di Simona Musco
Il Dubbio, 28 giugno 2025
Il doloroso allarme lanciato dall’avvocata iraniana Nasrin Sotoudeh: il regime ha gettato in cella anche suo marito Reza. “Tre giorni in cui ogni giorno è stato peggiore del precedente”: così Nasrin Sotoudeh, avvocata per i diritti umani, racconta l’incubo seguito all’attacco al carcere di Evin, a Teheran. L’obiettivo, colpito con precisione dalle forze israeliane, è uno dei luoghi più emblematici della repressione politica della Repubblica islamica. Ma l’attacco è solo l’inizio. “Le notizie che sono arrivate dopo sono state ancora peggiori: la presenza massiccia di scarafaggi e cimici, la mancanza di strutture igieniche adeguate, acqua salmastra usata per tè e cibo, aria malsana da respirare - e oggi, il taglio persino di quelle telefonate di pochi minuti che potevano fare. Oggi non sono nemmeno riusciti a contattarci”, ha scritto Sotoudeh sui suoi profili social. Lei in quella prigione è passata più volte, come oppositrice del regime. Ora, in quelle stesse celle, si trova suo marito, Reza Khandan.
di Davide Frattini
Corriere della Sera, 28 giugno 2025
I quattro centri Ghf aperti solo un’ora al giorno: la folla preme e i soldati israeliani fanno fuoco. Sarebbero almeno 519 le persone uccise, l’Onu accusa: “Trappole di morte”. I sacchetti di plastica valgono più di un carretto o una carriola perché una volta riempiti sono facili da nascondere sotto la maglietta o nei pantaloni. Così quando arriva l’ordine di apertura dei cancelli, sulla polvere ocra svolazzano queste bandierine bianche tenute strette dai ragazzini in ciabatte, anche se non è un segno di resa, non si può mollare dopo aver passato ore sotto il sole, ammassati sulle dune artificiali di terra e detriti che fanno da barriera. I militari che hanno una sigla per tutto ne hanno trovata una anche per questi “centri di distribuzione rapida” (Mahpazim in ebraico) dove invece l’attesa è lenta, estenuante, fino alla corsa - qui sì bisogna essere più rapidi di tutti - in cui chi arriva ultimo resta a mani vuote e a pancia vuota i famigliari ad attendere nelle tende piantate una sull’altra lungo la costa.
di Giacomo Gambassi
Avvenire, 27 giugno 2025
“È più facile combattere le vittime che l’immenso business criminale”. Leone XIV sceglie la Giornata internazionale contro la droga per denunciare le storture dei sistemi che cavalcano le paure facili e le false soluzioni. “Troppo spesso, in nome della sicurezza - sostiene il Papa - si è fatta e si fa la guerra ai poveri, riempiendo le carceri di coloro che sono soltanto l’ultimo anello di una catena di morte. Chi tiene la catena nelle sue mani, invece, riesce ad avere influenza e impunità”. Davanti a sé ha giovani e adulti che sono impegnati in percorsi di recupero, le loro famiglie e gli operatori pubblici e privati del settore che il Papa incontra nel Cortile di San Damaso all’interno del Palazzo Apostolico fra le mura leonine.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 27 giugno 2025
Il governo Meloni: il Consiglio d’Europa non in linea con le nostre politiche sulle dipendenze. Papa Leone: vanno perseguiti i narco trafficanti, non riempite le carceri con gli ultimi. La luminaria scenica sul ministero del Turismo come trovata per celebrare la Giornata mondiale sulle Droghe getta una luce perfino più inquietante sulla fuoriuscita dell’Italia dal gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa comunicata a Strasburgo con una lettera del governo Meloni.
garantedetenutilazio.it, 27 giugno 2025
Il Portavoce, Ciambriello: “Lancio un appello alla politica, alle Regioni e al terzo settore”. “Gli Istituti penali per i minorenni sono stati al centro dell’attenzione mediatica per rivolte e disordini, a partire dalla notizia dei presunti pestaggi e torture da parte degli agenti penitenziari dell’Ipm Beccaria di Milano, passando dalle evasioni avvenute nell’Ipm Malaspina di Palermo e nell’Ipm Fornelli di Bari. L’ultima notizia sconcertante arriva invece dall’Ipm di Nisida, dove è stato denunciato un agente di polizia penitenziaria per presunti abusi sessuali a danno di un minore”. È quanto si legge in una nota della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà.
di Natascia Ronchetti
L’Espresso, 27 giugno 2025
Strette di mano, foto di rito, visite di cortesia: ma di relazioni e denunce sulle condizioni dei penitenziari neanche l’ombra. Così la destra ha svuotato un presidio dei diritti dei reclusi. L’ultima visita risale allo scorso 12 giugno, alla casa circondariale di Potenza. Sul sito del Garante nazionale delle persone private della libertà è pubblicata la foto di rito. Ritrae - sorridenti - l’avvocata Irma Conti - membro del collegio del Garante che è presieduto da Riccardo Turrini Vita - e il direttore del carcere. Tre righe di didascalia e stop. Non c’è traccia di un rapporto sulle condizioni della struttura né su quelle di detenzione, non si sa se siano state riscontrate illegalità.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 27 giugno 2025
Michele Passione, avvocato del Foro di Firenze, ha lasciato dopo 10 anni l’incarico di legale dell’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. “Il Garante non riferisce in Parlamento, non fa visite nelle carceri come andrebbero fatte, non è andato nel Cpr in Albania, non mostra di essere sempre super partes. Lasciare era inevitabile”. Avvocato del Foro di Firenze, penalista tra i più noti nel campo del garantismo, Michele Passione ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di legale dell’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale dopo 10 anni di incarico.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 27 giugno 2025
Intervista a Flavio Rossi Albertini, legale di Alfredo Cospito: “Gli ho stretto la mano e dato due baci sulle guance. Gli riconosco la dignità di essere umano, che è un principio cardine della nostra cultura e gli esprimo la mia vicinanza perché ritengo ingiusto per lui il 41 bis”.
di Marica Fantauzzi
L’Espresso, 27 giugno 2025
“I libri - ha scritto Alfredo Cospito nel suo ultimo reclamo - sono vitali per la mia sopravvivenza in questo isolamento mortale”. Il programma Ludovico, inventato da Anthony Burgess nel suo romanzo “Arancia Meccanica” e poi portato sullo schermo da Stanley Kubrik, era un trattamento sperimentale. Per limitare le tendenze aggressive, ai soggetti individuati venivano somministrati farmaci mentre erano costretti a guardare scene di violenza, tenendo gli occhi sempre aperti con l’ausilio di pinze. Per girare quella famosa scena, gli occhi di Malcolm McDowell, protagonista della trasposizione cinematografica del lavoro di Burgess, furono anestetizzati. Le forme di tortura inflitta a chi è privato della libertà personale possono essere innumerevoli, e sia la letteratura che il grande schermo le hanno spesso immaginate, quando non anticipate.
di Martino Fiumi
L’Espresso, 27 giugno 2025
Quando per una serie di ragioni una persona migrante finisce nel circuito penale italiano, vive una condizione peggiore”. A parlare è l’avvocato Paolo Oddi che, assieme alla professoressa di diritto penale Angela Della Bella, ha aperto uno Sportello di informazione giuridica per detenuti non italiani in una delle carceri più sovraffollate e con più stranieri del Paese: la Casa circondariale di San Vittore, Milano. “Oltre a dover affrontare le difficoltà del processo, che non è pensato per far capire lo straniero - continua Oddi - è anche difficile per loro accedere a misure alternative”.











