Nova, 31 marzo 2015
I militanti Houthi in Yemen hanno rilasciato 1.800 detenuti per reati comuni nella provincia di Sada. È quanto riferito all'emittente televisiva "al Arabiya" da testimoni, secondo cui "gli Houthi hanno tentato di liberare altri prigionieri detenuti nella prigione centrale del paese e nelle strutture in altre città". Intanto, proseguono gli attacchi aerei guidati dall'Arabia Saudita contro i siti militari e i depositi di armi controllati dai ribelli Houthi a Sada, dove i membri della milizia hanno preso il controllo del campo militare di Kahlan. I raid hanno colpito durante la notte la base di Al-Subaha nel settore occidentale della capitale Sanàa, secondo una fonte militare, la quale ha aggiunto che "sono stati segnalati anche scontri nella città di Aden".
Reuters, 31 marzo 2015
Un gruppo di detenute afghane sono da tre giorni in sciopero della fame nella provincia centrale di Parwan, esigendo un miglioramento delle condizioni carcerarie e una riduzione delle pene. Lo riferisce 1TvNews. Nadira Gyahi, responsabile del Dipartimento provinciale per gli affari femminili, ha precisato che si tratta di una ventina di detenute che da giovedì rifiutano di consumare il cibo che viene loro consegnato.
www.nextquotidiano.it, 31 marzo 2015
Neil Moore è un genio della truffa, non ci sono altri modi per definirlo. A 28 anni è già accusato di una serie di truffe per un totale di 1.8 milioni di sterline (quasi due milioni e mezzo di euro). Una volta arrestato però non si è arreso ed ha escogitato un metodo davvero ingegnoso per evadere dalla custodia preventiva dalla prigione di Wandsworth, nei dintorni di Londra. Wandsworth (considerata una delle prigioni più sicure d'Inghilterra) è la stessa prigione dalla quale è evaso nel 1965 Ronnie Biggs, la mente e uno dei protagonisti della "Grande rapina al treno" del 1963.
Moore, che utilizzando quattro diverse identità (di cui una femminile), ha sottratto denaro a colossi bancari come i Lloyds, Santander e Barclays una volta rinchiuso in carcere ha messo immediatamente in atto un piano per riuscire ad evadere. Non si è trattato di un'azione spettacolare con complici ad aspettarlo fuori o di qualche altro stratagemma cinematografico. Neil Moore ha semplicemente pensato che il modo migliore per uscire di prigione era quello di farsi scarcerare dalle stesse autorità giudiziarie che lo avevano imprigionato. E così, grazie ad un telefono cellulare introdotto illegalmente all'interno del penitenziario, Moore riesce a creare un sito Web con il dominio simile a quello del sito ufficiale del tribunale di Southwark. Un trucco davvero banale: il sito di Moore usava i trattini al posto dei punti, ma nessuno si è accorto della differenza.
Dopodiché Moore, spacciandosi per un impiegato del tribunale, ha inviato all'ufficio di custodia cautelare del carcere di Wandsworth una email con le istruzioni per il suo rilascio su cauzione. Incredibilmente il piano ha funzionato e Moore è stato liberato nonostante nel finto documento avesse sbagliato a scrivere il nome del tribunale scrivendo "Southwalk Crown Court". Il fatto è stato scoperto solo perché il consulente legale dei Moore si è presentato a Wandsworth per un colloquio e si è sentito rispondere che il suo cliente aveva ottenuto la libertà su cauzione. Tre giorni dopo Moore si è presentato alle autorità e si è fatto nuovamente arrestare. A differenza di Biggs, la cui fuga è durata 36 anni quella di Neil è durata davvero molto poco.
Le truffe per cui è stato accusato Moore si sono svolte con lo stesso schema grazie al quale è riuscito a uscire di prigione. L'uomo ha infatti semplicemente telefonato alle banche utilizzando una falsa identità e fingendo di lavorare per l'ufficio anti-frode di altre banche (Royal Bank of Scotland, Bank of America e Bank of New York). Utilizzando la scusa che la sicurezza dei sistemi delle banche era stata compromessa Moore riusciva a farsi dare i codici di accesso per poter spostare il denaro in un posto "sicuro". Un po' come le email di spam che vi arrivano dai finti indirizzi email di Poste Italiane o di altre banche. Solo che l'abilità di Moore era nel riuscire a fare tutto questo "a voce". Le sue capacità sono così straordinarie che in un caso è stato necessario il ricorso ad un esperto per stabilire che la voce femminile registrata non era quella della sua compagna Kristen Moore ma proprio quella di Neil.
di Carmelo Musumeci
Il Mattino di Padova, 30 marzo 2015
Quando Carmelo Musumeci è arrivato nella Casa di reclusione di Padova, e poi è entrato a far parte della redazione di Ristretti Orizzonti, aveva una condanna all'ergastolo ostativo, quell'ergastolo che ti toglie ogni speranza di uscire un giorno dal carcere, a meno che tu non decida di "collaborare con la Giustizia". E lui però aveva scelto di farsi la galera, piuttosto che costringere i suoi figli a diventare "figli di un pentito" e quindi persone a rischio, costrette a nascondersi e a cambiare identità.
di Carla Chiappini (Direttore di "Sosta Forzata")
Ristretti Orizzonti, 30 marzo 2015
Dopo la chiusura della redazione di "Sosta Forzata", dopo la mia chiusura fuori dal carcere, è stato importante incontrare il volontariato che, silente, aveva accettato senza discutere la decisione del Direttore della Casa Circondariale di Piacenza. È stato importante incontrare i dubbi, le reticenze, le paure e le connivenze del volontariato. Per capire meglio e per coltivare ulteriori dubbi utili, forse, a capire ancora meglio!
di Carmelo Musumeci
Ristretti Orizzonti, 30 marzo 2015
"La rosa s'apre/la rosa appassisce senza sapere quello che fa./ Basta un profumo di rosa/smarrito in un carcere/perché nel cuore del carcerato/urlino tutte le ingiustizie/del mondo". (Ho Chi Min)
Ansa, 30 marzo 2015
"Occorre continuare ad operare perché il processo penale sia luogo di garanzie eguali per tutti e di affermazione della legalità senza aree di esenzione legate alla collocazione sociale". È quanto scritto nella mozione approvata dal Congresso di Magistratura Democratica svoltosi a Reggio Calabria. "C'è quindi necessità di un gruppo - prosegue la mozione - che continui a fare critica della giurisprudenza, che sappia essere attento alle trasformazioni sociali e della giurisdizione. Ma questa sfida impone che non si facciano passi indietro.
Adnkronos, 30 marzo 2015
"Non è corretto definire punitiva la legge sulla responsabilità civile dei magistrati". È quanto afferma Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione - intervistato da Lucia Annunziata nel corso del programma "In mezz'ora" su Rai3. Per Cantone "non è neanche vero che il governo e il Parlamento, in tema di giustizia, abbiano fatto solo la riforma della responsabilità civile: è stato modificato il reato di voto di scambio, è stato introdotto il reato di autoriciclaggio, sono stati modificati i poteri dell'Autorità nazionale anticorruzione che aveva 24 persone nessuna delle quali a tempo pieno e ora conta su 350 persone".
di Antonio Mattone
Il Mattino, 30 marzo 2015
Domani dovrebbe essere messa la parola fine sull'esistenza degli ospedali psichiatrici giudiziari in Italia. Nonostante permangano dubbi e incertezze sulla effettiva possibilità di dimettere gli oltre 700 internati presenti nei sei istituti dislocati nella penisola e sulle modalità con le quali verranno affidati ai dipartimenti di salute mentale, questa volta sembra che non ci saranno ulteriori rinvii sulla data di chiusura stabilita, come invece era avvenuto in passato.
Tuttavia, esistono nel nostro Paese altri detenuti per cui non è prevista alcuna prospettiva di uscita dal loro status di internato, né effettiva, né presunta. Sono ex-carcerati rinchiusi nelle Case di lavoro e nelle Colonie agricole che, nonostante abbiano pagato il debito con la giustizia, restano in prigione perché ritenuti pericolosi socialmente e sottoposti a misura di sicurezza.
Una condizione del tutto simile a quella degli internati psichiatrici che può essere protratta nel tempo senza date finali certe, finché il giudice di sorveglianza non ritiene cessata la pericolosità sociale. Si tratta per lo più di tossicodipendenti storici, di persone con problemi di salute mentale e persino di malati di Aids.
Esistenze logorate dalla droga, da malattie e dalla durezza della vita in carcere, che hanno commesso ripetutamente reati, non necessariamente gravi e che per questo sono entrati e usciti più volte dalle galere. Umanità derelitte e problematiche che sono considerate "scarto" anche dal sistema carcerario e che possono arrivare al reinserimento sociale solo attraverso il lavoro.
Ma nella realtà lavoro non ce n'è. Così i periodi di internamento successivi al carcere diventano per lo più mesi e anni di parcheggio e di ozio, senza occupazione lavorativa e attività tratta mentali, con una grande incertezza sul futuro. Eppure in tutta Italia gli internati presenti in queste strutture sono un numero abbastanza esiguo, circa 300 che, con interventi di lieve entità potrebbero essere avviati a percorsi di reinserimento facendo così cessare questa sorta di segregazione.
Il fatto sorprendente è che di questi quasi cento provengono dalla Campania, lo stesso numero degli internati di questa regione che sono attualmente ricoverati in Opg. Da cosa dipende questo stato di fatto? Una magistratura di sorveglianza troppo sbrigativa, una diffusa disgregazione sociale con la mancanza di reti socio assistenziali, una piccola delinquenza irrecuperabile che caratterizza il nostro territorio?
È difficile dirlo. Quello che è certo è l'assenza dì proposte per abolire questo regime di semi-reclusione per sostituirlo con altre forme di reinserimento, come comunità di accoglienza dedicate, misure di sicurezza applicate nella libertà vigilata eseguite nei territori di residenza e non in Istituti tanto spesso lontani dal luogo dove queste persone vivono.
Nella Casa lavoro di Vasto sono recluse 160 persone. Di queste solo una ventina sono impegnate in attività lavorative al di fuori del carcere, mentre altre trenta fanno piccoli lavoretti all'interno, alternandosi per brevi periodi in modo da poter impiegare a turno tutti. Il progetto di creazione di una sartoria che farebbe lavorare un numero significativo di internati stenta a decollare, lasciando tanti senza lavoro e senza pena.
Nicola è uscito da qualche mese dal carcere di Vasto, abita da solo al centro storico di Napoli nella vecchia casa della mamma che nel frattempo si è trasferita dalla sorella in un comune dell'hinterland napoletano, ma lui non può andare a trovarla perché ha l'obbligo di dimora in città. Era tra i pochi fortunati che aveva una occupazione all'esterno del carcere ed ora saltuariamente lavora in una fabbrica che produce suole per scarpe, "Speriamo che duri - mi dice - sai, c'è la crisi". È quasi senza denti ed ha il cruccio della figlia che deve fare la prima comunione e lui non ha la possibilità di regalarle una festa. Ci sono voluti anni di dibattiti e di appelli di Forum e Comitati e non da ultimo il lavoro della Commissione parlamentare per arrivare alla chiusura degli Opg.
Ci auguriamo di non dover attendere una eternità per mettere fine anche a quello che è considerato l'ultimo retaggio dell'"ergastolo bianco" del nostro sistema giudiziario. Anche perché il giudizio dell'Europa sulla condizione di disumanità delle nostre carceri è solo sospeso. E la situazione degli internati nelle Ca-
se di lavoro non aiuta a chiudere le procedure di infrazione dì Strasburgo, né ci fa onore.
di Valeria Arnaldi
Il Messaggero, 30 marzo 2015
Domani scatta lo stop alle vecchie strutture, ma molte Regioni non sono ancora pronte ad accogliere i pazienti.
L'Osservatorio Antigone: "Il rischio è che i nuovi centri siano solo più piccoli ma restino esattamente uguali ai precedenti".
Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere: sei strutture per un totale di 741 internati. L'Italia chiude i suoi ospedali psichiatrici giudiziari: secondo quanto stabilito dalla legge 81 del 2014, e dopo alcune proroghe, domani gli Opg dovranno essere chiusi per sempre e le persone da mercoledì dovranno essere spostate in nuovi istituti, le Rems, residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria.
Obiettivo è cancellare lo spettro - e soprattutto le ombre - dei manicomi criminali, spostando gli internati in realtà terapeutiche più piccole - massimo 20 posti letto - per rieducazione e riabilitazione. In ogni regione. O quasi. Gravata dalle precedenti proroghe, la chiusura sembra difficile anche per la nuova e ultima data. Questione di polemiche. Enumeri. Nonostante il termine fissato, gli ingressi negli Opg non sono cessati. Nel trimestre giugno-settembre 2014 sono state effettuate 67 dimissioni a fronte di 84 ingressi.
Le regioni, nel frattempo, grazie a un finanziamento di 172 milioni, avrebbero dovuto provvedere a realizzare le strutture alternative. Eppure, ad oggi, solo dieci regioni risulterebbe pronte. E laddove i tempi saranno rispettati, i problemi non mancano. Molte residenze sarebbero solo temporanee e non mancherebbero perfino quelle "in prestito". "I pazienti liguri in Opg - a lanciare l'allarme è stato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici - con la chiusura andranno nelle Rems in un ex-Opg lombardo".
Gli internati liguri saranno ospitati, nelle residenze realizzate all'interno dell'Opg di Castiglione delle Stiviere. Non solo. "Dei circa 750 pazienti in Opg - spiega Michele Miravalle, coordinatore Osservatori Antigone sulle condizioni di detenzione - almeno la metà è dimissibile perché ha scontato la pena detentiva o per le condizioni sanitarie. Il paradosso di chi sta dove non dovrebbe stare sarà riproposto nelle Rems. Alcune realtà non sono pronte e gli internati saranno trasferiti in strutture temporanee, in altre la sorveglianza è stata affidata a istituti di vigilanza privata. Malgrado i passi avanti, si rischia di creare mini-manicomi".
Intanto, l'approssimarsi della chiusura si accompagna a polemiche e proteste di chi abita nelle città che ospiteranno le nuove realtà. Perfino alcuni sindaci e addetti ai lavori avanzano timori sulla sicurezza sociale. La chiusura dei manicomi criminali fa paura e così sono nati vari Comitati cittadini del No, per protestare contro le Rems vicino ai centri abitati. Secondo gli Osservatori, all'interno degli Opg, oggi, ci sarebbero pure persone internate perché prive di contatti sociali che possano garantire per loro. "Il caso paradigmatico - prosegue Miravalle - è di un giovane tunisino di 28 anni, condannato dieci anni fa per tentato omicidio in una rissa con connazionali.
Malgrado sia ritenuto non più socialmente pericoloso, non gli è consentito uscire perché qui non ha legami territoriali o di famiglia". Il problema, secondo le associazioni che da anni si battono per la chiusura degli Opg, sarebbe nelle norme. "Siamo di fronte a una data storica - dichiara Stefano Cecconi, coordinatore del comitato nazionale Stop Opg. Occorre però una riforma del codice penale.
Si cambi la norma per cui un malato non può essere giudicato. Lo si giudichi e lo si mandi in carcere, ma gli si garantisca poi il diritto alla salute". "Gli ospedali psichiatrici giudiziari sono contrari alla costituzione - commenta don Pippo Insana, che gestisce la Casa di Solidarietà e Accoglienza di Barcellona Pozzo di Gotto ed è cappellano dell'Opg locale. Non assicurano cure e non rispettano la dignità delle persone. Tra gli internati, ci sono anche persone condannate a venti anni per aver rubato quattromila euro".
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