di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 21 giugno 2025
Inesorabilmente accade che la cronaca si incarichi, senza preavviso ma con precisione chirurgica, di rendere chiari principi giuridici di regola riservati ai chierici di quel sapere (magistrati, avvocati, docenti universitari). La fitta nebbia che avvolge il latinorum dei giuristi, i cavilli degli avvocati, il linguaggio solenne, criptico ed escludente di sentenze, pandette e digesti, viene improvvisamente squarciata e dissolta dal fatto di cronaca eclatante che turba le coscienze sonnolente o semplicemente inconsapevoli, rendendo improvvisamente quel materiale così ostile ed ostico un tumultuoso lievito di dibattiti, trasmissioni televisive e diatribe social furibonde.
di Marco Cruciani
Il Riformista, 21 giugno 2025
“Folle non istituire una giornata per le vittime di malagiustizia a causa dell’Anm”. Così la figlia Gaia all’iniziativa della Fondazione Einaudi al Monumentale di Milano. Quarantadue anni dopo quel tragico 17 giugno 1983, la storia di Enzo Tortora continua ad essere una ferita aperta nella coscienza civile del Paese. Quel giorno il celebre conduttore Rai, simbolo di una televisione colta e popolare, venne arrestato con accuse gravissime, rivelatesi infondate, e travolto da un errore giudiziario che ha segnato la storia italiana. Per ricordarne la figura, la Fondazione Luigi Einaudi ha organizzato una commemorazione al Cimitero Monumentale di Milano, dove il giornalista riposa dal 1988. I presenti - rappresentanti dell’Unione Camere Penali, dei Radicali italiani, personalità del mondo della politica e delle professioni, e tanti cittadini - hanno depositato simbolicamente una rosa bianca sulla tomba di Tortora.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 21 giugno 2025
Lo scafista sta al gradino più basso dell’abiezione contemporanea. Incapace di perseguire i Bija, gli Al-Kikli e gli Almasri, l’autorità si rivale sui piccoli. Che sono anche un piatto ricco per le polizie più innervosite e per il malumore delle magistrature dei luoghi in cui naviganti e naufraghi vanno a incagliarsi. Storia di Amir Babai. Viviamo in un paese e in un tempo in cui le autorità costituite perseguono a furor di leggi, di ordini e di prepotenze, i cittadini che si impegnano a soccorrere le vite pericolanti di fuggiaschi e naufraghi, per mare e per monti. Se i soccorritori vengono denunciati al tribunale della pubblica opinione come malviventi e addirittura spiati illegalmente nei loro spazi privati, si capisce come l’epiteto più infamante del nostro vocabolario civile sia quello di scafista.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 21 giugno 2025
Il pazzesco caso del tribunale di Locri contro due immigrati innocenti: Marjan Qaderi Jamali e Amir Babai, 31 anni iraniano che si è tagliato la gola in cella. Vanno ringraziate l’Unità e la giornalista Angela Nocioni per avere portato in prima pagina ieri una notizia altrimenti trascurata, una storia terribile, oltre i limiti del diritto, ma non così incredibile nel nostro panorama giudiziario. Viene dal tribunale di Locri. Oltre i limiti non solo perché indice di come vengano trattati i casi di immigrazione clandestina, e le detenzioni, in Italia: “Andateci, vedetelo questo carcere nel cuore della Locride pieno zeppo di ragazzi neri, turchi, mediorientali, una selva di braccia scure che escono dalle sbarre: l’esercito dei presunti scafisti che riempie le celle”, è l’appello finale di Nocioni. Ma una storia oltre i limiti perché è un altro caso eclatante, ed evitabile, di malagiustizia e di errore giudiziario perseguito quasi con protervia.
di Simona Musco
Il Dubbio, 21 giugno 2025
Il pm chiede l’archiviazione della donna che ha provocato gravi lesioni al figlio accidentalmente. Intervista al professore avvocato Vittorio Manes: “Punire in questi casi non solo sarebbe una duplicazione della sofferenza, ma equivarrebbe a infliggere una pena inumana, in violazione dei principi costituzionali di civiltà”. Nel diritto penale, la funzione della pena è tradizionalmente legata alla deterrenza, alla rieducazione e alla retribuzione. Tuttavia, in alcuni casi, come quello di una madre che investe accidentalmente il proprio figlio, la tragedia in sé può già rappresentare una forma di punizione insostenibile.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 21 giugno 2025
La Corte dichiara illegittimo l’articolo che ha introdotto il reato di deformazione dell’aspetto della persona: regime sanzonatorio rischia di violare la finalità rieducativa della pena. Giusto tutelare con un reato ad hoc le vittime di violenza che abbiano subito una lesione al viso, ma le pene previste sono troppo severe. È questa la conclusione a cui è giunta la Consulta con la sentenza numero 83 depositata oggi, che dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 583-quinquies del codice penale, inserito dal cosiddetto “Codice rosso” con la legge numero 69 del 2019. Una decisione che non passerà inosservata a chi ha promosso e sostenuto la norma che ha introdotto il reato di “deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso” sulla scia dei casi di cronaca che hanno proprio questa condotta come forma ricorrente di violenza contro le donne.
di Giulia Ricci
La Stampa, 21 giugno 2025
Il tour del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Del Mastro, per promuovere la legge Smuraglia: “Solo il 2% di chi trova un’occupazione torna a delinquere. La carenza d’organico? Non sia una scusa”. Sono solo 53 le imprese che, in Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, hanno intrapreso ad oggi un percorso di lavoro con i detenuti, contro le 165 della Lombardia e le 138 della Toscana; 509 i detenuti che hanno firmato un contratto l’anno scorso. Questo il dato emerso dalla conferenza stampa sulle “opportunità della Legge Smuraglia” a cui ha partecipato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, insieme alla vicepresidente della Regione Elena Chiorino e al direttore del Dap Ernesto Napolillo.
ansa.it, 21 giugno 2025
“Imprecise dichiarazioni sindacato Spp”. “Smentisco le dichiarazioni rese alla stampa dal sindacalista Aldo Di Giacomo” (segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria ndr), relative al recente episodio di suicidio di un detenuto nel carcere di Campobasso”. A dirlo è Pasquale Del Greco, dirigente sanitario della Casa circondariale del capoluogo molisano. “Nel caso specifico - sottolinea riferendosi al 12 giugno scorso - l’Area sanitaria è intervenuta prontamente con supporto psicologico, visite psichiatriche, controllo della sua condizione fisica, monitoraggio costante e attivazione di misure di sorveglianza compatibili con la problematica emersa, come specificato negli atti ufficiali”.
di Currò Dossi
Corriere dell’Alto Adige, 21 giugno 2025
Teatro, cucina, giardinaggio e lingue: ieri, in via Dante, cerimonia di consegna dei diplomi di fine corso ai detenuti della casa circondariale. “Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi. Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America”. La recita, da parte di un gruppo di detenuti, dell’incipit di Novecento, di Alessandro Baricco, è stato tra i momenti più intensi vissuti ieri tra le mura della casa circondariale di via Dante, dove, nel cortile esterno, ancora in fase di rifacimento, si è svolta la cerimonia di consegna dei diplomi di fine anno formativo.
di Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno, 21 giugno 2025
“Crisi come opportunità” con Lucariello ha portato a Palazzo Reale il concerto dei ragazzi degli istituti di pena minorile. Le onde sonore oltrepassano i muri come i sogni. Non importa se siano quelli di un carcere: funziona lo stesso. Anzi meglio. Si è ben visto ieri sera, nel Cortile delle carrozze di Palazzo Reale, dove per il Campania Teatro Festival, è andato “in scena” il concerto dei giovani artisti dagli Istituti di pena minorile di Airola e Nisida. A presentarlo sono stati Giovanna Sannino e Gaetano Migliaccio, attori della serie di culto “Mare Fuori”. Oltrepassare i muri anche fisicamente è stato possibile grazie all’associazione “Crisi Come Opportunità” che propone laboratori rap nelle carceri minorili, nell’ambito del progetto nazionale Presidio culturale permanente negli Istituti Penali per minorenni, nato da un’idea di Lucariello. È lui - all’anagrafe Luca Caiazzo - che cura incontri settimanali con artisti e formatori qualificati, guidando laboratori di scrittura e registrazione di rap e promuovendone altri per la messa in scena di spettacoli, la creazione di cortometraggi.
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