di Giansandro Merli
Il Manifesto, 8 maggio 2026
In anteprima il documento del Viminale sulla distribuzione delle “procedure accelerate” da Patto Ue. Porti, scali, hotel. Riavvio dei centri di trattenimento per richiedenti asilo a Porto Empedocle e Modica, nuove zone di frontiera nei porti dove approdano le ong, possibile accoglienza in hotel. È il piano del governo in vista del nuovo Patto Ue su immigrazione e asilo, che entrerà in vigore tra un mese. In un documento del Viminale datato 12 marzo ma non ancora pubblicato, documento che il manifesto ha visionato in anteprima, compare la distribuzione territoriale dei posti destinati alle “procedure accelerate di frontiera” (Paf) richiesti dall’Europa. IL Meccanismo funziona così: l’Italia dichiara, in maniera più o meno arbitraria, una certa area come “zona di frontiera”; in base a una finzione giuridica si ritiene che la persona al suo interno non sia ancora nel territorio nazionale; le si applica l’iter accelerato per la domanda di protezione internazionale che prevede varie deroghe, in primis a diritto di difesa e libertà di circolazione, con il risultato di moltiplicare i dinieghi dell’asilo.
di Giulia Torbidoni
eunews.it, 8 maggio 2026
I dati di Eurostat mostrano una crescita del 2 per cento tra il 2023 e il 2024. Una tendenza opposta a quella registrata tra il 2012 e il 2020 di calo progressivo. In soli quattro anni le persone detenute nelle carceri dell’Unione europea sono cresciute di quasi il 10 per cento e hanno oltrepassato la quota del mezzo milione. I dati li offre Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’UE, e si riferiscono al 2024, quando nelle prigioni dei Ventisette si contavano 508.746 ristretti, con un aumento del 2 per cento rispetto al 2023. La percentuale di incremento sale addirittura al +9,8 per cento se si prende come riferimento il 2020, anno in cui si è registrato il minimo delle presenze negli istituti di pena UE (463.376 persone) dopo un calo progressivo iniziato dal 2012, quando si contavano 552.954 ristretti.
greenreport.it, 8 maggio 2026
Il messaggio sulla Global flotilla inviato a Israele dall’Ufficio Onu per i diritti umani. Il portavoce dell’organizzazione ha rilasciato a Ginevra una dichiarazione riguardante i due attivisti arrestati in acque internazionali e condotti in Israele dove “continuano a essere detenuti senza alcuna accusa”: “Le inquietanti testimonianze di gravi maltrattamenti devono essere oggetto di indagini. Si proceda alla liberazione, non è un crimine mostrare solidarietà”. “La consegna di aiuti non è un reato”. Il messaggio è sintetico, semplice da comprendere, impossibile da contestare. Lo ha mandato all’indirizzo di Israele l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UN Human Rights) facendo esplicito riferimento alla Global Sumud Flotilla. In una dichiarazione rilasciata a Ginevra e rilanciata sulla piattaforma social X, il portavoce dell’organizzazione, Thameen Al-Kheetan, ha puntato il dito sul fatto che gli attivisti Saif Abukeshek e Thiago de Avila sono stati arrestati in acque internazionali e condotti in Israele, dove “continuano a essere detenuti senza alcuna accusa”: “Le inquietanti testimonianze di gravi maltrattamenti devono essere oggetto di indagini. La solidarietà e la consegna di aiuti ai palestinesi a Gaza non sono un crimine”.
di Sabato Angieri
Il Manifesto, 8 maggio 2026
La repressione al tempo di Putin Vladimir Fedorovich Yarotsky si trovava nella colonia penale di IK-9 di Khadyzhensk per aver pubblicato, nel 2022, una vignetta sul social russo VKontakte raffigurante un pittore che stava dipingendo un ritratto di Vladimir Putin in posa e con il nastro di San Giorgio (tra i simboli storici dell’esercito di Mosca e oggi accomunato all’invasione dell’Ucraina), ma sulla tela dell’artista si vedeva un pene infiocchettato con lo stesso nastro. Mentre a Venezia continua la polemica sul padiglione russo, nelle carceri che di quel Paese sono il buco nero è morto il settimo prigioniero politico dall’inizio dell’anno. Stavolta si tratta di un artista 41enne della provincia di Kuban, Vladimir Fedorovich Yarotsky. Si trovava nella colonia penale di IK-9 di Khadyzhensk e la sua colpa era di aver deriso Vladimir Putin, la sua propaganda nazionalista e militarista. La versione ufficiale delle autorità è che si è suicidato. Il che non è da escludere, ma le cause potrebbero essere le forti pressioni ricevute durante la detenzione.
di Franco Corleone
L’Unità, 7 maggio 2026
Dopo la vicenda Minetti c’è il rischio che si riduca ancora il numero delle grazie per paura delle aggressioni dei forcaioli. In tempi di odio e sete di vendetta e di fronte alla strage di vite e di legalità nelle carceri, occorre un movimento per dare forza al Presidente Mattarella nel promuovere clemenza e senso di umanità. Un bel modo di festeggiare gli 80 anni della Repubblica, il 2 giugno.
di Giulia Merlo
Il Domani, 7 maggio 2026
Intorno alla grazia a Nicole Minetti è stato tutto un rincorrersi di morale e di numeri. Quanto alla prima, ognuno ha la propria, nella certezza che non sia per fortuna ancora diventata parametro oggettivo di giustizia. Quanto ai secondi, la rutilante informazione sulla vicenda ha oscurato un aspetto tutt’altro che secondario per rispondere alla domanda che, in fondo, continua a essere il tarlo dei malpensanti: perché, su tante domande ricevute, il Quirinale ha voluto concedere la grazia proprio a Minetti, tanto più visto che su di lei grava più il fardello dell’impresentabilità sociale rispetto a quello di una pena pesante? Come talvolta accade, la risposta vera è quella più semplice, che si ricava proprio dai numeri.
Il Dubbio, 7 maggio 2026
“Come si riesce a impostare ed effettuare un programma di investimento che, come vedremo, è di oltre 450 milioni di euro con un numero limitato di risorse umane? Qui c’è una prima novità. L’elemento peculiare del programma è stato di aver coinvolto tre soggetti istituzionali: Invitalia, Anac, Cassa depositi e prestiti. Tutto questo con la collaborazione continua e costante con il ministero della Giustizia, in particolare con il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e il dipartimento della Giustizia minorile e di Comunità”.
di Claudio Velardi
Il Riformista, 7 maggio 2026
È passato poco più di un mese dal referendum sulla separazione delle carriere e il vasto fronte garantista che si è speso per il “Sì” non ha ancora smaltito il trauma. Giace paralizzato, prigioniero di un silenzio assordante. Sull’altro fronte, invece, il dinamismo è incessante, implacabile e per molti versi inquietante. Ma sgombriamo subito il campo dalle illusioni. A esultare ancora per la vittoria del “No” c’è una parte della politica che si illude di aver trionfato, senza capire di essersi scavata la fossa con le proprie mani. I leader che oggi festeggiano non sono i veri vincitori: prima o poi finiranno inesorabilmente schiacciati dall’unico, vero dominatore uscito rafforzato dalle urne, che è il PDP, ovvero il Partito Delle Procure.
di Mario Griffo*
L’Unità, 7 maggio 2026
Abbattere i limiti che regolano gli ascolti violerebbe i principi costituzionali: non si possono spiare le conversazioni altrui a caccia di reati annessi e connessi: la Consulta lo ha chiarito nel 1991. L’autorizzazione giudiziale circoscrive l’utilizzazione dei risultati ai fatti-reato che risultino riconducibili all’autorizzazione stessa, non potendo l’intervento giudiziale abilitativo trasformarsi in uno strumento di controllo generalizzato sulla vita privata dei cittadini. Il legislatore ha pertanto stabilito una regola di chiusura: i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino rilevanti e indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza. La giurisprudenza di legittimità ha ulteriormente precisato i confini di questa disciplina. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 51 del 28 novembre 2019, hanno affermato che il divieto di utilizzazione non opera con riferimento ai reati che risultino connessi, ai sensi dell’articolo 12 del codice di procedura penale, a quelli in relazione ai quali l’autorizzazione era stata ab origine disposta, purché rientrino nei limiti di ammissibilità previsti dall’articolo 266 del codice di procedura penale. Si tratta di una deroga ragionevole, che però richiede la sussistenza di una stretta connessione sotto il profilo oggettivo, probatorio o finalistico tra il contenuto dell’originaria notizia di reato e quello dei reati per cui si procede. Non basta la mera circostanza che due reati appartengano allo stesso settore criminale o coinvolgano soggetti in qualche modo collegati. Occorre una vera connessione sostanziale, non un generico collegamento investigativo.
di Anna Laura Bussa
Il Manifesto, 7 maggio 2026
È ancora stallo in commissione Giustizia del Senato sul ddl Bongiorno. Uno stallo che ha sempre più il sapore del muro contro muro. Con le opposizioni che insistono nel voler votare il provvedimento contro lo stupro approvato all’unanimità alla Camera a novembre e la maggioranza che ribadisce la sua contrarietà invitando a trovare formule alternative. “Le nostre posizioni erano già distanti, ma dopo le piazze che ci sono state e restando sempre in ascolto delle istanze che arrivano dal territorio, queste distanze sono ormai diventate incolmabili”, spiega la senatrice Pd, Valeria Valente, che fa parte del comitato ristretto della Commissione convocato per esaminare il ddl e chiuso con un nulla di fatto.
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