di Francesco Blasi
vocididentro.it, 14 giugno 2025
Un giorno, forse, una verità giudiziaria calerà il sipario sulla vicenda della morte a Pescara di Riccardo Zappone. Ma nessuna sentenza potrà mai sviscerare il contesto culturale in cui i fatti sono avvenuti: la cronaca rimarrà per sempre sospesa in un eterno presente irrisolto e l’inquietudine per la certezza mancata lascerà tutto aperto a beneficio di dibattiti da bar che vedranno scendere in campo i fautori di legge e ordine senza avvertenze e postille contrapposti agli obiettori tout court della violenza, tanto più quando questa emana dallo Stato.
di Eleonora Mattia
huffingtonpost.it, 14 giugno 2025
Nel Lazio ci sono 326 detenuti iscritti a un corso di laurea. Un dato che accende una speranza a beneficio di tutta la società e che abbiamo il dovere di sostenere. Ho sempre pensato che lo stato di salute di una società civile si evince da quanto essa si prenda cura delle sue componenti più vulnerabili, accogliendole e non rimuovendole. In tal senso le carceri sono un ambito d’intervento essenziale, non solo per le emergenze già tristemente note come i suicidi, il sovraffollamento e altre condizioni di disagio, ma ancora per la proposta di percorsi di recupero e reinserimento sociale, che possano dimostrare che lo Stato vuole davvero continuare a investire sul reintegro delle persone detenute.
di Giampiero Rossi
Corriere della Sera, 14 giugno 2025
A un mese dalla vicenda di Emanuele De Maria, il detenuto in semilibertà che ha ucciso la collega Chamila Wijesuriya e ne ha ferito gravemente un altro, spiega perché il “modello Bollate” è ancora valido. “Vanno a lavorare all’esterno persone nelle quali è stata riposta fiducia, non in modo aleatorio ma attraverso un percorso lungo, articolato e partecipato che è ciò che rende questo istituto unico in Italia”. Giorgio Leggieri è dal 2021 direttore del carcere di Bollate, un ambiente dove il visitatore può circolare liberamente tra i reparti con cancelli e celle aperte, faticando a distinguere chi è detenuto da chi non lo è.
di Umberto Zanichelli
informatorevigevanese.it, 14 giugno 2025
Si ipotizza la chiusura della sezione femminile sostituita da una di detenuti al 41-bis. Un futuro tutto da capire. È quello della casa di reclusione di Vigevano, struttura che oggi ospita 360 detenuti contro i 226 posti disponibili a fronte di 200 agenti della polizia penitenziaria in servizio rispetto ai 315 previsti dalla pianta organica. Da qualche tempo si rincorrono voci circa la possibile chiusura della sezione femminile che sarebbe sostituita da una con detenuti al regime del 41-b, vale a dire il regime di detenzione che prevede l’isolamento dei detenuti in celle singole e controllate 24 ore su 24.
Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2025
Il Presidente Nesta scrive al Ministro Nordio: “Situazione drammatica, misure alternative ferme, detenuti languono in carcere per mancanza di personale”. “Gravissime carenze d’organico al Tribunale di Sorveglianza di Roma”. La denuncia arriva dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, che fa proprio l’allarme lanciato dal Presidente dell’ufficio, la dottoressa Marina Finiti. In pianta organica infatti mancano ben 22 unità amministrative sulle 77 previste. Scendendo nel dettaglio sono in servizio solo 2 cancellieri su 14 e 3 direttori amministrativi su 6. Una situazione di criticità “insostenibile” che ha spinto il Presidente del COA Paolo Nesta a scrivere al Ministro Nordio per sollecitare interventi urgenti.
Il Dubbio, 14 giugno 2025
Una delegazione dell’associazione Extrema Ratio ha visitato ieri la Casa circondariale della Dozza di Bologna, accompagnata dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, dal senatore Pierferdinando Casini, dal deputato Roberto Giachetti e dalla Camera penale di Bologna “Franco Bricola”. Sovraffollamento, carenza cronica di personale e condizioni materiali inadeguate: la struttura ospita attualmente 757 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 450 posti. Gli educatori sono soltanto 9, molte celle presentano materassi da sostituire, impianti doccia malfunzionanti e pareti segnate da muffa. Anche il corpo di polizia penitenziaria opera in forte carenza d’organico. È emersa con chiarezza una realtà che purtroppo rappresenta la regola nel sistema penitenziario italiano.
di Giovanni Longo
Piazza San Pietro, 14 giugno 2025
Il lavoro oltre le sbarre per rinascere e non ricadere nel baratro. Un progetto sulle orme di papa Francesco. Nel cuore di Papa Francesco i detenuti hanno sempre avuto un posto speciale. “Perché è toccato a loro e non a me?” ripeteva quando visitava un carcere. Durante il suo pontificato non si contano le iniziative finalizzate alla inclusione di chi vive dietro le sbarre, l’ultima in ordine di tempo prima della scomparsa, la donazione di 200mila curo dal suo conto personale destinati al pastificio dell’istituto per minori Casal di Marmo di Roma: lavoro come leva per il riscatto di chi ha sta pagando o ha già pagato il suo conto con la giustizia.
ilpescara.it, 14 giugno 2025
“Lavorare sulla delocalizzazione del carcere di Pescara, raccogliendo la sfida della grande realtà metropolitana”. A sostenerlo è il deputato Pd Luciano D’Alfonso, ribadendo “i tre gravi problemi sostanziali: la carenza di personale, con 58 unità in meno e un direttore in prestito; il sovraffollamento di detenuti con un’eccedenza di 100 unità; le carenze infrastrutturali a partire da una recinzione che ha una consistenza di altezza inadeguata agli standard di sicurezza”. Delocalizzare, però, non significa prendere in considerazione, secondo il parlamentare abruzzese, solo le due città di Montesilvano e Spoltore, ma anche altri Comuni (della parte piana) della Provincia. Il parlamentare abruzzese parla di “operazione verità”, ricordando anche quanto fatto per cercare di risolvere le criticità.
di Alfio Russo
unictmagazine.unict.it, 14 giugno 2025
A dirlo è Giancarlo Monina, presidente della Assemblea Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari, che ha offerto una panoramica dei poli universitari penitenziari. “I Poli universitari penitenziari sono una realtà molto consolidata. Basta considerare che siamo partiti nel 2018, all’atto della fondazione della Conferenza nazionale universitaria dei poli penitenziari, in 22 università che si sono associate per garantire il diritto allo studio alle persone private della libertà personale e in circa sette anni si è arrivati a 47”. A dirlo, con un pizzico di orgoglio, è Giancarlo Monina, presidente della Assemblea Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari, che è intervenuto all’Università di Catania in occasione della presentazione del Rapporto 2025 della Cnupp.
Corriere dello Sport, 14 giugno 2025
Lo sport come strumento di rinascita e riflessione: le parole del presidente del Coni Malagò e del presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport Daniele Pasquini. A Rebibbia vince la speranza: al termine di una giornata intensa, ricca di pathos, agonismo e riflessione, si è conclusa oggi, venerdì 13 giugno 2025, la prima edizione de I Giochi della Speranza. Lo sport come strumento di rinascita e riflessione, questo il cuore della manifestazione, organizzata dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e dalla rete di magistrati “Sport e Legalità”, in occasione del Giubileo degli sportivi.
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