Ansa, 6 febbraio 2015
Il dipartimento di amministrazione penitenziaria ha ufficializzato nei giorni scorsi l'assegnazione del nuovo padiglione del carcere di Livorno destinandolo ai detenuti di alta sicurezza e ad elevato indice di vigilanza. Ad annunciarlo, stamani, il garante della libertà personale del Comune di Livorno, Marco Solimano nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato tra gli altri anche la vicesindaco Stella Sorgente e la presidente del consiglio comunale Giovanna Cepparello.
"Contrariamente a quanto auspicato e richiesto - ha detto Solimano - è arrivata questa decisione che mortifica il lavoro di questi anni svolto anche con il sostegno del consiglio comunale, e che non prende minimamente in considerazione i bisogni del territorio livornese. Il dipartimento di fatto non si è mai attivato ad alcun livello di interlocuzione con la città e le sue istituzioni".
"Con questa decisione - ha aggiunto il garante - gli spazi riservati alla media sicurezza saranno estremamente ridotti e non in grado quindi di soddisfare un territorio provinciale come il nostro. Immaginiamo che sempre di più i detenuti di media sicurezza appartenenti al territorio livornese verranno spostati in altre strutture regionali se non addirittura fuori regione, con tutti i problemi che ne conseguono, specialmente per i familiari e gli avvocati che li seguono, con una conseguente lievitazione dei costi".
Anche la vicesindaco Stella Sorgente ha espresso solidarietà a Solimano: "Condividiamo l'amarezza del garante - ha detto Sorgente - e solleciteremo il Dap affinché quantomeno vengano ristrutturati quanto prima i due padiglioni ora chiusi per destinarli alla media sicurezza". Giovanna Cepparello ha ribadito che il Consiglio si impegnerà anche per realizzare iniziative all'interno della struttura carceraria, primo fra tutti proprio una seduta del consiglio comunale.
Ansa, 6 febbraio 2015
"La notizia di chiusura definitiva dell'Opg di Montelupo Fiorentino continua a circolare sui giornali, ed anche stamane apprendiamo di un'ennesima riunione avuta ieri tra i vertici dell'amministrazione penitenziaria regionale e dipartimentali ed enti esterni come i beni culturali, dopo quella del consiglio comunale avuta prima delle feste natalizie, dove il provveditore regionale ha dichiarato che: "l'Opg Montelupo Fiorentino il 31 Marzo 2015 chiude e consegneremo le chiavi al Sindaco Paolo Masetti".
L'opacità e la partita politica con cui l'amministrazione penitenziaria continua a intrattenere, non piace all'Organizzazione Sindacale Uil-Pa Penitenziari". Lo afferma Eleuterio Grieco, componente della Segreteria Regionale della Uil-Pa Penitenziari Toscana. "Purtroppo tutti sanno che l'Opg di Montelupo Fiorentino chiude, ma nessun atto ufficiale è stato ancora prodotto, da quanto ci è dato sapere, dall'amministrazione penitenziaria, ne tanto meno sono state informate le OO.SS. Regionali e Nazionali.
Grieco afferma - l'amministrazione penitenziaria regionale, invece di avere a cuore 'accordi politici' con dichiarazioni di chiusura, convochi al più presto le rappresentanze del personale per discutere la mobilità e la collocazione del personale di Polizia Penitenziaria e del Comparto Ministeri nel distretto e/o extra distretto e ci dica definitivamente se anche la Casa Circondariale di Empoli verrà ceduta all'Asl 10 come Rems, poiché a noi Organizzazione Sindacale questo interessa ed oggi riteniamo che sia giunto il momento di avere chiarezza definitiva e trasparenza sull'intera partita".
Ristretti Orizzonti, 6 febbraio 2015
"Le condizioni di Gigino Milia, 68 anni, di Fluminimaggiore, ristretto nel carcere di Oristano-Massama, sono ulteriormente peggiorate. La patologia del midollo spinale, che sta provocando una costante riduzione del tono muscolare, impedisce all'uomo di reggersi sulle gambe". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", accogliendo la segnalazione dei familiari che frattanto hanno richiesto e ottenuto copia della Cartella Clinica del detenuto.
"Non si comprende - sottolinea Caligaris - perché il paziente detenuto, che peraltro aveva subito tempo fa due arresti cardiaci - uno dei quali verificatosi quando era ristretto nella Casa Circondariale di Cagliari-Buoncammino - non possa essere ricoverato in un Reparto neurologico per accertamenti. Ciò consentirebbe di approfondire le cause del grave disturbo riducendo i rischi di una degenerazione con effetti invalidanti".
"La certificazione medica nella cartella clinica del resto attesta - ricorda la presidente di Sdr - che fin dal mese di ottobre la neurologa del Poliambulatorio di Oristano aveva consigliato "vista la complessità del caso ed il corteo sintomatologico, il ricovero presso un reparto neurologico per accertamenti". Sembra però che il suggerimento sia stato tuttavia finora ignorato".
"Recentemente Milia è stato sottoposto anche a un intervento per un'ernia inguinale. Le sue condizioni però non sono migliorate e non riesce più a camminare senza un aiuto. Non è dunque pensabile che possa permanere nella struttura penitenziaria di Massama senza i necessari accertamenti. E' evidente che il diritto alla salute prescinde dalla condizione di limitazione della libertà e deve essere garantito specialmente quando - conclude Caligaris - il quadro appare molto complesso".
www.bsnews.it, 6 febbraio 2015
A dicembre 2014 era stata chiusa, perché alcuni operatori dell'Asl avevano rilevato non idonee le condizioni igienico sanitarie. Ora, finalmente, a poco più di un mese di distanza è stata riaperta la cucina della mensa degli agenti di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Canton Mombello. Il 19 dicembre, durante la visita ispettiva di routine alla prigione, il personale Medico e Tecnico dell'Asl aveva deciso di adottare un provvedimento di sospensione dell'attività specificando le prescrizioni in ordine agli interventi igienico sanitari e strutturali necessari per la ripresa dell'attività. Il 3 febbraio 2015, un nuovo sopralluogo ha confermato la messa a punto della cucina, secondo le indicazioni date e quindi è stato revocata la sospensione dell'attività che è ripresa il giorno stesso.
Il Messaggero, 6 febbraio 2015
Nuove celle, ma soprattutto nuovi spazi ricreativi per i detenuti. Nel carcere di Cassino cresce la sezione sex offeder, vale a dire quella sezione dedicata a chi si è macchiato di reati a sfondo sessuale. Ieri mattina c'è stato il taglio del nastro nell'area ricreativa ed assistenza, ma sono state aperte anche nuove celle, tre per la precisione per una totale di 15 posti. Attualmente sono 32 i detenuti, presto, con le nuove celle, diventeranno 47. Presente al taglio del nastro il Direttore generale del Dap Gianfranco De Gesu, il Provveditore regionale Maria Claudia Di Paolo, il colonnello Giampiero Romano, il capitano Silvio De Luca, il Comandante della polizia locale di Cassino Alessandro Buttarelli, il Sindaco Petrarcone, la Direttrice della Caritas Di Lauro, don Luigi e il vescovo Gerardo Antonazzo.
Ansa, 6 febbraio 2015
Parte dal carcere di Capanne di Perugia, e sarà attivato in tutte le regioni d'Italia, il progetto dell'Ainc "Un notaio per le carceri italiane", Associazione italiana notai cattolici con sede all'istituto Serafico di Assisi, dove è stato firmato il protocollo di intesa per la consulenza gratuita alla popolazione detenuta del carcere perugino: l'hanno sottoscritto la direttrice del carcere, Bernardina Di Mario, ed il notaio Roberto Dante Cogliandro, presidente dell'Ainc.
In un comunicato, l'Ainc fa presente che anche presso la popolazione carceraria "si registra la necessità di assistenza nel disbrigo di pratiche giuridiche attinenti al lavoro, alle relazioni familiari, alle situazioni patrimoniali e a quelle civili in generale".
Da qui la disponibilità dell'associazione "a fornire assistenza gratuita a favore della popolazione detenuta indigente per la cura di pratiche giuridiche e notarili". Il progetto, secondo la convenzione con il carcere di Perugia, prevede una prima fase dedicata all'informazione dei detenuti riguardo al tipo di servizio disponibile, cui seguiranno i colloqui su richiesta dei singoli detenuti sotto la vigilanza del personale in servizio.
Redattore Sociale, 6 febbraio 2015
Campagna dell'associazione di volontariato "Olinda" di Cagli. "Per troppe donne la violenza è pane quotidiano": questo lo slogan stampato insieme ai recapiti del Centro antiviolenza provinciale "Parla con noi". "Il problema esiste e va affrontato, e ci sono persone pronte ad aiutare le donne in difficoltà".
Sono ancora in distribuzione, fino ad esaurimento scorte, i sacchetti per il pane con la scritta "Per troppe donne la violenza è pane quotidiano", legati alla campagna di sensibilizzazione promossa dall'associazione di volontariato "Olinda" di Cagli (Pu). L'iniziativa è stata pensata in collaborazione con il Centro antiviolenza provinciale "Parla con noi", gestito dalla provincia di Pesaro e Urbino, i comuni di Cagli, Cantiano, Acqualagna, Serra Sant'Abbondio, Piobbico, Frontone e Apecchio e 35 esercizi commerciali, con il coinvolgimento dell'Ambito sociale 3 e del distretto sanitario Asur di Cagli. L'iniziativa, svoltasi dal 26 al 31 gennaio dopo un incontro di presentazione al Ridotto del Teatro di Cagli, con letture e testimonianze delle operatrici del Centro antiviolenza, ha contribuito alla riflessione sul problema, riportando nei sacchetti anche i contatti del Centro antiviolenza provinciale "Parla con noi".
"Ringraziamo istituzioni ed esercizi commerciali - dichiarano dall'associazione Olinda - che hanno contribuito al successo della campagna. I sacchetti per il pane continueranno a diffondere il messaggio, facendo capire non solo che il problema esiste e va affrontato, ma anche che ci sono persone pronte ad aiutare le donne in difficoltà".
www.ottopagine.it, 6 febbraio 2015
Paura nel carcere di Ariano Irpino. Un detenuto ha rischiato di morire, dopo aver ingoiato lamette, è salvo grazie al tempestivo intervento degli agenti di polizia penitenziaria e dei medici del pronto soccorso dell'ospedale Frangipane che lo hanno subito trasferito nel blocco operatorio per essere sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.
È ora sotto osservazione, piantonato all'interno della struttura ospedaliera arianese. Protagonista del gesto di protesta un detenuto cinquantenne, già seguito dai servizi sanitari, non nuovo ad episodi del genere. Il direttore della Casa Circondariale Gianfranco Marcello, si è congratulato con il personale intervenuto, per l'intervento tempestivo e provvidenziale, teso a scongiurare il peggio avendo ingoiato le lame senza alcuna protezione.
di Silvia Franzoni
www.estense.com, 6 febbraio 2015
Dopo la presentazione all'ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma e le numerose proiezioni, da Spoleto a La Spezia, "Meno male è lunedì" approda anche a Ferrara: l'ultima opera del regista ferrarese Filippo Vendemmiati, vincitore del Bif&St e del David di Donatello per "È stato morto un ragazzo", sarà infatti proiettato nella giornata di mercoledì 11 febbraio; la mattina, presso il carcere cittadino, la sera, invece, alle ore 21 presso il Cinema San Benedetto.
La proiezione di quel contenitore di "storie di viti e di vite" che è il film, presentata questa mattina in conferenza stampa, si deve alla forte volontà di don Domenico Bedin che, attento alle varie fasi del lavoro di produzione, si è speso affinché "la città affrontasse - spiega don Bedin - le dinamiche trattate e la distribuzione del film abbracciasse quindi anche Ferrara".
Fresco della selezione ottenuta al Festival Visioni Italiane e del successo degli oltre 1.500 spettatori in una sola settimana di proiezione a Bologna, la brillante commedia-documentario di Vendemmiati costringerà alla riflessione anche la città estense: lontano dall'essere "un film di inchiesta o di denuncia", come precisa lo stesso regista, "la pellicola affronta con tono leggero, quasi ironico, una esperienza positiva di lavoro". Vissuta all'interno delle mura di un carcere.
L'esperienza virtuosa è quella della Casa Circondariale "Dozza" di Bologna, nella quale tre aziende hanno istituito una officina metalmeccanica assumendo come operai a tempo indeterminato 13 detenuti del carcere. Si tratta di una officina vera e propria, con tanto "di bilancio in positivo - continua Vendemmiati - e nella quale, dopo le 300 ore di formazione professionale, si producono manufatti altamente tecnologici".
Operai volontari ormai in pensione affiancano i detenuti, sono insegnate le regole del vivere quotidiano, e si conosce la disciplina del lavoro, quello vero, "niente barchette di fiammiferi": si tratta di uno spazio di libertà all'interno del carcere capace di diventare "impresa di transizione - come precisa il Garante dei detenuti Marcello Marighelli riferendosi alla realtà bolognese - verso il mondo al di fuori".
Nella "officina dei detenuti" il lavoro è mezzo per una realizzazione personale altrimenti impensabile, è dignità, e il carcere diventa "ambiente in forma attiva, una cornice di sicurezza - interviene don Bedin - in cui i detenuti sono protagonisti essi stessi del proprio recupero". È questa la realtà che le telecamere dirette da Vendemmiati hanno seguito per otto giorni, da lunedì a lunedì, e che si è tradotta negli 80 minuti di film che la Tomotao doc&film ha poi prodotto: un affondo in un'oasi in cui il tempo dell'ozio non esiste più, in uno spazio-tempo che trova significato nei ritmi di lavoro.
Al di là delle condizioni materiali, la realtà carceraria riscontra infatti il problema principale nella costrizione psicologica di quanti "scontano una pena giusta sì, ma sono annichiliti - interviene l'assessore Sapigni - nel non far niente": la realtà ferrarese conta 304 detenuti ai quali sono offerte diverse attività, ma manca una logica di incremento delle stesse per la "assenza totale - sottolinea il Garante Marighelli - di progetti di edilizia carceraria".
E se la proiezione che di "Meno male è lunedì" sarà fatta in carcere sottoporrà il regista "ad uno stress emotivo - confessa lo stesso Vendemmiati - notevole, e già mi immagino le prime obiezioni", quella serale, dedicata alla città, ha la precisa vocazione della responsabilità condivisa: invogliare aziende ed enti a proporsi per ri-proporre la felice esperienza della Dozza, e favorire il fiorire di risposte in merito alle tematiche del lavoro in carcere. L'entrata ad offerta libera è un primo passo in questa direzione: il ricavato sarà devoluto infatti per sostenere la Associazione Viale K nella costruzione di un piccolo orto che sia curato da quanti, oggi, aspettano di uscire dalla Casa Circondariale ferrarese.
Agi, 6 febbraio 2015
L'orrore dei manicomi giudiziari, gli "ergastoli bianchi", il disagio di un "diverso" cui viene negato il diritto di vivere e che ritrova la sua identità nella follia. Un messaggio forte e una denuncia quelli espressi nell'opera teatrale della regista Patrizia Masi che con "Certe notti non accadono mai", torna in scena con la sua Compagnia Bolero il 9 febbraio presso lo Studio Corno di Lissone (Milano), in un remake presentato a meno di due mesi dall'attesa chiusura degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari, il 31 marzo prossimo, più volte rimandata.
Protagonisti della picee un gruppo di detenuti psicotici in fuga da un Opg, che decidono di entrare a sorpresa in un locale e di dare spettacolo con le loro storie, provocando il pubblico, davanti ad un'intransigente direttrice, una guardia carceraria e uno psichiatra. Storie che corrono su un filo surreale tra normalità alienate e devianze normali, senza cedere mai alla pesantezza del dramma. C'è qualcosa di più importante della logica: l'immaginazione senza la quale "Certe notti" forse non accadrebbero mai.
Le storie dei personaggi della Masi riempiono la scena con il loro dolore ma anche con la leggerezza dello spirito. Anime nude che gravitano in uno spazio al confine dell'irreale, bisognose di amore e attenzione, che mostrano come la follia sia una condizione di creatività e di espressione umana e non una semplice malattia. La barriera tra scena e pubblico scompare e la soluzione finale è il ribaltamento del ruolo del potere: la direttrice e la guardia carceraria sono anch'essi vittime di un sistema sociale complesso, mostrando devianze psicotiche analoghe al resto del gruppo. La Compagnia Bolero contribuisce da tempo alla campagna per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari dove sono ancora internate 906 persone.
Nel 2014 la compagnia ha ricevuto il Premio Vincenzo Crocitti come migliore compagnia teatrale emergente. In Lombardia la chiusura degli Opg riguarda soprattutto l'ospedale di Castiglione delle Stiviere che soffre da anni di sovraffollamento. La Regione sta ripensando il piano, approvato appena lo scorso anno e che prevedeva la creazione in Lombardia di 12 Rems (residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza), in pratica mini comunità protette da 20 posti massimo nelle quali collocare i pazienti dal prossimo primo aprile. Ma il nuovo decreto approvato e modificato da diversi emendamenti, introduce ora la possibilità di inviare i pazienti, dopo la chiusura degli Opg, a "misure alternative" e non più automaticamente nelle Rems.
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