriore forte stimolo a rivedere le attuali pratiche agricole, favorendo quelle che consentono di aumentare il contenuto del carbonio nei suoli, e sottolinea l'importanza del contenimento del consumo di carne - sottolinea Gianni Silvestrini, direttore scientifico della ong sul clima Kyoto Club".In Italia, intanto, come sottolinea una nota del Wwf "non si hanno più notizie del disegno di legge sul "Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato" che nella passata legislatura, dopo essere stato approvato nel 2016 dalla Camera, si è interrotto al Senato". È solo una delle tante bandiera ammainate dal Movimento 5 Stelle.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 agosto 2019
L'uomo ha 69 anni e soffre di gravi patologie. il monito rivolto al Dap. "Che si arrivi a una rapida soluzione delle sue esigenze di cura". È il Garante nazionale delle persone private della libertà che sollecita il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, affinché si adoperi per l'ergastolano ostativo di Mario Trudu, recluso nel carcere sardo di Oristano.
La sua storia è stata narrata su queste stesse pagine de Il Dubbio, fin da quando la sua legale Monica Murru aveva inviato un'istanza per chiedere l'incompatibilità con il carcere. Rigettata, ma con l'ordine di curarlo adeguatamente, oppure trasferirlo in un luogo idoneo per eseguire la terapia. Niente da fare. Oltre a rimanere in carcere, teoricamente incompatibile con le sue gravi patologie, non è tuttora sottoposto alle giuste cure e, tramite una nuova perizia disposta dall'avvocata, si è scoperto che si sono ulteriormente aggravate.
Oltre a ciò ha contratto il tumore alla prostata, e solo dopo gli appelli, qualche giorno fa finalmente l'hanno visitato appurando che il tumore è fortunatamente ancora circoscritto. Ma deve essere curato immediatamente. Ad oggi, ancora non è stata fatta alcuna terapia, così come la cura della fibrosi polmonare conclamata che doveva essere curata già un anno fa. Il Garante nazionale, come detto, ha sollecitato il Dap a intervenire al fine di assicurare l'effettivo accesso alla tutela della salute di Trudu ristretto presso la Casa circondariale di Oristano nel circuito dell'alta sicurezza e - secondo quanto riportato al Garante nazionale - affetto da gravi patologie che richiedono interventi diagnostici e terapeutici che l'Istituto non è in grado di assicurare.
Nel suo Rapporto sulla visita regionale in Sardegna del 10 dicembre 2018, il Garante nazionale aveva già segnalato la carenza di un Servizio di assistenza intensiva (Sai) per le persone detenute in regime di Alta sicurezza o in regime speciale, nonostante l'elevato numero di persone ristrette in tali regimi in Sardegna, e aveva raccomandato al Provveditorato regionale di provvedere con urgenza.
A seguito della segnalazione al Garante di un aggravamento delle condizioni della persona detenuta nell'Istituto di Oristano e del non accoglimento dell'istanza di differimento facoltativo della pena da parte della Magistratura di sorveglianza, il Garante raccomanda nuovamente che si mettano in campo interventi volti a rispondere alle esigenze di cura di ogni persona detenuta nel territorio sardo, qualsiasi sia la sua classificazione, e, nel caso in specie, che si arrivi a una rapida soluzione delle sue esigenze di cura.
Ricordiamo che Mario Trudu ha 69 anni e si trova in carcere da 40. Le sue condizioni di salute sono precarie e appaiono incompatibili con il regime detentivo. La fibrosi polmonare è una complicazione che può portare alla mortalità. Il tumore prostatico, seppur ora circoscritto, non si ferma in attesa che qualcuno si prende la briga di avviare una cura adeguata.
Il diritto alla salute è previsto dall'articolo 32 della Costituzione e viene prima di ogni altra esigenza di giustizia. Non a caso, in una sentenza del 2010, la Cassazione ha chiarito la necessità di tener sempre presente "indipendentemente dalla compatibilità o meno dell'infermità del detenuto con le possibilità di assistenza e cura offerte dal sistema carcerario" anche l'esigenza di "non ledere comunque il fondamentale diritto alla salute ed il divieto di trattamenti contrari all'umanità", posto che essere malati in carcere "porta ad una sofferenza aggiuntiva, derivante proprio dalla privazione dello stato di libertà in sé e per sé considerato e questo nonostante la fruibilità di adeguate cure in stato di detenzione".
di Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 9 agosto 2019
"C'è l'obbligo di soccorso in mare". Il contestato provvedimento diventa legge dello Stato ma il Quirinale invia una lettera ai presidenti delle Camere e al premier. Il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha firmato il cosiddetto decreto sicurezza bis, approvato nei giorni scorsi dal parlamento.
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