di Ermes Antonucci
Il Foglio, 7 maggio 2026
Da tempo la procura di Milano ha deciso di incentrare le sue indagini sul sequestro di smartphone e dispositivi informatici con conseguente estrazione di migliaia di chat ed email. Questo avviene spesso anche nei confronti di persone non indagate, seguendo una sorta di metodo della pesca a strascico. La procura diretta da Marcello Viola, però, sembra aver perso di vista i limiti previsti dalla legge, come dimostrano due vicende. La prima: con un’iniziativa davvero singolare, la procura milanese, che indaga sulla scalata a Mediobanca, ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, chiedendo una sorta di pre-autorizzazione a visionare le chat tra l’ex direttore generale del ministero dell’Economia, Marcello Sala, non indagato, e nove parlamentari, fra cui due ministri (Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini), che lui stesso ha indicato come suoi interlocutori negli scambi di messaggi. L’idea dei pm (Gaglio, Polizzi e Pellicano) sarebbe quella di verificare l’eventuale presenza di messaggi di rilevanza processuale e, qualora ciò avvenisse, chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare le comunicazioni, in ossequio all’articolo 68 della Costituzione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 maggio 2026
Il capo della feroce banda Roberto Savi rievoca i servizi deviati per ottenere una via di uscita dall’inferno penitenziario. Ma 277 faldoni smentiscono ogni teoria di una regia occulta. Roberto Savi ha 71 anni, è in carcere dal novembre 1994 e sta scontando l’ergastolo nel penitenziario di Bollate. È in carcere senza aver mai ottenuto un solo giorno di permesso premio, a differenza di suo fratello minore Alberto che dal 2017 usufruisce regolarmente dei benefici di legge. In questo stato di isolamento giuridico e decadimento fisico, l’ex poliziotto che ha guidato la banda più sanguinaria del dopoguerra ha deciso di parlare davanti alle telecamere di Francesca Fagnani, il programma “Belve”, riproponendo il vecchio schema della regia occulta e dei servizi segreti deviati per giustificare crimini che le sentenze hanno già cristallizzato come frutto di una ferocia autonoma e strutturata.
ansa.it, 7 maggio 2026
“Il Garante dei detenuti della Regione del Veneto ha presentato oggi la sua relazione annuale in Commissione: anche quest’anno, abbiamo sentito direttamente da lui la realtà delle carceri venete e delle condizioni drammatiche in cui versano. Un dato su tutti è quello del sovraffollamento, che tocca quest’anno il 149%, segnando un aumento del 9% rispetto al 2024 e addirittura del 15% rispetto al 2023. Sono numeri che lasciano senza parole, ma che allo stesso tempo chiedono alle istituzioni di agire immediatamente sulle condizioni carcerarie”.
ansa.it, 7 maggio 2026
La relazione del garante Ciambriello sul 2025: “Servono strutture nuove”. Una fotografia con poco bianco e molto nero: questa la sintesi sulla condizione delle carceri in Campania fatta dal Garante regionale delle persone detenute, Samuele Ciambriello, che ad Avellino ha presentato la relazione annuale del 2025. Il sovraffollamento resta tra le principali criticità: 7.807 detenuti per 5.500 posti disponibili negli istituti della regione. 830 i posti disponibili nelle tre case circondariali della provincia di Avellino per 1.100 detenuti reclusi. Carenze di organico anche per la Polizia penitenziaria: 3.706 gli agenti in servizio quando ne servirebbero almeno 200 in più. Altro spinoso capitolo, quello dei detenuti tossicodipendenti: 239 nelle carceri di Avellino ed Ariano Irpino per i quali da tempo si chiede il trasferimento in strutture sanitarie protette.
Il Resto del Carlino, 7 maggio 2026
Proseguono gli accertamenti della procura sul decesso di un detenuto 45enne, stroncato da un malore mentre dormiva nella propria cella. Nei giorni scorsi, la procura ha disposto l’autopsia sul corpo dell’uomo. Dai primi accertamenti, sembrano non esserci dubbi sulle cause naturali del decesso. Parrebbero infatti esclusi sin da subito sia il gesto autolesionistico che il coinvolgimento di terzi. Le attività medico legali serviranno quindi cristallizzare la causa esatta di quella morte improvvisa. Al contempo, gli inquirenti eseguiranno alcuni controlli anche all’interno della cella, allo scopo di non trascurare nulla.
Brescia Oggi, 7 maggio 2026
“Il carcere di Brescia Nerio Fischione è al collasso. Il sovraffollamento è al 215%”: il sindacato Uspp è tornato a denunciare la situazione della Casa circondariale di Brescia che al suo interno ha quasi 400 detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti, confermandosi il carcere più sovraffollato della regione Lombardia e il secondo in Italia dopo il San Giorgio di Lucca che ha un sovraffollamento che supera il 240% su una media nazionale che si attesta al 135%. “Una situazione, ormai, al limite della sostenibilità - afferma il segretario regionale aggiunto dell’Uspp Calogero Lo Presti - il quale sostiene che una situazione del genere pregiudica fortemente la dignità di chi si trova ad espiare la pena inficiando anche i percorsi trattamentali e di rieducazione, ma si tramuta, contestualmente, in una insostenibilità lavorativa da parte dei poliziotti penitenziari che si ritrovano a gestire più del doppio dei detenuti previsti in quella struttura”.
di Giada Lo Porto
La Repubblica, 7 maggio 2026
Le motivazioni della condanna a sette agenti del carcere di Torino spiegano perché abbia retto il reato così difficile da provare. “In un contesto di custodia, un singolo schiaffo a una persona detenuta da parte di un rappresentante delle forze dell’ordine, integra il reato di tortura”. È uno dei passaggi incisivi contenuto nelle motivazioni della sentenza con cui il 6 febbraio, i giudici hanno condannato a pene che vanno da 2 anni e 8 mesi a 3 anni e 4 mesi di reclusione, sette agenti della polizia penitenziaria per il reato di tortura, in relazione alle violenze avvenute nel carcere di Torino tra il 2017 e il 2019. Il collegio, presieduto dal giudice Paolo Gallo con a latere Elena Rocci e Giulia Maccari, rifacendosi alla giurisprudenza europea “non può che concludere - si legge - che tale condotta sia al contempo degradante, lesiva della dignità e inumana in quanto gratuita e arbitraria”.
di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 7 maggio 2026
Per i giudici i 7 poliziotti condannati per tortura nel carcere Lorusso e Cutugno agivano con “totale senso di impunità”. “È stato costretto a subire vessazioni verbali, umiliazioni morali e percosse fisiche. La sua dignità è stata gravemente lesa: l’uomo, oltre che il detenuto, si è visto “spogliato” non solo materialmente, ma anche metaforicamente, rimanendo nudo di fronte a una inaccettabile, violenta e gratuita ostentazione di potere”. L’uomo di cui parlano i giudici del Tribunale di Torino è stato rinchiuso nel padiglione C del Lorusso e Cutugno tra il 2017 e il 2019 e le violenze che ha subito al suo arrivo in carcere sono descritte dai giudici che lo scorso 6 febbraio hanno condannato sette agenti della polizia penitenziaria - a pena dai 3 anni e 4 mesi ai 2 anni e 8 mesi di reclusione - per tortura.
Il Resto del Carlino, 7 maggio 2026
“Il percorso che ha portato a progettare e poi a richiedere la possibilità di tenere un Consiglio Comunale presso la Casa Circondariale è iniziato con lettera protocollata ed inviata via il 16 ottobre 2025 con la precisa richiesta alla direzione del Sant’Anna in cui veniva chiarito tutto. Nel pieno rispetto del Ministero della Giustizia, del suo sottosegretario Alberto Balboni e del Dap, non posso non evidenziare e ribadire la correttezza e la logica istituzionale sottesa al percorso compiuto”. Così il presidente del Consiglio Comunale Antonio Carpentieri sulla vicenda del no all’iniziativa. Sul tema intervengono anche i capigruppo della maggioranza in Consiglio comunale con una nota congiunta.
di Federico Di Bisceglie
Il Resto del Carlino, 7 maggio 2026
“Come primo atto da sottosegretario alla Giustizia ho voluto accertarmi sull’organico nella struttura di via Arginone. Previste integrazioni di personale della polizia penitenziaria”. Il primo dossier è quello più caldo. E la risposta arriva subito, numeri alla mano. Alberto Balboni debutta da sottosegretario alla Giustizia partendo dal carcere dell’Arginone e dalla questione, annosa, degli organici. “Come primo atto - scandisce - ho voluto accertarmi della situazione del personale in servizio a Ferrara”. L’esito dell’approfondimento è un intervento immediato: “Ho appurato che è stata disposta l’assegnazione di 19 nuovi agenti del 186° corso, con un aumento netto pari a 14 unità per la casa circondariale estense”. Un segnale operativo che si inserisce in una fase di transizione delicata per via Arenula, dopo le dimissioni di Andrea Delmastro Delle Vedove e il conseguente riassetto delle deleghe, tra cui quelle sul dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ora in capo al senatore ferrarese.
- Modena. Festival della Giustizia Penale: “Difendere diritti, per una vera cultura della legalità”
- Bologna. Libri e teatro per “evadere” dal Pratello
- Cosenza. “Controluce”, i detenuti raccontano sé stessi attraverso la scrittura
- Taranto. “099”, una canzone che racconta fragilità e desideri attraverso la voce dei detenuti
- “Le farfalle della Giudecca”, uno sguardo senza pregiudizi sulle donne in carcere










