di Liborio La Mattina
giornalelavoce.it, 19 giugno 2025
La notizia ora è ufficiale, non che occorresse una ufficialità per renderla tale. Dal 15 giugno 2025 La Fenice non esiste più. Il giornale interno alla Casa circondariale di Ivrea, scritto da detenuti con la collaborazione dell’Associazione Rosse Torri, è stato ufficialmente chiuso. Dopo mesi di sospensione “tecnica” imposta dalla direzione, la voce più autentica di quel carcere è stata zittita. Non per calo d’interesse. Non per mancanza di collaboratori. Ma per volontà esplicita dell’istituzione penitenziaria, che da gennaio ha sospeso l’attività della redazione, annullato gli incontri, bloccato i computer, e tenuto fuori i volontari. Ora, con un comunicato apparso su Varieventuali.it, si certifica la fine di un’esperienza unica, simbolica, vitale.
di Laura Proietti
B-Hop magazine, 19 giugno 2025
Da oltre trent’anni nei reparti di Rebibbia, l’ex insegnante Laura Fersini ha scelto di camminare accanto a chi è detenuto senza mai voler essere chiamata “volontaria”. In circa trenta anni Laura Fersini, 86 anni, ex insegnante, ha attraversato le porte di varie carceri romane: Rebibbia Nuovo Complesso, Casal del Marmo, e dal 2008 Rebibbia Femminile. Una straordinaria storia di chi ha dedicato molto del suo tempo a cercare di capire il “sistema-carcere” ma soprattutto per essere utile a chi si trova dall’altra parte del muro.
di Davide Pecorelli
collettiva.it, 19 giugno 2025
Ieri è stato il primo giorno della maturità anche nella sezione carceraria del “Primo Liceo Artistico” della città sabauda. “La scuola è l’unico legame con il mondo, l’unica via di riscatto qui - spiegano i docenti -, ma i tagli rischiano di cancellarla”. L’istruzione è un diritto, anche in carcere. Per questo la Cgil di Torino ha raccontato il primo giorno di maturità al “Lorusso-Cutugno”, attraverso le voci di due docenti. La sezione carceraria del “Primo Liceo Artistico” rischia di chiudere per i tagli del Ministero.
di Liborio La Mattina
giornalelavoce.it, 19 giugno 2025
Una conferenza pubblica affronta il tema della detenzione delle persone transgender, tra discriminazioni sistemiche, sezioni protette e buone prassi. A Ivrea una delle più alte presenze trans in carcere d’Italia. In un carcere del Piemonte, quello di Ivrea, sono rinchiuse mediamente una decina delle circa settanta persone transgender presenti oggi negli istituti penitenziari italiani. Un numero che sembra piccolo, ma che in realtà racconta di una delle minoranze più estreme e vulnerabili dell’intero sistema carcerario. Ed è proprio da Ivrea che lunedì 23 giugno, alle 14.30, nella Sala Dorata di Palazzo Civico, partirà una riflessione pubblica e partecipata sul tema della detenzione delle persone transgender, con la conferenza intitolata “Trans in carcere. Il territorio, la pena, le persone e la transizione di genere”.
firenzetoday.it, 19 giugno 2025
Domenica 29, lunedì 30 giugno e martedì 1° luglio e a settembre si prosegue con la rassegna di teatro in carcere “Destini incrociati”. Dopo il successo della “Trilogia del Mare” (Ulisse, Metamorfosi, Una Tempesta), il progetto “Il Teatro del Mare”, ideato e diretto da Gianfranco Pedullà, prosegue con una nuova creazione originale: La Città Invisibile, che debutterà in prima nazionale all’interno della Casa di Reclusione dell’Isola di Gorgona nei giorni domenica 29, lunedì 30 giugno e martedì 1° luglio 2025.
di Giancarlo de Cataldo
La Repubblica, 19 giugno 2025
Donatella Stasio analizza il sistema carcerario italiano attraverso la testimonianza di una storia di recupero. Dice l’articolo 27 della Costituzione che la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e che, oltre a punire il condannato per i reati commessi, deve tendere alla sua rieducazione. Il che implica l’impegno a favore del detenuto in vista della futura libertà: i permessi, la semilibertà, la riduzione della pena per buona condotta, l’affidamento ai servizi sociali, e il diritto all’affettività, di recente affermato da una sentenza (rimasta inapplicata) della Corte Costituzionale. Quanto tutto questo sia poco gradito all’attuale classe dirigente del nostro Paese è chiaro, se si guarda alle nuove fattispecie di reato introdotte negli ultimi due anni, al linguaggio tonante delle reiterate “grida manzoniane” adottate a ogni piè sospinto, alla tendenza a risolvere le eventuali emergenze sociali a botte di aumenti di pena.
di Francesco Lo Piccolo
Ristretti Orizzonti, 19 giugno 2025
Sull’orlo di un baratro e indifferenti alle sofferenze dei tanti bombardati, in fuga, respinti, annegati, deportati, torturati, incarcerati. Voci di dentro, la rivista che si occupa di carcere e diritti, ha pubblicato in questi giorni il n. 56 con il titolo “La zona di interesse” chiaro riferimento al film di Jonathan Glazer nel quale si racconta della bella vita in una bella villa della famiglia di Rudolf Höss, ufficiale nazista comandante del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz.
di Milena Santerini*
Avvenire, 19 giugno 2025
Sui social l’hate speech è talmente comune che si rischia di esserne assuefatti. Ma solo combatterlo, con politiche e azioni mirate, può prevenire violenze nel mondo reale. Nella Giornata internazionale per il contrasto ai discorsi d’odio, l’incontro tenutosi al Senato tra il Presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa Theodoros Rousopoulos, Liliana Segre e la Commissione contro l’intolleranza, razzismo e antisemitismo ripropone la necessità di affrontare il tema del discorso d’odio soprattutto nella prospettiva di un’ecologia dei media online. Stiamo normalizzando l’hate speech?
di Marina Sereni
Il Domani, 19 giugno 2025
A lanciare il testo elaborato da un comitato scientifico l’ente del terzo settore Pubblica. Per mettere in collegamento i servizi di psicologia pubblici servono 3,3 miliardi annui. Per portarlo in parlamento servono 50mila firme. Una campagna di raccolta firme per raccogliere le 50mila sottoscrizioni necessarie per portare in parlamento una proposta di legge che istituisca una rete psicologica nazionale pubblica e gratuita per tutti. L’iniziativa si chiama Diritto a stare bene ed è promossa da Pubblica, un’associazione senza scopo di lucro ed è finanziata con il supporto di Project System, primo fondo filantropico italiano dedicato all’attivismo civico.
di Simona Musco
Il Dubbio, 19 giugno 2025
La rete No Cpr diffonde video scioccanti. Ma le forze dell’ordine smentiscono: “Una strumentalizzazione”. Serracchiani: “Quel posto va chiuso”. Un uomo con addosso solo l’intimo corre tra le celle, respinto dagli idranti e inseguito da agenti in tenuta antisommossa, con in mano dei manganelli. Una volta raggiunto, viene circondato e trascinato in una stanza che sottrae la scena alla ripresa. Chi registra il video grida più volte “no!”, ma nessuno risponde. Un altro video, più crudo, mostra lo stesso uomo privo di coscienza a terra. Attorno e addosso a lui del sangue. Un compagno cerca di sollevargli la testa, pronuncia parole nella sua lingua, poi in italiano: “Tutto sangue”. Sono immagini che scuotono quelle che arrivano dal Centro di permanenza per il rimpatrio di Gradisca d’Isonzo. La rete No Cpr denuncia violenze e condizioni sanitarie al collasso. Da giorni, infatti, i trattenuti denunciano una realtà insostenibile, raccontando di cibo scadente, un’epidemia di scabbia fuori controllo e una disperazione crescente. La risposta? A quanto sostengono i migranti sarebbe la repressione. Ma le forze dell’ordine negano.
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