Ansa, 1 gennaio 2015
La storia di un detenuto che avrebbe voluto dare l'ultimo saluto a suo madre. Le sbarre della burocrazia gliel'hanno impedito. L'avvocato Giulio Vulpitta, difensore di Alessio Minaudo, un trapanese detenuto nel carcere Pagliarelli di Palermo per un cumulo di pene definitive per furti ed evasioni, rende noto che, di fatto, al suo assistito è stato impedito di vedere per l'ultima volta la madre deceduta.
La donna è morta il 23 dicembre scorso, mentre il permesso gli è stato concesso solo il 30 dicembre. "Ho provveduto ad inoltrare al magistrato di sorveglianza di Palermo idonea istanza urgente al fine di consentire al Minaudo di partecipare ai funerali della madre e a volgerle l'ultimo saluto. Sebbene i carabinieri abbiano provveduto immediatamente ad effettuare una breve istruttoria inviando il tutto al magistrato il giorno di Natale - dice il legale - il mio assistito è stato autorizzato ieri".
Ma non è tutto: l'autorizzazione riguardava la traduzione presso la casa materna a Trapani. La salma, però, ieri era già sistemata presso la camera ardente del cimitero di Trapani. "E Minaudo - spiega l'avvocato Vulpitta - non era stato autorizzato a recarsi in quel luogo. È giustizia"?
La Stampa, 1 gennaio 2015
La Comunità di Sant'Egidio, da anni presente nel carcere di Billiemme a Vercelli, ha voluto festeggiare il Natale con una serie d'incontri per lo scambio d'auguri con la sezione femminile e alcuni bracci del carcere vercellese.
Domani i volontari della Comunità di Sant'Egidio, accoglieranno i detenuti delle sezioni ordinarie, insieme al direttore della Casa circondariale, Tullia Ardito, e al personale direttivo in servizio al penitenziario, per un pranzo preparato proprio dagli amici di Sant'Egidio. Per la prima volta, a tavola, con i detenuti, ci sarà anche l'arcivescovo, monsignor Marco Arnolfo. Al termine un allegro Babbo Natale offrirà a ciascuno un dono, accompagnando il tutto con un intrattenimento musicale. Il pranzo sarà replicato lunedì con i detenuti di altre due sezioni del carcere.
La Nuova Ferrara, 1 gennaio 2015
Sulle orme del mitico concerto a Folsom, Veronesi, Nelli e War-k hanno suonato per i detenuti della Casa Circondariale.
Appuntamento speciale quello di martedì 16 dicembre, nel primo pomeriggio, alla Casa Circondariale di via Arginone, con gli artisti dell'etichetta discografica ferrarese Jaywork (rappresentata da Luca Facchini) che unitamente alle istituzioni cittadine (Comune, Provincia e Casa Circondariale stessa) hanno organizzato per il secondo anno consecutivo il concerto di Natale "La Musica Dentro - Un Natale con Voi".
Gli artisti di casa nostra Leonardo Veronesi, Frenk Nelli e War-k hanno portato la loro musica fra i detenuti riscuotendo grande successo. La sala adibita a spettacoli (lo scorso anno in restauro post terremoto) era piena di persone, pronte ad accogliere i musicisti con il grande desiderio di interagire e cantare con loro. E così è stato.
L'apertura di Veronesi, con la sua consueta simpatia e giovialità, ha messo tutti a proprio agio, ha cancellato ogni distanza tra chi sedeva in platea e chi era sul palco, gli animi si sono scaldati ed il concerto è partito alla grande tra brani inediti, cover e brani richiesti dagli stessi detenuti, i quali hanno assistito all'ora e mezza abbondante di concerto con grande partecipazione emotiva e divertimento.
È stato un viaggio (tecnico del suono Davide Viviani) tra il repertorio di Veronesi e tanti brani fondamentali della musica italiana e straniera. Sono piaciuti gli inediti cantati senza risparmio dai tre bravissimi artisti, accompagnati da cori dei detenuti e da battiti di mani continui. Come fece il mitico Johnny Cash in un live (At Folsom prison) che ha scritto letteralmente la storia della musica (e non solo).
Al concerto erano presenti anche i dirigenti della Casa Circondariale, il garante dei detenuti ed il cappellano, anche loro perfettamente calati nella atmosfera coinvolgente che si era creata. Chiusura simbolica a tre voci con il brano Happy Xmas (War is Over) di John Lennon. Alla fine del concerto in via Arginone più importanti degli applausi sono stati i tanti ringraziamenti da parte dei detenuti: "Grazie per averci fatto liberare la mente", "Grazie per averci fatto sognare", "Grazie per averci fatto sentire fuori in un pub per qualche ora".
www.leccenews24.it, 1 gennaio 2015
È festa per tutti. Istituzioni, lavoratori, disoccupati e via dicendo. Ognuno ha diritto di partecipare alle cerimonie in compagnia. In buona sostanza, nel periodo natalizio è vietato sentirsi soli. Viene da sé, dunque, porgere un pensiero a chi vive la solitudine in maniera particolare. Così, anche i detenuti leccesi di Borgo San Nicola, nel giorno dell'Epifania, si sentiranno meno afflitti grazie ad un regalo particolare.
La direzione di Radio Maria, infatti, ha deciso di donare centinaia di radioline e coroncine su richiesta del Cappellano del carcere, Don Sandro, con il benestare dell'amministrazione dell'Istituto Penitenziario. Tali radioline, infatti, sono a forma di statuetta della Madonna, nonché realizzate a norma: senza fili o sporgenze e idonee a superare i controlli dovuti dagli agenti del posto.
Radio Maria svolge da anni un'intensa missione di preghiera ed evangelizzazione. "La nostra presenza capillare sul territorio e la semplicità del mezzo radiofonico - spiega in una nota la Radio - ci mettono in grado di penetrare facilmente e familiarmente in tutti gli ambienti e gli spazi della vita individuale e comunitaria". Non a caso, un ambito potenzialmente privilegiato di ascolto, di riflessione, di consolazione e di conversione è proprio quello delle carceri.
"Le nostre radioline sono studiate apposta per poter essere accettate nelle carceri - prosegue - infatti non sono di metallo, non hanno antenna esterna, sono fornite di auricolari, funzionano con 3 batterie mini stilo. Inoltre, cosa molto apprezzata, sono a forma di Madonnina...che è molto bella e invoglia a pregare. Questa Madonnina "stilizzata", bianca e azzurra, delle dimensioni di 10 cm. è ormai diventata un simbolo di Radio Maria".
"I risultati positivi e la tanta fame dell'unica vera Parola di libertà e salvezza che riscontriamo, ci spingono a mettere sotto il manto della Madonna, Madre di Misericordia, il desiderio di intensificare la nostra presenza nelle carceri".
Non solo. È nata pure una trasmissione mensile intitolata "Ero carcerato e siete venuti a trovarmi" condotta da Mons. Giacomo Martino, cappellano del carcere di Genova-Pontedecimo: si tratta di un vero e proprio apostolato di promozione sociale che intende portare a conoscenza e approfondire tutte le realtà carcerarie. Esperienze, proposte, testimonianze di tante persone che frequentano, a vario titolo, gli istituti di pena e risposta alle telefonate degli ascoltatori in diretta.
Nova, 1 gennaio 2015
Centinaia di detenuti siriani nel carcere centrale di Homs stanno portando avanti, per il quarto giorno consecutivo, uno sciopero della fame per protestare contro il proprio stato di detenzione nonostante la fine del periodo di pena, come ha riferito ieri l'Osservatorio siriano per i diritti umani citando uno dei detenuti, il quale in condizioni di anonimato ha dichiarato che "tutti i detenuti, più di mille persone, prendono parte allo sciopero della fame iniziato quattro giorni fa".
Adnkronos, 1 gennaio 2015
Le autorità del Pakistan hanno impiccato un uomo, Niaz Muhammed, condannato a morte da un tribunale militare nel 2006 per coinvolgimento in un tentato attacco suicida contro l'allora presidente pakistano Pervez Musharraf il 25 dicembre 2003 a Rawalpindi. L'impiccagione è avvenuta nel carcere centrale di Peshawar, nel Pakistan nord occidentale, come riferisce The Express Tribune. L'esecuzione segue la decisione del primo ministro pakistano Nawaz Sharif di togliere la moratoria sulla pena di morte in vigore in Pakistan dal 2008 dopo il massacro compiuto dai Talebani il 16 dicembre nella scuola pubblica dell'esercito a Peshawar costato la vita a oltre 140 persone, in gran parte bambini. Da allora, l'ex tecnico dell'aviazione pakistana Muhammed è la settima persona a essere stata impiccata. Il portavoce di Sharif ha anticipato che il governo intende giustiziare 500 miliziani accusati di attentati dinamitardi e omicidi di massa.
Ansa, 1 gennaio 2015
Il governatore dello stato americano del Maryland, dove la pena di morte è stata abolita 20 mesi fa, ha annunciato che commuterà in ergastolo la pena capitale inflitta a 4 detenuti. "A mio giudizio, lasciare queste condanne a morte non serve il bene pubblico del popolo del Maryland, presente o futuro", ha detto Martin O'Malley che lascerà l'incarico a breve e potrebbe correre per la Casa Bianca nel 2016.
I quattro detenuti - Heath Burch, Vernon Evans Jr., Anthony Grandison e Jody Lee Miles, gli ultimi 4 condannati a morte nel Maryland - sconteranno il carcere a vita, senza possibilità di chiedere la libertà vigilata. Dopo aver incontrato i familiari delle vittime dei quattro condannati, O'Malley si è augurato che la sua decisione possa permettere loro "di voltare pagina".
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 3 dicembre 2014
Santi Consolo, su decisione del consiglio dei Ministri e suggerimento dello stesso ministro della giustizia Andrea Orlando, è il nuovo capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. Quindi nessuna svolta storica tanto auspicata dalle associazioni per i diritti dei detenuti come Antigone, i Radicali e gli avvocati penalisti. Il Dap che si occupa di carceri e che ha, sotto di sé, la polizia penitenziaria, rimane appannaggio dei magistrati.
www.divisionecalcioa5.it, 26 novembre 2014
E nella Casa Circondariale di Lanciano venne il giorno del derby. Per il campionato di Serie D della Delegazione Territoriale di Vasto, detenuti e agenti di Polizia Penitenziaria si sono trovati di fronte in un campo di calcio a 5.
Ha vinto la Libertas Stanazzo, squadra composta dai detenuti e che quest'anno sta partecipando a un campionato federale nell'ambito del progetto "Mettiamoci in gioco" di Lnd-Cr Abruzzo, Divisione Calcio a cinque e Ministero della Giustizia. Sconfitte le Fiamme Azzurre Lanciano, squadra invece formata interamente da guardie carcerarie.
La Libertas è andata in vantaggio con Cristiano al 14', con una palla rubata in fase difensiva e appoggiata facilmente in porta. Di Fiorillo il raddoppio della squadra di Paolucci. Nel secondo tempo, il gol del 2-1 di Scopece, seguito però dalle reti di Fiorillo e Russo, che hanno portato il risultato sul 4-1. Inutile la doppietta per le Fiamme Azzurre di Di Rocco, perché ancora Fiorillo ha fissato il punteggio sul 5-3. Ma al di là del risultato del campo, a vincere è stato lo sport che si è ancora una volta dimostrato strumento di integrazione, all'insegna dei valori della correttezza e del fair play.
Il Centro, 17 novembre 2014
Le mie prime sensazioni positive sono legate alle persone che abbiamo incontrato durante il lavoro e che erano molto compiaciute di vederci, ci chiedevano informazioni e noi ben volentieri ci fermavamo a parlare con loro di noi. All'inizio non è stato semplice, io dicevo solo il mio nome e non dicevo di essere un detenuto di Castrogno, ma poi l'imbarazzo se n'è andato e ho parlato sinceramente di me.
Nonostante il nostro stato gli abitanti del posto ci facevano tanti complimenti per il lavoro che svolgevamo e ciò che mi ha più colpito è che ci portavano panini e bevande per dissetarci, ci chiedevano per quanto tempo saremmo rimasti a lavorare, dimostrandoci che avrebbero voluto vederci lì per tanto tempo, pur essendo dei detenuti.
L'atteggiamento positivo della popolazione è stata una sensazione bellissima, che raramente ho provato in questi anni. Posso dire che se ne avessi la possibilità ripeterei l'esperienza, perché rendere un servizio in maniera volontaria ti gratifica e ti dà soddisfazione.
Lavoravamo tante ore al giorno, pulivamo l'area da immondizia di ogni genere, maleodorante, anche pericolosa, ma alla fine, vedere tutta la zona pulita e rinata, poter dire "questo l'ho fatto io con i miei compagni" è stato un motivo di orgoglio.
A questo progetto ha collaborato il pastore della Onlus Angelo Bleve, che ci ha accompagnato. Vorrei ringraziarlo perché ci ha trattato da liberi, persone normali. Ringrazio tutti coloro che hanno voluto darci la possibilità di far conoscere il carcere, di far capire che anche da detenuti si può contribuire in maniera positiva alla società, dandoci la possibilità di un riscatto verso gli errori commessi.
Francesco
Io con altri tre compagni di "sventura", siamo stati scelti dalle istituzioni per prendere parte al progetto di reinserimento sociale "Ricominciamo dal verde". È stata un'esperienza stupenda, sotto tutti i punti di vista, sia sociale che personale. Il nostro lavoro consisteva nella pulizia di alcune pinete nel Comune di Martinsicuro-Villa Rosa.
Il lavoro si è svolto in otto uscite, dalle 7,30 alle 16,30, coadiuvato dalla onlus "Il Germoglio", e siamo stati accompagnati dal pastore Bleve, garante dell'iniziativa. Abbiamo svolto un buon lavoro, a detta di tutti e delle istituzioni, ma la gratificazione più significativa ci è stata data dai cittadini che ci hanno ringraziati, dimostrando il loro apprezzamento per il nostro operato.
A mio giudizio queste iniziative sono un viatico importante per il reinserimento nella società; infatti il fattore fondamentale emerso in questi giorni è stata la concreta percezione di "libertà" nell'essere utile. Noi siamo rinchiusi in un carcere e viviamo una vita inutile, priva di ogni prospettiva futura, viviamo aspettando e sperando che il domani, inteso giorno dopo giorno, arrivi al più presto. Ora potete ben capire il nostro stato d'animo nel poter partecipare ad una iniziativa del genere.
A noi si sono aperte le porte del paradiso, noi siamo stati i fortunati che hanno potuto toccare con mano la libertà. Chiudo questo mio pensiero dicendo che anche se nella nostra vita abbiamo sbagliato non è detto che non possiamo tornare sulla retta via.
Io personalmente posso dire con certezza che sono una persona diversa, sicuramente migliore di come ero quando sono entrato in carcere. Spero che questa esperienza non rimanga unica, ma possa essere seguita da altre, in modo da rinforzare la consapevolezza che gente come noi può essere ancora utile alla società e può avere una possibilità di riscatto.
Augusto
Ho 32 anni, sono detenuto da ormai 9 anni ed ho un fine pena ancora abbastanza lontano. Sono uno dei detenuti impegnati nel progetto "Ricominciamo dal verde", un'attività di volontariato al comune di Martinsicuro, che ci ha visti impegnati nella pulizia e nella manutenzione delle aree verdi. Magari ci fossero più progetti e iniziative di questo genere.
Per me è stata un'esperienza che darà suoi frutti, sono stati momenti di vita che mi hanno fatto capire che la vita continua e che gli errori che mi hanno portato in carcere devono essere la base per una riflessione che mi faccia ritrovare la strada quando il conto con la giustizia sarà saldato. Tutti nella vita possiamo sbagliare ma noi reclusi abbiamo il diritto ad un'altra possibilità, di rimediare agli errori commessi.
Questo progetto non è stato una goccia nel mare, ma un inizio verso un futuro migliore. Mi sento fortunato, e per questo vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno dato la possibilità di assaporare l'ambiente esterno e di sentirmi utile. La vicinanza dei residenti e dei turisti è stata così calorosa che mi hanno fatto tornare la voglia e la gioia di vivere. Ci hanno supportato con la loro presenza, le loro chiacchierate, cibo e bevande. Mi sono reso conto che esiste gente buona, capace di andare incontro anche a chi ha sbagliato e questo mi dà una consapevolezza nuova rispetto alla vita. Tornare a vivere prima mi sembrava difficile, ora mi sembra non solo possibile ma sono sicuro che accadrà, perché ho capito che niente muore finché non è sepolto.
Catello
- Le domande degli ergastolani "ostativi" a Papa Francesco
- Giustizia: intervento del ministro Andrea Orlando alla conferenza Onudc di Vienna
- Lecce: nel 2003 uccise il fidanzato, evasa dopo una licenza per buona condotta
- Lodi: detenuto semilibero muore nella carrozzeria dove lavora, schiacciato da un muletto
- Pavia: suicida in carcere il 26enne sinto che uccise un marocchino a Gambolò











