di Vittorio Pelligra*
Il Sole 24 Ore, 23 giugno 2025
La giustizia non nasce con i codici. Non nasce con i tribunali, né con le costituzioni. La giustizia, come la immaginiamo o la ricerchiamo noi oggi, è solo il più recente esito che ha visto idee e pratiche attraversare una lunga, lunghissima, storia evolutiva. Una storia che comincia molto prima dell’invenzione della scrittura, dello Stato, dell’agricoltura. Una storia che comincia nel Pleistocene, quando i nostri remoti antenati vivevano in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori e avevano davanti a sé due enormi sfide: cooperare per affrontare insieme i pericoli di un ambiente ostile convivendo, contemporaneamente, in maniera pacifica.
di Anna Foa
La Stampa, 23 giugno 2025
Questa nuova fase del conflitto tra Israele e l’Iran apre anche a nuove paure e a nuove incertezze. In Israele, sembra per il momento prevalere la soddisfazione per i duri colpi inflitti al nemico di sempre, l’Iran. Se in un primo momento non poche erano state le voci che si domandavano quale era il suo nesso con la condanna sempre più estesa nel mondo della politica di Israele a Gaza e nella West Bank, e se questo attacco appariva inizialmente come un diversivo, un tentativo di far dimenticare i morti infiniti di Gaza, la sua popolazione ridotta volutamente alla fame, l’isolamento crescente del Paese, Israele si è però velocemente ricompattato su una valutazione sostanzialmente positiva dell’attacco all’Iran e ai suoi siti atomici.
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 23 giugno 2025
“Non vogliamo la guerra, vogliamo la pace” ha detto il vicepresidente statunitense J.D. Vance meno di 24 ore dopo che Donald Trump ordinasse ai suoi bombardieri B-2 di sganciare la potentissima Gbu-57 sugli impianti iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan. Un attacco con cui gli Usa entrano al fianco di Israele nel conflitto con Teheran. Più dei fatti, però, nell’era politica della post-verità - termine sdoganato dallo stesso Trump - contano le narrazioni. Di fronte alla realtà di un tycoon che trascina il Paese verso una nuova “contesa bellica eterna” come quelle dei tanto criticati predecessori, Vance precisa: “Non siamo in guerra contro l’Iran ma contro il programma nucleare”. L’ultima di una serie di acrobazie semantiche che si sono susseguite nelle ultime ore da una parte all’altra dell’Atlantico.
di Elisabetta Zanna
giornalelavoce.it, 23 giugno 2025
Arrestato in Venezuela: la famiglia è senza notizie da novembre. Indagini in corso e tensioni diplomatiche. L’ultima voce di Mario Burlò è rimasta sospesa in una telefonata del 9 novembre 2024. Poi il silenzio. Nessun contatto, nessuna notizia certa. Solo una conferma amara: è detenuto in Venezuela, in un carcere di località sconosciuta, dopo essere stato arrestato appena superato il confine con la Colombia, dove era entrato via terra. Mario Burlò, 52 anni, imprenditore torinese nel settore dell’outsourcing, era a capo di varie aziende ed era in attesa di una sentenza definitiva in Italia. La Cassazione lo ha assolto dopo una precedente condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Carminus, ma quando la sentenza è arrivata, lui era già sparito.
di Elena Molinari
Avvenire, 23 giugno 2025
A Gatesville le sorelle di Maria Stella Matutina hanno iniziato un apostolato con le donne in attesa della sentenza capitale. Ne è nata una relazione profonda e piena di vita, che vi raccontiamo. Da una parte sette donne che hanno passato anni nel braccio della morte, isolate dal mondo esterno. Dall’altra una mezza dozzina di suore contemplative che hanno scelto una vita ritirata, scandita dalla preghiera e dal silenzio. Due esistenze lontane, parallele nella solitudine, due mondi apparentemente inconciliabili che si sono incrociati nel cuore del Texas, in un incontro inatteso che ha dato vita a un legame profondo, fatto di ascolto, speranza e fede condivisa.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 22 giugno 2025
Il sovraffollamento delle carceri italiane è ormai una costante che ha cessato di fare notizia. Con oltre 62 mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 51 mila posti, il sistema penitenziario continua a operare in condizioni estreme. Le celle sono stipate, il personale è sotto organico e addirittura l’assistenza sanitaria non è sempre assicurata. In questo contesto, l’impennata dei suicidi - oltre trenta solo dall’inizio dell’anno - è l’indicatore più tragico di un sistema arrivato al limite.
di Cataldo Intrieri
Il Domani, 22 giugno 2025
Da molte cose si può valutare lo stato della democrazia in un Paese e della salute della sinistra. In Italia un termometro efficace, ad esempio, è costituito dalle trasmissioni televisive che si occupano di problemi giudiziari. Senza particolare distinzione tra conduttori di destra e sinistra esse si caratterizzano per la diffusa ignoranza dei profili tecnici, i reiterati strafalcioni giuridici, le grossolane semplificazioni. Il campionario si arricchisce di novità. Da ultimo, dopo le sentenze e le ordinanze di custodia cautelare, la furia anti giudiziaria dei conduttori modello “rete quattro” colpisce addirittura un istituto di sicuro stampo garantista come l’avviso di garanzia. Previsto dal codice penale solo per specifiche occasioni (la necessità per gli inquirenti di svolgere determinati atti che richiedono il necessario intervento del soggetto indagato) esso ha la finalità di consentire all’inquisito di poter intervenire nelle varie procedure con l’assistenza di un difensore di fiducia.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 22 giugno 2025
Nell’universo di regole scritte e orali che scandiscono la vita carceraria il grande assente è a volte il buon senso: la polverina magica che assegna alla norma una sua utilità pratica, separando le sacrosante esigenze di sicurezza dall’accanimento ottuso. Che ai detenuti al 41 bis siano vietati i contatti fisici durante i colloqui è inevitabile, perché la storia criminale è piena di pizzini scambiati in un abbraccio e di ordini trasmessi con un bacio. Che un difensore possa essere sanzionato, con un esposto della polizia penitenziaria all’Ordine degli avvocati, per avere salutato con affetto il suo cliente Alfredo Cospito, recluso nel reparto di massima sicurezza di Sassari, appartiene invece al regno dell’insensato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 giugno 2025
Dall’istituto di Sassari partono due esposti contro i legali dell’anarchico al 41 bis. Loro: “Non rinunceremo ai gesti di umanità”. Due esposti pressoché identici firmati dal direttore vecchio e nuovo della Casa circondariale di Sassari: uno datato 16 settembre 2024, l’altro 5 giugno 2025, entrambi destinati all’Ordine degli avvocati del capoluogo sardo e a quello di Roma. Oggetto: “segnalazione comportamento”. Obiettivo? Molto probabilmente intimidire i difensori, annichilire i detenuti.
di Raffaele Marmo
Il Resto del Carlino, 22 giugno 2025
Il caso del blocco della tangenziale di Bologna da parte delle tute blu di Cgil, Cisl e Uil fa riflettere sui rischi della scorciatoia del populismo giustizialista più che securitario applicato a fenomeni sociali. Il caso del blocco della tangenziale di Bologna da parte delle tute blu di Cgil, Cisl e Uil offre l’occasione per riflettere sui rischi della scorciatoia del populismo giustizialista più che securitario applicato a fenomeni sociali e sul paradosso, innanzitutto culturale, di un governo e di una maggioranza che vorrebbero meritoriamente rimettere in equilibrio i rapporti tra politica e giustizia e che, invece, nei fatti finiscono per ampliare a dismisura il potere dei pubblici ministeri e la sfera del penale.
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