www.lametino.it, 24 marzo 2015
Il "Comitato Riapriamo il carcere di Lamezia Terme" invita nuovamente la cittadinanza a sollecitare a gran voce la riapertura del nostro Istituto penitenziario - annunciano in una nota. Infatti, per non vanificare le iniziative già brillantemente intraprese, il Comitato ha richiesto e ottenuto, per la data del 31 marzo 2015, alle 10, un Consiglio Comunale aperto mirato alla riapertura della Casa Circondariale. L'invito à stato esteso a tutta la popolazione ed in particolare alla politica locale Provinciale e Regionale - ed a tutti gli organi istituzionali, lo scopo è quello di ottenere una delibera unanime per il ripristino dell'istituto, e tutelare il nostro territorio dai continui soprusi, dalle ruberie e dalle aggressioni selvagge che da anni minacciano lo sviluppo economico e politico della città. Vedi Ospedale, vedi stazione ferroviaria, reparto di pediatria, e di conseguenza quanto prima il Tribunale.
Un forte appello lo rivolgiamo principalmente al Governo Renzi invitandolo a ripristinare la riapertura dell'Istituto - non si può permettere di togliere ai cittadini un esempio di efficiente servizio penitenziario che da secoli garantisce una sicurezza per i lametini. La scelta di chiudere la struttura, con l'obbiettivo di ridurre le spese, si è già tradotta in un moltiplicarsi di costi, disagi e tempo, a spese dei cittadini e della locale Procura, così facendo l'auspicato risparmio economico al quale debbono adeguarsi tutte le Amministrazione dello Stato non solo non è stato raggiunto ma, anzi, ha subito un enorme aggravio.
Basta considerare il notevole flusso di arresti in un territorio come il nostro dove gravitano attività di cosche mafiose, si vedono costretti magistrati, personale della cancelleria, automezzi, con relativi autisti a fare la spola tra Lamezia Terme e Catanzaro, anche per una semplice notifica o convalida ad un detenuto appena arrestato".
"Nonostante la decisiva presa di posizione dell'attuale Presidente del Consiglio Regionale Antoni Scalzo e del Consigliere regionale Arturo Bova i quali hanno presentato in Consiglio Regionale una mozione, approvata all'unanimità rivolta al Governo Renzi, a tutt'oggi notiamo che lo stesso Governo sta ignorando i lametini e tutta la classe politica dirigente. Considerato poi che il carcere di Lamezia Terme è stato completamente ristrutturato e adeguato alle vigenti leggi penitenziarie con una spesa pubblica di oltre 500 mila euro e che il nostro territorio è da sempre straziato dalle lotte tra violente cosche mafiose e criminalità organizzata è davvero inaccettabile per tutta la cittadinanza abbandonare una tale risorsa di legalità e giustizia.
Attualmente nell'Istituto sono presenti attrezzature informatiche per uffici, apparecchiature per laboratori particolari, quali sala Dna, video conferenza - sale colloqui, le nuove apparecchiature per immatricolare un detenuto appena arrestato "costo esorbitante" mobili e attrezzature per il funzionamento degli uffici, stanze detentive, insomma materiale che essendo di nuova assegnazione (anno 2012 - 2013) è fermo li ad aspettare che il tempo lo consumi, queste sono le risposte che la classe politica attuale deve dare ai cittadini, questo è quello che i cittadini pretendono - una decisione determinante giusta o sbagliata che sia e non campata in aria o momentanea come è la chiusura del carcere temporanea". Per questi motivi il "Comitato Riapriamo il Carcere di Lamezia Terme", rende noto che domenica 29 marzo 2015, nello spazio adiacente la scuola elementare di Nicastro lungo il Corso, si effettuerà la prima giornata di raccolta firme per sottoscrivere la petizione a favore della riapertura del carcere lametino. Questa iniziativa proseguirà, in date da destinarsi e che si renderanno tempestivamente note, nelle piazze di Sambiase e di Sant'Eufemia. La petizione con le firme raccolte sarà quindi inviata al Ministro della Giustizia e al Presidente della Camera dei Ministri.
di Massimo Mugnaini
La Repubblica, 24 marzo 2015
"A Sollicciano violati i diritti umani". Non è l'allarme lanciato dalle associazioni che si battono per i diritti dei detenuti, né la denuncia di qualche politico in visita al carcere fiorentino. Stavolta a mettere nero su bianco che l'istituto di pena di via Minervini ha violato la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo è un giudice che, proprio per questo, ha scarcerato anticipatamente e risarcito un detenuto.
È la prima volta a Firenze. Durante la sua reclusione a Sollicciano, ha infatti riconosciuto il magistrato di sorveglianza Susanna Raimondo nell'ordinanza con cui ha accolto il ricorso presentato dall'avvocato di I. S., quest'ultimo ha patito una "detenzione inumana e degradante" in violazione dei parametri europei sui diritti umani.
Nello specifico, dell'articolo 3 della Convenzione (Cedu) che recita: "nessuno può essere sottoposto a tortura né a trattamenti inumani o degradanti". La decisione del giudice farà da apripista ai ricorsi di centinaia di reclusi, a Sollicciano come altrove in Toscana, che mirano a scarcerazioni anticipate e risarcimenti economici dallo Stato. Alcuni ci provano già da mesi, ingolfando l'Ufficio di Sorveglianza di Firenze con decine di reclami pendenti. "Finalmente! C'è un giudice a Berlino! - gioisce il garante dei detenuti Franco Corleone - sulle richieste di risarcimento c'erano stati solo rigetti. Rotto il ghiaccio, speriamo che a questa prima sentenza ne seguano molte altre".
L'accoglimento del ricorso presentato dall'avvocato Giovanni Conticelli (la pubblica accusa ne aveva invece chiesto il rigetto) è avvenuto sulla base della sentenza pilota "Torreggiani" con cui la Corte Europea nel 2013 accolse il ricorso di 7 detenuti e condannò l'Italia proprio per violazione dell'articolo 3 della Cedu, dandole un anno di tempo per porre rimedio. Per questo lo scorso agosto il governo Renzi ha promulgato una legge - la n.117 - in materia di rimedi risarcitori in favore di detenuti. Di cui I. S. ha usufruito pochi giorni fa.
"La mia non è stata detenzione ma segregazione - sostiene l'uomo, 44 anni, condannato nel 2011 per reati legati agli stupefacenti - Decima sezione penale, niente libertà di movimento, in 3 in una cella di neppure 12 metri quadri, l'acqua che filtra dal terrazzino, umida d'inverno e bollente d'estate: fino a 50 gradi, non puoi appoggiarti al muro".
Lo spazio a disposizione in cella è stato il primo motivo di ricorso che il 44enne ha evidenziato nella memoria difensiva presentata dal suo legale. L'Europa prescrive che, escluso lo spazio occupato da sedie e sgabelli, il recluso abbia diritto ad almeno 4 metri quadri calpestabili. Se lo spazio è tra i 3 e i 4 metri, come nel caso in questione, la mancanza di spazio va integrata con altre condizioni negative. "E nel mio caso c'erano! - prosegue I. S.
Escrementi di piccione, muffe alle pareti e sui materassi, presenza di scarafaggi e ragni, assenza di acqua calda, meno di 4 ore di passeggio al giorno, pessimo cibo portato in cella". L'avvocato ha chiesto al giudice, sulla base dell'articolo 35 dell'ordinamento penitenziario, "una riduzione della pena detentiva ancora da espiare pari a 1 giorno ogni 10 espiati" in carcere in condizioni inumane e "una somma di denaro pari a 8 euro per ciascuna giornata".
Il giudice l'ha accolta e calcolato i giorni di detenzione inumana: 880, dal 24 dicembre 2011 al 23 maggio 2014 (poi il detenuto è stato trasferito a Solliccianino). Avendo il fine pena fissato al 25 aprile 2015 e non potendo usufruire di tutti i giorni di detrazione cui avrebbe avuto diritto, al 44enne sono stati scontati 40 giorni (1 ogni 10 sui 400) e dati 3.840 euro come risarcimento (8 euro al giorno per il periodo residuo di 440 giorni).
"L'acqua calda nelle celle al momento non c'è - ammette la direttrice di Sollicciano Maria Grazia Giampiccolo - ma sarebbe doveroso ci fosse, come i bagni con le docce in cella. Serve anche un sistema di refrigerazione ma anche per questo ci vorranno tempo e denaro. Stiamo comunque lavorando per migliorare le condizioni dei detenuti: d'estate li terremo più all'aperto e meno in cella" conclude.
www.faenzanotizie.it, 24 marzo 2015
In scena, domenica 29 marzo al teatrino del Vecchio Mercato, il laboratorio teatrale dell'Opg di Reggio Emilia. A pochi giorni dalla chiusura ufficiale degli Ospedali psichiatrici giudiziari, arriva la testimonianza diretta sull'internamento in una di queste strutture.
Domenica 29 marzo, alle 17.30 al teatrino del Vecchio mercato di Castel Bolognese, il laboratorio teatrale dell'O.P.G. di Reggio Emilia porta in scena "Pitbull", spettacolo sulla condizione dell'internamento raccontata di la chi vive. A seguire è previsto un dibattito in sala con gli attori e la regista Monica Franzoni.
Ingresso libero, con accesso da via Rondanini 19. Lo spettacolo è organizzato dal collettivo Nuove Resistenze con il patrocinio del Comune di Castel Bolognese.
"È possibile - si legge nella locandina dello spettacolo - reinserire all'interno della cosiddetta società civile un cane che ha vissuto innumerevoli combattimenti, che ha subito ed inferto inenarrabili violenze? La domanda di partenza alla fine dello spettacolo risulta ribaltata: è possibile reinserire all'interno della cosiddetta società civile un ricoverato dell'Opg? La risposta è sì. Rimane però inevaso un ultimo interrogativo: siamo sicuri che il "canile giudiziario" sia il luogo adatto per favorire questo processo?".
www.quinewsvolterra.it, 24 marzo 2015
La Compagnia della Fortezza a Siena con "Santo Genet". Domani Arena e Punzo nelle scuole e al circolo Arci Lavoro e Sport per presentare i loro lavori.
Archiviato il grande successo di Bologna, continua la tournée della Compagnia della Fortezza: venerdì 27 marzo, alle 21,15, in occasione della Giornata Mondiale del Teatro, la Compagnia sarà al Teatro dei Rinnovati di Siena con il suo ultimo lavoro Santo Genet.
Il 27 marzo di ogni anno, infatti, dal 1961, in tutto il mondo si festeggiano le arti della scena, per celebrare il grande valore della creazione artistica nel campo dello sviluppo umano, allargare la cooperazione tra le persone di teatro e promuoverne le potenzialità di internazionalizzazione della conoscenza. Per festeggiare il teatro il Comune di Siena e Fondazione Toscana Spettacolo hanno scelto di portare sul palco del Teatro dei Rinnovati di Siena gli attori della Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo, con uno spettacolo visionario che dopo il debutto avvenuto a luglio nel carcere di Volterra ha calcato con un successo di pubblico enorme grandi palcoscenici italiani. Lo spettacolo sarà preceduto da una serie di iniziative preliminari aperte alla città, promosse dal Comune e da Toscana Spettacolo in collaborazione con il Circolo Arci Lavoro e Sport di Siena.
La giornata clou delle iniziative preliminari è domani martedì 24: dalle 10,30 alle 12, nell'Istituto superiore Monna Agnese Armando Punzo e Aniello Arena, con il coordinamento di Igor Vazzaz, incontreranno gli studenti. Dalle 15 alle 18 Armando Punzo condurrà invece primo di tre incontri di un workshop gratuito e a numero chiuso rivolto a studenti e allievi attori, che verranno poi coinvolti attivamente sulla scena nello spettacolo Santo Genet (gli altri due incontri si svolgeranno invece, anche con la collaborazione della coreografa Pascale Piscina, il giorno 26 dalle 16.00 alle 19.00 e il 27, giorno dello spettacolo, dalle 15.00).
Sempre martedì 24, alle ore 19 è in programma un incontro Aperitivo al Circolo Arci con la presentazione del lavoro della Compagnia della Fortezza e dello spettacolo SantoGenet. Testimonianze, proiezioni, dimostrazioni e un confronto-dibattito coordinato dal Professor Fabio Mugnaini, docente dell'Università di Siena, con la partecipazione degli studenti del laboratorio di Antropologia della performance e l'introduzione di Michele Bianchi e Giovanni Simiele del Circolo Lavoro e Sport di Siena di via dei Pispini, nel centro storico di Siena. Venerdì 27, invece, alle 21,15, l'appuntamento è al Teatro dei Rinnovati con "Santo Genet".
di Maya Amenduni
www.romatoday.it, 24 marzo 2015
In occasione della 53° Giornata Mondiale del Teatro, indetta dall'Istituto Internazionale del Teatro presso la Sede Unesco di Parigi, si celebra, in tutti i penitenziari italiani che aderiscono all'iniziativa, la Seconda Giornata Nazionale del Teatro in Carcere.
Al Carcere di Rebibbia N.C. di Roma la celebrazione è organizzata il 26 marzo dalla Compagnia del "Teatro Libero di Rebibbia", formazione ultradecennale - promossa dal Centro Studi Enrico Maria Salerno - ritenuta tra le più interessanti espressioni europee di "arte reclusa". L'esperienza artistica nel carcere romano ha ottenuto risalto mondiale con il film dei fratelli Taviani Cesare deve morire, Orso d'Oro al Festival di Berlino 2012, incentrato sull'allestimento del Giulio Cesare di Shakespeare con i detenuti-attori.
Guidato da Laura Andreini Salerno e Fabio Cavalli, il "Teatro Libero di Rebibbia" è sostenuto dalla Regione Lazio e conta, ad oggi, tre compagnie teatrali e una band musicale, e il loro luogo d'azione, il Teatro del carcere, è diventato, negli anni, una delle principali sale teatrali di Roma per affluenza di pubblico, capace di attivare sinergie con i teatri della città - in particolare con l'Argentina - Teatro di Roma.
La Seconda Giornata Nazionale del Teatro in Carcere sarà celebrata, a Rebibbia N.C. con l'ultimo spettacolo realizzato dai detenuti-attori guidati da Fabio Cavalli, Arturo Ué, versione tutta partenopea del dramma surreale di Brech "La resistibile ascesa di Arturo Ui" (scene a fumetti di Alessandro De Nino, canzoni e musiche dal vivo di Franco Moretti, costumi di Paola Pischedda).
Prima dello spettacolo, intellettuali, artisti e rappresentanti delle istituzioni incontreranno il pubblico e gli attori per riflettere sullo sviluppo impetuoso di questa forma d'arte teatrale che coinvolge migliaia di detenuti nelle carceri italiane e prova ad abbattere la barriera del pregiudizio fra il "dentro" e il "fuori" le mura.
Saranno presenti il Direttore C.C. Rebibbia N.C. dott. Mauro Mariani, l'Assessore alla Cultura della Regione Lazio Lidia Ravera, il Provveditore Regionale per le Carceri del Lazio Maria Claudia Di Paolo, il Capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Presidente Santi Consolo, Massimo De Pascalis Direttore Istituto Superiore di Studi Penitenziari, il Direttore Teatro di Roma Antonio Calbi, Laura Andreini Salerno Presidente Centro Studi Enrico Maria Salerno, Angiolo Marroni - Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio, Vito Minoia - Presidente Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, Valentina Venturini - Università Roma Tre, Antonio Frasca - Detenuto-attore, protagonista di "Arturo Ué", Fabio Cavalli - Direttore Generale Centro Studi Enrico Maria Salerno.
Alle ore 16,00 andrà in scena lo spettacolo "Arturo Ué - ovvero Brecht a fumetti" con la Compagnia Reparto G12 A.S. Teatro della C.C. Rebibbia N. C. via Raffaele Majetti, 70 - Roma 26 marzo 2015 - h. 14,30 Ingresso libero Prenotazione obbligatoria. Info: www.enricomariasalerno.it -
www.puglialive.net, 24 marzo 2015
La Compagnia Io ci Provo - nell'ambito del progetto teatrale "Io ci Provo" diretto da Paola Leone, regista e pedagoga teatrale della compagnia, in occasione della Festa Mondiale del teatro promuove due iniziative dentro la Casa Circondariale di Lecce Borgo S.Nicola.
Mercoledì 25 e Giovedì 26 Marzo, ore 15.00 Seminario di approfondimento con l'attore Fabrizio Saccomanno dedicato ai detenuti/attori della Compagnia Io ci Provo. Venerdì 27 Marzo, ore 15.30 presso il Teatro all'interno della Casa Circondariale, un'anteprima importante del nuovo spettacolo "Gramsci" Antonio detto Tonino di Fabrizio Saccomanno. Lo spettacolo sarà riservato alla popolazione detenuta e alla stampa.
Il seminario per gli attori/detenuti che prendono parte al progetto Io ci Provo è uno dei momenti importanti del percorso che la compagnia compie per la costruzione del loro nuovo spettacolo, che vedremo in scena prima a Giugno all'interno del carcere e poi a Ottobre nel Teatro Paisiello. Io ci Provo è ormai una realtà consolidata all'interno dell'istituto e ogni anno con le sue iniziative mette in relazione e confronto il dentro con il fuori attraverso l'incontro e la relazione, coinvolgendo nelle sue attività le scuole, l'università e professionisti del teatro.
Ora non ci resta che aspettare di vedere il loro nuovo lavoro teatrale. Queste iniziative sono promosse anche dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e l'Istituto Superiore di Studi Penitenziari che ha istituito la data del 27 Marzo 2015 come Seconda Giornata Nazionale del Teatro in Carcere in concomitanza con la 53a Giornata Mondiale del Teatro, promossa dall'ITI-Unesco (International Theatre Institute). Il testo da rivolgere alla comunità internazionale del teatro per tale occasione quest'anno è redatto dal regista polacco Krzysztof Warlikowski e tradotto dal Centro Italiano dell'ITI.
"Gramsci" Antonio detto Nino, di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno e con Fabrizio Saccomanno. Gramsci racconta frammenti della vita di uno degli uomini più preziosi del Novecento. Vita assolutamente privata. Proprio le bellissime lettere del riccio, sono state il punto di partenza: queste tenerissime epistole per i due bimbi, ai quali Gramsci scrive senza mai nominare il carcere e la sua condizioni fisica e psichica, dando il meglio di sé come uomo genitore e pedagogo. Ma accanto a queste, le lettere di un figlio devoto a una madre anziana che lo aspetta in Sardegna e non capisce. Le lettere di un fratello. Di un marito. Il corpus delle lettere di Antonio Gramsci ai familiari è un capolavoro di umanità, etica, onestà spirituale e sofferenza, un romanzo nel romanzo, che apre a pensieri, dubbi, misteri che raccontare in teatro è avventura sorprendente.
di Erica Manna
La Repubblica, 24 marzo 2015
Emozione per l'iniziativa promossa dall'Uisp a Genova con la presenza della maratoneta olimpica Emma Quaglia.
Sono usciti di corsa dalle mura del carcere di Marassi, costeggiando il campo da calcetto e poi via, fuori dal portone, sfilando davanti all'ingresso fino alla Gradinata nord dello stadio Ferraris. Sembra Fuga per la vittoria e in effetti è la storia di un'evasione, a suo modo, quella dei trenta detenuti corridori che ieri si sono sfidati nella tre chilometri insieme ai podisti della Lega atletica dell'Uisp genovese, l'Unione sport per tutti, per la quarta edizione di "Vivicittà Porte Aperte".
E pazienza se "non siamo troppo in forma, è paradossale ma qui di tempo per allenarci non ce n'è molto - racconta Rocco, 45 anni, dentro da sette, ancora due anni e mezzo da scontare e un bambino di undici che fuori lo sta aspettando - però è bello, è un modo per non pensare. Per liberare la mente". Accanto a lui c'è Lorenzo, 27 anni, a Marassi dal 2008 e ancora sette anni davanti che qui, tra queste mura rosse, si è ritagliato il ruolo di "corriere", se così lo si può definire. "Compro le sigarette, le riviste e quello che chiedono i detenuti - racconta - attraverso i loro parenti fuori. E poi, do una mano a pulire, a fare giardinaggio. Ora faccio anche l'attore: partecipo anche al progetto di teatro in carcere, mettiamo in scena il musical "Angeli con la "Pistola", facciamo le prove proprio in questi giorni, domani vengono a vederci i ragazzi delle scuole".
Loro - Rocco, Lorenzo, Alessandro - sono quelli fortunati, quelli che dentro Marassi stanno provando a ritagliarsi delle finestre dentro giornate tutte uguali. In attesa di fare i lavori all'esterno, "giardiniere, o pizzaiolo, quello che capita, è una bella occasione - riflette Rocco - io ce l'avevo, prima, una pizzeria. Ma il problema non è tanto cercare un lavoro una volta usciti, la crisi c'è per tutti. Il difficile è cambiare vita, ma dentro di te". Per un pomeriggio, però, in maglietta bianca e pettorina al collo, un sole pallido e il tifo da stadio che arriva anche da sopra, dalle celle affacciate sul cortile, le cose sembrano già un po' cambiate, per i trenta podisti poco allenati ma pieni di energia. Con loro, lungo il tracciato di tre chilometri che arriva lungo piazzale Marassi e via Clavarezza, fin sotto la Gradinata Nord dello stadio, c'è anche Emma Quaglia, sesta ai Mondiali di Maratona di Mosca 2013, argento a squadre agli Europei di Zurigo 2014.
Nel frattempo, nel campetto, va in scena un'altra partita. Calcetto a sette, arbitrato da alcuni detenuti che hanno superato il corso organizzato dalla Lega calcio Uisp. Quattro squadre, due di detenuti, una di agenti di Polizia penitenziaria, una degli operatori di Uisp, a sfidarsi per tutto il pomeriggio. "L'obiettivo è abbattere i muri tra dentro e fuori, perché i detenuti si devono sentire coinvolti - racconta il direttore della casa circondariale di Marassi Savatore Mazzeo, a bordo "pista" a fare il tifo anche lui - ora stiamo preparando altre iniziative. Come quella di mettere in piedi una cucina per far preparare ai detenuti i ravioli. E venderli in città".
di Nicolò Cecioni
La Nazione, 24 marzo 2015
È quasi finito il lavoro dei ragazzi della 4C dell'Istituto Colombo. La scorsa settimana gli studenti sono entrati dentro il carcere de Le Sughere per regalare ai detenuti un murales interamente dipinto da loro. È la prima volta in Italia che viene messo in atto un progetto del genere. Ci sono già state molti altri contatti tra varie case circondariali e il mondo della scuola, ma mai nessuno era entrato dentro per lavorare. "Questo carcere - ha detto Marco Solimano - è parte integrante della città. Non dobbiamo dimenticarlo. E un'iniziativa del genere serve proprio a questo. I ragazzi stanno regalando arte e cultura a tutti i detenuti. I loro bellissimi colori riempiranno le giornate a chi è costretto a vivere qui dentro".
Il disegno sprigiona un forte senso di libertà e armonia. "Ho pensato a Livorno - spiega Chiara Moneta - per realizzare la mia bozza, che poi è stata scelta per il murales. Al centro c'è un faro, simbolo della città, il mare e il sole che tramonta. In quel momento luce e ombra s'incontrano e la frenesia del giorno si mescola con la tranquillità della notte". Il murales è dipinto nella sala "relax" della casa circondariale, dove i detenuti trascorrono qualche ora di svago. "È proprio una bella esperienza - ha aggiunto la professoressa Eloise Takacs, che insieme a Paola Danesi ha seguito i ragazzi nel progetto - e sono convinta che abbia lasciato moltissimo agli alunni. Non solo dal punto di vista didattico, ma soprattutto per quanto riguarda la loro crescita personale". Il murales sarà pronto venerdì prossimo e tempere e pitture sono state messe a disposizione dal Comune di Livorno. "Siamo dei finti carcerati - hanno detto per scherzo Gianluca Taddei e Lorenzo Bettarini - ma non ci sembra di essere dentro una prigione. Ci hanno portati anche a far vedere le celle. È stato bello venire qui per due settimane".
www.merateonline.it, 24 marzo 2015
Un evento dedicato alla moda sì, ma con uno sfondo etico e sociale. "E.G.O. Night" è la serata che si è tenuta sabato 21 marzo presso il ristorante Antico Borgo della Madonnina ad Annone Brianza grazie all'agenzia "Wow territorio da vivere" gestita da Beatrice Panzeri, Cristina Catanzaro e Roberta Sangalli.
Da sinsitra Cristina Catanzaro di "Wow territorio da vivere", Luisa della Morte della cooperativa Alice, la stilista Rosita Onofri, Roberta Sangalli e Beatrice Panzeri di "Wow territorio da vivere Sartoria San Vittore, il fashion brand nato nelle carceri di San Vittore e Bollate, ha infatti scelto di presentare, per festeggiare il lustro di attività, alcuni esclusivi capi della collezione primavera estate. Il marchio di moda è nato come come spin off imprenditoriale della Cooperativa Alice che da vent'anni gestisce i laboratori sartoriali delle carceri femminili e che ha trovato un partner nella stilista Rosita Onofri, che segue personalmente la creazione delle collezioni.
"L'idea di lavorare nelle carceri è nata quasi per caso dopo un corso che si è tenuto proprio a San Vittore per insegnare alle donne ad utilizzare le macchine da cucire. Crediamo che grazie a questo progetto le donne possano cambiare la loro vita imparando un mestiere. Noi abbiamo cercato di cominciare avviando un percorso professionalizzante, ma poi, con la collaborazione di Rosita, abbiamo dato una svolta alla nostra idea" ha spiegato Luisa Della Morte della Cooperativa Alice che ha raccontato come, grazie alla presenza di una professionista, si sono potuti offrire strumenti alle donne delle carceri per reintegrarsi nella società e cominciare una vita nuova. Grazie alla presenza di una professionista del settore, la Cooperativa è riuscita a dare un cambio di direzione al progetto: cinque anni fa è uscita la prima collezione, cui ha fatto seguito anche l'apertura di un negozio in via Gaudenzio Ferrari a Milano.
Tre sono i laboratori sartoriali coinvolti nella produzione dei capi e 25 le donne protagoniste di quest'originale iniziativa che non da spazio solo all'aspetto etico, ma anche alla tradizione sartoriale che caratterizza il Made in Italy. "Abbiamo scelto di creare collezioni e prodotti di alto livello. Volevamo creare qualcosa che avesse sì un contenuto sociale per cambiare le esperienze di queste donne, ma anche che rendesse merito all'alto valore della manifattura" ha aggiunto Luisa Della Morte.
La linea presentata sabato sera, concepita dopo una visita al museo del Novecento che ha ospitato la temporanea di Lucio Fontana e Yves Klein, si basa sul taglio laser, sulle lavorazioni e sulle applicazioni. "In questi capi ci siamo focalizzati su questi aspetti perché riteniamo fondamentale sviluppare sempre più il lavoro artigianale, quel 'fatto a manò che ormai diventa sempre più difficile trovare. Riteniamo inoltre fondamentale specializzare le sarte in lavori manuali come il ricamo e la confezione che per noi sono il futuro" ha spiegato Rosita Onofri, collaboratrice dello stilista francese Stephan Janson.
"Usiamo tanti materiali che vengono donati alla cooperativa, quindi dobbiamo adeguarci con quello che abbiamo a disposizione" ha aggiunto la stilista. I capi esposti ad Annone sono pezzi unici, anche se Sartoria San Vittore crea una vera e propria linea di moda con un campionario e articoli casual e di uso quotidiano.
www.greenreport.it, 24 marzo 2015
Ieri sera Presa Diretta di Riccardo Iacona ci ha mostrato il verminaio, i marcanti di carne umana, lo sporco intrecci tra affari e politica che alimentano l'affare immigrazione sulla pelle dei migranti, un sottobosco al quale fanno riferimento le stesse forze del centro-destra e della destra estrema che, mentre si intascano i contributi e non forniscono servizi, poi i vanno in televisione e nelle piazze a manifestare contro "l'invasione" e a spargere falsità come gli stipendi dati a migranti e richiedenti asilo. Tutto questo mentre la Libia è definitivamente esplosa, la Tunisia viene attaccata dal terrorismo islamista e i profughi della "Terza Guerra Mondiale" che ha il suo campo di battaglia tra l'Africa e l'Afghanistan passando per il Medio Oriente, gonfia di profughi le sponde del Mediterraneo.
Di fronte a tutto questo l'Unione europea ha avuto la bella idea di "esternalizzare" il trattamento delle domande di asilo in Nord Africa, prendendo esempio dalla non certo umanitaria esperienza dell'Australia.
L'Unione europea e l'Italia vedono con terrore gonfiarsi l'ondata che nel 2014 ha scaricato sulle nostre coste 170.000 profughi (una goccia rispetto a quelli che vivono nei Paesi in via di sviluppo o a quelli arrivati nella piccola Tunisia dalla Libia) che potrebbe trasformarsi in uno tsunami nei prossimi mesi, quando le condizioni meteorologiche più favorevoli e i risultati sanguinosi dei nostri sciagurati interventi in Libia, Siria/Iraq ed Afghanistan porteranno centinaia di migliaia di disperati a tentare di salvarsi in Europa. Tra questi ci sono migliaia di richiedenti asilo, di perseguitati dalle dittature, di persone alle quali lo Stato Islamico, Boko Haram o i governi che avrebbero dovuto proteggerli hanno terminato le famiglie, imprigionato i fratelli, torturato loro ed i loro amici.
Una situazione che fa paura - sulle quale lucrano le destre - e che è particolarmente delicata ai confini marittimi dell'Unione europea, tra l'Italia e la Grecia. Per questo, sulle ali della nostalgia dei bei tempi andati di Mubarak, Ben Alì e Gheddafi, sta riprendendo piede l a vecchia proposta di controllare le richieste di asilo dei migranti al di fuori dell'Unione europea.
A Fine febbraio il ministro degli interni tedesco, Thomas de Maiziere, ha detto che bisognerebbe mettere in piedi centri di transito in Africa del Nord e poi ha rifatto qualche giorno fa la stessa proposta al vertice dei ministri degli interni dell'Ue. Poi il commissario europea per le migrazioni e gli affari interni, il greco Dimitris Avramopoulos ha detto che andrà in Egitto, Tunisia e Marocco "Per creare una zona nella regione" per combattere il contrabbando e l'immigrazione clandestina, mentre il nostro ministro degli interni, Angelino Alfano, ha assicurato che "Si tratta di una missione umanitaria che permetterebbe all'Europa di filtrare [gli ingressi] e di smantellare un immenso traffico di esseri umani".
Come spiega Irin, l'agenzia stampa umanitaria dell'Onu, "La proposta viene presentata come una maniera per ridurre il flusso di migranti e di richiedenti asilo che rischiano la vita per raggiungere l'Europa, offrendo loro di richiedere un visto o di depositare una richiesta di asilo in maniera legale nei Paesi di transito o di origine". Tutto bene? Non proprio, a partire dall'iniziativa che viene presa ad esempio, quella dell'Australia che ha esternalizzato il trattamento delle richieste di asilo con l'intento dichiarato s di esaminarle in "Nel quadro di un processo di ripartizione giusto", ma, come spiega Irin "Questo sistema attualmente serve apertamente a dissuadere i migranti ed i rifugiati a recarsi in Australia".
Così i centri di transito extraterritoriali creati dall'Australia da oltre 10 anni servono a trasferire i richiedenti asilo intercettati nelle remote a Nauru e nell'isola di Manus in Papua Nuova Guinea dove trovano vere e proprie galere tropicali, con violazioni dei diritti umani che possono far rimpiangere quelle dei Paesi dai quali i profughi sono fuggiti.
L'Australia ignora i richiami dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) che la accusa di violare la Convenzione sui rifugiati del 1951 sul diritto di asilo ed anzi il governo di centro-destra di Canberra ha recentemente eliminato questi fastidiosi obblighi dalla sua legislazione sull'immigrazione.
L'Australia sta mettendo - in maniera più soft - in atto il sogno dei vari Calderoli e Salvini: dalla fine del 2013 ha lanciato un'operazione militare che intercetta quasi tutte le imbarcazioni cariche di migranti provenienti dall'Indonesia. Quelli che vengono detenuti a Nauru e Manus ed ai quali viene poi riconosciuto lo Status di rifugiato - quasi sempre afghani, siriani e gente che fugge da altre dittature e guerre - non possono andare in Australia ma possono andare nella poverissima Papua Nuova Guinea, nella piccolissima Nauru ormai priva di qualsiasi risorsa e che ha trasformato i migranti in un business, o in Cambogia, un Paese retto da un governo autoritario e corrotto dal quale scappano diversi dissidenti politici.
Melissa Phillips, un'esperta di migrazioni dell'università di Melbourne, avverte gli europei "È diventata una politica del "lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Se seguite la stessa logica della politica australiana, vi mettete su un terreno scivoloso"
Per ora L'Europa non sembra voler seguire l'esempio dell'Australia, cioè intercettare le imbarcazioni ed inviare i migranti in Paesi terzi (quali?) per metterli in lager dove esaminar le richieste di asilo (quelli ce li abbiamo già in Italia...), ma è indubitabile che la pressione di una parte dell'opinione sempre più disinformata dalla propaganda xenofoba - che sta crescendo anche politicamente - sta indicendo i governi di diversi Paesi a rafforzare le misure di "detenzione" ed a rafforzare i controlli alle frontiere, cosa particolarmente difficile se la frontiera è liquida, a meno di non pensare che un blocco navale come quello proposto da Salvini possa davvero fermare le centinaia di migliaia di profughi che si trovano staggi della guerra civile in Libia.
Il problema dell'Europa, come dimostra anche il recente rapporto Eurostat, è che ogni Paese ha le sue priorità ed i propri obiettivi in materia di migrazione ed un sistema di esame delle domande di asilo nei Paesi extra-Ue dovrebbe passare da un accordo tra gli Stati membri sulla ripartizione delle quote dei rifugiati riconosciuti nell'Ue. Dato che, nonostante tutte le chiacchiere e gli impegni, una politica comunitaria sull'asilo resta un'utopia e che perfino l'accoglienza dei rifugiati di guerra siriani è estremamente differente a seconda degli Stati Ue, sembra poco probabile che i governi europei arrivino ad un accordo.
L'indagine Irin fa notare un altro aspetto che scompare nelle "assicurazioni" governative e nella propaganda leghista-fascista: "La messa in campo di centri di transito extraterritoriali presenta altre difficoltà pratiche, a cominciare dalla determinazione della loro collocazione. La maggioranza delle barche che l'anno scorso hanno fatto la traversata venivano dalla Libia. Sarebbe quindi logico installare lì questi centri di transito. Solo che la Libia è in preda ad un violento conflitto che ha poche possibilità di essere risolto presto. A giudicare dalle dichiarazioni del Commissario europeo agli affari interni, la Tunisia, l'Egitto ed il Marocco sono dei potenziali candidati, ma i precedenti di questi tre Paesi in materia di diritti dell'uomo sono piuttosto preoccupanti. L'Ue come potrebbe garantire che i Paesi ospitanti i centri di transito li gestiscano conformemente alla legislazione europea ed internazionale relativa ai rifugiati ed ai diritti dell'uomo?".
La legittimità di questa politica dovrebbe essere approvata dall'Unhcr e dipenderebbe in gran parte dall'aiuto tecnico che l'Agenzia Onu potrebbe e vorrebbe dare. Il portavoce Unchr, William Spindler, ha detto all'Irin: "Anche se l'Unhcr non esclude la possibilità di un accoglimento dei richiedenti asilo in un Paese terzo sulla base di un accordo multilaterale, in circostanze eccezionali e soggette a garanzie adeguate, la posizione dell'Unhcr è che i richiedenti asilo devono vedere la loro domanda trattata sul territorio dello Stato nel quale arrivano. L'Unhcr propone l'attuazione di alter vie legali per le persone in cerca di protezione internazionale in Europa, quali dei programmi di rilascio di visti umanitari, la riunificazione delle famiglie allargate e l'aumento e la migliore ripartizione tra gli Stati membri dei siti dei posti di reinsediamento".
Tornando ai centri di rilascio dei permessi dei richiedenti asilo nei Paesi terzi, sul suo blog, Nando Sigona, un ricercatore che si occupa di migrazioni per l'università di Birmingham, ha fatto recentemente notare che "Delle proposte come quelle sono più facili da redigere che da applicare necessitano di un grosso trasferimento di risorse finanziarie ed umane. È da più di un decennio che queste proposte che sostengono l'esternalizzazione del trattamento delle richieste di asilo sono sul tavolo, ma non hanno mai raggiunto completamente la via di una loro attuazione".
È però evidente che l'esplosione della guerra e del terrorismo nella costa sud del mediterraneo dopo lo sciagurato intervento Nato in Libia e le primavere arabe in Tunisia, sfociate in una giovane e debole democrazia a Tunisi e in un regime autoritario al Cairo che attizza lo scontro in Libia, stanno facendo il gioco delle destre xenofobe sulla costa nord del Mediterraneo, spingendo i governi a cercare soluzioni miracolistiche da dare in pasto all'opinione pubblica, "In questo caso . conclude Irin - resta da vedere se l'Europa eviterà la china scivolosa presa dall'Australia". Ma ci pare che gli sciatori, padani e nazional-nazionalisti ed eterni slalomisti della politica "moderata", siano in molti e già con ai piedi gli sci del comodo populismo anti-immigrati.
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