di Massimo Cacciari
La Stampa, 16 giugno 2025
Mezzo di pura eliminazione dell’avversario senza più lo scopo di risoluzione delle contese. La crisi degli equilibri internazionali e delle culture politiche che hanno comunque retto l’Occidente nel corso del secondo dopoguerra si sta ormai manifestando così radicalmente da doverci indurre a considerazioni che vanno ben oltre gli avvenimenti attuali, per quanto tragici, e il giudizio sui loro protagonisti, per quanto detestabili ci appaiano. Possono le potenze statuali che oggi si confrontano raggiungere una politica di pace? Non intendo il “pacifismo” idea regolativa, che vorrebbe metter fuori legge la guerra, bensì la concreta costruzione di una rete di patti e regole, che ogni Stato può sancire nel proprio assetto istituzionale, rendendola così positiva.
di Elena Loewenthal
La Stampa, 16 giugno 2025
La guerra semina morti. Lo fa da sempre, quella è la sua vocazione da che mondo è mondo, o meglio dal tempo in cui l’umanità s’è inventata un tale strumento di distruzione. Che sia barbara o inevitabile, di sopraffazione o difesa, ogni guerra porta con sé la morte: di soldati, condottieri e soprattutto civili. Uomini, donne e bambini che la guerra non la fanno ma ci precipitano dentro in un giorno più o meno qualunque e da quel giorno per loro tutto cambia. Non c’è pezzo di umanità che, prima o poi, non sia stata anche vittima della guerra. E che in quella guerra muore - senza non di rado sapere né troppo né poco del perché di quella guerra e della propria morte. Sotto le bombe, nel fuoco che divora la propria casa, faccia a faccia con una mitragliatrice che spara all’impazzata.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 16 giugno 2025
Non contro il popolo israeliano ma contro il governo di Israele: mentre i missili continuano a piovere tra Teheran e Tel Aviv almeno ottomila persone da mezza Italia si sono ritrovate a Marzabotto per marciare fino a Monte Sole, i luoghi dell’eccidio nazifascista del 1944, per chiedere di fermare la strage di Gaza. Almeno ottomila. Possono sembrare pochi paragonati agli ormai milioni sotto le bombe tra Iran e Israele, Yemen e Gaza, e domani chissà. Ma tanti invece, sotto un sole torrido, in marcia sull’asfalto per chilometri, pensando che di questi tempi perfino tra chi invoca la pace è fatica non farsi la guerra. Guerra non di bombe ma di sigle, distinguo, se-sfilano-loro-non-veniamo-noi. Non questa volta però.
Venezuela. Alberto Trentini in carcere da 7 mesi: a che punto è il lavoro per liberare il cooperante
di Estefano Tamburrini
Il Fatto Quotidiano, 16 giugno 2025
L’operatore umanitario veneziano è stato arrestato il 15 novembre 2024: da allora è detenuto senza accuse nel Paese sudamericano. Sono ormai sette i mesi di prigionia di Alberto Trentini, il cooperante veneziano 45enne arrestato il 15 novembre 2024 in Venezuela e trattenuto senza accuse nel carcere El Rodeo I, vicino alla capitale Caracas. Ilfattoquotidiano.it ha raccolto l’appello lanciato dalla madre di Alberto, Armanda Colusso, alla conferenza stampa dell’11 giugno alla sede dell’Ordine dei giornalisti a Roma: “Vi prego, non stancatevi di parlare di Alberto finché non me lo porteranno a casa!”, ha chiesto (video). In quell’occasione sono stati rivolti diversi appelli a Giorgia Meloni perché si esprima sul caso di Trentini: nominarlo in pubblico “gli darebbe dignità”, ha detto l’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini. Finora però la premier non è intervenuta e non risulta aver avuto nuovi contatti con i familiari, dopo una telefonata avvenuta ai primi di aprile.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 15 giugno 2025
Parla Mario Serio, componente del collegio in quota M5S, dopo le dimissioni dell’avvocato Passione, storico legale dell’istituzione. “Addolorato sul piano personale e per i riflessi negativi che la vicenda sta provocando sulla figura del Garante nazionale”. Dopo le dimissioni dell’avvocato Michele Passione, storico legale dell’autorità di garanzia dei diritti delle persone private di libertà, la voce del professor Mario Serio - che nel collegio siede in quota M5S - si leva in perfetta solitudine.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 15 giugno 2025
Il presidente di Spazio aperto Marco Martellucci: “Privati e Fondazioni bancarie agiscano insieme”. Sistema di contratti nazionali e giustizia riparativa. Il punto di partenza: 62mila detenuti stipati dove potrebbero starcene 45mila al massimo, un record di suicidi in carcere che supera se stesso di anno in anno, un sistema di pene che genera continuamente nuovi crimini anziché cittadini recuperati.
di Anita Fallani
Il Domani, 15 giugno 2025
Le lettere dal carcere di Torino di un gruppo di ristrette con cui chiedono lumi sulle nuove norme. Ora chi risponde alle loro richieste rischia l’istigazione alla disobbedienza delle leggi: “Pene aumentate”. “Attendiamo risposte riguardo il nuovo Decreto Sicurezza, dateci delle delucidazioni perché noi qua ne sappiamo ben poco” dice una detenuta della casa circondariale di Torino Lorusso Cotugno, conosciuta come ‘Le Vallette’, in una lettera indirizzata al comitato Mamme in piazza per la libertà di dissenso che da qualche anno intrattiene rapporti epistolari con le persone incarcerate nella sezione femminile del penitenziario torinese.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 15 giugno 2025
A un convengo promosso da MI a Milano Marittima il Guardasigilli ha detto “no allo scontro di civiltà” con Parodi, che si è augurato “confronto e non conflitto”. Si è tenuto oggi il convegno sulla Giustizia promosso da Magistratura Indipendente dal titolo “La riforma costituzionale: evoluzione o involuzione? Proposte e prospettive”, un’occasione di confronto tra giuristi, magistrati, accademici e rappresentanti delle istituzioni sul disegno di riforma costituzionale attualmente in discussione. Tra gli ospiti di rilievo, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, il Presidente emerito della Camera Luciano Violante e il Presidente ANM Cesare Parodi, i quali - pur da prospettive differenti - hanno concordato sulla necessità di un confronto istituzionale serio, razionale e rispettoso.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 15 giugno 2025
I consiglieri laici di centrodestra al Csm hanno chiesto l’apertura di una pratica sulle critiche mosse dal pm torinese Toso contro la riforma Nordio per valutare eventuali profili disciplinari. È finito dritto al Consiglio superiore della magistratura il caso, raccontato ieri su queste pagine, del pm torinese Paolo Toso, che durante la requisitoria di un processo avrebbe attaccato la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere in discussione in Parlamento. “Questo è un caso che rende preoccupante il progetto di separazione delle carriere dei magistrati.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 15 giugno 2025
Se non ci sono domande per fare il presidente di sezione in Corte, la situazione per i posti di consiglieri è drammatica: gli ultimi bandi stanno andando quasi tutti deserti, anche in uffici di un certo prestigio. Sono il “buco nero” della giustizia italiana da dove chi può scappa quanto prima. Parliamo delle Corti d’appello, uffici giudiziari in passato molto ambiti ed in cui i magistrati arrivavano a fine carriera, dopo aver svolto almeno trent’anni di servizio in primo grado. Adesso, invece, sono posti da cui fuggire in tutti modi: cercando un incarico fuori ruolo al ministero della Giustizia o in qualche Commissione parlamentare, andando in pensione appena si hanno i requisiti, tornando alla originaria funzione in primo grado.
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- Campobasso. Suicidio nel carcere, Di Giacomo (Spp): “È emergenza nel sistema penitenziario”











