di Francesca Mannocchi
La Stampa, 27 giugno 2025
Ieri mattina il ministro della sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, esponente dell’ultra destra sionista ha scritto “gli aiuti umanitari che stanno attualmente entrando a Gaza sono una vergogna assoluta. Ciò di cui c’è bisogno a Gaza non è una sospensione temporanea degli aiuti “umanitari”, ma una sospensione totale”, ha accusato Hamas di assaltare gli aiuti e controllare il cibo nella Striscia di Gaza e poi ha aggiunto: “Fermare gli aiuti ci porterà rapidamente alla vittoria”. Non era la prima volta. Il 3 marzo, a una convention del suo partito di estrema destra Otzma Yehudit aveva detto: “Il governo dovrebbe inoltre ordinare il bombardamento delle scorte di aiuti che si sono accumulate in enormi quantità a Gaza durante e prima del cessate il fuoco, insieme alla completa interruzione dell’elettricità e dell’acqua”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 26 giugno 2025
Dopo il dl Sicurezza, il leader leghista promette mano libera agli agenti penitenziari. Suicida un 22enne migrante detenuto. Agente arrestato per molestie su un minorenne. La nuova “missione della Lega” sarà “rivedere, circoscrivere, definire il reato di tortura”. Matteo Salvini alza il tiro ancora più in alto, questa volta. Sei mesi fa ha tentato di inserire uno scudo penale per le forze dell’ordine all’interno del ddl Sicurezza. Poi, mentre il ddl diventava decreto, ha tentato di superarlo a destra presentando alla Camera una proposta di legge che, invece di coprire solo parte delle spese legali, prevede direttamente il gratuito patrocinio per gli agenti accusati di misfatti durante il servizio. Non contento evidentemente della cassa di risonanza ottenuta, l’altro giorno è tornato a sventolare più forte lo scudo penale per i poliziotti. E ieri, forse anche nel tentativo di soddisfare la platea della Sala Salvadori di Montecitorio convocata per ascoltare le lodi del decreto Sicurezza e del suo impatto “positivo” sulla vita dei poliziotti penitenziari - obiettivo evidentemente non proprio a portata di mano, perfino per le capacità oratorie del leader leghista - Salvini ha rispolverato un vecchio refrain.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 26 giugno 2025
Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha preannunciato che, allo scopo di permettere alla Polizia penitenziaria di fare il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili, il reato verrà circoscritto. La tortura è un crimine contro l’umanità. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha preannunciato che, allo scopo di permettere alla Polizia penitenziaria di fare il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili, verrà circoscritto il reato di tortura. Prepariamoci a una larga, intensa, radicale opposizione sociale, culturale, giuridica, politica. Mettere mano al crimine di tortura significa bloccare i processi in corso, a partire da quello che si sta svolgendo nell’aula bunker di S. Maria Capua Vetere per le violenze commesse in carcere nel 2020 e di cui tutti abbiamo potuto vedere le immagini. La tortura è un delitto infame, commesso da chi ha obblighi di custodia contravvenendo al giuramento di fedeltà allo Stato. Al pari della corruzione, è il delitto dei potenti.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 26 giugno 2025
Con trent’anni di ritardo rispetto agli obblighi dati dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, i trattamenti e le punizioni crudeli, inumani o degradanti approvata dall’Assemblea generale nel 1984 - appena nel 2017 l’Italia ha introdotto nel proprio codice penale il reato di tortura, mentre è del gennaio 2021 la prima sentenza di condanna per atti di tortura, emessa da un Tribunale italiano nei confronti di un agente della polizia penitenziaria che nel 2017 aveva torturato un uomo detenuto nel carcere di Ferrara. Va tuttavia ricordato che in precedenza l’Italia fu condannata dalla Corte europea dei diritti umani per le torture commesse nel centro di Bolzaneto a Genova nel 2001 e per quelle commesse nei confronti di due detenuti nel carcere di Asti nel 2004.
di Angela Stella
L’Unità, 26 giugno 2025
Dopo lo storico avvocato Passione, si dimettono le colleghe Brucale e Calcaterra e lo psichiatra Rossi, ma altri esperti sono pronti a lasciare. “Mancanza di terzietà, niente più visite a sorpresa in carcere e neppure la relazione al Parlamento”. È fuga di avvocati ed esperti dalla lista di consulenti del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Riccardo Turrini Vita, Irma Conti, Mario Serio). Dopo quelle di Michele Passione, sono arrivate le dimissioni anche di altri professionisti. Com’è noto il 9 giugno, Mimmo Passione, storico avvocato del Garante, ha comunicato la rinuncia al proprio mandato: alla base della decisione ci sono le crescenti difficoltà riscontrate nell’ottenere il riconoscimento del proprio lavoro, nonché una diminuita attenzione alla dignità delle persone ristrette da parte di chi ha istituzionalmente la responsabilità della loro custodia e tutela.
di Giunta e Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane
camerepenali.it, 26 giugno 2025
La soggettività ideologica dei singoli componenti del collegio del Garante Nazionale dei diritti delle Persone private della Libertà non può diventare il grimaldello per cancellarne le funzioni di pubblico difensore dei diritti dei detenuti. Se il “Garante Nazionale dei diritti delle Persone private della Libertà” avverte la necessità di stilare un comunicato per spiegare che la sua partecipazione in giudizio a sostegno delle ragioni dei detenuti, vittime di condotte violente perpetrate loro all’interno delle carceri, proseguirà anche con altri legali, dopo la rinuncia dell’Avv. Michele Passione, probabilmente non c’è molto da stare sereni.
di Vito Daniele Cimiotta
terzultimafermata.blog, 26 giugno 2025
La tutela dei diritti delle persone private della libertà personale rappresenta una delle sfide più delicate e urgenti per ogni democrazia. In Italia, questo compito fondamentale è affidato al Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà: un organo indipendente e permanente, chiamato a vigilare sulle condizioni di detenzione e a prevenire abusi che ledano la dignità umana. Il principio è chiaro e imprescindibile: un Garante è per sempre. Non si tratta di un ruolo temporaneo o soggetto a logiche politiche contingenti, bensì di un presidio stabile e continuo, perché i diritti umani non ammettono sospensioni né scadenze. Questa necessità è stata ribadita con forza dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella storica sentenza Torreggiani e altri c. Italia (2013), in cui si è condannata l’Italia per condizioni di detenzione inumane e degradanti e per la durata eccessiva della custodia cautelare.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 26 giugno 2025
La cosiddetta, dagli esponenti della maggioranza, “accelerazione sulle riforme costituzionali” è finita con una brusca frenata. I due provvedimenti simbolo del governo, premierato e separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e inquirenti, sono stati espunti dal calendario dei lavori di Montecitorio. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo della Camera, scatenando le opposizioni che vedono in questo rinvio la conferma delle tensioni interne al centrodestra.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 giugno 2025
Dietro al rinvio della discussione sulla riforma della separazione delle carriere prevista nell’Aula della Camera a luglio non c’è alcuna questione politica. Lo assicurano fonti di Via Arenula che spiegano che dietro la cancellazione della modifica all’ordinamento giudiziario dal calendario del prossimo mese esiste solo un tema tecnico: ossia la necessità di convertire dei decreti legge. Sparita dal calendario anche la riforma del premierato, questa sì politicamente più difficile da gestire nella maggioranza. Quest’ultima ed il governo “sono un po’ vittime di loro stessi, con otto decreti legge, che è la modalità ormai di legiferare e che di fatto segna come deve essere il calendario”, ha detto Chiara Braga, capogruppo del Partito democratico alla Camera, al termine della conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
di Anna Mastromarino
linkiesta.it, 26 giugno 2025
Il disegno di legge presentato dal governo per modificare l’assetto del potere giudiziario accentrerebbe il potere dei pubblici ministeri nelle mani dell’esecutivo. Ma la nostra Costituzione è pensata in opposizione a qualunque forma di concentrazione del potere. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla questione mediorientale, nel nostro Parlamento è approdato per la seconda deliberazione il disegno di legge costituzionale intitolato “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Di cosa si tratta? Riformulo: nei giorni scorsi è approdato in Parlamento per essere votato per la seconda volta, come prescrive la Costituzione, il disegno di legge presentato dal governo per modificare l’assetto del potere giudiziario in Italia.
- Nessuno scudo penale per gli agenti. O forse sì
- Il diritto di cronaca è un’altra cosa: le intercettazioni in tv e sui giornali sono schiacciasassi
- Toscana. Garante dei detenuti, approvata la relazione dell’attività 2024
- Liguria. Il Garante dei detenuti presenta relazione sulle attività svolte nel biennio 2023-24
- Milano. Si suicida in cella a San Vittore. Comune e sindacati: “Sovraffollamento e pochi agenti”











