di Stefano Lorenzetto
Corriere della Sera, 11 ottobre 2025
Intervista con Flavia Filippi, giornalista del Tg La7 e fondatrice di Seconda Chance, che dà un lavoro ai carcerati: “A 10 anni mi vestivo come i carcerati, ora gli do un lavoro. I detenuti vengono assunti persino dai tribunali. Mi sentivo privilegiata, dovevo fare qualcosa. Nella vita nulla m’interessa di più”. Anziché chiudere le celle a doppia mandata e buttare via le chiavi, come la piazza pretenderebbe dallo Stato, Flavia Filippi spalanca ai detenuti le porte delle aziende. Dal 2022 è questa la sua ragione di vita. Aveva 10 anni quando cominciò a pensarci. Per la recita di carnevale in quinta elementare, tra fatine e damine, si presentò alle amichette travestita da carcerata, con gamella, cucchiaio e il numero 17-17 cucito sull’uniforme a righe. “Il simbolo della iella, doppio, perché già allora vedevo i reclusi come gli esseri più sfortunati al mondo”, spiega. Oggi gli trova un posto di lavoro.
di Paolo Fruncillo
La Discussione, 11 ottobre 2025
Non solo isolamento e silenzio: le celle delle carceri italiane sembrano sempre più luoghi di lettura, riflessione e informazione. È quanto emerge da una ricerca condotta dalla testata di marketing Spot and Web, che ha intervistato oltre 250 ex detenuti che hanno scontato pene tra i due e i dieci anni, restituendo un quadro sorprendente e in controtendenza rispetto ai dati nazionali sul consumo culturale. Secondo lo studio, i detenuti italiani leggono in media dieci libri all’anno, un numero triplo rispetto alla media nazionale, stimata attorno ai tre volumi annui per cittadino. La saggistica si conferma il genere più letto (33% degli intervistati), con una netta prevalenza di volumi dedicati alla politica (67%) e al diritto penale (49%) - una scelta che rispecchia l’interesse per i temi della giustizia e della società, spesso legati alle esperienze personali vissute dietro le sbarre.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 ottobre 2025
La corrente progressista “Area” a congresso: dalle carceri ai migranti fino alla separazione delle carriere, sfida ai partiti e al mondo forense. “Altro che straripamento del potere giudiziario”, qui è “la politica che annaspa nel dare risposte di sistema alle sfide del presente” e così “i magistrati sono costretti a prendere una decisione sulla base delle fonti del diritto interno ed internazionale” : è il j’accuse di Giovanni Zaccaro, leader della corrente progressista dell’Anm, AreaDg, che in apertura del V congresso dal titolo “La forza e il diritto” rivendica il ruolo delle toghe di “garanzia dei diritti di tutti” anche “dei pochi e dei pochissimi, contro gli interessi nazionali, contro le decisioni delle maggioranze”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 11 ottobre 2025
Per il ministero dell’Economia e delle Finanze l’unico indicatore di benessere che peggiorerà nei prossimi anni è l’efficienza della giustizia civile, con un aumento della durata media dei processi. I target concordati con l’Ue appaiono sempre più lontani. Persino il ministero dell’Economia e delle Finanze ormai appare consapevole che, non solo l’Italia non riuscirà a raggiungere gli obiettivi del Pnrr sulla giustizia civile, ma che addirittura i tempi dei processi civili, anziché diminuire, aumenteranno nei prossimi anni.
di Simona Musco
Il Dubbio, 11 ottobre 2025
Celle sovraffollate, detenuti ammanettati ai termosifoni, cimici nei letti e cibo per meno di tre euro al giorno. È questo il sistema penitenziario che la Cassazione ha ritenuto inaccettabile, bloccando l’estradizione di un imputato verso l’Ungheria. La Suprema Corte lo ha stabilito nella sentenza 33397/2025, accogliendo il ricorso di un cittadino pakistano, condannato per aiuto all’immigrazione clandestina e falso. La sentenza, ora, potrebbe tornare utile ad Ilaria Salis, che da tempo chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di poter essere processata in Italia, dopo aver subito 15 mesi di carcerazione in Ungheria in condizioni degradanti con l’accusa di aver picchiato un neonazista. Richiesta che mette in difficoltà Nordio, circondato da una maggioranza “garantista” sulla carta, ma pronta a mandare Salis in carcere ritenendola - senza processo - già colpevole. Il Guardasigilli, però, potrebbe ora appellarsi a questa decisione, che impone ai giudici italiani di valutare la situazione concreta del singolo imputato.
di Andreana Esposito
L’Unità, 11 ottobre 2025
Con una decisione che segna una ulteriore tappa nel percorso di progressivo affinamento degli standard di legalità convenzionale, Strasburgo torna a occuparsi delle misure di prevenzione patrimoniali italiane. La sentenza Isaia e altri c. Italia (25 settembre 2025), ha accertato la violazione dell’art. 1 del Prot. n. 1 Cedu, ravvisando un’interferenza sproporzionata nel diritto di proprietà dei ricorrenti. Il caso, avviato a Palermo nel 2018, riguardava il sequestro di beni ai sensi del Codice antimafia del 2011, che consente l’ablazione dei patrimoni sproporzionati rispetto ai redditi leciti. La pericolosità del proposto, fondata su condanne per reati predatori tra gli anni Ottanta e Novanta, era però remota: gli acquisti risalivano al 2010, 2016 e 2018, e le autorità avevano ipotizzato reinvestimenti di vecchi proventi illeciti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 ottobre 2025
Due vite spezzate nel giro di dodici ore avvenuti nel carcere milanese di San Vittore. Altri tre detenuti hanno avvertito un malore. E un’indagine che ora cerca di capire se dietro questa doppia tragedia ci sia un filo comune o solo un tragico caso. La sequenza degli eventi ha dell’inquietante per la sua rapidità. Giovedì sera, verso le 20, un cittadino peruviano di 36 anni muore al Policlinico di Milano dopo essere stato trasportato d’urgenza dall’infermeria del carcere. Non aveva problemi di salute noti. Si era sentito male in cella e la sua condizione era precipitata in poche ore. Ieri mattina, giovedì, alle 7, un cittadino marocchino classe 1977, ospitato in un altro reparto del carcere, viene trovato senza vita nella sua cella. Aveva disturbi di salute pregressi. Anche per lui, arresto cardiaco. Due reparti diversi - il 5 e il 3 - due uomini che non si conoscevano, due morti sospette che hanno fatto scattare immediatamente l’allarme.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 11 ottobre 2025
Il giovane avrebbe compiuto 36 anni. Mohamed si è spento 12 ore dopo. Altri tre hanno accusato malori. Perquisite le celle, al momento non è stata trovata droga. Disposta l’autopsia. I sindacati: “È allarme”. Sarà l’autopsia ad accertare le cause della morte di due detenuti di San Vittore. Vite spezzate a distanza di 12 ore. La prima è quella di Raul Alfonso Oruna Vasquez, peruviano, che si è spento giovedì sera alla vigilia del suo 36esimo compleanno. Ha avuto una crisi respiratoria, l’allarme è stato immediato ed è stato rianimato. Il suo cuore batteva quando è stato trasportato d’urgenza al Policlinico, ma non ce l’ha fatta.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 11 ottobre 2025
“È il segreto di Pulcinella”. Così Pietro Farneti, responsabile dello Smi, il Servizio per le dipendenze che collabora stabilmente con la casa circondariale, definisce quello che tutti sanno ma nessuno scrive: la droga gira anche dentro. “È rarissimo che una morte in carcere sia ricondotta alle sostanze, ma che le sostanze circolino è un dato di fatto. Così come è un fatto che i ragazzi riescano ad accumulare farmaci per poi assumerli insieme o rivenderli all’interno”. Ogni settimana, nello storico penitenziario di piazza Filangieri, vengono eseguiti una cinquantina di esami del capello su 1.100 detenuti.
di Silvia Bergamin
Il Mattino di Padova, 11 ottobre 2025
In quattro anni i detenuti nel circondariale sono più che raddoppiati. Bincoletto: “Celle umide, otto persone per stanza. È necessario un intervento urgente per evitare proteste o situazioni gravi”. “Il carcere Due Palazzi è vicino a un punto di rottura”. L’allarme, chiaro e diretto, arriva da Antonio Bincoletto, garante dei detenuti del Comune di Padova. Un richiamo che fa rumore in una città dove la tradizione penitenziaria è sempre stata un modello di equilibrio e progettualità, ma che oggi si trova ad affrontare una pressione senza precedenti. Il fenomeno, spiega Bincoletto, non riguarda solo Padova ma l’intero Paese. “Oggi nelle carceri italiane ci sono oltre 63 mila persone ristrette, e dall’inizio del 2025 66 si sono tolte la vita. È un dato che non può essere considerato una fatalità: segnala un sistema in difficoltà profonda”.
- Ivrea (To). Un piano del carcere completamente ristrutturato dai detenuti
- Tolmezzo (Ud). L’Arcivescovo con i detenuti: “La verità libera il cuore, anche in carcere”
- Nelle Marche al via il Terzo Festival regionale di teatro in carcere
- Salute mentale: strategie per sciogliere i nodi della Psichiatria sui territori
- Migranti. Un bivio disumano per l’Italia









