di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 27 giugno 2025
Scandalo se la sentenza non è di condanna, e se è di condanna allora scandalo se non è al massimo della pena, e se la sentenza è al massimo della pena allora scandalo lo stesso se non ha pure il timbro di una aggravante di particolare stigma: le polemiche - persino di fronte a comunque ergastoli - si alzano una volta perché non vengono riconosciuti i motivi “futili e abietti”, un’altra volta perché la sentenza non ravvisa l’aggravante della “crudeltà”, un’altra ancora perché non è condivisa la “premeditazione”.
di Stefano Folli
La Repubblica, 27 giugno 2025
Prosegue tra qualche ostacolo e ovvie polemiche il sentiero parlamentare della legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Pubblici ministeri e giudici dovranno percorrere due strade diverse e non saranno più intercambiabili. Gli ostacoli dipendono più che altro dalla scarsa presenza in aula dei parlamentari di maggioranza, da cui deriva talvolta la mancanza del numero legale. Di qui l’accelerazione delle procedure annunciata dal presidente del Senato. Verrebbe da dire che una delle principali riforme del centrodestra, tale da poter definire da sola quasi il senso e il bilancio della legislatura, meriterebbe una partecipazione più convinta e un iter più rispettoso delle prerogative del Parlamento.
di Giulia Merlo
Il Domani, 27 giugno 2025
Il sì definitivo alla riforma blindata dovrebbe arrivare a fine anno. Ipotesi proroga del Csm. Il ministro: “Le toghe temono le correnti”. L’unica certezza che ancora manca è su quando verrà approvata al Senato. Tutto il resto della riforma costituzionale della giustizia - che prevede la separazione delle carriere, il sorteggio per i due Csm e la creazione di una Alta corte disciplinare - è assolutamente chiaro: il testo è arrivato in aula blindato e, appena passerà anche in seconda lettura, verrà fissata la data del referendum costituzionale.
di Errico Novi
Il Dubbio, 27 giugno 2025
Il ministro coglie il vero obiettivo: la politica che ristruttura l’ordine giudiziario per riprendersi il primato. Ci sono due telecamere. Ciascuna dà un’idea diversa della partita giocata ieri al Senato. La prima ripresa offre la prospettiva tradizionale: la separazione delle carriere procede con una certa lentezza, non si è ancora arrivati al dunque delle votazioni nonostante l’accenno di ricorso al “canguro”, la maggioranza si è trovata, a inizio esame degli emendamenti, senza neppure il numero legale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 giugno 2025
Il guardasigilli interviene al Senato sulla separazione delle carriere: “Magistrati intimiditi dalle correnti, cambierà tutto”. Parodi (Anm): “Abbiamo cercato il dialogo”. Il voto slitta a martedì. La temperatura nell’Aula del Senato è più infuocata di quella che si percepisce nelle strade assolate di questi giorni. A farla schizzare in alto la riforma costituzionale della separazione delle carriere, che ieri ha visto andare in scena prima uno scontro tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e le opposizioni, e poi l’applicazione del famoso “canguro” agli emendamenti. Il tutto, paradossalmente, in un emiciclo quasi vuoto per le assenze nei partiti “azionisti” della maggioranza di governo, come ha sottolineato la vicepresidente dem di Palazzo Madama Anna Rossomando: “Per la maggioranza è la riforma delle riforme sulla giustizia, addirittura ‘epocalè, ma non riescono neanche a garantire il numero legale”.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 27 giugno 2025
Nel processo penale l’oralità non è solo un principio: è una forma di garanzia. Ma perché non sia solo una dichiarazione di principio, occorre che chi giudica abbia visto, sentito, vissuto, partecipato alla formazione della prova, come la Costituzione impone come la sua “regola d’oro”. Il nuovo articolo 495, comma 4- ter, del codice di procedura penale, introdotto dalla riforma Cartabia, conferma questa esigenza e lo fa con una scelta forte: attribuire alla parte un vero e proprio diritto potestativo rispetto alla rinnovazione dell’esame testimoniale in caso di mutamento del giudice.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 27 giugno 2025
È stato presentato come uno scoop, ma ora rischia di trasformarsi in un boomerang per Report, il programma di Rai3 condotto da Sigfrido Ranucci. Il generale Mario Mori, infatti, tramite il suo avvocato, il penalista Basilio Milio, ha presentato un esposto per rivelazione di segreti d’ufficio in relazione a quanto pubblicato dal Fatto Quotidiano il 21 giugno e trasmesso da Report la sera del giorno dopo. Le due testate raccontavano i presunti tentativi dell’ex capo del Ros di influenzare i lavori della Commissione nazionale Antimafia.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 giugno 2025
La Corte d’assise d’appello di Bologna si è riservata la decisione sulla possibilità di applicare l’isolamento diurno all’ex Nar Gilberto Cavallini, che lo scorso 15 gennaio è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. L’eventuale accoglimento della richiesta avanzata dalla sostituta pg Antonietta Di Taranto da parte dei giudici comporterebbe la revoca del regime di semilibertà concesso a Cavallini nel 2017. L’uomo infatti da otto anni, come certificato dalle persone che ne beneficiano, svolge attività di volontariato in una parrocchia di Terni: insegna la nostra lingua agli immigrati, assiste un giovane disabile, accompagna chi ne ha bisogno a svolgere dei servizi. Si è anche laureato mentre era in carcere in discipline letterarie con 110 e lode alla Cattolica di Milano nel 2013.
di Elisabetta Zanna
giornalelavoce.it, 27 giugno 2025
Soffocato in carcere: la morte di un detenuto riaccende il dibattito sulle condizioni nelle prigioni italiane e le carenze del sistema sanitario penitenziario. Una morte improvvisa, silenziosa e drammatica, ha spezzato la vita di un detenuto nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. L’uomo, 56 anni, italiano, è deceduto soffocato mentre pranzava nella sua cella, nel padiglione A, sotto gli occhi attoniti degli agenti di polizia penitenziaria e del personale sanitario, che hanno provato disperatamente a salvarlo. Ogni tentativo, però, si è rivelato inutile: per l’uomo non c’è stato nulla da fare.
comune.verona.it, 27 giugno 2025
La nuova sfida che vede insieme amministrazione e Camera penale. L’articolo 15 dell’ordinamento penitenziario individua il lavoro come uno degli elementi del trattamento rieducativo stabilendo che, salvo casi di impossibilità, al detenuto, è assicurata un’occupazione lavorativa. Un principio che, se fosse rispettato, porterebbe ad una maggiore integrazione dei detenuti al momento del loro rientro nella società civile, evitando che tornino a commettere reati.
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