di Davide Frattini
Corriere della Sera, 14 giugno 2025
Il leader israeliano, che ha ordinato l’attacco all’Iran nelle scorse ore, segue la linea di Begin: niente armi distruttive ai nemici. Il principio è chiaro: “Chi è più forte, sopravvive”. La “dottrina Begin” decolla il pomeriggio del 7 giugno di 44 anni fa, quando 14 jet volano verso la periferia di Bagdad e demoliscono il reattore nucleare voluto dal dittatore Saddam Hussein. Prende il nome dal politico combattente che per primo porta la destra al potere in Israele e per primo firma la pace con un Paese arabo, l’Egitto. La dottrina stabilisce che la nazione non permetterà a nessuno tra i nemici (i tanti in Medio Oriente) di ottenere armi per la distruzione di massa. Stabilisce, soprattutto, che lo Stato ebraico “agirà da solo”, senza aspettare il soccorso degli alleati, “quando l’esistenza del suo popolo è in pericolo”.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
La Repubblica, 13 giugno 2025
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, nella sua riflessione durante il convegno Diritto e Clemenza: che fare per il carcere? che si è tenuto mercoledì scorso presso la Biblioteca del Senato, ha citato le parole di Giacomo Spinelli, compagno di cella di Emanuele De Maria - suicidatosi a Milano subito dopo aver commesso il femminicidio di Chamila Wijesuriya e il ferimento di Hani Fouad Abdelghaffar Nasra. “La verità - scrive Spinelli sul manifesto - è che bisogna fare di più, non di meno, creare più normalità e curare; non chiudere e voltare la testa dall’altra parte. Emanuele andava verso il traguardo, poi qualcosa si è inceppato, qualcosa è andato storto, nessuno di noi è del tutto innocente per quello che è successo e sarebbe ora di capire che la salute mentale viene prima di ogni cosa, prima che altri uomini ed altre donne vengano uccise, o si uccidano da soli”.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 13 giugno 2025
Bongiorno: “Servono nuovi penitenziari”. Il Pd: occorrono fatti, non parole che illudono i detenuti. L’apertura di Ignazio La Russa sul sovraffollamento del le carceri italiane non trova grande seguito nella maggioranza e non illude le opposizioni. Il presidente del Senato, intervistato da questo giornale, ha rilanciato la necessità di una riflessione in Parlamento e dentro al centrodestra sull’obiettivo di “assicurare una condizione di vita civile ai detenuti”, perché “l’esigenza di alleggerire le carceri c’è”. Nessuna ipotesi di amnistia o indulto, ma il riferimento alla proposta di Roberto Giachetti di Italia viva sulla “liberazione anticipata speciale”, cioè aumentare la premialità per la buona condotta e garantire così una riduzione della pena più cospicua.
di Simona Musco
Il Dubbio, 13 giugno 2025
“I 37 suicidi in carceri dall’inizio dell’anno, di cui tre solo nelle ultime ore, sono un dato drammatico che interpella la nostra coscienza e impone di agire. Va individuato uno strumento deflattivo per rispondere a questa assoluta emergenza e per ridurre l’ormai insostenibile affollamento carcerario. La salute mentale e fisica dei detenuti è affidata allo Stato, che ha il dovere di prendersene cura. Così come esiste il dovere di garantire la dignità e la rieducazione di chi è stato privato della libertà. Non possiamo assolutamente correre il rischio di considerare come inevitabile il tragico fenomeno dei suicidi all’interno degli istituti penitenziari”. A dichiararlo, nel giorno più nero per le carceri dall’inizio dell’anno, è il senatore e capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia a Palazzo Madama, Pierantonio Zanettin.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 giugno 2025
Sono 37 i detenuti che si sono tolti la vita da inizio anno. Il tasso di sovraffollamento è oltre il 134%. A rischio soprattutto malati psichiatrici e tossicodipendenti. Tre suicidi in carcere in poche ore: è un conto atroce, che racconta un’emergenza soffocata dal sovraffollamento e dall’assenza di cure. A denunciarlo è il sindacato di Polizia penitenziaria (S.PP.), cui il segretario Aldo Di Giacomo affida numeri e volti di questo dramma: un detenuto della sezione psichiatrica di Santa Maria Capua Vetere, un altro a Sassari per sospetta overdose, un terzo a Campobasso, trovato impiccato. Tre carceri diverse, tre storie spezzate in 48 ore. Come emerge dagli aggiornamenti di Ristretti Orizzonti, salgono così a 37 i suicidi dall’inizio dell’anno, e cresce il peso di malati psichici e tossicodipendenti, categorie in gravissimo pericolo dentro le mura di tutti gli istituti penitenziari.
di Mario Serio*
Il Dubbio, 13 giugno 2025
Ogni rinuncia alla vita da parte di chi ne può disporre interpella un numero crescente di coscienze, da quelle degli appartenenti al nucleo familiare ad altre che abitano il contesto lavorativo, fino ad estendersi a quelle riguardanti l’intero tessuto sociale di riferimento della persona. Ma tale rinuncia, quando avviene in una condizione di privazione della libertà, impone una considerazione supplementare e ben più drammatica. E ciò perché è intuitivo ed immediato il collegamento che si è soliti instaurare tra il tragico evento e la condizione privativa della libertà. È evidente, infatti, che quest’ultima rimodelli gli aspetti fisici e psicologici della persona costretta, ristretta, internata, trattenuta, la cui intera vita soffre della limitazione.
di Giovanni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 13 giugno 2025
Riceviamo e pubblichiamo da Giovanni Alemanno e Fabio Falbo nel rispetto dell’ordinamento penitenziario. Al Ministro della Giustizia Dott. Carlo Nordio, Al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma Dott.ssa Marina Finiti. Signor Ministro, Egregio Presidente, ci rivolgiamo a voi per raccontare un caso sentano di una realtà che grida giustizia e de interroga profondamente la nostra coscienza civile e costituzionale: quella delle persone detenute ultrasettantenni, i cosiddetti ‘ nonnetti’ rinchiusi nelle carceri italiane, come nel nostro reparto G8 di Rebibbia, dove ci sono cinque detenuti oltre o prossimi agli ottant’anni.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 13 giugno 2025
Chiusi i manicomi, in cella rimangono molte persone con gravi disagi psichici. Nella terza puntata della serie “Voci dal carcere” raccontiamo la salute mentale nei penitenziari italiani. C’è Damiano - e anzi, c’era, perché si è suicidato - che vedeva Satana e ingeriva sostanze caustiche perché si ricordava una preghiera che diceva: “Gesù, lavaci con il fuoco”. C’era Mohammed Andrea, che aveva “il chiasso dentro” e lo ha messo a tacere. C’era Giacomo, che aveva un disturbo borderline di personalità e che si è infilato una lametta in gola a San Vittore. C’era Matteo, che aveva un disturbo bipolare e aveva minacciato il suicidio se lo avessero messo in isolamento, infatti lo hanno messo in isolamento e si è impiccato. E poi ci sono ancora migliaia di detenuti che hanno una qualche forma di disagio psichico e che stanno chiusi in cella.
di Thomas Mackinson
Il Fatto Quotidiano, 13 giugno 2025
L’avvocato Michele Passione lascia l’incarico dopo dieci anni di battaglie nelle aule e nelle carceri: “Silenzio istituzionale, visite svuotate di senso”. A rischio i processi per tortura. “Se non entri nei luoghi della detenzione, se non guardi, non puoi nemmeno vedere cosa sta succedendo. Io mandavo report, segnalavo, ma nessuno rispondeva. Quando il Garante smette di ascoltare, è finita”. Così Michele Passione, avvocato storico del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ha annunciato le sue dimissioni. Una decisione amara e radicale, che arriva dopo oltre dieci anni di attività e impegno nei principali processi per maltrattamenti e torture in carcere: da San Gimignano a Reggio Emilia, da Santa Maria Capua Vetere a Verona.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 13 giugno 2025
Domani riferirò di un incontro notevole avvenuto mercoledì al Gabinetto Vieusseux fiorentino, sulla proposta di legge che raccomanda ai magistrati di trascorrere un periodo in galera prima di prendere servizio. Se volete arrivare a domani già preparati, e senza il rischio di pensare che sia tutto uno scherzo, potete ascoltare la registrazione dell’incontro su Radio Radicale. Nel frattempo, metto insieme tre o quattro notizie utili a fare il punto, e a sollecitare uno stato d’animo appropriato al problema. Era di martedì la notizia su un signore di 94 anni, giudicato autore tredici anni prima del fallimento di un’impresa editoriale, condannato per bancarotta, e messo in carcere, in quella sentina ripugnante che è Sollicciano, e solo dopo un po’ di pubblico sbigottimento e di indignazione è stato spostato nel meno brutale Solliccianino, e di qui agli arresti domiciliari. Infatti ha una casa, e dei famigliari affezionati ed esterrefatti. In galera è rimasto 6 giorni - cioè, soprattutto, 5 notti. La vera galera è notturna.
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