di Giulio Cavalli
Il Domani, 21 giugno 2025
Oltre 600 morti nel naufragio del 14 giugno 2023 a Pylos. Le accuse dei giudici: naufragio, mancato soccorso e esposizione a pericolo mortale. Ora i sopravvissuti e le famiglie delle vittime parlano di “crimine di stato” e chiedono che siano indagati anche i vertici rimasti fuori dall’inchiesta. Il 14 giugno 2023, a 47 miglia dalla costa greca, il peschereccio Adriana affonda portando con sé oltre 600 persone. È il naufragio più grave nella storia recente del Mediterraneo. Le vittime erano partite dalla Libia, stipate in condizioni disumane: uomini sotto coperta, donne e bambini - almeno un centinaio - rinchiusi nella stiva. Di quelli non si è salvato nessuno. Solo 104 superstiti, che navigavano in posizioni più fortunate. La barca era alla deriva da ore, visibile a Frontex già dalla mattina del 13 giugno. Per 15 ore le autorità greche hanno monitorato senza intervenire. Poi, secondo decine di testimonianze, un tentativo di traino operato dalla motovedetta della Guardia costiera ellenica provoca l’affondamento.
di Nicoletta Dentico
Avvenire, 21 giugno 2025
Da Gaza al Sudan, allo Yemen: attenzione a non lasciarci anestetizzare Fame è una parola strana, astratta eppure materica. Un processo di lotta del corpo. Studiamo accuratamente i processi della fame, eppure non abbiamo idea di che cosa sia veramente, noi che ne parliamo in un pianeta che produce cibo per nutrire una volta e mezzo in più la popolazione che lo abita. La fame nega anche l’accesso all’acqua, alla casa, alla salute. Fame è una parola politica, più che umanitaria. Ha a che fare con il potere sulla terra. Lo sappiamo dalla ignobile storia delle potenze coloniali nei secoli scorsi. Lo constatiamo con quanto sta accadendo in Palestina sotto gli occhi del mondo da quando il governo israeliano ha annunciato la sua campagna di assedio per fame contro Gaza.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 21 giugno 2025
La premio Nobel per la Pace e attivista iraniana Narges Mohammadi: “Sono scappata da Teheran , ho vissuto i primi giorni sotto le bombe e non ho mai avuto così tanta paura. Sono morti decine di civili, anche bambini. Dobbiamo unirci per la pace”. Sulla chat, la spunta non diventa mai doppia. I messaggi non arrivano. Le chiamate suonano a vuoto. Sono giorni che proviamo a metterci in contatto con la premio Nobel per la Pace, l’iraniana Narges Mohammadi. “Non riusciamo a sentirla, gli ayatollah hanno staccato Internet”, scrive una persona della sua famiglia. Staccano perché al buio si opprime meglio. Si incarcera, si tortura. S’impicca meglio.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 21 giugno 2025
La premio Nobel per la Pace e attivista iraniana Narges Mohammadi: “Sono scappata da Teheran , ho vissuto i primi giorni sotto le bombe e non ho mai avuto così tanta paura. Sono morti decine di civili, anche bambini. Dobbiamo unirci per la pace”. Sulla chat, la spunta non diventa mai doppia. I messaggi non arrivano. Le chiamate suonano a vuoto. Sono giorni che proviamo a metterci in contatto con la premio Nobel per la Pace, l’iraniana Narges Mohammadi. “Non riusciamo a sentirla, gli ayatollah hanno staccato Internet”, scrive una persona della sua famiglia. Staccano perché al buio si opprime meglio. Si incarcera, si tortura. S’impicca meglio.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 20 giugno 2025
Bassem e la telefonata che l’avrebbe salvato (ma si è fermata al centralino del carcere). È la frase che centinaia di detenuti ogni anno avrebbero potuto pronunciare, potendo telefonare alla persona amata, ai figli, ai genitori. Nel momento più buio, chiusi nella disperazione, avrebbero potuto trovare conforto in una voce che magari sarebbe riuscita a calmarli. Il calore di un affetto, la vicinanza di una persona cara, avrebbe potuto dissuaderli. Ma nelle celle italiane non ci sono i telefoni. Non si può neanche chiedere agli agenti di chiamare qualcuno. Bisogna aspettare. Aspettare quei dieci minuti alla settimana che il regolamento assegna. La morte, però, non aspetta. Come nel caso di Bassem Degachi.
di Tamara Esposto
Il Riformista, 20 giugno 2025
Il progetto “Recidiva Zero” è promosso dal Cnel insieme ad associazioni datoriali Tramite scuola e formazione, i detenuti vengono reinseriti nel mondo del lavoro. Trasformare il carcere da luogo di segregazione a spazio di rinascita. Questo l’obiettivo di “Recidiva Zero”, il progetto promosso dal Cnel con il Ministero della Giustizia e il Ministero del Lavoro per abbattere il tasso di recidiva, oggi al 70%, attraverso scuola, formazione e lavoro. Martedì scorso, durante la seconda giornata nazionale dedicata al progetto, il Cnel ha siglato un protocollo d’intesa con sedici organizzazioni datoriali per rendere il reinserimento lavorativo dei detenuti una politica strutturale, capillare nei 189 istituti penitenziari italiani.
ilpuntocoldiretti.it, 20 giugno 2025
L’agricoltura sociale rappresenta oggi uno strumento prezioso per il reinserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti che sono tra le categorie più presenti nei progetti promossi dalle fattorie solidali, una rete che in Italia conta circa novemila aziende agricole nel segno di un welfare rurale che sta conquistando sempre più attenzione. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti e Campagna Amica su dati Welfare Index Pmi diffusa in occasione della presentazione del rapporto Censis-Cnel “Recidiva zero” sull’importanza dell’attività lavorativa nelle carceri.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 20 giugno 2025
Il presidente del Senato chiude all’ipotesi di un contingentamento. Costa incalza Ciriani: “Si faccia in fretta”. C’ è molto fermento dalle parti del Nazareno in vista dell’incontro di oggi “Giustizia secondo Costituzione”, un evento pubblico promosso dallo stesso Pd Anm, Camere Penali, Consiglio nazionale forense e giuristi per riflettere sullo stato della giustizia in Italia a partire dai principi fondanti della nostra Carta costituzionale. Iniziativa lodevole, se non fosse che all’interno del partito e del campo largo in generale c’è più di una perplessità rispetto a un’assoluta contrarietà rispetto alla riforma della giustizia, e in particolare alla separazione delle carriere tra giudici e pm.
di Giulia Merlo
Il Domani, 20 giugno 2025
La destra vuole leggi attuative e referendum entro giugno 2026, per eleggere il nuovo Csm. L’assemblea generale in Cassazione organizzata da Cassano: “Unica comunità giuridica”. Non solo in parlamento si discute di separazione delle carriere. Nei giorni scorsi la riforma costituzionale della giustizia è approdata - blindata - al Senato e i migliori auspici del centrodestra la vorrebbero approvata entro il 26 giugno. L’obiettivo è quello di arrivare a chiudere la doppia lettura a fine 2025, così che il referendum costituzionale si possa celebrare già a giugno 2026.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 20 giugno 2025
Il partito di Tajani ha presentato un disegno di legge contro i furti d’auto basato su tre direzioni che farebbero impallidire persino Travaglio: più carcere, più intercettazioni e ostatività alla concessione dei benefici penitenziari. I numeri impietosi del populismo penale in salsa meloniana (circa sessanta nuovi reati e aumenti di pena per oltre 500 anni introdotti dall’insediamento del governo) sembrano non bastare persino alla “garantista” Forza Italia, che nei giorni scorsi ha presentato in pompa magna nella Sala Nassirya del Senato un disegno di legge contro i furti d’auto basato su tre direzioni che farebbero impallidire addirittura Marco Travaglio: più carcere, più intercettazioni e ostatività alla concessione dei benefici penitenziari. La proposta, che vede come primo firmatario il senatore azzurro Dario Damiani, mira a introdurre misure sanzionatorie speciali a contrasto del fenomeno dei furti di automobili e della relativa ricettazione.
- Consulta. Legittima la mancata depenalizzazione dell’ingresso illegale in Italia
- Emilia Romagna. “Le camere di sicurezza nelle caserme sono carceri-ombra”
- Sicilia. Progetti per i genitori sottoposti a misure alternative al carcere
- Locri (Rc). L’urlo del giovane Amir dal carcere: “Non sono uno scafista”. E si taglia la gola
- Biella. Pestaggi in carcere, a processo 25 agenti: 9 sono accusati di tortura











