di Elena Sacchelli
La Nazione, 24 giugno 2025
Presentazione, film e concerto nella cornice dell’anfiteatro romano. Dopo la proiezione di “La seconda vita” di Vito Palmieri. lo spettacolo con Cristina Donà e Lorenzo Esposito Fornasari. Grande musica, film, storie di riscatto e inclusione. Sarà speciale la serata di venerdì 27 giugno all’Anfiteatro romano di Luni. A partire dalle 21, a ingresso libero, andrà in scena la presentazione di “Parole liberate La Spezia e Lunigiana 2025”, progetto che trasforma in canzoni le poesie dei detenuti. E sarà un doppio appuntamento: un concerto di Cristina Donà e Lorenzo Esposito Fornasari (LEF) e, a seguire, la proiezione di “La seconda vita”, film di Vito Palmieri tratto dal romanzo omonimo di Michele Santeramo sul tema del reintegro sociale degli ex detenuti attraverso la giustizia riparativa.
immediato.net, 24 giugno 2025
Nel videoclip del nuovo singolo, in uscita il 25 giugno, anche i detenuti del penitenziario foggiano protagonisti di un messaggio di libertà attraverso la musica. A partire dal 25 giugno sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali “Non fa più male”, il nuovo singolo scritto, arrangiato e prodotto da Luca Pugliese. Fresca, coinvolgente e carica di energia, la canzone non tradisce lo stile inconfondibile del cantautore, che ancora una volta intreccia musica e parole su un groove ipnotico e trascinante. Il brano è una sorta di “serenata al contrario”, un canto che segna la fine di una grande storia d’amore, in cui la musica diventa l’antidoto per superare il dolore dell’assenza.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 24 giugno 2025
Nel corso del mandato che si è appena concluso, il volontariato - e con esso i Csv - ha dovuto affrontare uno scenario segnato dall’aumento delle disuguaglianze sociali ed economiche, dagli effetti della pandemia, dai conflitti internazionali e dalle emergenze ambientali. Rafforzare la presenza nei territori come punti di riferimento stabili per il volontariato, capaci di accompagnarne l’evoluzione, promuoverne le competenze e sostenerne il ruolo nella società. Sono alcune delle priorità indicate da Chiara Tommasini, che è stata confermata alla guida di CSVnet l’associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato (Csv).
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 24 giugno 2025
La Corte costituzionale continua a esercitare una “supplenza” legislativa, a fronte di una politica incapace di farsi carico di temi controversi, come il riconoscimento del figlio di una coppia omogenitoriale o il fine vita. Una maggioranza di governo poco disponibile a riconoscere diritti che emergono da nuove istanze urgenti e nodali non può lamentarsi se i giudici intervengono per rimediare alla sua inerzia. Il riferimento è alla fecondazione assistita e al fine vita, temi su cui si è di recente pronunciata la Corte costituzionale.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 24 giugno 2025
Le autorità italiane hanno effettuato un rimpatrio in Egitto direttamente dall’aeroporto di Tirana. La notizia è stata data ieri da Altreconomia, a firma di Luca Rondi e Kristina Millona, e confermata dal Viminale. I due giornalisti hanno ricostruito il fatto scoprendo la procedura di noleggio di un aereo datata 8 maggio e pubblicata sul sito della polizia in carta intestata del Viminale. Il volo per il Cairo è partito il giorno dopo. È il primo rimpatrio dall’Albania senza passaggio dall’aeroporto di Roma Fiumicino, come nei (pochi) altri casi analoghi. Il documento governativo per il noleggio del velivolo, costato 139mila euro, dà seguito a una pratica che il Viminale aveva già avviato il 28 aprile con lo scopo di trovare un charter di almeno 140 posti che andasse da Roma al Cairo facendo scalo, solo all’andata, a Tirana. Nella prima tratta erano previsti 10/20 stranieri e 30/80 operatori di polizia, nella seconda 20/40 stranieri e 60/100 operatori di polizia. Sul volo di ritorno questi ultimi risultano come unici passeggeri.
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 24 giugno 2025
Gli organi internazionali, dall’Onu ai tribunali, rischiano di essere destinati a perdere il carattere dell’imparzialità. Prima circostanza di fatto: il 13 giugno scorso Israele ha aperto le ostilità contro la Repubblica islamica dell’Iran lanciando un devastante attacco aereo contro il suo territorio. Non c’è dubbio: Israele ha aggredito l’Iran, e a tutti gli effetti del diritto internazionale è uno Stato aggressore. Così come certamente uno Stato aggressore sono da sabato notte gli Stati Uniti. Dove il presidente Trump ancora una volta ha fatto mostra del suo modo di agire. Un modo lunatico e rischioso condito dai soliti toni trionfali nella circostanza quanto mai inopportuni.
di Francesco Strazzari
Il Manifesto, 24 giugno 2025
Silenzio sui progetti politici. Non hanno insegnato nulla venti anni di grande preponderanza militare in Afghanistan per portarci dai Talebani ai Talebani. Come le ossessioni, tutto precipita seguendo il proprio corso. Dopo aver trovato la strada spianata dall’aviazione israeliana, i bombardieri Usa sono rientrati placidamente nel Missouri. Mission accomplished, quasi fosse finita, mentre la guerra non fa che espandersi. JD Vance rassicura la base Maga, dichiarando che gli Stati uniti non sono in guerra con l’Iran, ma solo col suo programma nucleare, figlio dell’insipienza dei precedenti presidenti nel fare i conti con il Medio oriente. Ecco affacciarsi subito uno dei temi ricorrenti nel dibattito sulla politica estera Usa: il predecessore aveva bombardato male, causando guerra, così che oggi il nuovo presidente è costretto a bombardare, ma lo fa bene e ci porta la pace. Il tutto attraverso l’esaltazione della forza della superpotenza, decisiva perché in grado di produrre “danni monumentali”.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 24 giugno 2025
“L’Ue, che ha fallito il suo obiettivo di autonomia e indipendenza, sta a guardare. E la sinistra rischia di soccombere alle destre reazionarie: ripartiamo da relazioni disarmate dialogando con i cattolici”.
di Maysoon Majidi
Il Manifesto, 24 giugno 2025
La voce dei familiari dei dissidenti, preoccupati per la sorte dei loro cari. L’attacco aereo condotto dall’esercito israeliano sul carcere di Evin, simbolo storico della repressione politica nella Repubblica islamica, ha provocato incendi, rivolte interne e la distruzione di strutture sanitarie. Costruito negli anni 70 dal servizio segreto del regime Pahlavi (la Savak), Evin ha visto il suo ruolo repressivo ampliarsi con la Repubblica islamica. Per oltre quarant’anni, migliaia di prigionieri politici, giornalisti, attivisti per i diritti umani e oppositori del regime sono stati detenuti in questa struttura.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 24 giugno 2025
Dallo scià agli ayatollah, il carcere speciale riservato ai prigionieri politici è da mezzo secolo un laboratorio della repressione politica. Quel portone divelto da un missile iraniano resterà a lungo tra i simboli di questa guerra. Il carcere di Evin non è un semplice carcere, è il luogo in cui il regime iraniano rinchiude dissidenti e oppositori politici. Quel missile, seguito dal post del ministro degli esteri israeliano che su X ha scritto “viva la libertà”, rappresenta un cambio di passo di una guerra nata non solo per fermare la produzione di uranio dell’Iran.
- “Sulle carceri ci giochiamo un pezzo di civiltà”
- La separazione secondo il presidente dell’Anm Parodi
- Delmastro: “Azione penale obbligatoria? Meglio indicare priorità ai pm”
- Cioè che serve è una linea di confine tra giustizia e caos
- In principio venne il plastico di Vespa: 25 anni di udienze televisive e gogne universali











