di Giulia Merlo
Il Domani, 25 giugno 2025
Nel testo approvato all’Assemblea generale di Cassazione c’è anche la proposta di separare chi patrocina il merito e chi difende davanti alla Cassazione. Se si separano giudice e pubblico ministero, allora è lecito pensare un qualche tipo di distinguo anche tra gli avvocati. È questa ipotesi che sta agitando i legali, tanto più che non viene da un pulpito qualsiasi ma dall’Assemblea generale di Cassazione. Evento più unico che raro è stato organizzato dalla Prima presidente Margherita Cassano il 19 giugno, all’indomani dell’approdo in Senato della riforma costituzionale della separazione delle carriere.
ansa.it, 25 giugno 2025
“È necessario evitare che il dibattito sulla separazione delle carriere sfoci in un “conflitto” tra politica e magistratura e, soprattutto, tra magistratura e avvocatura, perché a pagarne le conseguenze sarebbe inevitabilmente la fiducia dei cittadini nel sistema Giustizia e, quindi, lo stato di diritto”. Lo ha affermato il Carlo Foglieni, presidente AIGA - Associazione Italiana Giovani Avvocati, a margine del convegno “Separazione delle carriere: autonomia e garanzie nel sistema Giustizia”, organizzato a Padova dalla sezione AIGA locale. Il convegno è stato un momento di dialogo e confronto nel rispetto delle reciproche posizioni, con la partecipazione di rappresentanti del mondo politico e accademico, della magistratura e dell’avvocatura, istituzionale e associativa.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 giugno 2025
Il retroscena è emerso nel documento inedito pubblicato nel libro di Vincenzo Ceruso “Paolo Borsellino. La toga, la fede, il coraggio. Approfittando dell’inesistente “scandalo” di una commissione Antimafia - eterodiretta da Mario Mori per coprire chissà quale “indicibile” verità - il magistrato Nino Di Matteo, della Procura nazionale antimafia, intervistato da Il Fatto, accusa l’attuale presidente Chiara Colosimo di non voler indagare sulla memoria depositata dal senatore Roberto Scarpinato. Dimentica però che tutte le commissioni precedenti, compresa quella del centrodestra guidata da Giuseppe Pisanu, hanno inseguito le tesi poi naufragate dei pm di Palermo dell’epoca, tra cui lo stesso Di Matteo. Oggi si pretende di riesumare la “pista nera”, il coinvolgimento delle “donne bionde” e ogni sfumatura dei teoremi trattativisti, già analizzati dalla commissione pentastellata presieduta da Nicola Morra. Quanto a mafia-appalti - tema dotato di solida dignità processuale - manca invece ancora un approfondimento capillare.
di Errico Novi
Il Dubbio, 25 giugno 2025
Antimafia 2, la vendetta. I fumogeni accesi domenica sera da Report sui lavori della bicamerale di Palazzo San Macuto, destinati in teoria a oscurare il filone “mafia-appalti”, innescano subito un processo di emulazione. In particolare tra i parlamentari del centrosinistra. Che diffondono due documenti, dopo che già lunedì il Movimento di Giuseppe Conte da una parte e il centrodestra dall’altra se l’erano date di santa ragione. Ieri ha preso forma la strategia d’opposizione sui lavori dell’Antimafia, prima con la nota dei capigruppo di Avs, 5S e Pd in commissione - Elisabetta Piccolotti, Luigi Nave e Walter Verini - e poi con la lunga lettera che i rappresentanti dem nella bicamerale hanno rivolto alla presidente meloniana dell’organismo di Palazzo San Macuto, Chiara Colosimo.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 25 giugno 2025
Inserito dal padre nel giro dello spaccio di droga a 10 anni, “promosso” capo a 16, nel corso della lunga detenzione avviene il ravvedimento, anche grazie all’aiuto di un frate. “Guardale. L’ho fatto per loro, perché possano avere un futuro diverso dal mio passato, un passato di cui mi vergogno e che non riesco a perdonarmi, ma che non è più il mio presente”. È la potenza inimmaginabile e rigeneratrice dell’amore. Ciro conserva nel portafoglio la fotografia delle figlie Anita e Daniela: sono loro che l’hanno convinto ad abbandonare la carriera di boss della camorra e a dare una svolta decisiva alla sua esistenza. Non con le parole, ma per il fatto stesso di esserci, perché gli ricordavano cosa conta davvero nella vita.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 25 giugno 2025
Prima pronuncia sul punto da parte del giudice di sorveglianza di Bologna. Non sono retroattive alcune delle misure più controverse e contestate del decreto sicurezza, quelle che aprono le porte di strutture detentive anche alle madri di figli fino a un anno e alle donne incinte. In una delle primissime applicazioni delle novità del Codice penale il magistrato di sorveglianza di Bologna ne ha affermato la natura sostanziale e non processuale, sottraendole quindi al principio del tempus regit actum e ritenendo invece applicabile il principio costituzionale dell’irretroattività della legge penale più sfavorevole.
di Simone Marani
altalex.com, 25 giugno 2025
È necessario provare che il minore non è strumentalizzabile per trasmettere o ricevere ordini, informazioni o direttive (Cassazione n. 22276/2025). Spetta al detenuto fornire la prova di una situazione particolare che possa giustificare l’effettuazione dei colloqui col minore ultra dodicenne in assenza di vetro divisorio. Questo è quanto emerge dalla sentenza 13 giugno 2025, n. 22276 (testo in calce) della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione.
Corriere di Bologna, 25 giugno 2025
Andare a verificare in Emilia Romagna lo stato delle camere di sicurezza di caserme, Comandi e Questure, le celle dove gli arrestati o i fermati restano in attesa della convalida del giudice. Anche se qualcuno lo chiama “carcere ombra”, non si tratta di penitenziari, ma non per questo l’attenzione deve sfumare. È l’essenza del progetto “Monitoraggio dei luoghi di privazione della libertà da parte delle Forze di polizia in Emilia Romagna” promosso da Garante regionale e Garante nazionale detenuti, nell’ambito di un confronto operativo con rappresentanti di carabinieri, polizia, Guardia di finanza e polizia locale. Se ne è parlato ieri a un convegno a Palazzo Hercolani, dove “per la prima volta a livello nazionale”, segnalano gli organizzatori, vengono riunite tutte le forze di polizia, d’intesa coi garanti e con l’assemblea legislativa della Regione.
Il Giorno, 25 giugno 2025
Il giovane marocchino, accusato di reati contro il patrimonio, è stato soccorso in condizioni disperate e portato all’Humanitas dove è deceduto. De Fazio (Uilpa): “Questo è il 36esimo caso in un anno. Reclusi e operatori accomunati dal perdurante calpestio dello stato di diritto”. Un 22enne di nazionalità marocchina, recluso da qualche mese per reati contro il patrimonio presso il carcere di San Vittore a Milano, si è tolto la vita ieri, martedì 24 giugno 2025. Secondo quanto riferito il giovane è stato soccorso e trasportato in gravi condizioni all’Humanitas, dove è deceduto alle 18.30 di martedì.
Giornale di Sicilia, 25 giugno 2025
“Un detenuto di 70 anni nella casa circondariale Pagliarelli di Palermo è rimasto cieco da un occhio in attesa di un intervento di cataratta”. La denuncia è di Pino Apprendi, garante dei detenuti di Palermo. “Il carcerato, il 13 febbraio del 2024 - scrive Apprendi - è stato visitato per una cataratta, il 15 maggio sottoposto ad ulteriore controllo e il 13 luglio il medico della struttura carceraria lo ha avvisato che sarebbe stato necessario un intervento urgente. Ma nulla è accaduto fini al 17 maggio 2025. Intanto il recluso ha perduto la vista a un occhio”. “Voglio ricordare che i detenuti non hanno scelta - ha concluso il garante. Non possono recarsi in strutture convenzionate come un libero cittadino, per cui qualsiasi patologia, come nel caso specifico, diventa cronica e a volte si conclude con la morte”.
- Brescia. Emergenza caldo, la Garante dei detenuti: “In cella non si respira, servono ore d’aria”
- Oristano. Rischio suicidi e carenze sanitarie a Massama: l’allarme dal Garante dei detenuti
- Padova. L’ospedale apre il reparto detenuti, primo ricoverato
- Roma. Bioeconomia e inclusione sociale: intesa Giustizia minorile-Unitelma Sapienza
- Napoli. I detenuti di Poggioreale protagonisti dello spettacolo teatrale “La Macchia”











