di Livia Zancaner
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Per la prima volta nella storia italiana anche le carceri minorili sono sovraffollate. E’ l’allarme lanciato dall’associazione Antigone, che nell’ultimo rapporto sulle condizioni di detenzione evidenzia un sovraffollamento in 9 istituti minorili su 17, a partire da Treviso, Milano e Cagliari. Secondo i dati aggiornati a maggio 2025 del Dipartimento per la giustizia minorile, i minorenni e giovani adulti dai 14 ai 24 anni detenuti negli istituti penali minorili italiani sono 600, con un forte incremento rispetto agli anni precedenti, in particolare da fine 2023, quando è entrato in vigore il decreto Caivano.
di Roberta Lisi
collettiva.it, 18 giugno 2025
La denuncia arriva dalla Fp-Cgil, i lavoratori e le lavoratrici che operano all’interno dei penitenziari sono lasciati soli. Saltano orario di lavoro, ferie e turni di riposo. È di meno di 24 ore fa la notizia di rivolta nelle carceri di Terni e di Spoleto. Fa caldo, il sovraffollamento è ormai un male atavico, basti pensare che nel carcere di Terni sono detenute 600 persone, 178 in più rispetto al massimo della capienza fissata a 422 e a fare le spese di una condizione invivibile, oltre agli stessi detenuti sono quanti operano negli istituti di pena.
di Manuela Perrone
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Il lavoro in carcere “conviene a tutti”. Ai detenuti, nell’ottica del futuro reinserimento nella società. Allo Stato, che garantisce la piena attuazione dell’articolo 27 della Costituzione. Alle imprese, che possono allargare il bacino della manodopera di cui hanno bisogno. Nutrito da questa convinzione condivisa, cresce il progetto “Recidiva Zero”, che ieri a Roma, al termine della seconda edizione della giornata dedicata, ospitata presso la Scuola di formazione “Giovanni Falcone” del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ha aggiunto una tessera chiave al mosaico: l’alleanza tra ıl Cnel e 16 associazioni datoriali, suggellata da un protocollo d’intesa.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Se e vero che la Costituzione scommette sul cambiamento del detenuto, questo non può che essere un percorso. Graduale, con più fattori e attori. Cosı a due anni dalla sottoscrizione dell’accordo tra Cnel e ministero della Giustizia verso l’ambizioso obiettivo di una recidiva zero, dati positivi - come l’aumento delle imprese pronte a cercare manovalanza nel sistema penitenziario e l’aumento di detenuti impiegati - convivono con gli ostacoli di istituti spesso privi di spazi adeguati, sovraffollati, con pochi mediatori e una scarsa conoscenza di domanda e offerta di lavoro. Tutte questioni emerse in prevalenza nei tavoli tecnici della seconda edizione del progetto. In attesa del piano del commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria - atteso con Dpcm per oine mese, a quanto trapela - il quadro di partenza lo traccia il neo capo Dap, Stefano De Michele. Su quasi 62mila detenuti, al 31 dicembre era impiegato il 34%, un dato cresciuto rispetto al 26% di dieci anni prima: la stragrande maggioranza, l’85%, e al servizio dell’amministrazione penitenziaria (pulizie o cucina); 3.172 i detenuti impiegati da cooperative o imprese. Si lavora soprattutto all’interno delle mura di cinta (1.151 gli impiegati:
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 18 giugno 2025
Durabilità nel tempo, dimensionamento economico, qualità delle collaborazioni istituzionali: sono questi i tre fattori critici del lavoro in carcere. Dialogo con il professore Filippo Giordano che ha presentato una ricerca promossa dal Cnel sugli enti che beneficiano della legge Smuraglia. La giornata di lavoro “Recidiva zero”, organizzata dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro-Cnel in collaborazione con il ministero della Giustizia, è stata l’occasione per approfondire il tema dell’inclusione sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale. “Dal 2023 al 2025 il numero di enti fruitori della legge Smuraglia è cresciuto del 40%, però lo sviluppo e l’incremento numerico delle opportunità lavorative e di reinserimento in favore delle persone in esecuzione penale è legato non solo all’ampliamento della platea dei datori di lavoro, ma soprattutto alla durabilità e allo sviluppo nel tempo delle attività economiche”, dice Filippo Giordano, ordinario di Economia aziendale all’Università Lumsa di Roma, membro del Segretariato Cnel. La Legge Smuraglia, la 193/2000, mira a favorire l’attività lavorativa dei detenuti, offrendo incentivi fiscali e contributivi alle imprese che li assumono.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 18 giugno 2025
Ma la grande maggioranza ha un impiego alle dipendenze del Dipartimento di amministrazione penitenziaria. I ristretti che hanno soggetti terzi come datori di lavoro sono appena 3.172. Stefano Granata (presidente di Confcooperative Federsolidarietà): “Per chi lavora nelle cooperative, recidiva sotto al 10%). “Il 98% dei detenuti che, negli istituti di pena, imparano un mestiere, una volta usciti non commettono più delitti. Questo è l’elemento fondamentale che deve essere sottolineato per cercare di fare squadra. Così facendo non solo miglioriamo l’obiettivo dell’articolo 27 della nostra Costituzione, ma anche quello, egoisticamente più rilevante, di migliorare la nostra società nel futuro”, ha detto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari durante la giornata di lavoro “Recidiva zero”, alla seconda edizione, organizzata a Roma nella sede del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - Dap dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro-Cnel in collaborazione con il ministero della Giustizia.
di Errico Novi
Il Dubbio, 18 giugno 2025
È una storia strana. Anzi, le storie strane, paradossali, sono due. La prima. Oggi in Senato inizia la discussione finale, cioè l’esame in Aula, sulla separazione delle carriere. In teoria si potrebbe passare subito al voto degli emendamenti e poi al sigillo finale. In pratica, il legittimo ostruzionismo delle opposizioni, di Pd, M5S e Avs in particolare, rischia di tenere in freezer il ddl Nordio almeno fino a lunedì prossimo, visto che domani Palazzo Madama sarà impegnato con le celebrazioni per il Giubileo. Il dato curioso è l’imbarazzo del centrodestra, che dovrà fare di tutto per disarmare l’accusa, avanzata dagli avversari, di “golpe costituzionale”, e cioè di voler far passare la modifica della Carta relativa alle toghe con uno strappo alle regole (strappo che non c’è, non c’è stato finora, ma la polemica fa parte del gioco).
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 18 giugno 2025
Oggi in aula al Senato il testo sulla giustizia. Le opposizioni sulle barricate. Le opposizioni giurano che sarà battaglia, ma per la riforma della giustizia, che stamattina arriva in aula al Senato, il vero nemico della maggioranza è il calendario. Infatti già domani sarà impossibile proseguire la discussione in virtù di un’iniziativa legata al Giubileo mentre la settimana prossima, lunedì arriverà il testo delle comunicazioni della premier Meloni in vista del consiglio europeo, questione che verrà poi discussa martedì. Dunque l’ipotesi più probabile è che l’esame della riforma ricomincerà soltanto mercoledì. L’idea della destra è di cominciare a votare il prima possibile e, per scavalcare gli emendamenti delle opposizioni, tutto lascia presagire che verrà utilizzato il famigerato “canguro” per accorpare gli articoli simili e poi votarli in blocco.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 18 giugno 2025
La posizione del campo largo sulla giustizia impone una svolta culturale: separare le carriere tra riformismo di sinistra e masochismo gruppettaro. La notizia dell’imminente voto in Aula, al Senato, del disegno di legge costituzionale numero 1.353, un disegno di legge importante perché contiene la riforma che separa le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, perché contiene la riforma che crea due distinti consigli superiori della magistratura, perché contiene la riforma che disciplina le nuove modalità di elezione dei membri togati del Csm, offre alcuni spunti di riflessione che meritano di essere messi insieme e che ci dicono qualcosa di interessante su tre temi che riguardano il mondo del centrodestra e quello del centrosinistra.
di Errico Novi
Il Dubbio, 18 giugno 2025
La sezione leccese del sindacato delle toghe ha giustamente difeso i pm tarantini che indagano sull’uccisione del pregiudicato ritenuto responsabile della morte del brigadiere Legrottaglie. Basta non la si consideri la prova che, con la riforma, si creerà chissà quale corpo eversivo tra Procure e polizia. È una storia strana. Anzi, le storie strane, paradossali, sono due. La prima. Domani in Senato inizia la discussione finale, cioè l’esame in Aula, sulla separazione delle carriere. In teoria si potrebbe passare subito al voto degli emendamenti e poi al sigillo finale, in pratica il legittimo ostruzionismo delle opposizioni, di Pd, M5S e Avs in particolare, rischia di tenere in freezer il ddl Nordio almeno fino a lunedì prossimo, visto che giovedì Palazzo Madama sarà impegnato con le celebrazioni per il Giubileo.
- “Il caso Tortora ha anticipato 42 anni fa tutti i mali che affliggono la giustizia”
- Toscana. Carceri oltre ogni limite: sovraffollamento al 173%, droghe e suicidi in aumento
- Emilia Romagna. Carceri, “mancano gli psicologi”
- Parma. La cella di P. e il muro di carta di via Arenula
- Monza. Il carcere è al collasso: sovraffollamento al 180%, violenze e pochi agenti











