www.veratv.it, 7 marzo 2015
I due pescatori italiani arrestati in Gambia "non sono in buone condizioni né fisiche né mentali, sono rinchiusi in celle sovraffollate, senza bagni, senza servizi e senza acqua, e si trovano in due bracci diversi del carcere, reclusi con veri criminali". Lo dice la Italfish di Martinsicuro, società armatrice della nave Idra Q.
Le condizioni igienico sanitarie del carcere, secondo quanto riferito dal console onorario in Gambia alla Italfish srl, sono "estremamente scarse. Nelle celle - sottolineano dall'ufficio della società armatrice che sta gestendo il caso - sono rinchiuse anche fino a 20 persone". Il console onorario in Gambia è la prima persona che i due pescatori italiani - il capitano della nave Idra Q., Sandro De Simone, di Silvi Marina (Teramo), e il direttore di macchina, Massimo Liberati, di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) - hanno potuto incontrare dal giorno dell'arresto, avvenuto lunedì, dopo dieci giorni passati in stato di fermo.
L'imbarcazione era finita sotto sequestro per la presunta violazione delle dimensioni delle maglie di una rete. In Africa sono al lavoro due rappresentanti della società armatrice, uno a Dakar (Senegal) dove si trova l'ambasciata competente per territorio, e l'altro in Gambia. L'obiettivo è quello di ottenere la revoca del provvedimento di arresto - avvenuto al termine di quella che la Italfish definisce come "udienza sommaria" - e il rilascio dei due marinai. A bordo dell'imbarcazione era presente anche un terzo italiano, il nostromo Vincenzino Mora, di Torano Nuovo (Teramo), non coinvolto nella vicenda giudiziaria. Italfish sottolinea che "la situazione si fa sempre più preoccupante" e "non vorremmo che si trattasse di un nuovo caso Marò".
Adnkronos, 7 marzo 2015
Una lettera straziante per dire addio alla sua fidanzata. È quella scritta da un detenuto nigeriano, il 42enne Raheem Agbaje Salami, condannato a morte in Indonesia per traffico di droga. L'uomo è stato trasferito mercoledì a Nusakambangan, l'isola carcere dove sarà fucilato insieme ad altri nove detenuti questo mese. Secondo quanto riporta la stampa locale, Agbaje Salami ha fatto avere tramite le autorità la lettera alla sua fidanzata indonesiano Angela Intan, alla quale ha chiesto di essere forte e di avere fede in Dio. "Voglio ringraziare e dire addio alla mia amata fidanzata: Angela Intan, che mi è stata accanto nei momenti di felicità e tristezza - si legge nella missiva scritta in indonesiano. Grazie di tutto, per il tempo che abbiamo trascorso insieme. Conoscerti e amarti è stato il più bel regalo e anche se è stato solo per un breve periodo di tempo, ha avuto un significato profondo nella mia vita".
Raheem è stato fermato dalla polizia al Juanda International Airport nel 1999 con cinque chilogrammi di eroina. Non è chiaro quando l'esecuzione avrà luogo. Con lui verranno giustiziati altri due trafficanti di droga nigeriani, dopo che le richieste di clemenza avanzate dal presidente Goodluck Jonathan sono state respinte dal leader indonesiano Joko Widodo.
Ansa, 7 marzo 2015
L'ex capo del temuto Cartello di Sinaloa, Joaquin Guzman, detto El Chapo, ha presentato una denuncia insieme a boss del narcotraffico rinchiusi nel carcere di alta sicurezza El Altiplano, per lamentarsi delle presunte "condizioni inumane" in cui vivono, e che rappresenterebbero una violazione dei loro diritti umani.
La denuncia, presentata nei giorni scorsi alla Commissione nazionale per i diritti umani (Cndh) è stata firmata da 136 reclusi, fra i quali - oltre al Chapo Guzman - anche Hector Beltran Leyva, fondatore del cartello che porta il suo nome; Edgar Valdez Villareal, detto La Barbie; Miguel Angel Felix Gallardo e altri "nomi illustri" del narcotraffico messicano arrestati dalla polizia e condannati dalla giustizia locale.
I boss si lamentano del cibo che viene offerto nel carcere - "pollo con vermi, carne andata a male, fagioli con sassolini" - delle condizioni in cui vengono trattate le persone che vengono a visitarli e dello stato in cui si trovano le istallazioni per le visite coniugali: "materassi vecchi e sfondati, con le molle visibili e una sporcizia e un odore insopportabili". I reclusi eccellenti denunciano anche che soffrono a causa del sovraffollamento del carcere, dove le celle sono previste per due prigionieri ma in realtà ne ospitano tre, "per cui uno di loro deve per forza dormire per terra".
Askanews, 7 marzo 2015
Amnesty International ha condannato un atto "di una crudeltà indescrivibile" in Iran, dove le autorità hanno accecato un uomo condannato per aver gettato dell'acido sul viso di un altro. L'occhio sinistro della persona condannata è stato accecato sulla base della "qisas" - o principio dell'occhio per occhio - in un carcere di Karaj, a ovest di Teheran, secondo Amnesty. Accusato di aver gettato acido sul viso di un uomo nel 2009, l'imputato era stato condannato a dieci anni di reclusione e a questa punizione. L'occhio destro subirà la stessa, terribile pratica che però è stata rinviata su sua richiesta, ha spiegato l'ong con sede a Londra. "Punire qualcuno rendendolo deliberatamente non vedente è di una crudeltà indescrivibile e scioccante", ha affermato Raha Bahreini, ricercatore sull'Iran per Amnesty, in una nota. "Questa punizione sottolinea la barbarie del sistema giudiziario iraniano e disprezzo da parte delle autorità dei diritti più elementari", ha proseguito il comunicato.
di Maurizio Tortorella
Panorama, 6 marzo 2015
La nuova riforma della responsabilità civile dei magistrati? Non cambierà nulla. Perché l'arma è già spuntata in partenza. Parlano giuristi, avvocati e vittime di malagiustizia. Vi hanno detto che adesso cambia tutto? È un bluff. Non hanno pagato un euro negli ultimi 26 anni e non pagheranno nemmeno domani. Il 25 febbraio la Camera ha approvato la nuova legge sulla responsabilità civile, e da allora magistrati e giudici gridano all'indipendenza violata, strepitano all'attentato alla Costituzione. I più vittimisti ne parlano addirittura come di una "punitiva ditata negli occhi". Tutti paventano "uno tsunami di ricorsi". Ma è solo una pantomima. Ne sono convinti molti giuristi e ne sono certi soprattutto gli avvocati, che continueranno a non utilizzare lo strumento. Perché non funziona e non funzionerà.
di Giovanni Fiandaca (Docente di Diritto penale a Palermo)
Il Garantista, 6 marzo 2015
Il grande allarme della categoria è esagerato e frutto del "conflitto nevrotico" con la politica. Perché, a decidere sulla responsabilità civile dei magistrati, saranno sempre altri magistrati. Per farsi un'idea della riforma della responsabilità civile dei magistrati, è necessario aver chiare le principali innovazioni introdotte. Proviamo a esporle. La legge Vassalli del 1988 ha introdotto per la prima volta anche una forma di responsabilizzazione patrimoniale indiretta delle toghe per gli errori commessi nello svolgimento delle funzioni giudiziarie.
di Rita Bernardini (Segretario di Radicali Italiani)
Il Garantista, 6 marzo 2015
La notizia è clamorosa e forse, proprio per questo, l'Italia bigotta dei proibizionismi l'ha volgarmente celata. Nulla è uscito sui mass-media televisivi e radiofonici, nulla sulla carta stampata, tranne l'eccezione del Garantista e di due siti internet che meritano di essere citati per il loro scoop: mi riferisco a Linkiesta e Ibtimes.com.
di Errico Novi
Il Garantista, 6 marzo 2015
Clamoroso appello nella relazione annuale della Dna: cannabis troppo diffusa, inutile reprimere
Nel rapporto annuale (2014) consegnato al Parlamento dalla Direzione Nazionale Antimafia (cioè dalla massima autorità giudiziaria preposta alla lotta alla mafia) c'è un capitolo dedicato al traffico di cannabis.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 6 marzo 2015
Se per le nuove norme anticorruzione non si arriverà a un traguardo con soluzioni accettabili, vorrà dire che la propaganda ha avuto la meglio sui fatti. Tra tanti annunci e promesse di riforme, le nuove norme anticorruzione possono diventare il banco di prova decisivo per la credibilità di Matteo Renzi e del suo governo.
di Antonio Ciccia
Italia Oggi, 6 marzo 2015
Il disegno di legge licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera di riforma della prescrizione neutralizza il tempo per le perizie e per la ricusazione del giudice e anche per le rogatorie. Si tratta di tempi morti e il ragionamento è che del periodo di attesa non se ne deve avvantaggiare l'imputato.
Il disegno di legge fissa, però, l'inizio e la fine del periodo di sospensione per ciascun caso, anche se non lascia l'imputato in balia di decisioni altrui. Per ogni periodo di sospensione si fissa, infatti, un termine massimo. Per le rogatorie all'estero il tempo della prescrizione si ferma dal provvedimento che dispone una rogatoria sino al giorno in cui l'autorità richiedente riceve la documentazione richiesta, o comunque decorsi sei mesi dal provvedimento che dispone la rogatoria. Per le perizie la sospensione del termine di prescrizione opera solo per quelle che comportano pareri di particolare complessità.
Su questo punto potranno scatenarsi battaglie processuale, perché può essere incerto il grado di complessità del parere. D'altra parte la legge non fissa i parametri per valutare la complessità della perizia (numero quesiti, particolare difficoltà del quesito, o altro). Questo implica che è fortemente in dubbio la predeterminazione del termine necessario a prescrivere, e questo contraddice l'esigenza di calcolo certo del momento in cui si estingue la pretesa punitiva dello stato. Si consideri, infatti, che è rimessa alla discrezionalità del giudice la decisione se ammettere o meno una perizia, ma anche la valutazione della sua complessità ai fini del calcolo della prescrizione.
La legge fissa termine iniziale e termine finale della sospensione: si va dal provvedimento di affidamento dell'incarico sino al deposito della perizia e comunque per un tempo non superiore a tre mesi. Va anche aggiunto, però, che il termine di tre mesi non è congruo rispetto al parametro della particolare complessità. Se la perizia è particolarmente complessa gli accertamenti peritali possono trascinarsi ben oltre il trimestre.
Altro caso di nuova sospensione è rappresentato dalla presentazione di dichiarazione di ricusazione del giudice ai sensi dell'articolo 38 del codice di procedura penale. Qui siamo di fronte alla iniziativa della difesa l'imparzialità dell'organo giudicante. Al fine di scongiurare azioni strumentali, la prescrizione risulterà sospesa dalla data della presentazione della stessa fino a quella della comunicazione al giudice procedente del provvedimento che dichiara l'inammissibilità della medesima. Del tutto originale è, poi, il nuovo istituto che neutralizza un certo periodo di tempo a partire dalla sentenza di condanna tra i vari gradi di giudizio.
Quindi l'avvenuta condanna allungai termini di prescrizione tra i vari gradi di giudizio: in sostanza vi è motivo di ritenere che la pretesa punitiva sia fiondata e non si vuole dare al condannato motivo per sfruttare lungaggini processuali.
Tra il primo e il secondo grado di giudizio la prescrizione si accantona per un biennio, mentre tra appello e sentenza definitiva la sospensione dura un anno. Se però la condanna non viene confermata i periodi di sospensione ritornano a essere conteggiati ai fini della prescrizione: la legge dice, infatti, che i periodi di sospensione di cui al secondo comma sono computai ai fini della determinazione del tempo necessario a prescrivere dopo che la sentenza del grado successivo ha assolto l'imputato ovvero ha annullato la sentenza di condanna nella parte relativa all'accertamento di responsabilità.
Altro profilo rilevante della legge è l'aumento del termine di prescrizione dei reati di corruzione. Si prenda per esempio la corruzione per atti di ufficio. Si prevede l'incremento della metà del termine di prescrizione, che passa da sei a nove anni. Inoltre con le sospensioni previste, a partire da quelle descritte in caso di condanna il periodo si allunga ulteriormente.
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