di Luigi Iuorio*
altalex.com, 1 agosto 2018
Riforma dell'ordinamento penitenziario. Il termine di scadenza per esercitare la delega da parte dall'attuale Governo resta il 3 agosto 2018 e sul tema non vi è nessuna certezza. Manca quindi una settimana per salvare una riforma giusta. Il lavoro svolto nel 2017 dal Governo Gentiloni su delega in materia penitenziaria conferita con la legge 103/2017 del Parlamento risulta la modifica più strutturale dalla legge sull'ordinamento penitenziario dal 1975. La riforma intende porre le premesse per introdurre nel nostro ordinamento forme di giustizia riparativa, aggiornare il non più sostenibile sistema delle misure di sicurezza per rendere la vita penitenziaria più dignitosa e più idonea all'osservazione della loro evoluzione comportamentale promuovendo inoltre il lavoro intra ed extra murario.
agensir.it, 1 agosto 2018
"L'Italia ha l'opportunità di colmare un vuoto che dura da più di 40 anni: adottare norme per l'esecuzione della pena nei confronti di condannati minorenni che tengano conto della loro giovane età e della loro personalità in formazione".
Redattore Sociale, 1 agosto 2018
I disagi psichici, nelle varie accezioni, sono le più diffuse tra le patologie presenti nelle carceri italiane, ma il numero medio di ore di presenza di psichiatri ogni 100 detenuti è circa 10 volte più basso degli altri medici. Antigone: "La riforma avrebbe consentito di trattare la malattia psichica al pari di quella fisica".
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 1 agosto 2018
I consiglieri decideranno se confermare gli incarichi. "Beppe, sceglieresti l'idraulico per sorteggio?", era stata la risposta di Sabino Cassese a Grillo che aveva teorizzato, in una intervista ad un settimanale americano, la "fine della democrazia" e "l'elezione a sorte dei parlamentari". "Ci farebbe piacere che il chirurgo che ci deve operare, o il pilota dell' aereo sul quale ci imbarchiamo, venissero sorteggiati, invece di aver superato rigorosi esami?", aveva poi aggiunto il giudice emerito della Corte Costituzionale nel suo editoriale sul Corriere la scorsa settimana con cui bocciava senza appello la proposta del capo del M5s.
Secondo Cassese, inoltre, "l'estrazione a sorte dà certamente a ciascuno dei sorteggiabili eguali "chance", ma quali garanzie assicura alla collettività sulla bontà delle persone così individuate e sulla loro capacità di interessarsi delle sorti collettive?".
Il tema del sorteggio è tornato di grande attualità in questi giorni anche per la scelta dei componenti del Consiglio superiore della magistratura. Il suo recente rinnovo è stato infatti accompagnato da vivaci polemiche. In particolare per la scarsa presenza femminile che diventa nulla nella componente eletta dal Parlamento. Nel programma originale dei pentastellati, poi modificato in corso d'opera, era previsto che i membri del Csm si dovessero scegliere con il sistema del sorteggio fra una rosa di nominativi. In questi termini, però, la proposta non era stata inserita nel contratto del governo giallo-verde.
L'idea del sorteggio ha avuto anche un certo seguito fra alcuni magistrati che vi hanno visto la chiave di volta per eliminare in radice il potere delle correnti. Il sorteggio, mutuando il pensiero di Cassese, se offre eguali "chance" fra tutti i magistrati, è però garanzia effettiva di un corretto funzionamento dell'Organo di autogoverno delle toghe?
Anche ammesso che si possa superare l'ostacolo del dettato costituzionale che inequivocabilmente parla di componenti eletti e non sorteggiati, qualsiasi magistrato sarebbe in grado di esercitare le attribuzioni organizzative e di alta amministrazione proprie del Csm, in particolar modo per quanto concerne la scelta dei capi degli uffici? La soluzione di affidarsi alla dea bendata fa il paio con un'altra proposta che è tornata in auge in questi anni, quella relativa alla rotazione degli incarichi. Cioè a turno, in una sezione di Tribunale, tutti i magistrati svolgerebbero la funzione di capo per un periodo circoscritto e predeterminato.
La proposta ha sollevato più di un dubbio in quanto presuppone che tutti i magistrati italiani siano dotati di competenze, oltre che ovviamente giuridiche, anche manageriali ed organizzative. Un sistema che l'ex consigliere laico del Csm Pierantonio Zanettin (Fi) bollò a suo tempo come "maioista".
Il prossimo Csm avrà quindi un compito importantissimo: valutare se confermare o meno nell'incarico le oltre mille nomine per i direttivi e semi-direttivi effettuate nel quadriennio appena concluso. Se queste toghe verranno confermate in blocco, vorrà dire che le polemiche che hanno contraddistinto la consiliatura uscente, accusata di aver privilegiato rispetto al criterio meritocratico quello spartitorio nella scelta dei capi, erano pretestuose.
L'argomento è estremamente serio. Soprattutto per quanto concerne le Procure, dove il sistema gerarchizzato ha aumentato il potere del capo anche nella scelta delle priorità di politica giudiziaria. Il tema delle conferme sarà sicuramente il banco di prova per l'ex pm di Mani pulite Piercamillo Davigo, eletto in modo plebiscitario a Palazzo dei Marescialli proprio per aver sparato in questi anni ad alzo zero sul Csm. Autonomia& indipendenza, la sua corrente, come si ricorderà uscì dalla Giunta unitaria dell'Associazione nazionale magistrati in disaccordo sulle modalità di nomina dei posti direttivi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 agosto 2018
Da gennaio sono 74 i detenuti deceduti, considerando anche quelli morti per cause naturali. Nel giro di un mese si sono suicidati sei detenuti. Gli ultimi due nel giro di poche ore e riguardano due detenuti morti in ospedale dopo aver tentato di impiccarsi.
di Giovanna Casadio
La Repubblica, 1 agosto 2018
Nessun divieto alla vendita online delle armi: la Lega non ci ripensa e oggi riproporrà la sua linea. Gianluca Vinci, il vice presidente leghista, l'ha detto in commissione Affari costituzionali ieri mattina e lo conferma: no alle restrizioni e ai paletti che ci hanno lasciato in eredità il passato governo di centrosinistra.
Lega e lobby delle armi hanno un feeling che si ripropone ancora una volta, sancito del resto dall'impegno pubblico preso da Matteo Salvini in campagna elettorale. L'occasione ora è la direttiva Ue del 2017 sul controllo, l'acquisizione e la detenzione di armi. Un decreto legislativo deve recepire la direttiva.
Ma il governo di centrosinistra con il ministro dell'Interno Marco Minniti aveva deciso di inserire alcune precauzioni per contrastare gli usi impropri e i rischi anche quando le armi sono apparentemente meno pericolose, perché ad aria compressa ad esempio.
Non era stato il solo paletto. C'era anche quello di avvertire i conviventi del possesso di armi legalmente detenute. Via tutto. Non ce n'è bisogno. "Una direttiva europea non va circoscritta ulteriormente - ribadisce Vinci, disposto solo a fare proprie alcune osservazioni dei 5Stelle - il Pd in commissione ha fatto un gran caos".
Lo scontro con i Dem monta e deflagra in commissione dopo le audizioni con varie associazioni delle armi, anche sportive e per la caccia. Fino all'epilogo con le contestazioni di Gennaro Migliore e di Andrea Giorgis. "Ma come pensate di fare passare questa direttiva senza precauzioni, con la facilità che c'è e che abbiamo visto in questo momento di usare fucili a gas e ad aria compressa che possono ferire in maniera letale?", attacca Giorgis.
E Migliore: "Noi chiediamo restino il divieto di vendita delle armi per corrispondenza, l'obbligo di informare i familiari del possesso di un'arma regolarmente detenuta (in vista di quelli che possono essere i temi della violenza di genere) e la limitazione per il numero massimo di proiettili da poter acquistare".
Il ferimento della bimba di origine rom a Roma e del lavoratore capoverdiano nel vicentino sono solo due esempi che il Pd consegna a Salvini e alla Lega. In Italia il mercato della vendita delle armi online appare in crescita. È arrivato anche il sito di Brownells filiale italiana del più grande rivenditore statunitense di armi e ricambi. Tra l'altro il sito è sponsor del comitato contro la direttiva europea che ha firmato il famoso patto con Salvini.
Brownells offre armi d'ogni tipo, con relativi i saldi. Un esempio sono fucili d'assalto Ar15. Ma consegna a domicilio solo a chi presenta un'autorizzazione del prefetto. Attualmente l'ARI5, versione sportiva dell'arma usata per le stragi negli Usa, è in saldo: invece di 1800 euro, lo puoi avere a 1450. Siti invece come Mondoarmi sono una sorta di ebay, dove privati e armerie offrono armi. Anche i privati dovrebbero vendere l'arma solo a chi ha i documenti in regola, anche perché la vendita deve essere denunciata alla questura.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 1 agosto 2018
La denuncia si può presentare al più tardi sei mesi dopo il fatto. Ma sono troppo pochi. Ci sono donne che non denunciano subito la violenza. Alcune hanno paura, altre si vergognano, altre ancora hanno bisogno di tempo per elaborare quanto accaduto. Ma c'è anche chi teme di non riuscire a dimostrare di essere stata molestata e quindi rinuncia, salvo poi decidere di uscire allo scoperto solo quando ha la certezza di essere creduta. La legge però parla chiaro: il tempo massimo per rivolgersi alla magistratura è di sei mesi dal fatto, se si va oltre non si può procedere.
È accaduto anche nel caso di Fausto Brizzi, il regista accusato pubblicamente da dieci donne di averle molestate o costrette a rapporti sessuali dopo averle invitate nel suo appartamento per svolgere un provino. Tre di loro avevano poi deciso di presentare un esposto alla procura di Roma: in un caso il racconto non è stato ritenuto fondato, per gli altri due le denunce sono state ritenute tardive perché si riferivano a episodi accaduti uno o due anni prima. La legge consente di procedere d'ufficio soltanto "se la vittima ha meno di 14 anni; se l'aggressore è il genitore, anche adottivo, o il convivente, il tutore; se l'aggressore è un pubblico ufficiale; se il fatto è commesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio".
Sarebbe opportuno rivedere le norme per ampliare questa "rosa" o comunque per allungare i termini. Si tratterebbe di una misura di protezione necessaria proprio per convincere le donne a parlare, per rassicurarle. Soprattutto per evitare che siano i molestatori a sentirsi rassicurati dal fatto che basteranno appena sei mesi per uscire indenni da ogni rischio penale.
di Guido Camera e Maurizio Caprino
Il Sole 24 Ore, 1 agosto 2018
Corte di cassazione, sentenza 31 luglio 2018, n. 36759. In caso di omicidio o lesioni personali stradali, scatta la revoca della patente e non la "semplice" sospensione. Se il Codice della strada continua a prevedere quest'ultima sanzione, è solo per gli incidenti causati prima dell'entrata in vigore dell'attuale legge sull'omicidio stradale e per i reati diversi (come la partecipazione a gare clandestine) commessi anche oggi che causino danni a persone. La Cassazione scioglie così, nella sentenza n. 36759depositata ieri, un nodo di coordinamento tra la revoca introdotta proprio dalla legge 41/2016 e la sospensione precedentemente prevista dall'articolo 222 del Codice della strada.
La legge che ha introdotto nel Codice penale i reati di omicidio e lesioni stradali ha modificato anche l'articolo 222 del Codice della strada, prevedendo però (nel comma 2) sia la sospensione sia la revoca, senza distinguere chiaramente i casi si cui si applica la prima e quelli in cui scatta la seconda. La difesa dell'imputato aveva prospettato tre soluzioni che escludono la "convivenza" delle due sanzioni. Due delle interpretazioni sono palesemente incongrue. Di qui la richiesta di applicare la terza, la più favorevole al reo: limitarsi alla sospensione della patente, disattendendo l'articolo 222. La Cassazione richiama invece la propria sentenza 36079/2017 secondo cui l'articolo 222 va applicato in pieno. E trova il modo per affermare che non è una norma contraddittoria, pur ammettendo che contiene un "chiaro errore".
Dunque, la sospensione resterebbe come la sanzione prevista per i reati commessi fino al 24 marzo 2016, quando è entrata in vigore la legge 41. Aldilà di questo regime transitorio, secondo la Corte c'è spazio per la sospensione anche per reati commessi in seguito e diversi da omicidio e lesioni stradali. Per questo, i giudici citano la gara di velocità non autorizzata da cui consegua la morte di una persona (articolo 9-ter del Codice della strada). Va però osservato che la stessa Cassazione ha ritenuto che questo reato possa concorrere con quello di omicidio stradale, punito invece con la revoca. Inoltre, con la sentenza di ieri la Cassazione ha di fatto prodotto una nuova norma, di fonte giurisprudenziale e non legale. Quindi ha violato il principio secondo cui l'imputato già prima del reato deve poter avere contezza della sanzione cui va incontro.
Il Sole 24 Ore, 1 agosto 2018
Tar Marche - Sezione I - Sentenza 24 luglio 2018 n. 519. È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 120, comma 2, del Dlgs 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), per contrasto con gli articolo 3, 4, 16 e 35 della Costituzione, nella parte in cui dispone che il Prefetto "provvede" - invece che "può provvedere" - alla revoca della patente nei confronti di coloro che sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali. È quanto ha stabilito il Tar Marche con la sentenza 24 luglio 2018 n. 519.
Il tar ha chiarito che il prevalente orientamento della giurisprudenza, sia amministrativa che civile, ritiene che il provvedimento prefettizio di revoca della patente di guida in dipendenza di misure di sicurezza personali sia espressione di discrezionalità amministrativa, cioè di potere idoneo a degradare la posizione di diritto soggettivo della persona abilitata alla guida, ma costituisca un atto dovuto, nel concorso delle condizioni all'uopo stabilite dalla norma (Cass. civ., S.U., 14 maggio 2014, n. 10406; Tar Lazio, I ter, 17 gennaio 2018, n. 548).
Ad avviso del Tar tale orientamento potrebbe essere rivisitato per effetto della recente pronuncia della Corte costituzionale 9 febbraio 2018, n. 22, che ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 120, comma 2, del Dlgs n. 285 del 1992 nella parte in cui dispone che il Prefetto "provvede" - invece che "può provvedere" - alla revoca della patente.
La citata declaratoria di incostituzionalità veniva pronunciata "con riguardo all'ipotesi di condanna per reati di cui agli artt. 73 e 74, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza)", mentre, in questa sede, il presupposto della decisione amministrativa riguarda l'applicazione di misure di sicurezza personali.
Ad avviso del Tar tale conclusione potrebbe estendersi anche quando il relativo presupposto riguardi la sottoposizione dell'interessato a misure di sicurezza personali. L'automatismo delineato dall'articolo 120, comma 2, del Codice della strada risulterebbe infatti irragionevole di fronte alla molteplicità di situazioni (pericolosità del soggetto più o meno grave) e di misure di sicurezza che potrebbero essere applicate (più o meno rigorose e più o meno protratte nel tempo).
milanotoday.it, 1 agosto 2018
Ridurrà gli errori e "accompagnerà" il detenuto da un carcere all'altro e fuori, a fine pena. L'ordine del giorno. Il fascicolo sanitario elettronico entrerà negli ambulatori delle carceri lombarde. Lo ha deciso il consiglio regionale, approvando un ordine del giorno presentato da Michele Usuelli di +Europa. Il provvedimento è stato "avallato" sia dal presidente della commissione carceri, il dem Gian Antonio Girelli, sia dall'assessore al welfare Giulio Gallera di Forza Italia.
"Lo chiedono i medici che lavorano in carcere", commenta Usuelli: "Serve a ridurre gli errori, accompagna il detenuto nel trasferimento da un carcere all'altro, lo accompagna in libertà alla fine della pena. Ora lavoreremo perché dalla carta si passi alla realtà". Oggi, come ha spiegato il 27 giugno un dirigente del settore Welfare della Regione in una seduta di commissione carceri, ogni detenuto ha un suo fascicolo cartaceo che contiene tutti gli eventi clinici ma anche esami del sangue e altre informazioni del genere.
"Se il detenuto si trasferisce da un carcere all'altro, tutte le volte bisogna che si ricostruisca il diario clinico, altrimenti si fanno le fotocopie di questo volume cartaceo. Spesso non è così facile farle, perché i trasferimenti dei detenuti avvengono dalla sera alla mattina e a volte non viene avvisato il livello sanitario", ha dichiarato. La Regione aveva già "assorbito", secondo quanto lo stesso dirigente ha riferito, la cartella clinica informatizzata realizzata dalla Regione Emilia Romagna e l'aveva attivata in tre penitenziari lombardi in via sperimentale.
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