Ristretti Orizzonti, 17 giugno 2025
Dopo mesi di attesa, è uscito l’ultimo numero del notiziario realizzato dai detenuti della Casa di Reclusione di Rebibbia. È dedicato a Papa Francesco, “voce e speranza dei reclusi”, l’ultimo numero del notiziario Non Tutti Sanno realizzato dai detenuti della Casa di Reclusione di Rebibbia, egregiamente coordinati dal giornalista Roberto Monteforte. Il periodico, che esce dopo mesi per una lunga attesa del rinnovo del “nulla osta” al progetto per il 2025 da parte dell’ufficio stampa del ministero della Giustizia, dedica al pontefice la sua copertina.
di Ferdinando Boero*
Il Fatto Quotidiano, 17 giugno 2025
Il Ministero della Paura di orwelliana memoria è entrato in funzione e sono in molti ad operare al suo comando. Dobbiamo aver paura degli immigrati che stuprano le nostre donne, dei ladri che ci svaligiano l’appartamento, e degli Stati vicini che potrebbero aggredirci e soggiogarci. La soluzione del problema immigrati è semplice: barriere e deportazione. Per i ladri basta inasprire le pene e mettere l’allarme in casa. Mentre la soluzione al problema degli invasori è un tantino più complessa. Ci dobbiamo armare fino ai denti e dobbiamo cambiare i nostri arsenali.
di Paolo Borgna
Avvenire, 17 giugno 2025
Lo si chiami Ius scholae o Ius Italiae, ciò che conta del testo proposto è la sua ispirazione: il percorso educativo come prerequisito per l’integrazione. Così capiremmo anche i no al referendum. “Non ho votato per il referendum sulla cittadinanza perché voi fate tutto troppo facile, perché cinque anni sono troppo pochi, soprattutto per chi viene da culture in cui la donna è sottomessa”. Così mi diceva, all’indomani del voto, un’amica arrivata irregolarmente dall’Africa trent’anni fa per fare la badante e che qui in Italia ha studiato, si è laureata, sposata, ha avuto una figlia oggi maggiorenne, ha faticosamente acquisito la cittadinanza italiana e lavora come mediatrice culturale in un ospedale.
di Roberta d’Angelo
Avvenire, 17 giugno 2025
Il senatore del Pd: “Deluso dall’esito del referendum. Ma in una democrazia normale è il Parlamento che decide sui diritti civili, anche con maggioranze trasversali”. Non ha perso la speranza neppure dopo la sconfitta referendaria il senatore dem e presidente della commissione bicamerale sull’Immigrazione Graziano Delrio: sulla cittadinanza in Parlamento i voti ci sarebbero, se solo FI lo volesse.
di Società Italiana di Medicina delle Migrazioni
Il Domani, 17 giugno 2025
La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni chiede alla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) che i Centri vengano chiusi e che non si costringano professionisti della sanità a operarvi in quanto privi delle tutele essenziali per le persone detenute e contrari all’etica professionale della cura. I Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) sono i luoghi adibiti in Italia alla detenzione amministrativa delle persone migranti considerate “irregolari”: si tratta di un istituto giuridico che prevede la privazione della libertà in nome di un illecito amministrativo e non di un reato, nel caso specifico delle persone migranti per il fatto di non avere il permesso di soggiorno in regola. La detenzione amministrativa presenta enormi criticità in materia di rispetto della dignità delle persone e dei loro diritti, incluso il diritto alla salute. La stessa World Health Organization (Who) ne ha denunciato gli effetti in quanto pratica patogena e psicopatogena.
di Linda Caglioni e Lucrezia Lozza
Il Fatto Quotidiano, 17 giugno 2025
Recepita nel 2017, ma molte Asl non sanno nemmeno che esiste. Le linee guida emanate otto anni fa sono state formalmente recepite solo da Lazio, Piemonte, Toscana, Marche ed Emilia-Romagna. E in molti casi non sono state nemmeno trasmesse alle Asl. Lasciando alle ong il compito di supplire a un compito dello Stato. E lasciando i migranti stessi senza gli strumenti per il riconoscimento dei loro diritti nel nostro Paese.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 giugno 2025
Adesso il Viminale se la prende con i velieri e le piccole imbarcazioni: richieste di trasbordi pericolosi e porti lontani anche per loro. Il cambio di tattica perché la flotta civile ha continuato a salvare malgrado tutte le vessazioni. Dopo le navi, le barche. Il ministero dell’Interno ha spostato il fronte della guerra alle ong che salvano vite in mare: ora se la prende con i velieri e le piccole imbarcazioni della “flotta civile”. I primi indizi risalgono a dieci giorni fa, la conferma all’altro ieri: il Viminale indica porti di sbarco lontani anche alle unità di soccorso di dimensioni ridotte. In alcuni casi pretende trasbordi rischiosi, che già due volte i capitani hanno rifiutato per ragioni di sicurezza.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 17 giugno 2025
Un processo grottesco e ideologico a carico di due cittadini iraniani che per 500 giorni hanno subito l’onta di essere considerati trafficanti di esseri umani. Con una sentenza double face: Marjan Jamali assolta, Amir Babai condannato a 6 anni e al pagamento di una multa monstre di un milione e mezzo di euro per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Malgrado avessero fatto il viaggio insieme, anche quello precedente la traversata che li ha portati in Calabria, e malgrado la posizione processuale emersa nel dibattimento fosse identica. Le urla di disperazione di Amir al termine della lunga camera di consiglio del tribunale di Locri, alla lettura del dispositivo, si possono spiegare solo con l’incongruenza del provvedimento. Perché il processo a Marjan e Amir non è stato solo un caso giudiziario, ma un atto politico. È il prodotto di un sistema che agisce contro le persone in movimento, con arresti immediati e un uso distorto delle testimonianze rilasciate nei momenti di massima vulnerabilità.
di Maysoon Majidi
Il Manifesto, 17 giugno 2025
I recenti attacchi israeliani contro obiettivi militari in Iran non rompono la logica che da decenni domina la regione: quella di una guerra per procura, in cui i popoli sono solo pedine da sacrificare. In un sud-ovest asiatico attraversato da tensioni sempre più profonde, il popolo iraniano si ritrova ancora una volta intrappolato in una storia che non ha scritto. Senza voce nei processi decisionali, senza alcun potere sui giochi di forza regionali e internazionali, milioni di persone diventano bersaglio passivo di dinamiche che non hanno nulla a che vedere con la loro sicurezza o il loro futuro.
di Antonella Rampino
Il Dubbio, 17 giugno 2025
Al quinto giorno di guerra contro l’Iran appare sempre più evidente che il conflitto stia cambiando natura, poiché dopo l’obiettivo dichiarato da Israele di voler fermare il nucleare militare emerge quello di un cambio di regime a Teheran. Obiettivo questo non esplicitato ma visibile e deducibile dagli obiettivi militari israeliani: dopo aver decapitato intelligence e milizie di regime, dopo aver colpito strutture scientifiche e centrali per l’arricchimento dell’uranio, Tel Aviv è rapidamente passata a bombardare zone residenziali, depositi di carburanti, sedi di ministeri, creando il panico e il terrore nella popolazione della capitale iraniana.
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