Adnkronos, 24 marzo 2015
Non tutte Regioni pronte e ci saranno criticità da affrontare, si lavora per dare linea univoca. Manca una settimana alla scadenza dell'ultima proroga concessa per organizzare il "dopo-Opg" in tutta Italia. Ogni Regione ha fatto il punto. Non tutte sono pronte e si profilano alcune criticità che andranno affrontate.
Ci sono realtà in cui le cosiddette Rems (Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria), che dovrebbero entrare in gioco con la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, non ci sono o non saranno subito pronte (per esempio Piemonte e Veneto); Regioni con un piano B da mettere in campo in attesa di riuscire a dar corso all'assetto definitivo; Opg come quello di Castiglione delle Stiviere (Mantova) che ospitano parecchi pazienti da Regioni che hanno già fatto presente la difficoltà a prenderli in carico.
E c'è un altro nodo: cosa succederà dall'1 aprile, a Opg chiusi, quando un magistrato di una Regione indietro sui piani deciderà per l'invio di un paziente in Rems? Temi caldi che il Tavolo di coordinamento istituito al ministero della Salute e presieduto dal sottosegretario Vito De Filippo ha intenzione di affrontare durante una riunione prevista mercoledì 25 marzo. Occasione in cui, a quanto si apprende, con un quadro completo del puzzle italiano sotto mano si lavorerà per dare un indirizzo univoco per gestire questa fase transitoria e per affrontare le sbavature emerse in questi giorni.
Un esempio delle difficoltà che si dovranno affrontare si può evincere dalla situazione della Lombardia. Questa Regione accoglierà nelle sue Rems i pazienti della Liguria (che, non riuscendo a organizzarsi entro i termini, attiverà una convenzione per inviarle i suoi malati fino al 2016) e della Valle d'Aosta, e sarebbe pronta con un piano provvisorio che prevede la realizzazione all'interno dell'attuale Opg di Castiglione - unica realtà già a completa gestione sanitaria - di tutte e 8 le Rems pianificate per un totale di 160 pazienti.
La delibera con cui si definiscono anche le risorse di personale in più da attribuire all'azienda ospedaliera cui fa capo Castiglione è attesa nella prossima seduta di Giunta, mentre i fondi assegnati da Roma per il progetto lombardo - 32 milioni di euro - non sono ancora arrivati. Ma c'è un dato che complica la situazione. La struttura ospita in questo momento circa un centinaio di pazienti in più provenienti da altre Regioni.
Da un lato circa 50 donne da tutta Italia e dall'altro in particolare una quarantina di pazienti del Piemonte, Regione che ha già ammesso l'impossibilità a riprenderli in carico nell'immediato. Nel 2014 sono state 110 dimissioni dall'Opg ma ci sono anche nuove ammissioni, mediamente ogni mese 5 nuovi ingressi (a fronte di 9 dimissioni). Nel frattempo sono già stati predisposti gli interventi di ristrutturazione minimi per riconvertire l'Opg nelle 8 Rems provvisorie da 20 posti letto, ma queste potrebbero essere attivate se si raggiunge la quota di 160 malati da ospitare. Nei prossimi mesi dunque si attenderà che gradualmente il numero di pazienti scenda. La Lombardia intanto ha scritto al ministero della Salute, informandolo della situazione e delle problematiche che allungano oggettivamente i tempi per l'avvio della nuova era.
Legnini (Csm): chiusura Opg è sfida per il Paese
"La chiusura degli Opg (Ospedali psichiatrici giudiziari) è una grande sfida per il 'sistema Paesè e chiama in causa un nuovo modello di magistratura di sorveglianza, che dovrà comunicare e confrontarsi con molteplici professioni".
Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, in chiusura del convegno "Oltre gli Opg: prospettive e sfide di un incerto futuro prossimo", che si è tenuto nei giorni scorsi a Palazzo d'Accursio a Bologna. L'incontro, organizzato da Area e patrocinato dalla giunta distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati, dal Comune di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna, ha riunito tutti i direttori degli Ospedali psichiatrici giudiziari d'Italia, che verranno chiusi entro il 31 marzo, in attuazione della legge 81/2014.
"La magistratura - ha proseguito il numero due di Palazzo dei Marescialli - dovrà dare risposte tempestive e impegnarsi a fronteggiare situazioni di difficoltà, evitando il rischio di disarticolarsi "da questo collegamento tra diverse professioni, visto che, salvo casi di conclamata pericolosità sociale dell'individuo, dovrà adottare misure alternative rispetto agli ospedali psichiatrici giudiziari. "Il primo aprile - ha concluso - sarà l'avvio di un nuovo percorso, non la fine. Serve anche una valida formazione per prepararsi a questa sfida, a partire dalla Scuola superiore della magistratura. Sarà l'esperienza a dirci se prevarranno i rischi o i successi".
Ucpi: rispettare tempi e modi chiusura Opg
C'è assoluta "assenza d'informazione rispetto alla chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, prevista per il prossimo 31 marzo". A denunciarlo sono l'Unione camere penali italiane e l'Osservatorio carcere Ucpi, secondo cui "mancano solo otto giorni e molte Regioni non hanno ancora individuato o attrezzato le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) e non è stata rivalutata la pericolosità sociale degli internati, al fine di determinare la loro futura destinazione".
Lo scorso 16 marzo l'Osservatorio carcere dell'Unione camere penali ha visitato l'Opg di Montelupo Fiorentino, dove "nulla faceva intendere - sottolinea una nota - che si era a pochi giorni dalla chiusura. Nuovi ingressi, attività programmate anche per i mesi successivi, lavori di ristrutturazione in via di ultimazione, prossimo collaudo dell'impianto di aerazione delle stanze, da poco completato". "Le recenti dichiarazioni del governo - raccomandano i penalisti - vengano rispettate. Vengano commissariate le Asl inadempienti e punita la responsabilità di coloro che non hanno reso possibile nei tempi programmati, nonostante i numerosi rinvii, l'applicazione concreta della riforma".
Stop Opg: continua digiuno protesta, 31 marzo sarà data storica
"Il 31 marzo prossimo, quando chiuderanno definitivamente gli Ospedali psichiatrici giudiziari, sarà una scadenza storica". Così Stefano Cecconi responsabile Welfare della Cgil e portavoce di Stop Opg all'Adnkronos, sottolineando che si andrà avanti fino a fine marzo con il digiuno organizzato dal Comitato di cui fa parte e che riunisce diverse sigle (da Antigone a Ristretti Orizzonti, da Cgil al Forum Salute Mentale) perché non ci siano più proroghe al superamento dell'Opg.
"Altrimenti, prendiamo in giro gli italiani e gli internati che meritano una condizione migliore di cura", specifica Cecconi. Al posto dei sei Opg (Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Aversa, Napoli e Barcellona Pozzo di Gotto) l'alternativa saranno piccoli ospedali regionali con 20 posti letto, ovvero le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Il rischio, secondo Cecconi, è che le Rems si trasformino in mini-Opg che puntino più alla detenzione che alla cura. "Meno persone stanno nelle Rems, più ci avviciniamo alla riforma Basaglia. Al contrario sarebbe solo un ritorno della logica manicomiale".
Le Regioni dovrebbero rispondere anche con strutture alternative come comunità o ambulatori territoriali che possano accogliere i circa 476 internati dichiarati dimissibili. Ma nella corsa frenetica per mettersi in regola, la situazione in questa fase transitoria non è facile.
Alcune Regioni, come "Veneto e Piemonte e alcune regioni del Centrosud" non sono pronte per l'accoglienza degli internati con strutture adeguate, afferma il sindacalista. Che sostiene: "Il governo in questi casi deve provvedere e commissariare così come previsto dalla legge".
E aggiunge: "È assurdo che non ci sia una risposta per poche centinaia di persone che hanno diritto ad essere curate e non maltrattate come accade all'interno degli Opg, perché non sono mai stati luoghi adatti alla cura".
Assurdo, secondo Cecconi, che secondo dati recenti è emerso "un dato clamoroso, ovvero che su 826 internati 476 potevano essere dimessi. Se sono stati invece là dentro per anni è perché non è stata resa obbligatoria la presentazione di progetti di cura individuali: un diritto di tutti i cittadini". Le risorse messe a disposizione per il superamento degli Opg non sono poche. "55 milioni all'anno che vanno alle Regioni solo per l'assunzione di personale e 180 milioni per la ristrutturazione di strutture", ricorda il portavoce del Comitato Stop Opg.
Soldi che piuttosto che essere investiti in mini-Opg ("la risposta manicomiale", dice) potrebbero essere impiegati in strutture sociali e sanitarie utili per gli internati, per il loro reinserimento lavorativo, ma anche per tutti i cittadini". "C'è sicuramente un dovere di sicurezza e responsabilità che vanno mantenute", sottolinea Cecconi riguardo al superamento degli attuali Opg. Ma serve un sistema diverso "che metta in equilibrio la responsabilità delle persone che commettono il reato, il dovere di espiare una pena con il diritto alla salute e alla cura".
Public Policy, 24 marzo 2015
"Appare non veritiera la notizia, che i media stanno diffondendo, circa la prossima chiusura degli Opg. Le strutture che dal 1° aprile dovrebbero sostituirli, le Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (Rems) non sono ancora pronte e resta un quadro piuttosto fumoso rispetto alle modalità con cui le Regioni intendano procedere".
Lo spiegano i deputati Eleonora Bechis e Tancredi Turco (Alternativa Libera, ex M5s) che oggi hanno tenuto una conferenza stampa a Montecitorio insieme ad ex deputati e militanti dei Radicali (era presente il segretario Rita Bernardini) in merito agli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). "Serve una soluzione rapida e definitiva.
Negli ultimi anni a fronte dell'emanazione di decreti e leggi, e dopo aver proceduto di proroga in proroga, gli Opg restano ancora operativi. Ed anche la data del 31 marzo non potrà vedere, come pure prescritto, il loro superamento. Si profila - aggiungono i deputati - la possibilità che, in attesa delle Rems che alcune Regioni addirittura non hanno ancora previsto, si trasferiscano temporaneamente gli internati in strutture private accreditate". Secondo i dati forniti durante la conferenza stampa, sono 732 gli internati negli Opg (656 uomini e 76 donne) e 67 i detenuti (tutti uomini). Il più popolato è quello di Castiglione delle Stiviere (Mantova) con 161 uomini e 66 donne.
di Diletta Della Rocca
www.laveracronaca.com, 24 marzo 2015
"I matti sono punti di domanda senza frase, migliaia di astronavi che non tornano alla base. Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole, i matti sono apostoli di un Dio che non li vuole". "Ti regalerò una rosa" è la canzone scritta da Simone Cristicchi, vincitrice del Festival di Sanremo nel 2007, che affronta il tema dei malati mentali e della loro solitudine. Ci serviamo di queste parole per fare un viaggio virtuale nella burocrazia del sistema penitenziario italiano e parlare, per quel che si può, del delicato tema che riguarda gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.
L' articolo 32 della Costituzione Italiana è chiaro "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Cosa sono gli Ospedali Psichiatrici giudiziari (leggi: Ospedali psichiatrici giudiziari: storia dei nuovi manicomi)?
Gli Opg a seguito della riforma penitenziaria (legge 25 luglio 1975 n° 354) hanno rimpiazzato i "manicomi giudiziari" e da aprile 2015 saranno sostituiti della Rems, strutture residenziali sanitarie gestite dalla sanità territoriale in collaborazione con il Ministero della Giustizia. Queste residenze, serviranno a garantire l'esecuzione della misura di sicurezza, meglio conosciuta come detenzione, unita a veri e propri percorsi di recupero e terapeutici per i soggetti a cui è applicata la misura alternativa al ricovero in Opg o nelle case di cura. Il problema però è che proprio queste strutture non sarebbero in grado di accogliere i più dei 700 internati negli Opg.
Gli Opg in Italia
In Italia, sono sei gli ospedali giudiziari: Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere, che dal 1 aprile 2015 dopo anni di rinvii, come fissato dalla legge 81/2014 dovranno essere chiusi. In queste strutture sono 1400 i malati ospitati di cui 446 dichiarati dimissibili e 160 realmente passati a carico delle rispettive Asl. Queste strutture dovevano essere chiuse già nel lontano 2008, quando un decreto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri prevedeva il cosiddetto piano di superamento degli opg.
In parole povere, un trasferimento della sanità penitenziaria dal ministro della Giustizia a quello della salute, aumentando e potenziando i percorsi alternativi, riabilitativi e di salute per i pazienti malati, ma così non è stato. Tante le inchieste che ne sono venute fuori. In particolare dal 2010 quando la commissione parlamentare d'inchiesta presieduta dall'attuale Sindaco di Roma Ignazio Marino, entrò per la prima volta in questi manicomi.
Condizioni simili a quelle delle carceri italiane: stanze con quattro internati invece di due, letti sporchi, bagni impossibili da usare e pessime condizioni igieniche dei detenuti.
Chiusura degli Opg e le nuove strutture: le Rems
Il 30 marzo 2013, dovevano essere definitivamente chiusi, ma qualcosa non è andato nel verso giusto e il governo ha pensato bene di posticipare di un anno il provvedimento di chiusura. La Conferenza Stato Regioni, tenutasi nel mese di gennaio 2014 aveva approvato un emendamento che proponeva un'ulteriore proroga della chiusura fino ad aprile 2017, prevedendo le criticità per ogni regione di fornire strumenti adeguati per accogliere questi malati, ma è stata rigettata dal governo. Le Rems, finanziate con 172 milioni da tutte le Regioni, non hanno celle al loro interno, ecco perché tanti dubbi dai sindaci di molti Comuni che non hanno accettato la costruzione di queste strutture. Molti Opg ospitano detenuti che non sono solo malati mentali, ma persone che hanno commesso anche crimini e perciò devono scontare lì la loro pena. Il più delle volte questi internati dovrebbero essere riaccolti dalla famiglie che invece non li vogliono e quindi restano nella struttura che li accoglie. Ma quale sarà il destino dei malati ritenuti idonei per uscire dall'internato?
Il destino degli attuali detenuti negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari
Molti di loro saranno rifiutati dalle famiglie e mandati nelle comunità dove gli verrà dato un tetto e un lavoro; altri torneranno presso le proprie case, con non pochi problemi di reinserimento nella vita quotidiana e ovviamente non verrà data loro la possibilità di avere un lavoro né essere reintegrati.
È difficile per un ex carcerato figuriamoci per un malato di mente, un escluso, che difficilmente verrà riammesso in società. Forse quello che manca è una cultura su chi siano realmente gli internati e su come vengono trattati, abbandonando le reticenze e cercando di debellare l'ignoranza e la malvagità che oggi purtroppo, esistono ancora.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 24 marzo 2015
Metà delle regioni italiani a rischio commissariamento per la mancata chiusura degli Opg entro il termine stabilito dalla legge. Oramai è questione di giorni e secondo la legge gli ospedali psichiatrici giudiziari dovranno chiudere a fine mese. Dall'Ansa si apprende che sono solo 10 le Regioni pronte a far fronte alla chiusura degli Opg entro il termine del 31 marzo, avendo individuato le strutture alternative (le Rems, strutture residenziali sanitarie gestite dalla Sanità territoriale in collaborazione con il ministero della Giustizia) che saranno operative dal primo aprile. Il resto delle regioni saranno pronte però in autunno, quindi non rispetteranno la scadenza prevista dalla legge.
Tra le regioni che rispetteranno i tempi c'è il caso della Liguria, la quale ha dovuto sborsare i soldi alla Lombardia perché non è riuscita ad organizzarsi. Il caso è stato sollevato da Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici (e psichiatra), con un tweet: "I pazienti liguri in Opg, con la chiusura, andranno nelle Rems in un ex Opg lombardo".
La Lombardia ha inserito lo schema dell'intesa in una delibera varata il 16 marzo, in cui si spiega che "gli uffici della Regione Liguria hanno valutato che la realizzazione in loco di una struttura sanitaria extra ospedaliera per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari con i requisiti previsti dal Decreto del ministero della Salute del 1 ottobre 2012 sarebbe difficilmente sostenibile sotto il profilo organizzativo ed economico entro i tempi previsti dalla normativa".
Da qui la decisione di mandare i pazienti nelle Rems della Lombardia che in attesa dei fondi promessi dallo Stato, ha optato per la soluzione provvisoria di realizzare tutte e 8 le strutture pianificate dentro l'Opg di Castiglione delle Stiviere (Mantova). La convenzione, valida fino a fine 2016, prevede che la Lombardia accolga un massimo di 10 pazienti liguri "ricevendo il rimborso dei costi". È previsto innanzitutto "un rimborso spese su base giornaliera pro-capite pari alla tariffa massima complessiva sostenuta attualmente dalla Regione Lombardia per i singoli casi complessi, e comunque non inferiore a 300 euro".
Oltre a queste cifre da erogare direttamente in base alle giornate di presenza, a carico della Liguria "restano eventuali costi straordinari". E "In ogni caso - prevede ancora l'intesa - la Liguria riconoscerà alla Lombardia un rimborso spese minimo su base annua, indipendentemente dalle presenze registrate, corrispondente al 50% del rimborso spese complessivo per la saturazione dei posti" Ovvero ben 547.500 euro.
Stefano Cecconi (Cgil) del Comitato Stop Opg fa notare all'Adnkronos Salute che "alcune Regioni sono pronte, anche con funzioni provvisorie, altre no. Chi non riesce a prendersi i suoi pazienti dovrà essere commissariato". Un rischio già paventato dalla presidente della Commissione Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi. "La Liguria - commenta sempre Cecconi all' Adnkronos - dimostra di non aver mai affrontato seriamente la questione Opg. Non si è organizzata con le Rems pur avendo pochi pazienti e spero recuperi un ritardo che le non fa onore". Come altre amministrazioni, precisa, "è arrivata impreparata a una scadenza nota da tempo". Cecconi poi chiosa: "Certo che è incredibile essere arrivati all'appuntamento del 31 marzo in queste condizioni. Opzioni come quella ligure non sono buone, ma concedere un'ulteriore proroga sarebbe peggio". Infine auspica: "Speriamo che si chiuda in fretta la partita provvisoria e ogni Regione garantisca assistenza ai suoi pazienti. Si dovrà affrontare - conclude - il problema di costruire risposte di qualità, evitando anche che rinascano realtà manicomiali sotto mentite spoglie".
Nel frattempo c'è chi si prepara a festeggiare la chiusura degli Opg con un concerto. Venerdì prossimo, alle ore 17.30, è in programma all'Opg di Aversa il Precetto pasquale officiato dal vescovo Angelo Spinillo e a seguire un concerto per 'salutarè in musica la chiusura della struttura. La manifestazione ha ottenuto il patrocinio dell'amministrazione comunale di Aversa guidata dal sindaco Giuseppe Sagliocco con l'approvazione della delibera in giunta su proposta del vicesindaco. L'organizzazione del concerto è affidata all'associazione Casmu di Mario Guida.
Da sempre, l'amministrazione Comunale di Aversa, si è dimostrata vicina agli internati dell'Opg Filippo Saporito. Alcuni internati negli ultimi mesi, grazie ad un protocollo siglato tra il Comune e la struttura giudiziaria, sono stati impiegati in lavori di pubblica utilità. Gli internati hanno tinteggiato le pareti delle sale dell'ex macello e della stazione dei Carabinieri di Aversa. "Con l'utilizzo di internati in lavori di pubblica utilità - ha detto il sindaco Sagliocco - abbiamo dato vita una cultura di accettazione reciproca nella quale gli interessi dei singoli e della collettività possano coesistere non solo in maniera armonica, ma diano la possibilità di una soluzione positiva ed innovativa condivisa al bisogno di giustizia espresso dalla collettività e a quella di 'riscattò espresso dal singolo, nell'ottica della cosiddetta giustizia riparativa".
Ma che la chiusura degli Opg non sarebbe stata rispettata da tutte le regioni nei tempi previsti, noi de Il Garantista l'avevamo già anticipato. La legge scaturita dall'ennesima proroga è in realtà molto debole ed è stata inevasa dalla metà delle nostre regioni non perché incrementa la massima applicazione di misure di sicurezza non detentive con inclusione sociale e territoriale dei percorsi di cura, ma semplicemente perché si riduce ad un problema di edilizia pubblica e privata. E ci vogliono tanti soldi che non tutte le Regioni non sono riuscite a reperire: il costo stimato per un Rems è di 6 milioni di euro (per la sola costruzione) con una capienza di 40 posti letto rispetto al centinaio abbondante degli attuali. I tempi di progettazione e appaltabilità sono fissati in 18 mesi e quelli di realizzazione sono definiti in 24 mesi.
Ancora una volta l'alternativa non è quella di un percorso sociale, ma di edilizia carceraria - le Rems saranno sempre considerati istituti carcerari e il personale sanitario, come gli Opg che dovrebbero essere superati, rischia di essere adibito a ruolo di "secondino" - e penale. La questione penale riguardante i manicomi criminali è interessante, e andrebbe conosciuta per comprendere il suo necessario superamento. I manicomi giudiziari affondano le loro radici nell'800 e sono sorti per due ragioni: "accogliere" i detenuti folli e per accogliere anche, a differenza dei folli "normali", gli autori di reati poi prosciolti per vizio totale di mente.
Per quest'ultimi l'allora codice Zanardelli non prevedeva alcuna conseguenza penale, ma il solo ricovero in un ospedale psichiatrico civile. Poi correvano gli anni 20, quelli del regime fascista che chiedeva "ordine e disciplina": non potendo accettare l'idea che i "pericolosi" potessero recar danno alle persone "perbene", occorreva essere più autoritari a cominciare dai nuovi codici. Alfredo Rocco, l'allora Guardasigilli fascista, esortava i tecnici del diritto a "svincolarsi dai "limiti garantistici della pena"(il garantismo è stato sempre inviso dalla cultura fascista, ma molti a sinistra se lo dimenticano) e introdusse il concetto del "doppio binario" nei confronti dei folli: ovvero affiancare alla pena, fondata sulla colpevolezza, un'ulteriore sanzione chiamata "misura di sicurezza".
Il legislatore, in definitiva, chiede al giudice di stabilire quanto sia probabile che il soggetto compia nuovi reati in futuro: il concetto del "doppio binario" del Codice fascista Rocco, se non viene abolito, è un rubinetto che alimenteranno le nuove strutture sanitarie che sostituiranno gli Opg. Ma sono davvero alternativi queste Rems? Se di facciata i nuovi edifici dovrebbero essere più simili a cliniche terapeutiche di educazione e riabilitazione degli internati, nella realtà queste strutture saranno istituzionali esattamente come le precedenti e l'unica cosa che cambierà sarà il passaggio della gestione dallo Stato alla Regione. Non a caso queste strutture sono stare ribattezzate come "micro Opg".
Il Giornale di Rieti, 24 marzo 2015
"La Regione Lazio, grazie al suo presidente e commissario ad acta Nicola Zingaretti, ha dimostrato anche in questa annosa vicenda della chiusura degli Opg efficacia nell'azione di governo e sensibilità nei confronti degli ultimi". Così Ileana Argentin, deputata del Pd, in merito alla scadenza del 31 marzo fissata per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari.
"Il Lazio prenderà in carico circa 100 pazienti cittadini del Lazio - spiega - e le Rems (Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza) provvisorie saranno a Palombara Sabina e Pontecorvo, mentre quelle definitive a Subiaco e a Ceccano. Le donne avranno, invece, un reparto dedicato a Rieti. Oltre ad aver avviato da tempo le procedure per reperire il personale necessario, poi, è stato approvato anche un decreto per il potenziamento dei servizi dei Dsm (Dipartimenti salute mentale) per oltre un milione di euro".
Questa, secondo la deputata democratica, "è una battaglia di civiltà che non può essere persa: sono certa che il processo che inizierà a partire dal prossimo primo aprile si svolgerà senza intoppi e senza sorprese nel rispetto di tutti i cittadini del Lazio. È necessario chiudere definitivamente con un passato pieno di ombre - conclude Argentin - e guardare senza timori a un futuro più luminoso per tutti. Nessuno escluso".
di Stefano Zavagli
La Stampa, 24 marzo 2015
Villa Sella, arroccata sulle colline di Bioglio, non è pronta. Sarebbe dovuta diventare operativa dal 31 marzo, data indicata dalla Camera per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e l'entrata in funzione delle "Rems", le tanto discusse strutture residenziali sanitarie per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive. Il ritardo accumulato obbligherà in tempi stretti la Regione a cercare soluzioni provvisorie.
E tra le ipotesi sul tavolo dell'assessore alla sanità Antonio Saitta c'è anche quella di riconvertire (in via temporanea) un'ala del vecchio ospedale "Degli Infermi" in Opg, per ospitare una parte o tutti i 43 pazienti psichiatrici piemontesi attualmente internati nelle strutture di Castiglione delle Stiviere, Reggio Emilia e Montelupo Fiorentino.
Ad annunciare l'ipotesi è lo stesso Saitta: "Stiamo lavorando su diverse idee - spiega l'assessore -: non è esclusa una collocazione provvisoria nel vecchio ospedale di Biella, all'interno della palazzina, nel reparto che fu di Psichiatria. Se non si trovano sistemazioni per i pazienti, rischiamo oltretutto di perdere i finanziamenti". Il mancato rispetto dei tempi da parte delle Regioni comporta il commissariamento. Ma Saitta non vuole neanche sentirne parlare: "In Piemonte non c'è bisogno di un commissario, ci pensiamo noi".
Ansa, 24 marzo 2015
Da Opg più antico d'Italia, che ha ospitato nel tempo tra i più pericolosi criminali comuni, come il salernitano Lino Renzi, accusato di aver ucciso e mangiato la madre, o il "mostro di Posillipo" Andrea Maria Rea, tra i veterani essendo internato dal 1984 - colpevole dell'omicidio di due donne, una delle quali uccisa con 18 coltellate e poi fatta a pezzi prima di essere rinchiusa in una valigia, l'altra mai trovata - a "Istituto di reclusione" per condannati non particolarmente pericolosi. È la trasformazione che probabilmente subirà l'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Caserta) dopo il 31 marzo prossimo.
"Ho già presentato al Ministero di Grazia e Giustizia un progetto di riconversione dell'Opg in istituto per 150-200 detenuti a basso indice di pericolosità" conferma il Provveditore regionale campano dell'Amministrazione Penitenziaria Tommaso Contestabile.
Il direttore dell'Opg Elisabetta Palmieri spiega che "il nuovo istituto dovrebbe ospitare soprattutto condannati con pena definitiva ma non ergastolani, mentre una piccola parte dovrebbero essere detenuti in attesa di giudizio inviatici dal Tribunale di Napoli Nord (ha sede a poche centinaia di metri dall'Opg, ndr) che oggi finiscono solitamente nella case circondariali Santa Maria Capua Vetere e Napoli".
E per i detenuti che arriveranno è pronto il progetto "Habitat sociale" già finanziato con fondi della sanità penitenziaria e dal Dipartimento di Sanità Mentale dell'Asl di Caserta (direttore Luigi Carrizzone, ndr). "Le celle - spiega il sociologo dell'Opg Massimo Ferrillo - non saranno come quelle delle normali carceri, spesso alienanti per i detenuti; i colori delle pareti saranno diversi e vivaci, ci sarà spazio per posizionare delle piantine, il letto sarà anche un divano. Sedici detenuti inoltre si costruiranno i mobili.
Faremo in modo di migliorare l'ambiente carcerario" conclude. Nella riconversione alcune decine di operatori sanitari non assunti a tempo indeterminati dei 130 ora in servizio potrebbero perdere il lavoro, mentre resteranno ad Aversa i 79 poliziotti penitenziari e i 32 addetti amministrativi.
Commissione Sanità del Senato in visita all'Istituto
"Non ci saranno proroghe al superamento degli Opg. Ribadisco che dovranno essere le realtà territoriali a farsi carico degli internati ma ad ora, se si eccettuano alcune regioni come la Campania che hanno risposto molto positivamente, la situazione non è delle migliori. Penso a Regioni come il Veneto che non si sono ancora attivate nel reperire strutture nonostante il dettato normativo e le nostre sollecitazioni". È quanto ha dichiarato il senatore Lucio Romano, in visita questa mattina all'Opg di Aversa (Caserta) insieme ai colleghi della Commissione Igiene e Sanità del Senato Nerina Dirindin e Maurizio Romani.
Dopo il sopralluogo della struttura avvenuto in mattinata sono iniziate, e andranno avanti fino al primo pomeriggio, le audizioni del Provveditore regionale dell'Amministrazione Penitenziaria Tommaso Contestabile, del direttore generale dell'Asl di Caserta Gaetano Danzi, del magistrato di sorveglianza Antonio Di Matteo e del direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell'Asl Napoli 1 Fedele Maurano.
La "deadline" indicata dalla legge per chiudere definitivamente l'esperienza Opg è il 31 marzo prossimo; nella struttura aversana, la più antica d'Italia in funzione dal 1876, sono 104 gli internati, 38 dei quali campani, 52 laziali e il resto provenienti da Molise e Abruzzo. La legge prevede che ogni Regione si prenda in carico i detenuti del proprio territorio attraverso un sistema che coinvolge i dipartimenti di salute mentale delle Asl e il Ministero della Giustizia: da un lato sono previste le cosiddette Rems, ovvero Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, che non saranno piccoli Opg, assicura il senatore Romano.
Nelle Rems saranno accolti i detenuti "meno pericolosi" e quelli per cui il periodo di detenzione sta per terminare. Il problema è che in Campania come nel resto dell'Italia non sono ancora pronte; a Calvi Risorta, nel Casertano, la Rems sarà attiva dal primo settembre prossimo, ad Avellino dal 30 maggio. Così nel frattempo gli internati finiranno nelle Sir (Strutture Intermedie di Residenza).
In particolare dei 38 internati campani di Aversa, 20 andranno a Statigliano, nel comune casertano di Roccaromana, 8 a Mondragone e 10 ad Avellino. Gli internati molisani e abruzzesi (13) resteranno ancora per qualche tempo ad Aversa in attesa che tali Regioni si dotino di strutture d'accoglienza provvisorie.
L'altro pilastro del sistema sono le "Articolazioni per il superamento degli Opg" create presso ogni carcere dove verranno trasferiti gli internati più pericolosi. "Tali articolazioni - spiega Contestabile - sono già pronte nelle carceri di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Salerno, Benevento, Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino) mentre a Secondigliano (Napoli) sarà operativa da venerdì 27 marzo".
All'Opg di Napoli sono 87 gli internati: "Oltre la metà - afferma Contestabile - sono in particolare siciliani e di altre regioni, e torneranno nei luoghi di provenienza, per quelli napoletani provvederemo a giorni in strutture intermedie". Nei due Opg di Aversa e Napoli, su un totale di 190 internati, appena una novantina sono campani. "La Campania è stata tra le regioni più pronte a rispondere al dettato della legge" afferma Lucio Romano.
www.primonumero.it, 24 marzo 2015
Dopo le polemiche su presunti ritardi nei soccorsi al 36enne deceduto nel penitenziario di via Cavour, interviene il Sappe: "Nulla da nascondere".
A seguito della morte di un detenuto italiano di 36 anni venerdì nel carcere di Campobasso, a seguito di un probabile infarto, vi è stato chi ha parlato di omissione di soccorso da parte del Personale di Polizia Penitenziaria. Tesi, questa, contestata da Luigi Frangione, coordinatore regionale del Molise del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.
"Il poliziotto penitenziario di servizio è prontamente intervenuto, una volta resosi conto del malore del detenuto, ed ha immediatamente sollecitato l'intervento dei sanitari e del 118, che nonostante i tentativi di rianimazione non hanno potuto far altro che constatare il decesso del giovane. Parlare di omissione di soccorso, dunque, mi sembra ingeneroso, ancorché rispondente non vero".
Aggiunge, da Roma, Donato Capece, segretario generale del Sappe: "La Polizia penitenziaria, a Campobasso come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere. L'impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il Sappe, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una "casa di vetro", cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci "chiaro", perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale - ma ancora sconosciuto - lavoro svolto quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria".
E mette in evidenza "la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria con tutti i detenuti per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate. Attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso".
"Nel carcere di Campobasso", conclude il Sappe, "nei dodici mesi del 2014 ci sono stati 4 tentati suicidi di detenuti sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 10 episodi di autolesionismo, 4 ferimenti e 5 colluttazioni".
di Nadia Cossu
La Nuova Sardegna, 24 marzo 2015
"Chi non ha i soldi per comprare l'acqua è costretto a bere quella del rubinetto, gialla e oleosa". Qualcun altro "fa esami clinici perché sta male ma a volte non riceve l'esito". L'avvocato di un detenuto di Bancali ha raccolto lo sfogo del suo assistito. Si tratta di uno dei 25 indagati tra i carcerati della settima sezione del nuovo istituto penitenziario di Bancali.
Sembrerebbe un paradosso: i detenuti denunciano un malessere e finiscono sotto inchiesta. In realtà a Bancali la scorsa estate è successo qualcosa in più: i reclusi sono stati protagonisti di una sorta di "rivolta" all'interno del carcere che ha costretto tutto il personale di polizia penitenziaria in servizio quel giorno a dirottare turni e coperture di sezioni per ripristinare l'ordine e la sicurezza. E la Procura di Sassari alcuni giorni fa ha notificato l'avviso di chiusura delle indagini: l'ipotesi di reato per i 25 carcerati è interruzione di pubblico servizio.
La vicenda risale al 30 luglio del 2014 ma i malumori tra i detenuti sono andati avanti anche negli ultimi mesi a causa di una situazione di "vita carceraria" che a loro dire non rispetterebbe sacrosanti diritti, come quello alla salute tanto per citarne uno. E la scorsa estate queste rimostranze si erano trasformate in fatti: in venticinque si erano rifiutati di rientrare nelle celle "cagionando - scrive il pm nel 415 bis - una interruzione di pubblico servizio". La protesta - come scrissero nei verbali di servizio gli agenti di polizia penitenziaria - era nata su iniziativa di sette detenuti che si erano "schierati a muro" davanti al cancello di ingresso della sezione "costringendo a intervenire tutto il personale in servizio nel turno serale, distogliendolo così dagli altri compiti e fermando in questo modo le altre attività".
I carcerati, in particolare quelli coinvolti nell'episodio specifico, chiedevano come "contropartita" il rientro in cella di due detenuti che erano stati trasferiti nella terza sezione a regime chiuso, in isolamento per motivi precauzionali.
Ma la verità è un'altra. Dietro quella mobilitazione c'era la voglia di denunciare un clima pesante. Tensioni che erano sfociate - proprio il giorno prima della protesta plateale - in una petizione scritta indirizzata tra gli altri al direttore di Bancali nella quale venivano elencati disservizi, disagi, diritti non garantiti. Una specie di ultimatum nel quale era scritto chiaramente che qualora le richieste fossero state disattese si sarebbero creati disordini nella sezione. Tra le denunce dei detenuti "l'assenza e l'indisponibilità da parte degli educatori in sezione", la "mancanza di riscontri sanitari o informazioni circa l'esito degli esami clinici interni ed esterni" e ancora l'impossibilità di "occupare il suolo del "cortile passeggi" con tappetini per fare attività fisica. Chiedevano, poi, il rispetto del diritto "di effettuare il passeggio nel corridoio della sezione". Lamentavano "l'assenza del lavoro e la riduzione dei fondi e delle mercedi" e reclamavano la "possibilità di effettuare due volte alla settimana la spesa". Rimostranze alle quali gli agenti hanno tentato di dare una spiegazione legittima. Che evidentemente, però, non ha convinto i 25 detenuti finiti sotto indagine e oggi tutelati dagli avvocati Antonio Secci, Luigi Esposito, Marco Manca, Paola Milia, Pietro Diaz e Paolo Spano.
www.tusciaweb.eu, 24 marzo 2015
Garantire, ai detenuti ristretti nel carcere "Mammagialla" di Viterbo, le principali prestazioni di prevenzione, diagnosi e cura sulla base degli obiettivi generali di tutela della salute e dei livelli di assistenza stabiliti dalla Regione Lazio. Sono questi gli obiettivi della Carta dei servizi sanitari per i ristretti di Casal del Marmo approvata, con propria delibera, dalla direzione generale della Asl di Viterbo.
"L'adozione della Carta dei Servizi anche da parte della Asl di Viterbo - ha commentato il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - è un segnale importante. Grazie alla Carta ormai nel Lazio i detenuti di 8 carceri su 14 hanno visto statuiti i propri diritti in ambito sanitario e il Lazio è fra le prime regioni nella tutela del diritto alla salute dei detenuti. Un premio anche all'attività che il nostro Ufficio ha condotto, in questi anni. sul tema della salute in carcere. La Carta dei servizi è l'ultima delle nostre proposte e la sua efficacia è stata certificata anche dal Ministero della Giustizia che l'ha indicata quale Best Practice da replicare su tutto il territorio nazionale. Una dimostrazione concreta di sensibilità che sta facendo la differenza". Nella Carta sono riepilogate le principali prestazioni mediche cui hanno diritto i detenuti reclusi al "Mammagialla" di Viterbo, oltre alle modalità e alla tempistica per la loro fruizione.
È, altresì, previsto, che la Carta possa essere modificata sulla base delle indicazioni del Tavolo tecnico congiunto costituito tra Asl, carcere e Garante dei detenuti. Il documento adottato dalla Asl ribadisce, in sostanza, il dettato dell'art. 1 del D.Lgs. 230/1999 e della Costituzione: "detenuti ed internati hanno diritto al pari dei cittadini in stato di libertà all'erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione efficaci ed appropriate sulla base degli obiettivi generali e speciali di salute e dei livelli essenziali di assistenza".
Le Carte già adottate coinvolgono la metà delle carceri della Regione, 8 su 14 e l'Ipm di Casal del Marmo: oltre alle due di Civitavecchia, ci sono quelle per Regina Coeli e per le 4 strutture del complesso polipenitenziario di Rebibbia e Viterbo. Nelle altre realtà (Rieti, Frosinone e Velletri), sono in fase di realizzazione i lavori dei Tavoli tecnici propedeutici all'adozione del documento. A Latina, il tavolo tecnico ha approvata la Carta che dovrà essere adottata dalla direzione generale.
"A Viterbo l'implementazione della Carta - ha concluso il Garante - porterà ad una stretta correlazione tra carcere e territorio in una realtà dove ha anche sede una struttura sanitaria protetta per detenuti, all'interno dell'Ospedale Belcolle. Tutto ciò, siamo sicuri, aumenterà l'efficienza e l'efficacia dei servizi sanitari, garantendo il diritto alla salute anche ai cittadini privati della libertà personale".
"L'adozione della Carta dei servizi per i detenuti - ha commentato il commissario straordinario della Asl di Viterbo, Luigi Macchitella - rappresenta il primo importante passo verso un accordo quadro tra il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e la sanità penitenziaria nelle Asl del Lazio, in conformità alle indicazioni dell'Amministrazione regionale di centralizzazione dei servizi, al fine di ottimizzare le cure rivolte alla popolazione detenuta, nel rispetto del diritto alla salute e della dignità della persona".
Secondo Teresa Mascolo, direttore del carcere di Viterbo "condivisione e collaborazione premiano sempre: ne è la riprova la Carta dei servizi per le persone detenute della Casa Circondariale di Viterbo, frutto di una serie di incontri che hanno coinvolto per lungo tempo - al tavolo tecnico congiunto - differenti interlocutori istituzionali (Asl, Ufficio del Garante dei detenuti e Direzione Casa Circondariale), ognuno con il proprio apporto di conoscenze e di esperienze. La Carta dei Servizi rappresenta un traguardo, ma anche un punto di partenza per rendere effettiva la cura delle persone ristrette; rappresenta, altresì, uno strumento che consente - in un'ottica sistemica - di tutelare la vita, nonché di garantire il diritto alla salute delle persone detenute. La vita e la salute di ogni uomo sono beni preziosi, la cui tutela merita tante più attenzione ed impegno quando si tratta, appunto, di persone affidate alla sorveglianza ed alla cura di altri".
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